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Full text of "Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI"

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NOTIZIE 

DEI 

PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 



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http://archive.org/details/notiziedeiprofe1aliz 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL RE D'ITALIA 



VOL. I. 
F I T T U !R -A. 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 
MDCCCLXX. 



L' Editore intende godere del diritto della proprietà letteraria, e si riserva 
quello della versione in altre lingue, avendo adempiuto a quanto prescrivono 
le leggi. 



A S. M. 

VITTORIO EMANUELE II 

RE D'ITALIA 



Sire, 



±je leggi e le armi sono presidio delle 
nazioni: le scienze e le arti ornamento e 
splendore. Scompagnate, convengono le 
prime ad età di barbari, le seconde a tempi 
corrotti o vanamente speculatori. 

Ai gloriosi destini del Vostro Regno è 
serbata un' Italia invidiabile per eccellenza 
d'ingegni, come ammirabile per equità, e 
formidabile per potenza di braccio. 



484310 



La Liguria, elettissima gemma della 
Vostra Corona, ha tanto nella sua storia 
civile per mostrarvisi degna di libertà e 
forte a propugnare la dignità nazionale. 
Ma le magnanime imprese e gli arditi 
commercj e le stupende vittorie han frau- 
data per avventura la lode che doveasi 
ad una provincia non ingrata agli artefici 
e superbissima di monumenti. 



I presenti volumi, togliendone a gran 
prezzo di fatica le debite vendette, procac- 
ciano d' offrirla a V. M. per quella gentile 
che fu mai sempre anche in fatto di liberali 
discipline. 

E l'opera viene a porsi timidamente 
sotto il Vostro Regal Patrocinio, affinchè 
quel che a lei toglie difetto di merito, si 
riempia a dovizia per la grandezza del 



Vostro Nome. Non sarà ultimo de' Vostri 
benefìzj , che la Regina del mare ligustico, 
protetta ed avvalorata dal Vostro Favore, 
tenga pur una volta quel luogo che le 
compete nei fasti dell'Arte Italiana. 

Di VOSTRA MAESTÀ' 

Devotissimi 
F. ALIZERI. 
L. SAMBOLINO. 



M 



ettendo prima (sì come ho fatto) alla luce le Notizie 
degli ultimi artefici, era mio intendimento far sèguito ai 
volumi del Soprani e del Ratti; 1' un de' quali toccando 
appena l'età oscura dell'arte in Liguria si condusse fin 
oltre a metà del secolo xvii, l'altro ripigliò per ordine 
fino al 1765. E quantunque io avessi nell'animo più vasta 
materia, mi spronava a trattar dei moderni il pensiero che 
delle cose recenti più agevolmente e con maggiore diligenza 
si scrive quanto meno s'indugia : dacché per volgere d'anni 
e per mutare di generazioni fuggono le notizie a qualsia 
più voglioso scrittore, e se pur rimangono le opere del- 
l'artista si disperdono però le memorie dell' uomo. 

Ma postomi all'impresa, e gittate in carta le prime Vite, 
non fui tardo all'accorgermi di certa disparità fra il mio 



XII DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

lavoro e il lavoro di que' passati. Giudicava che l'opera del 
continuatore dipenda da certe leggi , e come architetto che 
compia o aggrandisca un edifizio, debba egli obedire ed 
accomodarsi al disegno altrui e alle forme determinate in 
principio. La quale servitù non mi pareva accettabile per 
gli argomenti che si diranno più tardi ; ond' io lungo tempo 
me ne rimasi sospeso fra il ripugnare a chi m' avea prece- 
duto o il rifiutare i propositi ch'io avea fatti di prima 
giunta. La cosa finì in questo, eh' io mi eleggessi di dare 
una propria sembianza al mio scritto , sacrificando alla 
comune utilità la compiacenza, che mi si offriva dolcissima, 
di mettermi terzo con due biografi ai quali (comunque 
siano) non dee negarsi né amore né gratitudine. Ma se 
quindi si rendevano per avventura le mie fatiche o meno 
ingrate o di maggiore efficacia, veniva per altra parte a 
rimpicciolirsene l'opera . che dispaiata dalle altrui forme, 
m'appariva nulla più che uno spicciolo di copiosa materia, 
e troppo scarsa per suffragare ai desiderj di studioso lettore. 
Così mi condussi a rallargare la volontà, e ad estendere 
a tutti i secoli delle nostre arti quelle sudate ricerche eh' io 
destinava (e non senza dubitare di me) a questi ultimi 
tempi e a picciol numero di professori. Questo perch'io mi 
scagioni d'aver tolto argomento già in parte trattato da 
uomini benemeriti, e perch'io cansi da me il biasimo o 
d'ambizione o d'audacia per recarlo ch'io faccio a più 
grandi misure. 

Nel concetto di stenJer notizie non dee mancare il 
proposito degli utili esempj. Giungono pochissimi ai posteri 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XIM 

in fama di grandi, e male s'affatica chi vuol vincere con 
iscritlure od imagini la dimenticanza ch'è serbata ai medio- 
cri. Tal verità, conosciuta per ogni condizione d'uomini, 
è via più manifesta per le cose della scienza e dell'arte, 
le cui scuole sogliono aver vita da pochi sommi intorno ai 
quali si mescolano e si confondono una turba d'imitatori. 
A voler dire o scrivere di ciascuno egualmente, correresti 
un doppio pericolo: o di ripetere oziosamente, o di scemar 
pregio ai migliori coll'encomio dei meno illustri. Senzachè 
nel narrar vite è non so quale conforto ad emulazione, a 
somiglianza degli antichi i quali colle imagini de' grandi 
accendevano gli animi a virtù. Vero è che un tale effetto 
non si vuole aspettare da volgari esempj , de' quali nessun 
s'innamora, o troppo leggermente perchè sentasi acceso 
dell'imitarli. In fatto poi di belle arti, mi pare che l'in- 
segnamento esca più luminoso e più schietto, raccolto che 
sia sovra pochi, e che prenda più autorità da poche ed 
eccellenti opere che non farebbe da molte mezzane. se 
il trattar de' seguaci può in nulla giovare, crederò che 
sia in questo, perchè si vegga come imitando peggiorassero: 
sì veramente che si faccia «on brevità e a maggior lustro 
de' principali. 

Per altra parte io stimo la forma biografica sopra tutte 
opportuna all'intendimento di chi vuol propagare l'affetto 
alle discipline gentili. La storia medesima , costretta per 
proprio ufficio a considerar prima i fatti che l'uomo, mentre 
piace ai più dotti, ha però meno allettamenti per la mol- 
titudine e men pascolo alla naturale vaghezza dei giovani. 



XIV DISEGNO GENERALE DELL'OPERA. 

A chi prende l'arduo cammino dell'arte, il veder da lungi 
la cima della eccellenza torna spesso in ismarrimento senza 
que' documenti che insegnino a tollerare le fatiche, ad 
emendare l'ingegno, e specialmente a superare le inimicizie 
della fortuna. Ora nelle notizie biografiche ha ciascuno una 
qualche imagine da recare a sé stesso, perchè molte e 
diverse son pure le sorti degli uomini, e innumerabili le 
vie per le quali poggiarono in ogni tempo alla gloria. E 
l'ammirazione ai grandi ingegni più di leggeri si sveglia 
nelle menti quanto meglio ravviciniamo i loro casi ai 
nostri, contemplando l'uomo ad un tempo coli' artefice, 
e man mano seguitandolo nei diversi periodi della vita, 
nel fervore degli studj, ne' progressi dell'arte. 

Per questo ho fatto pensiero di scrivere, quel meglio 
che per me si potranno , le notizie degli artisti in Liguria, 
e di lasciare con esse un segno qualsiasi del mio affetto 
grande ed antico alle patrie arti. Né per questo vorrò del 
tutto cessarmi dall'ufficio di storico, recando in aperto e 
il lor nascere e il progredire e il cadere per quelle varie 
vicende che soglion volgere nell'ingegno e nel gusto dei 
popoli. Sovente il rimutar de' precetti e delle imitazioni 
dipende da un uomo solo, e non di rado dalle costui fortune. 
Di che si veggon gli effetti nelle opere , e il dir di queste 
come de' casi sovraccennati sta parimente nel debito d'ac- 
curato biografo. Ben si conviene, a chiarire quest' epoche 
o vicende che dir si vogliano, il costringere l'attenzione 
di chi legge sui principali che in ciascun tempo ne furono 
autori o maestri, e quant'è delle opere, il descriver quelle 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XV 

che accennino più prontamente all'indole dell' artista ed ai 
caratteri dello stile ch'ei tenne. Il qual metodo non ripugna 
al carattere delle nostre scuole, quantunque per la più 
parte seguaci : però che nella imitazione medesima trova- 
rono novità ed eccellenza, come accade de' talenti risoluti e 
svegliati. Il novero poi de' nostrani è ingrossato dai discepoli, 
talvolta così devoti al maestro che ne contraffanno la ma- 
niera. Né tutti i migliori provvidero a schivar l'accusa 
d'aver troppo fatto o men bene, comunque si voglia incol- 
parne o gli scarsi guadagni o naturale impazienza d'ingegno: 
e il giudizio che ne fanno i nostri, e quel eh' è peggio 
gli strani, si mostra talvolta contrario secondo l'opera che 
si recan sotl'occhio. Il che nuoce più gravemente alla fama 
loro per questo rispetto, che le cose dello scolaro vengono 
troppo spesso scambiate alle loro, e quel eh' è d'una scuola 
s'attribuisce comunemente ad un solo maestro. 

E a me giovi sul bel principio, per vendicare l'onore 
de' nostri artefici, il confessarne ch'io fo le colpe sincera- 
mente e liberalmente. Ma se costoro nel concetto di molti 
scontarono il fallo d'una soverchia facilità, non è ragione 
che in ciò che valgono sieno più lungamente disconosciuti, 
o che s'aggravino fuor di misura le accuse. Né potrei 
consentire che in certe forme d'imitazione non sia pure 
il gran merito, quando procedono da versatilità più tosto 
che da pochezza d'ingegno. Ogniqualvolta l'imitazione si 
contiene nei modi dell'eseguire, ella mi par quasi un lin- 
guaggio che togliamo a prestanza per esprimere pensieri 
che pur son nostri. E in così fatto imitare non cade ser- 



XVI DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

vilità, la quale principalmente consiste nelle invenzioni 
e nel sentimento dell'opera: e in grado di questi ebbero 
le nostre scuole cotanto di proprio da meritar titolo di 
feconde e di libere. S'io vado considerando a qual patto 
la natura consenta agli uomini le facoltà dell'ingegno, non 
mi sembra ch'ella usi largheggiare di virtù creativa là 
ove è prodiga di quel talento che informa ed abbellisce 
il pensiero. E non so maravigliare che la ligure pittura, 
sortita a piacer colla copia delle idee, col facile imaginare, 
col pronto eseguire, curasse alcuna volta meno del debito 
o la scelta delle parti o la convenienza dei caratteri o 
la ragione degli argomenti. Anche l'imitazione, se attem- 
prisi a gagliardi spiriti, ha sua parte d'interesse e di 
novità; e lo stile che seconda il concetto, quantunque 
tolto da esempj altrui , si fa brioso e piacevole e splen- 
dido dall'affetto che in esso traluce. 

Quando il vario rimutarsi dell'arte in Liguria sia ben 
chiarito e distinto per le notizie de' principali maestri, 
e quando le costoro opere si raccostino ai casi di cia- 
scuno autore , e quando la turba de' seguaci ottenga quel 
grado che le conviene , e quando le massime o gli esempj 
propagati in Genova dai foraslieri vengano coordinati ai 
fatti che si raccontano ed ai lavori che si tolgono ad 
esaminare, e quando finalmente nel campo delle nostre 
arti appaiano spiccati e distinti coloro ai quali si dee 
volgere la precipua attenzione, io mi prometto dall'opera 
mia non leggera utilità, vuoi pel concetto che ne faranno 
i lontani, vuoi pel giudizio che ne uscirà presso i nostri, 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XVII 

accostumali, siccome io penso, a riguardare alla spic- 
ciolata e senza i dovuti raffronti le produzioni del ligure 
ingegno e moderne ed antiche. Piacerà il conoscere come 
in corto spazio di tempo, e per istudio di pochi, si dif- 
fondessero nelle nostre contrade le maniere dei più in- 
signi Italiani , e come talvolta di molli stili temprando 
uno stile, cercassero novità nell'altrui gusto, e la tro- 
vassero felicemente. E questo è soprattutto notabile, che 
non si compie d'ordinario la vita d'un artefice, ch'egli 
non abbia con rara destrezza tentale le orme di parec- 
chie scuole , e quel che importa , raggiunta assai presso 
la perfezione di ciascuna, e quel che vince il credibile, 
fra tanta vaghezza del genio altrui, non abbia svelato 
una sembianza sua propria, quasi a mostrarsi degno di 
libertà. Così vediamo esser bastato un Cambiaso a met- 
tere in affetto de' Genovesi la magnificenza delia scuola 
romana , un Fiasella il naturale de' bolognesi , un Piola 
l'eleganza e la grazia dei correggeschi : di mezzo ai quali 
tu vedi pure un agitarsi di vividi ingegni, mescolando 
alle fattezze dell'arte patria ora il brioso colore dei Veneti, 
ora il sorriso dei pennelli lombardi, ora la nativa gen- 
tilezza dei Toscani. I quali lutti, o gran parte almeno, 
ad esser buoni imitatori non ebbero mestieri d'uscir di 
patria , e bastò talora un esempio , o il soffermarsi tra 
noi d'alcun maestro, perchè ne ritraessero quasi per gioco 
le impronte. Nel giudizio che comunemente è recato della 
nostra pittura , in mezzo a non pochi errori è una parte 
di vero. Ch' essa difetti d' un proprio carattere Y udresti 

Vol. 1. — Titti' ra.. * 



XVIII DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

da cerilo bocche; ma niuno dirà ch'ella sia tarda o impedita 
come suole in pedestri imitatori, e basterebbe a smentire 
l'accusa il leggiadro, il facile, e non di rado il veloce delle 
opere. Onde avvenne che lo scadere di ciascuna scuola 
italiana non si dimostra in Liguria per quegli eccessi che 
fanno spiacenti o risibili le massime dei corruttori, siccome 
incontra in que' luoghi ove si succedono le imitazioni per 
cieca obedienza al modello. E forse contrastarono a tal 
servitù le condizioni alle quali piegava l'arte, usa a por 
mano in sontuosi e magnifici affreschi, proporzionati alla 
ricchezza ed al fasto di cento case di principi. 

A confermare le cose dette di sopra soccorre la matura 
osservazione dei monumenti. Nelle varie epoche della 
nostra pittura m' è sembrato di scorgere una famiglia di 
artisti , i quali prendendo le mosse da un genio comune, 
vadano poi spaziando ciascuno di proprio talento, e rimu- 
tando quel genio medesimo per mille svariate sembianze. 
Di che avviene che il più arduo compito, a chi intenda 
ragionar di costoro, sta per l'appunto nel rintracciare quanto 
abbiano del suo e quanto dell'altrui stile. Ma cotale diffi- 
coltà si può vincere con giudiziosi raffronti; e ben pare che 
i casi della nostra pittura ordinassero in modo l'ingegno de' 
professori , che taluni disgregandosi, tali altri accoppiandosi 
fra loro, n'esca un parallelo continuo a riconoscerli e ad 
apprezzarli secondo il dovere. Chi non vide somigliantissimi, 
non altrimenti che fratelli , il Semino col Piaggio, il Cam- 
biaso col Bergamasco, il Castello col. Tavarone, il Sarzana 
col De Ferrari, e più altri di sèguito? Contuttoché le 



DISEGNO GENERALE DELL OPERA XIX. 

costoro maniere per diversi accidenti siano d'altra parte 
così distinte, che il più mezzano conoscitore si conduce 
agevolmente a discernerli. Or di mezzo alla schiera esce 
alcun raro artefice che vuol pure starsene solitario, come 
ad esempio lo Strozzi e'1 minor Castello, i quali non dire- 
sti imitatori che di se stessi e nelle virtù e nei difetti. 
Veggo poi altri i quali sdegnano similmente la lode di 
imitatori per quantunque s'invogliassero degli altrui meriti, 
qual sarebbe pei secoli addietro Pellegro Piola, e dei recenti 
il Banchero : zelanti ed industri ecletici , i quali mentre 
vissero andarono in cerca d'uno stile che accogliesse in 
sé il meglio di ciascuna scuola. Né questi né quelli vanno 
confusi coi molti , ma debbono uscir quasi dell' ordine 
ed apparire : né so come questo si possa , se i caratteri 
e gli studj e i propositi loro non si ricerchino nelle loro 
fatiche , e se ciò che ne tace Y istoria non si appalesi 
dalle opere. 

Del rimanente, perch'io mi stringa alla forma biogra- 
fica sì come più acconcia alla gioventù e fors'anche più 
gradevole all' universale , non ne verrà , mi confido , 
meno manifesta l'impronta delle nostre arti e l'avvicen- 
darsi delle lor sorti, se pure mi regge la lena a seguire 
la traccia ch'io proposi a me stesso. Io non divido in 
periodi 1' età moderna ; ma tal partizione, mi prometto 
agli effetti dalla qualità medesima degli artefici ; e gio- 
verammi tentare se il giudizio che porterò di ciascuno 
soddisfaccia abbastanza ai diritti della critica. Primo il Lanzi 
vi fermò l'attenzione abbozzando un'istoria della scuola 



XX DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

genovese fra le altre d' Italia , togliendo i fatti dal So- 
prani e dal Ratti , e i sommi giudizj dalle opere. Chi 
l'avea preceduto nello scrivere de' nostri (intendi il Bal- 
dinucci) impoverì i due biografi, contento a seguitarne 
il catalogo, o solo aggiungendo alcun tratto di quei pit- 
tori che avean fatte prove nella sua Toscana, ch'è come 
a dir di pochissimi. Pochi altri che n' ebbero a far me- 
moria, e di fresco il Ranalli, attinsero alla fonte mede- 
sima, e tennero il vezzo comune di registrare la nostra 
scuola sì come mancipio delle estere. E quanto all'abate 
Lanzi non negherò che com' egli distinse i varj tempi 
della nostra pittura , così non ne prenda luce la storia ; 
ma quel che basta per avventura al suo intento, sarà 
scarso ai desiderj di coloro che sogliono nelle cose del- 
l'arte guardare più sottilmente. E a lui fugge gran parte 
di quel tanto ch'io già notava per ogni maestro; quella 
sembianza, vo'dire, che pure han propria imitando, e 
soprattutto quel disdegnare che fecero ogni obedienza 
cieca , quand' anche inclinavano a qualche esempio , o 
mossi dalla fama o dal proprio genio. Certo è che i pen- 
nelli dell'età nuova (perch'io mi afforzi dei fatti) pre- 
sero l'orma del Raffaellesco: ma i Semini lo colsero in 
Roma stessa, i Calvi e i Cambiaso dalle opere di Pierino 
e non fuori di patria, il Tavarone dai precetti di Luca 
temperandosi ad altre forme, e il Castello mescolando 
alle prime discipline queir ammanierato dei Bronzini e 
degli Zuccheri che trovò dominante in Toscana ed in 
Roma. Così se al languire di quello stile potè la patria 



DISEGNO GENERALE DELL'OPEKA XXI 

pittura rinvigorirsi alcun poco mercè del Paggi che traeva 
da' Toscani e dal proprio ingegno non so che di vivace e 
di grazioso, non veggo però com'egli possa dirsi riformatore 
dell'arte, o capo di nuove scuole, o fondator d'uno stile 
distinto per proprie massime. Conciossiachè tornando d'esi- 
glio, e recando seco gran parte del brioso colorire già diffuso 
in Toscana dal Cigoli, e della soavità Baroccesca già pro- 
pagata per tulta Italia, rivide Genova già piena d'altri ma- 
estri, potenti a disdirgli il primato con nuovi metodi: altri 
de' quali studiavano ad avvivare le tinte sugli esemplari 
lombardi o veneti, altri a migliorare il disegno e l'effetto 
( come dicono ) dietro i precetti della scuola bolognese e 
l'assidua osservazione del naturale. Alla quale piegarono 
finalmente gl'ingegni, disamorali del toscano che più anni 
durò in Genova per alcun pittore di ventura più facile 
a rapir gli occhi che ad appagare la mente. E in ciò 
pure tennero i Liguri diverso modo; quale informandosi 
d'un naturalismo robusto e grave siccome il Fiasella, quale 
d'un rimesso e gentile siccome il Borzone, qual altro 
aggraziandolo, come Gio: Andrea De Ferrari, col bello dei 
colori e coli' eleganza degli ornati, quale finalmente no- 
bilitandolo colle industrie del chiaroscuro e col grandioso 
delle forme, come a dire l'Ansaldo ; i quali tutti uscivano 
pur nondimeno da que' maestri delle vecchie scuole , 
mentre unico il Paggi ne sostentava a gran pena la di- 
gnità. 

II contagio del 1657 dissipò la semente gittata da que' 
maestri, e sembrò sgomberare il campo ad una nuova 



XXII DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

generazione d'artisti. In questo frattempo ogni altra pro- 
vinciu d' Italia volgeva a contrario gusto ( Roma special- 
mente e l'Emilia) stanche di penare sul vero, e vaghe 
d'una sciolta e lusinghiera eleganza. Né mai fu Genova 
imitatrice per avventura sì come nell'epoca appresso : né 
però eguale nel talento e nei modi dell' imitare. Spente 
o invecchiate le scuole addietro, paiono i nuovi una turba 
di giovani liberali di tutela e in balìa di sé stessi. È 
forte a credere che dai precetti del Capellino sorgesse il 
Domenico Piola, da quelli del Sarzana il Gregorio De 
Ferrari , e che 1' Andrea Carlone fosse iniziato all' arte 
dal padre. Gli spiriti di questa età, o parte almeno, ci 
apprendono come si adulteri un grande esempio , quando 
vediamo le grazie del Coreggio, per opera di taluni che 
pur Io videro da presso, tralignare in capricciosa licenza. 
Certi altri son Maratteschi, e forse meno temerarj perchè 
udirono in Roma il maestro medesimo , propagatore di 
sani principj, e forse più in parole che in fatti. Che taluni 
mirassero a segnalarsi cercando in Venezia od altrove 
un bagliore di colorito, non me ne curo: che dove falla 
la sustanza dell'arte soglionsi fastidire le vane apparenze. 
Ma non debbo tacere per debito di verità che questo an- 
dazzo di corruzione non dilagò quant' era a temere fra 
noi: e ne sien grazie a parecchi maestri i quali dalla 
universala follia tolsero cagione a tenersi in freno. Gloria 
eh' è tutta nostra: perchè Domenico Piola si strinse alla 
disciplina delle vecchie scuole, e il Parodi si attenne alla 
guida delle imagini antiche, e l'ultimo dei De Ferrari 



DISEGNO GENERALE DELL OPERA XKIII 

si diede tulto allo studio della natura, dove i contempo- 
ranei s'affaticavano di torsela in tutto dagli occhi. Non 
negherò che sui principj del xvw secolo giovasse a cor- 
reggere i nostri ingegni la venuta del Franceschini, e 
l'averci egli lasciato nel Boni un erede de' suoi precelti; 
ma chi vorrà d'altra parte negarmi che i delirj del fio- 
rentino Galeotti non restassero fra noi senza il vanto di 
un solo seguace fino ad essere abiurali dal figlio? Così 
l'istituzione dell'Accademia Ligustica nell'anno del 1751 
trovò in Genova una schiera di professori scarsa e me- 
diocre ma non travolta agli eccessi ; e quant' è di scul- 
tura, le intemperanze ci furono portate di Roma. 

E qui finiscono le notizie del Ratti continuator del 
Soprani , e incomincia la materia delle cose accademi- 
che. Materia ingrata per le sciagure dei tempi, né però 
troppo disforme dall'epoca addietro se stiamo ai generali 
caratteri della scuola. L'Accademia non ha fasti né storia 
se non sull'elenco de' socj o de' professori che sedettero 
all'insegnamento de' giovani. In comune, tanto si cre- 
deva di poter avanzare nelle arti del disegno, quanto più 
tosto s' andasse a Roma , dov' esse pareano riscuotersi 
da un lungo e vergognoso letargo. Con tutto questo non 
abbiamo a temere che gli artefici destinati a far sèguito, 
abbiano a mostrarsi troppo vilmente al paragone degli 
antichi, o ohe la necessità che mosse i più di loro ad 
uscir di patria, ci costringa a parlare d'ingegni servili 
ed indegni di storia. Se in questi ultimi tempi non si 
conobbe altro merito che ad imitare, non corse età più- 



XXIV DISEGNO GEISEKALE DELL'OPEKA 

di questa impaziente o più vaga di liberarsene, né al- 
cun' altra per avventura può mostrar più distinti gli 
autori e men pedestri le loro fatiche. Non dovette il Ta- 
gliafieni che al proprio genio le forme d' un' architettura 
che sorgeva elegante dalla cieca pratica dei capi d'opere, 
e al Traverso e al Ravaschio bastò per farsi illustri la 
vista di Roma e de' suoi monumenti. Che se il Ratti ed 
il Brusco deferivano agli esempj di Mengs e Baltoni, non 
rimasero però senza un'impronta lor propria, né il Ban- 
chero riuscì meno schietto per frequentare le scuole di 
entrambi, e il Baratta senza uscire di Genova fu brioso 
inventore e colorista vivace e ingegnoso prospettico. 

Ora nell' accingermi all' opera non istarò ad iscusarmi 
perchè straniero all' esercizio dell' arte disegnativa e ad 
essa legato non altrimenti che d'affetto profondo ed an- 
tico, io mi disponga ad ampliare e proseguire una ma- 
teria intorno alla quale s'adoperarono già due artefici , e 
non certo inferiori a me nell' amore della patria e del- 
l' arte. Quando scemi una certa discordia che cova tra 
le arti e le lettere, s'intenderà facilmente quanto pos- 
sano queste ultime conferire alle discipline del bello, e 
come lo scrivere di esse non sia da stimarsi privilegio 
di chi le professa. Gli accostumali allo scolpire e al di- 
pingere , vuoi scrivendo o parlando , sogliono concedere 
soverchiamente alla pratica, dimenticando ciò che hanno 
colali facoltà di filosofico e d'inventivo. Ed anche per 
questo lato , raro è che distinguano da maniera a ma- 
niera secondo le inclinazioni dell'età o l'indole de' mae- 



DISEGNO GENKRALE DELL'OPERA XXT 

siri ; contenti, ove lodino, a tacer la cagione ed il grado 
e la qualità della lode. Se non che l'esempio del Vasari, 
principalissimo fra i professori che dettarono Vite , ci av- 
visa del troppo affetto che spesso rechiamo ai nostri tempi , 
e del perdonare che volentieri facciamo agli errori pre- 
senti ; ond'è quasi una meraviglia che l'artista aretino, 
così giusto a celebrare i castissimi ingegni che onorarono 
nel xv secolo la sua Toscana, sia poi così pronto a ma- 
gnificare le massime che correvano a' suoi giorni , e 
che sviando dalla prima purezza torcevano a manifesta 
rovina. Però nel giudizio delle cose artistiche non si 
vuole adoperare altrimenti che nei fatti raccomandati 
alla storia; è mestieri, dico, levarsi al dissopra dei tem- 
pi , e ponendole ad esame , e fra loro raffrontandole , 
e richiamando sempre alla mente gl'immutabili principj 
dell' arte, desumerne opinioni sicure e proporzionate al 
valore di chi si giudica. Nel quale ufficio io m' avviso 
che non s' abbia a seguire così la parte estetica , che le 
pratiche della scuola non v' abbiano luogo ; né tanto a 
trattare de' metodi esecutivi, che ci fuggano di memoria 
i pregi del sentimento : difetti e questo e quello che di- 
mezzano il beneficio dello scrivere , frequente il primo 
nei professori del disegno , il secondo nei cultori delle 
lettere. 

Che s' io mi faccio a considerare più specialmente 
quanto si conformassero al ministerio dello scrittore i 
biografi nei quali riposa la storia e il giudizio delle arti 
ligustiche , mi pare che il frutto per loro recato alla pa- 

Vot. I. — Pittura . 4 



XXVI DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

tria non rimanga senza molti e gravi desiderj. Non vor- 
remo accusarli di troppa brevità, quando ne' lor volumi 
è pur molto che si potrebbe senza danno tacere : né di 
soverchia lunghezza , mentre avanza ben altra materia 
che non accolsero ne' loro scritti. Il vizio adunque sta 
nelle forme generali dell' opera ; e il Ratti che intese ad 
aggrandire ed ammegliorare il lavoro del suo antecessore, 
non ebbe tanto d' ardire o d' accorgimento per riformarne 
il disegno. 

Non propose Raffaele Soprani di circoscrivere nelle 
epoche moderne la narrazione delle Vite, dacché in al- 
cuna parte, toccò le antiche , ed attinse alla storia civile 
parecchi nomi non certo oscuri : ma registrandoli così alla 
rinfusa e così scarsi di numero , venne a perdere il 
miglior frutto, e parve dimenticare che le memorie antiche 
doveano per successione di tempi aprir la strada alle 
nuove , e come gli esordj , così chiarire i progressi delle 
belle arti in Liguria. Nò già ignoro quanto costi a trovar 
nuova materia in migliaia d' antiche carte ; ma so pure 
che in difetto di queste è alcun sussidio nei monumenti, 
e penso che dove cessino i nomi , sia debito di scrit- 
tore il supplire colla cognizione e coli' esame delle opere. 
Sarebbe vano 1' opporre aver lui scritto Vite più tosto 
che storia , contento perciò a quel nulla che gli porge- 
vano le tradizioni : conciossiachè nuli' altro sapendo degli 
artefici se non quanto gliene dicevano i lavori, tortamente 
e assai spesso diede nome di Vite ad un breve cenno 
eh' ei rende d' una o d'altra scultura, d' uno o d' altro 



DISEGNO GENERALI! DELL'OPERA XXVII 

dipinto. Nò a questi pure applicò efficacemente il giudizio , 
come poteva e doveva fare esplorando gli esempj che 
guidavano per que' giorni Y ingegno de' nostri : se i 
primi inviti allo studio dell' arte ci venissero di Toscana 
o di Lombardia, ispiratrici di gusto diverso , o da en- 
trambe ad un modo , e per quali accidenti. Di che gli 
fornivano opportuni indizj le produzioni de' forastieri che 
corsero la Liguria in cerca di commissioni , o vennero 
ad invito de' privati o del pubblico , o fra noi soggior- 
narono; come accenna la Matricola de 5 pittori non prima 
abolita del xvn secolo , e come per 1' età più remote 
apparisce dai documenti. Egli è fuori d' ogni dubbio che 
le vicende dell' arte in Liguria si vogliono dichiarare 
coli' autorità eh' ebbero sui nostri i maestri di fuori ; i 
quali mescolandosi in ogni tempo air esercizio del disegno 
in Genova , e talvolta tenendone il campo senza emuli , 
diedero cagione al rimutarsi dello stile e del gusto. Onde 
m' è avviso che Raffaele Soprani , abbozzando partita- 
mente le notizie d' alcuni fra gli esteri che in Liguria 
operarono, facesse cosa poco meno che inutile. Però che 
se noi le riguardiamo in sé stesse , ci parranno merce 
non nostra , e da rassegnarsi ai biografi delle loro Pro- 
vincie i quali ne scrissero diffusamente ; e se le conside- 
riamo come attinenti alle sorti dell' arte in Genova , sono 
esse così disgregate dalla nostra materia , che nulla o 
pochissimo se ne vantaggia il giudizio di chi legge. E 
non è da tacere ( ad esser giusti con questo scrittore per 
molti rispetti benemerito) che la materia del suo volume, 



XXVIII DISEGNO GENERALE DELL'OPERA. 

rimasta incompleta , dopo la morte di lui fu raffazzonata 
e messa in luce da uomini mal versati nell' arte e igno- 
rantissimi di lettere. Ma di ciò a miglior tempo. 

Non accade notare che il costui metodo fu ciecamente 
seguito dal Ratti ; il quale , se facendo opera di conti- 
nuatore non aveva a brigarsi de' tempi antichi , mostrò 
per altro nella sua Descrizione di Genova di non curarsene 
per nulla. Quindi è che i volumi d' entrambi sono un 
accozzamento di memorie, e di nomi, utile se vogliamo 
a scritti più giudiziosi e più diligenti , ma difettosi a buon 
dato se si riguardino dal lato istorico e critico. A compor 
Vite de/ nostri artefici non s' hanno elementi che bastino 
innanzi al secolo XVI : se pure hassi a chiamar Vita il 
racconto, se non minutissimo, chiaro almeno e distinto, 
delle opere e dei casi d' un uomo. I tempi che precedono 
sono avvolti d'oscurità, e interrotti di sì fatte lacune, 
che molti artefici V appaiono appena fuggitivamente , 
non che si possano conoscere nelle loro fortune od ap- 
prezzare ne' lor lavori. A tale difetto , s' io mal non 
giudico, si vuole supplire con altra forma di scritti, rac- 
cogliendo cioè in un discorso quanto ci è dato sapere di 
quelle età , e per via di raffronti , e colla scorta delle 
date, e più eh' altro coi caratteri dello stile delineare un 
quasi ritratto delle nostre epoche antiche. Ma perchè 
questo riesca il men possibile incomposto e deforme , è 
mestieri che si associno ai nostri i maestri d'altro paese, 
e che si trovino i progressi dell'arte non tanto nelle o- 
pere de' Liguri quanto nelle opere eseguite in Liguria. E 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XXIX 

discendendo alle età men dubbiose, non potremmo però 
scusarci da questo ravvicinare continuo de' forastieri co' 
nazionali ; e siccome dei primi non si vuole tener ragione 
se non quanto facciano al nostro proposito, così le costoro 
notizie , anche nel compreso delle Vite , si troveranno 
colà ove il desideri Y opportunità della narrazione o la 
qualità de' giudizj. Accade sovente che la maniera d' un 
artista, o le varie maniere, non si possano chiarire senza 
il paragone d' un modello imitato , né questa imitazione 
senza la notizia dei fatti che gli offersero quel tipo ad 
imitare. 

'- Forse non ci siamo ingannati , reputando che a cotale 
materia , già in parte trattata per altri , sia necessario 
anzi lutto dar proporzioni e armonia. Indarno tenterebbe, 
francarsi da cotal legge il biografo , poniamo che le Vite 
stiano ciascuna per sé , o non corra fra Y una e l' altra 
alcun vincolo di somiglianza o di successione; ma poste 
in queir ordine e in quella misura che domanda il con- 
cetto dello scrittore , intendono a formare un complesso 
d' esempj , dai quali dee pur trasparire una certa unità 
di soggetto e un carattere d' universalità: e questo a più forte 
ragione allorquando uno scritto si ristringe ai migliori 
d' un popolo e d' una scuola. 

Dico ai migliori ; e accenno a cosa che mi pare gra- 
vissima per chi voglia attendere (come ho scritto pur ora) 
a ben proporzionare il lavoro. Lo stendere una Vita è 
poco meno che ordire un racconto storico ; né ciò si vuol 
fare se non dei pochi , il cui ingegno lasciò gloriose orme 



XXX DISEGNO GENERALE DELL'OPERA. 

nel campo dell'arte, e profittevoli esempj per gli studiosi. 
Laonde i minori troveran luogo nelle Yite dei principali , 
ove li chiama per avventura o la loro imitazione , o la 
loro scuola , o T occasione de! rammentarli ; e come i lor 
nomi e le opere faran più chiare le massime del mae- 
stro, così il loro stile riuscirà più manifesto, ravvicinati 
che siano a colui dal quale han tolto o 1* insegnamento 
o gli esempj. Però il numero delle Vite tornerà più scarso 
a buon dato che nel Soprani e nel Ratti , perchè contento 
ai più illustri; e nondimeno la materia non verrà punto 
a scemarne , anzi s J accrescerà a dismisura per soprag- 
giunta di attenti giudizj e di notizie ricercate con più 
sollecita cura. Vero è che 1' esame intorno alla eccellenza 
dei pochi , non può disgiungersi dai caratteri dominanti 
in ciascuna età; ma quali che fossero le massime, egli 
è certo che pochi insigni si trassero dietro una moltitu- 
dine di seguaci; e a que' primi si deon volgere specialmente 
gli studj del biografo , siccome a maestri di quello stile 
che si vuol mettere in luce. 

Gran parte della Vita d'un artefice sta nelle opere: e 
dove ci fuggano le memorie in iscritto , usiamo farci 
un concetto dell'uomo considerandone con tutta diligenza 
i lavori. Ma i lontani ai quali un tal sussidio non è con- 
cesso , cercan per libri alcuna scorta al giudizio : e una 
dura necessità li fa contentabili eziand o del poco e del 
men retto. Io non ripugno al pensare che i metodi accolti 
dai nostri biografi abbiano alcuna parte nel dispregio in 
che si tengono le nostre scuole ; le quali veggo soltanto 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XXXI 

Iodate dal Lanzi che recossi a vederle, o dai colti stra- 
nieri che una buona ventura conduce in Liguria. Ora lo 
scrittore dee mettere 1' animo a diriggere soprattutto il 
giudizio di chi non ha tali ajuti; e facilmente otterrà il 
fine ponendo sovra equa bilancia non pure il merito de' 
singoli maestri , ma il valore altresì di questa o di quel- 
T opera. La diligenza (che pur non è molta ne' due scrittori) 
nel comporre un elenco delle cose esposte al pubblico o 
custodite in privato, è virtù d' una Guida ; uffizio di sto- 
riografo è il chiamar 1' attenzione sulle migliori. Non è 
artista quantunque sommo che operasse di continuo colla 
eccellenza medesima , o contra tal verità sorgono esempj 
pochissimi. Né v' ha terra come la Liguria , che produ- 
cendo ingegni fervidi quanto impazienti , facesse cagione 
a quel passare dall'ottimo al mezzano, e talvolta al 
cattivo, che apparisce pur ne' migliori delle nostre contrade. 
E chi scrive d' un autore convien che conosca ciò ch'egli 
seppe e ciò eh* egli volle , e conduca i lettori a somi- 
gliante opinione. Aggiungerei che la lode non informata 
di critica, ha scarso peso nella mente di savio lettore, 
e spesse volte ingenera sospetto, massimamente sulla bocca 
de' nazionali. L' amor di patria di virtù si tramuta in 
vizio quando turba le ragioni del vero : e questo intesi 
più volte, e non senza diritto, apporre al Ratti, a leggere 
certi encomj e certi titoli eh' egli dispensa d' un modo 
ai più valenti e ai più volgari maestri. 

L' opera nostra intende pertanto ad ordinare , a pro- 
seguire , ad accrescere la trattazione dei due scrittori. E 



XXXII DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

nel processo de' nostri studj avrem questo principalmente 
davanti agii occhi, che 1' esser figliuoli d'una medesima 
terra non ci tolga la modestia del sentenziare, né il con- 
cetto di queir altezza che si compete ad altri nomi e 
ad altre scuole. Cansato una volta sì fatto pericolo, chi 
vorrebbe negare che aver comune la patria cogli uomini 
dei quali si scrive, non torni ad utile grandissimo del- 
l' opera ? Se non è a sperare esattezza da chi ne ha 
sempre le produzioni solt' occhio o da chi può attingerne 
le notizie nel proprio luogo , io non so com'ella si possa 
presumere , non che aspettare , da chi ne nacque e ne 
visse lontano. Ce n' è esempio il Vasari , al quale non 
sapresti per altra parte opporre biografo né più copioso 
né più accurato: conciossiachè nelle Vite de' suoi Toscani 
si trovi quell' ordine nei fatti e quella fermezza ne' giu- 
dizj che provengono da lunga famigliarità colle cose delle 
quali si ragiona ; dove in quelle de' forastieri ti pare 
assai volte difettoso e mal certo; onde gli venne accusa 
(maligna forse ma vera agli effetti) d' aver menomata 
la gloria altrui per accrescerne al proprio paese. 

E nondimeno se l'età presente non isdegni al lutto 
le mie fatiche, non mancheranno certuni i quali le ven- 
gano proverbiando di meschinità, siccome quelle che si 
raccolgono intorno ad una provincia e ad una scuola che 
s'ebbe finora troppo scarso onore ne' fasti dell'arte Ita- 
liana. Corre oggi il vezzo di onestare con nomi magnifici 
la pochezza delle dottrine e l'impazienza di sudati lavori; 
frattanto si fan volumi nei quali non ha di grande che 



disegno generale dell'obera xxxm 

il titolo. Così nel concetto delle moltitudini s'è abiurato 
con istrana follìa un privilegio che abbiamo noi sovra 
ogni altra nazione , eh' è il contar tante glorie quante 
città, e tante istorie quanti sono i popoli della nostra 
bellissima Italia. Non per questo io son Sungi dal desiderio 
che si faccia un sol corpo di quanto è a notarsi nella 
nostra penisola ; ma che un solo vi ponga mano, e feli- 
cemente riesca , mi pare affatto incredibile , non così per 
la mole dell' opera come per le difficoltà del sapere. Che 
se ciascuna provincia attendesse a far conte le proprie 
cose , ed ogni scuola trovasse un coscienzioso scrittore ad 
illustrarla , io mi confido che da tal società di fatiche segui- 
rebbe una pienezza di cognizioni ed una saldezza di giudizj, 
quanta ne può abbisognare ad una storia generale delle 
arti italiane. Or quanto è di me e del mio assunto, mi 
gioverà il protestare, che a render contezza dell'arte in 
Liguria , mi par già tale incarco a cui non bastino o 
sieno appena per reggere le meschine mie forze. E ben 
mi duole che prima de' miei volumi , dimostri la copia 
di ciò che abbiamo il continuo traffico che si va facendo 
de' monumenti più preziosi, e specialmente di quelli che 
la negligenza o 1! errore de' biografi addietro ha lasciati 
finora in oscuro. De' quali, e dell'età loro, e del modo 
di trarli in aperto, come di primissima e più ardua parte 
di tutto quanto il lavoro, debbo aggiungere alle cose già 
dette alcuna particolare avvertenza. 

Come in tutt' altre carte si trascurasse V età più 
remota delle nostre arti , o se ne spigolasse con leggerezza 

Vol I — Pittura. 5 



XXXIV DISEGNO GENERALE DELL'OPERA, 

inescusabile quel nulla che correva per tradizioni , 1' ho 
scritto altrove. Né già mi piace gridare soverchiamente 
d' un fallo che hanno in comune i molti o quasi tutti 
gli scrittori di cose municipali : scusabile in parte dai 
secoli, che mal curanti della lor gloria abbandonarono 
nella oblivione non pure il nome degli artefici ma i loro 
monumenti medesimi. Sopra di che più tosto che sfortunata 
chiamerei disgraziatissima la nostra Liguria; tanto mi sa 
d' incredibile che dove appaiono opere d' arte in tanta 
dovizia e con tanta magnificenza, né si conosca un autore 
ne s' abbia onde fermare una data. Poiché il lusso signo- 
rile o la grandezza de! Comune intesero a manifestarsi 
nello splendore delle opere , e in età più vicine a noi 
lo scolpire e il dipingere furon parte di pubblica e di 
privata prosperità,- poterono gli scrittori con leggera fatica 
raccoglierne la tradizione e consegnarla agli scritti. Que- 
st' epoca incomincia per noi da Pierino , i cui seguaci 
di scuola in iscuola perpetuarono la memoria delle opere 
e la fama degli artefici. Ma questa medesima facilità , e 
i prestigi del nuovo stile, e l'aspetto continuo di tanti 
lavori in brevissimo tempo moltiplicati , fece parere o di 
men pregio o malagevole troppo l'andare in cerca delle 
antiche memorie.- Per tal guisa la serie de' maestri ita- 
liani non sale oltre metà del secolo XVI; quel nulla che 
sappiamo di più antico son nomi sparsi ed incerti, come 
reliquie di scomposto edificio. Che se il Vasari e quanti 
attinser da lui sfuggono un tratto a sì fatta sentenza , 
non è a dire che 1' opera loro provvegga a maggior co- 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XXXV 

gnizione che di quo' sommi pochissimi che nobilitarono 
la sua Toscana o lasciarono alcuna fama di se nelle allre 
principali terre d' Italia. 

Io mi sono messo a faticosa impresa, e non bene sicuro 
di spedirmene con quegli effetti che sarebbero nel desi- 
derio mio e d'ogni buon cittadino che nelle arti del bello 
reputi ed ami la gloria del proprio paese. Ma quelle stesse 
penose fatiche le quali ad altri furono cagione di ricusare 
tal proposto o d'abbandonarlo, ci furono sprone a seguire 
la nostra via , sembrando a noi tanto maggiore il bene- 
fizio che ne verrebbe, quanto si rendeva meno sperabile 
ch'altri si togliesse tal carico. Alla più trista (pensai 
fra me) sarà per giovare l'esempio quantunque difettoso 
rispetto al bisogno : che ad opera abbozzata è meno te- 
meraria speranza eh' altri s' invogli di seguitare. E una 
tale fatica tuttavia si desidera, ed è fatta per avventura 
più disagevole dal correre di più secoli incuriosi di sì 
preziose notizie. D' altra parte se per le cose civili , o 
religiose , o economiche può la nostra Liguria , al pari 
d' ogni altra provincia, recare innanzi una storia, perchè 
solamente nel fatto delle arti converrà che non n' abbia 
alcuna , o Y abbia monca e deforme ? 

Ma per mettere fondamento a sì fatta opera nessuno 
ajuto mi veniva dalle tradizioni, pochissimo dai libri. Di 
questi, se alcuno avea cenno o notizia delle nostre arti, 
non uscivano che ripetizioni , e falsate assai spesso , di 
cose già note. La Matricola dell' Arte Pittorica e Scutaria 
disseppellita dal P. Spotorno, fece lui accorto che innanzi 



XXXVI DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

ni secolo XVI era in Genova una fioritissima famiglia di 
artefici. Lo Spotorno si piacque di chiamarla scuola, e come 
già il Baldinucci, s' avvolse nell' errore di voler derivare 
ciascun maestro da un' origine comune e da un magistero 
che fosse nostro. Indi le mille sentenze erronee onde 
ingombrò que' primi saggi di nuova storia, de' quali gli 
leniam pure obbligo non leggero di gratitudine. E il male 
si fece p3ggiore da ciò , che il buon Padre , seguendo da 
storico quel nulla di carte che gli venivano scoperte , o 
non avvezzo o non pronto abbastanza , o sconfortato dal 
troppo delle fatiche , trascurò anzi del tutto ommise l' e- 
same dei monumenti. Onde il giudizio de' pittori svelati 
dalla Matricola, o d' alcuna tavola segnata del nome, con- 
venne che obedisse al concetto eh' egli s' avea fermo 
nella mente , anziché stringersi ai dati dello stile e 
al manifesto divario d' uno ad altro maestro. Accadde 
pure , e non raramente , che a secondare le proprie opi- 
nioni , torcesse malamente e con istrana facilità la 
ragione stessa dei documenti, e che a combattere il Ber- 
tolotti che trattò le nostre arti da romanziere , s' inviluppasse 
in opposti errori. Ma senza ciò, le notizie artistiche dello 
Spotorno riuscirebbero a scarso frutto , perchè disparate 
e sparse alla ventura secondochè gli capitavano sotl J occhi 
per alcun codice. Laonde non è meraviglia se da luogo 
a luogo , dimentico delle cose già scritte, trascorra in af- 
fermazioni o diverse o contrarie. Aggiungi il difetto 
gravissimo d' avere affatto taciuto della statuaria alla quale 
falliscono anche peggio le antiche memorie , e aver detto 



DISUGNO GENERALE DELL'OPERA XXXYrf 

pochissimo dell'arie architettonica eh 1 è nobilissimo sog- 
getto di lode per la Liguria. Così quel dotto uomo , se 
aggiunse alcun nome alla cognizione de' posteri, non pose 
(a creder nostro) niun saldo principio a comporre un' istoria. 
Nò vorrei già che le mie parole mi acquistassero nota 
d' ingratitudine alla memoria di quel benemerito che mi 
fu largo di paterna amicizia e liberale di prudenti con- 
sigli : di che gli serbo e gli serberò mentre io viva e 
riverenza ed amore. D' altra parte cotesta materia non 
era principale negli eruditi suoi studj , ma come a dire 
accessoria e sfiorata per occasione: dove a raccoglierla e 
darle forma , ignota qual' è pienamente , si richiedono 
lunghe investigazioni, e dimestichezza molta alle relative 
discipline , e certezza di nomi , di date e d' opere , ad 
istituire raffronti e fondare le congetture sopra argomenti 
innegabili. Le quali cose s' egli volesse o potesse io non 
entro a spiarlo; ben so di qual peso gli sarebbe stato il 
tentarle , e quanto difficile in tante altre imprese e così 
diverse eh' egli aveva nell' animo. Laonde se per affetto 
alla verità e per dovere di storico, ne andrò passo a 
passo toccando le mende , sappia fin d' ora il lettore che 
io non userò con lui più severa giustizia di quella che 
io sono disposto di usar con me stesso. E sappia cia- 
scuno che ne' miei scritti addietro non una ma più e 
più volte mi trassi in fallo , e che non è ultima con- 
solazione del lavoro che imprendo il potermi emendare 
mentre mi studio di metter luce ove tutto è incertezza 
ed oscurità. 



XXXVIII DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

Per quantunque la giudiziosa osservazione delle opere 
sia gran parte di bene negli scrittori dell' arte , nondi- 
meno a fare ufficio di storico non possiamo scusarci dei 
fatti, i quali danno fermezza ed aggiustano maggior fede 
a chi sentenzia degli autori e delle lor produzioni. Or 
d' onde attingerli se non dagli archivj ? La qual verità 
non può dirsi né intendersi senza un tal senso di 
spavento ; però eh' ella vale quanto un por mano in 
oceano interminabile per trarne fuori di tratto in tratto 
una qualche perluzza da comporne quandochessia una 
corona alle glorie artistiche della nostra Liguria. Né tali 
notizie d'archivio han luogo determinato: ora ne' cartu- 
lari delle ragioni, ora ne' manuali de' Cancellieri, e quando 
ne' fogliazzi notarili, e quando nelle filze de' magistrati. 
Né i pubblici lavori uscivano tutti d'una medesima autorità; 
talvolta da voce di Governo , tal' altra da uffizj o com- 
missarj a ciò delegati; né intrapresi dall'uno perduravano 
in lui , ma sovente tornavano al delegante. Altre opere 
poi decoravano la nostra Genova per volontà del Senato, 
altre per beneplacito di particolari magistrature, come de' 
PP: del Comune, ed altre di speciali Istituti qual sa- 
rebbero le famose Compere di S. Giorgio. Non di rado 
le imprese ordinate o iniziate per un ufficio si prosegui- 
vano e si compievano in altro. A chi prendesse la dura 
fatica di ricercare in questo o in quest' altro archivio le 
cagioni o i principj d' un' opera o alcun nome d'autore, 
nondimeno la ferrea costanza non gli varrebbe, dacché 
questi atti e queste memorie non han luogo né ordine 



DISEGNO GENERALE DELL'Ol'OA XXXIX 

determinato. i nostri antichi per civile modestia non 
mettessero vanto nelle cose di pubblico ornamento , o 
guardassero prima al ministerio de' singoli magistrati che 
alla qualità de' loro atti , le scritture pertinenti all' arte 
giacciono confuse in migliaia di carte , tutte diverse di 
natura e di scopo. Quel tanto che fa a noi, convien chie- 
derlo al caso: né il caso può secondarci fuorché rivolgendo 
da capo a fondo quell' infinita moltitudine di carte che 
riempie migliaia di scaffali e centinaia di sale. Al qual 
travaglio se ti piaccia d' aggiungere i caratteri oscuri di 
stampo gotico o semigotico, e i beslialissimi del cinquecento, 
le carte sbiadite o corrose dal tempo, la barbara dicitura, 
ed altre simiglianti difficoltà, non avrai pena ad inten- 
dere il perchè niuno prima d'ora si accingesse a sì lunga e 
sì grave faccenda, o misuratala d J un guardo se ne smarrisse 
nell'animo. Né io che scrivo mi sarei messo per avven- 
tura in quel pelago, se a prima giunta mi fossi mosso 
per deliberato proposito anziché per vaghezza e curiosità. 
Per le quali scoprendo di giorno in giorno o cose o no- 
mi non prima veduti , ultimamente mi sentii trascinalo 
a proseguire nel lavoro quanto i pochi ozj della vita mi 
consentissero Benché di quel tanto ch'io ne riporto per 
materia de' miei volumi, debho in molta parte saper grado 
agli ufficiali degli archivj medesimi , i quali con animo 
di cittadini e con cuore d'amici mi si porsero così gra- 
ziosi al concedere come solleciti ad ajutare le mie ri- 
cerche. 

Ed ora in termine di tante cure quante da più anni 



XL DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

ho volentieri adoperate, e delle altre vie più sudate che 
intendo di usare in processo, dovrò io consolarmi d'aver 
misurato l' intiero spazio e tolta ai venturi ogni cagione 
d'affaticarsi ? A me basterà d'aver come ordita la vasta 
tela, e posto comechessia il disegno d' un'opera che rag- 
grandita e rifatta per istudio altrui possa pur una volta 
aver nome di storia. E mi parrà gran fatto se strappando 
all'obblio gran parte di quello che s'ignorava per le no- 
stre arti, e raddrizzando o agevolando il giudizio rispetto 
alle cose note, potrò vincere quell'ingiusto concetto in 
che si tengono comunemente le nostre scuole, e collo- 
care la nostra Liguria in quel grado che le compete 
verso le altre provincie italiane. Eziandio mi verrà op- 
portuno d' empiere un difetto che vuol riputarsi gravis- 
simo ne' libri addietro, recando in luce le cose nostre 
per quel che spetta ai magisteri accessorj : quali sareb- 
bero pei pittori la miniatura e l'intarsio, per la statuaria 
il cisello.ed il gitlo, per l'architettura la facoltà del fre- 
giare e le industrie dell'ingegnerò. Cose tutte che affatto 
nuove nella cognizione de' nostri, ci varranno ad un 
tempo non lieve giunta di lode nell'opinione dei fora- 
stieri. 

Ma qui sul conchiudere gioverà ch'io mi annunzi al 
lettore in riguardo di due condizioni, le quali ne' miei 
volumi, e in questi primi massimamente, saran per pa- 
rere insolite, e a taluni (che Dio non voglia) un cor- 
redo inutile per cose artistiche. Di qual forma si com- 
ponessero ne' secoli andati o le memorie degli artefici 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA XLI 

o le storio dell'arto, non è chi noi sappia: la fede degli 
avvenimenti, dello opere e delle date riposa tutta quanta 
nel testo dello scrittore. I documenti contemporanei sve- 
lati più tardi o per caso o per arto , convenne assai spesso 
che scemassero credenza al dettato. Mi sia lecito aggiungere 
che il linguaggio degli atti autentici riveste la narrazione 
di non so quale solennità, che mentre la fa più credibile 
lascia pure più soddisfatta la mente dei dotti. Ond' io 
della suppellettile raccolta nelle polverose carte de" nostri 
maggiori ho proposto di far copia a chi legge , ed in 
quelle occasioni e con quella misura eh' io stimerò con- 
veniente al valore delle cose che si raccontano. E ciò 
risponde al voto che ho fatto pocanzi ; conciossiachè dove 
alcuno s'invogli nel tempo avvenire di stendere in mi- 
glior forma ed in copia maggiore le materie ch J io prendo 
a trattare, non avrà mestieri di mettersi ad ingrate ri- 
cerche per quel tanto che la fortuna ha condotto in mie 
mani. E lascio stare che essendo molte di quelle scritture 
strettamente connesse alla storia , ne può derivare gra- 
dito pascolo a chi non vuol confinarsi nel campo dell'arte, 
ma gode spaziare anche in quello de" civili e politici avve- 
nimenti. Crederò poi di fare una giusta vendetta all'onore 
delle arti gentili , procacciando eh' esse abbiano ancora 
fra noi quel tesoro di testimonianze autentiche e sincro- 
ne, che posseggono da secoli, o consegnate in raccolte o 
interpolate nei testi, le istorie di diversa natura. 

Imperocché non mi pare uè .conforme a ragione, né 
profittevole al leggere, né onesto ad alcuna provincia 

Vol. I. — Pittura. 6 



XL1I DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

quello sceverare che in addietro s'è fatto le opere del- 
l'ingegno dalle vicende, dagl'istituti e dalle costumanze 
dei popoli. Prima , perchè siccome una compiuta istoria 
di qualsiasi gente non può scusarsi dall'additare ne' mo- 
numenti la misura della costoro civiltà ne' varj periodi 
del tempo, così non debbono i fasti dell'arte ricusare 
di stringersi al racconto delle pubbliche sorti, onde 
assai spesso tolgono cagione e sembianza. A sua volta il 
lettore, mentre si diletta nella descrizione delle opere e 
nella conoscenza degli artefici, gode di rapportarsi all'età 
loro, e di assistere ai casi , duranti i quali cotesti uo- 
mini vissero e questi esempj si produssero in luce. E 
talora in chi li commise non è minor gloria che ne- 
gli autori: onde paiono alcuna volta le "opere dell'arte 
nobilitarsi del nome di coloro che alla patria le procu- 
rarono. Egli è poi singolarmente a notare che le ragioni 
cronologiche e la serie de' fatti son validissimo argomento 
ai giudizj ; massime per quelle età che videro mutarsi il 
gusto e le pratiche del disegno, e altre forme cadere 
in dispregio, ed altre levarsi in onore. Ma dove lascio 
la varietà, eh' è mezzo così potente a far piacevole e 
desiderata qualsivoglia condizione di libri? Chi ardirebbe 
muovere parola d' accusa s' altri ripugnasse alla lettura 
di certe pagine , le quali per giovamento di dottrina arti- 
stica ci dan nudi cataloghi di nomi e di date ? di 
cert' altre dove in nulla apparisce l' uomo e ben poco 
l'artefice, e dove, rispetto ai lavori, non è serbato al- 
cun ordine d'anni, nessun raffronto, nessun grado di 



DISEGNO GENERALE DELL'OPERA. XL1II 

lode? Di tali difetti, comuni quasi ad ogni scrittore, ci 
rende ragione il troppo delle fatiche, indispensabili a 
fermare le date : alle quali non è scorta che basti , salvo 
l'accurata e paziente ricerca de' docu menti. E dicasi il 
somigliante di certi fatti e di certi particolari che feri- 
scono alle opere; i quali introdotti nella narrazione, gio- 
vano d'un modo ad illustrare la sustanza del libro, e a 
ricreare di tratto in tratto il lettore con piacevole alter- 
nativa di materie e di stili. 

Dalle cose finora discorse può il lettore argomentare 
di leggeri quel eh' io mi proponga nel dar forma ai pre- 
senti volumi. E queste ultime considerazioni vorrei che 
più specialmente si recassero a' primi, ove aggirandosi 
le Notizie sopra secoli più remoti dalla memoria comune, 
e più scarsi d'esempj, e più avvolti d'oscurità, abbiso- 
gnano d'industria maggiore per esser composte in pia- 
cevol' ordine e non troppo disforme da un racconto di 
storia. Nel trarre in aperto quel molto che ignorasi delle 
nostre arti , e rettificando ciò eh' io stimo erroneo in al- 
tre carte, è mio intendimento che insieme alle facoltà 
del disegno esercitate fra noi , ne prendano alcun lustro 
la Religione e la Patria , e se pure è sperabile s'accresca 
un poco nella presente generazione il pregio delle nostre 
antiche memorie. Sarà mia cura il cercare un mezzo fra 
due opposti ingegni di leggitori ; voglio dire di coloro ai 
quali aggrada la nuda cronaca, e di quegli altri che sti- 
mano lenta ed ingrata ogni istruzione se non entra ad 
agevolarla il diletto. Ai primi io mi lego per fede di non 



XUV DISEGNO GENERALE DELL'OPERA 

registrare opera eh' io non abbia veduta ed esaminata, né 
scriver date che non sien comprovate dagli atti, né pro- 
dur nuovi nomi ai quali falliscano testimonianze credibili. 
Che s' altro toglierò ad altre fonti meno sicure , lascerò 
a chi mi legge il sentenziare severamente. E come non 
può essere che in sì ardua materia si rinunzj del tutto 
alle induzioni e alle congetture , mi farò quanto posso 
guardingo perch' esse abbiano fondamento in alcuna cer^ 
tezza, e ad ogni modo terrò stile di chi dubita e si con- 
siglia, non di chi torce i fatti o li finge per accomodarli 
alle proprie opinioni. Sappiano i secondi, che senza con- 
cedere a quella licenza che fa romanzo di cose storiche, 
o supplisce co' voli della fantasia al difetto delle memo- 
rie o alla costanza dell'indagarle, m'ingegnerò nondi- 
meno di chiedere all' arte , alla storia , all' archeologia 
quanto basti a vincere nel loro concetto la necessaria a- 
ridità del mio tema. 

Con sì fatti propositi do mano al lavoro; persuaso fin 
d' ora di far cosa imperfetta e bisognosa d' altre cure e 
d'altro tempo, ma pago nell'animo d'aver poste le pri- 
me basi ad un'opera , che negletta da più secoli, è al- 
tamente richiesta dall' onore della nostra Liguria per 
tanti altri titoli grande ed illustre. 



SEZIONE PRIMA 

PITTURA 



CAPITOLO I. 



Introduzioni) — Se pittori greci operassero in Liguria — Monumenti di 
pittura bizantina e loro provenienza — I mestieri degli Spadai, de' Corazzai, 
de' Targonieri e de' Battifogli in Genova — Esempj di pittura latina innanzi al 
secolo XIV in città e nella provincia — Cospicue antichità in Savona — Di 
una tavola nel sobborgo di Lavagnola — Oscurità che avvolge le cose d'arte 
Savonesi , e loro importanza per la storia artistica della Liguria — Manfre- 
dino da Pistoia in Genova — Primi esordj della pittura ornativa nel Duecento. 



Lia Sacrosanta Religione di Cristo , discesa nel nostro 
mondo quand'erano più laide le usanze del gentilesimo, 
per vicenda continua di martirj e di trionfi, di persecuzioni 
e di glorie, trasformò a nuova vita lo spirito umano. E 
le arti che han vita dall'ingegno, e quelle massimamente 
che si dissero belle , seguitarono la nuova orma , rite- 
nendo soltanto da luogo a luogo non so quale carattere 
od impronta speciale de' popoli che più felicemente le 
avean professate in antico. Austere e magnifiche co' Bi- 
zantini, nipoti di Grecia che ne fu maestra all'uni verso, 
parvero schiette e affettuose negl' Italiani , eredi della 



4 PITTURA 

virtù latina e sortiti a rinnovarla con altra lingua. Se 
non che le diverse fattezze dell'arte costringeva a parer 
sorelle quella sembianza di sincera pietà che informa- 
vasi della fede evangelica : finche i vizj che germogliano 
dalla opulenza e col tempo trasmodano, tanto s' accreb- 
bero da rifarla pagana. 

Noi corriamo , in questa prima parte dell'opera nostra, 
l'età migliore dell'arte per ciò eh' è spirito e sentimento; 
la meno adulta quant" è d'artifizio. La nostra materia 
non esce i termini della Liguria ; e nondimeno fa cenno 
alle sorli comuni dell' ingegno Italiano. Procaccia anzi di 
far degna giustizia a questa provincia nobilissima ; la 
quale altri per cieca ignoranza , ed altri per dannosa pi- 
grizia , e taluni per miserabile invidia, fecero tarda e 
svogliata a seguire le discipline gentili. Quant' è degli er- 
rori, o finti o veri , che rimasero in Italia dal medio evo, 
in ciò solo gli scrittori ne furono liberali alla nostra Li- 
guria ; quasiché fra le terre della Penisola, essa sola sen- 
tisse dell'antica ignoranza senza aprir occhio a barlume 
di luce. Si perdonò lungamente al Vasari che derivasse 
le prime origini della pittura italiana dai Greci che cor- 
revano P Italia o vi prendevano stanza ; negandoci così 
ogni esercizio pittorico ne' secoli addietro, e facendoci 
scolari di gente straniera. A Genova si fece peggiore in- 
giuria, quando i primi a tenerne parola, e sovra ogni 
altro l'Anonimo postillatore della Matricola ( 1 ), mostrarono 

(1) V. il Codice M.S. nella Civica Biblioteca : L'Arte della Pittura. 



CAPITOLO I. H 

la nostra pittura non so ben dire se compagna o mancipio 
de' Bizantini. Pessimo torlo , nò superabile in avvenire , 
fu quello del Bcrlolotti, che fa i pittori in Genova figliuoli 
de' rotellarj e de' doratori, mestieri antichissimi, e li 
confina ad impiastrar le rotelle (V. Conlra il quale si 
levò giustamente il P. Spolorno, ma con più sdegno che 
senno; produsse il moderno a provare l'antico, non di- 
stinse il nostrano dal greco, non sceverò gli artieri da' 
veri artefici ( 2 . Nò il Serra provvide alla dignità della 
patria, acconciandosi a creder Genova in lutto priva di 
pittori, per ciò solo che questi non avessero leggi ad un 
tempo colle arti d'industria, e accattandole un po' di lode 
per via di giudizj difettivi e imprudenti i 3 ). Raffermare 



(1) Viaggio nella Liguria marittima. 

(2) V. Giornale Ligustico e Storia Letteraria della Liguria. 

(3) V. il Discorso 4.° in calce alla Storia dell'antica Liguria e di Genova. 
Giova il riferirne le parole testuali, perchè dettate con tanta franchezza da 
render credibile quel ch'hanno d'erroneo: « Indubitato (cosi il dotto pa- 
« trizio) è il seguente prospetto. Nel secolo XIII, al tempo della legale divi» 
« sioue delle arti, ben pochi pittori nazionali ci aveva (in Genova) o forse 
« niuno, giacché non si trovano in quella divisione compresi; nel secolo XIV 
« crebbero in numero, si aggregarono agli Scudai, e dettero opera a speciali 

• Statuti, che una supplica del 1481 qualifica per antichissimi. Nel quattro- 
« cento cominciò a fiorire una scuola pittorica , al cui esercizio si richiede- 
vi vano sett' anni continui di studio per esservi matricolato ; finalmente daU 
« l'anno 1475 al 1525 l'arte ebbe in Genova 83 pittori senza que' molti che 
« operavano iu Savona e nelle Riviere. Del merito loro non possiam giudi- 
« caie; pensiamo bensì che fossero in grande onore tenuti, veggendo nella 
« matricola i nomi di chiarissime famiglie, i Grimaldi, i Da Passano, i Calvi, 

• come nell'antica Roma fu il nome patrizio di Q. Fabio il pittore ». — E 

Voi, I. — Pittura. j 



PITTURA 

quel tanto che in ciascuno ha di vero , sgombrarne 
gli errori, drizzarne a buon segno le congetture, ag- 
grandirne le notizie , è argomento di questo primo ca- 
pitolo. 

E innanzi lutto , che i Greci tenessero il campo del- 
l' arte in Liguria, e che peggio è, non s'abbia Genova 
esempio di propria pittura ne' primi secoli dell'arte , mi 
par da negare ricisamente. E poiché il debito delle prove 
è in chi afferma , non sarà troppa audacia il contendere 
che pittori bizantini non professassero fra noi la pittura, 
sebbene del loro operare sussistano più esempj nelle 
nostre contrade. Ma qual ragione dovrem fare di questi, 
ove consti per fermo che ci furono recati di fuori, anzi 
da paesi lontani ? Né credo eh' altri vi possa aggiunger 
dipinto di qualche peso , del quale non si conosca l'ori- 
gine; tanto più, che le fortune dei tempi, o la stranezza 
delle imagini , o la solennità dei culti , ci conservarono 
memorie non dubbie dell'esser loro. A chi prende uffìzio 
di storico non è lecito il tacer di veruno, dacché il 
raffronto delle anticaglie le quali ci provennero dagli usi 
orientali è opportuno a mostrarci il divario delle cose che 
son nostre, e, se Dio voglia, non molto discoste fra loro 
negli anni. Che se la devozione de' popoli annoverò que' 



il Serra che vide gli Statuti e contò i nomi della matricola, non seppe le a- 
cerbe liti che un secolo appresso si agitarono per francare la pittura dalle arti 
ignobili , e non s'accorse che i cognomi da lui riferiti erano d'uomini fore- 
stieri, o non appartenenti alla nobiltà ? 



CAPITOLO 1. 7 

dipinti più tosto fra i prodigj della pietà che fra i 
monumenti dell'arte, consideri il lettore che il mio 
scritto riguarda a questi ultimi, e che gli esempj vi- 
sibili si possono sottopporre al giudizio degli occhi 
senza nocumento di quella fede che conforta e vivifica 
i cuori. 

Sovra tutti antichissimo è per avventura il Sudario 
coll'impronta di G. C. che in conto di gran reliquia tutta- 
via si conserva nella chiesa di s. Barlolommeo dì Multedo, 
già de' monaci Armeni, ora dell' Ordine barnabitico. Io 
lo conto fra le pitture guardando al principale dell'i- 
cone: come adorna ch'ella è di ciselli e trarricca di gemme 
e d'intagli, si dovrebbe consegnare a materia degli orafi. 
Ma tutti sanno che il prezioso quadretto fu dato dall' Im- 
peratore Galoianni in presente a Leonardo Montaldo poco 
oltre il 1360 per sue benemerenze nella spedizione di 
Romania : che questi sei tenne prima nascosto in sua 
casa con singolare pietà: che tocco di pestilenza mentre 
era Doge della Repubblica nel 1384 s'accordò cogli Ar- 
meni per mandarlo alla devozione dei posteri nella chiesa 
predetti. Io ne discorro a dilungo nel voi. 3.° della Guida 
di Genova, e non ommetto gli scritti autentici che han 
relazione col sacro deposito. Quivi ho pure accennato al 
sacrilego furto della imagine , commesso nel 1507 da 
certi monaci indettati dal Castellano di Luigi XII, con 
ineffabile rammarico di tutta Genova , che riavutala a 
prezzo di lagrime, e recatala processione nel Corpusdo- 
mini due anni appresso, la ripose in suo luogo con più 



8 P I TT UB A 

gelosa custodia - j \ We' caratteri della effigie è quasi un 
tipo dell'arte bizantina che precedette di breve tratto o 
seguì il mille: contorni duri, fattezze austere, ed un 
tingere che da natio gusto o per colpa delle tempere 
confina al perso. Certo è che fra noi, e difficilmente an- 
che altrove, non è imagine che meglio si vendichi di 
que' difetti , con corta grave schiettezza di forme , con 
certa divinità d'espressione che d'innanzi a quel volto ti 
rapiscono a contemplarla. E si potrebbe anche meglio se 
gran parte non ne celasse il malo vezzo d'un' età e di 
una gente che mettevano il pregio della materia nel 
luogo della bellezza. Dico che gli adornamenti delle gem- 
me e dell'oro, non contenti di ricingere la testa, volgono 
a profilarla rasente il volto; onde si cuoprono agli occhi 
le lunghe chiome e si affilali le barbe , con molto sca- 
pilo di morbidezza e di maestà. E cotale lo ritrassero p t- 



(1) I! voi. Diversorum 1509 nel nostro Archivio di Governo contiene tre atìi 
relativi alla solennità colla quale il S. Sudario fu restituito al suo luogo : 
e son decreti emanati dal R. Governatore Francesco di Rochechonard e dal 
Consiglio degli Anziani. Col primo , segnato del 27 marzo , si delibera clic 
quindi innanzi sia custodita la Reliquia sotto guardia di sette chiavi, e ven- 
gono delegati a tener queste, una per ciascuno, il Vicario Ducale, il Priore 
di S. Rartoloramco , ij sig. G. R. Lazagna , Raffaele di Monlaldo , Giannotto 
di Riparolio, Rattista Vivaldi e il nob. Giuliano Grimaldi, Col secondo, dalato 
del successilo 2S, se ne ordina l'estrazione dall'armadio delta S. Croce nella 
Sacrista di S. Lorenzo ove era slato provvisoriamente riposto, e si bandisce 
«ina processione pel lunedì 2 aprile per eseguire il trasferimento alla chiesa 
degli Armeni. Col terzo del giorno medesimo s'int'ma al Capitolo della Cat- 
tedra'e d'unirsi nel predetto giorno alla sacra pompa, alia quale interverreb- 
bero puro il Senato e il Regio Governatore. 



CAPITOLO I. 9 

tori non pochi e valenti: senza dire gl'innumerevoli in- 
tagli che ne corrono o per istima (Va i dotti o per re- 
ligione tra il volgo (*). 

D'un'allra icone, picciolctla d'un palmo e di larghezza 
un tal meno, si onorano quei di Rapallo nella Riviera 
orientale. Quel che può dirsene con verità , fu scoperta 
nel 1557 da un Giovanni Chighizola montanaro del vi- 



(1) A completare la serie dei documenti che riguardano al S. Sudario, produco 
testualmente la lettera che il Governo della Repubblica dinggeva al Re Cri- 
stianissimo implorandone la protezione all'oggetto di conseguirne il ricupero. 
Tale epistola è inedita, e fa parte del Libar Litterarum Bartholomei de Ss ■ 
harega, 1j08-1509 : 

Regi Christianissimo Domino Nostro 

• O Rex — Tanto humilementi che fare possiamo si ricomandiamo a la 
« Maestà Vostra — Ritrovandosi noi al presente in glande amaritudine di a- 
« nimo per lo nefando excesso facto per uno frate in questa vostra cita , a 
« quella humilementi recorremo per adiuto in la quale cossi come in tute le 
« altre cosse la nostra speranza posto havemo , cossi elio, i in questa Uno 
« tristo Religioso frate de l'ordine de li Armenii (per che cossi si appella la 
« religione sua) habilante nel convenuto (sic) o sia jesia di S. Bartolomeo apo- 
« slolo presso la cita da maligno spirito menato a li octo di del presente mese 
« furtivamenti (sceleragine grandej ha robalo quella nostra sanctissima e ve- 
li neranda reliquia del Sudario del nostro Signore lesu Christo insieme cuoi 
« lo pede de Io apostolo s. Bartholomeo et altre cosse per molti agni con 
« grande devotione e sunna veneratone di tutto questo popolo in la dieta 
« jesia guardati. Et per quanto havemo cognosciuto diete- frate è venulo a 
« la volla di Franza, ma havemo preso questo couforto primuin in Io adiuto 
« di Dio, et poi in la clementia di Vostra Maestà, che capitando in quelle 
« parte debia esser per qualche modo preso e restallato. 

« Sire, questo Sancto e devoto Su iario e quello chel Salvator nostro Christo 
« mandò a Abagaro re siando infermo in una terra che si domanda Edessa in la 
« regione di Parlhia, lo quale statim veduto recevete la sanità. Questo è quella 
« sanctissima reliquia in la quale tuto questo popolo vostro, tute le Rivcro et 



10 PITTURA 

cin Canevale, mentre spossato del cammino da Genova 
s' era adagialo a dormire nel luogo a punto ove sorge 
il Santuario. E insieme con questo, innalzato dalla pietà 
de' fedeli, la tavolina prodigiosa s'ebbe nome di N. D. 
di Montallegro, con facile versione dal vocabolo del monte 
che in antico domundavasi Leto. In sì povero spazio si 
contiene una quasi epopea del transito della Vergine; del 



« districto , et cossi ogni genovese che va per lo mondo ha in devotione e 
« fede, et cossi come reprcsenta la facia del nostro Signor Dio quando era 
u al mondo (del qualle cossa maior non si pò dare) cossi lo popolo non ha 
« cossa più veneranda in molo che quando a li tempi statuti de 1' anno si 
« mostra, è tanto lo concorso de la genie che lo va a vedere, che non sol uni 
« è pielosa e devota cossa, ma etiam quasi maravegliosa. Lo quale ha una fra- 
« tornita tra homini e donne de più de XXm. che tuti desirano et pregano 
« remedio. Questo è quel Sudario che gli antiqui nostri per molti beneficii 
« factiali imperatori constantinopolitani se meritarno di haverlo in compagnia 
« de altre sancte cosse da epsi imperatori, et per questo ne 6egue tanta af- 
« flictione e dolore a li cori nostri che non è persona chi non ne pianga chi 
« cum gli occhiichi cum lo core et meritamenti, né cossa più desideramo che 
« talle reliquia recuperare ; e quando noi recuperiamo diete sancte reliquie , 
« lo reputeremo haver havute da Vostra Christianissima Maestà , cossi corno 
« prima le havevamo havute da quelli Greci imperatori, e oltra li altri grandi 
« obligi che noi havemo a quella , questo anchora se ghe giongeià el quale 
« è sì grande che major noi sappiamo dire. E per tal causa humilmenti su- 
« plieamo la M. V. Chr. la quale e per nome e per effecto Christianissima 
« si apella, che a laude de Dio cujus causa agitur, a consolatione di questo 
« suo popolo si degni de voler comandar che sia misso ordine per tuto el 
« paese che tale tristo el quale se ha notitia essere in compagnia de un frato 
« de l'ordine de Cordeleri, sia preso, et lo cosso nostro restituito: de li quali 
« doi frati mandamo incluso li no;ni et contrassegni per meglio poter trovarli. 
« De questo havemo avertito li nostri ambassiatori, li quali se serano juncti 
« in Corte soleciterano la Maestà Vostra; quando a la recevuta di questo an- 
« cora juncti non fossono , di novo humilmenti la supplichiamo che si degni 



CAPITOLO I. 1 Ì 

tulio acconcia a mostrare non la sola ragione dei bizan- 
tini al dipingere, ma il lor giudizio a figurare le Ior pie 
tradizioni. Giace Maria sovresso una bara, solto la quale, 
e quanto corre Io spazzo, tutto è cosparso di fiori e di 
frondi per opera angelica. D'intorno allo slralo assistono 
quasi in collegio gli apostoli, e insigne fra gli altri Tom- 
maso che ostenta la sacra zona a lui spedita dal cielo 



« de connettere a qualcaduno che interca ne habbia qualche special cura et 
« Jiligcntia. Pregamo nostro Signor Dio the a quella daga longa e bona vita, 
« — Dat. Janue die XVII decembr. 15C7 — Li vostri fedelissimi subiecti 
« — Radvlphvs et Cohsiuvm ». 

Sono segnate della medesima data due altre lettere conformi nel senso : 
l'una al Card. Legato Apostolico in Francia , ove il ladro è qualificato per 
quidam frater Laurentius de Varixio : l'altra per istruttorie agli ambascia- 
tori , i quali erano Giovanni de Illice , V. Tortorino e Oberto Spinola. — È 
poi sottoscritta del 28 gennaio 1508 una seconda lettera al Re con nuove 
suppliche pel suddetto effetto, precedute dalla seguente dichiarazione — « Al 
« presente avisaimo la Maestà Vostra corno ritornando da Paris quello frate 
« de Cordeleri suo compagno ... ha lassato diete reliquie in mano del R. m ° 
« Archiepiscopo de Sons e stato delassato in Leone et confessato a tutto ad 
« plenum corno he andata la cossa et a istantia di chi e slata fatta ». Non 
può essere che dal riferito testo non nascano nella mente del lettore due ca- 
gioni di dubbio. L'una è dal leggere come i rappresentanti del Governo van- 
tino siccome donate alla Repubblica quelle rare devozioni; l'altra è il riserbo 
col quale si accenna agl'istigatori del furto. Quanto al primo g'overà il ricor- 
dare come il Montaldo, depositate le rimanenti reliquie nel Duomo, tenesse 
in sua casa il Sudario coperto d'altra imagine perchè fosse ignoto anche ai 
famigliari ; indizio di pietosa frode. Per l'altro farei gran caso di quel che 
narrano gli storici, e il Giustiniani in ispecie, sui recenti terrori che tenevano 
sospesa Genova in quegli anni , e sull'indole del Castellano, uomo efferato e 
crudele , e instancabile nel tribolare la città con ogni maniera d'ingiurie. — 
Trattano del Sudario in appositi libri il Calcagnino ed il Savonese P. Picconi 
dei Barnabiti. 



S2 PITTURA 

in testimonio della gloriosa assunzione. Ma il rito delle 
esequie è nel gesto di S. Dionisio , ritto in piedi all'un 
capo del letto come uomo che intuoni le salmodie; ana- 
cronismo visibile, ma pronto richiamo degli uffizj apo- 
stolici al ministerio sacerdotale. Neil' alto è la mistica 
Triade con tre facce in una sola persona, e diresti in at- 
tesa dell'anima eletta, che poco a dritta si rappresenta 
come pargoletta ravvolta in fasce. La fede de' viaggiatori 
che corsero le terre e le isole di Grecia, non lascia dub- 
bio che di consimili imagini non fosse copia per que' 
paesi. S'aggiunge che ne' secoli addietro n'ebbero i Greci 
un esempio del lutto eguale nella lor chiesa in Livorno. 
Ma queste note , e i giudizj della pittura dileguano in- 
nanzi alia fama dei miracoli, alla frequenza dei popoli 
e allo splendor delle sagre che festeggiano il quadro di 
Montallegro. Pur \' ha chi si spinse a rintracciarne le 
origini , se non divine , come del Sudario di Genova , 
nobili almeno e quasiché principesche, affaticando vana- 
mente la tradizione e Y istoria. E leggendo altri come i 
Genovesi del 1414 capitolassero con re Giano in Nicosia, 
s' ingegnarono a derivarla da Cipri : ed altri volgendosi 
colla memoria ai Giustiniani di Scio, non la conobbero 
altronde che da quest' isola. E forse in alcuna parte s'ap- 
posero : e la congettura avrebbe faccia di vero se alla 
condizione del luogo avessero aggiunto anche il come ed 
il quando. 

Di questi monumenti greco-cristiani , quant' è almeno 
dei nostri, s'è scritto poco, e quel poco con penosa in- 



CAPITOLO I. i3 

certezza , per iscaraa attenzione a ciò che narra fugge- 
volmente Mons. Giustiniani sotto il 1461, e ch'io m'a- 
dopero a raffermare con atti inediti. Certa nave condotta 
da Luciano de Marini approdava a Genova sulT uscir di 
quest'anno o sul cadere del precedente: che non consta 
a puntino. Avea salpato da Scio, e portava una suppel- 
lettile di libri, di sacre reliquie ed imagini, quivi spedite 
con affannosa cura dai Genovesi di Pera per sottrarle agli 
strazj del Turco, insolente dalia fresca vittoria. I Reg- 
gitori della Repubblica non prima il riseppero, che die- 
der' ordine a custodire quelle spoglie de' vinti; non pure 
per pietà di fratelli e per zelo di religione , ma ferma- 
mente (come i decreti appalesano) per rimandarle a' lor 
luoghi quando piacesse alla Provvidenza di rivendicare 
ai cristiani le mal tolte colonie W. Per certe difficoltà che 



(1) MCCCCLXl XXIII Jaxuaru 

ILustris Diluì Regius in Jauuu Gubersator et LocrMTEXEXs, et Mugni- 
ficuin Co.vsiljum Dominorum AxTt/woRUhi Conim. Janna in sufficienti et 
legittimi numero congregatimi: Scicntes nuper e Ch'io Januam doluto* fuissu 
super navi Luciani De Marinis quosdam libros nonnullaque alia qua ad 
omnium lemplorum loci Pere crani antequam Teucrorum (sic) rex lerram 
ipsam occupasse t, inlerque et calices et reliquie sani-tortini: et volentes da 
rebus ipsis diligeiitem curam habere, ut quando Deus dederit ptr Janucnses 
locum ipsum occupari, ea omnia sic diligenter custodita colouis suis reddi 
ac restituì possi, U prout cquum est: sicut cum instando, per quosdam olmi 
burgenses Fere requisilum fuit: orniti jure via modo et forma quii us melias 
potutrunt et possunt, deliberaverunt et decreverunt quod infruscripli nobiUt 
et egregti viri, lacobus de Bracollis Cancellarius, Lodisms do Cianci» oli in 
de Burgaro, K.Cuiuu» de Marinis, Benediclus Sulvaigus, Marcus do Amia et 
Ciuiraldus Spiatila curam hujus rei liabeant; quibus vìrluto presentisi escripti 
v(/i/ni/wuu,/i poiesialem dederttnl et dant } Ulani scilicet quam ì-psi III. D. 

>Vt. i. — 1 ITTORA.. S 



14 PITTURA 

pareano ostare al deposito, e per supplire allo spese del 
nolo, la Signoria supplicò al Papa ch'era Pio li; e alla 
relativa lettera io rimando il lettore al quale piacesse co- 
noscere fino ai minimi particolari del fatto CO. Il can- 

Regius Locumtenens et Consilium in predictis habcnt, colligcndi predicta 
et omnia alia cjusmodi ubicumque csscnt, ac compellendi et coereendi seti 
compclli et coerceri faciendi realiter et personaliter per quoscumque officiala 
et magistratus Communìs Janue ubi libet constilutos quamcumque personam 
pencs quam quicquid ipsarum rerum essct, ad illas corani cis presentandas: 
quibus seu parte earum sic collectis possint dictus Jacobus et College eas 
reponere in illis templis ubi eis melius videbitur. His tamen condì lionibus , 
priitìiim ut omnes persolvantur impense que per ipsos olim burgenscs in ipsis 
facte fucrunt: item 'ut per Priores et Magìstros templorum ipsorutn pcnes 
quos consignabuntur predicta, fideiussiones prcstentur de restituendo integra 
quecumque in eos perventa fucrint, quandocumque locum ipsum Pere occu- 
pavi continget. 

(dal Registro Diversorum — 1461 — Arch. Govcm.) 

Dal documento che segue si fa manifesto con quanta prontezza usassero i 
delegati dell'autorità loro attribuita dal soprascritto decreto: 

Die XXf Januarii 

— De mandato nobilium et egregiorum virorum Dominorum Jacobi de 
Bracellis, Lodisii de Francis, Nicolai de Marinis, Bencdicti Salvaigi, Marci de 
Auria et Guiraldi Spinulc officialium eie. electorum per III. D. Rcgium in 
Janua Locumtencntcni et M. Consilium DD. j4ntianorum super infrascriptis: 
Vos, Luciane de Marinis, date et consignate prcnominatis Marco et Guiral.lo 
nomine ipsorum officialium mox presenti mandato inspccto Vlas capsias duas 
et vegetes duas in quibus sunt libri et reliquie Sanctorum onerate in insula 
Chyi per ipsum Benediclum Salvaigum, omni excusatione cessante. 

(Dal Registro predetto) 

(1) Pio Pp. — Postca quam, Beatissime Pater et Domine nobis colendis~ 
sime , Costantinopoli s et Pera in ditionem regis turcorum redacte sunt , 
quidam oppidanorum Pere direptionem eclesiarum meluentes, sacrai rcliquias, 
calices , libros et pleraque alia suppellectilia in divinum usum dicata clam 
Chyum miserunt , unde nuper ad nos periata sunt. Eorum autem qui hec 
miterunt mens est ut tuto loco ad custodiam reponantur , arcepta caution* 



CAPITOLO I. 15 

celliere Jacopo Bracelli, Lodisio de Franchi, Nicolò de 
Marini , Benedetto Salvago ( a cui spese era il carico della 
nave) Marco D'Oria e Gherardo Spinola, furono com- 
messi a raccoglierle , ma fin dove il potessero non è ben 
chiaro. Leggo nel suddetto cronista che i Minori del Monte 
e i Domenicani di Castello ne tolsero alcune in deposito ; 
quelli in settembre, e questi non prima d'ottobre W* 

ut Perensibus restituantur sempercumque Deus dederil Pcram in Christia- 
norum dictio'iem rcdirc. Cui rei ut adhibcatur ea diligentia qua divinis ne- 
gotiis debctur , sex constituimus ciues fide et integritale conspicuos , quibus 
curam et arbitrium dcdimus lice ipsa rcponendi in illis eclesiis ubi tutius 
scrvari crcdantttr , librorumque fruclus major fulurus sit. FU narraverunt 
nobis, Fratres Minorcs et Prcdicatorcs pretendere non licere reponere apud 
alterimi Ordinem ea que altcrius fucrint, imo ncc apud regularcs que con- 
vnntualium fuissent. Ncc sì que sunt alte sub alio nomine celeste librorum 
et ejusmodi rerum inopes, fas esse volunt apud has quodeumque corum collo- 
cari, atque ita nefas ducuntea custodiri ubi utilius tutiusque custodir etitur. 
Acccdit et alia dubitatio : quod prò naulis aliisque itnpensis debentur aurei 
prope nonaginta, fueratque primo aliquis habitus de vendendis ex triginta 
aut circi er calicibus usque ad pretium horum LXXXX aureorum : de qua 
venditionc , ut sunt bonorum conscienUe subtimide , quidam adduci vix pos- 
sunt. Ut igilur detur his rebus ea custodia que melior tutiorque sit, ne li- 
bri prcscrtim male crediti inutiliter conscnescant , oramus S. V. dignelur 
his Officialibus arbitrium dare hec que dieta sunt iis locis rcponendi ubi tu- 
tius et utilius mansura credantur , et item eam pecuniam inde eliciendi , 
unde minore jactura licebit, ut sic non importunìtati petentium sed ulilitali 
rerum ac populi consulatur. Officialium hec sunt nomina : Jacobus de Bra- 
cellis, Ludovicus de Francis de Burgaro, Nicolaus de Marinis, Marcus de Au- 
ria , Benedictus Salvaigus et Guiraldus Spinula. Quod rcliquum est, nos 
Beatitudini Vestre omni tempore suppliccs eommendamus. — Data XIII 
februarii. — Ludovicus et Consilium. (Archiv. Govern. — Voi. Litterarum 
Jacobi Bracellii Cancellarti, 1460-61). 

(1) Dai relativi documenti per me rinvenuti nell' Archivio della Repubblica 
avverto uri secondo deposito frtio a S. M. d«l Monte dai Deputati il Te- 



16 PITTURA 

Un'imagine di N. D. panneggiata d'argento e arricchita 
di gioie, da notarsi in quest'ultima chiesa, vi giunse 
a pena in dicembre. Se tali indizj non bastano , si corra 
cogli occhi il decreto , che perseguendo que' sacri avan- 
zi dovunque si fossero , ci lascia intendere come ri an- 
dassero o trafugati o dispersi. E lo dichiarano con miglior 
voce le suppliche de' fuggiaschi da Pera menzionate nel 
testo medesimo; e più eli' altro il Salvago trascelto fra i 
delegati, eh' è quanto a dire che padrone del carico, non 
ebbe forza per sé da salvar que J cimelj. Monsign. Giu- 
stiniani fa cenno alle scritture autentiche di tali depositi : 
e a noi non par vano di riferire per disteso queir una 
che ha riguardo all' imagine bizantina che fu partita- 
mente consegnata ai Domenicani il 16 dicembre di quel- 



nerdì 6 novembre dell'anno medesimo, cioè . . . tabernacutum unum quo 
rcposilum est brachìum S Anne circunmunìtum auro ci argento, cstimalum 
l'nrarum cenlurn et octoginia, et pretcr id aliqwìs iusuper p muIos libros 
cstimatos librarum circiter viginti monete januansis ; della qual somma en- 
trava mallevadore pei Francescani il nobile Lulovieo Centurione. — Il primo 
deposito poi ai Domenicani di Castello porta la data del 1.° ottobre, e ricorda 
. . . partem quamiam volumiaum que ex Pera poslquam in dicionem Tur- 
rirum rechicla est Jmuam adoecla fuerunt, quo volumina capiuit numcrum 
librorum vigiliti quatluor estìmatorum librarum centum ac sexaginta sex et 
soldorum clcccm et octo: et rcliquias Sanc'orum qu.nsdam auro et argento 
circuirnujiitas cstimatas librarum qu tdringcntarum ac scpfuaginta septem et 
soldorum decem: que due summulc simul coniugete capiunt pretitnn libra- 
ìum srxredarum ci qu idraginta quatluor ac soldorum octo. Gli atti sovra 
allegali sono compresi nel voi. Diversorum , N. 82. — anno Ii6l. — Ag- 
g ungo por ogion d'esaltezzi che il primo deposito ai Frati del Monto di 
l'bri e di reliquie accennato ài Mons, Giustiniani fu rogato il 17 settembre 
appu-ìto. 



capitolo r. 17 

l'anno fl). Non panni poi strano che alcun altro in fu- 
ga da Pera, venendo da Scio pe' suoi traffici, ne serbasse 
qualcuna o in città o nel contado per devozione casa- 
linga. Quel ch'ho fermo, non vorrei faticarmi a cercare 
altra origine a sì fatti dipinti , quando le cronache e gli 
atti mi riescon sì certi. 

E più certa di tutte è la tavolina di S. M. di Castello* 
espressamente menzionata dal Giustiniani siccome affidata 
ai Religiosi del suo Ordine. Fin d' allora la collocarono 
all'altare dell'Assunzione, eh' è il secondo a man dritta, 
ma con altra cura che al presente non paia. La riposero 



(1) MCCCCLXl, die mercurii XVI decembris — Cum nobilcs et prestan- 
te! viri Jacobus de Bracellis , Luduvicus de Francis de Burgaro , Nicolaus 
de Ma.rin.is, Benedictus Silvaigus, Marcus de Auria et Guirardus Spintila, 
ufficiala ad id constituli , statuissent reponcre et sub nomine depositi et cu- 
stodie collocare in Conventu Fratrum Predicatorum S. Marie Castelli pic- 
turam «nani gloriosissime Virginis Marie argento elaboratam et quibusdam 
margaritis et anuli s cir:unmuiiitam que estimala est librarum ducentaruni 
el qninquaginta monete januensis : et ab ipsis Conventu et Fralribus pete- 
rentur promissiones el obligationes quod advenientc casu restitutionis ipsius 
picture faciende, ea cum ipsis margaritis el anulis piene et fidcliter rcstituere- 
tur: ldcirco prestantes viri Lucianus de Mocha et Antonius Justinianus quon- 
dam Jacobi et uterqueeorum prò dimidia parte ipsorum florenorum ducentorum 
monete januensis, promiserunt mi hi Jacobo Cancellario inferius nominato st.h 
pulanti et recipienti nomine ipsorum officialium ac populi et Comunitatis 
Pere, quod adveniente casu quo Pera oppidum in Christianorum dilionem 
redigatur, pictura sive imago ipsa libere et piene rcstituctur Comuni tati et 
populo Pere ad eonim simplicem petitionem sine ulta excusatione et contra- 
dictione : Alioquin ipsi Lucianus et Antonius solvent precium et estimalio- 
nem diete picture sive rerum in ea deficientium. Et ob eam causam obliga- 
verunt omnia bona sua mobilia et immobilia presentia et futura. (Diver- 
soruni ut supra, voi. 82 , anno 1461). 



18 PITTURA 

in alto sul frontespizio , quasi temendo che mano profana 
si levasse a rapirla. E come ciò non bastasse all'altrui 
religione, la fecero più preziosa a mirare , coprendola di 
due sportelli, che congiunti mostravano S. Luca nell'atto 
di ritrarre la Vergine , dischiusi due coppie d'angeli 
che alla loro Regina offerivano incensi C 1 ). Fu bel para- 
ragone tra la riverenza dovuta alle antichità e tra il di- 
letto che sempre conciliano le cose leggiadre; tanto ri- 
devano di grazia e movevano a tenerezza le imagini di 
quella teca. Intesi da chi le conobbe attribuirle al Viva- 
rini e da taluni raffrontarle all' Angelico , né mi offesi 
della sentenza riguardando all'età che le vide nascere. 
Ora il quadretto è poco men che ncgle to sui gradi, e 
scoperto ad ogni vista, e senza alcun segno che attesti 
i pregi del monumento. Onde m' è quasi soverchio (dac- 
ché ciascuno e ad ogni ora può farne giudizio) il ripe- 
tere le strane fogge della pittura, se già non debbo dir 
del disello, che salvo le mani e le teste tutto invade 
lo spazio. Mi sia però lecito il tornare al S. Luca del 
dittico, e ricordare a chi legge l'antica credenza del 
santo pittore. Vorrei pure compiangere la semplicità del 
Manni che scoperto in Firenze un dabben dipintore 
chiamato Luca, lo contrappose all'Evangelista, né il P. 
Spotorno , accusandolo di paralogismo , trovò bastatili 



(1) V. !' Illustrazione storica artistica ed epigrafica dell' antichissima 
chiesa di S. M. di Cmtello in Genova, del P. Raimondo Amedeo Vigna — 
Genova, presso Lirgi Nazario Lanata. 



CAPITOLO I 19 

ragioni a risolvere la lite. Queste innocue leggende 
si vogliono permettere al volgo sì come blandimento 
di pietà: si vuole concedere che tante degne pitture 
di quel soggetto rimangano in onore senza accusa di 
falsità, e che tante illustri accademie, siano antiche 
o moderne, mantengano il titolo e l'invocazione del 
Santo. Io per me ne trarrò un argomento non ozioso 
alla cognizione dell' arte : ed è questo , che il comune 
degli uomini , sempre credulo alle cose più strane , fu so- 
lito di recare a S. Luca quelle buie e torve rappresen- 
tanze dei bizantini. E stando in Liguria, non fu detto 
del santo Sudario perchè si volle impresso da Cristo me- 
desimo; ma r effigie di Montallegro e quest'altra di Ge- 
nova non andarono prive di sì bel titolo. E Madonna di 
S. Luca si nominò un altro quadro che han pure i Pre- 
dicatori a Castello nella lor sacristia, maggiore alle di- 
mensioni, ma d' ornati più povero : e certamente confor- 
me nelle impronte del rozzo pennello. Apprendo dal P. 
Vigna illustratore di quella basilica, che ne' tempi an- 
dati l'ebbero nella lor chiesa le vicine monache delle 
Grazie soppresse a principio del nostro secolo, e come 
fu grande la religione in che la tennero i cittadini, e 
grandissimo Y affetto che in atti e in parole ne dimostra- 
va la nostra Serafina d' amore , Cattarinetta de' Fieschi. 
Il qual nome mi ravvicina all'epoca del riferito deposito: 
e godo che il dotto scrittore consenta meco nel derivare 
la tavola da un paese e da una cagione non diversa 
dalle altre. Il trovarla in altra chiesa e d'altro Ordine 



W PITTURA 

monastico non dee fare difficoltà: quando la scelta de' 
luoghi, a chi ben legga il decreto, fu lasciata in arbi- 
trio dei deputati. 

Noterò a questo punto un altro esempio pregevolissimo 
che di greco pennello possiede Savona : città gentile , alla 
quale per debito di giustizia è serbata gran parte dei 
presenti volumi. È una picciola icone con mezza figura 
di S. Nicolò Mirense , non inlatta, ma pur rispettata dai 
secoli quanto basti a conoscerla e ad apprezzarla. E l'ap- 
prezzano i Savonesi, lodevolmente gelosi dei lor monu- 
menti; e dura l'imagine qual era in antico, sebbene in 
veduta e quasi dissi a credenza di tutti, sopra un altare 
della lor parrochia di S. Andrea. Possono ancora, con 
privilegio assai raro, ridirti il come ed il quando l'a- 
vessero, e raccontandolo accrescere un titolo alle innu- 
merevoli benemerenze del lor Vescovado. Se le reliquie 
che ho dette del culto cristiano in Oriente scamparono 
colla fuga, quest' una fu proprio strappata dalle fumanti 
rovine di Bisanzio e di mezzo alle stragi degl'infedeli; 
e forse di quel nulla che la offusca o la sfregia n' han 
più colpa le percosse e le fiamme che le vicende ed il 
tempo. Di negligenza non parlo ; dacché Y imagine , poi- 
ché fu salva , entrò fra i più cari tesori dei Conti Lascari , 
progenie imperiale, e rampollo di quo' Paleoioghi che 
agonizzarono col Cristianesimo sotto le scimitarre dell'Isla- 
mita. E vi rimase per quasi due secoli fino a Crisanto, 
arcivescovo di Lacedemona e pur egli dei Lascari; il 
quale venendo a morte in Roma, la legò per testamento 



CAPITOLO l. 21 

ad Alessandro Siri, Vescovo che fu poi di Savona, come 
al migliore de' proprj amici. Queste cose racconta uno 
scritto distinto del 1657 che il Siri fe J incidere in lastra 
di bronzo sul dietro dell'asse, fregiando ad un tempo il 
dipinto con rabeschi d'argento ad opera di cisello W. E 
quasi ad emulare (che certo fu un vincere) la pietosa 
larghezza del donatore, il buon Vescovo lascioìlo in re- 
taggio ad una chiesa, anzi ad una terra ben degna di 
possederlo. 

Così né questa pure fra le opere che sentono il bi- 
zantino può far fede di greci pittori che in Liguria ope- 
rassero o vi prendessero stanza. Né troppa potrebbe farne 
quell'altra ch'io serbo a finire il catalogo, e che sebben 
controversa nel giudizio degli archeologi, in questo solo 
gli ha consenzienti, eh' ella non debba tenersi per cosa 
nostra né lavorata fra noi. Intendo il Palliotto che si con- 
serva oggi nel Palazzo municipale , che fu in addietro 
presso il Magistrato dei PP. del Comune, e in età più 
lontana nel Sacrario di S. Lorenzo. E un tessuto di seta 
chermisina che sale per cinque palmi , e ne corre un 

(1) Jfaec est pcrvetus ae vera S. Nicolai Episcopi Myrensis icon, quae de 
Constanlìnopolitanis erepta ruinis, et inter cimelia Lascarum Imperialis fa- 
miliae virorum habita, ex testamento legata una cum S. Crucis particula 
Alexandro de Syris dono data fuit ab III. Crysanto Archiepiscopo Laccde- 
moniensi ex eadem Lascarea familia orto, quecum /tornae praefatus Alexander 
contractam familiarissime amicilìam ad extremum usque vitae tpiritum 
antiquo more coluit. Hujus ipse memor monumentutn hoc ex aere cudi 
et imaginem vermitulato argento caelari fecit anno saluti» Christiana? 
MDCXXXVII. 

Voi. t. — Pitto**." 9 



22 PLTTURA 

quindici in largo : venti istorie vi campeggiano di rica- 
mo, intrammezzate e distinte da croci ; e son g. sti di S. 
Lorenzo, di S. Sisto, di S. Ippolito. Se non che nel bel 
mezzo, e a sommo del campo, v'ha un gruppo di figure 
più grandi che pare volersene star solo ; v' ha una for- 
ma di tempio col Santo Diacono che invita ad entrare 
un principe ed una regina ammantati alla foggia impe- 
riale. Dichiara l'azione il seguente scritto : S. Lurenlius 
inducens altissimum Imperalorem Grecorum Dominum 
Mìchelem Ducam Angelum Comnenum Paleologum in 
Ecclesiam Januensem. 

E tal testo interpretato a dovere saria bastante a ces- 
sare le controversie ; ma in questo ci fu insidiosa la sto- 
ria, narrando di più signori e di più terre che s'obbli- 
garono di pallj alla nostra Repubblica. Tre per ogni anno 
ne promise Emanuele Comneno nel 1155, ed un quarto 
all'Arcivescovo: confermò la promessa nel 1218 Alessio 
Imperatore: la rinnovò similmente Michele Paleologo nel 
1261 ; e non parlo di quegli altri che s'ebbe o dovette 
aver Genova dalle vittorie sui Mori. Quindi le molte in- 
certezze e colle incertezze gli errori; e pessimo il mio, 
che mi trassi a quest'ultima fonte, contra gi'indizj del- 
l'epigrafe surriferita 0). Errarono parecchi altri, .stimando 

(1) V. la Guida artistica per la Città di Genova, voi 1. pag. 79. Da questo 
mio primo lavoro alla presente opera son corsi presso a cinque lustri: duranti 
i quali non ho perdonato a fatiche e a vigilie per approffondire viemmeglio 
quella materia che giovinetto avea tolto a trattare. La ricerca delle antiche 
scrittura infine ad oggi sepolte o non esplorate da alcuno, mi fece accorto di 



CAPITOLO I. 23 

nel pallio di Genova i tributi imperiali, senza badar 
bene a ciò che questi si fossero, o se i Bizantini abbiano 
inai tenute le convenzioni. Sta in fatto che tre amba- 
sciatori, un Grimaldi, un di Morta, un di Croce, in varie 
riprese ebbero a richiamarsi della mancata fede; né con- 
sta per modo veruno che ne sortissero effetti buoni. Sorge 
ancora il sospetto che i pallj menzionati nelle stipulazioni 
non fossero altrimenti coperture d'altari, ma drappi di 
stoffa preziosa, e talvolta trapunti d'oro (come accenna 
il deaurati del trattato di Ninfeo) quasi insegna d'onore 
o di sovranità. E a tutta prima fu creduto più savio chi 
contò il nostro pallio fra quelli dell'ultimo accordo, sem- 
brandone argomento sicuro il nome di Michele Paleologo 
che la scritta ci presenta a sì chiare note. In simile in- 
ganno incapparono i delegati del Comune , benché a 
schermirsi di un'alternativa pericolosa lo giudicassero re- 

molti errori in quel poco eh' altri dettò sui nostri monumenti , né fui tanto 
cicco o arrogante per non conoscere e confessare anche i miei. Laonde io 
pregherò chi mi legge a voler considerare ne' presenti volumi una quasi ara- 
meli la eh' io mi propongo delle passate inesattezze , con tanto di cura e di 
diligenza quanta possono prometterne i documenti ai quali vado conformando 
ogni linea del nuovo dettato. E basti quest'unica protesta perch'io non torni 
più volte sul medesimo tono sprecando parole e recando tedio al lettore. Che 
se a luogo a luogo sarà chi mi trovi diverso dalle cose notate ne' libri ad- 
dietro , non sarà si indiscreto che voglia accusarmi dì leggerezza o di sbada- 
taggine, ma vorrà perdonare a quella incertezza che sempre avvolge Io 
scrittore senza il valido presidio degli atti. Ben so che sì fatte dichiarazioni 
non potranno cadere fuorché sui fatti e sulle date e sulle congetture di tale 
o tal altro avvenimento od opera d'arte: che quanto ai giudizj del merito, 
e fors' anche degli autori, mi converrà temer meno l'imparziale sentenza del 
pubblico. 



24 ? itt un a 

liquià dei donativi o del Paleologo o del Comneno. Pe- 
rocché vuol notarsi che del 166£, pendendo tuttora il 
pallio (e a quel che pare negletto) ne' ripostiglj del Duomo, 
venne in pensiero al Magistrato dei Padri d* allogarlo 
più onestamente e d'indagarne l'origine; e commi- 
sero prima al doppio uffìzio i sigli. Giambattista Doria ed 
Oberto della Torre, indi il medesimo Oberto con Tobia 
Negrone. CD Costoro indugiatisi nell' opera quanto volse 
tra il Giugno e. il Gennaio , finalmente proposero di cu- 
stodirlo nella Camera slessa de' PP: e 1' onorarono di 
lapide, oscura e lunga, ov'era espresso il suddetto giudizio; 
lauto è vero che a trovar la certezza non soccorrevano 
uè antiche né moderne scritture. 

In lai luogo ed in tale assetto lo vide il Serra storio- 
grafo , tuttoché un'altra volta trascurato per andare di 
più che un secolo e mezzo; e giustamente dolendosi che 
nessuno , o forastiero o nostrano , avesse lolla la cura 



il Attcstano questi fatti due documenti recati in luce dal benemerito cav. 
Giuseppe Rancherò, ed estratti nel civico archivio dal fogliazzo delle Prati- 
che Pubbliche che corre dal 1662 al 1689: 

1. — « 1662 — Giugno, 6 — Li m. Illustri Signori Gio Batta Doria e 

* Oberto Della Torre facciano riporre in quel miglior modo che stimeranno 
« il Palio che resta nella Sacristia di S. Lorenzo con poca cura, acciò non si 

• perda la memoria di esso avuto in dono da un Imperator Greco, e procu- 
« rino ancora di averne dell'origine sua quelle notizie che si potranno • — 
Ita decrctum per 111. Dominos Patres Communis ad calculos. 

2. = « 1665 — Gennaro, 15 = Li in. Illustri Signori Tobia Negrone 
« e Oberto Delta Torre faccino riporro detto Palio nella presento Camera io 
« quel luogo che meglio le parrà » — Ita dtcretum per prefatum III. Ma- 
(/istratum ad calculos. 



CAPITOLO I. 23 

d' illustrarlo per libri , ne prese egli il carico , e dettò 
un discorso che fu letto all'Accademia di scienze, lettere 
ed arti in Genova nel 1810 CU. E a lui convien cedere 
d' autorità : con questa lode per giunta , di non essersi 
lascialo prendere ai termini della iscrizione; gran pericolo 
pei meno accorti. Ma il grave patrizio , considerando 
le qualità del lavoro , e la Coppia Imperiale figurata ad 
onore nel pallio e intromessa dal Santo Levita nella 
chiesa di Genova, e il titolo d'Imperator Greco attribuito 
al Paleologo dove i Bizantini solean dirsi Romani, dubitò 
che quel ricco arnese fosse opera dei Genovesi di Pera, 
e al tutto se ne persuase attingendo alla storia che questo 
Principe fu cortese d' una visita solenne alla chiesa di 
Pera, onde i coloni ebbero a far festa e tripudio mara- 
viglioso. A creder nostro è sì felice la congettura , da 
troncare anche il dubbio. E come a cose trovate è faci- 
lissimo aggiungere , così m' è in pronto alcun di più a 
confermare la giudiziosa sentenza. E noterei sovrattutto che 
la pia Unzione dell'ingresso alla chiesa, quanto conviene 
alla detta visita recata in quegli anni ad ispirazione cele- 
ste, tanto disconverrebbe a tributi di principe verso potente 
repubblica. E gli scritti di lingua latina che distinguono 
le storie, e la forma de' caratteri a mezzo gotici , paiono 
escludere e fattura e costumanza di greci. In altre cose 



(1) Questo Discorso fu pubblicato dal cav. Bclgrano nel suo volume ohe ha 
titolo: Della vita e delle opere del march. Gerolamo Serra — Memorie sto- 
rico-critiche — Genova eo' tipi del R. I. da' Sordo-muti, 1859, 



^6 r i t t u n a 

poi non m' è dato di consentire coll'esimio scrittore. Che 
la chiesa de' nostri coloni s'intitolasse da S. Lorenzo, è 
un supposto del lutto suo : ben so dal Varagine che di 
que' giorni (cioè tra il 1270 e l' 80) ella era surta sotto 
l' invocazione di S. Michele, e s'ha memoria del primo 
Rettore che da questo Arcivescovo fu eletto ad uffiziarla. 
E che un tal titolo procedesse da gratitudine verso l'il- 
lustre visitatore , non parrà congettura spregevole ; né 
pur quest' altra , che le croci disseminate nel pallio ac- 
cennino al rito della consecrazione. Da ultimo, il S. Lorenzo 
e l' Ecclesiam Januensem , sono in quell' opera a ram- 
mentarci come i Genovesi, benché diffusi per lontane colonie, 
non cessassero di riguardare alla chiesa matrice non 
altrimenti che affezionati figliuoli. 

Restano le cagioni che mandassero a Genova il pallio. 
Io non so come il Serra , così franco a liberarsi dalle 
vecchie opinioni , non ardisse da quella altresì che lo dà 
per un dono. Non fa egli che trasportarlo dai Principi 
agli abitanti della colonia; e più da poeta che da buon critico, 
va imaginando le gioie del nostro popolo nel ricevere il 
donativo e la lor meraviglia in fissarsi nel bel lavoro. Chi 
ha rovistato negli atti antichi , non vorrà credere che gli 
artifizj dell' ago fossero tanto nuovi . fra noi da lasciar 
luogo a sì fatto stupore. Di che a miglior tempo. Ma 
crolla a sua volta il concetto che il pallio fosse ordinato 
e poi tosto spedito come presente alla Cattedrale di Genova: 
perocché su qual base si regge ? Havvene indizio per 
avventura (che pur dovrebb' essere) negli scritti che 



CAPITOLO I. 27 

azzeppano il drappo ? Che se nel presumere dee preva- 
lere quel giudizio che muove dai falli, perchè non diremo 
che scampasse anche queslo dai rovesci di Pera? Là dove 
io mi figuro a buon drillo che si tenesse in gran pregio, 
non lanto pel magistero come per la significazione del- 
l' opera. Rimetto all' erudito Discorso chi fosse vago di 
più larghe nozioni o di conoscere i tratti e il composto 
e le forme delle figure , conformi del resto alla rozza 
maniera de' Greci , od anche se vuoi degP Italiani dove 
più si mescolarono ai bizantini. Con maggiore affetto 
m' incalza il mio tema , il quale cerca alcuna traccia in 
Liguria di pittura che paia nostra: contento d' aver mo- 
strata la greca o lontana da noi , o fra noi così povera 
da non lasciare alcun vestigio nei posteri ( 1l . 

Qui da noi , non dilicature di corte , non isfoggio di 
lascive ricchezze fra sottili artifizj o violenti usurpa- 
zioni di regno ; ma libertà nuova e animosa , e con 
essa arti austere e industriosa virtù di popolo. Né senza 
ragione gli arnesi di guerra esercitavano in que' secoli 
1' infaticalo operaio più che la tavolozza i maestri del 
disegno ; e spadai e corazzai e scudai prevalevano ai 
pittori e di numero e di fortuna. Le più frequenti con- 
trade della citlà rimbombavano delle stridenti officine , 
raccolte quasi in collegio cicoplico , ove si tempravano 
usberghi, o si saldavan rotelle, o si affilavano spade contra 

(1) II documento che noi riportiamo per appendice in fine del presente 
capitolo , potrà persuadere il lettore che alcun altro esempio dell' arte greca 
tede-vasi anticamente nel sacrario del nostro Duomo. 



t$ P 1 T T u a A 

1' emula Pisa o a danno degli odiosi Califfi. E il nome 
de' lor mestieri fu quale io il rapporto, benché talvolta, 
o da tempo a tempo, promiscue le opere. Coraccrius (scrive 
un atto del 1504 ) idest qui facìt coracias ferrcas ; ma 
un altro del 1457 soggiunge che coirassarii dicebantur 
venditores celatarum seu coirassarum et aliorum armorum. 
— Più lontana antichità si vendicano nelle pubbliche 
carte i fabbricatori di spade ; mostrano anzi i loro sta- 
tuti fin del 1289 col titolo Capilula arlis Spaeriorum, e 
una filatessa di nomi nella loro matricola. Né ci nascondono 
la lor prima dimora che fu Soziglia , alla quale rimase 
alcun tempo 1' aggiunto di Spatarie veteris, come afferma 
una scritta del 1374 in notaro Caito, dopo che traslocarono 
l' officina e Y appellativo nelle contrade di Canneto in 
vicinanza del Duomo. — Gli scudai, o tarconieri, o ro- 
tellai (secondo la forma de' lor lavori) ebbero più ferma 
stanza nel declivio de* Carmadini che da S. Lorenzo 
scendeva a Campetto , mercato degli orafi : e tanto 
poterono per esser molti e fiorenti che la strada se ne 
chiamò Scutaria. Quivi me gli addila fin del 1245 un 
Anselmo Feta , patteggiando con parecchi di loro la con- 
segna di scudi catalaneschi e di targhe e di rotelle e 
d' altri scudi alla foggia di Pisa, per 1' uso della guerra 
che s' agitava contra Federigo e i Pisani C 1 ). Sei anni 

(1) 1245 Sept. 7 — Anselmns Feta promittit diversi* seutariis quod accì- 
piet et ipsi consignabunt usque ad quinque annos scutos catalanesco* et seutos 
pisanos de puneta, et targias plana: et distensas, et rotella» ponctutas, 
durante guerra presenti; tt yro quaìibet duodena scutorum catalanescorum 



CAPITOLO I. 29 

appresso un lai Mostino scudaio si obbliga a Guglielmo 
della Torre di fornirgli venti paia d'armature, non esclusi 
gli elmetti con Ior visiera graticolala , e le targhe alla 
pavese. 0) Ed io non ho esempio d' alcuna stipulazione 
con uomini di sì fatto mestiere ove sia scritta altra data 
di luogo. E sebbene intorno ad un'età medesima prenda 
nome la via talvolta dai Carmatlini che avean possessioni 
vicin di Soziglia , e tal' altra dai Doria che spaziavano 
tra S. Matteo ed il Duomo (® , nondimeno il vocabolo 
degli scudai par sempre comune e principale negli atti. 
Senz' altro aggiunto è menzionata sotto il 1303 in un 
rogito d' Ambrogio di Rapallo, mediante il quale un Gior- 
dano scutario, nativo di quella terra, promette di ristorare 
taluni di male toilette per conseguirne dall'Arcivescovo la 
salutar penitenza ( 3 ). E se ciò non bastasse, un altro 



L. 14, prò qualibet duodena scutorum pìsanorum de puncla L. 11, et prò 
qualibet duodena targiarum planarum distensarum L. 19, et prò qualibet 
duodena rotellarum ponctutarum L. 12. (Fogliazzo dei Not. — Bibl. Civ.) 

(1) — 1251 10 Nov. — Mustinus Scùlarius promittit Guiliclmo de Ture 
facere eì paria 20 armorum cum capellinis, scilicet 10 eum targiit catalane- 
schis, et 10 cum targiis papicnsibus, et capellinas cum grate, pìctat et furnitas 
de omne labore L. 10 prò pario. fFogl. in Not. Bartoloaameo do Fornari). 

(2) — 1467 4 Sept. — Aclum Janue in contrata Scutarie, sive nobilium 
de àuria (Fogliazto in Oberto Foglietta)— E nel Notaro stesso 6otto il 1484: 
Contrata Scuterie seu de Carmadino. 

(3) — 1303 8 Aprii. — Jordanu9 de Rapallo scutarius promittit presbitero 
Oberto ejus penitentiario recipienti nomine D. Archiepiscopi Janue solvere 
quatititates infrascriptas infrascriplis personis, sine qua promissione dalurus 
ei non fuisset pcnitenliam peccatorum suorum, quia diete quaatitalet erant 
injuste ablate, et eas distribuere debebit prout melius videbitur; — Actum 
domi dicti Jordani in contrata Scutarie — Ibi fìtti dicti Jordani fideiussores. 

Pittura. — Voi,. I. 10 



30 PITTURA 

per atto ci dà filo le tracce della contrada in quel corto 
discendere di Scurreria eh' oggi diciamo la Vecchia , le 
cui case danno appunto le spalle al chiostro de' RR. 
Canonici della Metropolitana , del quale è memoria nella 
polizza eh' io reco in calce l 1 ). 

Contemporanei a costoro s' incontrano i Batti fogli , e 
prossimi fors' anche d' abitazione , come dice 1' attiguo 
vicolo al quale dan nome tuttora gì' Indoratori. Vero è 
che il dorar fregi o il campir d' oro le tavole fu parte 
dei dipintori ; ma il vapularlo a sottigliezza di foglie fu 
proprio d'uomini ch'ebber leggi e matricola fin dal 1248, 
eh* è quanto a dire dai primi statuti imposti ai collegj 
delle arti (V . Quanti se ne leggano ne' nostri archivj , 
non è mestieri eh' io il dica : e veramente non doveano 
esser pochi ov' era tanto lavorìo d' armature e d' insegne 
guerresche. Sui palvesi , sui brocchieri , sugli elmi sfa- 
villavano d' oro o le imprese o i pensieri o gli affetti 
del cavaliero, od espressi per lettere o segnati per simboli. 
Indi una quasi necessità che anche l' arte del pingere si 
mescolasse colle predette. E abbondano testimonj certi a 
provarlo. Per contratto in Parodino da Sestri datato del 
soprascritto anno s i Consoli di Parodi danno a colorire 



(1) — 1350 25 Febr. — Canonici S. Laurentii locant domum diete Ecclesie 
positam Janne in eontrala Maddalene: item aliam domum in contrata Soli- 
tarie, cui coheret retro Claustrum diete Ecclesie. (Fogl. ut supra) 

(2) Questo era il lor titolo — 1248 23 Sept. — Quedam Capitula artit 
Battifoliorum faota per Consules et alios diete artis, quorum nomina ibi 
eunt descripta. (Richeri — Pandette notarili). 



CAPITOLO I. 31 

di vermiglio e di giallo cento paia d'armature ad un Ge- 
rardo scnz' altro cognome (*)■. La frequenza delle opere 
avea pur suscitala fra noi l' industria d' ammannire le 
tinte che si traggono dai metalli per chimica ( 2 ) . Ond'ò 
che la pratica del colorire gli scudi tolse nome partico- 
lare, e a sua volta si ridusse in collegio, e si estese ad 
ogni opera sulla quale accadesse menar di tinte o 
sfoggiare di dorature. Nelle liste più antiche de' Consoli si 
veggono accoppiati un tarconiere (che tali si nominavano) 
e un dipintore, distinti in margine del proprio attributo. 
Quel eh' è de' pittori scudai , saliron' essi in tal credito, 
che si vollero mallevadori per legge della bontà degli 
scudi ; come il magistero più nobile dovesse vegliar sul 
minore. Debbo tal giunta alla cortesia del Belgrano, 
che T attinse da un codice posseduto dal chiaro giure- 
consulto Em. Ageno: pictor scutarius (così la legge eh' è 
del 1402) . . . non pingat . . . aliquod scutum vel 
rotei lem causa vendendi . . . nisi sit bona et inchoirata 
cono grosso inlus et extra. 

Sceverate in tal guisa le meccaniche del pennello dal- 
l' arte del disegnare e del pinger figure, potremo dolerci 
a maggior dritto del Bertololti e degli altri che le han 
confuse nella peggiore sentenza. Accettabile è 1' opinione 



(i) — 1248 11 Aprii. — Cunsules de Palodo promittunt Girardo pinctori 
et tradere 100 paria armorum causa ea pingendi de jalno et vermilìo sicut 
constitutum est a Communi Janue — (Fogl. citato) 

(2) 1314 9 octobr. — Beltramis de Paxano faber et alti faciunt $imul 89-> 
cietatem de arie faciendi cìnaprium. (Fogl. citalo) 



32 PITTURA 

del Serra: W che le occasioni dell' operare , la vicinanza 
delle officine e Y affinità de' lavori conducessero i varj 
maestri a stringersi più tardi in un sol corpo e sotto 
una regola sola. Ma fa meraviglia come il gravissimo 
istorico mandi con sì piena fiducia al Soprani , all' ab. 
Lanzi ed al P. Spotorno chi vuol conoscere appieno la 
storia delle arti liberali in Liguria. Il primo sospettò 
appena che avessimo un' arte innanzi al secolo XYI , e 
il secondo gli si credè ciecamente ; vide il terzo trape- 
lare la verità , ma fu contento a guardarla di fuori. 
Nessun di loro ha recalo in aperto come ai tempi che 
precedettero, fosse in Liguria un esercizio pittorico, di- 
pendente da leggi, continuatore dell'arte antica, promiscuo 
e libero fra Genovesi ed estranei. Doveasi badare che 
1' appellativo di pictor e il verbale del pingere ricorrono 
ai primi secoli della nostra Repubblica, e si leggono assai 
prima che il traffico degli scudi chiamasse in suo ajuto 
i pennelli e le tinte. Non istarò ad allegare un Guiffrkdo 
già prodotto dallo Spotorno sotto il 1203 (•); né manco 
un Pasquale che mi occorre negli atti di Lanfranco No- 
taio colla data medesima ( 8 ) . Sì fatti nomi, non avvalorati 



(1) V. il Discorso 4. citato più sopra, nella Storia dell'aulica Liguria e di 
Genova. — Voi. 4. pag. 244 — Edizioue di Capolugo 1855. 

(2) 1203 9 Mari. — GuifrcdLs pictur quittat IViliclmum Sardtna Beche- 
rium et IViliclmum Sardella de Mari. 

(Togl. Not. Voi. 1. fol. 154.) 
(5) 1203 15 Aug. — Pascalis pictor — Aduni in Cattelleto suptus S. 
Honoratum. (Fogl. id.) 



CAPITOLO I. 33 

dalle opere , posson gradire all' archeologo, non possono 
agli studiosi dell'arte. Confina al lepido la facilità dello 
Spolorno , che d' un capriccio segnato a penna in un 
foglio volante, fece un monumento di pittura al dodi- 
cesimo secolo l*\ 



(I) Questo schizzercllo o<l embrione di banderuola, non molto migliore di 
quel che farebbe un bambino, è riprodotto nel fogliazzo dei notai-i colta se- 
guente ilicbiarazione del Riehcri che compilò quei volumi: In una pagella 
libro non alligata est pietum sequens flabcllum cum hisce ear minibus: 
Mota, meo (latu, plusquam lupus oris hialit 
Mordax pcllit oves, fugo muscas, follo calores. 

Tal postilla segue ad un atto del 1156; ma chi può dire che un foglietto 
incluso a ventura nei rogiti debba ascriversi a quella data ? Ma quando fosse, 
egli è pure evidente ehe quei miseri tratti o di colore o di penna non erano 
che a pretesto di metter fuori i due versi leonini, che a un beli' umore di 
quei tempi non disdicono punto. Di cotali e di altri simili bizzaric , 
(comò io credo) dogli amanuensi non ò raro il trovarne a chi svolge le carte 
antiche. 

Fra i dipinti poi del XIII secolo il P. Spotorno annovera la Madonna, della 
Tosse presto il monastero dei SS. Giacomo e Filippo, e adduce in prova la 
iscrizione murata sovresso l'imagino. Soggiunge poi che l'antica tavola col- 
locata in quella nicchia per cura di G. B. Spinola, cui dispiaceva the 'l'es- 
sersi atterrato il muro, dove prima si onorava la sacra effigie, fosse ca- 
gione che la B. tergine perdesse il cullo primiero, più non si trova. Dac- 
ché questi ultimi anni addietro hanno il vanto di aver distrutta la nicchia e 
disperso il quadro, non dovremmo noi nella nostra opera far cenuo del mo- 
numento. Ma come non debbonsi patire gli errori nò pel passato né pel pre- 
sente, così ci par debito di rettificare in ogni lor punto le parole dell'eru- 
dito scrittore. (V. Stor. Letter. Voi. 1, pag. 297). E prima fu incauto ih 
desumere l'epoca della pittura dai termini della epigrafe che diceva» così: 
Hoc opus fecit fieri Ioannes de Promontorio q. lacobi : MCCXXIV. È 
cosa nota che quella lapido teneva memoria di una cappella eretta e dedicata 
nel 1224 a S. Pellegrino dal detto Giovanni di Promontorio; la qual lapide fu 
incastrata nel muro esterno del nuovo monastero fondato sull'area ehe coo>- 



34 PITTURA 

Veramente ad onorare la storia artistica d'un popolo, 
massime nelle età più remote , meglio varrebbero i mo- 
numenti che i nomi. Ed io non so come agli occhi 
d J ognuno sfuggisse queir altra Madonna colorita sul fresco 
sopra la porta di S. M. d' Albaro, chiesa già un tempo 
de* Mortuariensi , ora abbazia gentilizia. Sappiamo che 
Simon Muscola, nome chiaro ne' fasti consolari di Genova, 
T alzò dai fondamenti nel 1172 pei Canonici Regolari di 
S. Croce : e un marmo tuttora leggibile accenna alla 
sepoltura che v'ebbero nel 1174 Angelerio di Camilla e 



prendeva la predelta cappella rovinata per cagion della fabbrica. Fu poi mu- 
rata al dissopra della iroaginc di N. D. , forse per assicurarla di vita più 
lunga; ma l'icone di cui parliamo non avea di comune con essa fuorché il 
luogp. A raddrizzare i cencetti dello Spotorno, gioverà seguir gli atti che mi 
vennero scoperti in proposito di tal dipinto, escludendo fin d'ora la mal fon- 
dala testimonianza in favore del tredicesimo secolo. Questa tavola di N. D. 
della Tosse, il cui titolo dura anche oggi ad una prossima salita, esisteva 
prima del 1520 affìxa in muro Prati Arcuum existens extra muros Ianue 
propc vium publicam, e propriamente sul piano che radendo l'attuale Acqua- 
sola scende per leggero declivio alla Porta chiamata anch' essa ab antico ed 
anch'oggi degli Archi. Demolito per pubblico decreto quel muro, ai 18 otto- 
bre del 1530 fu commesso ai PP. del Comune di trasferire in luogo onesto 
l'imaginc; come può vedersi nel Manuale Decretorum F. B, C. n. 207 nell'Ar- 
chivio dell'antica Repubblica. Ma le cure dei Padri rimasero senza effetto 
per anni nou pochi, credo per richiami delle monache, le quali in proposito 
del collocarla discordavano dal voto dei cittadini, o dirò meglio di coloro 
che avean possessioni contermini al muro atterrato. A capo di costoro si 
era messo Battista Spinola; e la cosa andò sì oltre, che nel 1523 ai 7 di 
giugno il Consiglio degli Anziani presieduto da Teodoro Trivulzio R. Gover- 
natore, in contradditorio di Battista Spinola o di Fra Bartolommeo Bulgaro 
Domenicano e mandatario delle Suore, emanò sentenza favorevole a quest'ul- 
time, ordinando quod Majestas ipsa in muro dicti monattcrii amplius collo- 



capitolo r. 35 

sua moglie. Il dipinto è offeso in gran parie e pressoché 
consunto dagli anni; pur nondimeno rimangono tracce per 
ascriverlo a quella età, e direi che il confermi l'architettura 
che lo accerchia, contemporanea fuor di dubbio alle fonda- 
zioni. Del resto se il pregevole autore della Storia Letteraria 
nelle notizie del disegno non ci ammaestra con acutezza di 
critico, e' impone gratitudine per questi tempi con diligenza 
d'annotatore; tantoché scusandomi dell'ordine e de' giudizj 
ch'ei tiene da luogo a luogo, mi giova nulladimeno osser- 
varne le orme , e se mi fia dato avanzarle d' un passo. 



cari non debcat, sed loco ipsiut muri ipsam honorificc reponcndam et cello- 
candam alio loco, scilicet in eo angulo seu parte diete aecclesie contigua 
muro. (Archiv. Govern. — Divcrsorum — Voi. 215 — 1528-29.) Cor» un 
altro anno e più mesi di giunta, ostinandosi pure Io Spinola e i suoi consorti 
perchè l'imagine avesse luogo sul muro esterno che fiancheggia la pubblica 
strada: finche il 18 ottobre del 1529 per atto rogato dal not. Bernard© 6ra- 
ncllo, le Suore consentirono al desiderio altrui, con queste clausole principal- 
mente: che tale affissione non pregiudicasse i lor dritti sulla libera proprietà 
di quel «auro, che la nicchia non oltrepassasse le pure dimensioni del quadro, 
e che dove per sopravvegnenti miracoli o per altra cagione provenissero li- 
mosino di persone fedeli, andassero tutte quante in benefizio del monastero. 
L' atto è leggibile nei rogiti del suddetto notaio , e finisce di questo tenore : 
Actum Ianue in Ecclesia SS. Iacobi et Philippi de Irchis extra muros 
lanue, existentibus dicti$ monialibus ad quamdani cratem ferream intra 
clausuram dicli moìiasterii porrigentem in dieta Ecclesia , sub anno a na- 
tivitate Domini millesimo quingentesimo vigesimo nono, lndictione II se- 
cundum Ianue cursum , die Lune decima octava mensis octobris in vespe- 
ris , presentibus ibidem spectabìli arlium et medicine doctore D. Ioanne 
De Nigro phixico et Ioanne Balestra q. Iacobi testibus ad premissa voca-. 
tis et rogatis — Assai meno decreti abbisognarono all'età nostra per tòrci 
dagli occhi un dipinto, se non del 1S secolo, fuor di dubbio antichissimo, o 
per le cose narrate monumentale ed istorico. 



36 PITTURA 

Le antichità più lontane , e però più preziose , della 
nostra pittura si deon cercare per le terre della provin- 
cia ; o sia che le imagini della pietà più tosto si formino 
o più tardi si distruggano ove è meno tumulto di faccende 
e di cure. Né dobbiamo dimenticarci che quanto resta di 
antichissime tavole , sono eredità di santuarj , dove il 
lucrare si terrebbe per sacrilegio , e dove il conservare 
una sacra effigie è caso di severa coscienza. Così in Ba- 
cezia , picciol luogo del chiavarese , è guardato gelosa- 
mente un quadretto di N. D. col Putto che le tradizioni 
antepongono al mille , né v' ha ragione al discredere , 
quantunque i restauri lo travisino molto. Fu notato da 
persone dell' arte , che malgrado i caratteri di rozzezza 
inseparabili da sì barbara età , le sembianze de' volti , 
le movenze dei corpi , il cadere dei panni, mostrano certa 
soavità , certo garbo , certa compostezza che invano si 
cercherebbero nel burbero e nello stecchito dei greci. Pare 
altresì che fra i nostri non perisse del tutto l'osservanza 
del vero e il linguaggio degli affetti , come attestano i 
molti Crocifissi di queir epoca , dipinti il più delle volte 
in tela e sovrapposti ad assi con forma di croci. Il più 
insigne di questi si conserva in Sarzana: oltre ogni cre- 
dere prezioso alla storia siccome di certa data, e mano 
d' artista latino. Non sai dire se costui mettesse più vanto 
in colorire la tavola o in dar saggio di poesia con questi 
versi ehe scrisse sopra il titolo della Redenzione: Anno 
millesmù centeno ter quoque aleno — oc favo pinxit 
Gulielmus et hec metro, finxit. Noi gli avremo obbligo , 



CAPITOLO I. 37 

non così delle rime , come di quel che ci affermano ; 
voglio dire un dipinto del 1158 e un Guglielmo pittore. 
Se credo al Gerini (') , non è così goffa la dipintura, che 
non lasci vedere molta espressione di pietà , forte impa- 
sto e ragionevole studio del nudo. E sarebbe già mollo 
per un pennello che precede d' un secolo e Cimabue da 
Firenze e Guido da Siena e Giunta da Pisa. Aggiunge- 
rebbe anche molto alla sentenza del Cicognara: che l'arte 
abbia fasti in Italia già innanzi al venire de' greci. Abbiamo 
quest' altro di cerio : che 1' opera di Guglielmo ebbe vita 
in Liguria, perchè dalla Cattedrale di Luni distrutta scampò 
in quella de" Sarzanesi. Per le quali cose tutte, o si guardi 
al pregio istorico o si faccia ragione dell' arte , m' è av- 
viso che un tal monumento abbia finora nei nostri 
libri assai minor fama del giusto. Conobbelo degnamente 
Lorenzo Casoni Cardinale di S. Pietro in Vincoli , e fece 
opera di buon cittadino , collocando nel 1715 la rara 
effigie in certa cappella a lui donala nel Duomo, e ador- 
nando questa di ricchi marmi e d'un quadro del Solimene, 
il più gaio pittore che gli offrisse 1' età, 

A cotesto monumento vanno innanzi nello Spotorno certe 
reliquie d'antico affresco ch'ei trovò in Noli sulla Porta 
che guarda alla valle , e certe altre in Savona , già in- 
sidiate dal tempo , e eh' egli ancor giunse in tempo a 
considerare. Non so perchè tacque un' imagine di S. Cri- 
stoforo menzionala dal Castiglione nelle Antichità Milanesi, 

(1) Memorie Storiche della Lunigiana — Voi. 1. pag. 145. 

Voi,. I. -» Pittura. M 



38 PITTURA 

e non taciuta dal Verzellino ; alla quale mandando gli 
occhi la gente devota , si tenea per quel giorno sicura 
di qualsivoglia malore i 1 ); pietosa credenza non circoscritta 
in Liguria. Entrambi la dicono eseguita nel 1273 e 
sull' esterno di S. Marta ove il cronista savonese la vide 
ancor salva. Sorgeva questa chiesa nel borgo soprano di 
quella terra; ed è opinione d'un colto mio amico, l'avv. 
G. A. Rocca , che l'Arte degli Untori facessero dipingere 
il santo, come quelli che sotto l'invocazione di lui reg- 
gevano un proprio spedale. Ne distrasse per avventura 
lo Spotorno un dipinto più insigne , e son gli affreschi 
ch'ci nota sulla Porta alla Quarda, primo ingresso a chi 
veniva di Genova ; quasi volesse Savona per vetustà di 
belle arti annunziarsi superiore alla Dominante. Atterrala 
la Porta nel 1829, come ogni altra con esso il muro in 
più tempi , non ne resta che la memoria, e ciò che bre- 
vemente ne accenna il lodato scrittore. Rappresentavano, 
a parer suo , i Santi Patroni della Città ; e potè argo- 
mentarlo da tre teste che sole duravano alle intemperie 
quand' egli correva l' adolescenza. Riporta la data del 
1101 sulla fede dell' ab. Lanzi, e sospetta che a costui 
la fornisse per autentica il Ratti; autorità molto scarsa. 
Ma per quanto sì fatta antichità debba stimarsi per l'i- 
taliana pittura più tosto singolare che rara, io per Savona 

(1) Tanto dicevano due versi, che putivano anch'essi di leonino, sottoscritti 
alla figura del Santo: 

Christophori Sancii speciem quicumque tuetiir: 
Ilio namque die nullo languore tenetur. 



ciPifOLO i. 39 

non ardisco di contraddirla , ove ogni sasso è una cara 
scoperta, ove ogni tradizione, cercata alle sorgenti, ti 
riesce una verità. A buon conto i caratteri indicali in 
quel nulla dallo Spotorno paiono confermarla a chi in- 
tende : il colossale delle membra desunto dai tratti ru- 
persliti, la niuna composizione tra figura e figura, e più 
eli' altro l'epigrafe in grosse lettere di slampo romano 
anteriori al gotico. 

Con questi dipinti ci fu pure invidiato dalle fortune e dagli 
anni un altro non men riguardevole e non meno sacro alla 
pietà dei fedeli nel Duomo, anzi all'altare di S. Stefano 
che fa capo alla nave sinistra, entro la Cassa che serba le 
reliquie del B. Ottaviano Vescovo che fu di Savona, rin- 
chiusa di grossa inferriata fuorché ne' giorni destinali alla 
sagra. Ma in questa non è più visibile la pittura, la quale 
se ho bene inteso facca rovescio al coperchio dell'urna. Ed 
io non so quanto ne direbbero i Savonesi medesimi, se 
non fosse un fascicolo d'atti compilato nel 1785, ed im- 
presso in Roma per conseguire dalla Congregazione dei 
Riti gli ufficj e la messa in onore del Beato. Scoperchiato 
a que J giorni 1' avello , si potè leggere la scritta ed os- 
servare le tracce dell' antico pennello , a cui la scritta 
medesima non sembra straniera (t). Se questa fu schiet- 
tamente collazionata, potremo affermare che un Abaltone 



(1) MCC1I die II mentis Aprilis: Hic jacct corpus Beati Octaviani ve- 
nerabili* Episcopi Saonensis qui MC XXV HI ad, Dominum transmigravit. 
Hic quidem venerabile corpus hodierna die (Abalto Scriba honorandus civis 



40 PITTURA 

Scriba, cittadino savonese, nel 1202 fece riporre le sacre 
spoglie in più degno luogo della vecchia Cattedrale, e 
procurò a proprie spese la Gassa. E avremmo con ciò 
un altro esempio del secolo decimo terzo, benché da con- 
tarsi fra i molti che via via dileguarono. Vera il corpo del 
Santo a giacere, e molte intorno figure di devoti in allo 
di preghiera. Di che si valse la Curia Episcopale di Savona 
nel 1785 per ottenere 1' assenso al novello culto , mo- 
strando che fin da' tempi che seguitarono la morte, il B. 
Ottaviano era in grido di santo. Conveniva per altro ac- 
certare l'antichità del pittore, e parvero all'uopo documenti 
del 1637 rinvenuti nella Cancelleria del Capitolo ; certa 
prova che da un secolo e mezzo s' era messo un egual 
partito. E nel contesto di quelle carte appaiono due artisti 
di chiaro nome , di specchiata probità , e 1' un dei due 
di veneranda decrepitezza : Giambattista Bicchio scolar 
del Paggi , e Paolo Gerolamo Marchiano amanuense e 
maestro di miniatura , né dispregevole in quadri ad olio; 
chiamati entrambi a far fede. Non era tempo né luogo 
da critici ; 1' uno come perito del dipingere giudicò l'an- 
tichità dagli abiti delle figure ; 1' altro , come vecchio 
d'anni 92, dalle tradizioni del padre che avea veduto il 
Deposito nel primo Duomo. Tanto io leggo nel riferito 
libercolo , e godo che i disegni non andasser falliti a sì 



Saone fieri feeit ) exìstente Rev. Patre Domino Antonio de Saluciis Dei 
gratia nunc Episcopo Saonensi multi tudinequc Cleri laudem Deo decantan- 
tis extìtit devote mutatum. 



CAPITOLO I. 41 

religioso fervore. Ma il migliore argomento in favor del 
dipinto , dacché ci è sparito dagli occhi , mi sembra il 
tenore dell' epigrafe e il ninno appiglio a discrederla o 
ad impugnarla. 

Più duro compito è la tavola di Lavagnola (sobborgo 
de' Savonesi) registrala pur essa dallo Spotomo; bench'egli, 
come a qnistionc gravissima, accenna e va oltre. Questa 
pittura , così pronunzia, se ancora esiste, inerita d'essere 
annoverata tra le rarità più preziose dell'Italia. Doveva 
aggiungere che s'ella fu fatta nel secolo XI e per quel 
luogo, niuna terra fu sì precoce neh 1 ' affetto delle arti che 
possa compararsi a quest'umile borgata. Così l'indagine è 
doppia: se un dipinto si eseguisse in tal' epoca, e s'egli 
anch' oggi sussista. E per verità non una ma due tavole 
si veggono tuttora nella sagristia della chiesa; conformi di 
soggetto, emule d'antichità, e ragguagliate in cotal condi- 
zione, che se non è negligenza, fa temer che diventi. 
Sì l'una che l' altra , formate al sommo da cinque cuspidi, 
hanno nello spazio mezzano una Madonna col divin Figlio, 
lattante in una, con bindelli e caratteri gotici neh 1 ' altra. 
Tal ragione di scritta par negare a quest'ultima sì raro 
privilegio d'antichità: senza dire l'idioma provenzale che 
quelle lettere esprimono, e l'una delle principali figure, 
ch'è un santo Vescovo e dell'Ordine fuor di dubbio dome- 
nicano. Gli altri tre si conoscono per S. Antonio Abate, 
S. Paolo Apostolo, e S. Dalmazio patrono della Pieve ab 
immemorabili. L'altra tavola non uscirà così presto di 
lizza, se taluno la impugni con argomenti desunti dalle 



42 PITTURA 

qualità del dipinto. Si vuole ammettere che l'espressione 
della Vergine, e gli atti del Putto, e le sembianze gene- 
rali dell'imagine, tornino facilmente a memoria que' 
primi secoli; e v'ha pure una certa rozzezza che par sce- 
mare di molto nelle quattro figure sui lati, che sono S. 
Paolo e S. Dalmazio di nuovo, e S. Michele e S. Pietro. 
Concederebbe già troppo chi le accettasse per fattura e- 
strema d'alcun trecentista o come primizia del secolo ap- 
presso. Ma i difensori dell'antico s'afforzano di ragioni 
non espugnabili così leggermente: e rispondono, che a giu- 
dicare il moderno dal men deforme tanto varrebbe come 
il contendere che in Italia non si sapesse il dipingere in- 
nanzi al goffo dei bizantini. Indi a provare che tali i- 
magini sono d'un' età colla imagine principale di N. D. 
hanno indizio infallibile, che l'opera tutta quanta è di 
tempera sovra un' unica tela tenacemente applicata sugli 
assi. Arroge che tal costumanza è quasi propria di que' 
tempi così remoti: ristretta poscia a saldare le commessure, 
più tardi abolita del tutto. Osta per altra parte un non 
so che di cifre segnate in fondo presso il motto Ave 
Virgo Mater C/insti; cifre che han viso d'un 1057, e 
per fermo arabiche; esempio per quella età infrequente 
se non singolare. Al che ripigliano aver Savona già pri- 
ma di quella data conosciuti i Saraceni per sua sven- 
tura, quando sbaragliati nel mare ligustico, non potendo 
in città si versarono su pel contado, lasciando al vicin 
monte l' infausto titolo di Montemoro. Di maggior peso 
son gli abiti pontificali, il pastorale ed il pallio, che in- 



OAP1T0LQ I. 43 

siemc alle usale bilance distinguono la figura dell'Arcan- 
gelo; forme assai presto dismesse per far luogo agli allu- 
sivi della potenza celeste. 

E ciò basti ad uffìzio di relatore: che a farla da giudi- 
ce, mi par caso difficile e quinci e quindi pericoloso. Che 
se nell'esame delle cose savonesi io mi tengo fin d'ora, 
e mi terrò nel processo, ad una certa severità, ella non 
debb'cssere intesa se non per questo, che tolto di mezzo 
ogni sospetto di parte, s'abbiano comunemente per più 
sincere e credibili le lodi moltissime e grandi che a que- 
sta terra competono. Pare abito di natura, non so se ingiusto 
ma certo spiacente, l'encomiar con riserbo i gran meriti, 
e compatir di leggeri a chi seppe o potè far meno. Savona, 
misurata a qualunque stregua (purché si misuri) andrà 
lieta e gloriosa del paragone. Ma perchè io non defraudi 
il lettore quant' è del quadro di Lavagnola, ragion vuole 
che sia notato il divario onde se ne segnano gli anni 
in più carte. Leggeresti il 1059 nel Verzellino, il 1080 
nello Spotorno, il 1100 nel Ratti che a ricordarla è so- 
pra tutti laconico. Jo slimo che tale dissenso, ben lungi 
dal nuocere, sia principale argomento in favore della ta- 
vola, quando tutti con poco divario convengono nell'unde- 
cimo secolo. Con questo si porrebbe silenzio a chi dicesse 
mentita più tardi la cifra del quadro , e presi tulti a un 
lacciuolo e chi narrò e chi descrisse. Non potrà dubitarsi 
che l'età del dipinto non ci derivi per tradizioni autore- 
voli perchè continue e uniformi, poniamo che le date di- 
scordino un nulla secondo la fonte a cui vennero attinte. 



44 PITTURA 

É un'altra prerogativa della nobil Savona l'aver prodotti 
cronisti in copia, caldissimi tutti di patrio zelo, instanca- 
bili tutti nel ricercarne e promuoverne il lustro. Sfortu- 
nata egualmente così nelle sorti civili come nelle opere 
dell'ingegno, non vide prodotti in luce de' suoi scrittori 
fuorché pochissimi; molti, e i migliori, le andarono o di- 
spersi o perduti. Per sopraccolmo di mali, se taluno de' 
moderni calò a parlarne, noi fece senza menomarne il va- 
lore e falsarne fin l'epoca. Per non uscire del mio propo- 
sto, o accrescer materia a materia che già soprabbonda, mi 
giovi avvertire che la costante menzione di detta tavola, 
dagli scrittori a noi prossimi risale ai più antichi; e v'ha 
di costoro chi ne dichiara il soggetto, e com'ella esistesse 
ad un aitar della chiesa. S'altri voglia più a lungo in- 
sistere, lascio intera la controversia. 

Un recente compilatore delle memorie savonesi C 1 ) la- 
menta che niuno scrittore sia surto in quella terra a 
far conta la civiltà del suo popolo; e posti innanzi i nomi 
di Pietro Gara, del Verzellino, del Monti, si duole di 
ciò (son parole sue) che questi, dabben uomini, non han 
fatto gran prò alla natale lor terra: e che scrissero, il 
primo tra essi particolarmente , dell'antichità sua; la vita 
del Savonese popolo o non seppero o non vollero scrivere. 

S'io attendo per poco al costui volume, non so darmi 
pace di così ardite parole; sembrando a me che il novello 



(1) V. la Storia del Comune di Savona scritta da Tommaso Torteroli p. 
Savonese. — Savona, 1849 — Dalla tipografia di Felice Rossi: pag. 9. 



capitolo r. 45 

istorico non abbia cresciuta la mòsse di que' passati fuor- 
ché di molte e vane e sempre inutili declamazioni. Ma 
que* cittadini dabbene, non già dabben uomini, miravano 
scrivendo ad invogliare i lor popolari nella virtù e a con- 
fermarli in opere di gentilezza e d'umanità; indi quella for- 
ma modesta, ritenuta, pudica di narrar le vicende pub- 
bliche: indi quell'abito di mescolarvi le cose della pietà, 
dell'industria, dell'arte, giusta il sentire dei tempi che 
vissero. Miglior benefizio avria fatto quest'altro, non pur 
Savonese ma sacerdote e bibliotecario, compiendo virtuosa- 
mente l'opera per lor cominciata, e col presidio degli alti 
o confusi o ignorati, e dei dotti studi, che sempre in Sa- 
vona abbondarono, mettendo in aperto quant'ella fu gran- 
de di civiltà. La via più spedita a giovare un popolo è 
sempre dischiusa a chi '1 sappia conoscere; il maledirne e 
il ripiangerne le sventure non può riuscire ad altro fine 
che d'irritarlo o invilirlo. E ciò a più ragione allorquando 
i mali provengono o da necessità o da fortuna, o si col- 
legano a tempi nei quali sembrò virtù il gareggiare di po- 
tenza tra fratelli, e si cercò libertà mendicando protezione 
da tiranni più forti. V'ha una forma di gloria che non 
dipende dal caso ma vive eterna siccome il vero; la glo- 
ria di procacciare il ben pubblico, e con arti oneste e 
pacifiche mantenerlo ed accrescerlo. Di sì fatti pregi la 
città de' Sabazj è ricchissima, e mai non ebbe penuria 
d'uomini i quali, moderati sì, ma leali ed onesti, le rendes- 
sero giustizia. Se non che i loro scritti, o spicciolati in 
anguste pagine, o rifusi in volumi estranei, o timidi a 

Voi. I. — Pittura. 12 



46 PITTURA 

confidarsi alle stampe, non han portato durevol frutto. 
Ti parrebbero gente che ristretti in colloquio domestico, 
ricordino brevemente ai famigliari e commendino quel tan- 
to che s'è fatto di bene. Ma quando Sallustio invidiava 
alla Grecia i suoi storici, tenea pensiero alla fama che mo- 
vendo da un altissimo stile aggrandisce per l'universo 
le cose anche picciole. Ingegnoso e sapiente scrittore po- 
trebbe, senza menzogna, vendicare a Savona un bel luo- 
go fra le terre più colte e più degne d'onore. Per valore 
nelle armi, per istituti politici, per ardimento, per forza, 
è bastante a così fatta città il poter dire: io seppi al- 
l'uopo tentare, e assalita difendermi. Ma quel trovare 
nella natura de' luoghi occasione alle industrie, ed usarle 
a comune benefizio, e superare gli ostacoli, agevolare i 
commercj, e nell'afflitta fortuna del pari che nella pro- 
spera antivedere i bisogni dell'infelice , e stringere i cit- 
tadini in iscambievoli uffizj, e largheggiare d'aiuti co' fo- 
rastieri, zelare gli acquisti in paesi lontani, la parsimonia 
in casa , e sempre oppressati risorger sempre dalle pro- 
prie rovine, cose tutte non celebrate per libri ma palesi 
per monumenti, ripetute tra i figli del popolo, non mil- 
lantate al di fuori , queste sì che sarebbero bello ed utile 
argomento di letterati, e giusto ristoro di secolare silenzio. 
A me l'istituto dell'opera mia non consente che mini- 
ma parte di sì degna vendetta. M'è dolce contuttociò lo 
sperare che dai vestigj rimasti quivi delle arti belle, ar- 
gomentino e i presenti e i lontani quant' oltre movesse 
quel popolo in ogni ragione di gentilezza. D'altro lato. 



CAPITOLO I. 47 

se fu cosa in Savona della quale più volonlieri si sia Ia- 
cinto, o parlando assottigliato il valore, son queste ap- 
punto le opere del disegno e le discipline accessorie; ca- 
gione i frequenti rovesci, e le incredibili calamità, e le 
crudeli percosse (incresciose al pensiero) ch'ella ebbe a 
patire mentre era l'arte nel miglior fiore. Ma i Savonesi, 
somiglianti al favoloso Orrilo, così tronchi e straziati ser- 
bando vita, raccogliere le sparte membra, o come reliquie 
di bellissimo corpo, o come speranza e conforto a rifarsi. 
Non è forastiero che visitando la contrada, o spiando per 
Consorzie o per Chiese, o correndo le vie più riposte, 
o spaziando per le amene campagne all'aperto, non metta 
gli occhi su qualche marmo o scolpito od iscritto; crede- 
rebbe d'udir cento voci che lamentino ed incolpino le 
iniquità della sorte. E pur non sanno che questo molto 
è un nonnulla, verso la suppellettile che cadde in fran- 
tume o fu tratta in esiglio; facendo a gara ed odio e ava- 
rizia, e s'anco vogliamo straniero lusso, di seppellire fra 
le rovine, o far zavorra di navi le opime spoglie dei vinti. 
Corre la lingua, mal grado nostro, a tempi infausti e a 
contese efferate. Ma questo sarà per noi nuovo argomento 
di compiacenza, che cessata ogni cagione agli sdegni an- 
tichi, le due primogenite della Liguria palesino pure 
l'antica fraternità neir amore e nello studio del bello. 
Non parve men nobile ai Greci la picciola Lesbo, né 
men cara ai Toscani l'afflittissima Siena; ornata questa 
delle grazie più squisite dell' arte , avvivata quell' altra 
dalla tenera melodia delle Muse. Or io , brancolando in 



48 PITTURA 

que' miseri avanzi , metterò studio, quant' io possa mag- 
giore pei Savonesi, a ristorarli per questo rispetto dei 
dritti loro. E in questo uffizio (che per Genova nostra 
vorrei quasi dir debito) m'incontrerò senza fallo in più 
cose estranee forse alla mia materia , ma preziose e 
grate a conoscere , dacché i pregi d'una sorella non può 
fare che non riflettano sull'altra . Non rinfrescherò contro- 
versie; s'abbia ciascuna le proprie glorie, o meglio, re- 
puti le altrui per sue proprie. La quale necessità di fa- 
miglia, s'io pur non volessi, apparirebbe da fatti veri: 
che la mia patria richiese in più tempi Savona d'artefici , 
e gli ebbe questa assai volte da Genova. Dove mi falli- 
scano i monumenti provvederanno le carte del pubblico, 
che ira di parte o gelosia di governo non trovò guadagno 
a distruggere. Che se di tanto tesoro non trarrò in luce 
tutto quanto il possibile , mi facciano scusa il lontano 
soggiorno, il penoso delle ricerche, le Iroppe cure della 
vita , e più eh' altro la povertà dell' ingegno. Ben credo 
che basti ogui poco perchè nel corso di queste pagine 
non vadano le due terre nò scompagnate né avverse fra 
loro. Basterà fors' anche a mostrare sì come quella che 
valse meno per censi , per vastità , per frequenza di 
popolo, ci precorresse nel gusto delle arti, e preparasse 
in Liguria i primi elementi alla storia artistica : 

E ciò non fia oVonor poco argomento. 

Tre chiese, fra le altre molte, vantò Savona a' suoi 
tempi felici; bellissime e ricche, e per molti riguardi 



CAPITOLO I. 49 

meritevoli di storio. L'ima avea titolo da S. Domenico in 
vicinanza dell'attuale Castello, alle opere del quale nel 
secolo XVI le convenne soccombere. Avea data stanza a 
due papi , Gregorio XI e Benedetto XIII , ed intesa la voce 
di due santi, Vincenzo Ferreri e fra Michele d'Alessan- 
dria che fu poscia Pio V. W Chiamavasi 1' altra di S. 
Francesco, e diceasi fondata dal Santo medesimo: se 
non che dai paduli del fiume, luogo incauto e mal 
sano , erasi tramutata in più nobile aspetto nel bel mezzo 
alla terra. Gli scompigli accennati più sopra la vollero 
Cattedrale per alcun tempo , finché nuovamente rifatta 
come oggi si vede a quest'uso, perdette l'antica forma 
ed il nome. Sorgeva la terza a S. Giacomo apostolo, e 



(1) La chiesa di S. Domenico fu abbandonata dai PP. nel 15M , come può 
arguirsi dalla lettera seguente che i Commissarj scrivevano da Savona al Go- 
verno della Repubblica : « Illustrissimo et molto magnifici Signori et oeser- 
« vandissimi. — Per questa poco sarà a dire : solum per conto delli RR. 

* Padri di Sancto Dominico , per causa d'accomodarsi di qualche stanza per 
t potersi reparare e officiare, attento che la chiesia loro minaccia rovina, co- 
« me V. S. Illustrissime sanno, per tanto hanno considerato d'accomodarsi 
« io uno loco qual si domanda Marcantonie dove sono certe stanze di poveri 
« nomini, e sperano che s'accomoderà no assai bene. Noi Commissarii di que- 
« sto Fortesze, in compagnia di messer Oberto Lomelino Veneroso,da maestro 
« Battista {Sormano) Capo maestro s'habbiamo fatto mostrar il loco, e tutti 
« tre ben considerato il sitto dove resta, a nostro giuditio giudicato (sic) por 
t tempo alcuno non poter nuocere alle presenti Fortezze, per esser molto 
« lontano , ne manco dar disconcio alla terra , e questo è quanto possiamo 
« refferire di detta causa a Y. S. Illustrissimo , che il simile rifferirà detto 

* messer Oberto: né altro se dirà a quelle che N. S. Iddio le guardi y— Di 

* Rocca di Savona alti otto d'ottobre MDLllll ». (Dal Fogliazzo Lillerarum, 
anni 1553-51 : Arch. Govern.) 



50 PITTURA 

sorge tuttora , da un 3 amena collina che soggioga la regia 
strada ; non più chiesa , ma tumultuoso opificio di Go- 
verno : nuda e squallida sì come ho descritto in altro 
punto dell'opera C 1 ). Questi tre tempj, costrutti fra il se- 
colo XIII e il XV, l'uno ai Predicatori, ai Conventuali il 
secondo, e il terzo ai Zoccolanti della Osservanza, in- 
contrarono due sorli oltremodo propizie allo splendore de' 
luoghi sacri: l'età buona (o semplice almeno) dell'arte 
cristiana, e la fervorosa pietà degli abbienti. Le più no- 
bili case gareggiarono ad illustrarli di tavole e di scul- 
ture; delle quali ciascuna per sé , ove pur una fosse scam- 
pata allo sperpero, farebbe l'onore di qualsivoglia città. Non 
parlerò d' altri cinque, e di ben dieci oratorj che caddero 
a terra per eguale cagione; né de' molti spedali, o distrut- 
ti, o soppressi, o accomodati ad altr'uso: ricetto un tempo 
di pellegrini d'ambo i sessi, di mendici, di lebbrosi, d'in- 
fermi; o sussidio a povere spose, a schiavi da redimere, 
a contagiosi da segregare. Ma per mole d'edifizj, per co- 
pia e bellezza di monumenti, per nobiltà di memorie, 
per isquisitezza d'arredi, per dignità di riti, non ebbe Sa- 
vona più insigne opera di quella sua Cattedrale antica, 
stupenda, che dopo più che tre secoli non ha cessato, e 
non cessa, e non cesserà mai di ripiangere. Giganteggiava 
ad onore di Maria sugli scogli di Priamar, ultima punta 
del seno che fa la terrà; quasi al viandante che veleggia in 



(1) V. il 1. voi. dell'ultima Serie : Notizie dei Professori del Disegno ecc. 
dalla fondazione dell'Accademia, pag. 271. 



CAPITOLO I. 51 

que' mari volesse gridare da lungi: qui e la religione d'un 
popolo magnanimo. Questa, non chiesa, ma degnamente 
chiamata basilica da remotissima età, com'ebbe a felici- 
tarsi per molli secoli dello zelo cittadinesco, delle vesco- 
vili cure, e dell'oro che vi profuse ogni condizion di per- 
sone, così al miglior' uopo, e tutta d'un colpo, e irrepara- 
bilmente disparve. Due sommi Pontefici, Sisto e Giulio, 
perpetuo lume di questa patria, nomi solenni alle scienze 
ed alle arti italiane, avevano pur allora compiuto di deco- 
rarla: l'uno con privilegj e istituti singolarissimi, l'altro 
con opere d'arte invidiabili e rare. Due cose non seppero 
negare i più acerbi nemici a Giuliano della Rovere, 
grand'animo e finissimo gusto: in quel Duomo de' Savo- 
nesi si parvero entrambi. Le picche a migliaia faticanti 
a distruggerlo, la rapina insaziata a spogliarlo, la desola- 
zione degli oppressi, la furia degli oppressori, non pote- 
rono tanto, che molte membra del meraviglioso colosso 
non si mostrino anch'oggi in pubblico. E chi s' invoglia 
di spiare in ogni angolo, o di frugare negli archivj, 
o interpellare le tradizioni, di sasso in sasso, di frammento 
in frammento, gli è pronto il dire : cotesta è porzione di 
quell' altare r cotesto è fregio di quella imagine, cotesta è 
cima di quel pinacolo. Se tu avessi sott' occhio l'effìgie 
del corpo vivo, potresti bene da sperto notomista far 
ragione di ciascun brano, e se a Dio piaccia ricomporli 
in alcuna parte. 

Fra i cancellieri del Comune di Savona è un Ottobono 
Giordano, i cui rogiti spaziano dall' ultima decade dei quat- 



52 PITTURA 

trocento alle tre prime (non so se intiere) del secolo 
appresso. Fra i varj notari egli ha più d'un omonimo, 
o più moderni o più antichi; ond'è gran rischio a con- 
fonderlo, I patrj archivj m'aiutano a distinguerlo meglio, 
dove in non poche scritture, l'una delle quali riferisco 
per nota, C 1 ) pare uomo di molta esperienza negli affari, e 
adoperato perciò dal Comune ne' casi di più grande rilievo. 
Lasciò costui manoscritta una breve descrizione della città: 
non come di storico che penetri alla ragion delle cose, 
o d'illustratore che cerchi date od autori, ma sì di cit- 
tadino affettuoso che si compiace nel bello della sua pa- 
tria e si strugge d'additarlo partitamente. Superfluo è 
il dire che le opere della Basilica invadono più che metà 
del suo scritto; sia perchè in questa fu di Savona gran 
parte, od anzi perchè Ottobono vide nascere le più co- 
spicue, ed avanzare e perfezionarsi, cogli occhi proprj. 
Il suo stile risponde all'intenzione dell'animo, e meglio 
s'altri dica del cuore: ingegno schietto, disadorno: ove 
scema l'eleganza del dicitore supplisce la cura di chi ti 

(1) \%i MDXV die XXVll Junii — Ottobonus Jordanus Sindicus et Pro- 
curalor magnip.ce Civitatis Saone usque in Alamaniam ad Serenissimum 
Dominion Imperatorein Romanorum , occaxione introducendi quandam op- 
positionem obtentam de sententia lata per III. D. D. Oetavianum de Cam- 
pofregosio in favorem Januensìum et contra Civitatem nostrum Saone, debet 
Communi Saone prò Thoma de Multedo sciita oclnaginta octo auri solis prop- 
ter eum missos solvere vigore litterarum cambii in Nicolao et Stefano de 
Salineriis in Civitate Mediolani — Valenl libras septingentas sexaginta 
duas et solidos sex monete Saone ragionata singulo ad raiionem gr . XXXXVllll 
eum dimidio Pape, de isto L. DCCLXII, s. VI. — (Arch. del Com. di Savona 
— Cartulario Contabilità — 1515.) 



capitolo r. 53 

guida a vedere. Laonde non temo biasimo dal produrne 
questo tanlo ch'io faccio ne' miei volumi: nel contesto de' 
quali le sparse reliquie de' Savonesi conviene che ritro- 
vino , dovunque ò possibile, il loro luogo e la loro ori- 
gine. Ordisce questo primo libro la tela; l'ingegnoso 
lettore vi metta di passo in passo la trama. Sarà quasi 
un ricoslrurre sulle rovine; non ingrato alla eletta Savona, 
di cui stimo bella e gentile prerogativa apprezzare l'anti- 
co e ad un tempo zelare il nuovo. Quand'io veggo spa- 
ziose strade spianarsi , e grandiosi edifizj levarsi in lun- 
go ordine, la città linearsi, le moli accrescersi, moltipli- 
carsi le industrie per savio governo di reggitori e per 
innato ardimento di popolo, non m'è senza tenerezza il 
mirare con quanta solerzia s' intenda a guardare V ere- 
dità dei maggiori, vuoi ne' monumenti dell'ingegno o 
nelle costumanze civili. Che se non mi falla quel che 
intendo testé, d'un museo già disposto ad accogliere i 
tesori che perigliano fra baratti e ignoranza, sarà pure 
la gran confusione (se rimane vergogna) per altre città 
maggiori , sempre lente, sempre impedite , e Dio non vo- 
glia ritrose a siffatto debito. 

Tornando, per conclusione di questo Capo, alle cose di 
Genova , non dubiterei di ripetere che le sorti della pittura 
fossero per questo secolo e parte del seguente in mano 
d' artefici e forastieri e nazionali, senza certi statuti, sciolti 
e divisi tra loro e senza forma alcuna d'università. Che 
se alcuno stile potè primeggiare in Liguria, e come suole 
nelle arti d'imitazione, tirar seco l'ingegno altrui, fu que- 

Vol. ]. — Pittura. 13 



51 PITTURA 

slo senza fallo il toscano , o misto ancora del bizantino 
che molto potè in quelle bande, o già impresso del sen- 
tire giottesco, del tutto italiano e libero affatto dal greco. 
E col nome d'un Toscano, ignorato da noi fino a questi 
anni addietro, ci è mestieri di chiudere il secolo XIII; 
ed è il primo d'altri parecchi che vedremo seguitarsi nel 
successivo. La scoperta che accenno è preziosa oltremodo 
alla nostra, istoria: ci dà un nome certo, ed una certa 
pittura per un' età nella quale mancherebbero artisti da 
registrare, e pochissimo avremmo d'esempj che possano 
a fronte alta assegnarsi all'Italia. È questi un Manfredino 
da Pistoia che nel 1292 operò a tempera nella chiesa di 
S. Michele antichissima, della quale vedemmo sorgere an- 
cora gli avanzi sulle alture di S. Tommaso, e poco stante 
eguagliata al suolo. Questa volta dovemmo ai casi un 
favore insolito : e fu in ciò, che alle prime rovine scam- 
passero il catino ed il coro dove campeggiava il dipinto, 
e che questo reggesse intero a sì lungo e ingiurioso ab- 
bandono. Molte grazie son poi dovute al Municipio di 
Genova, che inlese a salvarlo dall'ultima distruzione stan- 
ziata nel 1849 per le opere della ferrovia occidentale. Era 
sindaco Antonio Profumo, e furono delegati a sì degno atto 
due consiglieri di chiaro nome in belle arti, Stefano Grillo 
e Giovanni Ansaldo. Il Governo del Re, del quale l'edilìzio 
era proprio, ne fu grazioso alle richieste del Comune, e 
questo con pari cortesia volle offrirlo all'Accademia pre- 
sieduta in quell'anno da Orso Serra. Riferisco gli uffizj, 
e chi li fece, e chi li secondò, perchè meglio apparisca 



CAPITOLO I. 55 

s io pregi e commendi l'esempio. Da quell'anno son visi- 
bili nella Ligustica i due freschi del Pistoiese, distratti 
con esso il muro; che tanti si potè rimuoverne, ed uno 
non bene illeso; quel dell'abside andò in minuzzoli. Sotto 
il primo che mostra In Maddalena in casa del Fariseo 
incomincia la scritta Magister Manfredinus Pistoriensis , 
e prosegue me pinxil MCCLXXXXU in mense madii 
sotto l'altro ch'è S. Michele trionfator dei dimonj. Eguale 
era quella che misurava per largo una colossale imagine 
dell'Arcangelo più alta in prospetto; se non che variava 
con grammaticale rozzezza la data del mese: in mense 
ianuarius hoc opus factum fuit. A ragionarne così preciso 
mi soccorre la gentilezza di Marcello Staglieno, che ze- 
lantissimo dell'Accademia e de' monumenti, pose la mano 
ed il cuore a riporli com'era dritto. 

Nasce quindi più stretto debito a chi ne parli da cri- 
tico, se già noi portano da sé la rarità e l'importanza 
di colali cimelj. Sarebbe indarno il rintracciarne l'artefi- 
ce , se il Ciampi in un aureo opuscolo sulla sacristia di 
Pistoia non lo v additasse in quello stormo di pittori che 
presero a correre dentro e fuor di Toscana sugli ultimi 
anni di Cimabue. Manfredino apparisce in un libro di 
conti nell'Opera di S. Jacopo di Pistoia da questo cenno 
di pagamento: Manfredino Alberti pictori prò pictura 
volte que est in Ecclesia S. Zenonìs super altare S. 
Proculi .... Libras .... — E un pochissimo per non 
dire un nulla : ma vuol notarsi la data dell'atto che se- 
gna ne' registri il 1291 , cioè V anno precedente al suo 



56 PITTURA 

lavoro di Genova. Ciò mi persuade a contarlo fra i mae- 
stri avventicei, o di ventura a dir meglio, de' quali ve- 
dremo più d' uno a passeggiar la Liguria. Né forse ap- 
partiene a Pistoia se non di nascita ; non essendo assurda 
la congettura del Ciampi , che la costui paternità si debba 
credere in un Alberto da Pisa , pittore anch' esso , e 
menzionalo ne' volumi del Da Morrona. Aggiungerò che 
chiamalo a far opere di frescante nella chiesa di S. Ze- 
none , e in una città che al pari d' ogni terra toscana 
formicolava di dipintori, non dovette a quel tempo esser 
nuovo ed ignobile pennello come altri potria dubitare. Il 
suo stile, ricercalo sui nostri dipinti, non mi sembra del 
tutto alieno dal grecizzare; ma che schifasse gli esempj 
dell'italiano risorgimento non ardirei pronunziarlo. Stan- 
no per la prima sentenza le pieghe minute e diritte, la 
poca industria nel tingere, e non so che nelle forme de- 
gli edifizj: ma invitano alla seconda un disinvolto nelle 
mosse, una prontezza d'esprimere, diffìcili a conciliarsi 
coi bizantini d'allora. 

Incomincia da questo punto una serie di nomi desti- 
nati ad occupare il vegnente secolo: in parte nostri, e 
da non farci arrossire al paragone de' forastieri. Per o- 
nor di Liguria io ne trarrò un corollario non falso: che 
lo studio di fregiar con pitture i luoghi sacri e le case 
del pubblico non fu tardo fra noi, né da meno per av- 
ventura che in altre parli d' Italia. Se penuriano come 
altrove, e forse più, i monumenti, cancellali dal tempo o 
dalle novità , sopravvivono gli atti , e si leggono artisti 



capitolo r. 57 

che la ragione e il buon senso ci vietano eli credere o- 
ziosi in paese, o venuti scnz'allra occasione. Delle stan- 
ze cittadinesche non parlo; che dentro o fuori non mi 
consta che si storiassero innanzi al secolo XV , né con 
certezza innegabile. Pareva forse ornamento sopra la 
condizione di privali, quando il fasto signorile non pre- 
sumeva per anco di vincere la maestà del Comune. Ma 
quello che ricusavano dalla grandezza cercavano gli a- 
giati nella eleganza, quanto almeno potea suggerire l'età 
male esperla. Fin dall'epoca a cui fo suggello, anzi a 
mezzo il corso di questa, fu costume di fiorire i soffitti 
in campo schietto di tinte, non altrimenti che nelle chie- 
se lo stellare le vòlte più riccamente coli' oro sui fondi 
azzurri. Curioso è un atto che mi regala il Belgrano: 
pel quale un Benvenuto Fornabi si lega ad un Jacopo 
Riccio drappiere d'abbellirgli con rose di vario colore la 
caminata e una camera di certa sua casa. La polizza 
è del 16 ottobre 1250; assistono da lestimonj gente 
non estranea affatto alle pratiche di sì fatto pittore, Gia- 
como U Ast orafo da ripetersi altrove, ed Andrea por- 
poraio. (1) Leggendolo qui per inlero , non sarà forse 

(1) Ego Benvcnutus Fomarius pinctor confìteor me ueccpisse et habuisse a 
te Jacubo de Riccio draperio mutuo gratis ci amore solidos vigilili Janue 
renuntians cxcrplionì non numerale pecunie , prò quibus Ubi vel tuo cerio 
misso per me vel menni missu.ni dare et solvere premi Ilo solidos vigilili 
Janue usque per lolum tncnsem Januarj proxirnum. Item promilto ci convc- 
iiio libi pingers meis expensis camera (£ic) domiti lue ac colore vermilio 
cum rossis fsiej albis et eaminalum diete domus de calure albo cum rossis 
vcrmìliis usque ad dies Vili proximos per solidos quatuor Janue qrtos a te 



58 P 1 T T U B A 

discaro di salir coi rosoni ai primi vagiti d' un' arte, che 
per correre di tempo e sovraccrescere di delizie affaticò 
nelle prospettive, nei grotteschi, negli arabeschi la fanta- 
sia de' pittori e l'erario de' principi. 

proinde confiteor accepisse et de quibug me a te bonum qvietum et solutum 
voco renuntians eocceptioni non numerate pecunie. Alioquin penam dupli 
de quanto contrafaetum fuerit tibi stipulanti promitto rato manente pacto. 
— Àctum Janue ante domum quam habitat Aymus spcciarius. M. CC. L. In- 
dictione VII! die XVI Octobris ante terciara. Testes Jacobus faber de Ast et 
Andreas purpurerius. 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 



JLe ragioni del presente lavoro , la materia nuova , e il 
desiderio di conferire per quanto io possa così alla va- 
rietà come alla utilità delle patrie memorie, mi consi- 
gliano di far luogo ne' miei volumi a certe arti accessorie, 
le quali toccando pure al magistero del disegno , riguar- 
dano per altra parte alla industria cittadinesca ed alle 
antiche costumanze della nostra Liguria. Di tal fatta 
sarebbero per vìa d' esempio la serica , la testoria , e 
quelle che diconsi arti fabbrili , e' 1 gentile esercizio del 
trapunto, e l'arte fusoria, e l'orefice, ed altre somiglianti 
che ne' secoli pei quali s' avvolgono le nostre ricerche 
salirono in fiore e parvero gran parte di pubblica pro- 
sperità. Che se le notizie della nostra arte giacquero 
sepolte più secoli per ciò eh' è in essa di più cospicuo , 



60 PITTURA 

non accade il dire come in tutto si dileguassero per quel 
tanto eh' è secondario , e pertinente al disegno piuttosto 
per affinità d'esercizio che per eguaglianza di merito. 
Vero è che sì fatte nozioni, quantunque emergano a do- 
vizia dai documenti , non hanno a trovare spazio nelle 
mie carte se non quanto domandi il lor pregio ; né di 
tanti nomi quanti ne uscirebbero in luce hassi a dar 
conto al lettore, né delle opere loro (salvo di pochissime) 
far cenno particolare; ma delle singole discipline tener 
discorso complesso, e come a gran colpi di veduta, la- 
sciando alle tre arti sorelle e l'onore ed il grado di 
principali. 

Ond'è che fin dai primordj del mio lavoro io veniva 
augurandomi alcun testo d'antica scrittura, intorno al 
quale mi fosse dato d'accogliere sì fatte memorie; senza 
di che mi sarebbe pur convenuto d'assottigliare la materia 
in molte e minute citazioni, non assai varie fra loro, 
né di troppa vaghezza allo studioso. Necessità che sa- 
rebbe per riuscire più ingrata quanto più le suddette 
facoltà venissero a slontanarsi dalle arti primarie; pe- 
rocché se all'opera dell'intarsio, del cisello o del gitto 
non isconvengono lunghe parole ed encomio d'autori , do- 
vremmo dire ben altrimenti delle altre, la cui lode è 
anzi dovuta all'industria d'un' età che all'ingegno d'un 
uomo. Ora se alcuno toccò in addietro di colale materia 
fra noi , siccome di cosa appartenente ai costumi od alla 
statistica del nostro popolo, non parve leggero sussidio 
negl' inventarj d' alcuna chiesa o monastero o istituto 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 01 

pubblico , o casa privata : di che per istudiose ricerche 
fu tratto in luce o alcun atto disteso od un qualche non 
inutile frammento. Ma né questi nò quelli, a mio credere, 
agguaglierebbero il bisogno dell' opera mia , se già facendo 
troppo copiosa raccolta di simili carte, e dall'una all'al- 
tra ripetendo sovente gli oggetti medesimi, non si venisse 
a comporre di molte cose un sol tutto. Da questa mia 
sospensione mi trasse in buon punto un rogito, capita- 
tomi fra mani, del notaio Agostino de Franchi Molfino 
colla data del 19 luglio 1549 : pel quale il Capitolo della 
nostra Cattedrale consegna alla custodia d' un sacerdote 
Riecobono Gagliardo tutte quante le suppellettili esistenti 
a quel giorno nel sacrario della Cattedrale predetta. 
Questo inventario , tuttoché non breve, mi sembrò op- 
portunissimo a pubblicarsi letteralmente sui primi esordj 
dell' opera, come quello che porgendosi a richiamo delle 
cognizioni sparsamente recate nel contesto, può scusare 
molte postille e molti testi desunti da varia sorgente. E 
prima il catalogo degli arredi come sopra affidati al no- 
vello sacr ista fa cenno ad un'epoca nella quale il Tesoro 
del nostro Duomo erasi arricchito quanto non fu giam- 
mai di pregevoli oggetti, vuoi per donativi di nobili o 
principesche famiglie, vuoi per occasioni di pubblico fe- 
steggiamento, o vuoi pel lustro a cui la Repubblica aveva 
con perpetui dispendj innalzata la chiesa maggiore. Né 
credo che tanta copia di masserizie durasse molto; ca- 
gione i rovesci politici , e credo anche in parte le neces- 
sità del Comune , come trapela da alcuna parola di questo 

VOL. I. — PlTTUBA. 14 



62 PITTURA 

inventario medesimo. Giova poi molto all' intento nostro 
la varietà delle cose che quivi si registrano : i drappi 
serici ne' paramenti del culto: il moltiforme magistero 
de' fabbri in ornare gli altari , in guardar le reliquie , 
in fregiare gl'indumenti sacerdotali: il sottile de s ricami 
in contraffar la pittura così nel monocromo dell' oro come 
nel variopinto di figure o di rabeschi ; senza dire la luce 
che quinci si diffonde sopra cose non ben conosciute, 
e sopra gli usi di quel secolo e dei passali , e in gene- 
rale sul grado di prosperità ov'erano salite le nostre arti 
e le nostre industrie. Finalmente il massimo pregio di 
questo elenco sta in ciò, che nel contesto di una sola 
scrittura accoglie quanto potrebbe sperarsi da molte , ri- 
cercate che fossero in luoghi troppo meno riguardevoli 
del nostro Duomo , e meno potenti a decorarsi di sì fatta 
dovizia. Or quando accada al mio scrivere di volgersi 
(sia pur brevemente) a queste arti inferiori, è alcuna 
volta di additarle in esempio, poco altro bisognerà che 
richiamare il lettore a tale o tal altro capo della lista se- 
guente. E con ciò sia risposto a chi notasse per avven- 
tura di vanità l'uscir di quest'atto alla luce, in un'età 
che disdegna così facilmente l'antico mentre mostra di 
agognare il nuovo. Quanti son poi di contrario avviso , e 
sentono amor di patria così nel presente come nel pas- 
sato, avran caro (ne son certo) d'aver quasi in ispec- 
chio le cure che prendevano i nostri maggiori ad illu- 
strare coll'ingegno de' migliori artefici i monumenti della 
pubblica pietà. 



AITENDICE AL CAPITOLO li 03 

Della descrizione dell'amico Duomo di Savona, e della 
convenienza, anzi della necessità di premetterlo a questi 
libri è detto abbastanza nel lesto. Rimane ch'io dichiari 
per amore di verità che lo scritto d'Ottobono Giordano, 
in quanto riguarda alla Cattedrale distrutta non molli 
anni di poi , fu pubblicata in parte, e con troppe varianti , 
nell'Almanacco di Savona del 1844 pei lipi di Felice 
Rossi. Il rimanente, che forse è il più prezioso per la 
qualità dei monumenti che accenna, si credette perduto 
colle pagine del manoscritto d'onde quel primo brano era 
stato estratto. Nella lezione da me prodotta esce intiero: 
e ne dobbiamo èsser grati alla diligenza e al generoso 
affetto del Rev. Cav. D. Francesco G.B. Caorsi della cui 
cara amicizia mi* onoro, e della cui opera tanto mi valsi 
e mi valgo all'uopo delle notizie savonesi. Non degenere 
dagli antichi costumi, che paion vivi tuttora e saldissimi 
nella famiglia, instancabilmente ha raccolto quanto possa 
aver tratto alle memorie della sua patria, e in certo 
zibaldone del Verzellino ha scoperto quel tralto appunto 
che mancava a compiere lo scritto d'Ottobono. Ora per 
nuovo atto di cortesia non che mi consenta ma mi esorta 
e mi sprona eh' io ne arricchisca il mio libro. E quanto 
opportunamente, l'ho già chiarito: e volentieri gliene 
rendo grazie e per me stesso e per quanti mi vorrà n 
leggere. A questo luogo ( dacché mi si porge occasione ) 
non lascerò di significare la mia gratitudine a S. E. Mons. 
G.B. Commend. Cerniti Principe di Lodisio e Vescovo 
di Savona, al benemerito ed illustre Sindaco il nob. Luigi 



64 PITTURA 

Corsi Ufficiale Mauriziano, al coltissimo Bibliotecario 
sig. march. Montesisto , e a tutti in comune di quel Mu- 
nicipio, per le oneste accoglienze e i benevoli uffizj e 
gli ajuti efficacissimi onde mi confortarono nel difficile 
assunto di celebrare le cose savonesi. 



Inventario degli arredi e delle cqse mobili 

esistenti del 1549 nella sacristia della cattedrale 

di Genova. 

ìfe MDXXXXVIIII Indictione VI secundurn Genue cursum : die 
Generis XVIIH Julii in Capitulo RR. DD. Canonicorum Ecclesie 
Majoris Januensis sito in Claustro Superiori diete Ecclesie. 

Hoc est inventarium honorum quorumeumque mobilium Sacrislie 
diete Ecclesie Majoris Januensis que consignata fuerunt Doni. Pre- 
sbitero Ricobono Goliardo moderno Sacriste diete Ecclesie ellecto et 
deputato et que dictus Dom. Presbiter Ricobonus coram prefatis DD. 
Canonicis e t Capitulo ut supra convocatis et capitulariter congregatis 
in Capitulo solito diete Ecclesie ac presentibus me JSotario publico 
et testibus infrascriptis habuisse et habere confessus fuit et conpZtetur 
illaque reddere et restituere ac consignare promissit et promittit pre- 
fatis DD. Canonicis et Capitulo presentibus et stipulantibus ad om- 
nem dìctorum DD. Canonicorum et Capituli voluntatem ornni excep- 
tione etc. 

Testes Jeronimus Axilus de Monelia q. Benedicti et Angelus de 
Croaria q. Gasparis porterio (sic) dicti Claustri vocati et rogati. 

Testatum per me Augustinum de Francis Mulfinum Notarium. 

Que quidem bona que dictus Presb. Ricobonus modernus Sacrista 
fuit confessus habuisse sunt ut infra : 



APPENDICE AL CAP1TUL0 I. 65 

ET PRIMO (*) 

i. — Crux una magna que portatur ad funera curn pomo latoni, 

baeulo tamen argenti. 
2. — Crux que portatur ad funera cuin Imagine Cruciflxi ab uno 

et sancii Laurentii ab alio latere deaurata. 
J. — Crux argenti cuni baculo argenti prò Capitulo. 
4. — Crux argentea cum baculo ligneo prò custodibus. 

— Crux argentea que vocatur baccalaria cum cateneta , in qua 

est de Ugno S. Crucis. 

6. — Crux argentea et deaurata in capsia argenti ad modum cru- 
cis, in qua est Crucifixus deauratus, in quo est de ligno 8 
Crucis, cum sex lapidibus. 

7. — Crux magna prò altare maj ori cum pede aeneo in qua sunt 
lapides diversorum colorum. 

8. — Crux deaurata cum CruciBxo relevato que portatur ante 
Reverend. Archiepiscopum, siDe baculo. 

9. — Crux cooperta argento deanrato cum perlis septem talibus 
parvis cum pede ferreo et novem turcbesiis ac aliis lapidibus. 

40. — Cruceta argentea in parte, et in parte anteriori deaurata , 
cum lapidibus infixis diversorum colorum. 

il. — Crux lignea munita argento deaurato in extremitatibus, in 
capseta lignea cooperta argento cum Crucifixo supra posilo et 
duabus figuris crucifixi a lateribus ( ubi est de ligno Crucis ) 
sanctorum Petri et Andree. 

i2. — Crux argenti deaurata cum pede argenti deaurati cum per- 
lis talibus et lapidibus diversorum colorum, et in medio Cru- 
cifixus, cum cooperta corii. 

13. — Cruceta argenti deaurata cum perlis in qua est de ligno 

(*) I numeri in margine eoo appartengano all' originale dell' atto , ma si 
aggiungono nella stampa per l'uopo delle occorrenti citazioni. 



66 PITTURA 

Crucis in capseta corii D. Archiepiscopi, que defertur ante ipsura 
dum celebrai, et deficiunt tre3 perle. 
li. — Crux argenti cum diversis jocalibus, videlicet duobus sa- 
phiriis bareseto uno et perlis. 

DE ARGENTEIS. 

15. — Testus Evangeliorum coopertus argento cum Crucifixo in 
parte anteriori et figura Sancte Virginis ac B. Joannis Evan- 
geliste et qualtuor Évangelistarum, et ab allia (sic) figure divi 
Laurentii et s. Joannis Baptiste et quattuor Doclorum cura 
glandis septem argenti. 

16. — Testus Epislolarum coopertus argento cum Crucifixo in 
parte anteriori et alliis prout supra in, allio testu Evangelio- 
rum, et ab allia figura sa. Pauli - et Laurentii et quattuor Doc- 
torum cum glandis octo argenti. 

17. — Testus Evangeliorum coopertus argento cum figuris Dei 
Patris in parte anteriori, et parte allia cum figuris Crucifixi et 
B. Virginis cum modica fractura in femoralibus et in tribus 
capitibus, ac etiam cum figuris B. Johannis Baptiste: deficiunt 
tres figure in tribus capitibus. 

18. — Vas unum argenti prò aqua benedicta cum suo aspersorio 
argenti in pondere libr. 5 une. 9. 

19. — Thuribili duo argenti ponderis libr. 6 une. 2, 

20. — Pax argenti deaurata cum tribus iroaginibus designatis. 

21. — Thuribulum magnum argenti factum de anno 1525, pon- 
deris de libr. 5 quartis duobus. 

22. — Navicula prò thure facta de dicto anno in parte deaurata 
cum duabus figuris, videlicet ss. Laurentii et Syri , ponderis 
libr. 2 une. 3. 

23. — Baculi quattuor muniti argento prò cantoribus. 
— Candelabra quattuor argenti in pondere libr. 25. 

24. — Baccilia duo parva argenti, videlicet unum cum arma Com- 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 67 

munis et alliud cum figura s. Lnurentii, in pondero une. 3. q. 
3 prò singulo. 

25. — Bacc'ile magnura argenti cum arma Communig, ponderis 
libr. 3 une. 7 q. 3. 

26. — Baccileargonticum agno smallato in medio, ponderis libr. 2. 

27. — Chrisminus argenti prò baptismo. 

28. — Ampule tres argenti lib. 4 une. 4 ad conficienda Sacra- 
menta in Cena Domini, cum suis copertis argenti. 

29. — Tabernaculum argenti prò torpore Chrisli ad infirmos. 

30. — Ampule due argenti deaurale ponderi? une. 20 cum coper- 
tis argenti. 

31. — Stagnarie due argenti parve prò missis pontifiealibus, una 
quarum est deaurata cum suis coopertis argenti, et fuerunt 
facte per dominos Ganonicos. 

32. — Vasculum argenti prò Oleo Sanclo infirmorura. 

33. — Capseta una lignea cooperla argento tam intus quam ex ira 
cum pedibus qualtuor in qua tenelur Corpus Chrisli. 

34. — Tabernaculum argenti deauratum intus cum nuce museali 
ad usum octavarii Corporis Chrisli. 

35. — Cruceta una cum Crucifixo relevato argenti prò usu pre- 
dicti tabernacoli Corporis Chrisli. 

36. — Tabernaculum sive pes magnum cam quattuor angelis ar- 
genti ad porlandum Corpus Chrisli per civitalem , et cuslodi- 
lur in Sacristia sub clavibus Societatis Crucis. 

37. — Tabernaculum sive ornalus predicti pedis smallalum cum 
crislalo et pomo a uri et sete. 

38. — Calices undecim cum suis palenis, quorum unus est major. 

39. — Calìx unus cum pede smaltalo ac patena qui est major 
omnibus. 

40. — Calices duo smaltati cum patenis, quorum unus est major 
altero. 

41. — Patena prò oleo balsamico cum cocleario argenti. 



§8 PITTURA 

DE FOLIIS PRO ALTARIBUS. 

42. — Folia prò altare 8. Laurentii cara rosis 44 cum suis smai- 
tis in medio figuratis cum culunni9 42 cum tribus lamiois de- 
auratis, que est fulcita sine aliquo defectu. 

43. — Folia usualis dlcti altaris cum rosis 46, quarum 17 «uni 
smaltale in medio cum tribus laminis absque defectu. 

44. — Folia prò altare Beate Marie cum rosÌ9 46 sraaltati9 in 
n:edio cum tribus lamini9 sine defectu. 

45. — Folia prò altare s. Ioannis Baptiste cum rosi9 ceto magois 
argenti deaurati ac totidem smaltis et culunnis cum laminis 
circumcirca argenti deaurati prò festis. 

46. — Folia dicti altaris prò diebus ferialibus cum rosis 3 de la- 
tono deaurato que est apud Capitulum diete Capele. 

47. — Folia prò altare S. Crucis cum rosis undecim et totidem 
smaltis figuratis ac culunnis undecim cum duabus laminis de- 
auratis cum Cruce in medio. 

48. — Folia prò altare d. Jacobi cum rosis 30 et culunnis 3i 
ao laminis 3 que omnia sunt deaurata : deficit in una parte 
capitis et in allia parte modicum. 

49. — Folia prò altare s. Adriani cum rosis 12 quarum sex deau- 
rate allie non, cum culunnis 14, et in medio figura s. Adriani 
et duorum angelorum ac duabus laminis in quibus rosis defi- 
ciunt amigdule due, cum lapidibus 14. 

50» Folia prò altare S. Trinitatis cum rosi9 9 et totidem smaltis 
ac arma Flisca cum duabus laminis ac octo culunnis que om- 
nia sunt deaurata. 

51. — Folia prò altare divi Hieronymi cum rosis 3 de ìatonc 
cum smaltis 3 argenti cflm armis de Flisco, 

DE TABULIS 

52. — Tabula argentea prò altare s. Laurentii cum pluribus smal- 
tis figuratis et foliis et bene laborata in qua oihil deficit. 



API'KNDICIi AL CAPITOLO I. Gi< 

S3. — Tabula prò oliare B. Yirginis cum smaltis 50 et tolidem 
capiiibus lconum, et deficit quarta pars unius folie et fracta 
est in aliquibus locis. 

5i. — Tabula de argento prò aliare s. Joannis Baplisle cum fi- 
gura relevata in medio dicti Sancii in tabernaculo, cum rosis 
29 deauratis et figuratis et smaltis 50, cum quatluor Evange- 
lislis deauratis, et est sine aliquo defeclu. 

55. — Ancona una opensa in Sacrislia cum figurii sanclorum 
Laurentii et Nicolai, litteris grecis circumcirca et argentea. 

DE RELIQUIIS. 

56. — Tabernaculum unum cristali cum digito s. Laurentii mu - 
nitum argento. 

57. — Manus sancii Jacobi Minoris Apostoli in tabernaculo argenteo. 

58. — Caput s. Barnabe Apostoli munilum argento cum armis 
Regis Aragonum cum pluribus lapidibus et smaltis cum quat- 
luor leonibus in pede. 

59. — Brachium dextrum s. Triphonis munilum argento deaurato 
cum sex annulis computato sigillo et circulum totum de auro 
fino cum gemmis quinque in dictis annulis. 

60. — Tibia s. Laurentii munita argento. 

6i. — Capila tria munita argento, videlicet ss. Liurentii , Syri 
et duorum Innocenlium in simul. 

62. — Caput s. Sebastiani martiris munilum argento. 

63. — Brachium ss. Innocenlium de argento cum manu deaurata 
sine porligiola. 

61. — Brachium s. Georgii martiris argenti cum manu deaurata 
sine porligiola cum quattuor circulis inscriplis quibusdam lit- 
teris, fractum in aliquibus partibus. 

65. — Brachium s. Theodori de argento sine porligiola cum cir- 
culis sex deauratis cum aliquibus lapidibus fractis in aliquibus 
partibus, et in fine brachii sine argento. 
Voi. I. — Pittura. 15 



70 p i t T u n a 

G6. — Brachium uniua Innocentis argenti cum circulis tribus de- 
auratis cum lamina una deaurala et sine porligiola. 

6T. — Brachium alliud alterius Innocentis argenti cum circulis 
tribus et lamina una deaurata sine portigiola. 

G8. — Brachium s. Malhei Apostoli argenti cum circulis tribus 
deauratis et laboratis cum lamina una deaurala, sine portigiola. 

69 — Tibia unius Innocentis argenti cum circulis tribus deaura- 
tis ac lamina una, cum portigiola. 

70. — Allia tibia alterius Innocentis argenti cum circulis tribus 
ac lamina una deaurata, sine portigiola. 

71 . — Tibia s. Blasii argenti cum circulis qualtuor ac lamina 
una deaurata, cum porligiola. 

72. — Altera tibia etiam alterius Innocentis argenti cum duobus 
circulis et lamina una deaurala, sine porligiola. 

73. — Capseta una parva eburnea cum clavatura el clave ar- 
genti in qua sunt reliquie diversorum Sanclorum. 

74. — Tabernaculum unum parvum crislali munilum argento in 
quo est de craticula s. Laurentii. 

75. — Tabernaculum cristali cum pede argenti deaurali ac arma 
Regis Aragonum, in quo sunt de reliquiis de humeris s. Bar- 
nabe Apostoli et s. Hillarionis abatis , cum tribus smaltis in 
pede in quo deficiunt folle tres. 

76. — Manus s. Patricii munita argento. 
— Pars capitis s. Syri munita argento. 

77. — Vertex capitis s. Andree ornala in parte inferiori modico 
argento. 

78. — Spatula Danielis Prophele sine argento. 

79. — Tabernaculum cristali in quo est digitus 8. Jacobi et re- 
liquie s. Pelronile, munilum argento cum cruce et pede corali 
fractis. 

80. — Digitus s. Laurentii munitus argento cum crucela in sum- 
mitate. 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 71 

81. — Os b. Pauli Apostoli cuoi pede argenti deaurato. 

82. — Vasculum argenti ad modum Crucis in quo sunt de Se- 
pulcro Domini et de reliquiis ss. Damiani et Candide Virginis. 

83. — Dens s. Cristophori in parte munitus argento. 

S\. — Vas argenti cum cruceta superposita in quo sunt de re- 
liquiis s. Damiani. 

85. — Os b. Laurentii munitum in parte argento cum cruceta de- 
aurata superposita. 

86. — Os b. Urbani martiris in parte inferiori munitum argento. 

87. — Vasculum cristali in quo sunt de capillis b. Mario Mag- 
dalene munitum argento in inferiori et superiori parte. 

88. — Os b. Stepbani Prothomarliris munitum argento. 

89. — Vasculum cristali in quo sunt de rel'quiis Apo9to!orum 
Pelri et Pauli, et de tbure mirrila ac auro oblatis D. N. Jesu 
Christo. 

90. — Os b. Pantaleonis martiris in parte munitum argento. 

91. — Vasculum argenti deaurati in quo est de liquore b. Ca- 
therine ad modum maestà tis cum suis vai vis. 

92. — Oà menti s. Eusebii sine argento. 

91. — Vasculum argenti cum cruceta desuper, in quo sunt de 
reliquiis b. Philìppi Apostoli. 

94. Os b. Blaxii martiris munitum argento in parte inferiori. 

95. — Vasculum cristali munitum in arababus partibus in quo 
est de ligno Vére Crucis. 

96. — Os s. Mercuri! munitum latono in uno vasculo coreo. 

97. — Vas cristali ornatura ramo in quo est digitus s. Blasii 
martiris. 

98. — Os s. Bartolomei Apostoli ornatum argento. 

99. — Os de ancca (sic) b. Laurentii sine argento. 

100. — Os de costa s. Stephani Prothomarliris munitum argento 
in parte inferiori. 

101. — Scatola corii rubei in qua sunt de ossibus manus s. An- 



72 PITTURA 

dree Apostoli munitis argento in parte deauralo cum litleris 
grecis. 

102. — Marsapanelus eburneus rotundus in quo sunt de digito 
s. Nicolai et alie re'iqu'e in una nuce argenti. 

103. — Os b. Damarli martini tnunitum argento in p8rte de- 
aurato cum pede argenti. 

104. — Os b. Iustini presbiteri et martiris in parte munitum 
argento. 

105. — Os s. Clementis martiris in parte munitum argento in 
partem deaurato. 

106. — Vasculum parvum rotundum argenti perforatum in' quo 
sunt diverse reliquie, videlicet de capillis s. Petri Martiris, 
de . . . ubi fuit sepolta s. Lucia de Saragosa. 

107. — Petium unum de lapide Monumenti D. Jesu Christi. 

108. — Scalda lignea in qua est de Columna ubi fuit flagelatus 
D. N. Jesus Christus et de sepulcro B. Virginia. 

109. — Cruceta latoni in qua aderat parum Ugni crucis s. Andree. 

110. — Reliquia s. Andree munita argento cum pede. 

111. — Capsia in qua sunt recondite supradicte reliquie munite. 

112. — Lapis saphiri que erat in cacumine rose auree deslructe 
anno de 1522 per Patres Communi». 

113. — Copa seu cunfectera argenti deaurala inlus et extra cum 
arma Imperiali in medio. 

114. -— Pastorale argenti quod defertur ante Episcopum cum bac- 
culo argenti. 

115. — Anolus Pontificalis cum lapidibus tribus magnis et tribus 
parvis. 

116. — Alter anulus Pontificalis cum diversis lapidibus. 

117. — Crux aurea pectorali3 prò Episcopo. 

118. — Crux altera nacbare prò Episcopo. 

119. — Mitra una recamata cum perlis margarilis et gemmis. 
120. — Allia mitra camocati albi cum quattuor laminis argenti. 



AITENDICB AL CAPITOLO I. 73 

DE PAL1IS. 

121. — Palium panni seta rubee laboralum auro cum bistoriis s. 

Laurentii, Hipoliii et Sisti, tale. 
12J. — Palium cum animalibus grifforum sete rubee, tale. 

123. — Palium violaceum prò Adventu, tale. 

124. — Palium camecati albi cum tribus figuris laboratis auro, 
videlicet SS. Salvatone in medio, Laurentii ab una et Syri a 
parte altera, et in medio parlis superioris arma Communis. 

125. — Palium caraocati nigri cum cruce alba, 

126. — Palium veluti nigri fodrat^m (ella nigra. 

127. — Palium broccati et veluti cremexilis cum arma Flisca. 

128. — Palium veluti rubei cum armis de Flisco. 

129. — Palium sete quasi viridis, tale. 

130. — Palium brochateli sete prò altare s. Adriani, tale. 

131. — Palia septem talia prò altaribus. 

132. — Palium veluti cremexilis ac velutali. 

133. — Palium zentunini viridis. 

131. — Palium clameloti violacei foderati tella viridi. 

135. — Palium veluti nigri cum armis D. Pp. Julii, quod ponitur 
in cataphalto (sic) in Missis Defunctorum. 

136. — Confalonum taphetalis rubei prò h'taniis cum quattuor fi- 
guris ab utraque parte, videlicet ss. Laurentii, Jo : Baptiste, 
Nicolai et Syri, factum de anno 1544 die 13 madii. 

DE ORIGER1IS. 

13 7. — Origeria duo zentunini celestis cum ramis et avibus de- 
auratis cura arma Imperiali. 

138. — Duo origeria borchati auri fini. 

139. — Quatluor origeria veluti de grana. 

140. — Duo origeria veluti nigri. 



74 PITTURA 

DE CAMISIS. 

J 4i. — Camissi Ielle prò usu Missarum numero 54, ex quibus 
20 sine monstris, reliqui cum monslris diversis. 

442. — Amidi 44, ex quibus 24 cum suis mon9tris diversorufh 
colorum. 

143. — Camissi duo telle rose prò usu Episcopi. 

144. — Camissi tres muniti de hominibos Societatis Beate Virginis. 

DE PLANETIS ET TUNICELIS. 

145. — Pianeta cum tunicelis camocati arzurii cum gallis , avi- 
bus et giliis aureis cum frixio figurato, cum arma Imperiali. 

146. — Pianeta veluti cremixilis cumtexta gallis, giliis et avicu- 
lis aureis foderata taphetale rubeo et frixio aureo figurato cum 
tunicelis cumtextis auro per totum. 

147. — Pianeta cum tunicelis de damasco biavo, cum animalibus 
aureis foderatis taphetale rubeo et pianeta cum frixio aureo 
figuralo. 

148. — Pianeta cum tunicelis xamali rubei in qua pianeta est 
frixium cum perii?, et tunicele sunt ornate de albo. 

149. — Pianeta cum tunicelis camocati arzurii, pianeta listata 
cum suo frixio aureo sine armis foderatis (sic) tellis cilestrina 
et nigra, tunicele ornate camocato albo deaurato. 

150. — Pianeta de nacho albo deaurato cum frixio aureo cum 
arma antiqua de Spinolis, cum tunicelis similibus. 

151. — Pianeta cum tunicelis de damasco albo cum gallis et flo- 
ribus foderatis in sindone viridi, pianeta cum imagine Pielatis 
in pectore auri. 

152. — Tunicele due xamiti violati cum manicis ornatis avibus 
et griffonibujj cum foderatura. 

183. — Tuniceifi una xamati violati clari cum frixiis aureis in 
extremitatibus. 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 75 

15i. — Pianeta cum tunicelis camocati rubei cum foliis et fiori- 
bus viridibus cum frixiis et armis de Flisco. 

155. — Pianeta camocati viridis cum frix'is et Agnusdei. 

156. — Pianeta camochati albi cum tun;celis talibus. 

157. — Pianeta cum tunicelis de damasco rubeis, sive nacho, pia- 
neta cum frixio figuralo deaurato, foderatis taphelale rubeo ot 
lunicele frixiate auro. 

158. — Pianole, cum tunicelis camocati albi deaurati cum armis 
Imperialibus. 

159. — Pianeta cum tunicelis veluti viridis cum armis D. Julii Pape. 
1G0. — Pianeta cum tunicelis veluti nigri cum armis D. Julii Pape. 

161. — Pianeta cum tunicelis de acho (sic) orientali aurato cum 
diversis armis circum planetam ad sbarras albas et turchinas. 

162. — Pianeta cum tunicelis xamali violacei. 

1G3. — Tunicele quinque sete diversorum colorum, lales. 

164. — Pianeta cum tunicelis clameloli albi sine undis listata 
clameloto rubeo. 

165. — Pianeta nasisii viridis et rubei prò Sacristia parva, facta 
ex pluviale. 

166. — Pianeta camochati turchini cum cruce veluti rubei facta 
ex pluviale. 

167. — Pianeta cum tunicelis zentunini albi conienti auro et ra- 
magiis viridibus prò Socielate B. Marie Yirginis. 

168. — Pianeta allia alba contexla auro ejusdem Societatis. 

169. — Pianeta clameloti rubei sine undis, cum cruce zentunini 
viridis prò mansionarìis. 

170. — Pianeta camochati rubei. 

171. — Planete tres brocatelli sete pre usu Sacristie parve. 

172. — Pianeta clameloti nigri prò mansionariis. 

173. — Pianeta cum tunicelis camochati albi aurati; pianeta cum 
frixio aureo figuralo, tuniceb cum frixiis auratis cum armis 
Imperialibus. 



76 PITTURA 

174. — Pianeta cum tunicelis borchali ricil avelutati cremex'lis 
ornata borcato aureo. 

475. — Pianeta cum tunicelis veluti rubri ac velutati a denariis. 

476. — Pianeta cum tunicellis ximitli gialdi. 

DE PLUV1AL1BUS. 

477. — Pluviale borchati auri fioi cum corchielis argenti cum 
capino et patina rolunda argenti cum figura s. Jo : Baptisle 
ornala lapidibus falsis. 

478. — Pluviale camochati albi cum diversis figuris cum corchie- 
tis argenti, et ad capinum sunt figure relsvate. 

479. — Pluvialia duo camochati albi cum frixio borchati et cor- 
chietis argenti. 

480. — Pluvialia tria camochati albi cum frixiis veluti rubri, ex 
quibus duo cura corchietis largis et catenetis argenti. 

481. — Pluviale veluti nigri cum armis D. Pp. Jalii cum suo 
capino et corchietis argenti. 

482. — Pluvialia duo veluti nigri cu no frixiis deauratis, videlicet 
unum auri filati cum armis et cateneta et corchietis argenti, 
aliud cum cateneta et corchietis. 

483. — Pluviale nassisii in campo celestino conlexlum diversis 
laboreriis cum frixio et capino figuratis imaginibus Sanctorum 
cum corchietis et cateneta argenti foderatum tella viridi. 

484. — Pluvialia duo nassisii de damasco in campo nigro cura 
frixio aureo foderatum {sic) de rubeo, cum laboreriis, talia. 

485. — Pluviale nassisii rubei dtì damasco laboratum diversis ani- 
malibus cum frixio aureo. 

486. — Pluviale camochati rubei cum laboreriis sericis cum frixio 
aureo figurato, tale. 

487. — Pluviale rubeum sericum cum diversis imaginibus, voca- 
ttim delle bagalelle. 



Arrr.NDiCE al caintolo r. 77 

188. — Plovialia duo sete viridis prò dominicis dicbus, lalia. 
489. — Pluviale violaccum foderatimi tela celestina, tale. 
490 — Pluviale veluti moreli cum frixio aureo, tale. 
191. — Pluvialia duo avelulata, talia. 

492. — Pluviale camochali turchini amegclis cum floribus, leoni- 
bus et griflìs anreis, tale. 

193. — Pluviale veluti viridis cum armis D. Julii Pape cum fri- 
xio et capino auri filali, cum figuris et corchietis largis et ca- 
tenela argenti. 

194. — Pluvialia quattuor veluti cremexilis cum frixiis borcbali 
et capinis cum armis D. Julii Pape cum corchietis largis et 
catenetis argenti. 

195. — Pluvialia quattuor camoebati albi cum frixiis zentunioi 
viridis cum capinis et corchielii argenti cum armis Imperialibus. 

196. — Pluviale veluti moreli cremexilis cum frixio et capino 
borchali cum corchietis et cateneta argenti fodratum tella 
viridi. 

197. — Pluviale camochati albi borchali cumtexto (sic) auro et 
ramis viridibus, Societatis B. Virginia, cum frixio et capino 
borchati auri et corchietis largis cum cateneta argenti. 

198. — Pluviale zenlunini albi borcbali cum frixio et capino auri 
filati cum figuris et corchietis argenti. 

199. — Pluviale borchati ricii avelulati cum frixio et capino auri 
figurati cum corchietis argenti et patena argenti cum figuris 
ss. Jo: Baptiste et Laureati)', Societatis Capele dicli s. Jo: Baptiste 
cum quattuor eberubinis et etiam fioco cum perlis et pomo 
argenti smaltali, et etiam ad capinum cum corchietis argenti. 

200. — Pluviale camochati cremexilis cum frixio et capino bor- 
chati ac arma Imperiali cum corchietis et cateneta argeDti. 

201. — Pluviale camochati cremexilis cum frixio et capino camo- 
chati gSaldi cum corchietis et cateneta argenti. 

202. — Parmi 20 incirca frixii borchati avelutati de nigro. 

VOL. I. — PlTTHRA.. 16 



78 PITTURA 

203. — Stola cum manipulo contexti auro in campo turchino coni 
imaginibas et botonis auri. 

204. — Stola contexta auro cum armis Lomelinis. 

205. — Tunicele due lapbelabs turcbini prò Episcopo. 

206. — Tunicele due albe cum frixiis taphelalis turcbini prò Episcopo. 

207. — Cordonus unus sete rubee prò Episcopo. 

208. — Gremiale cunlextum auro in campo zentunini cremexilis 
. prò Episcopo. 

209. — Paria duo cbirotecarum prò Episcopo. 

210. — Sotularia quattuor, videlicet duo alba cum sugli* argenti 
et allia rubra line sugiis. 

211. — Calige due rubre prò Episcopo. 

212. — Stola cum manipulo velutì albi avelutati. 

213. — Tobalia una borchati gialli sete cum fenogieio {sic) prò 
lelerile parvo. 

214. — Stole due et manipuli tres virides brochateli. 

215. — Vestis corporatura borchati et veluti cremexilis cum 
quattuor fiocbis et botonis auri filati cum perlis. 

216. — Monstre tres amictorum borcbalì auri. 

217. — Stole quattuor et manipoli tres cuntexti auro. 

218. — Testis corporalium zentunini cremexilis cum foliis auri 
foderala veiuto morelo. 

219. — Mandilia duo prò calicibus empta de 4541. 

220. — Baldachinum borchati in veiuto cremexili fodratum taphe- 
tale rubeo cum frangiis sete cremexilis et aari cum cordonis 
et pomis sete et auri, Societatis s. io: Baptiste. 

221. — Baldachinum borchati auri et veluti cremexilis ad listas 
cum fraDgiis auri et sete rubee, Societatis s. Jo: Baptiste. 

DE TAPETIS. 

222. — Tapelum magnum prò altare s. Laurentii. 

223. — Tapeta quinque parva prou us Ecclesie. 



APrENDIOF, Al, CAPITOLO i. 

224. — Tapesarie due cuoi arma Coramonis. 

225. — Tapesarie tres. 

220. — Tapesarie quiDque allie cuoi historia s. Jc<: Baptiste. 

DB CANDELEfìUS. 

227. — Candelabra quattuor Ugni deaurala cum armis Impe- 
rislibus. 

228. — Candelabra duo parva ferrea prò diebus ferialibus. 

229. — Candelabra quattuor ferrea magna. 

230. — Candelabra duo parva ferrea que stabant in altare s. Lau- 
renzi prò candeletis. 

231. — Candelabra quattuor latoni. 

DE LIBRI s. 

232. — Gradualia magna quattuor. 

233. — Antipbonaria magna odo. 

234. — Volumen unom de Kalendis. 

235. — Volumen Officii TransQgurationis. 

236. — Volumen binnornm. 

237. — Volumen psalmoram in di*. 

238. — Volumen p»aImofum de nocte. 

DE M1SSALIBUS. 

239. — Missale prò usu Canonicorum cum cooperta veluti morali 
cum clavetia quattuor argenti. 

240. — Missale pergameni cum quattuor clavetis coopertum xen- 
tunino rubeo. 

241. — Missale papiri coopertum veluto viridi cum capite ligna- 
calornm argenti. 

242. — iVIissale in pergamene coopertam vsluto nigro cum duo- 
bus dateti» argenti. 

243. — Miasalia quattuor antiqua in pergameno. 



80 . ' r PITTURA 

DE PSàLTERIIS ET ALIIS L1BRIS. 

244. — Psalteria quattuor in pergameno. 

245. — Breviaria duo in pergameno. 

246. — Breviaria quattuor papiri prò usu chori. 

247. — Libri duo parvi in pergameno quibus utitur in sepulturis. 

248. — Libri duo prò processionibus Ecclesie. 

249. — Libri duo in pergameno cura portantur Cinerea B. Jo: 
Baptiste ad Modulum. 

250. — Libelus coopertus veluto nigro prò defunctis pergameni. 

251. — Libri duo pergameni prò letaniis maioribus etminoribus. 

252. — Manuale cum Ealendario in pergameno in quo continen- 
tur legata defunctorum. 

253. — Manuale vetus prò usu chori pergameni. 

254. — Evangelistarium in pergameno sine tabulis. 

255. — Epistolarium in pergameno sine tabulis. 

256. — Libri duo in pergameno, videlicet Evangeliorum et Epi- 
stolarum prò usu chori. 

257. — Capsia una ubi sunt diversi libri quibus non ulimur. 

258. — Tobalie omnibus computatis sexaginta due. 

259. — Capseta una clausa piena ut dioitur reliquiis. 

260. — Alia capseta cum reliquiis. 

261. — Vettis corporalium borchati cum figuris auri filati fode- 
rata taphetale rubro. 

262. — Toagiole quattuor cum patena et gremialibus prò Mi3sis 
majoribus. ' 

263. — Aspersorium auri filati. 

264. — Vestis prò Cruce marmori (sic) altaris majoris voluti nigri. 

265. — Petium unum laphetalis nigri prò Cruce. 

266. — Vestis Crucis Capituli. 

267. — Colane due prò Diacono et Subdiacono auri filati cum fi- 
guris, tales. 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 81 

2C8. — Mitra una alba prò mortuis. 

569. -- Pianeta zeulonini rubei cum cruce «uri filati cum figuri» 

foderila cotonina alba. 
870. — Coperta camochati rubri prò porlandis Reliquiis s. Jo : 

Baptiste et Catino. 

271. — Tunicela una rubra xamali cum frixiis auri filati. 

272. — Liber in pergameno intitulatus Ordo Ecclesiaslicus. 

273. — Manuale in pergameno inlitulatuai In die Nativiiatis 
Domini. 

274. — Pontificalia tria in papiro ad usum Ecclesie et Episcopi. 

275. — Figura s. Sebastiani argenti cum sagittis octo argenti. 

276. — Corporalia paria triginta omnibus computatis. 

277. — Bursa corporalium borchati et veluti foderata camochato 
rubro. 

278. — Pianeta boeaiini albi. 

279. — Candelabrum magnum eneum quatluor cum lectorilibus 
prò Evangelio cum figuris quattùor Evangelistarum. 

280. — Cruceta laloni in qua adest de ligno crucis s. Andrea. 

281. — Scatula in modum tabernaculi deaurata in qua iunt di- 
verse reliquie. 

282. — Cophanelus in quo sunt diverse reliquie. 
288. — Bacile parvum rami cum reliquiis. 
281. — Scatula in qua sunt lapides falsi. 

285. — Scatula rotunda eburnea in qua est ampula cum balsamo. 

286. — Candelabrum damaschiDum prò brandono prò CorporeChri- 
sti in die Veneris Sancii. 

287. — Tabernaculum latoni. 

288. — Yas rami cum figuris in modum tabernaculi cum reliquiis. 

289. — Tabula cum diversis argentis apensis prò figura B. Maria 
della porta. 

290. — Telle due cum argentis apensis prò dieta figora. 

291. — Corone due argenti prò dieta figura et Jesu Filio. 



82 PITTURA 

292. — Coronete due de ambra et alia de decem signis prò di- 

ctia figuris. 
298. — Toagiola laphetalis cum stellis auri. 

294. — Stola et manipulus prò Missis majoribus et alia itola prò 
Missia defunctorum, 

295. — Stola veluti cremexilis prò baptismo. 

296. — Mandilia duo prò calicibus. 

297. — Toagiola alba prò Missa majori apparata. 

298. — Libri tres pergameni, videlicet prò BaptÌ9mo, Oleo Sancto 
et alter prò morluis. 

299. — Taoonus ab igne, talis. 

300. — Ruxentale. 

30 i. — Petra lacrata super altare majori. 

302. — Petra alia saerata portatilis. 

303. — Catbrede tres ab homine in quibui una corii prò Epi- 
scopo. 

304. — Scabelum unum Ugni. 

305. — Hasle quattuor prò Misais majoribus et due prò mino- 
ribu9. 

306. — Scabelli quattuor ad adorandum. 

In un precedente inventario del 20 dicembre 1521 
rogato dal not. Bernardo Usodimare Granello si leggono 
altri oggetti, fra i quali stimo degni di nota i due se- 
guenti : 

1. — ADcbona ana prò altare s. Jo: Baptisie in qua sunt figure D. N. Jeja 
Chisti et s. Je: Bapte ipsum baptizaatis, s. Siri et Angelorum, corda duo 
argenti, tibia una parva argenti, caput unnm,, digiluni unum cam quin- 
deeim insaginibus m»gnis et parvis ibidem afSsis. 

J. — PluTiale UDum cremexili borchiati «urei cum armls Ducis Mcdiolani. 



APPENDICI! AL CAPITOLO I. 83 

II. 

Descrizione 
)i il l'antico Duomo di Savona 

MS. DEL NOT. OTTOBONO GIORDANO. 

« Or di questa parte (la piazza del Brandale ) andate verso il 
« Lello e magno Domo, e parendovi sempre andar piano pur nondi- 
« meno andate di continuo a poco a poco montando sopra dove 
« è fabricato il Domo , il quale signoreggia tutta la città e tutta 
« la marina. Or andando a man dritta vi trovate uno bello hospi- 
« tale , quale ricetta tutti li infermi incurabili , et è una devota 
e e pia humiltà vedere quelli gentil' huomini con li loro gremiali 
« a servir quell'infermi. Or Don troppo lontano li è un'altro 
t hospilale dove le povere femine stanno, e vi si fa belle eterno- 
« sin e. Or qui andando pur verso lo Domo trovate uno bello e 
« grandissimo hospitale quale fa grandissime elemosine , marita 
« povere fantine, recatla poveri captivi, alberga peregrini e tre 
« giorni li fa la spesa .dispensa panni per vestir poveri, et molte 
« altre opere di misericordia che non scrivo. E qui montate uno 
« scalino marmoreo e inlrate in una amena et amplissima piazza: 
« a banda dritta vi è uno bellissimo palazzo con uno suavissimo 
« e placido giardino, che consola ogni aflitta mente con belli la- 
« vori e frulli di ogni sorte , e qui a canto una così amena e 
« placida lobiètta quanto sia da ponente a levante che signoreg- 
« già tutta la città , et in mezza di delta piazza vi è uno altis- 
« simo e grosso arbore, che è cosa maravigliosa in udir il canto 
t delli uccelli e insieme vedera 1' amenità del loco , e qui habita 
« il Reverendo et honorato Vescovo. Or a capo di qoesta ampia 
« e bella piazza montate tre scalini pur di bianco raarmore lavo- 
« rati, e restale propinquo al bello Domo, et è qui di fuori uno 
« bellissimo pavimento di quadri marmori (sic) bianchi e negri 



84 PITTURA 

e molto bene lavorati, che quando il sole li riverbera sopra non 
f vi si può affissare gli occhi tanto risplendono, e valeno questi 
« quadri cinquecento scudi. E questo è all'intrata, in la quale 
« montate otto scalini di marmore da banda destra e sinistra 
« scolpiti con figure e belli lavori, e qui sono tre entrale molto 
« honorale. Inlrando dentro andate sopra uno pavimento di qua- 
« dri a modo delli primi che ho detto. A banda dritta vi sono 
« due bello capei le, e poi ritrovate una porta che sia per fianco, 
« appresso due altre bellissime capelle, e qui a carilo una colon- 
« na vi è uno polito e galante Pulpito di marmore bianco tulio 
« scolpito di figure, e belli lavori. Seguitando per questa parte 
e montate selle scalini di marmore, e qui ritrovate un'altra por- 
« la per fianco perchè siate al Sancta Sanclorum, e da questa par- 
or te potete andar in una placida e bella lobielta che riguarda a 
« ponente et a levante, e signoreggia a tulle le cinque valli di 
e sopra nominale (Vado, Quigliatto, Legino , Lavagnola e Albis- 
« sola), e lutto intorno li belli hospilali con li suoi piccioli giar- 
« dinetti fondali sopra la rocca e tutti riguardano in mare. Et 
« da questa parte entrate io un'altra più bella loggia nella quale 
« sono le statue delli Vescovi che sono stati di codesta città , e 
« sono di marmore che a vederli pare che vogliono (sic) aprir. 
« la bocca per ragionare, laiche pare che non li manchi altro che 
" il fiato per parlare. Or dall'altra parte a banda sinistra vi è 
« una grande e bella capella, appresso questa una ancor più gran- 
ai de in la quale sono sette altari et in mezzo un ampio e bello 
« baiti«terio di marmore tutto scolpito di figure, e in questa ca- 
« pella vi è una ferrata dove sono parecchie rincluse, che non 
« hanno altra veduta che la marina e la chiesa, perchè sono so- 
« pra il scoglio nel quale balte il mare, e sono di buona santi- 
« monia reputate. Or qui appresso questa grande capella ve ne 
« sono due altre molto di bellezza ornate; di qui poi montate sette 
« scalini di marmore bianco a canto uDa bellissima Sacrislia, dove 



APPENDICE AL CAPITOLO I. 8j 

« si vestono, e di qui si monta sopra uno bello et altissimo Pi- 
« nacolo. Appresso questa Sacrestia ve n'è un'altra dove si ripon- 
« gono tutti li paramenti e argenti, che sono riguardati per tre 
« cittadini che di tutta la chiesa hanno cura, come più ampiamente 
« contarò. Appresso vi e una porta che entra in uno bello et e- 
« minentissimo corridore, che è nella sommità della rocca, e sta 
« sopra tutta la marina. Circonda questo corridore tutto intorno 
« la Capello maggiore, e signoreggia a ponente et a levante con 
« la più vaga et aperta veduta che si possi narrare, e di qui pò - 
« tete andare nella sopranominata Iubietta dove sono scolpiti li so - 
« pradetti Vescovi , e sostengono questo bello corridore cinque 
i colonne marmoree molto grosse. Or l'intrata della porta maestra 
« è tanto ricca e bella, che quasi non la so narrare. Voi andate 
« fino a una scala di sette scalini di marmore bianco, vi trovate 
« poi in un bello choro fatto a maraviglia con le sue sedie mae- 
» strevolmente dipinte di diversi colori. Da questa scala a banda 
« dritta e sinistra si cala sette scalini che vanno sotto il choro et 
« intrano in Saneta Sanctorum. Or qui montate due scalini, e trovale 
« una bellissima gelosia con belli ramaggi di bello e bianco mar* 
« more, e quivi sono quattro grosse colonne marmoree. Olirà an- 
« dando trovate moltissime sedie di marmore per ogni una delle 
« quali vi è sopra una statua d'un santo pur di marmore, e tanto 
« bene lavorati quanto bastino ad essere. Andando inaoti trovate 
« poi il ricchissimo tabernacolo ove si ripone il SS: Corpo di N . 
« S. Gesù Cristo, e qui con mille penne non potrei scrivere né 
« con mille lingue narrare le ricche belle e pompose cose che 
t vi erano. Tutte quelle figure erano dipinte in oro, e cosi le sta- 
t tue che sono di marmore tutto intorno sopra dorato. Qui è di- 
• pinto tutto il Testamento Vecchio, con figure che paiono vive ; 
« qui è una bella cuba fatta a argento et oro con Santa Maria 
« e li Apostoli sopra, che sono d'argento sopra doralo, et è quan- 
« do Ella è salita in cielo. E costano le colonne della cuba et il 

Vol. I. — Pittura. 17 



86 PITTURA 

« restante di quella quattro mila scudi, talché pare che ivi siate 

« in uno paradiso. Or montando sopra il coro a banda sinistra 

« vi è una bellissima sedia dello Vescovo. Or conterò li pomposi 

« e belli paramenti, e così argenti che io ho veduti. Yederete in 

« qualche festa solenne per celebrar una messa grande per def- 

« fonti (sic) paramenti di velluto di brocato, e zentonile negro. 

» Per Vespro poi vi sono di zentonile e camocato bianco, et etiam 

« velluto e taffltale cremisino tanto sottilmente ricamati che non 

« si potria dire, e cosi moltissimi altri paramenti, e quando sono 

« li Religiosi parati per cantar qualche messa o Vespro solenne , 

« le persone slariano un giorno intiero senza mangiare né bere, 

« astratti in vederli, tanto di gravità e riverenzia presi sono, e 

§ in udir quel suave concento di musici, che pare un'armonia 

« celeste. Ma che diremo noi del provido et honorato Vescovo l 

« Veramente restaria attonito qualunque lo vedesse paralo per 

t voler celebrare la messa; lui poi ha uno bellissimo amilo tutto 

* lavorato e ricamato d'oro, e poi uno candidissimo camiso e una 

« stola, che non credo che in Roma se ne trovi molto più belli, 

« e li soi manipuli essai belli e ricchi. Hj poi una mitria di grande 

« bellezza, tutta di oro gemme e perle ornata e granila ; ha poi 

« uno paro di guanti cremisini ricamati di fino oro con le belle 

« e ricchissime annella con gemme di valore inestimabile. Dai 

» lati li stanno due Religiosi con due mazze di argento fino so- 

« pradorato lunghe e con lo bastone pastorale. Or bene resteria 

€ maravigliato chi vedesse lo ricco apparato, e pompose reliquie 

« che vi sono, tra le quali vi è uno grande Tabernacolo di cri- 

« stallo, lutto \agamente orlato d'argento sopradoralo , nel quale 

« è un poco della Vera Croca, e assai altre belle cose che non 

« nomino per non fastidiarvi. E quando l'altare è parato per do- 

« versi cantare messa solenne con le cose che si convengono, si 

« estima valere più di settemila scudi, che ò una magnifica cosa 

« a vedere. Or intenderete la valuta delle cose sopra nominale. 



APPENDICE al capitolo i. 87 

E primo Io bello Pulpito costa cento scudi, gli Organi li quali 
stanno in mezzo la Chiesa valeno cinquecento; Io ampio e figu- 
rato Tabernacolo cinquecento; la devota ancona quattrocento; la 
sedia del Vescovo trenta; lo grande Crucifisso con lo ornamento 
cento cinquanta; le dièci scancelle, che sono all' entrata della 
Chiesa scolpite, cento; lo bello choro diecimila; le colonne quat- 
tro e il tiburio quattromila ; la dipintura quattrocento; lo pavi- 
mento di dentro e di fuori millecinquecento, e lo bello battiste- 
rio cento. Talché le sopradetto cose ritrovo, non computativi li 
ori né li argenti, sino a dieci sette mila ducento ottanta scudi. 
Or uscendo d questo magnifico e generoso tempio, il quale ha 
la più bella et eminente prospettiva , e lo più bello sito che 
abbi veduto in tutta la Cristianità, di più ricchi e più grandi 
si ma non di più belli e ben situati, or uscendo dico a banda 
sinistra verso ponente calando giuso, non distante dalla Chiesa 
trovate dieci . . . (pare da supplir chiese) che uscendo dall'una 
entrate nell'altra; e se una è bella, l'altra più, e tutte hanno li 
^loro ameni giardinetti con le sue cisterne di bonissime acque. » 



CAPITOLO H. 



Passaggio ni secolo XIV. — Esempj di pittura toscana in Liguria. — Maestro 
Tura Sanese in Genova. — Donato Fiorentino e Panni Pisano in Savona. 
— Angelo e Michele Picconi Savonesi. — Altre notiaie di quella terrò. — 
Nicolò da Voltri. — Di un Francesco Neri supposto Voltrese e di Barto- 
lommeo da Camogli. — Monumenti di pittura nella Capitale. — Francesco 
di Oberto e Giovanni da Rapallo. — Barnaba da Modena. — PiUura orna- 
mentale. — Giovanni da Padova ed altri pittori. — Dei vecchi Capitoli del- 
l' arte Pittorica e Scutarìa. — Digressione sui medesimi. — Negligenza di 
chi ne scrisse in addietro. — Loro dispositivo nella sustanza. — Taddeo 
di Bartolo pittore Sanese più volte in Genova. 



F 



acendo passo alle memorie, quantunque scarse ed oscure 
lultavia, del Trecento, ci parrà nel Soprani via più dan- 
nosa la facilità dell' ommelterle o la sventura dell'igno- 
rarle. La buona critica non si crede alla fama così cie- 
camente/che non curi di spinger l'occhio più oltre, a 
ricercare quel molto (foss' anche quel poco) che a noi 
ruba il tempo di mano in mano. La verità d'altra parte, 
che non patisce d'essere al tutto coperta, o presto o tardi 
si lascia scorgere: beato chi ne afferra quel tanto, e ne 
deriva giudizj probabili. Non approda gran fatto il trovar 



90 PITTURA 

qualche carta e serbarla gelosamente, o far cenno d'al- 
cun monumento che paia antichissimo, dove gl'indizj 
non si costringano d'obedire ad un concetto che regga e 
avvalori la mente altrui. Cosiffatta è appunto l'attuai 
condizione della nostra storia, se storia abbiamo delle 
arti liguri; reliquie sparse, o troppo magnificate per amor 
patrio, o diminuite per impazienza di forti studj : ad ogni 
modo sconnesse tra loro, e poste quasi a vista d' uomo 
che guardi e passi. Del secolo XÌV è forse pessimo il 
danno e più grave l'ingiuria, siccome di quello in cui 
Y arte comincia ad isvolgersi e a rifarsi nostra per opera 
specialmente degl'ingegni toscani. Era fatale che le altre 
Provincie imitassero; non suol dare la natura più trova- 
tori ad un tempo, ma virtù in molli, che scoperta la via, 
si mettano per altri sentieri e seguano altr' orme. Però 
in questa età la sola glcria de' municipj è nel seguire 
gli esempj , e maggiore quanto più tosto e con più di 
valore. Alla qual gara direi che si offrissero i Toscani 
medesimi, spargendosi per le terre d' Italia, o perchè de- 
siderati ove 1' arte era nuova, o perchè rifiutati dal loro 
paese che fermamente ne ridondava. I musaicisti in par- 
ticolare, e i maestri del dipingere, accolti in ischiere, e 
trattenuti ai grandi lavori di quella metropoli, spedili del 
compito loro, o privi d'un capo, o invitati a maggior gua- 
dagno, disertando la società si volgevano ad altre parti. 
E la nostra Liguria, se a più riscontri non ne fosse chia- 
rita, dovrebbe congetturarlo per conto suo ; potrebbe per 
giunta recare in mezzo pitture non poche; certo frutto* 



CAPITOLO II. 01 

di questo secolo e di quelle scuole, o di nuova disciplina 
nei nostri. Viene in soccorso di tali indagini un fatto 
non esplorato abbastanza : che le imagini più devote 
d'allora ritraggono per lo più d'un sol tipo già famoso e 
autorevole, tantoché una turba di pittori paiono figliuoli 
di un solo maestro. Da Giunta Pisano s' informano per 
via d' esempio i molti Crocifissi sovr'assi a ritaglio : de' 
quali son ottimo saggio quel eh' è in Genova nel chiostro 
alle Vigne , e un altro minore alle dimensioni eh' io ne 
vidi in Savona nella Sacristia della Consolazionne. Di Ma- 
donne campite in oro, atteggiate di nuova pietà, e quali 
sembrò prima insegnarcele Guido da Siena e Cimabue 
fiorentino, non saprei porgere migliore imagiue di quel 
quadretto che nella Priorale de' ss. Cosma e Damiano è 
tultor vivo all' adorazione dei fedeli. Se questi poi sian 
mano d'artefici nostri o di chi venne a formarli, non 
è lecito il dirlo per que' tempi , nei quali è gran ven- 
tura il mostrare alcun' opera anche a patto di tacerne 
gli autori. 

A difendere le nostre parti basti il soggiungere che 
se Toscani avevamo in Liguria , né Liguri ci mancan 
però, e di titolo certo, da registrare in quell'epoca. Il 
nome di uu Opizzino dà Camogu previene d'un anno ne' 
pubblici atti le memorie d'un Maestro Torà sanese. (1) 
Dell'uno e dell'altro produsse i nomi lo Spotorno; ma 

fi) Fogl. Not. ne' rogiti d* Ambrogio di Rapallo sub die XXI lunii 1302 : 
Opccinus de Camulio piclor, pater Gabrielis heredis quondam Ioanninc uxo- 
ri* dicli Opecini, matris dicti Cabrielis, 



92 PITTURA. 

non dice dell'ultimo quant'era a saperne. Per trovarlo, 
come già Manfbedino, nelle native contrade, supplisca l'o- 
peretta del Ciampi già lodato di sopra, a Nell'anno 1391 
« (così egli) pensarono i Pisani di ornare di un bel rnu- 
« saico l'apside della tribuna del Duomo, e deputarono 
« per soprintendere air esecuzione del lavoro due ciua- 
« dini , Uguccione di Gquccìo ed Jacopo di Muccio. Il 
« primo artista che nel maggio del 1302 (stile pis.) vi 
<( trovo come capo maestro con !o stipendio di soldi x 
« al giorno è maestro Francesco da Pisa. Àvea sotto di 
« sé il suo figlio Vittorio, Lapo Fiorentino . . . , Michele 
« Duccio, Tura, Turetto, Dato, Tano, Bonluro, Puccinello 
« figliuolo di maestro Giolo, nel documento tutti chiamati 
« pittori. Quel Duccio fu verisimilmeute il celebre Duccio 
« da Sieaa che allora dovea essere tuttor giovinetto. Sia 
« che Francesco mancasse di vita, sia che abbandonasse 
« quell'opera, il fatto sta che nel corso di quell'anno più 
« non lo trovo nel registro degli artisti impiegati a quel 
« musaico , ed in vece sua comparisce Cimabue collo 
« stesso stipendio di soldi x per giorno. Erano suoi aiuti 
« Bardo, Ganaeeio, Upechino, Turetto ... ». — Non po- 
tremmo tenere con tutta certezza che quel medesimo sia 
il nostro Turi se ci acquetassimo al suono, non essendo 
raro fra quella gente il nome di Bonaventura accorcialo 
in Tura, o vezzeggiato in Turetto, in Bonturo, in Turino. 
Ma nel caso nostro concorrono ben altri indizj , se non 
s' hanno a dir prove: la concordanza degli anni, la gio- 
ventù del pittore, e più ch'altro il lavoro cessatogli in 



CAPITOLO li. 93 

risa pochi mesi prima ch'egli compaia in Genova. Qui 
vien richiesto d' un' icone che rappresenti la Maddalena 
nel mezzo e due istorie sui fianchi : il tutto in misura di 
palmi sci por l'altezza, e di quattro e mezzo nel largo. 
E non soverchia il notare come la tavola gli sia commessa 
da un Enrico Di Negro, che attentamente ricercato ne' 
fògliazzi notarili del 1503 (eh' è pur l'anno del quadro) 
mi si dà par Minkter Ecclesie S. Bernardi Dicecesis 
Ianuensis. Né la chiesa poteva esser altra da quella che 
tuttora esiste sul monte Peraldo, già beneficio della Men- 
sa archiepiscopale, oggidì proprietà di privati. Stando alle 
misure, alla forma, al soggetto dell'opera, non è audacia 
il supporre ch'ella dovesse aver luogo nella predetta chie- 
suola. (1) 



(1) In nomine Domìni Amen — Ut infra conveniunt et convenisse confi- 
tentur inter se ad invieem Euricus de Nigro ex una parte et Magister Tura 
pinctor ex alia: Videlicet quia diclus Magister Tura debet dicto Enrico fa- 
cere seu construere , laborare , depingere , apiare et perficere ex ovini opere 
bene et sufficiente)- Chonnam imam altitudinis siue longiludinis parmorum 
sex et latiludinis parmorum qualtuor et dimidii (cum figuris sive imagini- 
bus, scilieet in medio figura Magdalene, et a quolibet latere suo duo ex suis 
istoriis) de bono et fino arzurio de Alamania , usque festum Bamis Palma- 
rum sive Olivarum proxime venturum : prò pretio sive mercede prò tota 
dieta Chonna explela, omni opere ut dictum est librarum trium solidorum 
decem lanue, de quibus infra solucionem dicti prelii jam confiteor habuisse 
et recepisse a dicto Enrico solidos viginti Ianue, et reliquum debiti predicti 
vnihi solvere debet finito diclo opere, scilieet ad dicium terminum quum ìpsam 
Chonnam sibi tradidero. Versa vice dictus Enricus debet solvere eidem Ture 
reliquum dicti debili ad dicium terminum, scilieet incontinenti postquam i- 
dem Tura dicium opus sive Chonnam complelam omni opere ut supra eidem 
Enrico Iradiderit et consignaverit. Hec quidem omnia et sìngula promisserunt 

VOL. I. PlTTUliA. 18 



'94 PITTURA. 

É assai probabile che questi Toscani,, la più parte da 
Pisa, non ignorassero la nostra riviera e le castella vi- 
cine. L'erudito canonico Grassi m'addita su quel d'Al- 
benga, e propriamente nella villa di Bastia, un dipinto 
a fresco sottoscritto del 1508, né di poco momento, es- 
sendovi storiato il martirio di s. Stefano, titolare della 
cappella sull'esterno della quale gli accadde di rinvenirlo. 
Né per questo vorrei farmi avversario a chi vedesse in 
quelle bande i Piemontesi e i Lombardi ad operar fin 
d'allora; che poco appresso ci verranno innanzi con dati 
sicuri, e terranno onorevol grado nelle nostre memorie. 
Vuoisi ancora far luogo alia testimonianza autorevole 
del Rossi (1), che nel Comune di Pigna, entro la chiesa 

diete partes Inter se invicem attendere comptere et observarc sub pena S. C, 
(boliilorum centum) lamie Inter dictas partes solemniler promissa , in quam 
penam incìdat pars non observans observanti. Ratis predictis manentìbus , et 
sub obligatione omnium honorum suornm. Et confitutur idem Tura se esse 
mujorem anni?, vigilili duobus , et juravit ut supra attendere, et fecit hec 
Consilio teslium infrascriplorum quos appellavit suos propiuquos et vicino'} 
in hoc casum. — Actum [anice ante Ecclesiam Sancii Laurent ii anno Dominice 
Nativilatis millesimo tricenlesimo tertio, Indiclione deeima quinta, die nona 
februarìi inler prima ni et terCiam. — Testes Odinus de Ceva de Fossatello 
et Moscardus de Sancto Marcho — (Archiv. Not. — Rogiti d'Ambrogio di Ra- 
pallo — fogl. 5. 1303). Il Qjioitnam o Chonam è alterazione di Ichonem, vo- 
cabolo derivato dai Greci a significare imagine , e specialmente da altare. Gli 
Italiani non mancarono di un loro proprio, che fu il Majestat (Maestà) nel 
quale avremo a scontrarci le mille volte in documenti posteriori. 

(1) V. la Storia del Marchesato di Dolceacqua e dei Comuni di Pigna e 
Castelfranco del prof. Gerolamo Rossi. — Oueglia, Tipo'gr. Ghilini, 18C2 — 
Anche sull' estremo della parrochia di Pigna, come di S. Marta in Savona, era 
effigiato un S. Cristoforo in forme gigantesche , al quale mandava un saluto 
chiunque usciva dalla terra pei augurarsi il buon cammino eia buona giornata. 



CAITTOLO II. 95 

or distrutta di s. Tommaso fondata da monaci di s. Be- 
nedetto riconobbe pitture di questa età. Ma che i Toscani 
avessero piede in Savona non può mettersi in dubbio fuor- 
ché cozzando colla evidenza e colla fede d'un uomo dot- 
tissimo quanto severo e circospetto nel sentenziare. Ac- 
cenno a Gio: Tommaso Doloro, benemerito della sua città 
quanl' altri che la giovasse mai colla penna, (1) né per 
enfatiche declamazioni, ma per note e ricordi efficacissi- 
mi ad illustrarla. Preposto alla cura del patrio archivio, 
ed esperto a decifrarne le carte, per quanto ebbe vita , 
che fu tardissima, facea tesoro d'ogni minima cosa non 
vana a sapersi, e d'ogni nome che fosse degno a cono- 
scersi. Ma come suole degl'ingegni ne' quali la virtù è 

(2) Gio. Tommaso nacque in Savona l'8 febbrao 1741 di Luigi Belloro e 
d'Angela Giordano. Gli Sco'.opj lo istituirono alle lettere in Voghera, luogo 
prescelto dalla famiglia per riguardi alla tenue salute del giovinetto. Fatto a- 
dulto, ebbe sacra la vita fra gli sturtj dell'amena letteratura che felicemente 
coltivò, e quelli dell'archeologia, che non circoscrisse alla propria terra, ma 
distese con lodevoli effetti alle cose di tutta Italia. Pochi, malgrado il suo vi- 
vere solitario e lontano da ogni ambizione, ebbero quaut'egli amicizie sincere, 
numerose ed illustri. Il Tiraboschi, il Vernaz*a, l'Oderico, il Morcelli, i due 
Cordara, il Cunik, Io Zamagna , il Bettinelli, il Bondi , il Roberti, il Solari, 
il Parini, il Passeroni, il Cesarotti, famiglia di dotti antiquarj e d'eleganti 
scrittori, l'ebbero in amore e in istima grande, e il primo di loro ne fece 
menzione onorata nella Storia della Letteratura Italiana . Son brevi cose fi- 
timide in apparenza le scritture onde illustrò la sua patria; ma tutte sustan- 
za, e quel che monta tutte critica e verità. Cedette ottuagenario alla vita 
il 27 Agosto 1821, e nelle esequie celebrate in Savona tre giorni appresso 
ne recitò l'elogio il Prof. Celestino Ma»succo delle S. P. — A questo, che fu 
impresso co' tipi di Felice Rossi, e dedicato a Mons. Vincenzo Airenti Vesco- 
vo allora di Savona e poscia Arcivescovo di Genova, può aver ricorso chi 
desideri più larghe notizie dell'ottimo Savonese. 



9G PITTURA 

soggiogala dalla modestia, quel gruzzolo di nuova dottri- 
na usciva spesso in istanipe minute e fuggevoli, o cor- 
reva in dono agli amici, o giaceva ne' cartabelli di lui, 
quasi aspettando occasione di palesarsi. Sciagura e vergo- 
gna del nostro tempo, che libri ambiziosi ed inetti imbal- 
danziscano così frequenti ad annoiarci, dove la soda dot- 
trina per poca slima di sé medesima c'invidia una pagina 
che vale per cento. Rara cosa è un giornale ( perchè non 
dirlo lunario?) stampato in Savona nel 1800, nel quale 
non sarebbero che le calende e le lune, se Gio: Tom- 
maso non empieva a ciascun mese una caria con inesti- 
slimabili noiizie del proprio paese. Quivi per non fallaci 
scritture mostra in antico le vene di preziosi metalli e 
le officine da fabbricarli; quivi le fornaci a squagliare il 
vetro, e gì' ingegni a compor le caldaie, e l'argilla a for- 
marle; quivi edifizj da macerare la carta grossa o trar 
sottili le bombacine ; indi le prime monete, e con qual 
conio spacciate dai Savonesi, e i fuìloni a ripurgare i panni, 
e le polveri d'artiglieria, e i censimenti del popolo, e i 
fonditori, e le strade spianate ai commercj, e gli argini 
opposti alle piene, e i ponti voltati a comodo pubblico: 
una storia di civiltà in un libretto da manovali. Ma per 
venire ai proposito, io non so qual misura di gratitudine 
basterebbe per parte nostra a ricambiarlo d' un brandello 
di carta , che giunto a mani del P. Spotorno trovò un 
cantuccio nel Giornale Ligustico. II Bellore vi avea rac- 
colti un quattordici artisti , o, come dicea lo scritto, pit- 
tori: nuli' altro del resto che i nomi e le date, secondo 



CAPITOLO il. 07 

che gli si offrivano cercando negli alti pubblici. Scuza 
fallo, ponendoli in serbo, s'affidava quel generoso all'o- 
pera propria o all'altrui per recarli in più luce; ma l'ima 
gli fu lolla da morte, l'altra iufìno ad oggi gli negò la 
fortuna. Quel cb/ei registrava di foraslieri con date di 
qucslo secolo, son due Toscani, Donato Fiorentino sotto 
il 1541, e maestro Vanni da Pisa nel 1317. Del prima 
non trovo l'orma; il secondo potremY essere quel Vanni 
menzionato dal Morrona e dal Lanzi, un cui figlio di 
nome Nello si legge fra gli ajuti di Giotto nel Campo- 
santo pisano. Vero è che il computo degli anni ci scon- 
forta dal crederlo; senza dire che una schiera di Vanni 
(abbreviazione di Giovanni frequentissima in Piea) sce- 
ma saldezza all'argomento del nome. Con più animo ci 
è lecito arguire che questi pittori trapiantassero in Sa- 
vona il gusto della natia scuola, e vi lasciassero esempj 
degni. Benché i Savonesi, non eh' abbiano allievi da re- 
care a questa coppia d'artefici, hanno in quella vece, e 
se ne gloriano a tutta ragione, alcun maestro da con- 
trapporle. 

Su per la fertile riviera della fiumana a cui il Pindaro 
Savonese, sempre ghiotto del grecizzare, cambiò il nome 
di Lavagnola in Letimbro, e a pochi passi dal Santuario 
che la fa illustre e frequente di devoli, è un antico ora- 
torio di Consorzia laicale sotto il patrocinio di s. Ber- 
nardo che dà pur titolo alla Valle. Quivi capitava di 
tratto in tratto alcun dotto od alcun curioso, mossi alla 
fama che correva tra i Savonesi d' una rara anticaglia , 



98 PITTURA 

e quel che parea singolare, d" un loro pennello, così in- 
gegnoso da reggere a paro de' miglior trecentisti. Fra gli 
altri vi si trasse il Bertolotti, e ne' suoi volumi se ne 
spedi colla penna come tanti altri foraslieri avran fatto 
a parole : ammirando e passando oltre. Queste visite fuor 
di cammino, non altrimenti che a cosa strana e maravi- 
glia, tennero lunghi anni in rispetto i Confratelli del pio 
luogo: buona gente di contado, che forse dalla lor tavola 
non prendevano altra cagione di stupore se non lo stupore 
dei visitanti. Ma quel vecchiume del quadro, le forme 
contrarie al moderno, l'ingombro, la mole, i tarli, e 
alcun guasto che portino gli anni, suol pesare sull'animo 
di questi cotali, o ben poco è mestieri perchè si tolgano 
sì fatte masserizie dagli occhi. Nel 1847 il desiderio di 
cose nuove la mise ad un primo pericolo; perchè volen- 
dosi, alzare un'orchestra nella chiesuola, quel pesante 
corpo della pittura fu tratto per forza di braccia alla 
sagristia : e come non vi capiva intiero, o forse penavano 
a ricomporlo, così le cimase furon buttate su!l' ultimo 
solaio fra gli altri fastidj da ardere. E non mancò chi 
levasse la voce a quella compassione d' un prezioso di- 
pinto che in quell'umida tana metteva la muffa, e dei 
cinque smembrati da esso, ai quali dal tetto non ben 
difeso facevano insulto le piogge e s' altro v' ha d' intem- 
perie. La grazia s'ottenne a metà; tornò il grand' asse 
sopra una parete dell'oratorio: rimasero gli altri nel loro 
abbandonono, e non so fina quando, e se mai n' uscissero 
per man dei padroni. Ma sopraggiunse a liberarli più 



CAPITOLO II. 99 

anni appresso un di que' tanti segugi che por poea mo- 
neta fuilano ogni angolo di casa nostra per commissione 
degli stranieri : ai quali è tesoro carissimo quel che noi 
per ignoranza consegniamo a distruggere o lasciam' ire a 
mercati). Vergogna rea ed irreparabile, di cui già sen- 
tiamo gravissimo il peso : e assai più grave saran per 
sentirlo i posteri, i quali facendo scusa a secoli corrotti 
od illusi, al nostro che fa boria di civiltà e di sapienza 
non sapran perdonare. Così la tavola con poche parole 
e a vii prezzo andò venduta a un ebreo ; che di ciò non 
seppero i venditori, o sapendo non si fecero coscienza. Se 
ne sian lieti non so; certo non avran più passeggeri i 
quali domandino le chiavi del loro oratorio , che a quel 
che pare dovette esser pure la gran molestia. Questo io 
so, che la putrida ignoranza non ebbe mai più grasso 
trionfo, né la gentile Savona più misero gilto da registrare 
ne' suoi nefasti. 

Or dunque ciò che non possono i Savonesi mostrare 
a dito fra i lor monumenti, entri almeno a far parte 
della loro istoria ; unico ristoro che avanzi di tanta in- 
giuria. Entri altresì nei mio scritto, comunque giovi; e 
prima si narri quel che fosse la tavola, eh' or si afferma 
riposta in Milano presso i sigg. Brambilla, affinchè dile- 
guata 1' opera, il lettore n' abbia, sebbene in confuso, la 
imagine. Formavasi di cinque sparlimenli ; il maggiore 
nel mezzo, capace quanto due de J laterali, che distinti 
per lungo da colonne in ispira, e divisi per largo a me- 
tà, descrivevano campo a b< n otto istorie. Nel principale 



100 PITTURA 

è Maria in suggesto coperta il capo ed avvolta di largo 
manto fin presso ai piedi, e dolcemente inclinata al di- 
vin pargoletto, che ritto sulle ginocchia, e vestito (come 
piacque agli antichi ) salvo che nudo la dritta spalla, chi- 
nando a sua volta verso il riguardante, spiega un papiro 
ov è scritto : Vulneratus fui in medio eorwn qui me di- 
li gcbant. Onde il soggetto de' piccioli quadri riguarda alla 
vita di N. D. e alla passione di N. S. per egual parte. 
Nel grado superiore è il Saluto Angelico, il Presepio, la 
Adorazione de' Magi, e il Transito della Vergine; di sotto 
il Cenacolo , la Cattura, la Flagellazione è la via del 
Calvario. I descritti spazj, agguagliandosi tra loro, com- 
piono un quadrilatero; ma dal sommo di ciascuno si leva 
un asse men largo e l'un dall' altro disgiunti , finché al 
vertice si disegnano in cuspide orlata a fogliette d'acanto; 
il mezzano più vasto e rispondente alla tavola sottoposta. 
Quivi è il Calvario ; in quei di fianco i ss. Pietro e Paolo, 
e i due Giovanni, il Precursore e l'Apostolo, in mezze 
figure. Di tante istorie non è alcuna, che quante idee 
somministrano i temi, tante non ne accolga in sì picciol 
campo e non le disponga con senno; vedute insieme , 
paioli 1 opera da sgomentare qualunque più destro e più 
fecondo pittore. Al qual giudizio, pur senza l' icone, può 
bastare il disegno litografico che ne inserì il Torteroli 
ae' suoi Monumenti Savonesi; V un de' pochi, e 1' unico 
forse di quel volume, che mal sicuro ne' tratti tenga però 
fede ai caratteri dell'originale. 

Ora dello stile e in generale delle fattezze onde siam 



CAPITOLO U. 101 

soliti investigare una scuola. Il giottesco, nonché il to- 
scano, vi par manifesto, e più die ad altro segno, alla 
eleganza del comporre, alla nobiltà dell'esprimere. Del 
greco non v' ha che un' ombra lontana, e questa nel solo 
scomparlo del Transito, e più tosto nei canoni del signi- 
ficare la scena che neh" arte di esternare gli affetti. Se 
altro è che rimonti a più antica fonte, non dovrebbe cer- 
carsi che nei Pisani onde s'ispirò Giotto stesso; e spe- 
cialmente nel Crocifisso, la cui posa, la cui devozione, 
la cui pietà sembrano tradizione di Giunta. Che se ri- 
guardi alla copia delle invenzioni, alla vivezza de' volti, 
alla varietà degli abiti, alla prontezza dei gesti, ti corre 
a mente Simon da Siena, il più eloquente, se non forse 
il più dotto, di sì degna famiglia. Ciascuna figura tien 
l'atto che le conviene, e dove più persone han comune 
un affetto, sì il variano o per gradi o per cenni. Diresti 
d'età più colta certe sottili considerazioni che compiono 
il tema e fan parerlo in azione vera e presente. Così 
nell'Offerta de' Magi, l'uno si protende a baciare il piede, 
l' altro si sporge col dono , il terzo è pur fisso alla 
stella, ma tutti con un riserbo che in mezzo alla cura 
dell'appressarsi mostra riverenza e timidità e meraviglia. 
E così nella Cena, che il pittore con singolare pensiero 
dispose a tondo, all'annunzio che fa Cristo del vicin 
tradimento , mentre gli altri si guatano stupefatti a vi- 
cenda, veggo Pietro che risoluto impugna dal desco un 
coltello; e ciò che parrà quasi incredibile, così il Reden- 
tore come il prediletto degli apostoli, sono in queir atto 

Vol. I. •*- Pittura. 19 



102 PITTURA 

a puntino che quindi a due secoli o poco meno riuscì 
così caro nello stupendo Cenacolo di Leonardo. Certe 
altre storie , la Flagellazione ad esempio , che meno si 
porgevano a varietà, paion rifarsene col bizzarro e col 
nuovo. E ho notato pur questo, che posteriori quadretti, 
da vedersi in Savona più lardi, scontrandosi in temi e- 
guali, o non vollero o non seppero foggiarsi altrimenti. 
Sarebbe gran pregio dell'opera ad accertare se il bel la- 
voro arricchisse fin dall'origine quell' umile chiesuola, o 
fosse suppellettile di maggior tempio. Bene è lecito il du- 
bitarne in Savona, ove per buona ventura non pochi o- 
ratorj ci han salvi dalle rovine un tesoro di monumenti. 
S' accrescono i dubbj a chi consideri lo sfoggio degli or- 
nati , de' risalti, dell'oro ond' è vago il dipinto; duro a 
credersi per religione di villa. Ne sono trapunti i manti 
di N. D. dove in istelle, dove in rose od in borchie : ne 
son pieiai ad opera minutissima e dilicata i fondi di cia- 
scun quadro, i nimbi di ciascun santo, le linee di ciascun 
fregio, sia quadratura sia prospettiva. Ma è tempo che 
si venga all'artefice. 

La lista già detta del Belloro fa capo dal nome di due 
Picconi , Michele ed Angelo , da lui rinvenuti sotto il 
1546 con titolo autentico di dipintori. Non accenna che 
sian savonesi ; ma lo dice il casato antico in paese 
e frequentissimo negli atti del Comune, senza dire che 
ciascun altro di quell'elenco è distinto col nome della 
patria perchè forasliero. Non so che innanzi alla sco- 
perta del zelante archivista si assegnasse la tavola né 



CAPITOLO II. 103 

ai Picconi né ad altro maestro; nò m'è a notizia che 
di costoro siavi memoria o per voce di cronisti o per 
tradizioni di popolo. Ciò nondimeno chi la dà per loro 
- opera o d' un di loro non fonda in falso ; o poniamo 
che errasse , troverebbe scusa in uno scritto che si legge 
a diritta nel suppedaneo di Nostra Donna. Io fedelmente 
lo riproduco dal la tavola del Torteroli , lasciando al let- 
tore se sia ragionevole la versione che ne fu data e i 
corollarj che se ne trassero. I caratteri son partiti in tre 
linee = M. 345 ==■ A. P. -=> Ageni ... ===== « L'anno 
<t di 1345 (traduce l'illustratore) Angelo Piccone di Ago- 
stino » ; nel testo altera 1' A geni . . . in A guni. — 
Così a parer suo la prima M sarebbe millesimo, quan- 
tunque il resto di cifre arabiche: le seconde iniziali l'au- 
tore , da ultimo la paternità. Che in Savona si segnasse 
cogli Arabi mentre da tutti si scrivea col romano, potrà 
concedersi come già in Lavagnola ; non così facilmente 
che una data medesima s'innesti d" entrambe le forme. 
Sarei men ritroso al supporre che fosse accorciata 1' in- 
dicazione dell'anno, o svanita la cifra del mille per an- 
dar di secoli : tanto più che la lettera M è divisa per un 
punto dal 345. E nella M maiuscola amerei di trovarvi 
il Michele, perchè i due fratelli (coni' io li stimo) non 
vadano scompagnati nell' opera come non vanno nelle 
scritture. Del resto non anderemo per le sottili , cono- 
scendo per prova come facilmente o sognino od errino 
certi ricopiatori d'antiche leggende. Giovi intanto esser 
fuori di controversia le sigle che recansi all' Angelo Pie- 



104 PITTURA 

cone , e con tanto di verosimile , che il dubitarne mi 
saprebbe d J ingiuria. Altre cose potrebbonsi aggiungere 
per far più sicuri i Savonesi di questa gloria, e in ispe- 
cie la data che registra il Belloro non lontana dal qua- 
dro che d'un solo anno , e la congettura che i due cit- 
tadini togliessero esempio o consiglio da quel Donato che 
già un lustro addietro operava in Savona. Se non che 
P addentrarci in acute disamine ove è più dritto il la- 
mentarci di gravi perdite , può aver nota d' ozioso, e 
d' indiscreto fors' anche. 

Per altra parte il dotto ricercatore non esce di quella 
terra che non s'incontri in più saggi di pittor trecenti- 
sta, o ti piaccia in grandiosi affreschi o in imagini a 
tempera. Riguardevole io giudico quella che chiamano 
di N. D. dell'Olmo ; la quale venerata un giorno alle 
foci del Lavagnola, indi trasportata in nuova chiesa alla 
Visitazione, poi riposta alcun tempo in s. Giuliano , si 
vede oggi in una chiesuola del suo titolo , recatavi nel 
1628. Tre gigantesche figure ( un Dio Padre e due 
Santi ) chiamano gli occhi di chi scende a Savona sul 
prospetto di s. Agostino , luogo attualmente di reclu- 
sione, e già monastero d'Eremitani , la cui chiesa ivi 
attigua fu anche ridotta a serbatoio di sale. Tal pittura 
che ancor resiste ai morsi del vichi -mare, par rimasta 
a far fede di quelle altre di remotissima data che s'ebbe 
la Quarda ; e s'altri che noi fosse meno restìo ne' giu- 
dizj , vorrebbe forse anticiparla d' un secolo, tanto spira 
il Dugento. E qui sorgerebbe taluno ad opporre che la 



CAPITOLO II. 105 

Regola di s. Agostino non prese stanza nò chiesa su quel 
rialto prima del 1570 , chiamata per Gherardo vescovo 
da s. Bartolommeo del Bosco , e accomodata per breve 
tempo nell'abazia di s. Ponzio. Ma gì' intendenti delle 
antichità savonesi non saran tardi a produrre l'autorità 
del Monti e il consenso di quanti ne scrissero: e pro- 
veranno che P edifizio innalzato a que' frali con parte 
del monumentale palazzo de' marchesi del Carretto già 
signori della terra, e come altri vogliono della antichis- 
sima chiesa di s. Stefano , può ben serbare reliquie 
d' affreschi che 1' uno o l'altra adornassero sul lor di 
fuori (1). Che se a chiari caratteri di stile valgono ap- 



1) — « Dimoravan li frati di Sant' Agostino in un bosco di questo ter- 
« ritorio , godendo con rurale et angusta habitatione la Chiesa di s. Barto- 
« loineo. Fr. Gherardo del medemo ordine , il Beato, reggendo questa Pasto- 
9 ral Cura , li chiamò da quel!' erta solitudine , accomodandogli di Casa ', e 
« Chiesa di s. Ponzio sopra il Porto dove ora è quella di s. Lucia, ma in- 
« festati dalle guerre si ritiraron nel 1370 dentro la Città presso le mura. 
« Àlzaron quivi un Convento, che in breve occupò parte del Palazzo de'Mar- 
« chcsi del Carretto col suo Giardino. — Le medesime cose con altre di 
« giunta narra un M. S. fornitomi all'uopo dal Sacerd. Cav. Caorsi. o II 
« Beato Fr, Gherardo da Bergamo Agostiniano, Vescovo di Savona, trasferì in 
« questa Città, dal Bomitaggio di S. Bartolomeo del Bosco, gli Agostiniani , 
« e li mise nell* Abbazia di S. Ponzio. Pei nel 1570 detti Padri si ritirarono 
« dentro la città presso le mura in una casa somministrata dall'Episcopale 

* patrimonio , che anche oggidì ne pagano livello. In seguito gli Agostiniani 
n dilatarono il Convento nel palazzo antico dei marchesi del Carretto. Vi 
'i posero coli* aiuto di cospicui cittadini Savonesi una famosa Libreria, ed il 

* Comune di Savona vi depositò più volte pergamene e memorie interessan- 
ti tissime del Comune medesimo, come molto innanzi faceva nel Convento an- 
<■ tico, e poi nel Convento moderno di S. Domenieo. » — Quel che riguarda 



106 PITTURA 

pena a far contrasto le date isteriche , non dee rimaner 
controversia, quando altre congetture, come nel caso no- 
stro probabili , sovvengano a rafforzarli. E un altro do- 
cumento ha Savona , e a suo grande onore , perchè a 
lei si confermi un sì antico esercizio dell' arte. Quivi è 
usanza che tutti , o quasi , i concittadini abbian nome 
in alcuna Consorzia delle molte che vi esiston da secoli; 
e con pietoso riguardo , se dir non debbo con affetto ci- 
vile, serbano memoria de' loro defunti. Di sì fatti neero- 
logj ho veduto in più luoghi, e tutti di vecchia data, 
e quasi lutti fregiati d' emblemi , di rabeschi , di devo- 
zioni , come fossero i Mani della famiglia. Quelli che i 
danni del tempo invidiarono ai posteri , pur nondimeno 
giunsero a' nostri giorni per alcuna copia fattane, a quel 
che sembra , dal Verzellino. Ora in que > mesti cataloghi 
si mostrano da luogo a luogo maestri dell'arte: né credo 
che tutti appariscano , essendo infrequente che ai nomi 
si legga aggiunta la professione. A complemento di que- 
sta età non fia discaro ai Savonesi ch'io tragga in luce 
un Luchetus pictor dal registro dello Spedale di Miserì- 



alla chiesa di s. Stefano si legge poi nel Picconi: Storia dell'apparizione di 
JV. J>. a pag. 23 e seg. — « Gli Agostiniani, che anticamente dimoravano 
« presso la chiesa di S. Bartolomeo situata nei boschi del Comune di Si vona, 
a chiamati ad abitare presso la Città nell'anno 1353 dal B. Gherardo Vescovo 
« del loro Ordine. . . il quale eresse quasi dai fondamenti il Convento loro 
a fuor delle mura e l'accrebbe poi di molte sostanze, ebbero dall' istesso la 
« chiesa di s. Stefano situata verso il mare tra qu ella di S. Ponzio ... e 
« la porta della Quarda ». 



capitolo n. 107 

cordia , o meglio de' disciplinanti che vi officiavano col 
titolo dell' Annunziata , di S. M. Maddalena e di s. Do- 
menico (1). La costui memoria conta il n. 30 , e con- 
vien discendere al 298 per raggiungere l'anno del 1377 
segnato in margine. Quindi è che a scriver Luchetto fra 
i trecentisti, non è pericolo d'amplificarne , ma quasi cer- 
tezza d' impicciolirne 1' antichità. Quanta più mèsse di 
cognizioni s' avrebbe in Liguria , ed in Genova stessa , 
se ogni terra avesse emulato l'esempio, o fatto minor 
gitto delle note domestiche ! 

I fasti della pittura in Savona m' han tolto di vista 
la Capitale : benché fin d'ora ci è debito di confessare che 
quanto onore ebbe Genova in questo secolo dalla pit- 
tura, tanto ne dee riconoscere dai provinciali , mescolati 
ad uomini forastieri nell' esercizio dell' arte. Se amore 
di patria potesse mai prevalere all' amor del vero , 
avrei messo a precedere un artefice , che un nostro 
egregio concittadino fé' prova , non ha molto , di asse- 
gnare ai Voltresi (2). Porse occasione (o m'inganno) a 
sì gentile pensiero un libriccino pubblicato in Modena il 
4 febbraio del 1863: ed è una responsiva dell' erudito 



(1) L'accennato Necrologio, simile ad ogni altro degli oratorj, è intestato 
così : — Memoria Fratrum defunctorum ad honorem Dei et Beatae Virgi- 
tiis Mariae. — Infrascripti sunt defuneti de Societate Civitatis Savonae, qui 
fratres dlseesserunt et vitam suam fìnierunt cutn Domino. — De memoria 
quorum omni seeunda ebdomada mensis fiat eommemoratio. 

(2) V. Appendice al Sunto storico delle arti del disegno e dei principali ar- 
tisti in Liguria di A. Merli Segretario dall'Accademia Ligustica. — Genova 1866. 



108 PITTURA 

Andrea Cavazzoni Pederzini , testé defunto, al cav. prof. 
Adeodato Malatesta. Quesf ultimo , non meno caldo nel- 
l'affetto di quel che valentissimo e celebrato nell'esercizio 
della pittura , avea fatto recente acquisto d' una tavola 
così sottoscritta in caratteri mezzo gotici : Franciscus 
Nerìi de Vullrio Dei gratia me pìnxit. E come, giudi— 
dicandola con occhio da maestro , pareva a lui squisito 
lavoro per correttezza di disegno, eleganza di pieghe, 
euritmia nel comporre, vaghezza nel colorire e finitezza 
al condurre, così con modestia rara delegò al dotto uo- 
mo di lettere la faccenda del dichiararne V autore. Ma 
il Cavazzoni poco altro potè che interrogare le pagi- 
ne del da Morrona, al quale il Rosini e lo Zani tennero 
pur dietro alla cieca. Ben potè sulla fede della tavola 
modenese combatterlo ove attribuisce alla sua Pisa que- 
sto Francesco di Neri , ingannato da un P che si leg- 
geva congiunto al nome in allr 1 opera miseramente di- 
strutta fin dal 1343. Dopo il Vultrio segnato al basso di 
questa , che forse si rimane unica , non è più lecito il 
controvertere. Vero è però che cessato un errore pote- 
vamo incappare in un altro, e più grave : e un tal pe- 
ricolo mi fa lento a consentire col nostro Merli pel Vol- 
tri della Riviera Ligustica. É già gran fatto che lo stile 
di Francesco bazzichi tra 1' Orcagna e i Sanesi che di 
que' giorni operavano in Pisa , e che negli abiti di certe 
figure si veggano apertamente le fogge de" Fiorentini. 
Questi dati manderebbero il nostro littorano a studiare 
in Toscana e a trattarvi i pennelli ; esempio per verità 



CAPITOLO II. 10!» 

singolare , e slo per dire incredibile per quel secolo, e 
specialmente per uomo di provìncia. Nò so tacermi del 
nome paterno, non raro ad udirsi in Toscana, né del tro- 
var ch'io faccio cotesto pittore segnato al n. 27 (se ben 
ricordo) della matricola fiorentina. E non intendo perchè 
l' autore del libercolo si passasse così di cheto sul nome 
della patria ; se pur seppe che non uno ma due Yoltri 
(o Vutri nel linguaggio vernacolo) suonano e in Toscana 
e in Liguria. Aggiungi che elove possono con voce ita- 
liana produrre equivoco , sotto spoglia Ialina non usan 
confondersi ; conciossiachè il nostro Voltri negli atti di 
quella età, non altrimenti che prima e dopo, non si 
appella che Vullurum. Quest' altro Vultrium non nostro 
fu già castello , ed ora credo non più che villaggio, in 
Maremma vicin di Grosseto , d' onde potè bene alcun 
giovane trarsi su quel di Siena o di Pisa a imparar di 
pittura, quando di pittori era sì gran moltitudine in quelle 
bande. Posto così il mio dubbio, sospenderò la sentenza 
perdi' altri la maturi con più dottrina : né sarà bene 
che si dimentichi come il Francesco di Neri, per asser- 
zione del Bonaini , abbia nome sotto il 1568 in un ca- 
talogo manoscritto di pittori che Firenze difende per pro- 
prj o della propria provincia. La tavola, secondo il volo 
del Pederzini, fu, se ben odo f degnamente locata nella 
Pinacoteca di Modena. 

L' infausto elenco de' monumenti genovesi o periti o 
dispersi mi fornirà materia ed ordine al raccontare. Cre- 
derò allo Spotorno che in un' età come questa così sol- 

Yol. I. — Pittura. 20 



HO PITTURA 

lecita del divin culto in alzare o rifar chiese, gli orna- 
menti della pittura fossero e desiderati e richiesti, e 
già ne trovammo e saremo per ritrovarne esempj assai 
splendidi. Un' angusta cappella distrutta non appena sco- 
perta in vicinanza di s. Vittore verso il 1840, ci atte- 
stò con istorie dipinte in fresco che un tal zelo né an- 
che languiva per chiesuole e oratorj (1). E non di meno 
si vuole andar cauti a non frantendere nelle antiche me- 
morie , ove spesso le cose piccole si possono scambiar 
colle grandi, e così per l'opposto. Il Perasso (2), a ca^- 
gion d'esempio, toccando i restauri e la nuova tribuna 
ultimata nel 1206 a' Beneditlini di s. Stefano, ci dà per 
ornato con pitture il tetto al di dentro , e ne reca in 
fede un'epigrafe che di pitture non bà pur motto (3). 
E dipinta si disse più lardi la tribuna in certa Cronolo- 
gia della chiesa, pubblicata a metà del settecento da le- 
gulei a' quali importava magnificare le benemerenze dei 
monaci scalzati dalla cura parrochiale a furore di popolo; 



(1) Di questa Cappella né io ne altri potè rinvenire nelle antiche memorie 
né l'orijjinc né il titolo, Quel ohe potè vedersi del dipinto pareva accennare 
alla vita di s. Francesco , e certamente sentiva là maniera toscana. D' alcun 
frammento prese esatta copia il prof. Santo Varn ; ; ma i ferri del manovale 
precorrevano all'opera del disegnatore. 

(2) Cenni storici sull' abbazia di s. Stefano — pochi fogli manoscritti nella 
Biblioteca della R. Università di Genova. 

(5) . . . « Come dal seguente epitaffio (scrive il Perasso) posto sopra l'atrio 
« di quella porla da cui si va alla Cappella della Madonna, in lapida assai alla 
« ora imbianchita con calcina — MCCCFI Praesidente huic monasterio Do- 
mino Nicola Abbate, completimi est opus tedi et tuburii hujus Ecclesia*. 



CAPITOLO II. Ili 

finché il suddetto Spotorno ne fé' caso nella sua Storia 
Letteraria pei fasti della nostra pittura. Ma il Perasso , 
sul quale ricadono cotesti asserti , non fece che aggiun- 
ger di proprio alla lapide , o volle forse accennare a ra- 
beschi di lieve momento coloriti sulla intravatura del 
letto , e scoperti per poco (non ha molti anni) in occa- 
sione di nuovi restauri. Con ragione contraria, fu me- 
nomalo il merito ad altre chiese costrutte per que'giorni 
da Regolari , e in ispecie dai Predicatori di s. Dome- 
nico , il cui tempio per dovizia d' antiche tavole non 
avrebbe forse rivale fra quanti altri gli sopravvissero. 
Domenico Piaggio il giuniore ne lasciò un inventario di 
mano propria : di quelle almeno che dopo la soppressione 
uscirono in bando da così ragguardevole stanza. Due soli 
notate con argomento e con data certa, ed erano un Cro- 
cifisso e un Risorto: l'una e l'altra del 1536 (1). Cercando 
poi le numerose iscrizioni che ricoprivano quel vasto re- 
cinto , prendiamo notizia di due altre dai nobili Squar- 
ciafìchi locate quivi a maggior decoro : l'una da Nicolò 
ad un degli altari nel 1332 , l' altra da Barlolommeo 
nel sacrario, e questa non posteriore che d'anni 15 (2). 
E non pure di quella età , ma d' autor valentissimo 



(1) Duae vetuslissimae tabulae in quibus Redemptor innubibus et in altera 
Crucifixus, pictae anno 1533. 

(2) D. O. M. Biaas tabulas alterami hic a Nicolao anno MCCCXXXII 
alteram in Sacrario a Bartholomaeo Squarciafìco anno MCCCXXXVH po- 
silas tenebria vetustale involutas Scipio Squarciaficus in lucem revocavit anno 
1607 (Pioggio : Slonumenta Genuensia: M. S. nella Bibl. Civiea). 



112 PITTURA 

mi paiono que' vesligj di pittura che ha l'ingresso di 
s. Francesco ai Conventuali d' Albaro : N. D. tra due 
figure di Santi o d' angeli , sa ben discerno. E forse ri- 
salgono ad anni più addietro , non essendo veruno ap- 
piglio a dubitare che il dipinto non sia sincrono alle 
opere di quel portale. Laonde conviene scriverlo innanzi 
al 1323 , nel qual anno (come attestano più lipidi) era 
già compiuto 1' edifizio per cura di Lanfranco Cebà (l). 
Le memorie dell' architettura ricorrono ad altri volumi; 
ma non è alieno dal presente l 1 arguire che le chiese 
innalzate al culto si fornissero fin d' allora d' imagini , 
le quali sarebbero oggi opportuni documenti alla nostra 
istoria se non avessero subita la tirannia della moda. E 
forse andrebbe innanzi fra le prime la chiesa di s. Te- 
cla , che concessa agli Eremitani s' intitolò più tardi da 
s. Agostino. Si direbbe che ne porga indizio la cessione 
che i frati di questa Regola fecero nel 1480 a Bartolom- 
meo Riccobono d'una Maestà con dipintovi un s. Raf- 



(1J L'una intagliata sull'architrave è di questo tenore — MCCCXXlll : 
Noverint universi quoi D. Lanfrancus Ceba edificando unum locum Fratrum 
Minorum . . . libras MM dlspositione D. Marie matris ejus et fratris G. 
de Sarza>io dictam pequniam expendi in edificando et compiendo hanc Eccle- 
siam ad honorem Beati Michaelis prò anima ejus et omnium suorum: prò 
quo Fratres in hoc loco commorantes tenentur eos habere in Missis et oratio- 
nibus et bonis operibus suis in perpetuum commendatos. — Un'altra, somi- 
gliante nel senso, si vede murata nel Sancta Sanclorum in cornu Epistolae — 
MCCCXXlll die XXV aprili s: Sepulcrum D. Lanfranci Ceba prò eujus 
anima ista Capella est fabricata ad honorem Beati Michaelis Archangtli: unde 
Fratres in hoc loco commorantes teneantur eum et suos hcredes in Missit 
orationibus et aliis bonis operibus suis in perpetuum ad Deum commendare,. 



CAPITOLO II. 113 

faele pcrch' egli edificasse in quel tempio una cappella 
all' Arcangelo ; e ne' rogiti d' Obcrto Foglietta questa ta- 
vola si dà per antica (I). Due tavole si vedevano poi 
affisse nella tribuna per testimonianza del Muzio: « l'una 
« molto notabile e curiosa (com'egli si esprime) con una 
« Genova dipinta fin dell' anno 1564 , l'altra co' ritratti 
« in figure intiere del primo Duce di Genova Simone 
« Boccanegra e degli Anziani » (2). Soggiunge il Muzio 
che i due quadri vi duravano ancora un cinquant' anni 
più innanzi , che vale (computando dall'età di lui) verso 
il 1680. Questa notizia , come di troppo momento per le 
nostre arti, non isfuggì allo Spotorno, e v' aggiunse di 
proprio: « or chi oserebbe affermare con certezza che 
« tali dipinti non fossero lavoro di artefice genovese? » 
D' altro canto Gerolamo Serra , a provar meglio 1' anti- 
chità della nostra pittura , nel Discorso più volte citato 
ricorda « una tavola dell' anno 1345 o poco appresso , 
« rappresentante il doge Giovanni Morta in ragionamento 
« coli* architetto e con due consiglieri sopra il modo mi- 
te gliore di prolungare il pubblico acquedotto. » Terzo il 



(1) MCCCCLXXX: XXIF Ianuarii — Fratres Sancle Tede de Janna 
Ordinis Heremitarum S. Angustiai capitolar iter congregati Cedunt Bartho- 
tomeo de Riccobono quondam Barnabe et ejus heredibus in perpeluum locum 
in dieta Ecclesia a parte dextra prope capellam S. Antonii in quo possit 
construere capellam unam sub vocabulo S. Raphaelis, et ei dederunt Maje- 
statem veterem diete Capelle in qua est imago ipsìus S. Raphaelis. — (Fo- 
gliazzo Not. — Bibl. Giv. M. S.J 

(2) V. Muzio — L'Ordine degli Eremitani di S. Agostino in Genova: M. 
S. nella Bibliot. Civica. 



114 PITTURA 

Banchero , accennando d' un quadro in tela che nuova- 
mente ristorato pende ad una parete degli Uffizi Munici- 
pali, e a ragione slimandolo copia di più antico dipinto, 
nelle quattro figure che vi campeggiano credette scoprire 
Odoardo marchese di Gavi ed Antonio Dentuto Operai , 
e con essi Giovanni Begno e Guglielmo di Legina archi- 
tetti e ingegneri dell' acquedotto. Serbo a luogo più ac- 
concio il ripetere le tre sentenze ; ma voglio fin d' ora 
far plauso al Banchero che ardì pronunziare l'autor della 
tavola a lui venuto per tradizioni , e quasi direi confer- 
mato dai documenti che per lunghe ricerche ci giunsero 
a mani. Tantoché distraendo colesta materia dall' in- 
tricalo labirinto delle congetture, amo meglio di ripigliarla 
nel racconto de' fatti e de' nomi certi, al quale è tempo 
oggimai di raggiungerci. 

Ma prima vorrò compiangere un' altra volta la rea 
sorte delle nostre arti , più rea certamente di quella che 
incolse a ciascun' altro paese d' Italia. Perchè sebbene 
ogni provincia (dalla Toscana in fuori) abbia cagione a 
dolersi d'una secolare dimenticanza de' proprj artefici e 
de'Ior monumenti, hanno ciò nondimeno in alcuni pochi 
onde chiarire i lor primi progressi , derivati in gran 
parte da Giotto e da' suoi seguaci che si diffusero in ogni 
banda della penisola. L'età presente non seppe appagarsi 
a tanto , e con severi studj e scoperte di antiche carte 
ha chiaramente provato quanto possano i sistemi e le pre- 
sunzioni senza il sussidio degli atti autentici. Però che 
fidandosi i rari e imprudenti scrittori del tempo addietro 



CAPITOLO IT. 115 

a pochi avanzi d' antiche tavole , ne conseguì che il 
nome di que' molti pittori ai quali si mostrò più invi- 
diosa la fortuna, venisse condannalo a perpetuo silenzio. 
Non parlerò degli errori che furono sparsi, lungo tempo 
tenuti per veri anche in fatto d' autori notissimi , per 
troppa fede a dubbiose tradizioni o a fallaci indizj: della 
qual colpa non è forse chi si franchi del tutto , né an- 
che il Vasari cli3 sta in cima de' biografi , né anche il 
Lanzi che procede sommario come conviensi a storiografo. 
Vera istoria dell' arte non saranno per aver mai gl'Ita- 
liani , finché dall' opera diligente ed assidua di ciascun 
municipio non si raccolga un giusto concetto delle parli 
che devono comporla. Ora quant' è delle epoche prime, 
o dirò meglio de' tempi che precedettero lo stile moderno, 
nessuna contrada fu sventurata a paro della nostra , dac- 
ché in nessuna fu eguale sperpero di monumenti o peg- 
gior negligenza di metterli in luce. E questo si vuol dire 
in ispecie per riguardo al Trecento; del qual secolo 
siccome son più preziosi gli esempj perchè dell'arte na- 
scente, così per correre di lunga età son fatti rarissimi. 
Allorquando 1' ab. Lanzi sentenziò come lenti ed oscuri 
nella Liguria i principj della pittura, giurava non ch'al- 
tro sulla parola di due biografi o trascurati od inetti 
ad illustrare una scuola. E piange l'animo a vedere come 
l'autore stesso dei Decenaali s'abbandonasse per tal modo 
in costoro da far principio alla nostra scuola da un Mo- 
naco il quale a solo ristoro di solitudine ritrasse col mi- 
nio leggiadrie d'animali e sembianze di prospettiva. E 



116 PITTURA 

nondimeno si stillava di ritrovare un Giottesco in Ligu- 
ria per compiacere a quel suo tenace affetto di mo- 
strare il sommo Toscano maestro ed autore all'Italia tutta. 
Di che non tarderemo a consolare la sua memoria , di- 
chiarando con saldi argomenti non dissimile la Liguria 
dalle altre regioni in quella imitazione di Giotto che fece 
il vanto , dove più dove meno, di questo secolo. 

Ed eccoci quasi avversarj del Lanzi ; il quale negando 
sì fatto siile all'unico pittore eh' ei conoscesse in Genova 
di tale età , par negarlo a tutta quanta la scuola. É que- 
sti un Francesco D'Oberto, una cui tavola a mezzo cer- 
chio, scampata alle rovine di s. Domenico, vive tut- 
tora e promette di vivere all' ombra della patria acca- 
demia , alla quale ne fu cortese nel 1859 il prof. Mon- 
giardini. Le mie parole non nascondono comMo la stimi 
di piltor nostro , e per nostra la tennero e lo Spotorno 
e il Rosici che la die per intaglio nella sua storia delia 
pittura italiana. Il Lanzi che ordisce da questo dipinto 
la serie degli autori o nati o vissuti in Liguria, n'ebbe 
prima contezza dal Ratti, il quale trascurato secondo il 
costume , scambiò per figure d' angeli i due beati che 
fiancheggiano la Vergine , e tirò nel suo errore l'amico. 
Ma il nome de' ss. Giovanni e Domenico si legge a ca- 
ratteri gotici stili' oro che fa campo alla tavola , e con 
lettere simili s'annunzia il pittore nell'intervallo fra N. 
D. e 1' Evangelista : Franciscus de Obertopinxit. Or que- 
sto aggiunto recato al nome accenna egli a paternità o 
a casato o ad origine? Non dubitò lo Spotorno di mettersi 



CAPITOLO II. 117 

alla prima sentenza, e dal nome di Oberto, che a lui 
sembra peculiare in Liguria, argomentò ch'egli fosse dei 
nostri. E per vero il distinguersi del nome paterno ta- 
cendo il paese, fu stile consueto di quanti operavano in 
patria , come fu il dichiararlo tanto solo che ne uscissero 
un passo. Ma taluno potrebbe opporgli V uso costante in 
ogni scrittura e in ogni allo, di segnare col secondo caso 
del nome la discendenza, col sesto la famiglia o il paese. 
Recentemente il prof. Gerolamo Rossi nella sua storia 
d' Albenga stimò rincalzare i supposti dello Spolorno, ci- 
tando sulla fede del Colalasso un rogito dell'Archivio Ca- 
pitolare di quella città , dove un Francesco da Genova 
pattuisce con fra Lorenzo da Chiavari canonico della 
Cattedrale di pingere con buoni colori la cornice grande 
dell' aitar maggiore nella chiesa di s. Michele. Tale 
scritta ha la data del 20 Novembre 1367 , assai pros- 
sima al mezzotondo dell' Accademia, al quale dal Ratti 
e da chi gli credette è attribuito il millesimo dell'anno 
appresso. Ma che il Francesco della cornice sia quel 
desso che coloriva la tavola di s. Domenico non tulli il 
vorranno consentire, quando veggano in queste pagine 
apparire più d' un pittore genovese col medesimo nome 
ed intorno a quegli anni. Noi porteremo a nostra volta 
un giudizio , senza rinnegare la formula che suole espri- 
mere coli' ablativo il cognome del parentado. Di cotesti 
de Oberto incontrammo a diecine negli atti , e ne pro- 
durremo ad esempio un altro Franciscus de Oberto, ove 
l'aggiunta del quondam Julianì fa crollare dai fondamenti 

Vol, I. — Pittura. 21 



US PITTURA 

le congetture dello Spotorno. Questo ed altri omonimi 
mi si affacciano svolgendo gli atti , e specialmente del 
not. Montaldo Narino , il quale rogava sulle prime de- 
cadi del quattrocento. Né di costoro è taoiuta la patria, 
che sempre accenna alla Riviera occidentale , e quasi 
sempre de Palio , e alcuna volta de Multedo Pelli. E 
s' io non erro sussiste tuttora il casato nei d' Oberti 
non rari ad incontrarsi su quel cammino : e di ciò 
basti , purché ad ogni modo il Francesco d' Oberto ri- 
manga ai Liguri* 

Investigata la sorte dell' uomo , importerà troppo più 
ricercare le qualità del pittore. Breve e sagace è la 
sentenza del Lanzi , che costui nulla tiene del giottesco: 
e di questa si giovò lo Spotorno a confortare il suo giu- 
dizio , che Francesco cioè si voglia più tosto contare fra 
i genovesi che non fra gli esteri. È vissuta gran tempo , 
e vive forse tuttora , l'erronea credenza che gli esempj 
e le massime del gran Toscano non penetrassero nella Li- 
guria , e così saldamente, che l'esser lungi dalle sem- 
bianze di quel maestro potè parere argomento di nazio- 
nalità genovese. Ma lo storiografo che giudica il d'Oberto 
così profano alla imitazione di Giotto ; non disse , né 
potea dire , a quar altra s'accosti : né di stile a lui pro- 
prio o di caratteri certi ardì far parola. V hanno arte- 
fici in ogni tempo nei quali o manca al tutto o debol- 
mente s' impronta quel che gli uomini dell' arte appel- 
lano stile ; né già per questo che avessero un genio lor 
proprio , ma porche l'ingegno non bastò loro ad imitare 



CAPITOLO II. HO 

nessun tipo efficacemente. Certa cosa è che Francesco 
operava in Genova con più giotteschi in sugli occhi, sic- 
come vedremo fra poco ; contutlociò lo diresti stranie- 
ro , tanto pare indeciso alle forme e irresoluto al con- 
darre. Anche il fitto silenzio che tengono del costui no- 
me tulle quante le carte della sua età, non me buono 
indizio a giudicarlo autorevole fra i suoi coevi o troppo 
lieto di commissioni. Felicissimo invece nei posteri , i 
quali (in Genova almeno) non possono contrapporre al 
costui dipinto alcun dipinto del secolo con certo nome 
d' autore. Indi la cieca opinione che iniziò da quest'uomo 
il magistero della nostra pittura : ridevole (io credo) a 
lui stesso se mai potesse rivivere. Per nostro avviso egli 
dee starsene in solitudine : mentre noi risalendo d'alcuni 
lustri , imprendiamo di esporre ordinatamente quel molto 
che per mezzi diversi ci venne fatto di richiamare alla 
luce. 

Quattro pittori , e senza dubbio valenti , tennero in 
Genova il campo da mezzo il trecento fin quasi al tra- 
monto : Bartqlommeo da Camogli, Barnaba da Modena, 
Giovan da Rapallo e Giovanni da Padova. E al primo 
annunziarli eh' io faccio , non dev' essere senza nostro 
conforto che due liguri, ignoti finora alia storia, tenessero 
fronte ad una coppia di forastieri conosciuti per più d'un 
libro in Italia e fuori. Così tra parecchi di minor pregio 
venuti dalle terre toscane a stanziare fra noi, si mesco- 
lano altrettanti dei nostri : tutta gente da ricordaci per 
occasione , e come seguaci od ajuti de' quattro suddetti. 



120 PITTURA 

Da questo punto la narrazione vuol farsi più copiosa ed 
aperta per l'ajuto che ci prestano i documenti: laddove 
nel secolo addietro poco più potea dare la penna che 
un elenco di nomi senza titolo d' opere e senza gradi 
di merito. Aggiungi che di pochissimi è notata la pa- 
tria , come d' un Aimerio da Como che sotto il 1261 
per iscritlura del notajo Nepitelli toglie a discepolo un 
Tealdino di Rubaldo Casaregio da Chiavari , di tre Pia- 
centini, d'un Girardo con Obertino suo figlio e d'un Ma- 
nardo, del 1250 ambidue, nominati in Matteo del Prione 
e in Angelino da Sestri, e d'un Guido D'Alba dell'anno 
stesso, e d'un sesto finalmente che è nostro , e più an- 
tico di lutti , Bartolommeo da Langasco , ne' rogiti del 
notaio Lanfranco del 1236. Questi nomi io produco, me- 
more di quella sentenza del Lanzi, là ove afferma glo- 
riosa qualsivoglia città sol che mostri due artefici nella 
oscurità di quegli anni. E aggiungo a tal novero 1' Opiz- 
zino da Camogli già scritto pocanzi, e discoperto prima 
dallo Spotorno nel fogliazzo notarile nulla più che come 
teste ad un atto del 1302 : però dugentista senza al- 
cun fallo. Senonchè il cercar lungo e curioso nel nostro 
archivio mi consente di ravvisarlo assai meglio, e d'a- 
scriverlo ai Pellerani, casato non infrequente in quel 
punto della nostra Riviera e ne' luoghi adiacenti. Non 
ardirei pronunziare che costui stabilmente operasse in 
Genova ; ma paion dirlo le condizioni della famiglia. Due 
figlie di lui vi abitavano coi loro mariti ; Margaritina 
impalmata ad un Nicolò Erminio , e Andriola ad un Si- 



CAPITOLO II. 121 

mone da Rapallo che fa pur numero tra i nostri pittori. 
Me ne avverte una cedola di procura che in atti del 
noi. Bargone facevano a Simonino e la cognata e la mo- 
glie nel 1361 , quando il comun padre (e certo da 
lunga pezza) era morto (1). Questa, ed un'altra scritta 
di compromesso rogata otto anni più tardi dal notaio 
Benizio mi dà contezza di cotesto Simons: del cui valore 
pittorico non avendo io però riscontri maggiori, poco mi 
dorrà il confinarlo nel luogo presente e nell' angustia 
di poche linee. Dice il primo atto com' egli abitasse nel 
borgo di s. Stefano, anzi nel proprio vico della Oli- 
velia : contrade frequenti in quella stagione di dipintori, 
quali eran pure le circostanze del Duomo. L' altro , con 
altri rogiti da me veduti , me ne svela il cognome che 
fu di Smeraldo , e'1 mostra possessore di certa casa nei 
dintorni del Molo , cagione alle controversie che s' ac- 



(1) In nomine Domini amen — Andriola uxor Simonini de Rapallo pic- 
toris in presentia et auctoritate dicti viri sui presentis et auctorizanlis : et 
Margaritina uxor Nicolai Erminii absentis a civitate lanue et districtu : 
sorores et filie quondam Opccini Pelerani de Gamulio pictoris feccrunt con- 
stituerunt et ordinaverunt earum et cujuslibet ipiarum certum nuncium et 
procuratorem dietum Simonintim de Rapallo pictcrem conscntientem et honus 
(sic) hujus modi procure in se suscipientcm — Actum lanue in burgo Sati- 
cti Stephani in contrada Olivelle ante domum habilacionis dictorum juga- 
lium : Anno Dornin. Nativ. MCCCLXprimo indictione XIIH sccundum 
cursum lanue die XVlll Novembr. ìnter nonam et Veipera%\ presentibus te- 
stibus ad predicta vocatis et rogatis Iohanne de Tabuletis q. Constantini et 
Raffaclle de Bargono q. Armanini civibut lanue. (Alti del Kot. Giovanni 
Bargone *~ Notul. I, 1560-74). 



122 PITTURA 

cennano nell'atto (1). Ciò basterebbe perchè in questa 
gente sospicasse taluno un parentado d' artisti ; ma par 
confermarlo Bartolommeo da Camogli, il primo dei quat- 
tro che ho preposti a quest'epoca, e a cui mi tarda di 
drizzare il racconto. 

Non ha molto che il Villa mio amico , ed amicissimo 
d' ogni cosa gentile , perlustrando la capitale della Si- 
cilia , s' avvenne in una bella e preziosa scoperta : dico 
in una icone tutta quanta giottesca , o pisana se vuoi , 
nel palazzo della R. Università , e potè leggervi chia- 
ramente e ritrarrle la scritta che per sua cortesia ripro- 
duco: MCCCXXXXVJ: Hoc opus pinsit magister Barto- 
lomeus de Carnai io pìntor. Uno schizzo di cui mi fu largo 
il benemerito amico mi mostra altresì un comporre più 
graziato, più dotto, più disinvolto che non vorresti pro- 
metterti da un trecentista. Il soggetto è Maria che tutta 



(\) >%i In nomine Domini amen. — Ego Simon de Esmeraldo de Rapallo 
pictor ex una parte et Dominicus Nexìolu» ex altera : de omnibus litibus 
questionibus et controversiis que vertebantur vel verti sperabantur inter dic- 
las partes occasione unius domus dicti Simonis quam conducit dictus Domi- 
nicus a dicto Sim»ne positam lanue in contrada Moduli et prò expensis in 
dieta domo factis et de omni eo et loto quoi una pars ab altera potere tei 
requircre posset occasione diete domus : diete partes se eompromisserunt et 
liberum et generale compromissum fecerunt in Anthonium de Noela lane- 
rium et Michaelem de Gravagio tinlorem vermillii et ipsos elegerunt eorum 
arbitros et arbitratores. — Aetum lanut extra portam Sancti Andree in domo 
qua habitat Notarius infrascriptus: Anno Domin. Nativ. MCCCLXFUII 
Indict. VI die Villi Madii circa primam: Testes Manuel Blanchus dra- 
perius et Conradus Balestrerius executor Communis Janue. — (Atti del Not. 
Antonio di Benizio — Notul. 2. 1363-59). 



CAPITOLO II. 12-J 

raccolta sulle ginocchia allatta affettuosamente il Bam- 
bino; e di traverso sul campo d'oro ricorre il titolo 
della imagine : Nostra Domina de humilitate. Il colo- 
rilo, per quel che intendo, non mentisce alla scuola, 
anzi V annunziano in ispeciai modo i toni freddi e quasi 
verdastri delle incarnagioni. Né son meno a notarsi le 
decorazioni delle colonnette e degli archi che ritondano 
in cima la tavola , e l'ornamento degli spigoli a quadri 
d' oro alternati al fosco in forma quasiché di mosaico , 
sui quali rilieva in figure picciole il mistero della An- 
nunziata. La notizia che recava a noi Liguri il Villa 
avea uu pregio singolarissimo, perchè non pure d' arte- 
fice nostro, ma d' un dipinto sicuro da brutti mercati o 
d' altro danno qualsiasi. Or eh' esso dimori in quelle 
banJe, non dee recar meraviglia. In Palermo avevano 
i mercatanti genovesi una lor Cappella , e se ne veg- 
gono tuttavia le vestigia , e ancor si loda il bel portale 
all' ingresso che ha scolpili sull'architrave i ss. Lorenzo 
e Siro patroni di Genova. Più tardi, cioè nel 1567, si 
fabbricarono un tempio dedicato a s. Giorgio che an- 
ch' oggi è in buon essere: e vi si leggono epigrafi se- 
polcrali d' assai Genovesi di non ignobil casato. 

Queste cose er?no già scritte quando venne a mia co- 
gnizione l' opera del sign. di Marzo sulle Belle Arti in 
Sicilia dai Normanni fino alla fine del secolo XIV. Ivi 
al volume 2.° si leggon parole sull'autore e sul quadro 
suddetto, delle quali vogliamo in parte mostrargli rico- 
noscenza, in parte dobbiam farci contradditori. Giova il 



124 PITTURA. 

sapere da lui che la tavola di N. D. dell' Umiltà durò 
lunghi anni dell' atrio de' Conventuali di s. Francesco 
in Palermo, che fu a punto la chiesa tenuta in antico 
dalla Nazion Genovese. E non è di poco prezzo l' in- 
tendere dall' egregio scrittore , come il dipinto si ter- 
miiii in un grado o dorsale, dentro al quale una Com- 
pagnia di battuti in atto di flagellarsi , e più figure di 
femmine e d' uomini , si veggono dipinte in devoti at- 
teggiamenti adorando la Croce : di che è manifesto 
che T opera di Bartolommeo servì da principio ad an- 
cona d' una qualche Consorzia. E finalmente gli sap- 
piane grado delle altissime lodi eh' ei dispensa all' arte- 
fice fino ad accoppiarlo con Giotto , e della accurata de- 
scrizione eh' ei fa del lavoro , alla quale rimandiamo il 
lettore a cui piacesse saperne più in là che non ne dicano 
i nostri fogli. Ma dove il di Marzo, di Bartolommeo da 
Camogli facendo un Camulio , lo viene spacciando per 
pittor siciliano , giustizia vuole che queir amore dì pa- 
tria che trasse lui in errore, faccia accorto ogni Ligure 
a vendicare il suo dritto e le ragioni ad uu tempo del 
vero. Né già lo biasimo se una picciola terra della nostra 
Riviera fu sconosciuta a lui sì lontano : ma il non tro- 
vare egual nome nella nativa sua isola dovea farlo 
guardingo, o ritenerlo almeno dal voltare in cognome 
quel da Camulio eh' è appellativo di patria. Con tutta 
ragione potranno i Camogliesi , potrà la Liguria tutta, 
recare a sé stessa quel vanto che alla sua Sicilia attri- 
buisce lo storico , là ove afferma che in grazia di que- 



CAPITOLO li. 125 

sto artefice brillarono i Siciliani d' una gloria che non 
invidia all' arte italiana ( son sue parole ) in quo 1 tempi 
più celebre. Imperocché non è solo il paese consegnato 
nella scritta che stia contro al di Marzo. Potrebhesi ai?- 
giungere per avventura che il da Gamogli non vide mai 
la Sicilia, e raffermare la congettura che i mercatanti da 
Genova, così frequenti per quelle contrade, o recassero il 
quadro a Palermo o da Palermo slessa sei procurassero. 
E in tale opinione mi saldai molto meglio al leggere in 
carte autentiche assai prossime a quella età d'un al- 
tare che un sodalizio di devoti aveano eretto in s. Marco 
di Genova, ufficiato da un Cappellano, e col titolo identico 
di Nostra Domina de Immilliate (1). Ma né la Consor- 
ti) Di questo altare mi parla altresì una raccolta di pergamene riguardanti 
alla Rettoria di S. Marco, e recate a mia cognizione per altrui gentilezza. In 
una di queste soscritta del 15 novembre 1570 a rogito del not. Giovanni Ma- 
straccio , Prete Alberto da Guastino Ministro di detta Chiesa ricorda cocne 
Caterina figlia del q. Giacchino da Fontanegli con suo testamento ricevuto 
dal not. Pedone di Pignone il 19 aprile del 1548 legasse una sua casa nel 
Borgo di Prè in auxilio faciendi et construendi unam Capellaniam in dieta 
Ecclesia ( Sancti Marci apud Modulum de Janua ) ad altare Sancte Marie de 
Ilumilitate que ibi fieri debet et jam incepta est, in qua slare debeat unus Ca- 
pellanus prò missis cclcbrandis prò anima ejusdem tcstatricis et aliorum de- 
functorum in perpetuimi. Le quali parole dimostrano che 1' altare preesisteva 
al 1358 , e forse è da recarne la fondazione a Prete Giovanni de Medici di 
Camogli che gli anni addietro reggeva la Chiesa. Par confermarlo una po- 
stilla in certe pagine cartacee aggiunte alle pergamene, del seguente tenore: 
Reperilur in cartulario B : Capella ordinala seu inslituta in Ecclesia San- 
cti Marchi de Janua per Presbiterum Joanncm de Camulio: lochi XIX 3i4: 
compreso certi lochi che lasciò Luchincta figlia quondam Nicolai de Camulio 
in dicto cartulario B. L'epoca delle fondazioni e la patria del fondatore nonché 
de'primi benefattori ci lasciano ben poco dubbio che la tavola di Bartolommeo da 
Vol. I. — Pittura. 22 



126 PITTURA 

zia né la Cappella mi seguono più di due secoli e mezzo; 
laonde m'assale il dubbio che cessassero in tutto, e sarà 
forse chi dubiti che la lavola dall'altare dismesso navigasse 
per la Sicilia. Certo è che l'anno medesimo del 1346, 
end' è distinta F ancona , Babtolommeo viveva e operava 
in Genova , siccome appare da un atto che al miglior 
uopo ci offerse a leggere il nostro archivio notarile (1). 



Camogli non fosse in origine lavorata per l'accennata Cappella, le cui memo- 
rie nel m. s. suddetto proseguono fino al 1595. Vivissima fu la devozione 
de' fedeli verso la sacra imaginc finch' ella durò in S. Marco retro scancel- 
las diete Ecclesie , come abbiamo in altro alto ; ne lacerò pur d' un altro , 
pel quale agli 8 d'aprile del 1397 nelle (avole del not. Domenico Bracelli un 
Corrado di Mogollo maestro d'ascia legava un luogo delle Compcre de' mutui 
da erogarsi (fra le altre cose) in candellis prò luminando in dieta Ecclesia 
Majestatem Domine nostre Virgiais Marie. 

(1) — MCCCXXXXFI die XXX martii — In nomine Domini Amen 
— Ego Bartholomeus de Camulio pintor promitlo et convenio excausis infra- 
scriptis Ubi Raffo Jliome presenti et recipienti lanquam fideìcommissario 
quondam Mathei de Sancto Syro omnibus meis expensis unam Conam ad il- 
l.am formam et ad illum modum lavi magnitudinis et latitudini^ et lahore- 
rii quam ad aliud opus prout et sìcul est et secundum quod est ilio. Cona 
que est nunc in altari Capette Sancti Suri que coustructa est et fuit prò di- 
rlo quondam 3Iatheo, et ìpsam factam et conslructam poni facre meis expen- 
sis super altare predictum. Ila quod tenear libi dicto nomine ipsam compiere 
et perficere de omnibus et eam super dicto altare poni facere omnibus meis 
expensis. Et hoc infra menses Ires proxime venturos te dante et solvente mihi 
prò labore et mercede mea et prò expensis diete Cone libras vigiliti sex et 
solidos decem Janue de quibus habuì et recepì et habuisse et recepisse con- 
fiteor a te Libras duodecim et solidos decem Janue et residuumtenearis mihi 
dare completa dieta Cona et posila in dicto altari. Et etiam si contingerit 
aliquo tempore dictam Conam devastari deffectu laborerii seu magisterii, pro- 
mictit idem Bartholomeus illam refìccre et aptare semper ad volnntatem dicti 
Raffi omnibus expensis dicti Bartholomci. — Que omnia eie. — Alioquin eie. 



CAPITOLO II. 127 

Quindi apprendiamo che il nostro pittore si legava ad un 
Hallo di Tommaso d' una icone da collocarsi in s. Siro, 
per la mercede di lire venlisei e soldi dieci di Geno- 
va: né ci dà l'animo di segregarlo dagli altri, i quali 
dalle terre della provincia avean messa loro stanza in 
città, se già non componevano il ruolo d' un'antica ma- 
tricola. 

Il mio contesto prende norma ed ordine dai casi , i 
quali mi ristorarono finalmente della lunga pazienza e 
del tempo , colla certezza di scrivere tra i fasti di Li- 
guria un sì raro pittore. Ultima scoperta , ma tale da 
scusare ciascun' altra , fu un alto del 18 agosto 1358 
ne 5 notularj del Belignano: degnissimo che attentamente 
si legga , benché non breve , e d" argomento che pare 
alieno dalla materia (1). E prima ci attesta che alla data 



— Actum Janue in Banchis in angulo domus Carli et Boniffacii Utusmaris 
fratrum : Anno Domili. Nativ. millesimo tricentesimo quadragesimo sexlo 
Indictione decimatertia die trigesima marcii circa vesperas: Testes Bonatta- 
tus de Renho formaiarius et presbiter Alexander Capellanus diete Capette. 
(Atti del not. Tommaso di Casanova, Notai. 14, 1546-47). 

(1) In nomine Domini Amen — In presentia mei notarli et testium infra- 
scriptorum ad hec specialìler vocatorum et rogatorum: Antonius Pelleranus 
de Camulio quondam Bartbolomei picloris frater et conjuncta persona Geor- 
gii fratris sui et filii dicti quondam Bartholomei dixit et protestatus fuit 
contra Johannem quondam Spinolini Parmensem de Corvala et Gasparem de 
Monella notarios suprastantes Carceris Malpage de Modulo presentes et au- 
dientes : Quoi cum Lucianus Cataneus quondam Luciani sit personaliter 
detentus in dictis carceribus Malpage de Modulo tam diu est ad instantiam 
ipsius Antonii et dicti Georgii fratrum tanquam fideiussor. Pantaleonis de 
Guasco versus Ipsos fratres prò certa peccunie quantltate : Et propterea prò- 



728 PITTURA 

suddetta, non più che anni dodici da quella del quadro, 
Bartolommeo DA Camogli era uscito del mondo. Più impor- 
tante è il saperlo dei Pellerani , e il congiungerlo a quel- 
1' Opizzino che poco addietro si rammenta al lettore. Non 
ardirò d' attribuirglielo a figlio , mancando a tant' uopo 
le prove ; ma il casat o e la patria comuni , la succes- 
sione del tempo e 1' egual magistero difenderebbero chi 
pur I' osasse. E non par dubbio che l'eredità del dipin- 
gere si terminasse con lui. Due figliuoli, Antonio e Gior- 
gio , che ci si mostrano nel documento, non han nome 
d' artisti , né i loro atti consuonano a cose d'arte. Gon- 
vieri trovarli in faccende da tribunali, e sto per dire da 
berrovieri : a gridare nella carcere dei debitori per trar 
danaro da chi non avca voglia o facoltà di sborsarne. 



testando dixit et denunciavit dictis supraslanlibus quod ipsi suprastantes de- 
beant custodire et custodir i facere dicium Lactarium diligenter sub bona et 
fìdeli custodia ut dictis carecribus et in ipsis eum includi facere ad instan- 
tiam ipsorum Antonii et Georgii fratrum : Et quod non permittunt exire 
dicium Lucianum de dictis carceribus sine mandalo- magistratus semper cuoi 
compedibus custodia et bona fideiussione : Eisdemque suprastantibus denun- 
ciava capitulum loqueniem de predictis : Alitar ex nunc prout ex tane con- 
tra dictos suprastantes et quemlibet eorum protestanti»!' de omni dumpno et 
interesse. — Et de predictis dictus Anlonius rogavit ine dicium notarium, 
ihfrascriptum ut de predictis confuciani publicum instrumentum. — Aclum 
Janue in Salta Malpage de Modullo ubi morantur dìcti suprastantes: Anno 
Kaliv. Doni. MCCCLVI1L Indictionc decima secundum cursum Janue die- 
XF1II augusti: Presentibus testibus Antonio Cusano.- q. Nicolai Ntcoiao de 
Mulacìo scutario q. Choppi et Dominico de Savignono omnibus civibus Janue 
ad hec vocatis et rogatis. — (Alti del not. Nicolò di Belignano , notul. 1 in- 
scritto 1560-88). 



CAPITOLO li. 129 

Miglior compito e il nostro, che preparammo alla sto- 
ria di questo secolo tre pittori in una sola famiglia. E 
così accadde de' nostri liguri , e di tutti quasi vuoi mo- 
derni od antichi : diversamente dagli esteri, i quali di- 
sertando la patria , vivean soli fra noi e soli per lo più 
ne partivano. Ad un tal di costoro ci conduce la ragione 
degli anni , ben degno di rivaleggiare col da Camogli se 
vivo il trovava in Genova : cosa eh' io non direi vero- 
simile. Non sarò primo a tirarlo in luce , dacché più 
moderni, e con più cura di ciascun altro il Bonaini (1), 
ne strapparono il nome da un antico silenzio : ma sco- 
nosciuto coni' era del tutto per Genova , ove volea ra- 
gione che fosse noto precipuamente , non saran poca 
giunta le notizie eh' io verrò crescendo alle tante al- 
tre che lo riguardano in più contrade d'Italia. Barnaba 
da Modena fu primamente menzionato ne' volumi del Ti- 
rabosclii , e dal P. della Valle encomiato per due tavole 
ai Zoccolanti d' Alba e ai Domenicani di Rivoli , sino ad 
anteporlo a Giotto luminare di quella età. Per tale ri- 
spetto la storia del Lanzi congettura il fiorire di Bar- 
naba più tosto in Piemonte che nella natia scuola, dalla 
quale argomenta con tutta ragione eh' egli vivesse il più 
de' suoi giorni lontano. E per vero delle opere che si 
conobbero per istudio di varj scrittori, due n'avea Pisa, 



(T) V. Memorie inedite intorno alla vita e ai dipinti di Francesco Traini 
e ad altre opere di disegno dei secoli XI , XIV e XV raccolte e illustrate da 
Francesco Bonaini. — Pisa , Tipografia Nistri , 1846. 



130 PITTURA 

testimonio il sig. da Morona, una terza Firenze eh' è 
oggi nell' Accademia di Belle Arti , una quarta ne ad- 
ditò il Cibrario in s. Domenico di Torino , e d' un'aitra 
aneora già esistente in Bologna, ed ora a Francoforte sul 
Meno, ci die' contezza per voce del Bonaini l'illustre Giu- 
seppe Campori. Le date di queste tavole, o almen di quelle 
che portano alcuna scritta, spaziano fra il 1357 e il 74. 
Non veggo cagione perchè il Bonaini discreda quel primo 
anno recato dal della Valle per la tavola d'Alba, o pre- 
ferisca di starsene col Tiraboschi che la prolunga di quat- 
tro lustri , timido quasi di far troppo antico il pittor 
compaesano. Non ripugna al probabile che il Modenese 
bazzicasse fin d' allora fra i Subalpini , se pochi anni dì 
poi avea stanza in Genova, e a quel che sembra più ferma 
che altrove. Io vel trovo in ottobre del 1361 , né come 
avventicelo o capitato di fresco , ma come maestro che 
abbondi di commissioni tanto da non bastargli le, brac- 
cia al lavoro. Lo gridan chiaro le condizioni da lui sti- 
pulate nel mese ed anno suddetti con Angelo pittor da 
Firenze , eh' egli si recò a servigio per mesi parecchi 
come ad opere frettolose e da non concedergli riposo la 
notte (1). L'anno appresso ai 18 di luglio s'accorda con 



(1) In nomine Domini Amen. — Barnabe de Mutina pictor ex una parte 
et Angelus de Florencia pictor ex altera pervenerunt ad infrascriptas tran- 
sacìones composiciones et pacta : Renunciantes etc. — Videlicet quod dietus 
Angelus promisit et solempniter convenit ipsi Barnabe 'secum laborare om- 
nibus diebus similìter et in nocte prout fuerit opportunum de arte predicta 
et ipsi arti spectantibus usque ad Kalendas Januarii proximi ad racionem 



CAPITOLO IL 131 

Barnaba di Bruno da Siena perchè gli serva d'aiuto due 
mesi a sei soldi per giorno : e v' hanno in quest' atto 
assai cose notabili così pel Barnaba modenese coni' an- 
che per quel da Siena che ad altro luogo ci avverrà di 
ripetere. In riguardo, del primo non dee sfuggirci ch'e- 
gli v'ha nome di cittadino e d'abitatore di Genova; 
de' quali il secondo non usavasi se non ad uomini che 
vi avessero stanza, né godeva del primo chi men d'anni 
dieci vi fosse rimasto. Tal clausola spingerebbe la venuta 
di Barnaba al 52 per lo manco , e nonché giustificare 
1 a cifra del della Valle , lascerebbe credere che le tavole 
piemontesi provenissero dalla officina di Genova. Accenna 
quest'altra scrittura , non meno della prima, a fatiche 
sollecite, perchè al salariato s'impongono multe per cia- 
scun giorno ch'ei mancasse a bottega (1). Non sarei lungi 



soldorum sex et denariorum trium Janue quolihet die quo cum ipso labora- 
bit et ex nunc confitelur habuisse et recepisse ab ipso Barnaba florenos sex 
auri boni et justi ponderis: Renuncians ctc. — Versa vice dictus Ramai* 
promUit et solemniter conventi ipsi Angelo usque ad dicium tempus Kaien- 
darurn Januarii dare ad laborandum et ipsum Iaborandi causa secum tenere 
omnibus diebus laboralivis et eliam in nocte si erit opportunum : et solvere. 
sibi prò salario soidos sex et denarios tres Janue ut supra singulo die quo 
cum co laborabit et nichil aliud sibi dare tenealur seu obligatus sit. Que 
omnia ett. — Sub pena florenorum decem eie. — Actum Janue in contrada 
Saneti Georgiiin apotheea domusq. Jofredi Jacharie : anno ut supra die ut 
supra (13 ottobre 1361) et cum campanas compulsaverint in sero : Presen- 
tibus Gabriele Cataneo olim Malono q. Lanf ranci et Johanne de Nigro q. 
Johannis civibus Janue testibus vocatis et rogatis, (Atti del not. Benvenuto 
Bracelli , notul. 11 , 1560 67). 

(1) In nomine Domìni Amen. — Bernabas de Mutina piotar civit et ha- 
bitalor Janue ex urta parie et Bernabas de Senis piclor quondam Bruni ci- 



132 PITTURA 

dal sospettare che fin d'allora avesse mano in certe opere 
ch'egli condusse alla Signoria, già ultimate nel 1364, per 
quel che afferma una nota nell'archivio di S. Giorgio (1). 

vis et habitalor Janue ex alia confdentur se pervenisse ad infrascripla patta 
et composicionem : Videlicet quia diclus Barnabas de Seuis promixit etconve- 
7\it dicto Barnabe de Mulina laborare secum et in domo et apotheca seu tibi 
voluerit diclus Barnabas de Mulina in Janua vel alili omnibus diebus labo- 
rativìs usane ad menses duos proxime veniuros prò pretto soldorum sex la- 
mie prò quolibet die dandorum et solvendorum eidem Barnabe de Senis per 
dictum Barnabam de Mulina. — Versa vice dictus Barnabas de Mutina pro- 
mixìt et convenit eidem Barnabe de Senis dare eidem prò laborando de arte 
pictorie et solvere omni die laborativo usque ad dictum tempus dictos soldos 
sex Ianue. — Acto in presenti insirumento inter diclus parles quod intra 
dicium tempus Barnabas de Senis nonleneatur laborare cum aliqua allia per- 
sona nisi cum volunlale et mandato dirti Barnabe de Mutina. — Arto etiam 
inter ipsas parles quod si contingeril dictum Barnabam de Senis non labo- 
rare velie per aliquem diem seu dies propterea ipsc Barnabas de Senis pro- 
mixit diclo Barnabe de Mutina dare prò damno et interesse prò quolibet die 
soldos sex lamie prò quo seu quibus dictus Barnabas de Senis stetissd ab- 
sens a dicto labore faciendo quolibet die usque ad dicium tempus silicei prò 
dampno et interesse taxatis inter ipsas partes ila quod possint peli et exr- 
culioni mandari. — Actum lanue in contrada Raveche in domo habitacio- 
nìs magistri lohannis de Marcelo de Mutina artis Gramalice et magistri 
Nicolai ejus fìlii : Anno Domìn. Nativ. Millesimo trecentesimo sexagesimo 
secundo Indictione decimaquarta secundum cursum Ianue die decima oc- 
tava Julii hora paulo post Vesperas: Presentibus testibus ad predieta vocatis 
et rogalis dicto magislro Nicolao de Marcelo de Mutina artis Gramatice et 
lanino Bcrtoloto de Fegino fcrrovegio civibus et habilaloribus Ianue. (Atti 
del not. Giovanni di Bargone , notul. 1. 1360-74). 

(1) MCCCLXIHI XXVI Aprilis. — Bernabe piclor . . . prò picturis 
et laboreriis per eum faetis in Capella Ducali et in una cona ad complemen- 
tum Libraruin LXXVI sold. X ex apodixia Domini Ducis et sui Consilii scri- 
pta manu Raffaelis de Casanova notarli hoc anno dieta die L. XII sold. X. 
(Da un codice della Banca di S. Giorgio , col titolo: Massaria Communis 
Janue : 1560). 



ru-iTOLO il 133 

Le quali opere non dovettero essere di poco momeuto 
se patteggiavano con lui per iscritta pubblica il Doge 
e gli Anziani. Né il Manuale che ci dà tal notizia 
tace in tutto il luogo e la qualità dei dipinti. Essi a- 
dornavano la Cappella Ducale , non solo con imagini 
sull'altare, ma tutto intorno, a quel che sembra, sulle 
pareti. E come ciò fosse poco , allude ad altri lavori 
per giunta , accessorj fermamente delle pitture e comple- 
mento ai fregi del principesco oratorio. Il codice predetto 
tien pure memoria d' un' ancona da lui rifatta per la 
Loggia de' mercatanti sei anni dopo; e non è a credere 
che nel frattempo disertasse la nostra città o vi tornasse 
per sì fatto lavoro (1). E questo tanto basterebbe già 
forse a cessar le quistioni intorno al luogo che Barnaba 
predilesse per propria stanza ; e se il tempo non avesse 
disperse a buon dato le memorie dell' arte , il costui 
nome si leggerebbe forse in molte opere e in molte carte. 
Ma il prof. Bonaini mentre illustra di preziose no- 
tizie la fama del Modenese, fornisce altri indizj a pro- 
lungarne il soggiorno fra noi. Due documenti per lui 
ricavati dall' Opera del Duomo di Pisa e mandati alle 
stampe nel già citato opuscolo , non lasciano dubbio che 
Barnaba adoperasse i pennelli in una delle istorie di 



(1) ^ MCCCLXX die XXXI madii: Barnabe de MoJina pinctor debet no- 
bis infra solucionem prò reffacere una conna prò ponere in Bancis. . . L. V 
— Item die fallii ottubris L. V — Item die XX Decembris ad comple- 
mentum L. II, X. 

Voi.. I. — Pittura.. 25 



134 F IT TURA 

s. Ranieri che si ammirano nel Camposanto di quella città, 
e che male da libri addietro si recano ad altri artefici. 
Questo lavoro che lo associa nella gloria ai più grandi 
del suo secolo , appartiene alla sua età matura perchè 
discende al 1380 ; ma quel che fa a noi , cercando gli 
operai di quel Duomo d' averlo ai dipinti della loro ne- 
cropoli , convenne che mandassero per lui fino a Genova 
un tal Giovanni di Pessino da Lucca , come a luogo di 
consueta dimora (1). Vorresti aggiungere che da Genova 
si conducesse a Pisa le più volte per cotale dipinto , 
dacché nelle dette scritturazioni non si parla così d' in- 
traprenderlo come anzi del compierlo. E compiuto che 
l' ebbe , se ne tornò senza fallo alle stanze di Genova , 
<!ove mi torna a vista tre anni dopo, che vale nel 1585: 
non per opere del suo magistero, ma come curatore di 
un Leonardo figliuolo ed erede di Cristoforo di Guano (2). 



(1) Il pregio che han per noi queste note m' invoglia di riprodurle testual- 
mente. L'una dice così: • 1379 , 2 giugno — Maestro Giovanni di Passino 
« da Lucca ebo a dì due di giungno per una andata che fé a Genova a mae- 
u stro Bernabò, dipiltore , che dovesse venire a Pisa per fare la storia di 
« Santo Ranieri pisano ; per andare e per tornare a Genova, lire tre e soldi 
« dieci. » — E l'altra : MCCCLXXX : Mugister Johannes passini de Luca 
habuit ut supra prò itura quando ivit lanuamaddeferendum quandam um- 
baxiatam magistro Bernabò perfori ut veniret ad complendum storiavi Saucli 
Raynerii: libras tres soldos decem denariorum pisanorum die secundo lunii. 

(2) Attingo quest' ultima notizia di Barnaba da un atto di compromesso 
rogato a' 15 marzo del soprascritto anno dal not. Aatonio Fciracani in clan- 
stro Ecclesie Majoris , il cui tenore incomincia: Oltobonus de Guano suo pro- 
prio nomine et nomine et vice magistri Barnabe de Mutina picloris curatoris et 
dilatorio nomine Leonardi fdii et heredis quondam Chrislofori de Guano eie. 



CAPITOLO II. 135 

Né tal notizia mi toma oziosa , come quella che a mio 
parere Io innalza nella stima che mettevano i cittadini 
nella costui probità. E con questa postilla non m' è in- 
grato il conchiuderè d' un valente pittore . che vissuto 
(come par manifesto) nulla meno di 22 anni con noi , 
non inandò ai nostri giorni orma veruna del proprio in- 
gegno né tradizione del proprio nome. Ma s 1 egli è vero 
che ciascun uomo si elegga di vivere là dove incontra 
più amiche le sorti , mi sarà lecito chiamare in parte 
delle sue lodi la nostra Genova che seppe intrattenere 
di gradevole ospizio il virtuoso maestro. Per consenso di 
chi ne vide alcun saggio , voglion lodarsi in Barnaba , 
malgrado la secchezza così propria al suo secolo , un 
temperar delle tinte vivace e lieto, forza molta di chia- 
roscuro , gran fermezza nel dintornare , belle arie di 
volti e semplicità nel comporre," cose tutte che in ogni 
epoca dell' arte e in qualunque stile fanno il carattere 
dei grandi ingegni. 

Nulladimeno , per quantunque valente , questo fora- 
stiero dovette avere un degno emulo nel nostro Giovanni 
da Rapallo. Le costui memorie precorrono alquanto alle 
memorie di Barnaba , né si prolungano per egual tratto; 
ma si scontrano entrambi in quel periodo della vita che 
suol' essere gagliardo e operoso per ogni artista. È poi 
certo che quando il modenese decorava de' suoi pennelli 
la cappella ducale , altre stanze ed altre pareti di quel 
Palazzo già vantavano pitture di Giovanni , delle quali 
rimane alcun cenno nel cartolario della Masseria del 



136 , PITTURA 

Comune. La diligenza del nostro Belgrano ne fé' copia al 
pubblico negli atti della Società Ligure di storia patria; 
e dalle date appar chiaro che dal 1354 al 66 servì alla 
Repubblica in parecchie occasioni. Accenna la più antica 
ad un Pallio , dipinto (se badi alla mercede) con molta 
cura , e spedito a Milano : (1) ed è segnata del 6 set- 
tembre 1354. S' io penso che il Pallio avea già corso a 
quest'ora il suo viaggio, e che mesi innanzi Genova 
s' era data a protezione di Giovanni Visconti arcivescovo 
e Duca di Milano, non istò in forse che quel drappo 
dipinto non andasse in omaggio al novello Signore. La 
seconda del 15 febbraio 1357 ricorda i dipinti a Palazzo, 
e tiene stile così fatto da non lasciarli confondere o scam- 
biare con opere in tavola (2). E la terza di nove anni 
più tarda (3) non distingue il lavoro; ma fatta di ragion 
pubblica c'insegnò prima il casato di Giovanni, che fu 
dei Re , e che fra i terrieri di Rapallo mi s' incontra 
nelle antiche carte già un secolo innanzi (4). Né perque- 



(1) MCCCLIIII VI septembrìs — Pro quodam palio misso Mediolani Li- 
bras XXXVII , X. — Pro Johanne pinclore prò pingendo dicium palium 
Libras XXX. — (Cartolario Masseria del Comune per l'anno 1354. — Arch. 
di S. Giorgio, fogl. 10 verso). 

(2) MCCCLVH XV februarii. — Pro Johanne de Rappalo pinclore : et 
sunt prò picturis factis per eum in palacio ducali Libras XVII. (Cartolario 
pel 1557, fogl. 57 recto). 

(3) MCCCLXV1 I decembris. — Johannes Rcx de Rapallo pictor debel.. . 
eie. . . (Cartolario pel 1366, fogl. 114 verso). 

(4) No' rogiti di Bartolommeo de Fornari : MCCLIIl XX lanuarii. — 
Testis Ioannes Oberli Regis de Rapallo (Fogliazzo notar.) 



c.vriTOLO li. 137 

sto defrauderò delle debite grazie il Banchcro, il quale 
o per tradizioni o per iscritti eh' ei ne attingesse al Co- 
mune , riseppe di cotesto pittore e la prima volta ne 
fé' conti i suoi Liguri. Ciò mi richiama alla tela che at- 
tualmente è guardata nelle sale del Municipio, e ch'egli 
a ragione fa copia d' una tavola di Giovanni più antica, 
e a quelle altre (se pur son'altre) delle quali variamente 
discorrono il Serra ed il Muzio (1). A noi si perdoni un 
sospetto. Le tavole menzionate dai tre scrittori, sarebbono 
esse per avventura una sola e medesima tavola ? Os- 
servo che il Muzio , là ove tocca di quella che in s. 
Agostino mostrava 1' effigie del primo Doge , continua 
dicendo della quale se ne vede copia al Magistrato dei 
Padri del Comune. Ora dalle costoro stanze proviene 
senz' altro la tela che ci addita il Banchero : né penso 
che in altro luogo trovasse il Serra la sua, benché forse 
alla copia attribuisse il valore e 1' antichità dell'originale 
dipinto. Dato il caso , le varie sentenze si raccorrebbero 
nell' ancona di s. Agostino , e i diversi soggetti che le 
vengono apposti converrebbe a mio avviso che cedessero 
air autorità primitiva del notaio Muzio. Sorge altresì in 
suo favore un argomento che fa parte di storia. Non è 
chi non sappia come rimutato nel 1339 , il giorno ap- 
punto di s. Tecla , il reggimento di Genova , e caduto 
nel Boccanegra il nuovo titolo di Doge, il popolo si vo- 
tasse per legge di festeggiarne 1' anniversario recandosi 

(1) Vedi il g'à scritto a pag. 113 del presente volume. 



138 PITTURA 

processione con a capo i Signori e coll'offerta d'un pal- 
lio di seta aiili Eremitani di s. Agostino, i quali serba- 
vano ancor vivo il titolo e il culto di detta santa (1). 
Che in memoria del voto, o meglio a significarne le ca- 
gioni , si ponessero nel coro le imagini del Doge e de' 
Consiglieri , non parmi assurdo , né lungi pure dal ve- 
rosimile. Benché ciò poco importa all' artefice, né scema 
del merito a chi trasse dalle tenebre un nome già quasi 
sepolto , e per dirla colle parole sue proprie, ignoto agli 
scrittori della nostra storia pittorica. 

Né senza gratitudine di cittadino e compiacenza d'a- 
mico verrò crescendo alle virtuose ricerche di due be- 
rcienti quel di più che negli alti privati mi riuscì di rac- 
cogliere sul conto di Giovanni Re da Rapallo, traendone 
ad altro luogo di mostrarlo iniziatore per non dir padre 
d' una famiglia d' artisti. Un'opera sola (stando agli atti) 
precede alle opere di Palazzo , e allunga d' anni sei le 



(1) V. la cronaca di Giorgio Stella sotto il 1339 = His quoque decretimi 
est ut omnis anni die XXIII septembris quo Beata celebratur Tecla, ad Do- 
mum Fratrum Eremitarum S. Augustini de lamia, qui de ipsa Dei Ver- 
gine prae caeteris festum agunt , palium sericum deferre faciat Dominatio Ia- 
nuensis , quae populo urbis celebriter sodata palium ipsum ad Dei et S. Te- 
clae honorem eisdem offerat Fratribus, cum die ipsa ut hic praefertur prae- 
mismm novum Dominum lamia sumpserit. — Vedi pure sotto l'anno me- 
desimo Mons. Giustiniani , il quale riprova sì fatta istituzione con tali pa- 
role : « la quale solennità quanto sia da commendare e laudare, restando una 
« gran parte della città in tristizia ed in melanconia bandeggiata e privata 
« della propria patria , lascio giudicare ai savj. » Ma quando il cronista scri- 
veva così, tal consuetudine da lungo tempo era cessata per legge; diche fra 
non molto. 



CAPITOLO II. 139 

notìzie di lui. Com'egli si tenesse prima a bottega in 
piazza di Campetto, indi su quella ove sorge il Palazzo 
Pubblico , ne sarà accorto per alcun documento poste- 
riore chiunque mi legga con curiosa attenzione. Una 
scritta ch'io produrrò poco stante farà pur fede eh' egli 
possedeva una casa su quel di Stagi ieno , accomodata 
forse a diporto campestre e opportuna a chi usi di baz- 
zicare tra villa e città. Risponde alla data de' suddetti 
lavori un assetto di conti da lu. fatto con un suo ajuto, 
simile in ciò a quell' altro da Modena che ho scritto più 
sopra. Col nostro Giovanni operò un Giovannuccio da Fi- 
benze di cui tosto smarrisco la traccia ; un di que* tanti 
(a me pare) i quali peregrinando per le terre d' Italia, 
s' acconciavano di luogo in luogo co J pittori più affaccen- 
dati di commissioni. E per certi argomenti da svolgersi 
in breve , non è vano a notarsi fin d' ora , che nata 
controversia fra loro per ragione di salarj , si abbando- 
nò il Re per iscrittura di mandato nelP arbitrio di 
quel Barnaba da Siena che ricordano le pagine addietro, 
e gli commise di fermare con Giovannuccio la mercede 
pei servigi avvenire (1). A chi si ricordi che i libri delia 



(1) In nomine Domini Amen. — Ego Ioannes Rex piutor de Rappallo 
civis et habitator lanue facio constituo et ordino meum certuni nuncium et 
yrocuratorem et in loto mei pono prout melius esse potest ac facere possimi 

de jure Barnam de Bruno de Seais pinlorem et habitatorem latine 

licet absentem ad libérandum et quietandum prò me et meo nomine Iohanu- 
ciam de Montea. . . de Florentia pintorem de omni et eo toto quod unquam 
dictus Ijhanucius mecum facere habuit seu habet vai mihi obligatus fui! aul 



140 PITTURA 

Masseria pongono di questi anni il Rapallese ai dipinti 
di Palazzo , entrerà in mente che il Fiorentino gli fosse 
compagno : così duo Giovanni e due Barnaba sarebbero 
da nominarsi per quel lavoro di cui da più secoli non 
rimane vestigio. Un altro giudizio potrà forse discenderne 
pel nostro Ligure : che associato in un'opera con parec- 
chi toscani, aderisse egli stesso allo stile del loi* paese, dif- 
fuso a quel tempo per ciascun angolo della penisola. A 
che non mentiscono le forme schiette e severe della 
copia esistente tuttora al Comune, ed unico esempio che 
rimanga di lui , se pur dall' effigie di quattro togati è 
lecito argomentare l' impronta d' una scuola e l' imita- 
zione d' un maestro. 



est quacumquc ralione vel causa cum cala (sic) scriptura vel sine : in totum 
vel prò ea parte de qua (lieto procuratori meo videbitur et placuerit tam 
civiliter quam criminaliter et ad me et bona mea versus ipsum lohanucium 
occasione diete liberationis seu quietacionis obligandum : et ad se concordan- 
dum prò me et meo nomine cum dicto lohanucio occasiono Iaborandi mecum 
de dieta- arte pintorìe cum illis pactis promissionibus et mercede de quibus 
videbitur eidem procuratoi i meo : et demum in predictis omnibus et singulis 
drena predicta que fuerint necessaria et opportuna et que merita causarum 
et juris ordo poslulant et requirunt et que ego met facere posscm si present 
essem : dans concedens dicto procuratori meo in predictis circha predicta et 
quodlibet predictorum plenum et generale mandatum. = Actum lanue in 
Palatio novo Communìs ad banchum solitum Camere Mallefìciorum : anno 
Domin. Nativ. MCCCLVlll Indict. X secundum cursum lanue: die XXVLIH 
decembris in terciis : Testes ad hec vocali et rogati Nicolaus de Canicia de 
Rappallo speciarius Petrus de Sancto Petra Arene peliparius et Petrus de 
Monleone textor cioes et habitatores lanue. (Atti del net. Oberto Mqsso , 
fogliaz. 1. 1357 in 59)- 



CAPITOLO II, 141 

A lavori d'ignoto argomento e tuttora avvolti d'incer- 
tezza tengano appresso lavori certi : e auguriamoci che 
tolti a noi dalla ingiusta fortuna, durino almeno e aspet- 
tino d' essere riconosciuti in qualche remota parte del 
mondo. E prima è un' icone ch'ei lavorò a richiesta d' un 
Pier da Brugnale da Levanlo, la quale cel mostra in Genova 
fin dal settembre del 1348 : se non che il tacere che fa 
la scritta 1' usato aggiunto di cittadino , ci fa dubitare 
ch'ei vi stanziasse di fresco. Pel soggetto delle figure, 
per le dimensioni dell'altarino, pel quanto della mer- 
cede , e per altri particolari mando il lettore ai termini 
della polizza trascritta in calce ; e quant' è della forma 
non fo altro caso se non dei colmi, o come diremmo 
delle tavole in punta, sovrapposte ai campi inferiori, usi- 
tate in quel secolo e grado a grado dismesse nel susse- 
guente (1). Dodici anni più tardi , cioè nel 1360 con- 



(1) MCCCXXX.XVH1 die V sept. — In nomine Domini Amen. — Ego 
Ioannes de Rappallo pinctor habitator Ianue in contrata Competi promito 
et convento Ubi Petro de Brugnali habitatori in Levanto prò infrascriplis 
et occasione infrascriptorum facere et construere unam conam lalitudinis 
parmorum quinque vel plus j et altitudini» parmorum trium et dimìdii cum 
tribus culmi* ad opus auri fini bene coloritaci et de bono lignamine sicco, et 
cum figura B. Madalene in medio , et ab uno latore figura B. Iohannis 
Baliste , et ab alio figura B. Stefani protomartiris , et in culmino de me- 
dio figura B. Virginis Marie cum suo dulcissimo Filio in brachiis, in alio 
culmine cum figura Sancti Antonii et in alio cum figura Sancti Nicolai; et 
quam conam promito Ubi fecisse et construisse infra festum Nativilatis Do- 
mini proxime venturum , bonam et sufficientem omnibus laboreriis supra- 
dictis, et ipsam bene et sufficienler constructam infra dictum tempus Ubi tra- 
derc et consignare : Te dante et solvente miài in pecunia numerata li- 

VOL. I. TlTTURA. 24 



142 PITTURA 

dusse Giovanni per l'Arte de' Calzolai Savonesi un altro 
altare od ancona, obbligandosi per atto del not. B?lignano 
con un Simonino Fisca lor mandatario (1). Aveva il costoro 

bras qnatuordecim lanue quarum a te habui et recepì infra solutionem dieti 

pretti lìbras quinque lanue : Renuncians etc. — Et ego dictut Pe 

trut promito Ubi dicto Iohanni intra dictam diem tradere Ubi 

reliquas libras novem lanue , mandans quod dictam conam Euri 

queto de Brugnali prò me et meo nomine , qui dìctas libras dabi 

intra diem prediclum , et qui Enriquetus promisit intra diem pre 

dictam dare et solvere dictas librai novem lanue. — Que omnia . . . etc 
— Sub pena librar um quinque lanue. — Return lanue ut supra — Tesles 
Obertus de Monella censarius et Balianus de Porta q. Simonis. ( Atti del 
not. Tommaso di Casanova — voi. 1348 fogl. 90 retro). 

(1) In nomine Domini Amen. — Ego Iohannes Rex de Rappalo pictor ci- 
vis lanue confiteor Ubi Symonino Fische callegario citi Saone me a te ha- 
buisse et recepisse in pecunia numerata libras decem et septem et soldos 
decem Ianuinorum prò arra et infra solucionem predi cujusdam connie 
sive majestatis per me Ubi fiende cum figuris et imaginibus Beatorum Cri- 
spini et Crispiniani martirum et ceterorum aliorum Sanctorum: quam con- 
niam sive majestatem Ubi dicto Symonino et ad cautelam Ubi notarlo infra- 
scripto tanquam pubblice persone stipulanti et recipienti officio publico no- 
mine et vice Consulum et hominum artis Colle gariorum Civitatis Saone et 
omnium et sìngulorum quorum interest intererit vel in futurum poterit in- 
teresse promito facere et compiere et ad finem ducere omni laborerio et opere 
per me in dieta connia fiendo hinc ad dies quatuor mensis octobris proximc 
venturi: salvo et exceplo justo Bei impedimento persone mee: Quam si non 
fecero et ut supra non complevero usque ad dictum ierminum promito Ubi 
dicto Symonino et ad cautelam Ubi dicto notarlo stipulanti et recipienti ut 
supra dare et solvere libras decem januinorum prò pena et nomine pene qua- 
rum medietas aplicctur operi Porlus et Moduli lanue et alia medietas Con- 
sullbus et hominibus diete artis callegariorum Saone cum restltucione dam- 
pnorum interesse et expensarum que et quas propterea fierent in judicio et 
extra : Ratis semper manentibus omnibus et singulls suprascriptis : Renun- 
cians eie. — Pro quibus omnibus et singulis suprascriptis firviiter attenden- 
dis complendis et observandis Ubi dicto Symonino et ad cautelam Ubi dicto 



capitolo il 1 13 

Sodalizio una propria chiesuola nelle contrade di Scarzeria, 
dedicata ai lor santi patroni Crispino e Crispiniano, con 
annesso ospedale accomodalo a ricetto di pellegrine. I 
confratelli di s. Pietro e quelli di s. Caterina strettisi 
in una devozione medesima, comprarono più tardi ambi- 
due gli edifizj , e sulle rovine di questi costrinsero il 
lor ricco oratorio che serba tuttora i due titoli congiunti 
in uno. L'Arte de' calzolai ne alzò un nuovo a sua volta 
nella via de' Cassari V anno del 1729 , e sì il mantenne 
col titolo antico finché i tempi torbidi non sopravvenne- 
ro^). Ora all'antico oratorio fu chiesta la tavola di Gio- 
van da Rapallo , né credo che trapassasse nel nuovo : 
tanti furono i disastri che pesarono su quella terra. Ben 
ci dee parer molto che i cittadini tuttavia la rammen- 
tano e con desiderio la piangono. V'erano rappreseutati i 



notario stipulanti et recipienti ut supra pignori obligo omnia mea bona ha- 
bita et habenda. — Actum in Villa Staiani prupe lanuam in plathea domus 
ditti Iohannis : anno ISativ. Domini MCCCsexagesimo : Indict. duodecima 
secundum cursum Ianuc : die nona septembris inter primam et terciam : 
prcsentibus t$stibus Manuele de Sancto Eusebio macellario in Suxilia Bar- 
tholomeo de Saliceto et Salvino q. Arrioli callegariis ambobus civibus Saone 
ad lice vocatis et rogatis. (Atti di Nicolò di Belijjaano ; notul. 1. 1560-88,. 
(I) Oggi è ridotto ad abitazione di privati. Del ve«chio e del nuovo ora- 
torio ci avanzano reliquie in due statuine de' Titolari, alte un 84 centimetri: 
ligure coperte il capo di una calotta a mo' d'operai , con un coltello nella 
destra , insegna del mestiere , e una palma nella sinistra , allusiva al mar- 
tirio. Questi due monumenti dell' arte antica e d' una Consorzia dispersa , 
balestrati di casa in casa a ludibrio di fortuna , vennero testé comprati dal 
signor Carlo Caorsi amatore caldissimo delle patrie memorie , e salvi coti 
dai pericoli che minacciano tutto giorno le cose nostre. 



144 PITTURA 

due Santi martiri ed altri .non so quali Beati che la 
scritta non dice a nome : ma Io studio nei committenti 
del possederla apparisce dal tempo breve assegnato al 
pittore, e dalla grave pena in caso di sua diffalta , da 
partirsi fra V opera del Molo di Genova e il collegio pre- 
detto de' calzolai. 

Un terzo lavoro di simil fatta ci dà 1' estrema me- 
moria di questo artefice nel 1567 , e conta V anno di- 
ciannovesimo a partire dalla prima. È un'altra tavola, e 
più sudata , che gli commisero i Confratelli di s. Am- 
brogio di Genova , i quali non ancora forniti di proprio 
oratorio si raccoglievano a Ior devozioni nella chiesa di 
questo titolo. Il desiderio dell' associarsi fra gli uomini 
d' un mestiero o d' un' arte , e quel bisogno che nasce 
con noi di stringerci in comunanza di pensieri e d'affetti, 
non era minore in que' secoli che troppo facilmente chia- 
miamo incivili : se non che le costoro adunate toglie- 
vano gli auspicj da Religione. Indi le imagini destinate 
a significare il lor culto e quasi a distinguere i loro 
consorzi, facevano grandissima parte de' loro dispendj sic- 
come del loro zelo , e se il gusto mutato ad un tempo 
coi costumi non avesse distrutti od abbandonati que'mo- 
numenti, noi vedremmo per avventura la pietà degli artieri 
avere emulato coli' obolo de' loro sudori la magnificenza 
delle opere pubbliche. Ond' io delle tre tavole mi farò 
lecito di trattenermi alcun poco in quest' una , traendo 
i particolari di chi la fé' fare e di chi la dipinse dalle 
parole dell' alto , confuse e rozze quante altre mai. Pat- 



CAPITOLO II. 145 

loggiati per la Consorzia un Gino Scrosaccio da Milano, 
ed aiutava dc J suoi conforti i novelli disciplinanti il Pro- 
posto di s. Ambrogio Giovanni del Pino. Certamente pro- 
venne da' buoni uflìzj di questo prete la somma di ven- 
ticinque fiorini d' oro , colla quale, i parroehiani aveano 
promesso di sovvenire agli sforzi de' Confratelli, e che 
1' artista metteva in conto delle mercedi. La tavola do- 
vette esser grande e ricca; sorgeva da una predella, e 
la coronavano lavori d'intaglio sul vertice, o capelletti, 
per usare il linguaggio d'allora. Voleasi nel mezzo Y i- 
magine del Titolare, sui fianchi gli Evangelisti : poi ne' 
varj scomparti più storie del santo Arcivescovo, ed altre 
figure ed altri accessorj in arbitrio del suddetto Propo- 
sto. E così nelle minime cose trapelava signorile animo 
da gente popolesca e faticante a lavoro : tantoché non 
voleano né per fondo né per fregio altra tempera d'oro 
che per ottanta foglietti non costasse un fiorino (1). 



(I) In nomine Domini Amen. — Johannes Rex de Rapalo pictor stans 
in lanua ex una parte: et Ginus Scrosacius de Mediolano civis et habitator 
Janue nomine suo proprio et tanquam massanus Consorcie Saneti Ambroxiì 
de lanua et nomine et vice Prioris et omnium et singulorum de dieta Con- 
sorda et prò quibus et quolibet ipsorum promissit de rato habendo sub pena 
infrascripta et obligacione honorum suorum ex altera parte: Confìtentur sibi 
ad invicem pervenisse ad infrascriptam stipulatimcm compositionem et po- 
eta: Renunciantes etc. — Videlicet quod dictus Iohannes promissit et con- 
venti eidem Gino dictis nominibus recipienti depingere sive impingere quan<- 
dam conam sive tnayestatem diete Consorcie que est in Ecclesia Sancti Am- 
broxii de jstoriis et cum jstoriis Sancti Ambroxii et uliis prout sibi dabit 
presbiter Iohannes de Pino Prepoxitus diete Ecclesie bene sufficienter mani' 
bus suis et de suo bono opere : Et primo debet ipsam deaurare de auro fino 



146 PITTURA 

D' altre diligenze non rare nei committenti di quella età 
volentieri mi passo : e forse il già detto è soverchio. Ma 
non vuol fastidirsi una parola di lode a cotesta Consor- 
zia ; la quale , come sia provveduta d' un acconcio ora- 
torio, vedremo ricomparire in lavori d'arte non dispre- 
gevoli. 

Ultimo dei quattro pittori annunziati più sopra è Gio- 
vanni da Padova ; intendo per ragione di tempo, che a dir 
di merito non ho dati che reggano. Dovrei per contrario 
supporlo primo o de' primi , se il valore de' maestri si 
misura per la sua età dall' aver seguite più accosto le 
orme di quel grande esemplare che fu Giotto. Del Pa- 



dc pecìis octuaginta prò fiorano et de bonis et pulcris coloribus videlicet 
arzurii fini et aliorum collorutn secundum ystorias diete cone et banehe : 
Et ìpsam complectam cum bancha predicta et capelectis complevisse et eidetn 
Gino dictis nominibus dedisse et consignasse infra festurn Ramis pa'marum 
proxime venturum cum ystoriis Sancti Ambroxii et aliorum Sanctorum 
prout sibi dabit et dicet dictus presbiter Johannes : Bancha debet esse et 
fieri per ipsum lohannem de arzurio cum stellis de dicto auro fino: et ul- 
tra debet et promittit depingere eidem dictis nominibus infra dietimi tem- 
pus sive ad eorum voluntatem (sic) telliam de qua debet cooperivi ipsa co- 
nia sive majestate (sic) seu conia ipsa et ipsam faeere in medio figuram 
Sancti Ambroxii et in angulis quatuor Evangelista» et ultra debet se lenti e 
in hominibus parochie Sancti Ambroxii de florenis viginti V auri : Dieta 
Parochia sive homines ipsius eidem Johannes (sic) promisserunt et dare de- 
bent prò ipsa conia sive majestate dipìngenda ultra id quod dictus presbi- 
ter et dicti de Consorcia sibi debent eidem ut infra: quod si non feeerint 
et ut supra observaverint promìssit et eonvenit eidem Gino dictis nominibus 
recipere libras vigintiquinque lanuinorum prò dampno et interesse suo et 
diete Consorcie quia sic est aclum inter ipsas partes usque nune taxato: Et 
dictus Ginus dictis nominibus et in solidum promìssit et eonvenit eidem Io- 



CAPITOLO II. 147 

dovano non ne restano esempj nella sua terra d'origine, 
né in Genova eh' egli si elesse, come vedremo, per a- 
dotliva. La patria ciò nondimeno ne serba alcun vestigio 
ed il nome , e lo accoppia ad un suo fratello chiamato 
Antonio, per memorie d'un antico manoscritto ov'è al- 
cun cenno di lavori in comune. 1/ ab. Lanzi argomenta 
eh' entrambi aiutassero il Menabuoi fiorentino che in 
quella terra succedette a Giotto nel magistero della pit- 
tura , e che dal lungo soggiorno e dalla cittadinanza 
suol nominarsi per Giusto da Padova. E però nelle no- 
tizie di quella scuola si contano fra i giotteschi , eh' è 
quanto a dire fra i primi che dessero forma e principio 



hanni "presenti et stipulanti dare traddere (sic) et consignarc eidem dictam 
coniavi lignaminis que est in dieta Ecclesia con (sic) dieta bancha et telliu 
■prò dipingendo ad suam voluntatem: Et qmim fucrit in ponto ipsam do- 
randi (sic) dare et solvere eidem Iohanni florenos quindecim auri sive libra s 
deeem octo et soldos quindecim Ianuinorum prò ipsis prò compiendo tota-m 
dictam coniaìn bancham et tellam quos sive quas dieta Consorcia sibi restai 
ad dandum de toto dicto laborerio magistcrio et opere dicti Iohannis: Quod 
si non fecerit debet et promitit dare et solvere dictis nomìnibus eidem Io- 
hanni prò suo dampno et interesse libras vigintiquinque Ianuinorum usque 
vunc taxato inter eos quia sic actum extiit et est inter ipsos dictis nomìni- 
bus: Que omnia et singula diete partes promisserunt sibi ad invieem dictis 
nomìnibus et quolibet dictorum nominum attendere et observare et non cou- 
trafacere vel venire de jure vel de facto: sub pena ypoteche et obligatione 
honorum suonivi habitorum et habendorum. — Actum lamie in Caviinata 
superiori domus tive Canonice Ecclesie Sancti Ambroxiì: anno Domin. Na- 
tiv. millesimo (sic) LXVII; Indicione V die VII detembris prope vesperas: Je- 
stes magister Nicolaus de Placentia magister scolarum magister Franctscus 
Quartinus fixichus ac presbitcr Iohannes Prepositus diete Ecclesie Sancti 
Ambroxiì. (Atti del not. Benvenuto Brucelli. — notul. 10 , 1360-67). 



148 PITTURA 

alla pittura de' Veneti. Dei due fratelli cerco iniarno 
nelle nostre carte f Antonio , o sia che eleggesse di ri- 
manere in paese , o vi morisse per tempo , come sem- 
bra indicare il pochissimo che i Padovani ne sanno. Quel 
eh' è di Giovanni , non fa meraviglia che a mala pena 
il conoscano , essendo certo che in età giovanile si con- 
dusse fra noi , dacché pel corso non breve di sei lustri 
ci si mostra presente in Genova, e costante nell'esercizio 
dell'arte. Dimora che potrebbe allungarsi a buon tratto, 
se pongasi mente che 1' ultima memoria cel dà per vivo 
e per negozioso , e la prima lo suppone di già impi- 
gliato in litigi i quali non sogliono affaticare chi arriva 
da giorni. É questo un mandato alle liti per lui conferto 
ad un Giovanni pellicciaio da Chiavari ; scrittura fretto- 
losa ed oltre ogni uso accorciata, ma che pur basta ad 
affermarci il 1367 col registro del nolulario che la con- 
tiene (1). Anch' egli abitava ne' dintorni di s. Ste- 
fano, e più propriamente nella contrada eli Portoria, ed 
ha rapporto con quella chiesa 1' unico dipinto del Pa^ 
dovano che I* obblio di più secoli non abbia rapito alle 
nostre indagini. 1 rogiti di quel tempo e degli anni ap- 
presso fan cenno d'un ospedale edificato sulla piazza di 
Ponticello, e che avea nome da s. Stefano come dipen- 



(1) In nomine Domini Amen. — Mugìster lohannes de Vàdoa. pictor habi- 

tator lanue iti contraici Porto Aurie fecit eie Iohannem peliparium 

de Clavaro licet absentem etc ad omnes lites ..... etc. (Atti del 

not. Quilico di Nea , fogliaz. I 1367). 



CAriTOLO II. 149 

denle dogli uflìzj della vicina Abbazia ; promosso del 
roslo ed avvalorato dalla pietosa liberalità dei privali. 

Un Antonio di Rossano nel 1369 s'invogliò d'ornarne 
il difuori con una grandiosa Maestà, insegna ad un tempo 
del pio luogo e conforto alla devozione de' passeggeri. Il 
qual costume , moltiplicatosi poi , e negletto se non i- 
spento a' dì nostri , pareva a quel tempo e fervoroso e 
magnifico : tantoché da coleste imagini intilolavasi talora 
la contrada e s' additavano le abitazioni cittadinesche. Di 
questa eh' io sto per descrivere ho contezza in più alti 
a designare le case de'contraenti, appellata pur sempre la 
Maestà di s. Stefani). A dipingerla fu chiamato adunque 
Giovanni di Giorgio da. Padova : che la polizza da me 
copiata e prodotta non ne tace il nome paterno (1). L'an- 



(I) In nomine Domini Amen. — Ego Magister Johannes de Padua pictor 
quondam Georgii promitto et convenio Uhi Anihonio de Fariolo de Rossano 
mr faccre et heddificare Magcstalcm vnam in lignamine in longitudine fine- 
stre pilastri hospitalis Sancti Stephani Ianue in qua sii figura Nostre Do- 
mine Firginis Marie rum Domino Nostro in brachio destro rum duobus Pro- 
feti*: et hec quidem de ultramari fino et auro fino: et ultra in dicto pila- 
stro ficere trndirionem Ihesu Christi et luda hosculantem Christum ab una 
parte et ab alia in dirto pilastro faccre Domtnum Nostrum descendentem ad 
limbum: inferius dicti pilastri heddificare fìguras Sancti Chri sto fori Sancti 
Anthonii et Santi Stephani : et cupertam diete Magestatis pincere arzuro 
rum stclis stagni: superius Crucifixum (alcune parole illeggibili) infra men- 
te* duos proxime venturos prò libris duodecim Ianue de quibus habui et recepì 
a te infra solucionem libras sex Ianue. — Actum Ianue extra portata Sancti 
Andree in domo qua habitat nolarius infrascriplus : Anno Domin. Nativ. 
MCCCLXF'IIII indict. VIdie V IH madii circa vesperas: Testes Bartholomeus 
de Clapa tinrtor vermellii Bartholomeus Odini lanerius et Bartholomeus de 
Pareto tinctor guadi. (Alti del not. Antonio di Benizio — notul. 2.1363-69.) 
Vol. I. — Pittura. 25 



150 PITTURA 

cona dovea misurare quant' era lungo il fineslrone di 
fronte, e di buoni colori con fine oltremare offrir Imma- 
gine di N. D. col Putto in collo fra due Profeti, e uno 
sportello difenderla dalle intemperie, dipinto a stelle sul 
fondo azzurro. A questa tavola faceano corteggio evan- 
geliche istorie e figure di santi , a quel che* pare o a 
tempera o in fresco. Il bacio di Giuda e '1 discendere 
di Cristo al limbo occupavano il pilastro su cui vaneg- 
giava la delta finestra , e questa sormontava V effìgie 
del Crocifisso; sul basso vedeansi le forme di Ire Beati, 
di s. Antonio, come patrono (crederei) del committente, 
di s. Cristoforo come difesa eonlra i languori del corpo, 
di s. Stefano come titolo della parrochia. Per certo ho 
cagione a dolermi eh' io non possa far noli altri saggi 
per uomo che vissuto molti anni in Genova ebbe lempo a 
dipinger molto > nondimeno quest' unico è tale da non 
confondersi alle fatture mediocri. Un notulario d' affìtta- 
menti , già della mensa arcivescovile , e riposto attual- 
mente nell' archivio delle Compere , registra il nome di 
Giovanni tra il 1383 e T 88 nel numero dogi' inquilini 
lungo le botteghe dell'episcopio, semenzaio, come al- 
trove accennammo ed accenneremo, di dipintori. Fino al 
1397 mi tarda un bando del giudice od assessore del 
Podestà per occasione di certa lite promossa dal nostro 
Giovanni; e quest'ultima traccia di lui mi danno le carte 
del notaio di Revellino (1). 

(ì) Die XXP aprilis — Preconale : De mandato Domini Judicis ci At- 
settoris D. Polestatis Janue quod ti est ciliqua jertona que vtlit dori ton- 



CAPITOLO II. 151 

A quella stagione dovette esser vecchio d' anni, e be- 
nemerito (aggiungerei) della nostra pittura che pel eorso 
di più che trent' anni potè giovare coli' esempio e ono- 
rare colle opare. È studio vano l'attribuire ch'altri faccia 
alcun nome di certo autore alle poche reliquie che di 
stile giottesco si trovano in Genova, quando è manifesto 
che parecchi valenti vi trattarono pennelli, o rampolli o 
seguaci di quella scuola. Di che ho già toccato per conio 
del Padovano ; ma giovi ripeterlo coli' autorità del mar- 
chesa Selvatico, il quale attesta nella sua Guida di Pa- 
dova come un dipinto de' due fratelli che ancor rimane 
nel Battistero di essa città, quantunque malconcio da mo- 
derni restauri, manifesti ciò nondimeno le tradizioni del 
gran fiorentino. Che se un esempio , in tanta penuria 
di notizie, può aver forza di molti, sarà ingiusto il ne- 
gare un altra lode a Giovanni , d' aver lasciala fra noi 
alcuna discendenza di stile ne' suoi discepoli. Però che 



slitui vcl ordinari cttralor liti movende per niagislrum Joharincm de Pad uà 
pictorem contro, Antonium de Monlcnigro locarium (sic) Lanfranchum de 
Med alano celarium tutorcs filiorum et heredum quondam Jucobi de Tempo- 
ralibus de 31ediolano contro, bona dicti quondam Iacobi prò doctibus quon- 
dam Ursane uxoris dicti quondam Iacobi et matris dictorurn minorum seu 
qui velit opponere vcl contradicere quominus detur curator diete liti com- 
pareat et comparere debeat coram dicto D. Iudice die prima juridica ante 
tcrcias: alitcr tunc et semper et quandocumque dicto termino elapso per dicium 
D. ludicem darctur et constituertlur curator diete liti movende ut supra. Et 
predicla fieri mandavit dictus D. Iudex ad instantiam et requisitionem dicti 
magistri Johannis Antonìi et Lan franchi tutorum predictorum intendenlium 
utì jure suo occasione predicta — (Atti del not. Cristoforo di Revellino: fogliaz. 
124397.) 



152 PITTURA 

io leggo che un Antonio di Valdistafora s' acconciò con 
lui per discepolo nel 1378 (1) ; e cotesto Antonio trovo 
già pittor fatto , e conduttore d' una bottega , nel regi- 
stro archiepiscopale poco dianzi citato (2). Nasceva co- 
stui d' uno spaccalegna per nome Francesco, ch'io trovo 
più volle in negozj di legger conto con altri ed altri ve- 
nuti da que' villaggi del Vogherese. Né potrei farlo noto 



(lj In nomine Domini Amen — Franciscus de Valle Slafore habitalor 
Janue sclapator ìigtiaminum quondam Francescheti promixit et convenit ma- 
gistro Johanni Jc Padua pintori scutorum se facere quod Antonius filius suus 
presens et consenliens slabit cum dicto mngistro Johanne causa adiscendi et 
Iaborandi de arie sua et omnia servitia speclantia diete arti perseverabit (sic) 
in domo et f.xtra usque ad annos quinque proxime venturos hodie incipien- 
dos — Versa vice promixit tenere et dare cibum et polum vestitum et cal- 
eeamenlum condecentem sanum et ìnfirmum (sic) et eidem non facere inju- 
riam ctc. — Return Ianue extra Portam Sancii Andree in apotheca domus 
quam conducit Marchus de Marcho spcciarius : MCCCLXXVllI die XXV 
novembris ante terciam: Testes Marchus prediclus et Georgtus de Curtendonc 
revenditor jocalium et Laurenlius Occellus. (Atti del not. Giuliano Tarigo : 
fogliaz. 2. 1378-90.) 

(2) MCCCLXXXlll die XVI madii — Recepì ego lohannes ( Giovanni 
da Vigevano Sindaco dell' Arcivesc. Giacomo Fieschi ) ab Antonio pinctore 
filio Francisci prò mensibus sex preteritis do quìbus tres erant de anno 
MCCCLXXXII alii tres de anno MCCCLXXXlll L. II sold. X— Appa- 
risce da questa nota e dall'anno da cui fa capo, che Antonio di Val diSta- 
fora aveva aperto officina in una delle botteghe sottostanti all'Episcopio , li- 
scilo appena dalle discipline del Padovano. I notularj predetti del Sindaco 
Arcivescovile registrano anche come pittore un Francesco di Val di Stafora, 
ma crcperei per equivoco tra padre e figlio. Non ò inverosimile che il Sin- 
daco, uso per avventura a riscuotere i fitti or dall'uno or dall'alti o, prendesse 
errore nei nomi; di che mi fa sospettare l'omonimo di Francesco che si legge 
nell'atto da me riferito. Comunque sia niun' altra scrittura mi dà a leggere 
cotesto nome uè coll'aggiunto uè con altro indizio che lo dimostri pittore. 



capitolo n. 153 

per opera alcuna , somigliante a più d' uno che di quo' 
giorni operavano in Genova o in proprj lavori o a sa- 
lario co' maestri più riputali. Non per questo si vogliono 
coprire di silenzio, sia perchè mostrano il predominio fra 
noi dello stile giottesco o del sanese, e sia perchè lasciano 
credere che il lor valore non fosse scarso. D' Angelo e 
di Giova nnuccio da Fibenze non si può duhitare, dacché 
li vedemmo fra gli ajuli di due valentissimi. Quesf ui-* 
timo mi s' invola dagli occhi; ma il primo rimase con 
noi lungo tempo , e quasi terrei che vi fluisse anche 
i giorni. Le sue memorie s'accompagnano ai già men- 
zionati, e se di lavori e di commissioni tacciono affatto 
le carte , non penuriano i dati a riconoscerlo per anni 
molti, e saldamente affezionato alla nostra città. Cerio ro- 
gito stipulato fin del 1357 nelle stanze di Giovan da 
Rapallo , mei fa supporre o de' suoi primi discepoli o 
de' primi compagni nelle opere (1). Indi a due lustri, 
non che durasse in Genova , provvedeva ad avervi più 



(1) In nomine Domini Amen — Ego Giiidettus trumbeta malocclus con- 
fiteor libi Angelo de Florentia pintori me a te habuisse et recepisse inte- 
gram rationem solucionem et satisfactionem librar um quinque soldis seplem 
et denar. sex Ianuinorum in et quibus michi condemnatus fu isti per Domi- 
no! Consules Racionis vigore sententie scripte manti Iohannis Spinolini noi. 
anno proxime preterito die... Et de ipsis me bene a te quictum et solutum 
vocho — Actum lanue in platea Palacii in apotheca Johannis Regis de 
Rappalo pinctoris: anno Domin. Nativ. MCCCLVII Indici. Vili secundum 
cursum lanue die XX1III marcii circha primam : Testes Tohannes Rex de 
Rappalo pintor et Johannes de David q. Petri famulut quondam lohannit. 
(Atti del not. Oberta Musso, fogliaz. 1 1357-59.) 



154 PITTURA 

comoda stanza, comperandosi da un Antonio di Torriglia 
ondo continuare od aggrandire la propria casa. Era que- 
sta in alcuno de' vicoli che si spiccano da Portoria, e in 
quello propriamente (se i titoli antichissimi ci fossero noli) 
che soleano chiamare di Pagano Musso; e come il Torri- 
glia, lanaiuolo di mestiere, avea tratto a pena dai fon- 
damenti le mura d'un edifìzio contiguo a lui, così lo fé' 
suo a non grave prezzo, come narra il contratto (1). A 
trattare i colori facea numero cogl' inquilini dell'episco- 
pio, almeno negli anni più tardi: e come tale è menzio- 
nalo più volle nei delti registri (2). E quivi slesso passò 



(1) In nomine Domìni Amen — Anlhonius de Torrigia lanerius filiti! q. 
Acursii vendidit cessit et mandavit seu quasi tradidit magistro Augello de 
Flurent'a piclori quoddam ìtedificium dornus ipsius Anloniì positum in ron- 
tracta Porte Aurie in carrubco diclo quondam, Pagani Mussi: cui coherent 
anlea via publica retro quintana ab uno latere domus dicli Augelli et ab alio 
domus Anlhonii de Coaito dicti Ricii et si qui alii sunt confìncs : et quod 
hedificium domus predille est super terra seu solo: finito predo librarum 
triginta et sold. filli lanuinorum quas proinde dictus Anlhonius ab ipso 
tnag. Angcllo habuisse et recepisse confiletur et de quibus ctc. — Magistcr 
Angcllus de Florentia pictor confessus fuit et recognovit Antoni) de Torri- 
gia lanerio se eidem dare et solvere debere libras XV lanuìnorumrestantes: 
quas libras quindecim lanuinorum dictus mag. Angellus promixit dicto An^ 
thonio eidem vel suo certo nuncio dare «< solvere hinc ad mensem unum 
proxime venturum. (Alti del not. Quilico di Nca , fogliaz. 1 1367.) 

(2) MCCCLXXXII1I die XVI septembris — Nos lacobus Archiepiseoput 
Januensis confitemur habuisse a mag. Angelo de Florentia pincto-e prò tribus 
mcnsibus quibus lenuit apothecam predìctam ad rationem librarum novem 
anno solidos XXXXV Ianue prò anno MCCCLXXXIU— Presb. Antonius 
de Turrilia prò apotheca quam condneere solebat mag. Angelus de Florentia 
pictor sub capclla Beati Gregorii — Questa rapclla di s. Gregorio era nel- 
l'interno del palazzo dell'Arcivescovo. In un atto del not. Antonio Foglietta: 



CAPITOLO II. 155 

di bottega in bottega, prima sotto la cappella di s. Gre- 
gorio , indi in ceri' altra senza ferma indicazione, con- 
cessagli a locazione da prete Melchior da Moneglia Priore 
di s. Giorgio e nuovo procuratore dell'Arcivescovo Fie- 
schi (1). S'egli durasse anni nove di poi, quant ! erano 
per durare gli accordi, non so: nò ardisco di crederlo 
poiché il suo nome non si ripete in alcuna scritta. In 
quest'ultima è da notare il battesimo paterno di Barto- 



Acinm lunue in palano Archiepiscopali in coprila Beati Gregorii MCCCCL 
Prendeva nome da questa anche la vicina piazza come può vedersi in alcuno 
degli alti appresso. 

Ci) In nomine Domini Amen — D. Presbiter Metchion de ftfonclia preposi- 
tus Ecclesie Sancii Gcorgii lanuensis Sindicus et procurato!' Reverendi in Chri- 
slo Putris et D. D. lucubi permissione divina Archiepiscopi lanuensis ri 
seti Paludi vlrchiepsrcpalis de cujus sindicatu et procura constat publico 
instrumcnto rogalo per me nolarium in fra-scriptum MCCCLXXX1III die... 
Locavil et titillo locationis dedit et concessit magistro Angelo Bartolomei 
de Florentia piclori civi Ianue presenti stipulanti et recipienti suo proprio 
et nomine ci vice heredum suoritm: quandam apolecam sitam sub palacio 
Archiepiscopali de Sancto Laurentio: cui coherent antea via publica ab uno 
latere una apoteca posila snbtus dicium palacium quam conduoit Nicola»! 
Maniscalcus (t ab alio latere alia apoleca posita subtus dicium palacium 
quam conducit . ... et si qui alii sunt veriores conpZnes: ad habendum te- 
uendum gaudendnm et usufructuandum .a festo nativitatis Domini proxime 
preterito usque ad annos novem proxime venturos prò pensione et nomine 
punsionts librarum qualuor Ianue singulis annis sulvendarum diclo D. Ar- 
chiepiscopo seu legilime persone prò eo in festo naliv. Domini ctc. ctc. — Ac- 
tum Ianue in Audicnlia Curie Archiepiscopalis : anno a nativ. Domini 
MCCCLXXXVl. Indiot. Vili sccundum cursnm Ianue: die quarto aprili» 
presentibus lacobo Lanfranco de Monella Aron Bartholomei de Levanto et 
lohanne Bernardi de Magdalena civibus Ianue testibus focali* et rogati*, 
:AUi del not. Antonio Foglietta — notul. 1 138G.) 



156 PITTURA 

Jommeó, non forse inutile se alcun toscano attendesse a 
più acute ricerche su questo ar lofice. 

Troveranno qui luogo parecchi altri venuti di quelle 
bande a cercare lor ventura fra i nostri , e d' alcuno 
già innanzi notato non sarà grave ch'io tocchi di nuovo. 
Quel Barnaba da Siena che in alcuno dei nostri atti 
s' accorcia in Baena , sarebbe egli per avventura quel 
Berna di cui scrive il Vasari così breve e così difettivo? 
Né tacque però che il Berna più visse e operò fuori che 
non facesse nella nativa Toscana; di che mi s'addoppiano 
i dubbi. Vero è che il Lanzi e di fresco il Ranalli an- 
notando il Vasari fa il nome di Berna troncamento di 
Bernardo, e grida alla vittoria per certa epigrafe che con 
tal nome gli fu posta dai nazionali. Ma vero è altresì 
ch'egli slima quel marmo (come par véramente) poste- 
sleriore di secoli, quando le pronunzie de' nomi s' eran 
volte a più stabile forma. E i! lettore ha potuto avvedersi 
a più esempj come in antico nelle terre toscane le ini- 
ziali di Barnaba uscissero in Berna, e senza dir di To- 
scana, in ogni paese d'Italia. Comunque sia, lascio intero 
il giudizio ai Sanesi, de' quali è speciale uffizio il com- 
piere od accrescere almeno le notizie del lor cittadino. 
A costui possiamo accoppiare un Sano ( accorciamento 
d' Ansano ) figliuol d' Angelo , menzionato per certa 
malleveria ne' notularj di Bartolommeo Gatto sotto il 
5 aprile del 1387. Quivi il Sanus de Senis pictor è 
pur chiamato habilator /amie, e le carte del Vescovado 
paiono fermarlo in Genova per ispazio di tempo non bre- 



CAPITOLO II. 157 

ve (1). In una delle officine per lui condotte troviamo a 
precederlo un Giovanni da Modena senz'altri riscontri. A 
Firenze appartiene a sua volta un Francesco di Michele 
segnalo negli atti del Revellino, dove a Giovanni Gara cit- 
tadino savonese si riconosce debitore di certa somma (2). 
Della costui dimora si potria dubitare, e più ancora d'un 
bizantino, Demetrio da Pera, pittore e figliuol di pittore, 
il quale ci si offre a vedere in negozj stranieri all'arte 
da un rogito del 14 febbraio 1571 (3). Non per questo 



(1) MCCCLXXXIIll. Sanus Angelli de Senis prò apotheea queliti tenebat 
magister Iohanucs de Mutina — Sanus Angelli du Scrus pictor prò apotheea 
posila sub sala Paludi — Iteni prò alia apotheea posita sublus Turrita — 
Itera dictus Sanus prò una alia apotheea posila ante Palacium Domini Po- 
testatis — Itera prò alia apotheea posita jaxta Majestalem — Sanus Angeli 
de Senis pictor prò apotheea posita sub sala Palatii cura duubus apothecis po- 
sitis in platea Sancii Gregorii. 

(2) MCCCLXXXXI Ju nomine Domini Amen — Magister Franciscus da 
Michaele de Florentìa pictor confessus fuit et ex certa scientia et non per erro- 
rem juris vel facti publice recognovit lohanni Gare de Saona se eidem dare 
et solvere debere florenos duodecim auri ad complementum totius de quoetc. etc. 

(5) In nomine Domini Amen — Kos Demitri pinctor de Peira q. Iohannit 
pìnctoris et Bariholomeus Rolandi de Venecia q. lacomelli et qiiilibet no- 
tlrum in solidum: Scicntes et cognoscenles ac plenum noticiam habentes te 
Anthonium de Muracio ferrarium in lanua ad Modulum intercessisse et fidem 
habuisse prò Michelino de Venecia presenti versus lanolum de Portuveneri» 
et dictam fidejussionem fecisse nostris precibus et mandato : Quare volentet 
tibi dicto Anthonio facere que tibi promissa fuerunt per nos etc — Aduni 
Iartue in plathea Saticti Georgii in angulo domus Constantini Venti : anno 
Domìn. nativ. MCCCLXXI Indici. Vili seeundum lanue cursum: die XIIII 
februarii circha terciam: Testes Iohannes de Magnerri pomelerius in lanua 
in contrada Sancii Syri et Lanfranihus de Balestrino de Stpta cives lanue. 
(Atti del noi. Lorenzo de Petra, nolul. 1 1371-83. 

Vol. I. — Pittu»a. 26 



1 58 PITTURA 

ho voluto tacerli, giudicando che non avesse a languire 
lo studio delle arti belle là dove accorrevano artisti in 
copia dalle più colte e felici provincie. E tanto varrebbe 
a difendere la nostra dignità per quel secolo, dove pur 
si volesse concedere che l'affluire degli estranei accusi la 
penuria de' nostri. 

Ma se ai due valorosi da Modena e da Padova contrap- 
ponemmo due Liguri di sommo pregio, non son per fal- 
lirci né anche i nostrani che a fianco di cotesti men chiari 
o men riguardevoli esercitassero l'arte. Non manca alla 
Riviera occidentale il suo pittor trecentista. Pietro Berti 
della Pieve d' Albenga (testimonio il Paneri) lasciava la 
seguente scritta ne' dipinti per lui condotti entro il coro 
de' ss. Pietro e Marziano in Triora : MCCCLXXIII1: Tem- 
pore . ... de Lavania preposito Triorie: Petrus Bertus 
de Plebe pinxit hoc opus. Dirò di più, che se la giunta 
di pochi anni non divide il dipintore da un' epoca, po- 
trebbe Albenga vantarne due altri in lavori di molto ri- 
lievo sull'autorità del predetto cronista. In certe pitture 
dell'antica parrochiale di Taggia, entro una cappella di 
s. Benedetto ornata per cura di due successivi Proposti, 
si leggeva ne' tempi addietro: Ego Iohannes Belizonis ha- 
bitalor Attìngane civispinxi sub anno Domini MCCCXIII 
die XXV augusti (1). E di certe altre fatte fare Tanno 
stesso dagli eredi di Simon Berninsoni ai Domenicani in 
Albenga medesima, il Paneri vien postillando : pictorem 

(1) V. la già riferita Storia d' Albenga del chiaro cav. prof. Gerolamo Rossi, 



Al 'ITOLO ti. 150 

ejusdem Sacelli fuissc Bernanhim Rebaudum , cognome 
di que' dintorni. In Genova una scia famiglia ci porge 
il nome di tre pittori , Francesco , Giovanni ed Antonio 
di Roccataoliata. I due secondi appaiono fratelli dai do- 
cumenti; il primo non ha qualità certa, ma la comunanza 
dello studio ch'egli ebbe con ambidue cel fa credere lor 
consanguineo. Negli alti ci è noto dal distintivo de Maiestale, 
per la postura della bottega vicin d'un altare od ancona, 
fra quelle del Vescovado; bottega, siccome dissi, alterna- 
tivamente occupata dai due fratelli e da Sano Sanese. In 
contrada di Palazzo troviam pure l'officina d'un Lodisio 
Duplo pittore del quondam Adano nel 1594, e un più 
vecchio ce ne insegnano i notularj di Quilico di Nea in 
un Francesco di Viale , che ai 9 febbraio del 1575 fa 
livello d'un suo podere a Camporotondo su quel di Sori. 
Altri nomi d'artisti, da non ripetersi altrove, ci danno 
le memorie d'un Palazzo con Loggia attigua (1) innalzato 
dal Comune di Genova sui primi passi di Fassolo, e di- 
strutti entrambi per l'opera de' baluardi che nel secolo 
decimosesto dall' alto di s. Michele si condussero a ra- 
dere la chiesa di s. Tommaso. Si die mano all' edifizio 
il 5 maggio del 1568, ed era già in tale assetto nel lu- 
glio da poterne spiccare i pennelli (Sì). Ciò basta al lie- 



ti) V. l'appendice ira fine del presente capitolo. 

(2) N'è testimonio il Manuale delle spese che si conserva nelF Archivio 
di S. Giorgio, nel cui primo foglio, quasi a modo di titolo , è scritto così: 
AfCCCLXflIl die III madii : Inceptum filit opus laborerii paludi Coni- 



160 PITTURA 

gare che tali fatture fossero d'altro che di mera decora- 
zione, sul far di quelle che occorrono nel primo capitolo. 
Che poi vi s' affrettassero intorno ben quattro pittori , 
si vorrà attribuire all'impazienza de' magistrati ; ma non 
potrebbe recarsi in dubbio che molli di siffatta arte 
non concorressero ad una città dove fervevano di giorno 
in giorno le opere di costruzione. I conti de' manovali 
e delle materie non tacciono il nome di questi quattro, 
venuti dalla nostra Riviera o d' oltre alpe , e condottivi 
a cottimo. Potrebbe esser nostro un Antonio Vacca, se 
non c'illude il tacere che si fa la sua patria, e l' appel- 
lativo della famiglia onde presero titolo una contrada e 
una porta dell' antica città. Costui vi dipinse lo sfondo 
della cappella , e giudicando dal numero de' pagamenti 
dovette avervi la maggior parte (1). Segue un Giannino 
di Francia, che trattenuto a caparra dipinse la caminata : 
colale dicevano la sala destinala a ricevimento, e fornita 
però di camino contra i rigori della invernata (2). Le ca- 
mere andarono partite fra un Oberto da Moneglia e un 
Manuele d'Albenga; e il primo ebbe pur mano nella ca- 
minata del pian terragno (3). E basti di ciò: che il ra- 

munis positi ad Sanctum Michaelem f et ibi continentur jornate magistrorum 
et res empte prò dicto palacìo. 

(1) XII lulii: Antonius Yacha pictor debet nobis prò Pelro de Castagna 
L . , . . receptas in pingere capellam videlicet tectum ad scarsum, 

(2) laninus de Francia piotar debet nobis computatis L. X prò caparro 
£ . . . . receptas in picluris cantinate palacii ad scarsum (sic). 

(3) Obertns de Monelia debet nobis ipso accipiente jE ..... . receptas pro- 
silo labore de cameris duobus — Item prò- icario in camerit — Manuel d«r 



CAPITOLO li. 161 

gionare di cose mal note e di piccia! momento, non in- 
duca fastidio in chi legge, o non menomi pregio alle più 
riguardevoli. Il tempo altresì ci persuade di rompere un 
trailo la serie delle opere e degli artefici per diradare 
più dubbj che a quest'ora deon sorgere in mente altrui, 
e che sono al giudizio della sloria gravissimi. I maestri 
di questa età eran'essi soggetti a statuto di governo , o 
prendevano liberamente e titolo e magistero di dipin- 
tori? E gli uomini d'oltre Liguria, e quegli stessi che il 
distretto di Genova non conosceva per suoi, potevan' essi 
operare fra noi ad una condizione medesima co' cittadini? 
E se capitoli v'erano, e con essi una matricola dell'Arte, 
quando s'ha a credere che incominciassero? E comincia- 
rono per autorità di magistrati , od anzi per consue- 
tudini di collegio ? E venner fuori, come suol dirsi , di 
gitto, o d'anno in anno, e di bisogno in bisogno s'ac- 
crebbero e si riformarono? Quel tanto poi che n'abbiamo 
per vecchie carte, vogliamo credere che sia l'intiero a sa- 
persene? 

Quistioni forti, e tutte ad un modo intricate: né so- 
lamente in Liguria , ma dovunque fu esercizio di pit- 
tura in Italia. Innanzi al nostro secolo (quant' è di Ge- 
nova) non si vide barlume di vero, né forse se n' ebbe 
cura: cagione precipua al silenzio de' libri, e al conlen- 



Albingana debet ntìbis ipio accipìente L . . . , rteeptat in labore ad tcartum 
in parietibvs camere. 



162 PITTURA 

tarci che lungamente abbiam fatto di pochi nomi ver- 
gati a gran lettere nei monumenti. Ma come lo Spotorno 
dissotterrò la Matricola dell' Arte pittorica e scutaria, parve 
allora un cotal guizzo di luce , se non altro a leggervi 
entro una schiera di maestri non più conosciuti né per fa- 
ma né per esempj. Largo campo s' apriva a quel dotto 
uomo , e gradevole a ricercarsi minutamente , come al 
tutto novello e non tentato in addietro. E l'arringo era 
doppio: indagare le origini o meglio i progressi dell'arte 
ne' suoi statuti , e la ragione delle opere negli artefici 
inscritti. Ma la felice scoperta trovò lo Spotorno già 
sciolto, o quasi, della sua Storia letteraria, ed inteso ad 
un periodico, che ricusa di sua natura prolisse e gravi 
scritture, oltreché agevolmente seduce, e talvolta costringe, 
colla velocità delle stampe. Né mi sembra da omettere 
la naturale sollecitudine di chi si avviene in preziose no- 
vità ; quasiché la brevità della vita mortale ci rimorda 
ogn' indugio che per noi si frapponga al mandarle nei 
posteri. Certo è che le notizie e i giudizj e i corollarj 
sulla nostra pittura , consegnati nel Giornale Ligustico, 
non che riescano troppo scarsi al bisogno , sono spesso 
così disparati, e non di rado così leggeri, e da luogo a 
luogo così conlrarj, che a buon datone scema l'utile della 
scoperta. Altri errarono sulle orme di lui; errammo noi 
stessi, e ci valga il ripeterlo, affinchè non paia acerbità 
di censori quel eh' è schietta devozione di discepoli a 
compier l'opera da lui cominciata. Che se pure avrem 
còllo alcun frutto delle nostre fatiche, non dee questo ap- 



capitolo ri. 163 

parirc in un sol luogo dell'opera, ina grado a grado per 
ogni volume, e come porla l'ordine di ciascun' epoca e 
di ciascuna materia. 

E prima s'ingannerebbe di molto chi fidandosi troppo 
al titolo della matricola , slimasse nel collegio dell' Arte 
una doppia e distinta generazione di maestri. Un altro 
argomento d'errore potrebbe recare la consuetudine che 
si vede mantenuta dai Consoli fin presso al secolo XVI, 
d'annunziarsi cioè, l'uno coll'aggiunto di pictor, l'altro di 
scutarius o di tarconerius o d' altro consimile. Tal cre- 
denza sarebbe ad ogni tratto smentita dai documenti, 
nei quali uno od altro artefice assume diverso titolo , e 
spesso secondo la forma dell'opera per la quale patteggia., 
Chi ha punto dimestichezza colla storia de' primi secoli, 
non ignora siccome i più valenti al dipingere calassero 
volentieri ad ornar co' pennelli e le targhe e i palvesi, 
o a metter d'oro e le statue e gl'intagli. E per contra- 
rio coloro che facean professione di tarconieri o di co- 
fanai, usurpavano senza contrasto l'appellativo di pittori, 
guardando al costume del colorire e fregiare che face- 
vano gli arredi domestici e gii arnesi di guerra , senza 
dire i tavolati e i soppalchi de' privati signori. In que' 
secoli tanto modesti quanto ingegnosi, parea bastante ogni 
maestro per sé a tutte quante le industrie dell'arte, ed 
era ad un tempo architetto a comporre gli altari, e di- 
pintore a storiarli , e scultore a decorarli di rilievi e 
d' intagli. Notammo già quel valente che fu Giovanni 
da Padova chiamarsi per iscrittura pubblica pittore di 



164 PITTURA 

scudi (1). Laonde noi siamo d'avviso che i due vocaboli 
attribuiti al collegio dell'Arte significassero non ch'altro 
i due fini ai quali intendeva il magistero degli aggregali, 
dico l'istoriare per industria di colori e il servire comun- 
que fosse al decoro o militare o domestico. Cambiate più 
tardi le costumanze, ed entrata specialmente l'artiglieria 
nel luogo delle spade e delle balestre, quella ragion di 
lavori poco a poco invilirono e si rimasero nei più me- 
diocri del consorzio pittorico. E convenne che ne uscis- 
sero brighe e discordie; e notissima è quella che sul fi- 
nire del cinquecento produsse 1' emancipazione dei veri 
pittori dalle angustie dello Statuto. Rovistando negli atti 
non è infrequente che si scoprano liligj e tafferugli ple- 
bei fra gli uomini delle due parti: arroganti gli uni di 
tener fronte ai pittori, e questi pur fermi a buon dritto 
di voler soprastare ai meccanici Assai spesso nelle loro 
assemblee scoppiavano segni del coperto rancore , e il 
collegio de' disputanti ne andava sozzopra. E assai me- 
glio degli atti che cessavano lo scandaloso piato cel di- 
rebbe uno de' capitoli posteriori che provvede a sì fatta 
bisogna, e attesta la frequenza del male con queste pa- 
role: sicut saepe interventi. Non veggo del resto che gli 
sconci suddetti, e le controversie e i dissidj mancassero 
in più colte città d'Italia o più o meno sollecite di svin- 
colare le discipline liberali dalla servitù dei mestieri. Le 
regole poi che reggevano 1* arte si somigliano tanto di 

(1) V. Documento (t) a png. 159 del presente volume. 



CAPITOLO II. 10)5 

terra io terra, clic quasi diresti aver I' un popolo presa 
norma dall'altro. La coltura de' municipj può forse mi- 
surarsi dall'intendimento che detta la legge, come ad e- 
sempio nello statuto sanese, nel quale le prime parole 
consuonano alla triade dantesca della potcstatc, della sa- 
pienza e dell'amore, che sono in Dio sommo artefice. Così 
sulle umane arti esordisce la legge dei pittori in quel 
paese gentile : « Neuna cosa , quanto sia minima , può 
« aver cominciamento o fine senza queste tre cose, cioè 
« faenza potere , et senza sapere , et senza con amore 
« volere ». 

Ma quando è a credere che l'università uV pittori co- 
minciasse in Genova a reggersi per capitoli e ad avere 
matricola? D'antichissima data (risponde lo Spotorno) dac- 
ché nelle suppliche del 1481 , intese nella suslanza a 
moltiplicare le pastoie dell' arte, son tali proteste : quod 
jamdiu est quod ars ipsorum (pictorum et scutariorum) 
habuit ac habeat prìncìpium in cìvitale lamie , et que 
ars multum crevit, et habuerunt et habent certa capi tuia 
antìquissìma. Però la sentenza dello scrittore non me- 
noma l'incertezza di quella frase: alla quale, per mio av- 
viso, non si vuole aggiustare più autorità di quella che si 
faccia ad una formola vaga, e forse amplificata dall'inte- 
resse e dal voto dei supplicanti. Or quando si parla di 
capitoli,non può credersi d'altri fuorché dei 20 che pre- 
cedono le giunte dell'anno già detto, e che al tenore del 
loro esordio paion togliere il sospetto di prescrizioni più 
vecchie. Ci avverrà di notare di luogo in luogo come 

Vol. I. — Tittura. 27 



166 PITTURA 

anche de' capitoli vecchi allri per occasione si corregges- 
sero ed altri si cancellassero. Assegnare a tutti una data 
sicura era al dotto uomo ed è tuttora impossibile a chic- 
chessia ; ma stringere entro certi limiti /' antiquissima 
di quel ricorso, non mi par cura tanto disperata da sbi- 
gottirne. Afferriamoci al capitolo (1) tredicesimo e al suc- 
cessivo, pei quali il collegio dell'Arte era tenuto, al pari 
d'ogni altro, di andar processione all'offerta del pallio e 
di chiudere bottega ne' giorni di s. Tecla e de' sauti ge- 
novesi Desiderio e Romolo. Richiamo il lettore a queste 
usanze di popolo, e a que'la spezialmente del pallio, stan- 
ziala per l'istituzione del Doge il dì del 25 settembre, e 
ripetuta in quello de' ss. Simone e Giuda. Quindi è che 
lo statuto dee credersi fatto dopo il 1539, e direi pure 
dopo un tratto non breve , perchè il testo , toccando il 
festivo di s. Tecla, Io chiama praeordinatum (ordinalo 
prima d'ora) in tempore populi. Che se taluno o più sol- 



(1} XIII — De cundo ad luminaria. — « Item qaod quisque seu omnes 
« predicte avtis teneantur et debeant cum suis candelis una cum Consti- 
« libus suis ad luminaria ss. aposlolorum Simonis et Jude ire in pena 
<i solidorum X Janne prò quulibet eorum aut prò qualibet vice ». 

XIV — De festo S. Tede et Sanctorum Desiderii et Romuli Januensium 
celebrando. — « Item quod quisque seu omnes predicte artis teneantur et 
u debeant sanclipcare et festure ac appotechas suas clausas tenere in festo 
« s. Tede quod fé slum preordinatimi fuit in tempore populi : et fesletur 
« sic ac si principale festum ac solemnc esset in pena florcnorum duorum 
« ex auro prò quolibet eorum. Similiter festum s. Desiderii Genuensis ac 
« etiam festum S. Romuli Genuensis in pena unius floreni ex auro prò quo- 
ti libet eorum aut prò qualibet vice ». 



CAPITOLO ir. 107 

tilc o più avido Dell'argomentare, togliesse qucsi' ultimo 
costrutto in certo senso u" antitesi , potrebbe difender 
pure che i capitoli avessero sanzione quando il reggi- 
mento della città di popolare s'era vòlto al principesco 
con Carlo VI: che non sarebbe prima del 159G. Ciò non- 
dimeno toccherebbe del pari all'assurdo chi tardasse gli 
statuti più in qua del 1402 ; conciossiachè troviamo in 
tal anno abolita ogni offerta di pallj per senno del Regio 
Governatore, e ristorati del danno gli Agostiniani col val- 
sente di lire dugento premute alle università degli ar- 
tieri (1). Un altro caso si vuol notare : ed è l'istituzione 
di quattro cittadini sopra i consorzj delle orti con titolo 
di rettori, fatta dal suddetto Governatore, che fu il ma- 



fi) . . . . eorumdem amborum dierum Palli deporlalio diluì tur in lolum, 
quod portabalur prò Januensium Victoria contra Januenses oblenta , non cnim 
debet esse celcbrilas nìsi ad hostium advenarum triumphum. — Cum autem 
festo SS. Simonis et Judae ad templum Fratrum Eremitarum S. Aug li- 
stini o/ferrelur palium per Dominum, atque dictis Fralribus artificas lerrae 
scquenles Dominum ialiter offerrenl quod die ìpsa et oblationc patii el Do- 
mini ejusque venerabilis comitivae ac ex oblalione ipsorum arlifcum hi Fra- 
tres emolumeìitum pcrciptrent librarum ferme duecntarum pecuniae Ja- 
nuensis , Gubernator praecepit quod ipsi quatuor Eectores arlificum annua- 
tim de caetero exigant ab omnibus artistis Januensibus libras ducenlam 
Januensis pecuniae eis Fralribus dandas, quia sueta iis Fralribus desincbal 
oblatio. ( Giorg. Stella , Cronaca ). — Vedi anche il Giustiniani sotto 1' anno 

citato e perchè il Governatore aveva levato quasi tutte le offerte 

a dei palli che si solevano fare in la città, fu ordinato che i quattro Rettori 
« delle arti , i quali aveva istituito il Governatore , dovessero riscotere ojni 
a anno da tutti gli arteliei ducento lire , e darle ai frali di s. Agostino, in 
• ricompensa dell'offerta del. palio che si soleva fare a quella chiesa ogni anno 
« il giorno de" ss Simona e Giuda •. 



168 PITTURA 

resciallo Lemeingre, dal 31 ottobre 1401 fino a mezzo 
il 1409. Dee forse contarsi fra i primi atti del costui 
governo il nuovo assetto recato ai collegj, come fu per 
notizia certa l'abrogazione dei voti che avean disonesta 
cagione nelle guerre intestine. Brevemente, chi zela nelle 
patrie cose l'antico, potrà rispingere l'origine degli sta- 
tuti a metà del trecento o poco oltre: chi è men facile 
al credere, potrà giudicarla agli albori del quattrocento, e 
cred'io con più saldi argomenti. E in un modo e nell'altro 
non dee parere ad alcuno che tardassero troppo; non gli 
ebbero con autorità di governo né Firenze né Siena , 
città coltissime, innanzi al 1394. 

Non m'è ignoto di certe congregazioni d'artisti ben più 
antiche in quelle terre, e d'altre più vecchie ancora in 
Bologna, e sopra ogni altra in Venezia che può vantarle 
d'un secolo prima. Ma so pure dal Baldinucci come que- 
ste, anzi che accademie di pittori , fossero accolte d'uo- 
mini ad oggetto di pietà o di scambievole aiuto; e non 
è vano il notare come la promiscuità de' mestieri non 
fosse di Genova sola , ma quasi comune ad ogni gente 
d'Italia, dove gli orafi, i cofanai, i doratori, i legnaiuoli, 
e fino ai fabbri delle guaine si mescolarono ai dipintori. 
Ora sì fatte fraternità non m'è dubbio che avesse anche 
Genova ia età più lontana dello statuto; tengo anzi che 
questo, in quella forma che noi il leggiamo, non sia che 
sanzione di consuetudini da ricercarsi ben molto ad- 
dietro. Ripiglia il Lanzi che fra questa così diversa fa- 
miglia i maestri del dipingere tenean però i! primo luogo 



CAPITOLO 11, 169 

né questo io vorrei negare pei nostri, dacché nei capi- 
toli ve n' ha più d' uno che provvede singolarmente ai 
pittori, accennando così a non so qual preminenza. Di 
ciò fra poco; ma intanto io sospetto che una medesima 
cagione facesse di consuetudini domestiche un dritto le- 
vale nei varj paesi della penisola. M' accorgo da più ri- 
scontri che gli uomini di ciascun'arle avean poste norme 
a sé stessi come direbbesi per patto fraterno ; e ciò 
forse dalla prima divisione delle arti nel terzodecimo 
secolo. Ma quel che da principio bastava per avventura 
a società modeste e in sul nascere, scarseggiò nei pro- 
gressi : e assai più presto in quelle che constavano di 
sì varj elementi. Arroge che ad artefici o ad operai rac- 
colti in un patto è sempre facile la volontà e pronta 
l'occasione a monopolj ed a soprusi, quanto utili a loro 
altrettanto dannosi nel pubblico. Quel eh 'è dei nostri, la 
breve introduzione ai capitoli , anzi il primo di essi cel 
narra aperto; e direi che un tal proemio dettato in istile 
di chi comanda, senz'altra indicazione di magistrati o di 
signoria, valga non poco a confermarci nel supposto dei 
quattro rettori testé menzionati (1). Quivi s' accenna ad 



(1) I — De non ulendo aliis usibus et ordinibus in prcsentibus capitulis 
alnotatis. — « Desiderantcs abstergerc et ammovere conspiralioncs sacra- 
« menta promìssiones unioncs coniuuctiones que artificibus huins arlis in 
« civitate Janae ac eliam in ejus suburbiis prò corum propriis commodis 
« et utilitatibus ftunt que omnia maximo cum sint detrimento ac lolius 
« Reipublicc damno — slaluimut ordinamnsque quoscumque predicte arlis 
« postkuc ore aiti in scriptis aliquos ordines coniunctioncs scu quecumque ex 



170 r itt un. v 

accordi , a congiure , a promesse ehe Ira loro scambia- 
vano per amor eli guadagno gli artisti della città e de' 
sobborghi, e alla necessità di portarvi un riparo nell'in- 
tento del ben comune, dando ad osservare con minac- 
cia di multe i diciannove capitoli che fan sèguito al primo. 
Se questi poi fossero dettati in presente, o ratifica d'al- 
tri più antichi , o miscuglio di nuovi e di vecchi , ne 
abbandono il giudizio a' più saggi ; ma s' io dovessi pur 
farlo, fra i tre parlili terrei per l'ultimo. Me ne per- 
suade il niun vincolo nella serie de' capitoli, una certa 
disformità nel linguaggio, e soprattutto Io strano vedere 
che di mezzo ai precetti de' moderatori escan fuori di 
tratto in tratto i Consoli o gì' individui stessi dell'arie 
colla formola del nostro e del noi. 

Per dire brevemente della sustanza con un tal più d'or- 
dine che non faccia il contesto, v'han cinque capitoli per 
la religione pubblica e per gli uffizj di carità : il 2, il 
15, il 14, il 15 e il 19. Delle feste votive s'è g ; à fatta 
parola ; ma quest' ultimo metteva ordine, sotto pena di 
due soldi infino a cinque, che ad ogni andar che fa- 
cesse il Doge solennemente ad alcuna chiesa per l'offerta 



« prediclis que cantra utilitatem Reipublice fuerint commisissertt nisi tari- 

u luvimudo que in hoc volumine et capitulis conlincnlur slatini si fuerint 

« Consules in penavi librarum X usque XXV prò quulibet eorum aut prò 

« quulibet vice incurrere debcant: Consultores autem in penam librarum V 

« usque X: quilibet autem predicte arlis in penavi librarum III usque VI 

« prò quolibet eoruvi uul prò quulibet vice et ultra sceurtdum formanti ejut et 
«Cupilulorum civiialis Junue ». 



( AP1TOL0 ti. ITI 

del pallio, dovesse l'Arie convocata dai Consoli andare al 
corteo; il qual precetto, come ripetuto sul fine, e col no- 
me del Doge dove prima parlavasi di Signoria, vorrei cre- 
dere aggiunto più tardi quando fa restituita in Genova 
la ducal dignità, e l'uso d'alcun pallio o conservato o ri- 
messo in vigore (1). Il secondo portava che in caso di 
morte d' alcun aggregato o della sposa o d' alcun figlio 
sopra i dieci anni, convenissero tutti, non esclusi i Consoli, 
con lor lorchj accesi fino al luogo della sepoltura, e per 
tutto quel dì non s'aprisse bottega. Che se il morto, o la 
costui moglie, fosser capi d'una officina, dovesse ciascuno 
essere tassato per giunta di sci denari mensili per ispcsa 
di luminarie. Agli accidenti di povertà, eh' è un mezzo 
morire, provvedeva l'art. 15 lasciando in arbitrio degl' i- 
nabili all'arte di ricorrere ai Consoli, e a discrezion loro 
ricever tanto che bastasse a sostentare la vita. I Consoli 
a lor volta pensassero al bisognevole , volgendosi a' 
maestri più fortunati per un qualche sussidio , e man- 
dando ogni sabato i lor procacci alla questua. Osservo che 



(1) Il cap. 5 obbligava altresì tutti e singoli dell' Arte d' accompagnare in 
qualsivoglia occasione il Doge, semprechè ne fossero richiesti dai Consoli, — 
« Itera quoti quilibet predicte artis teneantur et debraiti sempcr quando- 
« cuinque requisiti fuerint ab eorum Consulibus aul jussu predictorum Consn- 
« lum una cum Consulibus III. D. Dominum Ducem sudare in pena solidorum 
« V Janue pio quolibel ,orum aut prò qualibtt vice. Ulterius vero non Jebeaut 
« recedere nec ubi) e a socielute dktorum Consnluin huclenus dicti Con- 
« sules astile/ int presentes prefato III. D. Domino Duci et hoc in pena pre- 
ti dieta ». 



172 riTTUR.v 

un lai benefizio non si stendeva che a' maestri pittori , 
o per riguardo al maggior valore, o perchè V infermità 
sia più rea quando tocca a più dilicati esercizj. — L'uf- 
ficio dei Consoli si raccoglie da' capitoli 6,7, 11, 17e 18; 
altri de' quali munivanli di giurisdizione , altri li gra- 
vavano d'obblighi. Essi bandivano il giorno e il luogo dello 
adunanze, durante le quali dovea temere la multa di sei 
denari chiunque sorgesse in piedi a turbare o movesse 
sillaba ad interrompere il parlatore (art. 6). Conoscevano 
delle quistioni e delle liti fra gl'inscritti, e fino a com- 
petenza di soldi venti polean giudicarle senz'altro appello 
(art. 10). Questi d' altra parte in ogni cosa lecita ed o- 
nesta dovean loro obedienza (art. 11). I ritrosi alla con- 
danna potcano costringere oppignorandoli: e se alcuno fa- 
cesse atto di opporsi, multarlo di sei denari (art. 7). Fin 
qui dei poteri; i lor carichi eran poi questi, di comporre 
nel termine di tre giorni le risse e le contese che di- 
vampassero nell'Arte (art. 17), e di riscuotere le multe 
altrui, sotto pena di rifarle del proprio. Le quali multe 
dovean cedere per una metà alla fabbrica del Molo, per 
l'altra a benefizio del collegio, salvochè il delinquente non 
fosse svelato per cura altrui: nel qual caso, tripartita la 
multa, n'andava egual porzione all'accusatore come all'e- 
rario dell'Arte ed all' opera del Molo vecchio (Art. 18). 
Cinque statuti, il 5, il 4, il 9, il 12 e il 16, modera- 
vano gl'interessi scambievoli della università. Quanti anni 
bisognassero perchè taluno di fattorino diventasse mae- 
stro, i capitoli noi dicono: ma che un termine gli fosse 



CAPITOLO II. 17cS 

imposto par chiaro dall'art. 5 (1) pel quale si vieta che 
ninno dell'Arte dia lavoro a figliuolo di famiglia né a fat- 
tore di bottega senza la volontà del maestro — Severis- 
simo è quello che provvede al broglio onde alcuno frau- 
dasse alcun altro di commissioni. Fermalo una volta il 
prezzo e scambiata l'arra, chi s'immischiasse nell'altrui 
lavoro portava la pena di soldi venti: e dovevano i Con- 
soli , a rischio del proprio , averla esatta in capo a 
otto giorni, salvo il suo dritto al maestro dell'opera in- 
contro del committente d'innanzi al giudizio dei Vicedogi. 
(Art. 9) — E potendo accadere che ad un qualche mae- 
stro fosse dall'ordinatore ricusata l'opera o conleso il sa- 
lario, era fatta ai Consoli facoltà d'inibire ch'altri dell'arte 
si prestasse a costui richiesta per qualsiasi lavoro, finché 
non fosse cessato il litigio o soddisfallo 1' artefice. (Art. 
12). Il 4 ed il 16 con effetto contrario proteggevano i 
docili e fulminavano gl'inobedienti, l'uno e l'altro con zelo 
eccessivo. Vapoteca (bottega) dell' artista parca cosa in- 
violabile: nessun de' consorti presumesse di torla per sé 
né ad incanto ne a fitto né ad altro mezzo, se non as- 
senziente il possessore; e la pena del farlo salisse fino ai 
cento soldi, e n'avessero i Vicedogi balìa. Per l'opposto, 



(1) III — Quod nemo del aliquid operari filiis familias absque voluotate. — 
« Item quod quis diete arlis non audeat dare aliquid ad operandum fa- 
« mulo alicujus magislri nec etiam aliquibns fìliis familias absque coni- 
li meaiu predicli magislri nisi ipso famulus coinplcverit tempus sicum arti: 
t quod si sic fuerit teneatur ci possi t ». 

Vol. I. — Pittura. 28 



174 PITTURA 

se alcun pittore non s'acconciasse ai capitoli, e ripreso te- 
nesse forte, non ardisse veruno de' suoi dargli opera ad 
eseguire, o favorirlo nelle cose dell'arte, o in qualsivoglia 
bisogno ajutarlo ; che tanto varrebbe il subire la multa 
dai 5 soldi ai 10 per ogni fallo. 

Rimangono due prescrizioni, l'ottava e l'ultima: le quali 
ho serbale a luogo distinto affinchè si conosca più facil- 
mente come i capitoli mirassero più tosto a tutelare gli 
artisti che a promuovere 1' arte. Voleva l' ottavo capi- 
tolo, che dove un maestro fosse chiamato ad operare pel 
Comune, di presente denunciasse il lavoro ai Consoli ; e 
dovessero costoro partirlo fra gli altri, poveri o agiati che 
fossero, secondo il parere dei consultori , e col benepla- 
cito degli officiali deputati all'opera stessa (1). Che strano 
provvedere era questo alla dignità del pubblico? Però che 
nelle facoltà dell' ingegno niuna fattura può uscire per- 
fetta se divisa fra molti; né questi, poniamo che sian tutti 
valenti, s' invogliano mai di far l'ultime prove, dacché la 
gloria comune a più uomini non par propria à' alcuno. 
— A far poi che le discipline del bello camminino ad 



fi) Vili — Quod eommunia. communiccntur. — « Itetn quod aliquod opus 
a diete arti pertinens quod prò Communitate Janue fieri contingerat quod 
a priusquam aliquis diete artis id accipiat scu operare ( sic) incipiat in 
« manibus Consuluni diete artis tunc existentium et fulurorum pervenire 
« debeat. Et totiens quoti ens qnis conirafeceril in penavi solidorum XX 
« Janue incurrere debeat : et quod tunc Consules teneantur et debeant id. 
« opus comtnunicare et dividere inter homines prediete artis tara pauperes 
« quavi divites ex Consilio Coiisullorum ac voluntale Offìcialium et Deputo. 
« torum ». 



CAPITOLO II. 175 

eccellenza, molto conferiscono l'emulazione e gli esempj, 
ai quali si vuol dare opportuno conforto, o s'abbiano in 
casa presenti, o ci vengano da foraslieri. Ma il ventesimo 
ed ultimo degli statuti non guardava altrimenti agli e- 
stranei che a gente molesta ed usurpatrice del nostro, 
dacché non li pativa a trattar l'arte nella città o nel di- 
stretto, se non gravandoli d'un tributo mensile e di spia- 
centi malleverie (1). Credetti di legger anche in quel le- 
sto che loro si negasse il magistero dell'arte, poiché a sì 
barbare condizioni non compravano che titolo di lavo- 
ranti. Ond'io ripensando talvolta le sorti della pittura ge- 
novese in quel secolo e per un tratto del successivo , e 
vedendo per le terre della provincia, ove statuti non e- 
rano , egual copia o maggiore e d' opere e di maestri , 
non mi sento inclinato a lodarmi troppo de' vecchi capi- 
toli. Se non che i nostri, raffrontati agli altrui, e massi- 
mamente ai sanesi, mostrano aperla l'imitazione, anzi il 
plagio, se non forse con qualche giunta d' acerbità e di 
durezza. Una sembianza è comune a lutti : curar molto 
il comodo e la prosperità de' consorzj, pochissimo o nulla 
gli avanzamenti dell' arte ove fossero con loro scapito. 



(1) XX — De fideiussione danda Consulibus a forensibus prò solutione s — 
« Item quod non liceat alicui magistro forensi ullo modo exercere diciatti 
u artem in dieta civitate et districtu prò laboratore nisi prius prestilerit 
• idoneam fidejuss'onem Consulibus diete artis solvendi solidos V prò quo- 
« libet mense: et hoc prò co ci tolo quanto laboraverìnt in dieta civitate et 
« d.istrictu ». 



176 PITTURA 

Così 1' ingegno suol precorrere al senno , e V affetto del 
bene domestico allo spirito di civiltà. 

Gioverebbe il conoscere se prima o dopo di così fatte 
leggi capitasse fra noi un valentuomo da Siena che farà 
termine alle notizie di questa età; voglio dire Taddeo di 
Bartolo di Mino. Fermamente ei ci venne innanzi alla 
sanzione degli statuti sanesi segnati (come ho già scritto) 
del 1594, perocché l'anno addietro era in Genova. É vano 
a discutere s'egli vi si recasse chiamato da committenti 
o condotto dalla fortuna , ipolesi ad un modo probabili: 
che il mettersi alla ventura fu consueto ai Toscani di 
quel tempo, come oggimai ci è palese; e d'altra parte i 
gentili che l'ebbero qui ad operare, splendevano così in 
ogni fatto, da non istarsene in linea di pittura contenti 
al mediocre. Diremo anzi che mostraronsi vaghi dell'ot- 
timo, se stiamo al Vasari che dà lode a Taddeo come al 
miglior maestro d 1 allora. Ciò nondimeno io m' acconcio 
più volentieri nella seconda opinione , trovando per al- 
cuna scrittura com'egli si fosse posto a bottega nelle a- 
diacenze (al par di tanti altri) del Duomo , e com' egli 
si annunzj pittore in Genova nelle usate forinole dei con- 
tratti (1). Fa meraviglia che lo Spotorno, primo a scoprir 



(1) Riferiamo solamente di quest'atto quanto può fare al nostro proposito , 
sopprimendo specialmente le consuete Corniole notarili che ne usurpano la 
maggior parte. Il rogito è del net. Andrcolo Caito , e trovasi nel volume 
1393-96. 

la nomine Domini Amen — Ego Thadcus Bartholi Mini de Senis pie/or 
lamie fdius emancipatus ut dico dicti Bartholi Mini confiteor (ibi Benedici^. 



CAPITOLO I!. 177 

luce di questo artefice in Genova , si passasse poi così 
leggermente e dell'uomo e delle opere. Però che oltre al 
citare ch'ei fa come oscuro pennello Un Taddeo di Bar- 
tolo (o Battoli) non gli volge i pensieri se non per dare 
in questo crror grossolano, che cioè « s'egli è vero che 
» Taddeo di Bartolo dipinse In Siena la sala del palazzo 
» pubblico nel 1414, e che in s. Gemignauo è un suo di- 
» pinto a fresco con la data del 155G , si dovrà dire 
» ch'egli vivesse lunga e prospera vita » (1). Così il 
dotto Padre, non sempre cauto nelle sue conclusioni, in- 
tendeva forse di cogliere in fallo il Vasari, che nel con- 
testo della vita di Taddeo lo fa giungere a pena sugli 
anni cinquantanove, e sempre tribolalo d' una opilazione 
che a suo malgrado lo tardava negli studj dell'arie. Ma 
lo Spotorno, leggendo disattento nel biografo aretino, stra- 
namente confuse Taddeo con Bartolo di Fredi suo pa- 
dre, pittore anch' egli, e del cui nome erano distinte le 



de Albingana bandererio lanuensi presenti et stipulanti me a te Imbuisse et 
recepisse mutuo gratis et amore Dei libras sexaginia Ianue: Renuncians ctc. 

Aelo quod prò prediclis omnibus et singulis realiter et personaliter conve- 
nivi capi impedivi detiueri et carcerari passim lamie Saone Pisis Nicie Fio- 
rendo Senis Luce et ubique locorum seu terrarum et sub quocumque judice 
officio et Magislratu ecclesiastico et civili ci ubi invenlus conventus vel re- 
pertus fuero ibi per paclum de predictis Ubi juri slare respondere solucìo- 
nem et satisfacionem fuceve tetieav etc. ..... 

Actum lanue in Bancis ad bancum notarii infrascripti: anno Domi n. Ka- 
tiv. millesimo triccntesimo nonagesimo tertio Indictione decimaquinta die 
decimasexta augusti circa terciam — Testes Brancalco Porchus de Pelio et 
Anthoninus de Favai! de s. Murgarila de Rappalo vocali et rogali. 

(!) V. il Giornale Ligustico — anno 2. pag. 401. 



178 PITTURA. 

storie in fresco di s. Gimignano alla Pieve , come quivi 
si narra con termini non punto oscuri. Quel che parrà 
manifesto dai nostri computi, era Taddeo nel miglior fiore 
degli anni allorché venne a noi , e quando a Cattaneo 
Spinola si obligò negli atti d' Àndreolo Caito di due al- 
tari dipinti da collocarsi in s. Luca , gentilizia di que- 
sti nobili (1). Tal convegno ha la data del 15 marzo 



(1) In nomine Domini Amen — Cataneus Spinola civis lanue quondam 
Domini Cutanei ex una parte et Thadeus Barloli de Senis pictor Janue ad 
sanetum Laurentium ex parte altera pervenerunt et pervenisse sibi invicem 
et vicissim confiU.ntur et confessi sunt et fuerunt ad infrascripta pacta con- 
venliones promissiones et obligaliones solempni stipulatione vaiala et firmala 
et valalas et firmatas : Renuncìantes eie. — Videlicet quia dictus Thadeus 
promisit et convenit dicto Cutaneo manu propria et laborerio dicti Thadei 
et de proprìis lignamìnibus auris clavibus picturis et coloribus dicti Tha- 
dei facerc et fabricare duo allaria prò ipso ponenda in Ecclesia Sancii Lu- 
ce civitatis lanue unum videlicet altum parmis sex et latum parmis sex 
in quolibet quadro et ultra debet facere castella secundum consueludinem 
allarium in quo altari debeant pingi figure Domine Nostre Virginiì Marie 
et figura sancti Luee , cum quodam castro in forma alterius allaris veteris 
Nostre Domine quod est in dieta Ecclesia Santi Luce : que piclure esse de- 
beant deaurate auro fino cum illis aliis figuris in castellis dicti altaris et 
in diclo altari que (sic) impanci dominus presbiter Simon presbiler in dieta 
Ecclesia sancti Luce et cum illis coloribus imaginibus et picturis de quibus 
vellet dicet mandabil et ordinabit diclus presbiler Simon — ltem aliud al- 
tare altum et latum in quolibet quadro parmis quinque cum dimidio et ul- 
tra castella ipsius juxlu mensuras predictas depictum cum Nostra Domina 
in medio dicti altaris et a latere destero et sinistro illas figuras que man- 
dabil et dicet dictus presbiter Simon deaura tum auro fino et cum omnibus 
illis picturis et figuris et coloribus de quibus dicet dictus presbiler Sirnon. 
Et dieta altaria habere completa et expleta et posila in dieta Ecclesia Sancti 
Luce intra diem vicesimam madii proxime venturoni tota ipsa die vicesi- 
ma madii computata — Et prtdicta facere debet et tcnctur dictus Thadeus 



CAPITOLO II. 179 

1393: ed ecconc un altro nei nolularj del Revelliuo che 
ha jl 18 luglio dell' anno seguente , ollremodo prezioso 
perchè ci avvisa che al volgere di questi giorni gli al- 
tari suddetti eran belli e spedili. Dal suo tenore cono- 
sciamo altresì come il prete menzionato nelle stipulazioni 
dell' anno addietro, e a cui si lasciava ogni arbitrio nei 
soggetti e nelle forme dell' opera era un fra Simone da 
Vercelli rettore o ministro in s. Luca, e che fra lui e il 
pittore erano corsi altri accordi, con farsi mallevadore per 
Taddeo un Benedetto d'Albenga, bandieraio di professio- 
ne. Ne il costui nome si vuol tacere, come di tale che' 



prò omnibus predirti! ad scarsum librarum quinquaginta Ianni nor um : jum 
d'ictus Thadeus habnit et recepit a diclo Cutaneo libras quìndecim Ianni* 
norum infra solucionem dicti prelii : residuimi vero dirti predi dicttts Ca- 
taneus dicto Thadco solvere debeai et leneatur traditis et consignatis sibi 
dictis altaribns. — F~ersa vice dictus Calaneus aceptando predicta ut supra 
prontisti capere et solvere eie. Arto inler diclos Cataneum et Thadeu/n in pre- 
senti instrumento et contractu et qualibet ejus parte non obstaniibus aliqui- 
bus suprascriptis quod si conlingerit dicium Cataneum dicere dicium Tha- 
deum sibi non facere et non observare quod promisit quod lune et co casti 
dirti Calaneus et Thadeus de omnibus vertenlibus et que ver ti possent inler 
eos oaxione dictorum altarium stare debeant diclo et d celar ottoni dirti pre- 
sbiteri Simonis et sibi invicem et vicissim dare et solvere debeant teneantur 
et promiserunt facere omnc id et quidquid dictum et declarutum fuerit per 
dictum Simonem ocaxione prediclorum. In quem Fratrem Simonem ex nunc 
prout tunc dirti Calaneus et Thadeus se committunt et commisserunt.' — Que 
omnia etc. — ■ Sub pena librarum triginla lanuinorum prò interesse eie. — 
Actum lanue in Bancis ad bancum notarti infrascripti: anno ■Domiti. Nativ. 
millesimo tricenlesimo nonagesimo tertio Indie f ione decimaquinta secundum 
cursum lanue die decimaquinta marcii circa signum : testes Nicolaus Borghi 
de Florentia et Andreas Calvus domini Francisci. — (Atti del not. Andreolo 
Catto voi. 1393). 



180 PITTURA 

s'associa alle notizie del Sanese per quanto si trattenne 
fra noi. Il primo alto da me riferito cel mostra a sovvenir 
di denaro il pittore, e l'ultimo ad assumere il carico delle 
costui faccende come suo mandatario. La carta che mi 
venne testé nominata sotto il luglio del 1394 è un pro- 
mettere che fa Taddeo di ristorare TAlbinganese d' ogni 
danno o disagio che potesse mai cagionargli la suddetta 
malleveria verso il prete (1). 



(4) In nomine Domini Amen — Magister Thadeus de Senis pictor: Sciens 
et coguosccns se construsisse in Ecclesia sancti Luce de lanua duas Maje- 
states sub cerlis pactis et condicionibus fratri Simoni de Vevcelis ministro 
Ecclesie sancii Luce predicti ut de pactis et condicionibus factis et firmalis 
inter dictas partcs constat publico inslrumento scriplo tfianu Andrioli Cayti 
notarti anno proxime preterito: dictumque magistrum Thadeum fecisse certas 
promissiones dicto fratri Simoni vigore dicli instrumenti: et prò eodem fra- 
tre Simone intercessisse et ftdeiubsisse Benediclum de Albinganabandelerium: 
in omnibus et per omnia prout in dicto instrumento plenius e onlinetur — Vo- 
lens dictum Benedictum indempnem conservare a dieta ftdejussione et contai- 
tis in ea: omni jure via modo et forma quibus melius potuit: promixit dicto 
Benedicto presenti prò se suisque heredibus recipienti et ad cautelam mihi 
Cristoforo de Bevellino notario infrascripto velut persone publice officio pu- 
blico stipulanti et recipienti nomine et vice omnium et $ingulorum quorum 
interest ùilererit et in futurum poterit interesse dicium Benedictum heredes 
et bona sua indempnes et indempnia conservare a dieta fidejubssione et con- 
ientis in ea: et si forte aliquo tempore contmgerit dictum Benedictum solvere 
aliquam quaìititatem peccunie vel expendere seu aliqualiter dampnificari in 
aliqua quantilate peccunie illam tali quantitate per quam ipsum solvere op- 
porleret vel expendere occurreret seu dampnificari contingerit promixit dare 
reddere solvere et restituere eidem Benedicto ita et taliter quod dictus Be- 
nedictus exemplus esset et liberatus ab omni specie alicujus dampni vel in- 
teresse occasione diete fidejubssionis: Renuncians etc. — Insuper Nicol a us de 
Vulturo pictor etc. Actum lanue in contrada Palacii videlicet in apotheca 
Jllayistri Lodisii Dupli quondam Addani pictoris : anno Domili. Nativ, 



CAPITOLO II. 181 

La mente del lettore, poco attenta per avventura a co- 
testi particolari, vola curiosa alle Maestà di s. Luca, e 
fors' anche ci accusa di negligenti. Ma che diremmo noi 
di cose delle quali s'è perduta ogni traccia da secoli, co- 
me s' era perduta ogni memoria di chi le dipinse ? Per 
ultima disavventura, nel rogito non si leggono altri temi 
che dei campi di mezzo, due imagini cioè di Maria, dove 
gli altri de' laterali si lasciano lutti in arbitrio di fra Si- 
mone. Così agl'intendenti delle scuole pittoriche, quando 
vogliano investigare se ci rimanga ancor linea di quelle 
tavole del celebre Sanese, non soccorre altro mezzo che 
afferrarsi ai caratteri del secolo, e a quel non so che di 
più gaio che discerne i Sanesi dagli altri Toscani. Potè 
credersi infino ad oggi che bastasse l'impronta de' giot- 
teschi, fra i quali non vanamente si suol computare 
Taddeo ; ma dopo i valenti che trovammo sui passi ad- 
dietro , conformi anch'essi a quel gusto, chi ardirebbe 
d'innanzi a un dipinto pronunziare più tosto per lui che 
per gli altri? Han creduto taluni di rinvenirlo in quella 
divola effigie di N, D. col Putto che si venera ai ss. 
Cosma e Damiano , e che certo non è indegna di tal 
pennello. Ma s' ella risponde per bellezza alla fama del 
Sanese, non parmi già che sì concordi alle dimensioni 



MCCCLXXXXH1I Indict. prima secundum cursum lanue die XVIII Iulii 
hora circa vesperas: presentibus testibus Iohanne Casarcia de Sigeslro noi. 

0t mag. Petra Lapi de Florentia magistri vocatorum et rogalorum 'sic). 

■t- (Atti del not. Cristof. di Revellino — Nolul. 7,1394). 

Vol. I. — Pittore. 29 



122 PITTURA- 

prescritte nel rogito, che in ciascun riparto delle ancone 
di s. Luca variavano da' cinque a' sei palmi. Con più di 
ragione cadrebbero le congetture sopra otto tavoline con 
altrettanti Beati in campo d' oro , le quali restaurate 
di fresco fan bello e ricco il presbiterio di s. Colombano, 
Durante il restauro ci fu agevole di esaminarle ; e per 
[spiare ne' metodi e nelle forme della pittura correvaci 
a mente Taddeo di Bartolo e il pittore di s. Luca. Il 
cuspidale di ciascun asse, le cornici che radono i fondi, 
le fregiature che corrono al vertice, benché splendienle 
ogni cosa di nuovo oro , son tutte antiche e tradiscono 
l'età. Reliquie di duo altari ci parvero al primo vederle, 
o fianchi a dir meglio distratti dalla imaginc principale» 
che solea grandeggiare nel mezzo. Se le figure de' ss. 
Pietro, Battista, Benedetto e Bernardo in proporzioni 
alquanto maggiori , e le altrettante più picciole de' ss. 
Nicolò, Caterina, Lorenzo e Stefano trovassero riscontro 
nel tenore dell'alto, direi vinta più che a mezzo la gra- 
ve quistione. Né ci daremmo troppa molestia del trovare 
nella chiesuola de' Cronici quel ch'era forse in addietro 
nella gentilizia degli Spinoli. Chi vorrebbe presumere dì 
seguitare pel buio de' secoli le vicende della fortuna e ik 
capriccio degli uomini? Se alcun soggiorno dee parere meno 
strano agli avanzi d' un' opera illustre, io mi terrei a 
questo ospizio, dove i più chiari patrizj gareggiarono di 
pietà, dove taluni amarono d'avere stanza, dove il divin 
culto andò sempre del pari colla beneficenza alla infer- 
mità, sconsolata, 



CAI ITOLO II. 133 

Per anni quattro di poi vanamente cercammo il Sa- 
nese in Genova , né però ricercandolo sperammo troppo 
di rincontrarlo. Ben ci occorse nella sua Toscana, e l'anno 
medesimo del 1594; ond'è a credere che appena spe- 
ditosi da onest'uomo col Benedetto d'Albenga s'avviasse 
a quella volta. E fors' anche con animo di rimanervi , 
perchè la matricola sancse pur allora o istituita o rilutta 
ci dà a leggere sotto quest' anno un Tadeio di Bartolo 
per diciottesimo nella serie de' primi aggregati. La costui 
vita, per quantunque oscura sulla bocca del Vasari per 
manco d'ordine e ignoranza di date, si palesa ciò non- 
dimeno inquieta e vaga, come d'uomo impaziente di ri- 
poso o d'artefice invitalo da più paesi. Se una sua ta- 
vola in s. Francesco di Pisa portava anch' essa le cifre 
del 1594, come afferma il biografo, non ebbe a pena 
toccata la patria che se ne mosse per quest'altra città. 
Successivamente Io scrittore il conduce a Volterra e ad 
Arezzo , ed anche lo riconduce a Siena , e ben panni 
credibile ch'egli agitasse per quelle bande mentre tacciono 
in Genova le sue memorie. Indi il Vasari (che di Ge- 
nova non riseppe per nulla ) cel mostra in Perugia nel 
1 598 , e tosto nel fa fuggire e tornarsene a casa per 
l'uccisione che di Biroldo signor di Perugia fu commessa 
quell'anno appunto. Qui , se non erro , è da supplire lo 
storico, e da aggiungere la nostra terra alle altre terre 
che precedono Perugia , poiché di quest'anno il rivedia- 
mo fra noi. Bene è vero che fra gli atti che ce lo ad- 
ditano porla il primo la scritta del 29 di maggio ; ma 



184 PITTURA 

è vero altresì eh' esso accenna a tai cose per le quali 
ci è d J uopo anticiparne l'arrivo, non che di giorni, ma 
di più mesi. 

Era in Genova innanzi alla venuta di Taddeo , e vi 
rimase dopo il suo partirne, e vi morì poco stante, un 
altro pittore venuto d'Alba, e Pietro Gallo di nome; i- 
gnolo del rimanente per opere del suo magistero. Egli 
m'è a vista fin dal 1. gennaio 1385, come erede di 
certa Branda già moglie d' un Marchisio Valle da Sori : 
e lo riveggo nel 1596 creditore per sentenza di giudice 
d'un Gottardo da Milano maestro d'armi. Per uomo di 
leggier conto anticipo le notizie che non fanno a Tad- 
deo, e ne registro la morte nel 1401, sull'indizio d'un 
alto pel quale Francesca sua moglie chiede gli alimenti 
dotali e gli abiti di corrotto (1). Or questo Pietro in 
dicembre del 1394 dalla eredità giacente di Giovanni 
Roccatagliata pittore già detto altrove, amministrala per 
cura d'un Maurizio suo fratello, avea compralo per set- 



(1) In nomine Domini Amen — lohannes de Vcscma notarius procurato!- 
et procuratorio nomine Francische olim uxoris magistri Pctri de Alba picloris 
et prò qua ad cautelarli dictus lohannes promixit de rato habendo et rati ha- 
bidone . ... se se compromiserunt in Petrum de Navo q. 3Ianuelis et Ma- 
theum de V'emacia barberium tanquam in eorum arbilros arbilralorcs de et 
super alimenlis dotium diete Francische et vesiibus vidualibus — Aclum 
Ianue in palalio Communis videlicet in camera cubiculari D. Iudicis: anno 
Domili. Naliv. MCCCCl Indici: Vili secundum cursum Ianue die primo 
Iunii hora circa lercias: presenlibus lestibus Petro de Rcchallo q. Inchini 
et Dexerino de Zuolio q. Baldasalis vocatis et rogatis. (Atti del noi. Cristo- 
foro di Rcvel'ino,. notul. 17-1401). 



CAPITOLO II. 185 



laniaeinque lire di genovini uno schiavo di razza larlaro 
sugli anni diciannove, di nome Rainaldo (1) : del quale 
fo cenno perch'egli ò parte d'un reo caso che gì' inlcr- 



(t) //» nomino Domini Amen — Mauritius de Rochataliata caìlcgarius 
eivis IanuccuratQr et curatorio nomine honorum et heredilatis jarcntis quondam 
lobannis de Rochataliata pictoris fratria sui: ut de cura ipsius et de inven- 
tario ipsius confecto Constant duo publica instrumcnta scripta manti mei no- 
tarli infrascripti hoc anno die XXVIH scplembris ; dedit veudidit et tra- 
didit Pctro Gallo de Alba pintori civi et habitatori Ianue quemdam sclavum 
nomine Rainaldus etatis annorum XVIIII vel circa de progenie tarlarorum 
sanimi et nitidum et in effectu prò tali qualis est: ad habendum tenendum et 
possidendum et quicquid ipsi Petro de ipso perpetuo placuerit faciendum 
juxlo Ululo vendicionis prò predo et nomine predi librarum septuaginla 
quinque Imi. quas proinde dietns Curator dicto publico nomine a dicto Petro 
habuisse et recepisse confessus fuit et conpletur accipere ipsam pecuniam seu 
precium Marida vidua dicti q. lohannis prò solutione dodium suarum ut 
ambo fatentur .... etc. — Aclum Ianue in Palatio Novo videlicet adban- 
cum ubi jura redduntur per diclunv Vicarium predictum: Anno Domin, Nutiv. 
MCCCLXXXXUl Indict. li secundum Ianue cursum die prima decembris 
circa terciam: preseulibus Badasale de Conrado JSicolao de Bclignano et 
Iohanne de Carregha notariis civibus Ianue teslibus vocalis et rogatis. (Alti 
d'Oberto Foglietta seniore — nolul. 8, 1394-95). — Altri due rogiti potreb- 
bonsi leggere nel citato notulario. Nell'uno eh' è dell' 8 dicembre successivo, 
Pietro d'Alba sconfessa il pagamento dello schiavo quantunque riconosciuto 
ne!!' atto precedente , e si obbliga formalmente del pattuito prezzo Antonio 
Biscolo tintori tanquarn patri et legiptimo adminìstralórì Mariete filìe sue 
et uxoris quondam lohannis de Rochataliata pictoris et nomine ipsius Maricle. 
— Coll'altro che tocca all'anno seguente la vedova fa quieto delle proprie 
doli il cognato Maurizio; e nelle clausole di questa scrittura conosciamo l'a- 
bitazione di Pietro nelle vicinanze di S. Andrea. Aduni lamie in contrada 
Volle Leonis in Cantinata domus Petri Galli de Alba pictoris: anno Domin. 
naliv. MCCCLXXXXV Indici. Il secundum Ianue cursum die XV fe- 
bruarii post Vcsperas: presentìbus Raffaele de C/avaro notarlo Quilico Rido 
carsatore et Thoma de Richo ftlio Symonis civibus Ianue Icstibus vocatis et 
rogatis. 



186 PITTURA 

venne col nostro Sanese come prima tornossene a Ge- 
nova. Il perchè Pietro d'Alba venisse a parole con Tad- 
deo noi dicono le carte; ma cerio che costui ne pigliò 
tanta stizza o paura che senz' altro n' andò al Podestà , 
querelandosi che l'altro macchinasse di tòrio del mondo. 
E tanto fece che fu messo ai tormenti il Rainaldo : e 
tanto potò lo spasimo della tortura, che costui confessò 
la colpa e per sé e pel padrone, Mentre di tal guisa si 
lavorava al Bargello il disgraziato Pietro era in Asti, e 
come prima rivenne sentì bandirsi una multa di du- 
gento fiorini con accusa di micidiale. Corse il poveruo- 
mo agli Officiali di misericordia , e gli valse per essere 
francato dall'obbligo del denaro purché desse buoni mal- 
levadori di non sottrarsi a! giudizio. Peggiori guai, per- 
chè ad uomo meschino non si trova così facilmente chi 
faccia scudo. Sostentava costui col lavorìo de' pennelli 
ben quattro figliuoli e la moglie e non so chi altri della 
famiglia, e si torceva fra il rammarico d'uscire in esigilo 
e lo sgomento d'andar punito chi sa fin dove. Il decreto 
che riportiamo alla lettera (1) dimostra come pel Luogo- 



(1) MCCCLXXXXVlll die XXlXmaj — Speclabills inilf.s Dominus Boi- 
lcus de Luceburgo Locumtctiens III. D. Regii Gubernaloris Ianueu. et Con- 
tilium Antianorum Civilatis lan. in sufficienti et log il imo numero congrega- 
tum: quorum hic presentium nomina sunt hec: Lucianus Pavicius Prior — Ba- 
bilanus Cataneus — Enrious de Camilla — Benediclus de Monella — Andreas 

ltalianus Onofrius Picamilius — Georgius Calvus — Nicolaus de Zolasco 

— Ciprianus de Rumarono de Pulcifera — Benedictus de Flisco — Petrus 
Laroraben — Luchinus Casela de Scxto — Recepla visa et Itela supplicatio- 
tie corum ci» porreclu ptr Pclruiu de Alba p'-cloiem cujut lenor tali$ *tl — 



CAPITOLO U. Ih7 

lenente ilei Governatore e pel Consiglio degli Anziani 
gli fosse fatta grazia e dell' uno e dell' altro : cassato il 
j roeesso , e ingiunto ai Magistrati di non recargli altra 
molestia , e rogata scrittura pubblica per sua maggior 
sicurezza. Non posso credere che Pietro ne scampasse 
così di piano per ciò solo che Luciano Spinola vi s'in- 
trommise e rappaciò le due parti : argomento da cui par 



Vobi9 Illustri rt Magnifico D. Lrcumtcncnti et vestro venerabili Consilio DD: 
Anlianorum revercnter exponit Petrus de Alba pirlor : quod his diebus e- 
lapsis supplicava DD : Oflìcialibus Missiricordie (sic) quoti vellcut ipsum ab- 
solvere et liberare a quadam forestationc florenorum ducentorum sibi faeta- 
pov D. Potestalcm lanuc occasione inquisitionis conlra ipsum formate prò 
quailam confessione facta per Reynaldum sclavum suum qui instigationibu»- 
magistri jffiadci de Senis pictori-9 fuit taliter lormentatus quoil opportuit 
euro confìteri quod dictus Pefrwscum ipso tractaverat roortem dicti Thadei ; 
quod vernm non fuit quia ipse Petrus in Ast crat et ignorabat quod liebat 
per dictuin sdavum (et maxime tum ipse Petrus nuper fuit ad aliqua verba- 
chu) ipso Thadeo et propter inviJiam boc fuit traetatum prò parte dicti Thadei) 
a qua foreslatione fuit per dicium Ofiìcium Missiricordie rum deliberatioive 
Anlianorum et Officialium Monete absolutu9 dando iJoneos fidejussorcs de 
stando juri super principali dtlicto: et cuoi ipse non sii idoneus tanto magia- 
idonros fideiussores minime invenire possetet hoc obstante paupr-rtatc sua quia 
de cotidiano vivit sudore cum qualuor filiis parvulis : et cura non osset sibi 
possibile litigare coram D. Polcstatc qui jam sclavum suum . corporaliler 
condemnavit ejus violente confessionis quia eempcr magistratus presumit 
propter favorem justitie contra inquisitos. Ideo ad confirmaiioneru clemen- 
tissime gratie obtentc snpplicat intuitu pielatis et missiricordie (et ut- 
Deus augerc et conservare dignetur statura pacifìcum civitattsr hujus ) qua- 
tcnus dignemini et vebtÌ9 ipsum absolvere et liberate- a dieta fidejiissione 
prcstanda et pronuntiarc ac declarare processum factum in principali de- 
lieto fore cassum irritum et nnllius valoris et ultra conlenta in inquisir 
tione contra. ipsum formata per dictum • D. Potestatem contra ipsum pro- 
cedi nou posse immo quod ab. omni processi! facto et ficndo occasiono 



188 PITTURA 

muovere il grazioso decreto dei governanti. Né fa al nostro 
caso d'assottigliarvici sopra; basti, e quasi di sopraggiunta, 
notar due cose. La prima è che Taddeo di Bartolo era tut- 
tavia in certa dimestichezza cogli Spinoli di s. Luca: l'altra 
che chi sogna un sicario in un dabben uomo che va pe- 
nando la vita co' pennelli, dovette avere ingegno quanto 
sappiamo di pittore, ma cervello che sentisse dell'epiletico. 



predicla iulclligatur libero absolutus et libcr-itus. Ita et lai i ter et sic missi- 
ricorditer placeat providere quod ipse secure stare possit in civitale isla oc- 
casione jam dieta al ter oporteret eum ex ipsa civitale recedere cura fìliis et 
reliqua familia sua et viiam pelegrinara ducere vagando quod esset contra 
caritatem quia in lego Domini scriptum est diliges proximum etc. quia in 
cantale orano pcrtìcitur opus et siue caritate nemo in gratia Domini vi- 
vere potest — Et audito Luciano Spinola de Sanclo Luca allegante quod 
dictus mag. Tbadcus intromissione et medio ipsius Luciani ad pacem et 
concordiam pervenit cum dicto magistro Pctro de Alba utque remisit si un- 
quam ipse mag. Petrus contra ipsum Thadeum contenta in ipsa inquisilione 
tractasset — Et supra ipsis diligenti examine et matura deliberatione prius 
habitis annuentes ex speciali gratia supplicationi predicte ipsum Pctrum 
de Alba pictorem omni modo via jure et forma quibus melius fieri potest 
tenore presentium absolverunt et liberaverunt et absolutum et liberatimi esse 
volti er uni et decreverunt a dieta forestatione florenorum ducentorum nec non 
a principali deliclo et omnibus singulis in dieta inquisitione contenlis. 
Ita quod ipse Petrus nunquam occasione predictorum vel personaliler mole- 
start inquetari vel aliqualiter aggraoari ita quodnon possit per aliquem 
Communis lamie Magistralum ad aliam instaìitiam vel suo officio aul aliis. 

sint dieta inquisitio et forestatio cum foto processu caste 

irrite et nullius valoris aut efficacie: remittcntes per consequens eidem sup- 
plicanti necessitatem prestandi fideiussores prout in dieta supplicatione fit 
mentio. Mandantes per M. Iulianum Panizarium nolarium et Cancellarium 
de predictis fieri in actis Cancellerie Communis publicam scripturam prò 
cautela dicti Petri et in dictorum fìdem. (Dal Registro Decrelorum yénthonii 
de Credenti a 1598 — Archiv. del Governo). 



capitolo n. 189 

Ora se dobbiamo consentire al Vasari clic Taddeo toc- 
casse di quest'anno in Perugia, e giuocoforza ammettere che 
dopi) i casi narrati facesse di saluto alla nostra Genova. 
Nò le scritture ripugnano a tal supposto, e aggiungi che 
elle son di natura, che mostrano uomo sollecito di met- 
tere o meglio di lasciare in assetto le proprie cose. I 
due rogiti che ornai ci avanzano portano scritti due giorni 
consecutivi, il 17 e il 18 settembre. Lascia col primo 
alla cura de' proprj negozj quel Benedetto d'Albenga che 
segnammo fin dagli esordj : suo primo ed ultimo confi- 
dente , a quel che pare , nel soggiorno di Genova (1). 
Il secondo è faccenda di nozze : di che ci avvisò prima 
d'ora il prof. Milanesi, il quale pubblicando il testamento 
fatto da Taddeo il 26 agosto del 1422, pose in chiaro 
siccome il pittore avesse tolto per donna una genovese 
di nome Simona , figliuola del quondam Antonio del 
Monto, che morendo lasciò usufruttuaria d'ogni suo avere, 
e con pieno arbitrio d' usarne a sua voglia (2). Le no- 

(1) Li nomine Domini Amen. — Thadeus Bartholi de Senis pinctor abi- 
tator Janue citra revocationem aliorum procuralorum suorum fecìt constiiuit 
et ordinavit suum certuni nuncium et procuratorem et loco ipiius posuit 
prout melìus de jure fieri et esse potest Bencdictum de Albingana bande- 
ligerium civem Janue absentem lanquam presentem et loco ipsius posuit prout 
melius de jure fieri etc. — Aclum Janue in contratta Fossatelli ad banchum 
mei notarii infrascripli : anno ut supra (1598) die XVII septembris in 
Vesperis: Testes Symon Ioardus notarius et D, Magister Andreas de Petra 
Rubea Gramatice professus abitalor Janue vocati et rogati, (Atti di Oberto 
Foglietta seniore — Notul. o> 1587 ed altri anni). 

(2) In primis reliquit dominarti Simonam filiam quondam Antonii de 
Monte de Janna uxorem dicti testatoris dominam et utufructuariam otn- 

Vof.. I. — Pittura. 30 



19l) PITTURA 

stre indagini han poi suffragato alla nuova scoperta , 
dandoci l'atto medesimo degli sponsali, o a dir più giu- 
sto la polizza colla quale il Sanese, menata già a nozze 
la figlia del tavernaio (che tale era Antonio^) la veniva 
dotando di lire 300 , con un soprappiù d' altre cento a 
titolo d'antefatto o di donazione. Rogò in Genova questa 
scritta Oberto Foglietta 1' antico , il 18 settembre ( se 
giovi il ridirlo) del 1398 (1). Né il nome di Taddeo com- 



nium honorum mobilium et immcbilium dicli (eslaloris loto tempore vite 
dieta Simone et quod ipso, possi l vendere et alienare quecumque bona dicli 
testaloris prout sibi placuerit. (Estratto dal succitato leslamenloj. 

(1) In nomine Domini Amen. — Thadeus Bai tholi de Scnis piotar habi- 
talor Janue senciens et cognosccns se se recepisse multa grata servicia et 
beneficia a Symonina filia quondam Antonii de Monte (abernarii civis lamie 
uxori sua iam transducta ad consumationem nuptiarum et edam volens sibi 
facere graciam specialem promixil et convenit mini nolario infrascriplo 
tanquam publice persone officio publico stipulanti et recipienti nomine et 
vice diete Symonine et prò me eideni Simonine licet absenti dare et solvere 
ipsi Symonine sive fìliis et heredibus ipsorum jugalium occaxione doccium 
ipsius Libras trecenlas Januinorum et occaxione et nomine antefatti Libras 
centum Januinorum ad habendum tcnendum gaudendum possidendum et qui- 
cquid voluerit dieta Symonina vivente poti ipsum Th.deum et placuerit fa- 
eiendum et ad suam liberarti voluntatem justo Ululo dtetium et antefacti 
ac donacionis propter nupcìas: et hoc sub pena dupli ejus de quo et quanto 
contrafieret vel ut supra non observaretur cum restitucione dannorum in- 
teresse et expensarum que propterea fierent litis et extra stipulata solemni- 
ter et promixa: Rattis manenlibus supradiclis ci sub ypotecha et obbligacic- 
ne honorum suorum habitorum et habendorum. Aclo in presenti instrumento 
tt tam iti principio et medio quam in fine ipsius quod ipse Thadeus vivente 
dieta Symonina post ipsum Thadcum sine herede uno vel pluribus procreati! 
ex ipsis jugalibus possit et valeat prò prediclis omnibus et singulis rcaliter 
et personaliter conveniri capi et detintri Janue Pisis Seni* Saone Nicis 



CAPITOLO II. 191 

parisec più oltre nei documenti. E ch'egli si partisse di 
Genova , nò s' invogliasse di ritornarvi , paion dirlo le 
opere ch'ei condusse in Toscana per gli anni appresso, 
e quelle specialmente di Siena che tanto contribuirono 
alla sua fama. Ponendo, com'è verosimile, la morte di 
lui nell'anno medesimo del testamento, e stando al Va- 
sari che noi fa giungere ai sessant'anni, egli era sui sei 
lustri quando prima stanziò fra noi, e sui sette allor- 
quando vi fece ritorno. Ma per poco, se i nostri com- 
puti non ci mentiscono : uè però tanto che gli esempj 
di lui, a quel che crediamo, non giovassero a continuare 
per alcun tempo nella nostra pittura le tradizioni deri- 
vale da Giotto. Benché in ogni parte d'Italia sembrò in 
sul cadere del secolo illanguidirsi la discendenza di quel 



Fuiarìo Busallc Fiorendo Pcrusio et ubiqiie locorum et lerrarum et sub 
quocunque judiee officio et magistrati/, ecclesiastico et seculari et ubique in- 
ventus conventus caplus citatus seu requisilus fuerit ibi per pactum stare 
turi et de jure respondtre dare et solvere attendere compiere et observare 
predicta promixit proinde ac si presens contractus ibidem foret celcbratus vcl 
predictorum solucio destinata vel presens promixio facta : Renuncians etc. 
Aclo edam in presenti instrumento quod ti a casu contìngerct dictam Symo- 
ninam decedere anlequam ipse Thadeus sine heredibus natis ex dictis ju- 
galibus sive uno sive pluribus quod presens instrumentum et presens gratta 
et contenta in presenti instrumento sinl cassa irrita et nullius valoris pro- 
inde ac si factum et testatum non fuisset et taliter quod per uctinentes alios 
diete Symonine compelli non jwsset ad dictas Libras quadringcntas persol- 
vendum. — Aclum Janue in contrada Fossattlli ad banchum mei Notarii 
irtfrascripti anno ut supra (1398) die XVlll septembrii circa nonam : Te- 
stes Cassalius Meladius de Alesandria habitalor Janue Petrus de Paverio 
confeclor et Thomas Navonus untar cives Janue vocali et rogati. (Atti di 0- 
berto Foglietta seniore — Notul. 5, 1387 ed altri anni fino ni 1403). 



192 FITTURA 

sommo, e la pittura stessa sonnecchiare un tal poco per 
ridestarsi con altro ingegno e con altri affetti. Forse 
provenne da tal cagione il concetto grande in cni salse 
Taddeo di Bartolo, e il primato che sì prontamente gli con- 
cede il Vasari sui coetanei. In Genova rimasero dopo 
lui altri Toscani, e non pochi; né tali però che ci fac- 
ciano ricredere delia suddetta sentenza. Costoro, con po- 
chi altri di diverse contrade, e col piede in due secoli, 
fanno oscuri principj all'età vegnente, e non lieta materia 
a me che li ordisco. Nondimeno da questa schiera esce 
il nome d'un Ligure che par fronteggiarli tutti quanti, 
e a giudicar dalle carte li avanzò di fortuna. 

Correndo le notizie di Taddeo e i documenti che le 
comprovano, il lettore ha potuto discernere fra' suoi a- 
mici e mallevadori un Nicolò da Voltri ; né per mia 
fede oserei contraddire eh' ei non debba contarsi fra i 
suoi discepoli. Costui , de' pochissimi non ignoti per li- 
bri , tuttoché trecentista di scuola e di massime , par 
chiedere un posto nel quattrocento di cui visse buon 
tratto ; e a noi torna opportuno che un pittor nostro e 
di degna memoria ci dia filo a seguitare onorevolmente 
nei fasti della pittura ligustica. 



APPENDICE AL CAPITOLO II. 



JLe cose della pittura ci hanno condotti a far cenno in 
questo capitolo d'un Palazzo edificato dal Comune di Ge- 
nova nel secolo XIV, e variamente denominato da S. 
Michele e da S. Tommaso , fra le quali due chiese , e 
più accostamente a quest'ultima, grandeggiava in antico. 
Con quella opportunità avremmo discorse le vicende del- 
l'edifizio, se le leggi del dettato lo consentivano; ma per 
questo non resterà che a mo' d'appendice ne ragioniamo 
partitamenle , né senza citare e produrre in isquarcio i 
documenti che lo riguardano. E ciò per parecchie ragio- 
ni : e prima per l'importanza dell'opera, la quale, di- 
strutta da secoli per cagione di pubblica difesa , aveva 
gran diritto d'aver memoria ne' libri, e vendetta ad un 
tempo delle dure necessità che ne affrettarono la rovi- 



104 APPENDICE AL CAPITOLO II. 

na. Di non iscarso momento son poi le notizie storiche 
ìe quali si connettono a tal Palazzo, e in ispecial modo 
le ospitalità che in più occasioni prestò a personaggi il- 
lustri , come pure il trapassar ch'egli fece a vicenda in 
dominio di riguardevoli famiglie , poiché dalla proprietà 
del Comune (che fu brevissima) si ridusse in quella di 
gente privata. Ma soprattutto gioverà il trattarne con di- 
ligenza per mettere un termine agli errori che pullula- 
rono dalle tradizioni medesime di quel Palazzo, il quale 
nell'opinione dei posteri fu agevolmente confuso coi la- 
vori che Andrea Doria il grande fece eseguire pochi 
passi più oltre, e pochi anni prima che questo monu- 
mento cadesse a terra. Cercando e ricercando ne' nostri 
archivj , ho potuto raccoglier tanto , che le fortune elei 
Palazzo si veggano continue dall'anno in che fu costrutto 
fino a' giorni ne' quali scomparve per cedere ad opere 
nuove e di forma ben molto diversa. 

Palazzo del Comune a S. Tommaso. 

Questo Palazzo, edificato come s' è detto con Loggia annessa 
nel 1368, otto anni dopo, cioè del 1376, era già passato in do- 
minio di Pietro da Campofregoso, il vincitore di Cipri, e per 
undici giorni diede albergo a Papa Gregorio XI che tragittavasi 
a Roma. Che il Comune gliel donasse in segno di pubblica ri- 
conoscenza , non ha rincalzo di veruna autorità ; e il silenzio 
del Giustiniani (senza dire degli altri cronisti) là ove tocca di 
questo edifizio e dei doni decretati a Pietro, sembra costrin- 
gerci nella opposta sentenza. Vuoisi anche annullare 1' errore 



APPENDICE AL CAPITOLO II. 195 

che pose il palazzo sull'area medesima ove Andrea Doria fondò 
le suo case: alla quale credenza contrasta il sito che gli asse- 
gnano i documenti e la non interrotta successione de' suoi 
possessori. Non si può dubitare che nel 1468 (e cosi un secolo 
appunto dalle sue fondazioni) non durasse in proprietà dei Fre- 
gosi, dacché ne conserva il nome nei decreti della Repubblica. 
Sull'uscire di quest'anno, per sospetto di pestilenza, fu conce- 
duto agli abitanti di quella contrada di riparare nell' attigua 
loggia come in istanza più sana , e d' aprirvi balconi e porte 
quanto volesse il bisogno: MCCCCLXVIII die XIII Jan. — Per 
Magnif. et III. D. Sagramorum Vicecomilem Ducalem in Janna 
Vicegubernatorem: Concessa est licentia hominibus burgi S. Thome 
logiandi in logia palatii Fregosorum sita in ipso burgo et ante ec- 
clesiam S. Thome in eoque faeiendi portas et fonestras. (Manuale 
notularum di Gottardo Stella, 1466-68 - Arch. Gov.) 

Nel 1494 il palazzo entrò in dominio dei della Rovere per 
vendita fattane da Paolo di Campofregoso Cardinal di S. Sisto, 
già Doge e Arcivescovo di Genova, che avealo testé ereditato 
dal M.co Gio : Galeazzo del cognome medesimo. Comprollo il 
Card. Giuliano del titolo di S. Pietro in Vincula e Vescovo 
d'Ostia che fu poi Giulio II sul seggio papale, per atto rogato 
in Genova dal not, Baldassare di Coronato il 9 agosto del pre- 
citato anno. Rappresentava il Campofregoso in virtù di procura 
il Reverendiss. Marco Cattaneo Protonotario apostolico, e sti- 
pulava con tal qualità la cessione del Palazzo al Magnif. Pa- 
ride Pinello tanquam procuratori et procuratorio nomine Reveren- 
diss. in Christo Patris D. D. Juliani miseratone divina Episcopi 
Oitiensis Cardinalis s. Petri ad Vincula nuncupati D.nì Nostri 
Pape et Sancte Romane Ecclesie Majoris Penitentiarii. Tn nessun 
atto meglio che in questo si leggono descritti i confini e le 
qualità del fondo : quedam domus sive palalium cum logia do- 
munculis orto terra viridariis pischeriis et aliis suis pertinen- 



196 APPENDICE AL CAPITOLO II. 

tiis sitta Janue in burgo Sancti Thome: cui domui sive palatio 
curn terra et orto coherent a parte inferiori versus burgum S. Tho - 
me diverse domuncule diversarum personarum sitte in carubeo recto 
dicti burgi mediante quintana: diete vero logie coherent ante et ab 
uno latere via publica et etiam ortus diete domus sive palatii : et 
si qui alti sunt veriores confines : et a parte diete terre versus 
Monasterium S. Pauli de Via Nova diverse domuncule nonnul- 
larum personarum mediante etiam quintana et ab omnibus aliis 
partibus via publica etc. — Tal vendita era fatta prò predo et 
nomine precii et finiti predi ducatorum trium millium auri et in 
auro largorum quos diclus D. Paris predicto nomine .... dare 
et solvere promis'sit et promittit prefato in Christo Domino Paulo 

Cardinali sive persone legitime prò eo semper et quando- 

cumque ad ipsius liberam voluntatem et simplicem requisicionem. 
A chi piacesse intero il tenore dell'atto, dovrebbe cercarne nel- 
l'Arch. Notar, e nel fogliazzo 2° del suddetto di Coronato, 1492 
in 95. A noi bastano gli squarci già riferiti e le forinole che 
chiudono il rogito in questi termini: Ada sunt hec Janue in 
contrada Sancti Georgii videlicet in sala domus habitacionis R. mi 
D.ni Dominici ( de Vachariis ) Episcopi Naulensis sub anno a 
Nativ. D.ni millesimo quadringentesimo nonagesimo quarto Indict. 
undecima secundum Janue cursum die sabati nona mensis augusti 
in terciis : presentibus Venerab. D.n° Presb. Raffaele de Turri 
Rectore Ecclesie S. Michaelis de Levi de Clavaro Januensis Dice- 
cesis : Nob. Thoma de Grimaldis Ceba quondam Dominici : Petro 
de Vachariis Jacobi et Francisco Bocherio de Capriata berreterio 
quondam Antonii Tome civibus Janue testibus ad premissa vocatis 
et rogatis. Aggiungerò come il Palazzo non prima fu comperato 
dal Card, della Rovere, che servì ad alloggiare il duca d' Or- 
leans che venne a Genova quell' anno appunto , e che cinque 
anni appresso ne fu signore sotto nome di Ludovico XII. 
Nel 1532 n'erano possessori gli eredi del Magnif. Bartolummeo 



APPENDICE AL CAPITOLO U. 197 

della Rovere, quando s'invogliò d'acquistarlo Innocenzo Cibo 
Cardinale di S. M. in Dominica, come consta da un rogito del 
not. Bernardo Usodimare Granello sotto il 5 settembre di detto 
anno. Quivi il Cardinale costituisce in suo procurator generale 
il Rev. Nicolò Pinelli protonotario apostolico e Primicerio della 
Metropolitana di Genova, ed in forma speciale ed espressa ad 
emendimi et iitulo emptionis acquirendum domum seu palacium 
cìtm terra et possessione ac logia ac aliis membrìs juribus et per- 
ii ne ntìis ejusdem vulgariter nuncupaium Palacium Sancii Thome 
constitutum in dieta contrada ejusdem S. Thome sub suis confini- 
bus ab heredibus seu agentibus prò hereditate q. Magni/. D. Bar- 
tholomei de Ruvere et seu ilio vel illis seu vel quibus palatìum cum 
pertinentiis de quibus supra et tam in publica collega quam aliter 
quomodocumque etc. — Actum Janue in domibus moderne residencie 
prefati Reverend. D. D. Cardinalis consti ìuentis sitte in platea 
Guastati videlicet in camera sua cubiculari: sub anno a Nativitate 
Domini millesimo quingentesimo trigesimo secundo Indicione quarta 
secundum Janue cursum die Jovis quinta mensis septembris in 
terciis: presenlibus ibidem honorabilibus viris D. Baldassare de 
Mongardinis clerico Mutinensi et Jacobo Bocacio cive Fiorentino 
ejusdem Rev. D. constituentis /amili aribus testibus ad premi ssa 
oocatis et rogatis. ( Archiv. Notar, di Genova. — Atti del Not. 
sopraddetto — fogliaz. N. 6, 1532). 

M' è però molto dubbio se tal compra si recasse ad effetto , 
dacché due anni di poi la possessione di S. Tommaso si trova 
nel dominio del capitano Antonio Doria; e, com'egli stesso di- 
chiara , ultimamente acquistata. È manifesto per certe parole del 
Giustiniani ( Libro I.° all' articolo Genova ) che Antonio Doria 
avea preso a ricostrurvi un palazzo per proprio uso : dalle 
quali opere sturbato ben presto a cagione del muro di cinta, 
si volse ad alzare o ad aggrandire queir altro in vicinanza 
dell' Acquasola , di cui ci avverrà di far nota in più luoghi. 
Vol. I. — Pittura. 31 



198 APPENDICE AL CAPITOLO II. 

Quasi ad un tempo comprò da un de' Leonardi un'altra terra 
che fu già de' Buroni , contigua alla chiesa di s. Conso- 
lata , e come questa era partita dalla prima per certo chias- 
setto che le fendeva a dilungo, così disegnando d'unirle en- 
trambe , si volse per le debite licenze al Senato. Il relativo 
decreto contenuto nel fogliazzo Diversorum dell'anno 1534 può 
meglio dichiararne i particolari. ^ MDXXXII1I die XXX apri- 
lis : III. D. Dux Magnif. DD. Gulernatores Excelse Reip. Januen- 
sis in sufficienti et legitimo numero congregati : Audito Magni/. 
Capitaneo D. Antonio de Aurià verbo exponente nuper emìsse 
quondam villam seu terram que fuit olim cujicsdam de Burono et 
ultimo loco cujusdam de Leonardis sitam in vicinici Ecclesie S. 
Consolate et que mediante quadam via publica Croza nuncupala 
cohcrit possessioni seu terre Palacii appellati Sancti Thome ab 
ipso Magnif. D. Antonio novissime empte quam unire vele asse- 
ruit cum dieta terra ut super iusd icilur empia et Crozam ipsam 
incorporare in ipsas ambas si id Suis IH. Dominationibus con- 
cedere visum fuerit et quod sibi cb eis fieri jiosse concedi petiit 
offerente se prò tali concessione id solvere ac satisfacere quantum 
Suis III. DD: visum fuerit: Que vero morem in liis servari soli- 
tum servare volentes re sub judicio calculorum dìligenler exami- 
nata omni meliori modo etc. virtute presentis commi ttunt Prestata. 
Viris DD. PP. Communis presentis Civilalis ut auditis audiendis 
ac cilatis citandis Croza ipsa presentialiter inspecta referant in- 
de Suis Illustr. Dominationibus quid circa requisilionem ipsam 
censerent fore faciendum et sub quibus modis et forviis concessio 
ipsa faeienda sii si Ulani faccre eis vìdebiiur. 

Nel 1539 la Repubblica ricomprò il fondo dal Doria, e distrutto 
il Palazzo per l'opera della nuova muraglia, ne diede più tardi i 
marmi e le pietre per l'ingrandimento e le decorazioni del Duo- 
mo. Rimase l'attigua villa, ricca di copiosa vena d'acqua, che 
fu desiderata dal Principe Andrea Doria per uso del suo palazzo 



APPENDICE AL CAPITOLO IL 199 

nuovamente costrutto e abbellito, e che i Reggitori con solle- 
cita cortesia gli donarono con formale decreto. Sola una con- 
dizione fu posta al dono: che il Principe o dentro o fuori della 
porta di s. Tommaso accogliesse le acque in una fonte per co- 
modo pubblico, e specialmente ad abbeverare i passeggeri e le 
cavalcature. Non sarà discaro che a compiere la cronaca di 
questo monumento perduto da più che tre secoli , io riferisca 
per ultimo 1' accennato documento : — 1539 17 Junii — III. 
D. Dux et Magnif. DD. Gubematores ac Procuratores Exc. Reip. 
Genuensis: Scienles III. D. Andream de Auria Principe-m Melphi 
summopere cupere ut t.d usimi et ornatum Palacii sui sibi con- 
donetur ea ipso, equa quae fluit et emergit in villa seu possessione 
Palacii alias nuncupali Sancti Thomae et quae in effectu restai de 
propr letale Palacii praedicti aquisiti nunc cum omnibus suis juri- 
bus et perlinentiis diclo emptionis ab agentibus prò Excelsa Rep. 
a Magnif. D. Antonio de Auria q. Baptistae Capitaneo triremium 
et ut de emptione ipso, appcret instrumento manie Pauli Pineli 
Raymundi notarti anno praedicto die . . . cui prò veniate habea- 
tur relatio: Et cupientes ipsi 111. et Magnif. morem gerere praefato 
III. Principi omni jure de. se ad calculos absolventes et motu pro- 
prio totani ipsam aquam ftuentem et venientem seu quomodolibet 
emergentem in dieta possessione Palacii praedicti alias S. Thomae 
et nunc ipsius Reip. lilulo donalionis dederunt coìicesserunt et 
tradiderunt dant concedunt et tradunt virtute praesentis libere 
praef. III. D. Andrece Principi ut supra cum omnibus juribus et 
perlinentiis ad dictam aquam et cum jure recuperandi eam a 
quocumque injusto detentore ita ut de cetero de Iota ipsa aqua 
tanquam de re propria disponere possit tam ad usum dicti sui 
palacii quam aliter quomodocumque et qualitereumque ac adiecta 
conditione quod dictus IH. D. Andreas teneatur facere fonte-m in 
loco idoneo et competenti extra vel intra portam S. Thomae ubi 
elimus et commodius videbitur capacem ad recipiendam et conser- 



200 APPENDICE AL CAPITOLO 11, 

vandarn aquam ad usimi publicum et permaxime equitaturarum 
commoditatemque earum et transeuntium. ( Decretorum — Cancel- 
liere Ambrogio Gentile Senarega : fogliazzo 19) (1). 



(1) P.S. Contra 1' opinione espressa più sopra , e per debito d' esattezza , 
non ometterò certe parole di mons. Giustiniani , da me riscontrate poste- 
riormente, le quali accennano al dono del Pdazzo di S. Tommaso, fatto 
dalla Repubblica a Pietro da Campofregoso. « E stavano ( gli Adorni ) ad 
« aspettar il segno della bombarda sopradetto : una gran parte dei Fre- 
« gosi si era ridotta in la casa , che quella famiglia possedeva grande e 
« ampia nella contrada di S. Toma, la quale già li fu donata dalla Repub- 
« blica per una vittoria ottenuta dell'isola di Cipri, e per aver condotto il 
« Re preso a Genova ». (V. gli Annali, libro quinto, sotto Panno 1478). 



CAPITOLO III. 



Nicolò da Voltri e sue opere — Collegio de' pittori in Genova sui pri- 
mordj del quattrocento — Riforma per loro introdotta nello Statuto del- 
l'Arte — Cenno di molti forastieri , e in ispecie di Turino di Vanni da 
Pisa e d' Agostino Sarrino Messinese — Dei nostri prevale Giovanni Fra- 
vega da Nervi: suo merito e suoi lavori — Domenico da Vernìo e Ughetto 
da Pisa chiudono la serie de' Toscani, ai quali in processo del secolo 
succedono i Lombardi con altro stile — Loro angustie pei tempi sini- 
stri — Donato e Boniforte de' Bardi Pavesi — Distinta memoria di 
Tommaso Bugo da Napoli — Altra riforma portata ai Capitoli in favore 
degli esteri — Triplice partizione della copiosa materia del secolo XV 
— Milanesi e Pavesi dan forma sopra tutti alla nostra scuola — Gio- 
vanni da Montorfano e quanto operasse in Savona ed in Genova — Ber- 
nardo e Cosimo Re Genovesi — Tre ragguardevoli pittori da Castellazzo 
di Monferrato — Segue de' Lombardi che poterono meglio giovarci col- 
l'esempio — Cristoforo ed Agostino de' Motti Milanesi — Esercizio della 
pittura nella Riviera Ligustica occidentale — Giusto d' Allemagna in 
Genova — Tuccio d'Andria ed altri esteri in Savona — Un altro Napo- 
litano e un altro Messinese ad operare con noi — Fra quanti Lombardi 
usano in Genova primeggia Vincenzo Foppa da Brescia — Digressione 
su questo artefice, e suoi dipinti in Liguria — Insigne sua pala tutto- 
ra esistente in Savona — Boccaccino Boccacci Cremonese trattenuto an- 
ch'esso in Genova ad alcun lavoro. 



D 



i Nicolò da Voltri V invidiosa età ci ha tolto il 
cognome e oscurate di quanti altri mai le memorie , 



202 capitolo in. 

disperse le opere*, cancellata ogni traccia. Sola una 
cosa ha permessa , e queir unica , direi , che doveva- 
mo aspettarci meno : ed è che il costui nome trovasse 
luogo in Raffaele Soprani , abituato a sdegnare o a non 
curare gli antichi. Il perchè quel pochissimo che volle 
dirne dee valerci per grandissimo encomio , e tanto 
più credibile in quanto il biografo visse in tempo da 
veder co' suoi occhi due tavole certe di Nicolò, e non 
poche altre ( coni' egli afferma ) che ritraevano la sua 
maniera. Delle prime era un' ancona ricca di figure e 
di storie nella sagristia delle Vigne col Mistero del- 
l' Annunziata nel mezzo e colla data del 1401 ; del- 
l' altra non dice né V anno né 1' argomento , ma la ri- 
corda nella chiesa di s. Teodoro , felicissima in antico 
di stupende pitture, indi per volgere d' anni poco men 
che diserta , ultimamente schiantata dai fondamenti a 
spettacolo di moltitudini. Parcamente lo celebra il So- 
prani , quasi timoroso di fare onta ai moderni ; ma quel 
nulla che non ne tace, par comprendere quante doti 
d' artefice si potriano consentire ad un buon trecentista. 
Loda la variata armonia de' colori , loda 1' andar delle 
pieghe composto e facile , e soprattutto le sembianze 
de' volti atteggiati a pietà , scolpandolo così del mono- 
tono e del secco e del goffo , che furono le più co- 
muni diffalte in quel secolo. Quindi imparammo a te- 
nerlo in gran conto , e i recenti scrittori di cose nostre 
a continuare con lui ( giusta il costume ) la discendenza 
dell' arte ligustica. Data poi mano a rivolgere le an- 



PITTURA 203 

tiche carte, non che il Voltre: à "' . . d'innanzi, 

parve per contrario aggrandirsi a' nostri ocelli. Gli sta 
d' intorno una schiera di dipintori d' ogni paese , e i 
più di loro toscani ; egli grandeggia fra gli altri per 
commissioni onorevoli ed esce a vista in solenni scrit- 
ture. La sua bottega sotto i portici dell' Episcopio fin 
da' giorni di Taddeo Bartoli (1), e il costui nome 
messo a coppia con Nicolò in alcun atto , ci ha quasi 
sforzati di riconoscere in esso quella successione di scuola 
che per altri gli fu attribuita a talento. La sua prima 
memoria è dei 1385, ma il rogito che me lo addita 
gli dà pur nome di cittadino: ond' è a credere che 
già da tempo dimorasse in città. Mostrandosi poscia 
per due decadi quasi del secolo appresso , ci si dà per 
giovane a' tempi del Bartoli; né comparisce a por 
mano in grandi opere innanzi agli albori del quat- 
trocento. 

Ora poiché il Soprani è quasi sull' asserire che le 
costui tavole fossero assai ovvie per le chiese di Ge- 
nova , che è grande argomento di valore, piacerà che 
per nostra lingua si conosca pregiato e invitato di fuori , 



(1) Un atto d' accettazione che fa Manetta Franca da Finale della suc- 
cessione materna nel Notul. 8 d' Oberto Foglietta seniore si chiude con 
questi termini — Actum Ianue in domo sub porticu domus Archiepiscopalis 
Mensse (sic) juxta apothecam pictoris : anno Domin. Nativ. MCCCLXXX quinto 
Indici. II secundum Ianue cursum die quinto lunii circa prirnam: presentibns 
Gabriele de Promontorio censario et Nicolao de Vulturo pictore civibus Ianue 
testibus vocatis et rogatis. 



204 CAPITOLO III. 

e aggiungerò da paesi ove non si facevano troppo de- 
siderare i pittori valenti. Consta che l' anno medesimo 
in cui colorì la Nunziata alle Vigne , fu anche richie- 
sto d'un gran lavoro per Nizza, città quant' altre a- 
mantissima d' ornare i suoi tempj con opere suntuose 
e pregevoli. In queir anno 1401 il Vescovo Giovan- 
ni di Tornaforte curava il restauro della Cattedrale, 
già in più tempi e per altri Pastori ampliata e abbel- 
lita ; e a questa data rispondono a punto le stipula- 
zioni fermate con Nicolò da Voltri per un tabernacolo 
da collocarsi (se male non congetturo) nell' ampia tri- 
buna del tempio. Ed io non ho dubbio, a riandar 
quella scritta , che la fattura del Voltrese non primeg- 
giasse fra gli ornamenti del Duomo : riguardevole mo- 
numento che nel 1531 dovette soccombere alle opere 
del nuovo castello. Di che giova interpellare il Giof- 
fredo , cronista di quelle terre : ma ben pare che 1' e- 
sempio de' predetti lavori suscitasse e ne' privati e nel 
pubblico una nobile e fruttuosa emulazione. Senza dire 
le novelle decorazioni eseguite nel Duomo per la so- 
lenne consecrazione del 1. Gennaio 1409, bastano gli 
splendidi fregi procurati il seguente anno dal Vescovo 
Giovanni Barla alla chiesa de' Frati Minori: infelici 
pur essi , perchè minacciati dai barbareschi dovettero 
nel XVI secolo rifuggiarsi a Cimella dove più tardi 
ci converrà visitarli in cerca di leggiadri dipinti. Ed 
è bello che si rammenti come ad addobbare la chiesa 
per la Sagra che ne fu fatta quel!' anno , concorresse 



PITTAR A ^05 

specialmente la larghezza d' un Pietro Martini Nicese , 
vestendo a suo sposo la fronte del coro di una vastis- 
sima ancona , doviziosa di storio e d' intagli , lavoro 
di Giovanni Franctno da Pinerolo, artefice riputatis- 
simo pel contado dello Alpi marittime , quantunque 
ignoto alla storia. 

In questa sorte di gara tra i dipinti del Duomo e 
di s. Francesco , tra il Ligure e il Subalpino , non 
potrei dire a chi toccasse la palma. Ben so che ambe- 
due le chiese ne salirono in fama, e dalle semplici 
parole del documento è assai facile il giudicare quante 
fossero e quanto pregiabili le fatiche di Nicolò. Stava 
per le parti di committente D. Antonio di Bonifazio , 
Priore claustrale della Chiesa Nicese, che tale è no- 
mato nella scritta, dacché fin dal 1110 per opera di 
Isoardo Vescovo i canonici di essa erano stati sommessi 
alla Eegola di S. Agostino. Prometteva il da Voltri 
di costrurre e dipingere in termine di mesi otto , cioè 
dal 14 Dicembre 1401 alla festa dell'Assunzione del 
vegnente anno, un gran Tabernacolo, ricco d'argento 
e d' oro , per la mercede di centoventidue fiorini. E la 
gran macchina n' andò al suo destino per nave : del 
qua! tragitto aveva il Priore tolto sopra di sé ogni 
pericolo, così per le fortune del mare come per le pi- 
raterie , non infrequenti a quell'ora. Del rimanente 
discorre il rogito , a cui per altro faremmo miglior 
viso se con più di chiarezza ci avesse descritto cotesto 
che con parola a que' tempi non ovvia, ci vien dato per 

VOL. I. — PlTTfRA. 82 



206' CAPITOLO ITI. 

tabernacolo. (I) Nulladimeno s' io attendo alla mole 
che misurava in largo ben ventiquattro palmi e diciotto 
in alto , e alle dorature da condursi con diligenza ove 
fosse il caso , e ai colori che si volevano eletti il pos- 



(1) In nomine Domini Amen. — Dom. Antonius Bonifatii Prior claustralis 
Ecclesie Majoris Niciensis ex una parte et Nicolaus de Vulturo pictor civis 
lamie ex alia parte pervenerunt et pervenisse sili ad invicem et vicissim sti- 
pulantibus et recipientibus coti/essi fuerunt ad hujusmodi promissiones et con- 
ventiones et pacta: Benunciantes etc. -- Videlicel quia dictus Nicolaus pro- 
misit dicto D. Antonio stipulanti fabricare de lignamine unum Tabernaculum 
et ipsum fingere de auro fino ubi aurum expcdict et de argento fino ubi de 
argento conveniet et de arzurio fino et sic successive de omnibus aliis coloribus 
finis in latitudine parmorum vigintiquatuor et altitudine decem et octo pede 
computato : nec non hujusmodi Tabernaculum complctum et confcctum dare (ra- 
dere et consignare dicto D. Antonio in Civitate N'ideasi infra festum Asstim- 
ptionis B, Marie proxime venturum — Versa vice dictus D. Antonius promisit 
dicto Nicolao stipulanti sili dare et solvere prò dicto Tabemaculo fiorenos ccn- 
tum viginti dìios auri boni et justi ponderis dicto Tabemaculo consignato ad 
liberam voluntatem dicti Nicolai. Acto inter dictas partes quod si contingat 
Tabernaculum hujusmodi postquam in barella fuerit conducendo Niciam pereat 
periculo maris seti pirratarum quod hujusmodi periculum veniat in dictum D. 
Antonium et eo vento ad dictam pecuniam nichilominus teneatur : si vero in 
conducendo in aliquo deformetur dictus Nicolaus illud reformare teneatur. Que 
omnia et singula suprascripta diete partes sibi ad invicem et vicissim promis- 
serunt et convenerunt attendere compiere et observare et in aliquo non contra- 
facere vel venire aliqua rat ione vel causa. - Et hoc sub pena dupli ejus in 
quo seu de quo contrafecerit vel ut supra non observaret et cum refectione om- 
nium damnerum et omnium expensarum que propterea fierent litis causa. Et 
sub ypotheca et obligatione omnium bonorum ipsarum partimi presentium et 
futurorum — Actum lamie in Audientia Domus Archiepiscopo), 'is : anno a Na- 
tivitate Domini MCCCCI Indici, nona die XII II Decembris: presentibus testi- 
bus prcsb. Antonio Faretardo Procuratore Ecclesie Sancii Silvestri lanuens. 
Thoma Fatinanti filio lacobi et cive Ian. et Carlino Ugolino de Nicia ad hec 
vocatis. — (Atti del Not. Antonio Foglietta — Notnl. 2. 1389-1402.J 



P IT T U R A 207 

sibile , e alla finezza, degli azzurri , solita a porsi per 
legge ad ogni tavola dipinta , non posso credere che 
egli fosso altro d'ima grandiosa Maestà colorita a più 
storie e decorata a rilievi sporgenti in baldacchini e 
castelli; ricchezza e fasto di quella età che vedremo 
poi dare in soverchio. Comunque sia , non ho esenipj 
contemporanei d' altra opera o più ingente alle dimen- 
sioni , o più suntuosa alle forme , o più sudata al la- 
voro. E questa ardimentosa pietà eh 1 io veggo a que' 
tempi, di far tanto e con tale spendio per le imagini 
dovute al culto, mi dà ragione di que' vocaboli del co- 
strurre e del fabbricarli , usitati negli atti , che a noi 
moderni parranno strani perchè d ! altri tempi e di di- 
versi costumi. 

Un' altra ancona di Nicolò mi venne scoperta rovi- 
stando gli archivj : più modesta , più semplice , come 
suole in villaggi; ma degna non meno che. si rammenti. 
Questa formata pressoché in quadro d' otto palmi , aveva 
nel mezzo tra varj Beati 1' effigie di s. Olcese , e fre- 
giava la parrochiale che in Val di Polcevera prende 
titolo dal santo Vescovo e ne fa nome al contado. La 
ordinarono i Massai della chiesa , Bartolommeo Zerba- 
rino di Vico Morasso e Pietro di Giubega nativo del 
luogo , promettendo al pittore trentacinque lire di ge- 
novini (1). L' anno è del 1417, e così più oltre a sei 



(1) In nomine Domìni Amen. — Nicolaus de Vulturo pictor cìvis lamie 
ex una parte et- Barthoìmnevs Zerbarittus de Vigo Moracio et- Petrus de lìm- 



2(J8 CAPITOLO III. 

lustri dalle prime notizie. E sì in quelle che in questa 
lo troviamo a bottega sotto il Palazzo dell'Arcivescovo ; 
costanza che non ha raffronto in alcuno. Da quest'ul- 
tima data in appresso non è carta che favelli di lui; 
ma i due punti estremi da noi registrati ci danno a- 
nimo ad attribuirgli un' età senile , o tanta almeno da 
dipingere quel molto che gli assegna il Soprani. A 
lui vedremo succedere nella vita e nelle opere un altro 



bega, de Sancto Uìcixio tanquam Masaril Ecclesie Sancii Ulcixii de Pulci/era 
et etiam suo proprio et privato nomine sili invicem et vicissim pervenerunt et 
pervenisse confessi fuerunt ad infrascripla pacla transaciones et composiciones : 
Renunciantes etc. — VideUcet quia ex causa dictorum pactorum dictus Nico- 
laus promisit et conventi dictis Bartholomeo et Petra et ad eorum instanciam 
et requisicioìiem fabricare facere et depingere ex bonis picturis et coloribus cum 
auro fino Majestatem unam latitudinis parmorum septem cum dimidio cum banco 
subtus cum Imagine Sancii Ulcixii et aliis Sanctis de quibus sunt concordes 
ut dicunt : et dictam Majestatem complectam (sic) dare traddere et consignare 
eisdem Massariis per totum mensem Maji prossime venturum dictis Bartholomeo 
et Peiro solventibus eisdem pecuniam de qua infra dicetur : Et que Majestas 
sit bene et sufficienter laborata et si non esset bona et sufficiens co casu si In- 
ter dictas partes questio oriretur debeat cognosci per bonas personas artis dicti 
Nicolai — Versa vice dicti Bartholomeus et Petrus dictis nominibus promisse- 
runl et convenerunt compiccia dieta Maj estate et opere diete Majestatis infra 
dictum tempus dare et solvere dicto Mag. Nicolao et cuicumque legiptime per- 
sone prò eo libras trigintaquinque Ianuinorum prò complemento mercedis sue 
et valoris diete Majestatis ex quibus jam solverunt Libras sex Ianuinorum infra 
solucionem dktarum Librarmi XXXV [sic] promisserunt solvere per totum men- 
sem Aprillis et complementum in Kalendis Iunii proxime venturi — Actum Ia- 
nue sub domo Archiepiscopali residencie Dom. Vicarii ejusdem scilicet in apo- 
teca quam conducit dictus Nicolaus: anno Domin. Nativ. MCCCCXVII Indict. 
nona secundum cursum Ianue die Lune Vili Marcii circa completorium : pre- 
sentibus Michaele de Promontorio et lacobo de Carmo habitaiore Pini. — (Atti 
del Mot. Lorenzo Villa da Rapallo - Fogliaz. % - segnato 1412). 



PITTURA 209 

Ligure della opposta Riviera; quasiché fra una turba 
di pittori avventicci non avesse in niun tempo a man- 
care un nostro che reggesse opportunamente la dignità 
della scuola. La qual cosa se fu sempre onesta per noi, 
fermamente a quest 1 epoca fu necessaria , quando o i 
tempi sinistri, e le guerre di fuori , e le discordie in- 
testine , o fors' anche la fortuna che nelle belle arti , 
siccome ne 1 casi umani , avvicenda la prosperità e la 
miseria , non pur fra noi ma in ogni parte del bel paese 
avea sopiti o disvogliati gi' ingegni , e per giunta di 
sventura peggiorato anche il gusto. 

Un documento pregevolissimo del 7 novembre 1415 
ci spiega d' innanzi agli occhi i pittori che a questi 
giorni stanziavano in Genova, vuoi nostrani o venuti 
di fuori. Dico almeno coloro che per essere cittadini 
dal nascere, o ragguagliati ai cittadini per lunga di- 
mora fra noi, godevano il dritto di dare e d' avere il 
suffragio nella elezione dei Consoli. Ragionando testé 
sullo Statuto dell'Arte, son venuto in sospetto che de' 
capitoli ordinati a comporlo , altri via via si cassassero 
ed altri s' aggiungessero per volger d'anni e di casi ; 
ma la scrittura che al presente m' occorre ne contiene 
argomenti certi. Consta da essa che fino all'anno pre- 
detto durò il divieto a' forastieri così d' esser Consoli 
come ancora di eleggere altrui seppure da due lustri 
non abitassero in Genova , eh' è come un dire che a- 
vessero acquistata cittadinanza. fosse la costoro po- 
chezza , o il querelarsi di molti , o ( come amerei di 



210 CAPITOLO III. 

supporre) un lodevole studio di avantaggiare le sorti 
della nostra pittura, certo è che nel giorno e nell'an- 
no che ho sopra citati il Luogotenente dell' Arte Gio- 
vanni da Pisa e i due Consoli Francesco da Siena e 
Giovanni da Nervi , a nome de' loro consorti , strettisi 
quasi a consiglio , abolirono quel duro capitolo e acco- 
munarono in una condizione e cittadini ed estranei (1). 



'1) In nomine Domini Amen. — Iohannes de Pisis Locvmtenens Fran- 
ciscus de Senis fintar et Iohannes de Fravega de Nervio Consules Artis 
pintorum et scutariorum Civitatis lamie eorum nominibus et nomine et vice a- 
Uorum diete Artis oriundorum Ianue et alionem habentium nomen in eligendo 
Consules quorum nomina sunt: Nicolaus de Vulturo pintor : Rafael Bo- 
naventura: Iohannes de perusio: Ambroxius de Papia: Petrus de 
Papia : Nani de Pisis: Marianus de Pisis: Baldus Bartholomei de Pisis : 
Antonius de Pisis : Mateus de Pisis : Iacobus de Pisis : Averardus de 
Clemona: Bartholomeus de Placentia : Bernabos de Mediolano : Micael 
de Placentia : Petrus de Senis : Turinus de Pisis : Vanus de Pisis: 

Siipr ascritti oriundi Ianue et alvi qui steterunt annis decem et qui possunt 
esse Consules et voces dare et habere in Consules eligendo diete artis : videlicet 
dicti duo Consules et dicti magistri XVIII prò eorum nominibus et nomine a- 
Uorum diete Artis sunt contenti et volunt ac concedunt de grafia suprascriptis 
non oriundis superius nominatis licetipsi non steterint et habitaverinl in Ianua 
annis decem quod quicumque ex predictis possint voces dare et habere in eli- 
gendo Consules et Consules esse diete Artis secundum elecliones fiendas non ob- 
stante Capitulo diete Artis posilo sub rubrica : Quod extranei Consules esse 
non possint : cui in quantum possMle sit sit derogatum ex aclu presenti ip- 
sum Cap'dulum moderando et hoc in quantum suprascripti non desserviant Do- 
minationi et Stalin presenti et eidem non displiceat et tractentur prò civibus et 
proinde ac si stetissent annis decem in lamia : Renunciantes etc. — Actum 
Ianue in Dumo ( sic ) Sancti Laurentii in apoteca dicti Iohannis de Nervio : 
anno Domin. Nativit. MCCCCXV Indict. Vili secundum Ianue cursum : Te- 
stes Iohannes Pardus Martini de Mandela lanerius et Bernardus de Portu ha- 
litatores lamie. (Atti del Not. Tommaso Boveto — Fogliaz. 1. 1415. - 17/. 



PITTURA ?11 

E per vero i Liguri vedevansi condotti a termine, che 
il loro elenco non sommava oltre i tre , e duo di co- 
storo già vecchi , Nicolò da Voltri e Raffaele Bona- 
ventura : sol uno in età fresca o tutt' al più virile , 
Giovanni da Nervi. I forestieri , fatti ormai cittadini o 
presso a divenire, non eran pochi nò di patria oscura : 
ma le carte non mi persuadono che fossero del pari va- 
lenti. Fra i diciannove menzionati in quell'atto ve n'ha 
un da Perugia , da Cremona un secondo , due da Pia- 
cenza , due da Pavia , due altri da Siena : tutto il resto 
pisani. Né però di sì fatta schiera mi verrà gran fa- 
tica allo scrivere : tanto penuriano e le opere e le no- 
tizie. Basterebbero fors' anche i nomi enunziati nel ro- 
gito , se l'oscurità di quest' epoca non m' invogliasse 
appunto d' inserirvi quel nulla che mi fu dato scoprirne 
con istento superiore al guadagno. Ingrosserà il catalo- 
go per altri nomi (né tatti oscuri) che sparsamente ho 
raccolti, e voglio credere che sian di coloro, ai quali 
come giunti di fresco si volea favorire cancellando la 
legge suddetta. Posto quest' ordine alla mia materia , 
mi. stringerò da ultimo a colui che mi pare al dissopra 
degli altri, e che spetta di pien diritto a noi Liguri- 
Quel Giovanni da Pisa che siede a deliberare coi 
Consoli, non mi venne trovato che assai di volo nel 
1409 nella officina eh' egli teneva in contrada di 
Scuteria, come arbitro in certe contese fra Baldo e 
Mariano pisani anch' essi e pittori. Tal titolo danno 
a costoro il sopraddetto catalogo e la sentenza degli ar- 



21* CAPITOLO III. 

bitri; (1) ma in altre carte Baldo si confessa tavolacciere: 
lavorìo eh' io terrò per affine ai tarconieri e agli scu- 
dai, poiché molti di rogito in rogito costumano d'al- 
ternarli e confonderli. Mariano è pittore pur sempre , 
e stretto sì come il veggo con Baldo in società di la- 
vori , è credibile che figurasse i tavolacci che 1' altro 
decorava o mettea d'oro. Ma poco fida dovette correre la 
loro società, che già l'anno addietro rabbuffandosi in 
grame quistioni, avean fatto in Nanni da Pisa un com- 
promesso de' loro diritti , e quanto efficace il vedemmo 
pur dianzi (2). Quanto al Giovanni non ispiacerà che 



(1) In nomine Domini Amen. — Nos magister Iohannes de Pisis pintor in 
Scutaria Icmue et Batista de Pimi mersarius civis Ianue arbitri arbitratores 
amicàbiles compoxitores et communes amici eìecti et asumpti per et inter mag. 
Baldum de Pisis et mag. Marianum de Pisis pictores vigore publici instru- 
menti compromisi in nos facti (sic) per et inter ipsas partes scripti marni Io- 
hannis de Labaino notarli etc. ( In Not. Tommaso Boveto sotto il 30 Gen- 
naio 1419. 

$ In nomine Domini Amen. — Baldus de Pisis tahdacerius habitator Ianue 
ex una parte et Marianus de Pisis pictor ex parte altera de et super omni eo 
et toto quod una pars alteri et altera uni petere seu requirere posset seu habere 
et recipere deberet et tam cum cartis scripturis quam sine et quacumque ratio- 
ne ocasione seu causa que dici seu exeogitari posset seu etiam de omnibus Ms 
que agere habuerunt insinui a millesimo de MCCCCXIII usque in diem et ho- 
ram presente s quomodocumque et qualibet causa non obstante specialiter quodam 
termino stato dieta Mariano certorum dierum per DD : Consules Rationis Ci- 
vitatis Ianue de solvendo dicto Baldo libras . ... de quibus in actis Christo- 
fori Sacherii not. facta esse debet mentio cum per dictum Baldum dicatur multo 
plus habere et per dictum Marianum dicatur se de pollicitis dicto Baldo non 
teneri: et super dependentibus etc. se se compromisserunt in Nani de Pisis 
v'ictorem et Baptistam de Pernio tabulacerinm tanqv/tm in corvm arbitro* orbi- 



PITTURA 2V.Ì 

io pipigli coni' egli menò sposa in Genova del 1421 
certa Pomellina figlinola del fu Guglielmo Bonaven- 
tura e nipote di quel Raffaele clie il decreto de' 
Consoli registra fra gli altri pittori. Nò di quest'ulti- 
mo potrò dir altro per documenti se non eli' egli sbor- 
sò a Giovanni le doti di Pomellina facendo veci di 
padre (1); ma d'altre nozze di forastieri ho già fatte 
parole e farò più innanzi, e senza sentirne tedio, com- 
piacendomi per lo contrario che gli ospiti artefici tro- 



iraiores amicàbiles compositores et communes amicos etc. — Actum, Tanice in 
Gabiolo Mal page : anno Domin. Natio. MCCCCXVHI Indici. XI secundum 
cursum lamie die XX Decembris paulo post Vesperas : testes Antonius de Pa- 
stino et Teramus de Baliano vacati et rogati (Atti del Not. Giovanni La- 
baino. Fogliaz. 1. 1403-23). 

(1) In nomine Domini Amen. — Iohannes Petri ds Pissis pitor (sic) civis lamie 
eonfessus futi et in meritate piólica recognooit Raffaeli Bonaventura tanquam 
pitruo PomiUne filie quondam Gullielmi Bonaventure et uxoris dicti Iohannis 
et ad cautellam mihi Notai-io infrascripto tanquam publice persone officio pu~ 
blico stipulanti et recipienti nomine et vice diete Pomeline licet dbsentis se a, 
dicto Raffaele seti a dieta Pomelina et quacumque alia persona solvente per 
ipsum ac alium habuisse et recepisse prò doctibus et patrimonio diete Pomeline 
eidem matrimonio copulate libras ducentas lamie computatis omnibus solucioni- 
bus factis antehac tam in Banchis quarti extra : faciens diete Pomeline seu 
mihi jam dicto Notarlo stipulanti et recipienti nomine et vice diete Pomeline 
antefactum seu donacionem propter nuptias de libris centurn lamie secundum 
formam et ordinationes Communis lamie — Actum lamie in contrada Scutarie 
tidelicet Inter domum habitationis quondam Go tardi Lanciapanis magistro (sic) 
armorum : Anno Domili. Nativ. MCCCCXXprimo Indici. XI III secundum cursum 
lamie die Veneris XXprimo Novembris paulo ante Vesperas : presentibus testi- 
bus Nicolao Garumbcrio Not. filio Petri et Matheo de Contardinis civibus la- 
nue ad hec vocatis et rogatis. (Atti de' Not. Andrea e Domenico di Per.ci- 
piano. Fogliaz. 1. 1406-18, ed altri anni misti). 

Vol. I. *- Pittura.. 33 



214 CAPITOLO ìli., 

vassero buon patto a fermare il lor domicilio e ad im- 
parentarsi con noi. Francesco da Siena , 1' un de' due 
Consoli, non andrà senza titolo d'opere, avendo colorita 
per Donna Manfredina de' Carli una favola che gii fu 
rimunerata con cento fiorini d'oro. Ne abbiamo contezza 
dalla confessione di pagamento che fa il pittore negli 
atti di Biagio Foglietta il 5 aprile del 1407 (1); della 
forma e dell' argomento restiamo in oscuro , come an- 
che del luogo per cui fu dipinta; se già non s' ha a 
credere su quel d' Oneglia, là ove il cognome della 
Manfredina par che suoni d'antico. Averardo da Cre- 
mona e i due Pavesi Pietro ed Ambrogio non han 
memoria che in quel catalogo ; né di queir altro Pie- 
tro che fu da Siena ho notizia fuorché da una scritta 
postuma del 1433, d' onde apparisce marito d' una Ni- 
colosia d'Antonio di Cesano da Novi già battifogli (2). 



(1) In nomine Domìni Amen. — Franciscus de Senis pidor ciois lamie : 
Confessus fuit et in veritate publica recojnooit miJil Notarlo infrascritto tan- 
quam persone publice officio puVico stipulanti et recipienti nomine et vice Do- 
mine Manfredine de Carlo se ab ca Imbuisse et recepisse florenos eentim auri 
computatis florenis vijinti orto eidem solutis per D. maj. Enricum Vejium 
phisicum ad complemcntum dictorum florenorum centum prò laborerio unius 
Majestatis depicte per dietim Franciscum : quorum qnitavit etc. — Aduni la- 
tine in Palacio Nodo Communis ad Statini*, 'sic) Band ubi jura redduntur per 
D. ludicem et Assessorem D. Potestatis Iann? : Anno Domin. Natio. MCCCCVI1 
Inditi. XIIII secundum lamie cursum die V Aprilis circa tercias : presentibus 
lacobo Scorcia Jilio Quilici et Antonio de Ansaldo Jf.io Salvaygì ciiibus Zanne 
testilus vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Biagio Foglietta seniore. Fogliaz. 
1. 1408. — 18;. 

(2) In nomine Domini Amen. — Nicolosia jtlia quondam Antonii de Cexano 
hatiffolium et u.tor qit-ondnm Majislri Petri de Senis picloris et qm Nicolosia 



PITTURA 215 

Giovanni da Perugia mi torna d'innanzi, non por la- 
vori del suo magistero, ma por cagione di nozze corno 
altri estranei. 11 suo casato fu de 1 Baroni, e dal 1411 
s" era fatto consorto di corta Chiara del fu Antonio 
Fontana cVÀndora (1) già vedova d'un Pietro di Lanario 
da Eecco. De' due Piacentini, Michele e Bartolommeo, 
solo il secondo mi segue nei rogiti, per certe pitture 



habitat ap:td Ecclexiam Sancii Ambroxii de Janu% omni jure via modo et j 'or- 
via quibus meliiis potuti et potest locavit et titillo et causa locationis concessit 
Jacobino de Nocis linayrolio Janna in contrada predieta quanlam apothecam 
cum piUheo ipsius Nicolosìe positam Janue in dieta contratta: cui diciticr lo ba- 
gno: ante cimitcriìim Ecclexie Sancii Ambroxii predicti etc. — Aduni Janue 
in contrada Ecclexie Sancii Ambroxii videliect in domo habitacionis diete Ja- 
cobine de Noois: Anno Bombi. Natie. MCCCCXXXIII Indici. XI secundum 
cursurn Janue die Dominica XVIII Odobris liora circa nonam : presenlibus 
Gratiano de Pe'iza de Sijestro caìejario et Manuele de Premanego de Bare/alio 
formajario q. Jacobi de Premanego Jlaffoni testibus ad hec vocatis et rogali*. 
(Atti del Not. Domenico Cavallo. Foglìaz. 1, 14.09-22). 

(1) In nomine Domini Amen. — Johannss Baronus de Peruxia pictor con-* 
fessus futi Clare /li ie quondam Antonii Fontane de Andoria se ab ìpsa Clara 
scu a Nkolao Cagrom laierio presenti prò ea Imbuisse et recepisse prò dodi- 
bus et patrimonio ipsius Giare libras ducentas Janue Et fecit ipse 

Johannes diete Clare presenti antefactum seu donationem propter nuptias de 
libris centum lanuinorwn secundum morem et consueludinem cioilatis Janue ad 

habendum tenendum gaudendum etc Acto tamen in presenti instru- 

viento quod prò predidis omnibus et singulis ipse Johannes realiter et perso- 
naliter conceniri possit Janue Pisis Flore/die Neapoli Majoricis Todo Peyre 

Famaguste Papié Med'.olano et alibi ubicumque locorum etc — Aduni 

Janue in contrada Sarzani loco ubi dicitur la Corte in domo habitationis dicti 
Nicolai Cayroui que domus f-nit q. Nicolai de Plebe calafati: Anno Domiti. 
Natio. MCCCCXI Indici, secunda secundum Janue cursum die XVIII Janua- 

rii hora prima: Testes Fiordus Berardi de Cintate Casleli magistcr armorum. 
et Antonius de Lavania magister axie vocali et rogati. (Atti del Not. Barto- 

lommeo Pino da Sori — Fog-liaz. 1, 1394-1419). 



216 CAPITOLO III. 

da lui fatte nel 1414 in più camere del palazzo di 
Nicolò Grimaldi. Ne vidi il contratto nei fogliazzi di 
Gregorio Labaino; ma il pessimo amanuense e'1 minor 
pregio dell'opera mi sconfortarono del trarne copia. 
S'ingegni chi vuole: a me basta l'avervi letto che quei 
dipinti erano di boscaglie e di selvaggiume, e non senza 
figure d'uomini, e nel palco della caminata le solite 
stelle e i raggi e gli agnusdei. Fin d' allora i privati 
godevano fregiare le stanze , o meglio allegrarle , con 
vaghi aspetti di natura, od anche santificarle con sim- 
boli di religione, finché a grado a grado si piacquero 
ancora di arricchirle ad istoria. Se non che tal mate- 
ria, non vana a conoscersi né sterile per noi Genovesi, 
tramando a speciale capitolo, ove l'arte della pittura, 
distratta dalle opere pubbliche, vorrà un tal poco mo- 
strarsi in privato. Quel Barnaba da Milano che dopo 
i Consoli ha il numero quattordicesimo nella lista per 
noi prodotta, non ho dubbio veruno ch'ei non sia des- 
so quel Barnaba Gritta che operava in Savona nel 
1410 secondo il registro già mentovato di Gio: Tom- 
maso Bellore Rimangono altri Pisani, non meno di sei; 
ma né d' Antonio né di Matteo né di Giacomo ho 
parola a soggiungere. Di Nanni m' è grato avvertire 
che del 1409 dipingeva in Savona , come attesta il 
Belloro : e cercandolo in que' dintorni potrebbe taluno 
sospettarlo in un vetro dipinto che chiude la finestrel- 
la del coro nella suburbana di S. Dalmazio, ove si 
leggono in chiari e non piccoli caratteri le iniziali N. 



l'IT tu a a 217 

de P. Contiene la figura del Santo cogli allusivi dolla 
palma o della spada, ricinta di frondi con bacche d'al- 
loro, e posta a campeggiare d' innanzi a un castello 
che tinto in fosco le cresco risalto. Né però disconosco 
corno allo stile senta troppo il moderno verso la data 
predetta , e come le fogge degli abiti ci richiamino più 
prontamente ai pittori lombardi e ai pavesi in ispecie. 
Altri poi , riandando il nostro elenco , potrà dubitare 
per giunta che fra gli artefici in esso compresi sia 
qualche parentela da padre a figlio , come ad esempio 
in Giovanni da Pisa che in altre carte s'annunzia per 
figliuol di Matteo, (1) e in Turino, pur esso pisano, 
che soscrive di mano propria Turino di Vanni. 

Ho differito costui fino all' ultimo, come tale di cui 
ci resta alcun saggio: laonde per quelle età, vincolate 
psr lo più ad una forma, ci è quasi concesso di giu- 
dicar tutti gli altri almen di Toscana , o alla più tri- 
sta di Pisa. È sua quell'ancona, che segnata del 15 
agosto 1415, e della scritta Turlnus Vannis de Pìsis 



il) Nos Petrus Garumberius de Zoalio : Johannes Matei de Pisis pictor: et 
Johannes de Ruvegno magister axie arbitri amici arbitratorcs et amicabiles 
compositores communes ellecti et assumpti per et inter Lodismm de Boliasco 
barcharolium tanquam patrem et legitimum administratorem Mariete Jilie sue 
ex una parte et Antonium de Casliliono bancalarium vìrum diete Mariete ex 
altera etc. — Actunx Janue in conlraeta Rosii Superioris videlicet juxta domiim 
dirti Petri: Anno Domiti. Nativ. MCCCCXXIII Padict. quintadecima sectm- 
dum Janue cursum die dominica XXI Marcii ìiora Complectorii: Testes Bar- 
iholorneus de Rapallo cordoanerius Christofforus et Anlonius de Io Follo ban- 
cararii ckes Janue vocali et rogati. (Atti del Not. Nicolò Garumbero. — Fo- 
gliaz, 1, 1422-31). 



218 CAPITOLO III. 

pìnxìt, sussisto per singoiar privilegio vigorosa ed in- 
tatta nel coro di S. Bartolommeo dagli Armeni. È a tre 
scomparti , dove a N. D. coli' Infante che tengono il 
mezzo, fan festa e corteggio ed angeli e santi; compo- 
sizione più. tosto zeppa di figure che piena , e dove lo 
pratiche del doratore paion messe a contendere col ma- 
gistero dei pennelli. Quel popolo di teste che si spic- 
cano dall'oro dei fondi, delle trine, dei nimbi, riten- 
gono senza fallo il giottssco, ma tradiscono a parer 
nostro una scuola più tosto intesa a far pompa d'accu- 
ratezza che di valore. Eispondono a quest'abito lo qua- 
lità del dipinto: tinte lucide e rosee, belle arie di vol- 
ti, e una certa soavità che appaga se non sorprende. 
Parlammo in altri libri di questo trittico non breve- 
mente, e cercammo dell'autore nel da Morrona, che 
più d' ogni altro ( come suo cittadino) era in debito 
di darcene spia; ma lo scrittore pisano , che pur ce lo 
addita in parecchie tavole e cel mostra nativo di Ri- 
goli, castello a breve distanza da quella città, giunto 
alla data del 1397 ne smarrisce le tracce. Più tardi 
ne attinsi dal Ciampi alcun' altra notizia, ma pur ri- 
stretta in quegli anni, ne per opere esistenti su quel 
di Pisa, ma registrate nei razionali della Cattedral di 
Pistoia. Quivi Turino s' acconcia a doratore e colorito- 
re d'una statua in marmo da locarsi sull'ingresso del 
campanile, cosa non insolita in quella stagione (1); ma 

(1 MCCCLXXXXII : 31agister Turinus piclor de C'appetta S. Evfhrasie 



PITTURA 2 I 

perchè non entriamo in sospetto d'un qualche omoni- 
mo , non mancano documenti cho il fan pittore o di 
muri e di tavole: chiaro indizio ch'egli compartisse 
T età giovanile fra la terra natale e le limitrofe della 
Toscana (1). Dico l'età giovanile, dacché i lavori che 
condusse in Liguria, e le memorie del soggiorno che 
v'ebbe, c'indugiano poco più poco meno di quattro 
lustri. Descrivendo molti anni addietro la Maestà de- 
gli Armeni, io non mi adagiava nel credere che Tu- 
rino di Vanni stentasse in Genova cotanto lavoro , o 
gran tempo me ne rimasi nel creder l'opera commes- 
sa in Pisa dai Basiliani. Quand' ecco che il pittore mi 
si mostra in Savona l' anno appunto che segue alla 
nostra tavola, eh' è il 1416, mercè del Belloro, il qua- 
le, siccome degli altri, ne scoperse i vestigi in un 
confuso di notularj. Né però disse poco postillando 
che Turino dipinse colà nel Palazzo pubblico : cosa 



prò pìctura quam feclt fingendo et dcaurando figuram B. M. Virgìnis ponen- 
dam super portam Campaniìis marmorcam: L. Ili, sol. A. « Questa imagi- 
« ne si vede anche al presente, ma i celeri seno perduti. Fino dal tempo 
« di Nicola e di Giovanni Pisani si costumò di colorire le statue , e spe- 
li cialmente i p-mneggi. In alcune che si conservano nel Campo Santo se 
« ne vede qualche residuo. Quest' uso fu praticato anche dagli antichi 
« Greci, come possiamo rilevare da molti luoghi di Pausania e di Plinio ». 
^Ciampi, Sacristia di Pistoia, pag. ICS) 

il) « Di questo Turino (prosegue il Ciampi] trovo anche che gli fu pa- 
« gato prò pictura unius tabule altarìs ponende in ecclesia et capeìla S. Cri' 
« siine sumptibus Opere de Domo, que olim fuerat D. Antonii de Massa flo- 
« renos XVIII auri libras 84. (Da libro dell'amministrazione dell'Opera del 
« Duomo di Pisa segnato B all'anno 1393, stile pisano ». 



220 CAPITOLO III. 

da far onora all'artista non meno che a quel Comune 
da cui veniva invitato in tempi non certamente fausti 
per la Liguria. De' suoi pennelli in Savona non resta 
vestigio: né forse avremmo esempio di questo periodo 
se l' ancona di S. Bartolommeo non fosse scampata alle 
vicende dei secoli. L'arte della pittura o dimentica o 
sdegnosa della prima semplicità, veniva sostituendo la 
copia all'eleganza, e disperando di parer bella inge- 
gna vasi d'esser ricca. 

Di tutti costoro, o dei più, menzionati nella lista 
dei Consoli , ha potuto il lettore argomentare la lun- 
ga dimora fra noi, e conoscere per documenti la loro 
cittadinanza. Àgli altri provvedeva l'indulgente decreto 
tacendone i nomi; ma che non fossero pochi nò di- 
spregevoli , si chiarisce dalla intenzione medesima che 
abrogava la vecchia legge. Se non che il silenzio stes- 
so c'insegna a discernerli: e son que' pittori che spar- 
samente incontriamo nelle carte, non distinti del titolo 
cittadinesco, e nondimeno abitanti in .Genova, e se ciò 
non basti legati ad essa di consuetudine o di cogna- 
zione. Manderò innanzi a tutti un pittor da Messina, 
nominato Agostino, e Sarrino di soprannome , prima 
perchè più. antico alla data, e poi perchè avea dimora 
fra noi ed ebbe mano in lavori non piccioli. L' anno 
appunto del 1400 era sacrista del S. Lorenzo Giovanni 
da Santo Stefano, zelantissimo fra que' canonici, non 
pure del proprio uffizio , ma d' arricchire la chiesa di 
pregevoli ornamenti, e moltiplicarvi i titoli della pie- 



PITTURA 221 

tà. Per lui s' accrebbe il sacrario di begli arredi, e in 
ispecie di tre ricche pianete, di due dalmatiche e d'un 
pallio istoriato , a lui venduti da Carlo Lomellino a 
prezzo di dugento sessanta fiorini d'oro (1). Ma preci- 
puo suo affetto par che fosse la cappella di N. D. a 
cui s'entrava per un cancello, dentro e fuori del qua- 
le era sempre concorso di popoli attirati da special de- 
vozione. Per moltiplicarvi, se fosse possibile, i conforti 
della pietà, il buon canonico fece pensiero di colloca- 
re a sinistra di chi entrasse la grata un dipinto con 
varj e commoventi misteri della Fede , e al Siciliano 



(lì MCCCCI Indici. Vili — In nomine Domini Amen: Dom. Johannes de 
Sancto Stcphano Canonkus Ianuensis habens curam Sacrislie diete Ecclesie no- 
mine et vice diete Sacristie et etiam suo proprio nomine: Confessus fuit etcon- 
fitetur Carolo Lomélino filio D. Napoleonis civi Ianue presenti et recipienti se 
sibi teneri et dare et solvere debere florenos ducentos sexaginta auri boni et 
pesti ponderis qui sunt predimi et prò precio planetarum trium : unius vide- 
licet corchibite (sic) auro eiperlis ad acum: unius velutinigri et alterius veluli 
viridis : ac unins patii ad istoriarli Beate Illarie : et uniùè tunicele ac unius 
dramatice (sic) auri lordati venditorum ipsi Dom. Iolianni prò dieta Sacristia 
per ipsum Carolimi. Quos quidem florenos ducentos sexaginta promisit et pro- 
mittit dicto Carolo stipulanti sibi dare et solvere lune ad annum proxime ven- 
turieri : et hoc sub pena dupli : Ceterum dictus Carolus promisit dicto Dom. 
lohanni stipulanti si intra dictiem annum contingeret moveri questionem adversus 
dictam Sacristiam prò dictis rebus ab eo non petere dictam pecuniam quousque 
dieta questio forct finita: volendo ex nunc dictum Dom. lohannem non obligari 
ad illam dandam nisi finita dieta questione non obstantibus suprascriptis — 
Actum lanue in dieta Sacristia: Anno et Indici, quibus supra die XVI Iunii: 
presentibns testibus Presb. Leonardo de Clavaro et Peracio de Valle tar ii Capel- 
lanis diete Ecclesie ad premissa vocatis. ( Atti del Not. Antonio Foglietta — ■ 
Notul. 2. 1389-M02.) 

Vol. I. — Pittura. 34 



222 CAPITOLO III. 

ne commise l'esecuzione. (1) La tavola non era picco- 
la: nove palmi saliva in lungo, e cinque e mezzo spa- 
ziava in largo. Era nel mezzo G. C. pendente in cro- 
ce con due angeli per ciascun lato a contemplarne il 



fi) MCCCC Indici. VII. In nomine Domini Amen: Dom. Iohannes de Sancto 
Stephano Canonicus Ianueìisis ex una parte: et Augustinus dictus Sarrinus 
Siculus de civitate Mcssana pictor lamie commorans ex alia parte: pervenerunù 
et pervenisse ad invicem sibi confessi fuerunt ad infrascripta pacta conventio- 
nes et promissiones : Renunciantes etc. — Vidclicet quia dictus Augustinus 
promisit dicto Dovi. Iolianni stipulanti facere unam Connam lignearn ponen- 
dam intra cratem Capette Sancle Marie in Ecclesia Ianuensi in parte sinistra 
intrando dictam cratem latitudinis parmorum quinque et dimidii et altitudinis 
parmorum novem et in ea depingere Cruciflxum cum duóbus Angelis a quolibet 
ipsius latere: et a lalere dextero cum Nostra Domina et tribus Mariis ac sondo 
lohamie et duobus aliis dominabus: et a sinistro cum odo figuris hominum ar- 
matorum: et a latere dextro cum ymagine Domini Nostri Ihesu Christi orantis 
cum tribùs Apostolis dormientibus et cum Angelo apparente: et a latere sinistro 
cum ymagine Domini Nostri et trium Apostolorum. Infra in inferiori parte 
ymagiìiem Domine Nostre de Misericordia cum populis ab utroque latere: et 
desuper cum Angelis coronantibus eam et mantellum tenentibus: et predicta omnia 
facere de bonis et optimis coloribus et de auro fino et arzurio fino cujus lincia 
s iugula valeat dnos florenos: et cum duabus cornicibus et suis traversis in me- 
dio: et predictam Connam compiere et perficere et sistere ad dictam cratem in- 
fra festum S. Lanrentii proxime venturum — Versa vice dictus Dom. Iohannes 
promisit dicto Augustino stipulanti sìbi dare et solvere prò dicto opere perfi- 
ciendo et compiendo florenos viginti quatiwr auri boni et jnsti ponderis de quibus 
dictus Augustinus confessus fuil dicto Dom. lohanni presenti imbuisse et re- 
cepisse fiorenos odo. Reliqnos vero florenos sexdecim promisit dicto Augustino 
stipulanti sibi dare et tradere completa dieta Conna et posila et flxa in dieta 
Capella — Et hoc sub pena fiorenorum sex auri prò damno et interesse dieta- 
rum partium ex mine in tanta quantitate de voluntate pari imi taxata —'Acttim 
Ianue in dieta Ecchsia in dieta Capella: Anno et Indidione quibus supra die XVII 
Maij: presentibus testibus Presbiterio Iolianne de Scapoli et Nicolao Pareto 
Zeodiensis dimresis Capellanis diete Ecclesie lanuensis. (Atti del Not. Antonio 
Foglietta- Notul. 2. 1389-1402.) 



PITTURA 223 

martirio: in altri partimenti di fianco si vedevano isto- 
rie della Passione; quando Cristo esce al Getsemani co' 
tre discepoli, e quando è confortato dall'angelo, e si- 
milmente quando le Marie si conducono al monimento, 
e di rincontro gli armati che il guardano. Volle al- 
tresì che alle imagini della divina bontà rispondessero 
le misericordie della Vergine Madre, espressa nell'atto 
di accogliere sotto il gran manto la pia turba , con 
angioletti a volo che le reggessero i lembi e la inco- 
ronassero regina del cielo. Queste altre rappresentanze, 
conformi al titolo della Cappella, tenevano il basso del- 
l'ancona, e coni' io voglio credere la predella o il dor- 
sale. Ebbe Sarrino per tal pittura ventiquattro fiorini 
d'oro, come l'atto dichiara: né vi mancano per parte 
del committente le usate prescrizioni sulla finezza del- 
le dorature e sull'uso d'azzurri preziosi. Ora per uo- 
mo che dimorava con noi, secondo i termini di quella 
scrittura , non m' è verosimile che un' opera sola gli 
uscisse di mano, contuttoché il costui nome scompari- 
sca di poi nelle tenebre. I casi sinistri non ci han- 
no tanto fraudati i lavori dell'ingegno, quanto ancora 
le carte che ne tenevano memoria; e quanto a me mi 
professo gratissimo alla fortuna che quel nulla che 
pure esiste non ci abbia strappato di mano. E certo 
non è poco che per la tavola ci rimanga la scritta, dal- 
la quale m'è convenuto ritrarre i sopraddetti particolari, 
come ritrarrò d'altre carte un tesoro di monumenti che 
in antico onoravano la Cattedrale. Dello stile d' Agosti- 



224 CAPITOLO III. 

no non può ragionarmi il contratto , ma per quanto 
provenisse egli dalla natia isola, noi distrarrò dai 
giotteschi, che in quelle bande siccome altrove diffu- 
sero l'apostolato di tanta scuola (1). 

Né per questo imiterò il Baldinucci col difendere 
ad ogni patto che in niun angolo della penisola si 
dipingesse con altre forme; e ne do prova sorvolando 
ad alcuni altri pittori che operavano in Genova sui 
primordj del secolo. Del luogo d' Alba non avevamo 
soltanto quel Pietro Gallo che testò feci noto , ma 
pur anche un Giovanni David del 1408, vale a di- 
re quasi ad un tempo col suo conterraneo (2). Il do- 



(1) Il dotto mio amico Cav. Avv. Cornelio de Simoni, aggiunge per sua 
cortesia una curiosa particolarità alle notizie di Giovanni da Pisa e di A- 
gostino da Messina. Visitando gli Arcbivii Imperiali di Parigi fermò 1' at- 
tenzione sopra due codici , il primo de' quali cartaceo segnato C , e sin- 
crono al certo, ha per titolo : De facto Ianue: in hoc libro continenti')- Con- 
silia Ianuensium ex quibus apparet Ducem Consilia et Officia lamie imbuisse 
bayliam faciendi trans missionem Regi de Dominio Ianue etc. L'altro membra- 
naceo colla rubrica A contiene i giuramenti di fedeltà prestati dai Co- 
muni della Liguria al Re di Francia e al Governatore Bucicaldo nel 1401. 
Tra i nomi che compongono le liste di Genova si contano persone illustri, 
come ad esempio i due cronisti Giorgio e Giovanni Stella, il Dott. Barto- 
lommeo del Bosco e Spinetta da Campofregoso. Ai due pittori sovraccen- 
nati il codice ne cresce un terzo ch'io non iscopro in ver un documento, e 
che al pari degli altri godeva perciò la cittadinanza genovese. Ecco i tre 
nomi : Johannes de Pisis pictor — Antonius Mutus de Florentia pic- 
tor — Augustinus de Menxana (sic) piuctor. Si chiude il catalogo colla 
autenticazione : Extracium ex actis publicis Cancellerie Communis Ianue. — 
Julianus Panizarius Cancellarius. 

(2) In nomine Domini Amen — Iohannes David de Alba quondam Georgii 
pictor habitator Ianue in contrata Porle Sancii Andree omni jure via modo et 



PITTURA 225 

c limonio che lo fa manifesto ci presenta pure un fiam- 
mingo in Alessandro da Bruqgia, perchè impariamo 
che di sì fatti pittori de' quali troviam l'orma in più 
quadri non cessò mai la semente nò a Genova né al- 
la provincia. Il primo di costoro operava in certe stan- 
ze presso alla porta di S. Andrea, il secondo in una 
bottega per la via di S. Siro, tolta a fìtto da un An- 
drea de' Nattoni cittadin savonese. I quali entrambi, 
com'erano disgiunti d'officina per lungo spazio, così 
mi persuado che fossero divisi allo stile, e lontani am- 
bidue dal giottesco. È singolare alle scuole dei subal- 
pini una maniera che più si stringe al naturale che 
non vagheggi l' ideale e lo scelto , tenace delle fogge 
contemporanee , e delle volgari il più spesso , negli 
abiti delle figure , e al tingere più vaga di robustezza 
che d' armonia; del qual gusto occorrono, anche frequen- 
ti esempj sui passi dell'alpe marittima. Quel eh' è de' 
fìandresi, non potè mai tanto il lor bazzicare in Ita- 
lia, che rifiutassero in tutto quel loro stile che non 
vuol confondersi con altri stili: più severo alle forme 
che bello, più vero che elegante, più riguardevole per 

forma quibus melius potuti fecti constituit et ordinava suum certuni nuncium 
et procuratorem actorem factorem et negotiorum gestorem prout melius fieri et 
esse potest Petrum Pastrerium de Alba filmai q. Diani etc. — Aduni Ianue in 
coltrata Sancii Siri in apotheca quam conducit ab Andrea de Natonis de Saona 
Magister Alexander de Bruges \pictor: Anno Domin. Natio. MCCCCVIII Indici. 
XV secimdum cursum Zanne die X lullii paulo post meridiem: presentibus testibus 
lacobo de Alba scarcelerio et Ioliane de Ceriali sartore civibus Ianue ad hec 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Simone di Compagnone - Fogliaz. 1. 1402-15.) 



226 capitolo ni. 

diligenza che per bravura. Ond'è che questi stranieri 
per tutto il quattrocento e per gran parte del secolo 
appresso si riconoscon fra i mille. Se il parlare un'al- 
tra fiata di nozze non è per venire in fastidio al let- 
tore , farò pur cenno d' un Giovanni da Milano , che 
nel 1418 veggo impalmarsi ad una Eliana del quon- 
dam Anselmo di Sale, coLTusata quietanza delle doti e 
col solito antefatto o donazione della metà. (1) Ma il no- 
me di lui non mi si ripete altra volta, né pur quello 
d'un Giacomo di Val di Taro consegnato sotto il 1422 
nelle carte di Pietro di Belignano. La costoro oscurità 
mi consente esser breve, e differisco a miglior luogo 
un Guirardo Mazone alessandrino, del quale ho con- 
tezza fin dal 1414, ma che padre di pittor non Die- 



ci) In nomine Domini Amen — Iohane de Mediolano pictor sponte confessus 
futi et in ventate publica recognovit milii Notarti infrascripto tit persona pu- 
blica officio publico stipulanti et recipienti nomine et vice EUine filie quondam 
Amsermi de Sale et uxoris ipsius Iohannis se ab ea seu olii (sic) prò ea 
liabuisse et recepisse prò ejus dotibus et patrimonio in pecunia et rebus li- 
brai centum Ianue: Renuncians etc. — ■ Faciens dictus Iohannes eidern Eliane 
licèi absenti et ad cautelam mihi Notarlo predicto stipulanti et recipienti no- 
mine et vice diete Eliane antefactum seu donacionem propter nucias (sic/ de li- 
bris quinquaginta Ianue secundum formarti juris et eapitulorum Ianue : Quas 
doctes et antefactum dictus Iohannes voluti et vult semper esse salvas et sal- 
vum eidem Eliane et heredibus ejus in omnibus bonis ipsius Iohannis pre- 
sentibus et fuluris: Promittens etc. etc. — Actum Janue in Logia platee Mo- 
duli: Anno Nativ. Dom. MCCCCXVIII Indict. decima secundum cursum Ianue 
die XXV Aprillis paulo post Vesperas: presentibus testibus Blaxio Verdura ban- 
ralario Oberto de Nomria ferrarlo et lohanne de Tresoldi calegario civibus Ianue 
ad hec oocatis et rogatis. (Atti del Not. Alaone di Levinto — Fogliaz. I. 
13S6 — 1421.) 



v i t t u n a 227 

cliocre, ed avo di pittor valentissimo , occupa del pro- 
prio cognome tutto il secolo che noi perlustriamo. 

Ho promesso, non ha molto, un nostrano che difenda 
per questi tempi non felici lo parti della pittura ligu- 
stica. Noi lo vedemmo de' Consoli nel 1415, nò sarà 
per abbandonarci prima del 44 , vale a dire per un 
cammino di presso a sei lustri. Opere sue non abbia- 
mo o non sappiamo d' avere: e come stupirne s'anche 
il nome ci è nuovo affatto ? Giovanni da Nervi esce 
pur ora alla luce , querelandosi con tutta ragione delle 
tenebre folte che lo copersero per quattro secoli ed oltre. 
Ed è una sventura che il costui merito non si possa 
oggimai comprovar cogli esempj ; sventura comune a 
tanti altri. Nondimeno io lo argomento al tenore degli 
atti che ci fan conti d'alcun lavoro , al frequente in- 
trammettersi nelle cose dell'arte, e sempre con ispirito 
di vantaggiarla, e alla autorità che dimostra fra molti 
e non ignobili forastieri. Così due luoghi della Orien- 
tale Riviera hanno il loro Giovanni che splendo a metà 
di due secoli ; nò facilmente giudicheresti a chi si 
debba il primato. Per le ragioni del mio lavoro , co- 
testo Giovanni da Nervi, nella gran copia di nomi e 
di cose che mi si apparecchia in processo , si fa in- 
nanzi opportunamente; perch'io stringerò intorno a lui 
quanti precorrono a tempi men tristi , e di molti uo- 
mini sparsi comporrò una famiglia , se i loro casi e 
l'industria mia mi secondino. 

Al nome suddetto egli aggiunge quasi sempre o frani- 



228 capitolo ni. 

mette il casato, che fu dei Fravega, comunissimo nel 
natio borgo di Nervi, e niente meno in Eapallo. Ebbe 
padre un Domenico, e ne ritrasse il nome in un figlio 
che do vett' essergli il primo nato, ma da cui né s' ac- 
crebbe a lui vanto né lustro alla famiglia. Però che 
sugli anni quattordici lo mise al calzolaio, tanto lo giu- 
dicò mal disposto ai pennelli (1); e già presso ai cin- 
quanta , già mortogli il padre , lo riveggo negli atti 
del Parisola a pattuire un salario fra il cuoio e gli 
spaghi. Ma Giovanni produsse al mondo altri figli, né 
però tali che lo mostrino troppo devoto alle coniugali 
memorie dacché venne a mancargli la prima sposa. Un 
bambino di nome Tommaso gli nacque di certa Maria 
Ungara di Zagra già fante di Paolo Berardo da Ca- 
mogli orefice, e v'han patti in notaio Cavallo, pei quali 
riconoscendolo per suo, il pittore lo consegna alla ma- 
dre per allattarlo e le assegna per un triennio lire 20 
annuali. Se non che un'altra scritta di sette anni più 



(.1) In nomine Domìni Amen — Iohannes de Fravega de Nervio pitor 
quondam Dominici habilator lamie promixit et solcmpniter conventi Iohanni 
de Polanexi carzolario in lamia q. Silvestri presenti et solcmpniter stipulanti 
et recipienti se faclurum et curaturum ita et talìter cum effectu quocl Domene- 
f/hinus filius ipsius Iohannis eiatis annomm XIIII in circha staòit cum dicto 
Iolianne de Polanexi prò suo famulo et discipulo causa et occaxione adiscendi 
artem ipsius Iohannis carzolariorum etc. etc. — Actum lamie in contrada prope 
lìipam Culteleriorum videlicet apud Locjiam Laneriorum: Anno Domin. Nativ. 
MCCCCXXXV Indici. XII sccundum cursum lamie die sabati XXVIIII lamia- 
rii hora circa Vesperas : prescniibus Baptista Indice lanerio et Antonìoto de 
Frevante q. Iohannis civibus lame testibus ad hec zocatìs et rogatis. (Atti del 
Isot. Domenico Cavallo — Fogliaz. 2 — 1432-42.} 



PITTURA 229 

in qua, se non gli cancella , gli menoma almeno lai 
nota, mostrandoci lo nozze di Giovanni colla Maria, e 
onesta ammenda del fallo commesso (1). 

Tra l'uno e l'altro di questi contratti si tramuta di 
studio, voglio dire dalla piazza di Campetto, prediletta 
di molti altri pittori, alla contrada di Prò, anzi nelle 
proprie case do' Cavalieri. La prima memoria che è 
del 1415 e l'ultima del 1444 lo segnan per Console, 
e paiono indicar cose degne. La facoltà concessa ai 
forastieri di sedere a capo dell'arte, non fa onore a ve- 
runo quanto a lui che nascea ligure ed era in carica. 
Potrebbesi aggiungere che a quella età fosse giovane, 
stando ai molti anni che seguono , e però degnissimo 
del primo grado fra gente vecchia od eguale. Quel 
che avanza per la memoria delle opere , ci vieta dì 
confonderlo a comunali maestri. Un Matteo e un Bru- 



ti) In nomine Domini Amen: Iohannes de Fravega de Nervio pictor quon- 
dam Dominici sponte et ex certa scientia et nullo errore juris vel facti confes- 
svs fuit et in ventate pnblica recognocit Marie Zingare de Zagra olim serve 
Pavli de Berahlis fabri civis Ianue presenti et solemniter stipulanti et reci- 
pienti se ab ea hahùsse et recepisse prò doctibus et patrimonio diete Marie le- 
gitime sponse et nxoris ipsius Iohannis libras cent uni vigiliti quinque Ianui- 
norum in peccunia numerata etc. etc. — Actum lamie in Burgo Predis in con- 
trada Ecclexie S. Iohannis in domo Jucbitacionis ipsius Iohannis quam conducit 
a Doni. Preccptore di. te Ecclexie S. Iohannis seu a Fratribus ipsius Ecclexie: 
Anno Domin. Natio. MCCCCXXXVII Indici, quartadecima secundum cursum 
Ianue die Iovis XVI Madii hora. Vespertini: presentibus Iohanne de Srncto Na- 
tario filio lerongmi et Andrea de Carse de Prooentia q. Antonii calegario apud 
dictam Ecclexiam testibus ad hec vocatis et rogatis. (Atti del Not. Dompnico 
Cavallo Fogliaz. ut supra.) 

Voi. I — Pittura. 35 



£30 CAFITOLO IH. 

netto venuti di Capo Corso (dominio de' nobili de 
Mari ) per un' ancona da rizzare in certa chiesa del 
luogo , non trovarono in Genova migliore artefice del 
nostro Giovanni né tra quelli che v' erano addietro 
né tra i molti sopraggiunti di fresco. Conciossiachè 
questo primo lavoro mi trasporta di slancio al 1429: e 
non è da tacersi che gli accordi del quadro si stipula- 
vano sotto gli occhi di Simone de Mari e nel suo pro- 
prio palazzo vicin di Luccoli (1). Nell'opera di che s'oh- 



(1) In nomine Domini Amen ■ — Iohannes de Fabrica (sic) de Nervo piclor 
habitator in Campeto promissit et convenit Matco ftlio D. Nicoloxini et Bruneto 
filio Simonis de Morsilia Capitis Corsii prescntibus et stipulantibus facere et 
fabricare lìgnamen unius Majestatis parmorum sex et quarti 1 in latitudine et 
parmorum sepie-m in altitudine cum Imagine Yirginis Marie in medio tenente 
filium smini in bracliiis : et a parte superiore ymagìnes et figuras Sanctorum 
Colunibani et Iacobi: a parte vero dextera Beate Yirginis Marie fijuras Sancto- 
rum Antonìi et Ciprhni et a parte sinistra figuras Sanctorum Silvestri et Au- 
gustini: et inferius figuras duodecim Apostolorum: et cacumine diete Majestatis 
super fignram Beate Marie Yirginis figuram seu ymajinem D. N. Iesu Christi 
Cruci/Issi (sic): quas omnes figuras una cum Annunciata promissit laborare 
auro et bonis coloribus optimis et eam completo.m dare et comignare dictis Ma- 
tea et Bruneto seu alteri eorum aut cui mandaverint per totum mcnscm Au- 
gusti proxime ven'turum: prò mercede et facturis cujus Majestatis dicti Mateus 
et Brunetus et uterque ipsorum in solidum promisserun't dare et solvere dicto 
Iohanni libras viginti otto et sóldos quindeeim Ianuinonm ex quibus dictus 
Iohannes conjessus est Imbuisse et recepisse in pecunix numerata libras septem 
lanuinorum et residuum sibi solvere et dare promisserunt dicti Mateus et 
Brunetus tempore consignacionis diete Majestatis: Renunciantes etc — Action 
lamie in goastato (sic)- Nobilium de Mari subtus Luculum in prima aula domus 
D. Simonis de Mari domini Capitis Corsii: Anno Domin.Nativ. MCCCCXXYITFI 
Indici. VI secundum cursumlanue die Sabati quinta Fcbruarii paulo post tercias: 
presentibus dicto D. Simone et lolianne de Lagosa Corso testibus ad liec vocatis 
et rogati?. (Atti dal Not. Lorenzo Villa da Rapallo — Fogliaz. 4. 1427 e seg.) 



riTTURA 231 

bligava ai due Còrsi io non riguardo all'ampiezza, che 
non supera il comunale ; ma la copia, la qualità , la 
disposizione delle figure che dovcano capirvi non son 
cose da passarsi di piano. N. D. era nel mezzo con 
Gesù fra le braccia; il Crocifisso e l'Annunziata di so- 
pra : tutti quanti gli Apostoli al basso , e ne' capitoli 
laterali in due ordini le imagini di s. Colombano, di 
s. Giacomo , di s. Cipriano e di s. Antonio. A chi non 
corra troppo cogli occbi nella lettura delle stipulazioni 
eh' io trascrivo qui sotto , parrà notabile ancora cod- 
ine gli ordinatori non prima gli commettano il dipin- 
gere che il fabbricar di legname 1' ancona. La qual 
forinola non vuol recarsi a mal garbo del notaio,, sibr 
bene a virtù dell' artefice , che al pari di tanti altri 
innanzi di por mano alle tinte sapeva e architettare e 
scolpire e intesser di fregi la tavola. Yirtù , ripeto ,. 
pressoché comune agli artefici di quella età , e eh' io 
vorrei dimostrare a begli esempi fin d'ora, se non fosse 
immaturo al presente ciò eh' io destino a speciale di- 
scorso. Ma presto ci scemerà meraviglia al trovar che 
facciamo Giovanni tra i maestri di coffani in alcun 
rogito , e in uno più chiaramente del 1432 che vien 
nominandolo con simil titolo. Non è dubbio che- al- 
l'uopo di tali leggiadrie, desiderate dagli abbienti o in 
occasione di nozze o per gentile ornamento, accadeva 
al maestro aver pronto ad un modo e il pennello ai 
colori e le squadre alle linee e i ferruzzi agi' intagli. 
Non mancavano però i dozzinali; ma il nostro Fravega 



232 CAPITOLO 111. 

non vuol mischiarsi a costoro, se badiamo ai Negronì 
6 agli Spinoli, gente nobilissima e doviziosa, che a 
lui coffanaio davano faccenda e denaro (1). 

Dove piaccia riaverlo pittore, ed eccolo in un' altra 
Maestà , e per un' altra chiesa di più splendida fama , 
ch'è il San Salvatore, abbazia de' Conti del Fiesco in 
Lavagna. Correva il 1441 quando gliene diedero ca- 
rico i massari di quella chiesa, Benedetto di Gugliel- 
mo Gaione e Francesco di Nicola Luxardo. Le dimen- 
sioni della tavola e il premio d elle fatiche poco o nulla 
differivano da quell'altra di Capo Corso eh' egli avea 
colorita dodici anni più addietro. Del soggetto ci sono 
avari i termini della scrittura, se già la formola Ma- 
jestatem Sanciorum non accenni a non so che d'Ognis- 
santi (2). Ben più amaro ci sa nondimeno il difetto 

(1) In nomine Domini Amen : Johannes de la Fravega de Nervio civis 
Janue magister cofanonm confessus fuit et in ventate publica recognovit Ca- 
sano Spinule quondam Nicholai presenti et stipulanti se eidem dare et solvere 
debere et restare ad dandum et solvendum libras decem Januinorum prò resto 
rationis /ade de acordio antehac ut fatentur: Quas etc. sive Constantinus de 
Nigrono prò eo et de voluntaie dicti Casani dare et solvere per totum. menscm 
lanuarii proxime ventwrum anni de MCCCCX1XIII: sub pena dupli etc. — 
Actum Ianue in Palacio residentie Spectabilis Domini Potestatis Janue videli- 
cet ad banchum solitum mei notarli infrascripti : Anno Domin. Natie. 
MCCCCXXXII Indict. Villi secundum Janue cursum die XXVII Martii in 
■terciis: Testes Colinus TrucJms de Diano et Andreas Lodisius Lercarius cives 
Ianue vacati et rogati. ( Atti del Not. Giovanni Labaino — Fogliaz. 8 . 
1432 ). 

(2) In nomine Donimi Amen : Johannes de Fravega de Nervio pinctor 
quondam Dominici ex una parte: et Benedictus de Oaiono filius Gulielmi ma- 
jor annis vigintiquinque de Sancto Salvatore Potestacie Clavari et Franciscus 



PITTURA 233 

in cui siamo dolio opero , non. pur di costui , ma di 
quanti dipinsero por questa età, salvo pochissimi : on- 
d' è costretta la nostra penna di credersi a poche e 
rozze scritture, e di rinnegare quella varietà di pen- 
siero e di stilo che può un tratto infiorare lo aridità 
d' un catalogo. Con tutto ciò stimerei temerario chi 
distraesse dai giotteschi il da Nervi , compagno non 
pure , ma consorte e condiscepolo di tanti toscani , e 



de Luxardo quondam Nicolai habitator in dieta t'i 7 la Sancii Salvatoris Mas- 
sarii diete Ecclesie Sancii Salvatoris ex parte altera : pervencrunt et pervenis- 
te sibi invicem et vicissim confessi fuerwnt ad infrascripta pacta transacl iones 
et composiciones: Renunciantes etc. — Videlicet quia dictus Johannes promis- 
sit et solemnitcr convenit dictis Benedicto et Francisco dictis nominibus con- 
strueì'e et laborare ac facere imam Majcstatem Sanctorum in latitudine parmo- 
rum sex cum dimidio in altitudine secundum morem Majestatum altiris labo- 
ratam auri fini et ipsam dare iradere et consonare dictis Massariis infra 
menses septem proxime venturosi Et qui Benedictus et Franciscus dictis nomi- 
nibus promisserunt dare et solvere dicto Johanni prò dieta Majestate completa 
libras vigintiquinque Janue de quibus confitetur habere diclus Johannes a dictis 
Massariis libras sex prò arra seti caparro : Sub pena dupli librarum sex Ja- 
nue taxata prò damno et interesse partis observantis. — Acto inter dictas par' 
tes non obstantibus predictis quod si infra dictum tempus diclus Johannes non 
dederit dictis 3Iassariis dictam Majcstatem et si Ulani dederit et non fuerii 
valoris dictarum librarum vigintiquinque Janue prò extimacione duarum bo- 
narum personarum eligendarum per dictas partes quod tunc et eo casu incur- 
vai dictus Johannes in penam librarum sex Janue dictis Massariis et sibi 
restituere promissit dictas libras sex quas prius habuit prò arra ut supra et 
ultra in se retinere dictam Majestatcm - • Aduni Janue in Palacio Communis 
videlicet ad bancum Curie Pulcifere: Anno D. N. MCCCCXXXXI Indict. Ili 
secundum cursum Janue die Sabati XVII Junìi in terciis : Testes Bominicus 
de Ponte q. Francisci et Antonius de Nervio jilius Johannis civet Janue ad 
hec vocali et rogati. (Atti del Not. Cristoforo di Rapallo. — Pogliaz. 3 — 
1440-43L 



234 CAPITOLO III. 

uscito forse di quella scuola che ci educava il da Voltri, 
e (se stiamo alla rag-ione degli anni) cresciuto fors 'an- 
che alle costui discipline. Bene è vero che durando- 
gli la vita fino a buon tratto del secolo, dovette assi- 
stere a non so qual mutazione che ci avviene di no- 
tare negli stili e negli uomini contemporanei. Noi 
tocchiamo ad un'epoca, per la quale è più forte lavoro 
il comporre che il ritrovar la materia. Tra Fiorentini e 
Pisani che vanno via via diradando di numero e lan- 
guendo di magistero, soprarrivano d'ogni parte pittori, 
ma in ispecial modo di Lombardia. La costoro manie- 
ra par contrapporsi ai predecessori, sostituendo le sem- 
bianze del vero ad un tipo tradizionale e infiacchito 
per vecchiaia, e grado a grado allegrando le storie con 
quanto può fornir la natura di cose accessorie, di be- 
gli aspetti, di prospettive. Ad un gusto informato di 
gravi dottrine succedeva una scuola sortita alla ilarità 
ed alla grazia. I Lombardi facilmente occupavano il 
campo; e quind'innanzi Milano e Pavia popoleranno in 
Genova quelle officine che suonavano testé di nomi 
pisani e sanesi. Or di costoro e de' molti che da varj 
paesi affluiscono, altri toccan Genova a pena, altri vi 
lascian' opere e passano, ed altri vi si trattengono co- 
me in casa lor propria. Questi ultimi dan nuova for- 
ma alla nostra scuola ; e sul tramonto del secolo ini- 
ziano la matricola de' nostri pittori, dalla quale avrem 
norma sicura a procedere. 

Di costa a Giovanni Fravega , già grave o almen 



P I T T U R A, 235 

maturo d'età, sorgono uomini nuovi, diversi di patria, 
di condizione, di scuola : prima imagine di quelle vi- 
cende che pocanzi ho toccato. Del nostro pittore mi 
avanzano due atti, del 1444 ambidue, e con meno in- 
tervallo d'un mese; quind' innanzi è silenzio. Nel pri- 
mo di questi è chiamato insieme a Giletto da Pavia, 
suo collega nel consolato, ad arbitrare in certo litigio 
d'un Raimondo da Mondovì che avea tolto ad eseguire 
non so quali dipinti nelle stanze di Gio. Tommaso di 
Negro (1). sia che l' artista intendesse disertare il 

fi) Iti nomine Doraini Amen: Nos Johannes de Nervio et Giletus de Papia 
Consulcs Artis pictorum Cicitdtis Janue cognitores deeissores et extimatores de 
voluntate infrascriptarum parcium litis causa et questionis vertentis inter Jo- 
liaanem Thomam de Nigro cicem Janue ex una parte et Raymondum de Mon- 
teregali pictorem in Janna ex parte altera: Yissis et audilis dictis partibus et 
differenciìs vertentibus inter ìpsas partes occaxione certi laborerii certarum pic- 
twarum ficndarim per dictum Raymondum in domo elicti Joliannis Thome : 
vissoque dic/o labore rio et picturis factis per dietimi Raymondum in dieta 
d'imo elicti Joliannis Thome et ipsis diligente)- inspectis : et examinatis et au- 
iìctis fUribus et allegacionibus ipsarum parcium sequentes formarti nostre baylie 
nobis atribute per diclas partes juxta formarn public i instrumenti scripti manu 
mei Notarti iufrascripti anno presenti die XXIII Septembris proxime pre- 
teriti et omnibus hiis que diete partes coram nobis dicere producere obtendere 
et alegare voluerunt et super predictis omnibus diligenti matura ac pensata 
del iber adone, prcliabila: Ch'isti nomine invocato et Deum semper habendo pre 
oculis et in mente: tentennando et declarando cognoscimus et condemnamus 
dictum Raymondum teneri ad dandvm et solvendam dicto Johanni Thome prò 
adimplendo dietimi laborerium dictarum piclurarum libras decem lamie et sic 
ut supra concorditer dicimus et sententiamus omni modo etc. — Janue in Cla- 
ustro Superiori Ecclesie Sancii Siri de Janna: Anno Domin. Natio. 
MCCCCXXXXIIII Indict. septima secundum Janue enrsum die VII Octobris: 
presentibus testibus Antonio de Bononia et Jolianne Forlano civibus Janue voca- 
tis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Fazio seniore — Fogliaz. 8. 1443-44). 



236 - CAPITOLO III. 

lavoro , o il committente non avesse in grado il già 
fatto , io vi leggo che gli arbitri condannarono Rai- 
mondo nella somma di lire dieci. Dopo di che par 
credibile ch'egli nscisse di Genova, dacché le carte 
non ne fanno più cenno. L' altra scrittura non tanto 
è pregevole pei nomi che mette in aperto, quanto pei 
fatti e le usanze che vi si scoprono. Di sèguito all'ul- 
tima compilazione degli Statuti legalmente sancita 
sotto il Doge Battista da Campofregoso , i soprusi e 
le frodi eran punite negli uomini dell'arte per co- 
gnizione di magistrati. All'età che corriamo non pare 
che la bisogna procedesse del pari; e n'è forte ar- 
gomento la scritta di cui ragiono. Era in Genova, e 
più che un mezzo secolo vi stette a mestiero, un Ga- 
sparino dall'Acqua, l'un de' primi della matricola 
e frequentissimo negli atti, dove si nomina talvolta 
pittore, tal' altra targhiere, e battiloro il più spesso; uo- 
mo del rimanente assai facile al litigi e alle brighe. 
Lo aspettiamo a sua volta; ma è luogo a raccontare fin 
d'ora come il Giovanni da Nervi, stomacato de' costui 
portamenti verso il collegio de' dipintori, si accordasse 
con altri due per farne vendetta. E questa fu di giu- 
rare sui santi Evangelj, e dinanzi a notaio, che mai 
più non porgerebbero a Gaspare o consiglio o aiuto, né 
si condurrebbero per patto veruno a lavorare per lui 
o per altri che avesse affare con lui. Congiuravano 
di questa forma col Giovanni un Domenico da Firenze 
e un Boniforte da Pavia; quel Giletto nominato pò- 



PITTURA -.37 

canzi, paveso anck'egli, assisteva da testimonio. (I). 
E con ciò si suggellano le notizie del nostro artefice, 
o quelle almeno alle quali poterono bastare le nostre 
indagini. So non che nel momento d'abbandonarci, 
offre a noi novella materia coi pittori suddetti, e co- 
storo trarranno altri a lor posta, e tutti insieme ci 



(l) In nomine Domini Amen: Johanes de Fravega de Nervio pictor ex 
rtna parte Dcminicus de Florentia pictor ex una alia et Boniforte de Papia 
pictor ex una alia parte: Scientes et cognoscentes Gasparinum de Aqaa bali- 
laurum occaxione sue artis et cxercicii malie (sic) et inhoneste se habere curii 
eis et Arte pictorum: Idcirco volentes eorum indempnitati et diete Artis provi- 
dere: Sponte et ex certa scientia ac nullo juris nel facti errore diccti confessi 
fuerunt sibi ipsis invicem et vicissim prcsentibus et siipulantibus pervenisse ad 
infrascriptas transaciones promissiones et pacta solemuibus slipidacionibus et 
juramc/:.(o firmatas et firmati : Rcnunciantes etc. - Videlirel quia promisse- 
runt et solempniter convencrunt sibi ipsis invicem et vicissim presentihus et 
stipulantibus ut supra de cetero publice vel oculle seu alias quovis modo per se 
se vel per alios non prestare seu prestari facere eidem Gasparino auxilium 
consilium vel favorem nec cum eo seu cum aliquo liabente causavi ab eo - labo- 
rare seu laborari facere de aliquo laborerio spedante ad dictam artem. — Et, 
hec omnia habere et tenere rata grata et firma, attendere et observare sibi ipsis 
invicem et vicissim presentihus et stipulantibus tit supra promisserunt et 50- 
lempniter convenerunt necnon juraverunt ad Sancta Dei Evangelia tactis cor- 
poraliter scripturis: sub pena librarum triginta lanuinorum in quam incurrat 
quilibet ipsorum contrafaciens seu non obseroans ceteris observantibus seu ob- 
seroanti prò una tercia parte et prò una alia tercia parte diete Arti pictorum 
et prò una alia tercia parte Salvatoribus Portus et Moduli Ianue prò dampno 
et vero interesse partis seu parcium observantium in tantum taxato. — Actum 
lanue in Audiencia Curie Archiepiscopalis Ianuensis: Anno Domin. Natio, 
millesimo quadringentesimo quadragesimo quarto Indici, settima secundum cur- 
sum Ianue die salali duodecimo mensis Septemhris in Vesperis: presentihus 
testibus Mag. Gileto de Papia pictor e et Lodixio Pecheto civibus Ianue ad 
hec vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Cristoforo Rollerò 1403, e d'altri no- 
tari ignoti d'anni diversi. — Fogliaz. 1). 

Pittura. -* Voi. I. 3(5 



23& CAPITOLO III. 

daranno occasione d'incontrarci anche in quelli che 
toccaron Genova appena, e vi lasciarono documenti 
del loro ingegno od esemplari ad avanzar la pittura. 
Discorriamone partitamente. 

D'alcuni fra costoro quasi ci propone la serie un 
libercolo dello Staglieno, nel quale si leggono accol- 
te più suppliche, per lui rinvenute ne' fogliazzi della 
Repubblica, egualissime nel' a sostanza benché varie nei 
termini (1). L'età sinistra alla pubblica tranquillità, e 
però alle belle arti, moveva ad un modo quanti 
erano pittori a chiedere mercè contra i balzelli che 
pesavano del pari sui cittadini e sui forastieri. Pertanto 
impariamo prima a conoscerli dal darcisi ch'ei fanno 
per poveri che non per maestri: e lamentando i lor 
guai dicon cose non vane a raccogliersi per ben giu- 
dicarli e per disporli in giusto ordine. Quel Domenico 
che testé si dicea da Firenze, con esso un Ughetto 
che costantemente si scrive da Pisa, paiono continuare 
la successione dei pittori toscani, e in certo modo con- 
chiuderla. Scendono entrambi al 1426, ch'è l'anno 
delle lor suppliche, ed entrambi vissero lungamente 
in Genova, o contenti della lor sorte o men travagliati 
nell'avvenire. Se non che Ughetto vi dimorava da 
ben nove anni, com'egli stesso protesta, ch'è quanto 



(1) V. Appunti e documenti sopra diversi artisti poco o nulla conosciuti che 
operarono in Genova nel secolo XV , raccolti da Marcello Staglieno. — Ge- 
nova, co* tipi del R. I. de" Sordo-muti, 1870. 



i-iT'Tun A, 239 

un dire dal 1417; dell'altro non ho data più antica, 
ma le sue parole non niegano ch'egli vi fosse da tempo. 
Il primo s'era fin qui schermito delle pubbliche gravezze 
colla franchigia accordata ai Pisani, l'altro colla oscu- 
rità del suo stato e col penuriare negli averi; ma per 
Ughetto cessava di corto l'immunità, per Domenico 
era scarso argomento la propria sorte verso la severità 
dell'erario. Il pisano per giunta metteva innanzi la 
propria vecchiaia, e'1 non aver di che vivere fuorché 
dai pennelli: quest'altro recava in conto d'estrema mi- 
seria il corcarsi che faceva le più volte colla famiglia 
senza toccar cena, e il portarsi di giorno in giorno ai 
fornai per la bisogna del pane. Costumavano allora 
non pure i ricchi ma i meno agiati di fare lor 
provvigioni il più grosse che consentisse la lor privata 
fortuna; di che cesserà meraviglia se tratto tratto ve-» 
dremo artefici a scambiare con moggia di grano o con 
bigonce di vino o con panni o con altri arnesi la 
virtù del dipingere. E ciò basti per la costoro condi- 
zione, alla quale non aggiungo autorità di scritture, 
perchè son pronte a chi ne cercasse nel suddetto fa- 
scicolo, e perchè tra loro si pareggiano, e perchè mi 
paion soverchie al giudizio e della storia e dell'arte. 
Meglio approda il seguirli nelle opere, se pure in quelle 
angustie di tempi avrem cose che valgano il pregio a' 
notarsi. ' 

Specialmente all' Ughetto scarseggiano gli esempj,ma 
non mancano ragioni assai valide per riputarlo valen- 



24Q CAPITOLO III. 

te maestro, e non solo al dipingere, ma in altri ma- 
gisteri che di quel tempo si stimavano onesti e pres- 
soché necessarj al pittore. Un documento che ne fa 
fede vuol essere prodotto altrove per l'ordine delle ma- 
terie: nò sarà troppo tardi perchè si torni colla memo- 
ria a quel tanto che ne accenniamo fin d'ora. Quivi 
par chiaro siccome Ughetto in certa sua bottega presso 
la Maddalena operasse per sé medesimo e tenesse a 
lavoro studiosi discepoli. V ebbe fra gli altri un Pie- 
tro da Como che piacerai accoppiare al maestro , e 
che avrò a ricordare altra volta. Costui si lodava in 
particolare d'avere appreso dal buon pisano il grazioso 
artifizio d'intagliare e ornar di fogliami e trafori sul 
legno gli altari, e recava ad esempio de' suoi profìtti 
una grande ancona eseguita assai riccamente pel coro 
di detta chiesa. Ma perch'io non trascorra a quello 
ch'è d'altre pagine, starò contento al soggiungere cha 
Pietro usava alla costui bottega intorno al 1440, al- 
lorché Ughetto dovea curvarsi por decrepitezza se un 
tre lustri più innanzi si dava ai magistrati per vecchio. 
Certo è che le sue notizie non mi conducono a mezzo 
il secolo. E altrettanto sia detto di Domenico, nomi- 
nato alcuna volta da Firenze, e tal' altra con più e- 
sattezza da Vernio, comunello di quel contado; né di 
lui ho memoria più tarda del 1444. A costui si mo- 
strò la fortuna un tal meno invidiosa, serbandoci onde 
conoscere una sua tavola, che dovette essere lavoro 
né picciolo né "dispregevole. Gliene commise un Fran- 



r i t t u it a 241 

cesco di Giardina cittadini genovese, desideroso di 
farne ornamento alla chiesa de' Conventuali di Ca- 
stelletto. (I) N'ebbe in mercede quaranta lire di ge- 



li) In nomine Domìni Amen — Magister Dominicus de Vernio de partibus 
Florentie pie tor in Janna: Sponte et ex certa scientia nulloque juris vel fazti 
errore ductus promisit et solemnitcr convenit Francisco de Jardina quondam 
Michaelis cici Janue presenti el stipulanti se pingere et fabricare eidem Fran- 
cisco conam imam sioe altare unum presentialiter existentem in apotheca Bo- 
nifortis de Papia pictoris de et cum figuris infrascriptìs : vidclicet in medio 
diete cone depingere ymtgincm sancti Antonini de Padua cum Consortia a la- 
te ribus diete ymaginis: et a latere dextro diete cone ymaginem sancti Gcrardi 
et a sinistro ymaginem sancti Francisci: cum omnibus aliis Jiguris et labore- 
riis nccessariis aptis et debitis dMe cone et cum sua bancheta et aliis perii- 
nentibus diete cone ex laborerio sui pendii. De quibus Jiguris et aliis laboreriis 
nccessariis liuic omni cone diete partes asserunt esse coìicordes et stare debere 
dicto et terminationi magistrorum Bonifortis et Gileti de Papia pictorum ibi- 
dem presentimi. In et prò quibus omnibus laboreriis diete cone perficicndis ipse 
Dominicus ponere debet omnes colores et atirim magisterium suum et alia ne- 
cessaria ad penelliim et ad ornamentum figurarum diete cone sumptibus et ex- 
pensis ipsius magiptri Dominici et ipsam conam curn jiguris et aliis supra- 
scriptis bene ac decenter ac bono et competenti laborerio depictam fabricatam 
et perfectam seu completam ipse Dominicus dare tradere et consignare promi'- 
sii dicto Francisco infra Kalendas decembris proxime venturas incipiendo opus 
predictum fabricandum diete cone infra octavam diem mensis Augusti proxime 
venturi et db inde in antea in dicto opere continuis diebus laborare et fabri- 
care absque intermissione alterins laborerii ita qiwd infra lerminum predictum 
sit cona ipsa perfecta et completa ut prefatur. Quam conam seu altare ipse 
Franciscus intendit ponere et affigere in ecclesia sancii Francisci de Janna in 
capella sancti .... — Et hoc prò predo et nomine predi fabricalionis diete 
cone ut supra librarum quadraginta Januinorum : qtias libras quadraginta ipse 
Franciscus promisit et solemniter convenit dicto magistro Dominico presenti 
et stipulanti dare et solvere eidem Dominico realiter et cum cfjcctu prò mer- 
cede et laborerio ipsius magistri Dominici depingendi et fabricandi hujusmodi 
conam ut predictum est per hos terminos: videlieet libras decem Janue in prin- 
cipio dirti lahorerii et ab inde in antea dietim seeundum quod commeruerit ipse 



342 CAPITOLO III. 

novini per l'opera de' pennelli e non altro, dacché i 
lavori d'intaglio furono d'altra mano, e Tasse accomo- 
dato al dipingere uscì dalle stanze di Boniforte 
pavese. E non è picciol fatto a dichiararlo espertissi- 
mo, che il carico di storiarlo non rimanesse a Boni- 
forte medesimo, o al fratello Donato pittor riguar- 
devole, od anche a Giletto, domestico e conterraneo 
d'entrambi. Ben fu pattuito che due di costoro sti- 
massero il dipinto a lavoro compiuto: solita clausola 
ne' contratti d'allora. L'altare (che tale è pur detto 
nel rogito) mostrava nel mezzo l'effigie di S. Antonio 
da Padova, e laterali i SS. Gerardo e Francesco; ed 
era devozione d'un sodalizio sacro a quel primo Beato, 



Dominicus in fabricatione predicta prò rata mercedis sue predicte. — Acto in 
presenti instrumento et qualibet ejus parte pacto expresso solenni stipulatone 
vallato inter partes predictas : si et in quantum diclus Dominicus infra ter- 
minum prelibatum dictam conam ut supra depictam et completavi omnibus su- 
prascriptis eidem Francisco non tradideril et consignaveril et alia per eum ut 
supra promissa non adimplecerit cum effectu incurrat ipse Dominicus et ipso 
pire incurrisse intelligatur in penarti librarum decem Janue ex mine de communi 
partium voluntate in tanta quantitate taxalam prò justo damno et interesse 
dicti Francisci: quam penarti ipse Franciscus a dicto Dominico exigere possit 
et valleat (sic) sivut meram sortem et- ultra auferre ai ipso Dominico dictam 
conam et eo casu teneatur ipse Dominicus restituere ipsi Francisco omnem 
quantitatem pecunie quam ultra de sua mercede a dicto Francisco percepisset: 
Renunciantes etc. — Aduni Jariue in audienlia Archìepiscopalis Curie Januen- 
sis: Anno a Nativ. Domini MCCCCXXXXIII Indictione quinta secunium Ja- 
nue cursum die Sabati XXVII Iulii hora XXII tei circa: presentibus testibus 
Venerab. Doni. Johanne de Serra canonico Ecclesie Januensis et Johanne de Follo 
lanerio q. Antonii cioè Janue ad premissa vocatis et rogatis. — (Atti del Not. 
Andrea' de Cario — Fo^liaz. 1 - 1441-43 . 



p i t t u n a 24H 

dacché sui fianchi della figura vedovasi un popolo di 
confratelli composto a venerazione. Del resto, quant'è 
di fregi e d' ornamenti in legname eran mano del 
Pier da Como mentovato pur dianzi , e solea questi 
citarli con quegli altri della Maddalena come saggio 
di ciò che Ughetto gli aveva imparato maneggian- 
do scalpelli. Abbiam quindi certezza che la ricca o- 
pera andò a suo luogo, e se l'effetto rispose in tutto 
alle convenzioni, fa appunto a Calen di dicembre del 
1443. 

Al quale proposito non indarno ci rammentano le 
patrie cronache come un tre anni innanzi, pel solen- 
ne Capitolo tenuto quivi dai Francescani, e per le 
larghe indulgenze concedute in sì fatta occasione da 
Papa Eugenio alla chiesa, convenissero da vicini e 
lontani paesi sterminata quantità di devoti, e special- 
mente di Corsica, dizione anch'essa della Eepubblica. 
Lascio stare le offerte che ne ricolsero i Padri; sì co- 
piose e sì molte, che al buon Bracelli il quale ne fé' 
caso nella sua storia parevano troppe per religione di 
mendicanti. Ma parte del mio debito è il ricordare 
come intorno a questi anni si rendesse più nobile la. 
chiesa e il monastero di S. Francesco per monumenti 
di belle arti, e come in più luoghi de' miei volumi 
converrà tornare col pensiero alla data ed ai casi che. 
qui si registrano. E fin d'ora mi si consente per tal 
titolo di far luogo ad un altro pittore che non po- 
trebbe né dovrebbe aver posto altrove, e perchè noi 



244 CAPITOLO III. 

riscontro in altra opere, e perchè si concorda colla 
data anzidetta. Il suo nome è Tommaso Bugo d'Anto- 
nio, e li patria Napoli; e la scrittura che ci fa noto 
l'artista, non tace le condizioni e le qualità del lavo- 
ro. Zaccaria Negrone, commettendosi in lui per un 
quadro d'altare, gliene fornisce egli stesso la tela, non 
altrimenti che il soggetto e le forme. Dovea compor- 
si di cinque figure; S. Antonio nel mezzo, con al basso 
due personaggi, ritratti per avventura di due devoti; 
sui lati i SS. Giovanni Battista, Francesco, Elisabetta 
ed Andrea. Nò per questo che il Negrone rinunzi 
all'uso dell'asse, rinunzia egualmente al gradino o pan- 
chetta che facea base e decoro alle imagini: sì la volle 
per patto, e che figurasse i miracoli del Santo da Pa- 
dova. Promette al pittore il pagamento di lire dieci, 
parte delle quali gli anticipa in contante, e parte con 
un sacco di grano: esempio non singolare a quo' gior- 
ni (I). D'altre formole vedrà il lettore correndo la 



(1) In nomine Domini Amen — Tomaxius Bugus de Neapoli fiilius Auto- 
nii pictor ex una parte et Iacharias de Negrono parte altera : Sponte et ip- 
sorum et cujusque eorvm certa scientia nulloqae juris velfacti errore aneti seu 
modo aliano circunventi confessi ficerunt et in ventate puhlica recognoverv/at 
alter alteri sihi ad invicem et vicissim pervenisse ad infrascripta pacta tran- 
saciones et composiciones verbis solemnibus introductis. Videlicet quia vigore 
supradictorum et infrascriptorum pactorum dictus Thomaxius pictor promis- 
sit et solemniler convenit dicto lacharie presenti et stipulanti prò se ipsius 
Tieredilus et quiìmscunque ah eo Tialentilus et habituris causam super quadam 
tella hafiita per ipsum a dicto lacharia pingere et pictura perjìcere et construe- 
ré ac laborare jtguras quinque somelorwm magms : videlicet in medio figurava. 



PITTURA 245 

scritta, o compiacendosi, io mi figuro, di crescere un 
nome agii artefici della bassa Italia che n'è cosi scarsa 
nei libri. Da canto mio, senza troppo badare alla somma 



seu statuam, Snidi Antonii de Padua : a parte dcxlra figuras duas altera vi- 
dei icet S. Iohannis Baptiste et altera S. Andrea : a sinistra vero fijuras alias 
duas altera vldelicet S. Franasti et altera S. EUzabet: ac una pingerc subtus 
predictas fijur.is banchetam istorialem istoriarum et seu miraculorum dicti S. 
Antonii de Padua et pingere ac facere penes pedes dicti S. Antonii fijuras 
duas : et quas fijuras et Majeslatem ac alia predicta dictus Thomaxius facere 
construere pingere et componere debeat et teueatur sua propria manu et non 
per aliquen alimi et hoc in et per totum mensem presentem inclusive: Et versa 
vice dictus Iacharias acceptans predicta omnia et singula suprascripta promis- 
sit et soletnniter conventi dare et solvere seu dari et solvi facere dicto Thoma- 
xio seu persone prò eo legiptime prò sua mercede ac suo premio et labore om- 
nium predictorum libras decerti Ianuinorum in hunc modum vldelicet ad presens 
minarti imam grani predo quo valet seu constabit dicto lacharie et ducatum 
unum auri et in auro : residuum vero usque in dictas libras decem perfectis 
et adimplctis et seu piclis figuris et aliis de quibus supra semper et quando- 
cumque ad ipsius Thomaxii vel persone prò eo legiptime liberam voluntatem. 
Et quam perfectam dictus Iacharias accipere debeat a (lieto Thomaxio et ei- 
dem dare mercedem supradictam et dictus Thomaxius predictas figuras seu 
tellam pingendam tradere dicto lacharie. Acto quod si contingeret aliquam que- 
stionem de predictis oriti et seu verti inter dictas partes quod Rev. Magister 
Lodixius Qentilis Ordinis S. Franasti et Magister Dominicus de Florentia 
pictor eas debeant cognoscere examinare et dijjinire et ex nunc prout ex tane et 
ex tunc prout ex nane per ipsam questionem oriundam et seu prò qua vertetur 
et orietur occasione predictorum seu aticujus eorum inter dictas partes conjun- 
ctim -in predictos et eisdem dederunl plenam potestatem de jure et de facto etc. 
et demum apponi consuetam in similibus instrumentis compromissorum. ■ — ■ Adam 
Ianue in Palatio Novo Communis ad banchum Ieronìmì Cadrege Notarli: Anno 
Domiti. Nativ. Millesimo quadringentesimo quadragesimo quarto Indictione sep- 
tima secundum cursum Ianue die Sabati tercia Octobris in terciis: presentibus 
testibus Nicolao de Turrilia q. lohannis et Raffaele de Turrilia civibus Ianue 
ad hec vocatis et rogatis. ' v A.tti del Not. Francesco di Casanova — ■ Fogliaz. 
3, 1427-61). 

Voi. I. — Pittura. 37 



246 CAPITOLO III. 

pattuita , stimerò che costui non fosse in concetto di 
dozzinale , dacché il Negrone bandita 1' usata forinola 
del facere seu fieri facere, prescrive che la tela sia 
colorita di mano sua propria. Impareremo per giunta 
che il quando e il come e il perchè s'incominciasse 
a dipinger su tele, è quistione vana e di poco esperti 
nelle cose dell'arte, perch'ei fu proprio di quale età 
più ti piaccia, e usitato a capriccio de' committenti, 
o per tratto di parsimonia o secondo il bisogno delle 
opere. L'argomento poi di cotesta, e la scelta del 
Priore de' Conventuali a compor le quistioni, quando 
alcuna ne fosse per nascere fra i contraenti, e l'anno 
del 1444 sottoscritto al convegno, mi fan credere che 
andasse pur essa alla chiesa di S. Francesco per un 
altare, come l'altra di Domenico da Vernio era ordinata 
a più decoro d'una Cappella ed agli uffizj d'una Con- 
sorzia. E poiché ci è tornato sulla bocca il pittore 
toscano, non vuol tacersi com' egli fosse accoppiato 
col suddetto Priore per arbitro in caso di controversia, 
essendo l'estrema notizia de' costui fatti. Per ciò ch'è 
del Bugo, egli m'ha faccia di passeggero, e perduta 
la tela, è disperato il cercar dello stile. Ma come non 
è il primo che ci derivi da quell'ultima Italia, così 
sarà seguito da taluno di cui ci rimangono esempj ; 
e basteranno forse ad appreziare la scuola se non a 
giudicarne i maestri. 

Ripigliandomi al filo degli anni ed ai nomi pitto- 
rici già pronunziati, mi si fa innanzi quel Boniforte 



pittura £47 

che dicemmo paveso, o con esso il fratello Donato, 
di nobil sangue ambidue, e il secondo di nobile inge- 
gno, se le apparenze non fallano. Tocchiamo un'età 
nella quale assai più si vuol credere pel merito de' 
professori di quel che non mostri la loro fortuna. Di 
Giletto non allungo parole, contento al dire ch'egli 
era de' mazoni, e di quella terra medesima, e tuttor 
vivo e presente in Genova nel 1465 (1). La comu- 
nanza della patria , e il poco delle notizie , paion 
chiedere che qui si faccia pur luogo a un Tebaldo , 
del quale è memoria sotto il 1440 nei notularj de' 
PP: del Comune per uno stemma che il Doge Tom- 
maso da Campofregoso gli diede a dipingere in Pa- 
lazzo, seguendo 1' uso che distribuiva somiglianti la- 
vori del pubblico a quanti erano inscritti nell'arte (2). 
Non però si vuol credere che di fresco abitasse fra 
noi; che dodici anni già prima vi stentava la vita, e 
supplicava ai Signori che un tratto lo alleggerissero 
delle avarie (3). Milanesi e pavesi e d'altre terre lom- 



(1) MCCCCLXV X Maij: Iletus de Mazonibus de Papia pictor habitator in 
Ianua omni mòdo jure via et forma quibus melius potali et poiest fecit consti- 
tuit et ordinava ac loco suo posati et ponit saos certos nuncios et procuratores 
Franciscum de Mazonibus de Papia q. Quilielmi et Iohannem Matheum de Ma- 
zonibus de Papia q. Otini etc. ( Atti del Not. Paolo di Reeco. — Fogliaz. 

1463-66;. 

(2) MCCCCXXXX Magistro Tebaldo pictori : Expensa prò arma facta in 
Palatio cum commissione Illustrissimi Domini Ducis: libras XII solid. X. 

(3) MC'CCCXXVIII die XVII Iulii: Reverendissimus Dominus Archiepisco- 
pus Ducalis Ianuensium Gubernator et spectabile Consilium DD. Antio,nor\m 



248 CAPITOLO III. 

barde affluiscono pittori a Genova in progresso del se- 
colo : e non pochi a quest'ora vi soggiornavano, cre- 
sciuti a gran numero dacché la Kepubblica nel 1421 
s'era data a protezione di Filippo Maria Visconti. E 
ben pare che le belle arti cercassero protezione, o 
riposo almeno, dalle guerre che insanguinavano questa 
parte d'Italia, e protezione trovassero poca e riposo 
nessuno. Indi l'oscurità de' presenti artefici, de' quali 
sapremmo ancor meno senza il piangere che facevano 
ai magistrati per povertà : e nondimeno per Genova, 
oppressa dai balzelli e dall'altrui signoria, non dubi- 
tavano di lasciare la patria, ove forse i maestri eran 
troppi e più penosa la vita. Boniforte e donato sic- 
come primeggiano fra gli avventicci per la loro virtù, 
così vogliono trattenerci più a lungo coi loro casi. Del 
secondo ho sentore fin del 1426, come di mallevadore 
in cert'atto; ma Boniforte mi si fa attendere per 
otto anni di sèguito, né prima il conosco che da una 



cieitatis lamie in sufficienti et legilimo numero conjregatum : Audita requisi- 
tione sibi facta parte Tibaldi de Papia pictoris petentis conveationari cura 
Communi /anice per certuni tempus soloendo àliquod paucum quocl congruuu 
sue tenui facilitati ne ultra debitum tanquam extraneus et ignotus in oneribus 
Communis gravetur: Annuenfes diete requisitioni deliberaverunt quod Excel!. 
Officium Domitiorum trium Reoisorum rationum et avariarmi veterum Com- 
munis /anue sumpta piena informatone de conditione elicti Tibaldi referat 
quantum et prò quo tempore ipse Tibaldus liàbeat soloere Communi-ex conven- 
tione. (Archiv. della Repubblica: Decretorum Cartul. 1428). Il Governatore 
pel Duca a cui accenna il decreto era Bartolomrneo di Capra cremonese. 
Arcivescovo di Milano. 



PITTURA 249 

carta ove il fratello chiede al Doge o agli .Anziani 
misericordia per amondue contra i pubblici aggravj; e 
v'han le cifre del 21 giugno 1434. Quanto valesse 
al dipingere non è possibile a dirsi, nò d'opera al- 
cuna abbiain traccia negli atti; bene siam certi dalle 
suppliche anzidette che Donato lo andava avviando 
nella pittura. Il qual tirocinio parrà tardivo; ma sce- 
ma la meraviglia ciò che racconta egli stesso sedici 
anni più in qua , scongiurando di nuovo , e questa 
volta da solo, alla pietà del Governo. E a questo sol 
testo daremo noi luogo in istampa, come bastevole a 
dar saggio d' ogni altro , e come sovra ogni altro 
curioso pei fatti che accenna (1). Pittore o cultore almeno 
dell'arte era già Boniforte nella lieta fortuna, quando 



(1) MCCCCL XX Aprllis : Illustri Principi et excelso D. D. Duci Ianuen- 
sium et Magaif. Dominis Antlanis sincere exponitur parte Boniforti de Papia 
pictoris qui in terris lombardis natus est nobilis et ibidem aliquarum terrarum 
dominus: Sed fortuna ei adcersante per armigeros tunc tempo ris militantes et 
ipse et ejus forlilicia in predava saccomanalem fuere exposita et suis quibus- 
cumque bonis denudati: Unde secutum est quod arlem picture quam solum ad 
animi delectamentum didicerat necessitate panis cotidiani impulsus exercet tan- 
quam arti/ex in hac magnifica urbe in qua liactemis sub concentione vixil an- 
nua qne jam expirasse videtur. Et cum vivai peregrinus timcatque injurias 
aoariarum sed magis atque magis publicos exactores ad apothecam ipsius Bo- 
niforti currentes nunc paerolum nunc lebelem ereos auferendo et umiles eju- 
smodi artistas variis cruciatibus affligentes : ea proptcr decote supplicatur Do- 
minationibus antedictis quatenus velini novavi conventionem annuam eidem 
supplicanti concedere sub qua paci/ice viceré possit ne causam habeat lune re- 
cedagli prò misericordia, concentionis sibi denegate et Lombardiam invite repe- 
tendi cum sex fllidbus tribusque maribus Jiliis hic acquisitis. (Archi v. della Re- 
pubblica: Diversorura Fogliaz. 9, 1450). 



250 CAPITOLO III. 

signor di castella e di possessioni in terra di Lombar- 
dia, poteva carezzarla siccome ornamento di nobile sta- 
to. Ma messigli a saccomanno i poderi (com'egli raccon- 
ta ) dalla soldatesca che correa la contrada, e ridot- 
tosi in Genova con esso il fratello, gli convenne dar 
opera a studj maggiori per campare la vita onde per 
lo innanzi attingeva diletto. E la campava a grande 
stento, se vogliam credere che ad ogni scadere d'a- 
varia gli eran sopra i segugi del fìsco a staggirgli 
quando la caldaja e quando il paiuolo, non potendo 
lui scaricarsi a denaro. Parmi anche di leggervi che 
in Genova avesse menata moglie: certo v'ebbe i figliuoli 
che furon nove, e di questi sei femmine: che grave 
peso ciascuno sei pensi in cotali distrette. Dei tre 
maschi non sappiamo che alcuno s'invogliasse dell'in- 
dustria paterna, anzi l'un d'essi nominato Bartolommeo 
troviamo all'arte del tessere, e postovi dal padre me- 
desimo, in un atto del Notaio di Eecco (1). Il quale, 



(1) In nomine, Domini Amen: Boniforte de Bardis de Papia pictor : Sponte 
promisit et solemniter convenit Jacobo Corso de Bondi textori pannorum septe 
presenti stipulanti et recipienti se facturum et curaturum ita, et taliter cum ef- 
fectu quod Bartholomeus ejits filius etatis annorum duodecim vel circa Me pre- 
sens et acceptans stabit et perseoerabit cum dicto Jacobo ad sibi seroiendum et 
famulandum ac dirtam artem adiscendam annis sex proxime venturis etc. — 
Actum lamie in platea Dom'is Archiepiscopalis juxta apotecam dicti Bonifortis: 
Anno Domin. Natio. Millesimo quadringentesimo quinquagesimo tertio Indictione 
prima secundum lamie cursum: die Mercurii decima Octdbris ante tercias : pre- 
sentibus testibus Paulo de Camulio et Lodisio Cnnio civibus lamie vocatis et 
rogatis. — (Atti del Not. Paolo di Ptecco — Fogliaz. 5, 1451-54). 



PITTURA 251 

di scarso momento nella snstanza, è preziosissimo per 
lo scoprirci che fa la costoro parentela, che fu de' 
Bardi, e progenie di Conti, e nobilissima tra le pa- 
vesi. E tanto sia detto in comune de' due fratelli ; 
quel che rimane a saperne si vuole esporre partita- 
mente. 

Donato de' Bardi, che secondo ogn' indizio avan- 
zava in età, non fu certamente pennello di lieve sti- 
ma, come parrebbe a certe note ne' libri del Comune, 
che cel mostrano a colorire non più che stemmi o 
somiglianti decorazioni di fabbriche. Conviene cono- 
scerlo ad altri atti, e ad alcuni esempj che sembrano 
discordare coll'oscurità del suo nome e colle angustie 
della sua fortuna. Proveniva egli da un popolo pron- 
tissimo e felice in ciascun magistero del disegno, ed 
anzi da quella terra medesima che poco stante pro- 
dusse quella scuola agli artefici eh 1 è la Certosa. Ono- 
revoli inviti non gli mancarono da gente privata, né 
occasioni a chiarirsi valente malgrado l'età; ma non 
pare che egual favore ottenesse dal pubblico. È vero 
che nelle suppliche accenna a lavori già fatti per or- 
dine di magistrati, ma si lagna altresì che i salarj 
ne fosser iti in dileguo con forte accrescimento della 
sua povertà. Né quel nulla che pur fece alla Signoria 
ci è argomento di predilezione, se rammentiamo lo 
Statuto pel quale le commissioni del pubbblico si 
compartivano fra i maestri in eguale misura. Comun- 
que sia, lo ristora ad usura di servigi così bassi e 



252 capitolo in. 

tanto male riconosciuti un 'ancona eh' egli eseguì fin 
dal 1433 ad Oderigo da Cremona canonico della nostra 
Cattedrale, e coni 1 io stimo per un degli altari di questa: 
onore concesso a pochi, e sempre negato ai medio- 
cri. Me ne persuade la principale effigie prescritta al 
dipinto, voglio dire una Maddalena: la qual santa avea 
titolo e culto nella chiesa predetta. Altre figure di 
beati empievano i varj partimenti della tavola , non 
distinte nel rogito perchè abbandonate all'arbitrio del 
committente. Né vi mancavano intagli e ornamenti; 
lavorio famigliare ai maestri così di questo come del 
secolo antecedente. Il valore dell' opera , la ricchezza 
dell'oro e il dilicato degli accessorj può anche arguirsi 
dalla tela onde il canonico Oderigo la volle difendere, 
e questa ancora colorita da Donato con parecchie ima- 
gini di santi a sua scelta (1). Le quali tutte cose, ed 



fi) In nomine Domini Amen: Venerdbilis vir D. Odericus de Clemona (sic) 
Canonicus Ecclesie Ianuensis ex una parte : et magister Donatus de Papia 
pictor ex altera: Diete partes confesse sunt invicem una alteri et altera uni se 
se pervenisse ad injrascripta pacta composiciones et promissiones: Renunciantes 
etc. — Primo videlicet quod dictus magister Donatus promisit et conventi dicto 
D. Oderico fabricare seti fabricari faccre imam conam seu Majestatem debono 
et optimo lignamine et bene ac sufficienter intaliatam et in ea depingere scilicet 
in medio ymaginem Beate Marie Magdalene et -in eadem videlicet a destris et 
a sinistris depingere ymagines duorum Sanctorum vel Sanctarum in ellectione 
dicti D. Oderici et snpra ipsas ymagines etiam depingere aut Crucifixum vel 
alios Sanctos in ellectione eiusdem D. Oderici: Item promisit depingere in uno 
tellario alias ymagines Sanctorum in ellectione dicti D. Oderici quod tellarium 
debet atingere ab extremitate ipsius cone usque ad cellum quod est supra dic- 
tum altare que expensa dicti lellarii debeat solvi per ipsum D. Odericum ad 



riTTURA 253 

altre non brevi a dirsi, lasciamo a chi legge le con- 
venzioni trascritte in calce. A noi tarda di rallegrarci con 
espresse parole, che da questo pavese incominci alcuna 
reliquia di pittura scampata alle ingiurie del tempo, 
e quel eh' è più strano su tela, eh' è materia meno du- 
revole, e di solito meno riguardata dai possessori. E se 
nel custodirla è più inerito, se l'abbiano intero i Savonesi, 
i quali mostrano intatto e conservatissimo nel lor Ci- 
vico Spedale un Crocifisso sottossegnato così: Donatus 

requisicionem dicli magistri Donati ultra libras octuaginta Ianuinorum de qui- 
bus infra: et hec omnia promisit dictus magister Donatus dicto D. Odcrico 
depingere de colloribus finis et optimis ac de auro fino prout requiritur ad tale 
opus — ■ De et prò quibus complendis et adimplendis ipse D. Oderlcv.s dare et 
solvere teneatur dicto magistro Donato libras octuaginta Ianuinorum in modum 
infrascriptum : videlicet ad presens libras decem Ianuinorum quas dictus ma- 
gister Donatus confessus fuit Imbuisse et recepisse ab ipso D. Oderico in pe- 
cunia numerata et libras decem Ianuinorum in bancho quos similiter confessus 
fuit habuisse et recepisse ab ipso D. Oderico de sua racione. Reliquas vero li- 
bras sexaginta Ianuinorum promisit dictus D. Odericus dicto magistro Donato 
dare et solvere quando ipse magister Donatus eidem D. Oderico debite et ydo- 
nee satisdederit de compiendo dictum ojjus. Et quod opus teneatur et debeat 
dictus magister Donatus compiere infra festum Omnium Sanctorum proxime 
futurum. Que omnia et singula suprascripta diete partes promiserunt sibi invi- 
celi et vicissim aclendere. Et hoc sub pena librarum vigbitiquinqne Ianuinorwìn 
in quam penam incidat pars non observans parti observanli prò damno et in- 
teresse ipsius partis observantis et in eam quantitatem taxata per ipsas par- 
tes. — Actum Ianne in claustro Ecclesie Ianuensis prope cameram elicti D. 
Oderici: Anno a Natio. Domini MCCCCXXXIII Indictione X secundwm cur- 
sum lamie die XX Marcii fiora prima meridiei: presentibns testibus Venera- 
bilibus Dominis Marcilo de Francliis de Burgaro Preposito diete Ecclesie et 
Dominico Folieta Canonico ejnsdem Ecclesie ac Morello de Castro Durante 
ad premissa vocatis. (Atti del Not. Gregorio Ponte — Fogliaz. 1, 1431 ed 
altri anni misti). 

Voi. 1. — Pittura. 38 



234 v - capitolo in. 

Comes Bardus Papiensis pingébat hoc opus. Se all'autore 
non fosse incresciuto , quel che a molti era consueto, 
di scriverci l'anno, noi partiremmo con più certezza dal- 
l' esame di quel dipinto. Né già incontreremmo altro 
ostacolo ad ammetterlo per sua fattura, fuorché lo stile 
più accosto al moderno che 1' epoca non comporti , e 
una certa disinvoltura al piegare, all'atteggiare, all'e- 
sprimere che non ha esempio fra noi d' altro pittore 
contemporaneo. Ma questi dubbj medesimi, innanzi alla 
testimonianza del nome, tornano tutti in sua lode. Vi 
si scoprono le massime del naturale nuovamente pro- 
pagate in Milano e nelle terre vicine , avvalorate per 
soprappiù da certo spirito vivace , svegliato, eloquente, 
tutto proprio dell'uomo. 

Nei regesti della Repubblica ci si fa incontro col 
1448 un decreto che ingiunge agli Ufficiali di Moneta 
di comporre con Donato le ragioni del suo debito, così 
per le avarie già scadute come per le altre avvenire. 
Questa carta concilia al Pavese e lode e compassione 
ad un tempo ; dacch'egli quanto disagiato a sustanze, 
tanto vi appare riputatissimo per valore d'ingegno (1). 



(1) MCCCCXIXXVIIl die XIII Septmbru : IH. et Exc. D. Dux Ianuens. 
et Magni/. Consilium DD. Antia;iorum Communis lamie in legitimo numero con- 
gregaium: Auditis hodie plerisque aurificibus lamie multa laude predicantihts 
ingenium et artem Donati de Papia pictoris et quod sit utilis ministerio au- 
rificum : multa insuper adiicientibus de hominis cgcstatc: Commiscrunt et tom- 
mittunt Speetabili Officio Monete Communis ut super co quod idem Donatus 
Communi debet rum eo componat et transigat ut ipsi Officio videbilur : quod- 



PITTURA 255 

Le suppliche alla Signoria non provenivano questa 
volta dal dipintore, ma da un' accolta d'orefici, i quali 
a lor posta il raccomandavano alla pubblica benignità 
come uomo di rara virtù e d'aiuto singolarissimo nello 
cose del lor magistero. E per fermo ne' ciselli che ci 
restano di quelle età, specialmente in Savona, e per 
più nobile esempio nel tabernacolo delle Ceneri in 
Genova , non può disconoscersi certa somiglianza di 
maniera col quadro più sopra accennato: voglio diro 
in quel modo spedito e pronto di comporre e signi- 
ficare le istorie che tanto giova nelle opere di rilievo, 
e in non so quale carattere di volti e di panni che la 
scuola pavese non ha comune con altre. Per le quali 
ragioni io m'induco a credere che da questo Donato 
si vogliano ordire gli esempj di quel fare lombardo, 
che messo quind'innanzi in autorità da viemigliori 
pennelli, diede abito e forma alla nostra pittura fino 
ai rivolgimenti del secolo appresso. A soddisfare chi 
legge, diremo che le istanze degli orafi non andarono 
senza frutto; ma l'infelice Donato ebbe a consolarsene 
per anni pochissimi. Raccolgo la data della costui morte 
da un atto del 1451 a metà; dove io leggo altresì 



que preterea sumpta instnetione paupertatis sue tractet formam aìiquam con- 
ventionis eque ac tolerabilis de qua eisdem III. D. Duci et Consilio referat a- 
diecta iemporis et annue solutionis declaratione. Idque ita decreverunt inventis 
decerti calculis albis assensum signijtcantibus nullo Migro: non obstantibus qui- 
busvis decretis forsitan repngnantibus et potissimum iis que de conventionatis 
loquuntur. (Archiv. della Repubblica — Decretorum: Cartul. 1448). 



256 CAPITOLO III. 

che Giuliano de' Villani valente giureconsulto e Vi- 
cario in Genova del Podestà gli avea commessa una 
tavola con certe figure di santi, e ch'egli l'avea con- 
dotta a buon termine. In questo mezzo, cessato lui di 
vita, e rimasto il dipinto nella bottega del fratel Bo- 
niforte, ne tolse cura ( non saprei come ) un altro 
dottor di leggi, Giacomo de' Pellizzarj pontremolese, 
e lo fece ultimare ad un altro pavese di nome Gior- 
gio, pagandogli il resto della mercede già promessa a 
Donato (I). Bel suffragio per quest'altro maestro a 



(1) In nomine Donimi Amen: Johannes Georgius de Papia pictor sponte 
promissit egregio legumi doctori D. Iacobo de Pclisariis de Pontrcmullo presentì 
stipulanti et acceptanti eidem D. Iacolo dare et consigliare completarli et para- 
tam quand'ami Majestatem Sanctorum de omnibus necessariis traditam per egre- 
gium utriusque juris doclorem D. Tullianum de Villanis quondam D. Magistro 
Donato de Papia causa fabricandi et seti, pingchdi eam: et quam Majestatem 
promissit dictus Georgius dicto D. Iacobo dare et consigliare completami et ex- 
peditam db herede dicti q. Donati lune ad undecimam diem mensis Iulii pro- 
te ime venturi : Et infra solucionem diete Majestatis dictus Georgius confessus 
fuit Imbuisse et recepisse in pecunia numerata in presentia mei Notarii et te- 
st ium infrascriptorum libras quatuor Ianuinorum. Versa vice dictus D. Iacobus 
aceptans predieta promissit dicto Georgio dare et solvere realiter et cura ef- 
fectu libras orto Ianue ad complementum tocius ejus quod ab ipso D. Iacobo 
seu a dicto D. Iulliano liabere petere et seu requirere posset ipse Georgius si- 
ve lieres dirti quondam magistri Donati occasione diete Majestatis et ultra 
promissit dictus D. Iacobus dicto Georgio ipsum Georgium iudempnem con- 
servare ah omni molestia quam habere posset a dicto D. Iulliano occasione 
diete Majestatis. Hoc arto in presenti instrumento tam in principio medio quam 
in fine ipsìus quod in quantum dictus Georgius non consignaret dicto D. Ia- 
. cobo dictam Majestatem complectam dieta die XI mensis Iulii quod incurrat 
ex nunc in penam librarum sex Ianue taxatam prò justo damno et interesse 
dicti D. Iacobi: et s imi 1 . iter si ipse D. Iacobus sive alius prò eo et ejus nomi- 



r i t t u r a 257 

lui conterraneo, so potè parer degno di metter pen- 
nello in quell'opera interrotta sul meglio. Che del 
rimanente cotesto Giorgio, o Gio: Giorgio com'è detto 
nel rogito, se ne starebbe poco meno che in tenebre, 
non trovandosi memoria di lui all' infuori de 1 cartu- 
larj delle Compere, e in cose di funesto ricordo alla 
nostra istoria. Perigliavano nel 1455 le sorti di Gaffa 
minacciata dal Turco: e fra gli altri espedienti a sal- 
varla, il magistrato di S. Giorgio mandava attorno il 
P. Adeodato Boccone de' Servi, che predicando una 
quasi crociata, facesse massa d'uomini e di denaro , 
senza quel tanto perch'era ricorso al Pontefice. A meglio 
accendere e spronare le moltitudini, il zelante religioso 
recavasi innanzi un vessillo, non so con quali imagini, 
ma certo convenienti a tal'uopo , e Giorgio da pavia 
n'era stato il pittore, come consta dai pagamenti (1). 



ne non accederti dictam Majestatem quod simililer incurrat in dictam similem 
penam dìctarum Ubrarum sex Ianue de quibvs supra taxatam. — Aclum lamie 
sub Palacio Mense Archiepiscopalis videlicet (ipoteca magistri Boniforte de 
Papia pictoris: Anno a Nativ. Domini MOCCOLI Indictione XIII sccundum 
Ianue cursum die Mercurii XXX Iunii ante Vesperas: presentibus testibus Io- 
hanne Lacuzio nuntio et Nicolao de Franchia de Paulo q. Lodixìi ad hec vo- 
catis et rogatis. (Atti del Not. Andrea Testa. Fogliaz. 6 — 1451-52). 

(1) >J< MCCCCL V IIII Augusti : Mag. Deodatus Boconus Ordinis Sancte 
Marie Servorum qui mittitur ad Summum Pontificem prò negociis Caffé prò 
implorandis subsidiis et prò aliis negociis. — (Segue il conto delle spese). 

Ibidem: XXVIII Octobris: Rado Indulgentie concesse prò provisionibns de- 
fensionis Caffé: MCCCCLVI die VII Decembris: Pro Georgio de Papia pic- 
tore prò uno vexilo dato predicatori : prò isto etc. L. Vili. ( Cartulario del- 
l'Uffizio di S. Giorgio, 1455). 



258 CAPITOLO III. 

Boniforte sopravvisse ( come vedemmo ) al fratello, 
ne credo però molti anni, né lasciando veruna traccia 
d'esercizio pittorico. Ben ci rimase alcun documento 
di sua bontà, che vai troppo meglio delle lodi d'ar- 
tista e della sventurata nobiltà de' natali. Laonde non 
parrà alieno dalle presenti notizie il raccontare com'e- 
gli uscisse in voce d'uomo intero fin da quando Do- 
nato saliva in credito di procje artefice. L'anno del 
1438 (son parole di monsign. Giustiniani) u la città 
« fu afflitta da una grandissima pestilenza , la qual 
a fu introdotta di verso Pisa da un soldato eh' aveva 
ti pratica con una schiava di un cittadino ; la terra fu 
u abbandonata , e non si tornò ad abitare insino al 
ti tempo dell'autunno. » Boniforte non uscì di città, 
e quanto potè in quel flagello intendeva ad opere buo- 
ne. Una nota eh' io tolgo in parte ai fogliazzi di 
Kaffael di Sarzano , lo commenda d' aver rassegnate a 
puntino certe robe trovate durante la morìa nella casa 
d' un prete Aroldo de' Sordi pavese , morto in que'" 
giorni di pestilenza (1). 

Similmente adoperò dopo un lustro, allorché per la 



(1) Rei infraicripte invento fuerunt in domo quondam -presbiteri Araldi de 
Surdis de Papia : gemente in manibus et vertute Boniforte de Papia pictoris 
presentii et acceptantii et consigliate per D. Fratrem Gregorium de Papia Or- 
dii! is Sancii Augustini de Ianua in presencia presbiteri Lanf ranci de Gatis de 
Papia et mei Notar ii inf ras cripti : et que domai iita eit Ianue in contrada 
de Vechetis. (Segue la lista degli oggetti trovati: la scrittura pjrta la data 
del 7 luglio 1438;. 



PITTURA • 259 

l'aziono di Gio. Antonio dol Fiasco, levatasi a rumore 
la terra, fu deposto di Doge Tommaso da Campofre- 
goso ; la guai novità intervenne tra il giorno 18 e 
il 19 dicembre. E come incontra il più spesso che 
dietro cotali sommovimenti di popolo si mettono i più 
rei della plebe per saccomannare e rapire, così fra le 
altre case d'intorno a Palazzo ove bolliva specialmente 
la zuffa e più folto era lo stormo, fu messa a bottino 
la casa d'un prete Giacomo Paolo de' Catti da Novara 
giù per la strada di Scutaria, quella (io mi penso) clie 
diciam' ora la Vecchia. Avea Boniforte per avventura 
e abitazione e bottega sui passi di questa, in certa casa 
della Mensa Arcivescovile che ha memoria con lui in 
più d'una carta: il perchè gli fu agevole da qualcuno 
della bordaglia ricomperare, in gran parte almeno, le 
robe e le masserizie del prete. Né già con animo di 
farle sue, ma di renderle al padrone come tosto cessasse 
il tumulto ; e sì il fece di tutto cuore non più che un 
venti giorni di poi, nuli' altro chiedendo per suo ri- 
storo fuorché la moneta che avea messo nella mano ai 
ribaldi. Vero è che al pietoso atto lo secondò un altro 
prete, Lanfranco de' Gatti suo compaesano , fino a 
spendervi tra 1' uno e 1' altro ben cento fiorini ; ma la 
cosa era tra amici, eh' è quanto a dire d' una sola in- 
tenzione e d'un solo pensiero. (1). 



(1) In nomine Domini Amen : Iacobus Pmlus de Capiiis de Novaria consti- 
tutus in presentici mei Notarti et testium infrascriptorum ai hoc specialiter vo- 



260 CAPITOLO III. 

Ora mi stanno in siigli occhi una schiera di Lom- 
"bardi, che paion chiedermi eh' io non li sgiunga dai 
due fratelli ; gente di nome non troppo chiaro ne' do- 
cumenti, e pur meritevoli d'aver memoria in comune 
con quelli. V'hanno due Pietri, 1' un da Milano , da 
Pavia 1' altro, menzionati ne' cartularj del Comune per 
non so quali lavori ; il primo sotto il 1459 , tre anni 
innanzi il secondo. Quivi è pure un Guido da Bor- 
cano per egual quota di pagamento, e colla data me- 
desima del Milanese, e con loro per terzo un Giovanni 
Ungaro ; certo la identità delle somme fa credere ad 



catorum et rogatorum : scicns et advertens se hiis diehus proxime preteriti* 
propter novitates incursas et mutationem status Domini Thome de Campofre- 
goso fuisse depredatimi et eidem aliata fuisse quecumque aruisia suppellectilia 
utensilia ac res et boni tunc existentia et existentes in domo solite luibilationis 
ipsius Iacohi Pauli site lamie in contratta Scutarie: sciensque etiam et aìoer- 
tens dictus Iacobus Paulus presbiterum Lanfrancum de Qatis et Boniforte de 
Papia piclorem ipsorum bontate (sic) et moralitate de' suis pecuniis solvile et 
seu redemisse majorem partem dictorum honorum prò stimma et quantilate jto- 
renorum ce'ntum auri seu librarum centum vigiliti quinque Ianuinorum: et prc- 
terea volens etc. Sponte et ex eerta scientia et nullo juris nel farti errore duc- 
tus sei omni modo via jure et forma quibus melius potuit promisit et solemni- 
ler convenit eidem presbitero Lanfranco et Boniforte presentibus stipulautibus 
et recipientibus prò se etc. eisdem dare et solvere predictam pecuniam ad ip- 
sorum lileram voluntatem. — Actum lamie in platea domus Ecclesie Major is 
S. Laurentii quam conducit dictus Boniforte a Mensa Archiepiscopali lanuensi: 
Anno Domin. Natio. MCCCCXXXXIII Indictione quinta secundmn cursum 
lamie die Mercurii nono mensis Ianuarii parum ante Vesperas: presentibus te- 
stibus ad liec vocatis et rogatis Antonio Magnsano seaterio q. Petri Angustino 
de Coronato fllio Stephani et Iacobo de Fosano q. Antonii seaterio cicibus 
lamie. (Atti del Not. Giovanni di Pineto — Fogliaz. 10, 1443-47"). 



PITTURA. 2C1 

alcun lavoro in. comiino (1). Pavese anch' egli fu un 
Marco da Mezzabarda elio intorno a metà del secolo 
operava in Genova, e v'avea tolta moglie certa Susanna 
di Martin Gallo maestro di bagni , e nelle contrade 
della Maddalena abitava una casa compratasi del 1453 
da Giovanni e Benedetto da Campione capi d'opere (2). 
A mostrare di quanto prevalessero in casa nostra 
que' da Pavia così di numero come fors' anche d'auto- 
rità, anticipo un Leonardo, di cui nelle stanze muni- 
cipali si conserva in onore una tela di mezzana gran- 
dezza con N. D. in suggesto, e co' ss. Battista, Erasmo, 
Francesco e Chiara sui fianchi. Nel grado della cat- 
tedra si legge : Opus Leonardi de Papia : MCCCCLXVI. 



(1) MCCCCLVI: Petrus de Papia pictor debet nobis prò dicto Cartulario 
1. V. — MCCCCL Villi: Petrus de Mediolano pictor debet nobis prò alio 
Cartulario 1. V. — Guidus da Borcano pictor debet nobis prò alio Cartula- 
rio I. V. — Iohannes Ungarus pictor debet nobis prò alio Cartulario 1. V. 
— (Archivio Municipale — Cartularj delle Ragioni ). 

(2) Marchus de Mediabarba pictor et Susanna fdia a. Martini Galli balnea- 
toris et uxor dicti Marchi etc. — Actum lamie in contrata seu platea Campi 
fabrorum videlicet in domo habitacionis dicti Marchi : Anno Domin. Nativ. 
MCCCCLIII Indictione prima secundum lamie curstim die Mer curii XVI III 
Decembris in terciis : presentibus testibus ad hec vocatis et rogatis Petrino de 
Panexio et Batista de Fomaxia jabris ac Antonio de Viacava civibus et ha- 
bitatoribus lamie ( In atti del Not. Garumbero ). — Ma in quelli del Not. 
Nicolò Raggi si scopre come in quest' anno medesimo il pittore facesse 

acquisto della casa accennata nel testo Quum Iohannes de Gazino de 

Campiono magister Antelami q. Bcrtrami suo nomine et nomine et vice Be- 

nedicti ejus fratris vendiderit Marco de Mediabarba pinctori et Stisanne 

ejus uxori filie quondam Martini Galli balneatoris quandam dictorum Iohan- 
nis et Benedicti fratrum domum sitam Ianue in contrada Magdalene v.sque 
a MCCCCLIII. etc. 

Vol. I. — Pittura. 39 



262 CAPITOLO III. 

Benché ignoto all'infuori di questo quadro, egli è ar- 
tefice da far onore alla sua terra e al suo tempo , e 
più accosto (se non ci falla il giudizio) alle massime 
d' Agostin Milanese che d' altro dotto. Al veder poi 
quanto corra tra la figura della Vergine che siede e 
le altre ritte all' intorno , sarei per dire che in quella 
s'inspirasse ad alcuna imagine de' migliori contempo- 
ranei , tanto è degna all'aspetto e tanto egregiamente 
composta. Così la scuola pavese ebbe tra noi succes- 
sione non interrotta , e '1 vedremo di sèguito a più 
splendidi esempj: e n'è forse cagione la frequenza, la 
dimestichezza, e l'usar continuo che faceasi a Genova 
da quella provincia ; tantoché da Pavia s'intitolavano 
due chiese , e dai Pavesi un de' vicoli più popolosi 
della città (1). 

Né però d' altre bande affluivan meno i pittori , 
malgrado i tempi calamitosi : ond' io ricercando più 
volte per quali conforti venisse a moltiplicarsi fra 
noi l'esercizio dell' arte, non seppi fermarmi ad altro 
fuorché a certa ammenda che di questa stagione fu 
fatta ne' capitoli , contra le durezze usate per 1' ad- 
dietro sui forastieri. Ed è notabile che ne venne il 
partito dai Consoli stessi dell' Arte , non sì tosto dai 
Eeggitori della Eepubblica fu posto ordine a rivedere 
e a correggere gli statuti delle singole università. Tal 



(1) In un atto del Not. Lombardi da S. Stefano del 1404 : Adum Zanne 
in bvrgo S. Stephani in carrubeo illorum de Papia etc 



PITTURA 2G3 

provvisione da me rinvenuta ne' manuali de' decreti 
porta la data del 13 Settembre 1443 e il nome del 
doge Raffaele Adorno , e mi sa male che nei codici 
della Matricola scutaria e pittorica non si legga una 
giunta che fa onore al collegio de' maestri e alla pru- 
denza de' governanti , come riparazione eh' ella è di 
un'antica ingiustizia. A riformare i capitoli delle arti 
erano stati eletti Baldassare Vivaldi, Gabriele di Per- 
sio, Damiano Oliva e Teramo di Cavo. Abolita l'odiosa 
servitù che negava e nome e diritti di maestro a cia- 
scun estraneo , e a quanti non avessero imparato il 
dipingere o in Genova o nei sobborghi o in alcuna 
delle tre Potesterie, que' di fuori si ragguagliavano ai 
nostri con sol questo patto , che s' acconciassero a pa- 
gar dieci lire di genovini , da partirsi fra V Arte e 
l'Opera del Molo e del Porto. Istituto non affatto in- 
civile, che durò quanto la Matricola, e se pure fu in 
parte alterato, sì come vedremo, non poteva essere se 
non in peggio (1). 



(1) Additio facta in Capitulo pictorum et scutariorum — llem quod sì 
aliquis scutarius vel pictor extraneus vel qui dictas artes scutarias non edidi- 
cerit in cimiate lamie burgis vel tribus potestaciis venerit ad civitatem Za- 
nne et burgis causa faciendi apotecam de dictis artibus non possit quovis mo- 
do dictam artem exercere nisi prius solverit prò intrata diete artis libras de- 
cem Ianuinornm quarum dimidia sit diete artis et reliqua dimidia Patrim 
Communis prò opere Portus et Moduli. 

MCCCCXXXXIII die X Septembris : Spectabiles viri Balthasar de Vivaldù 
Gabriel de Persio Damianus de Oliva et Theramus de Cavo emendatore^ et 
correctores capitulorum artiflcum cioitatis Ianue: Visa et intellecta prescripta 
additione heri prestita per Consules artium pictorum et scutariorum qitam %itì- 



264 CAPITOLO IH. 

Nelle proposte dei Consoli non taceva 1' usata for- 
inola del benefizio che sarebbe per derivarne al Col- 
legio e alla cosa pubblica; e qual uomo supplicando 
alla Signoria non saprebbe ridire altrettanto? Ma que- 
sta volta gli effetti risposero alle promesse, e forse là 
dov' essi miravano meno. Però che 1' età mutò forme , 
vuoi per gli artefici desiderosi d'avanzare nelle lor di- 
scipline, vuoi pe' cittadini in comune, i quali sogliono 
derivare da queste non lieve argomento di gentilezza. 
A quell' atto di liberalità (se non vogliam dirla giu- 
stizia) seguitarono , è vero , tumulti in casa e guerre 
perigliose al di fuori ; tantoché quel nulla di decreto 
si smarrisce negli atti fra mille altri che chiamano alle 
armi o mungono la città di balzelli. Pur nondimeno 
in quel torbido di tempi traspaion nomi d'artisti tirati 
quasi a Genova da nuova vaghezza, e a computar dalle 
tavole che s'accennano per libri o per cronache, s'invo- 
gliavano a lor volta i privati di fregiare con bei di- 
pinti i votivi altari e le pareti de' santuarj. Non tor- 
na per verità in nostra lode il raffrontare 1' elenco 

litatem Relpublice et dictarum artium concernere judicaverunt illam admiserunt 
et eam addi mandaoerunt in volumine capitulorum dictarum artium: et sic re- 
ferunt. 

^ Die XII f Septembris : III et Excelsus D. Raphael Adumus Dei gratta 
Iamiens. Dux et Consilium DD. Anlianorum in sufficienti et legitimo numero 
congregatimi: Intellecta relatione prescripta facta -per suprascriptos offlciales qui-- 
bus cura demandata est revidendi emendandi addendi et corrigendi capitula ar- 
tijcum civitatis lanue prescriptam additionem et omnia in ea contenta appro- 
baverunt et jirmaverunt illam servari jubentes ut in ea lalius constai ( Archiv. 
della Repubbl. — Decrctorum, voi. 1443). 



PITTURA 2G5 

dei liguri co' forastieri ; tanto le ardite imprese sul 
mare, e i traffici lontani, e gli studj del conquistare, 
aveano tardata 1' emulazione delle arti graziose. Ma 
quella schiera d'avveniticci, la più parte lombardi, che 
corsero la nostra provincia o vi si posero a stanza e 
s' aggregarono ai nostri , quasi ci compensano tal di- 
fetto , perchè paion dire che scemando nelle lor terre 
le occasioni al dipingere , non fallivano d' altro lato 
le commissioni sol che mettessero piede in Liguria. 
Di questo non si può dubitare , che le massime pro- 
pagate da loro , e gli esempj che d' ora in ora si ve- 
nivano moltiplicando, non disponessero l'ingegno che 
hanno i Liguri felicissimo a raggiungere il bello del- 
l'arte con una prontezza che va sopra il credibile. Né 
dee tacersi una buona ventura che valse probabilmente 
a svegliarne V affetto : ed è quel rinnovarsi che facea 
la pittura colle arti sorelle, sostituendo alla fantastica 
austerità del medio evo la semplice e cara eleganza 
delle forme latine. Arrogi non so qual vezzo che trae- 
va gli artefici allo studio del naturale ; quella nuo- 
va evidenza nei volti, quel miglior tondeggiare delle 
membra, quel più ornato comporre dei panni, e quel 
campire le storie d' ameni paesi o di bei prospetti d'ar- 
chitettura, faceva più grata ai maestri e più desidera- 
bile agli ordinatori una facoltà che favella all'intelletto 
ed al cuore pel ministerio dei sensi. 

Tale rivolgimento o progresso che voglia dirsi del- 
la pittura, è già manifesto nell' epoca ove ci ha con- 



266 CAPITOLO III. 

dotti la narrazione , voglio dire a metà di questo secolo 
XV. E come avviene nelle cose del gusto , da non so 
quale alacrità degl'ingegni s'andava agitando per tutta 
Italia, ma specialmente in Toscana per certa conside- 
ratezza assai propria di quel paese gentile, e in Lom- 
bardia per nativa attitudine al leggiadro ed al gaio. 
Ond' è che il merito de' primi riformatori è variamen- 
te disputato tra l'una e l'altra provincia , e forse con 
oziosi argomenti pel sorgere che fecero ad un tem- 
po medesimo e per un medesimo reagire del gusto. 
Benché non è a credere che in così fatte novità man- 
cassero le controversie, se non in parole ma certamente 
nell' operare; essendo condizione di qualsivoglia età, che 
oppongasi ai novatori alcun seguace autorevole delle 
massime antiche. E però gli esempj di coloro che con- 
tendono ad ammodernare lo stile , mescolati a quegli 
altri che si stringono tenacemente al passato , danno 
spesso molestia alla critica, e turbano il giudizio degli 
anni. Incertezza di tanto maggiore nelle scuole lom- 
barde , quanto più dal genio che dalla dottrina son 
portate a ringiovanirsi : laonde veggiamo , per forma 
d'esempio, quasi a capo di due schiere avversarie Braman- 
tino da Milano tra i nuovi, e lo Zenale da Tre viglio 
fra i vecchi. Veggiamo ad un modo stesso nei parti- 
menti e nelle fregiature dei dipinti alternarsi le spire 
e le cuspidi dei bizantini e de' teutonici all'arco emi- 
sferico e agli schietti ordini dell'arte toscana; e se non 
parlano gli atti o le soscrizioni, non è infrequente che 



PITTURA 2G7 

un pennello più antico si giudichi per posteriore, e 
così ancora il contrario. Or noi di que' molti che ver- 
remo dissotterrando dalla oblivione di quattro secoli 
ragioneremo assai cauto e modesto , astenendoci mas- 
simamente dal sentenziare fuorché col presidio di date 
sicure. E perchè alcun filo ci regga in materia sì nuo- 
va e intricata, daremo al presente capitolo i dipintori 
antecedenti od ignoti alla Matricola del 1481 ; ser- 
bando a distinta materia quei che v'ebbero nome e che 
toccarono, gran parte almeno, gli esordj del secolo ap- 
presso. 

Sarà pure per conferire a chiarezza se a noi piac- 
cia di sceverare i men noti o meno valenti che siano, 
da que' pochi ai quali non può negarsi la lode d'avere 
avanzata 1' arte in Liguria sia co' precetti o sia cogli 
esempj , e dai quali si ordiscono a così dire i progressi 
■della nostra pittura. Non traggo dal primo novero un 
Luchino da Milano che ha titolo in certa tela figu- 
rante s. Giorgio che atterra il mostro , commissione 
dell' Uffizio che prendea nome da questo Santo, anzi 
dall'anno sottossegnato nel quadro : Eoe opus fecit fieri 
Spectabile Officium Sancii Georgii MCCCCXXXXIIII. 
Mentre io scrivo il dipinto è locato negli archivj del 
Governo ove può esaminarsi a bell'agio. Non tutti vor- 
ranno consentire che sia in esso tanta dottrina o pra- 
tica di maestro per raffrontarlo ad uno o ad altro stile 
dominante a quegli anni; ma diligente com'è ne' din- 
torni, e vago di tentare le prospettive, né lento in tutto 



2GS CAPITOLO III. 

a significare gli affetti, sarà scusato di alcuna durezza 
e del languor delle tempere. Sotto 1' anno medesimo 
del 1444 si nomina un Tommaso da Bissone nei ro- 
giti d 1 Egidio Damezzano , come curatore alla eredità 
giacente d'un Franceschino da Novara cittadino di Ge- 
nova. Certo Alfonso Roselle spagnuolo da Murcia 
non pure operava in Genova , ma v' apriva officina e 
accettava scolari, come abbiamo da un atto del 29 lu- 
glio 1452 onde un prete Antonio da Napoli gli con- 
segna un suo nipotino ad ammaestrare : tuttoché le 
convenzioni fossero di comune accordo cassate dieci 
giorni di poi (1). Altri esteri ci scoprono i razionali 
delle Compere, e nuovamente per le faccende di Caffa; 

(1) In nomine Domini Amen: D. presbite)' Antonim de Neapoli q. Barto- 
lomei sponte et ex certa, scientia promisit et solemniter convenit Alfonso Ro- 
telle de Mulsia hyspano pictori haditatori lamie presenti et stipulanti quod 
Petrus lohanncs nepos dicti presbiteri Anlonii eiatis annorum undecim vel circa 
hic presens et consentiens stabit et perseoerabit prò famulo et discipulo cum 
dicto Alfonso cum quo ipsum Petrum lohannem accordavit seu concordava causa 
adiscendi dictam artem pictorum hinc ad annos odo proxime venturos etc. — 
Actum lamie iti Audientia Episcopalis Curie : anno a Nativilate Domini 
MCCCCLII ladictione UHI secundum Zanne cursum die Sabbati vigesimanona 
mensis Julii in terciis: presentibus testibus Antonio Rasperio q. Petri Oberto 
de Redo coyrazario et Iacobo Stola q. lohannis civibus lanue ad premissa vo- 
catis et rogatis. 

vfr II CCCCllI die Martis Vili Augusti in Vesperis in Curia Archiepisco- 
pali lanuensi: Cassum est suprascripimi instrumentum accordationis supra- 
scripti Petri lohannis nepotis dicti presbiteri Antonii de Neapoli cum dicto Al- 
fonso : videlicet de voluntate et consensu dictorum presb. Antonii et Alfonsi 
prese?itium et sic fieri volentium: presentibus testibus Petro de Frevanle No- 
tano et Nicolao Donnino lacobi ac Nicolao de Cario Benedicti. (Atti del Not. 
Andrea de Cario - Fogliaz. 8, 1442). 



PITTURA 2G9 

e prima un Antonello da Fabriano condotto a salario 
per lavori da farsi in quella colonia , e che partitosi 
di Genova sotto malleveria di Donato pavese, disertò 
per cammino, a quel clie narrano i notularj. Queste 
cose accadevano del 1447, e l'anno seguente lo riveggo 
a confessare per atto autentico le doti della sua sposa 
che fu certa Maria Albanese (1). Un Antonio da Bo- 
logna segnato ne' cartularj medesimi sotto il gennaio 
del 1454 par che servisse al dipinto d' una bandiera 
che portava l'effigie di s. Giorgio, e che dai Protet- 
tori fu inviatala Caffa con buona provvisione di palvesi 
e di targhe ; laonde il suo nome va in coppia con 
Gasparino dall'Acqua scudaio , il quale decorò il ves- 
sillo e fregiò le armature coli' opera del suo mestie- 
re (2). Ambidue questi Antonj han nome espresso di 

(1) In nomine Domini Amen: Antonelus de Fabriano pictor habitator lamie 
sponte et ex sua certa scientia nuttoque juris velfacti errore ductus seu modo 
aliquo circunventus confessus fuit et in veritate publica recognovit Marie Ar- 
banensi uxori sue presenti et stipulanti prò se et heredibus suis et ad caute- 
lafll mihi Notarlo infrascripto tanquam publice persone officio publico stipulanti 
et recipienti nomine et vice ejusdem Marie se ab ipsa Maria habuisse et rece- 
pisse in raubis rebus et peccnnia llbras centum quinquaginta quatuor lanui- 
norum prò doctibus et patrimonio diete Marie etc. — ( In atti del Not. An- 
tonio Fazio seniore - Fogliaz. 13, 1447-52). 

2' ; >Ji MCCCCLIII die 11 Junii : Gaspar de Aqua qui conficere pactus est 
vexillitm clarissimi Martiris Sancti Georgi-i Vexilliferi et Protectoris Comperarum 
Sancii Georgii : debet prò Petro de Frevante accipiente ipso in solucione constei 
ipsius l.V. — (somma complessiva in nove partite dil. CXIIII sold. II den. III). 

►i< Die XXII Decembris: Gaspar de l'Aqua pictor debet prò Petro de Fre- 
vante l. XVIII — Itern die XXVI lanuarii MCCCCLIIII prò magistro An- 
tonio de Bononia et dictus inferius, l. XII. 

Voi. I. — Pittura. 40 



270 CAPITOLO III. 

abitatori di Genova ; ma il bolognese dovette precor- 
rere l'altro d'assai, perchè vel trovo del 1422 , e in 
apparenza di fresche nozze con Luchina figliuola d'un 
Bentivoglio della sua terra (1). Costei è pur menzio- 
nata come erede di sua madre e come donna d' Anto- 
nio nelle tavole di Giovanni Pineto un cinquennio 
più tardi. Del pittore non ci è dato notare per Genova 
oltre il pochissimo che già ne ho scritto; ma i Savonesi 



Recepimus die XXII Marcii in Vexillo Sancii Georgii misso Cojfam l. XXXX 
— Item in ejus mercede pingeudi pavenses ce. I. XX: faldas XXXXIl. Vili 
solil. IIII : tarcones XXXVII l. V sold. XI: Lancia una ubi revolutus est 
penonus sold. III. Pro fingendo astam standardi sold. V etc. — Die XXII 
Maij : prò Gaspare de Aqua prò sua mercede dicti vexilli ac prò auro et 
argento in eo posilo l. XXXX. — 'Archiv. di S. Giorgio : Cartularium Of- 
jlcii 1453). 

(1) In nomine Domini Amen: Anthonius de Bononia quondam Iohannis pic- 
tor in lamia sponte fuit confessus et in ventate piètica recognovit milii Notario 
infrascripto tanquam publice persone officio publico stipulanti et recipienti 
nomine et vice Luchine filie quondam Bentevoia de Bononia se Imbuisse et re- 
cepisse a Bennata filia quondam Magistri Loti de Varagine dante et solvente 
ut sponte fatetur nomine diete Luchine prò doctibus et patrimonio ipsiv.s Lo- 
chine uxoris dicti Anthonii et per me ipsi Luchine licet absenti libras centlim 
vigintiquinque Ianv.inorum computatis omnibus solucionibus ei factis usque in 
diem et horam preseutes : Itenuncians etc. ■ — Quarum fecil mihi dicto infra- 
scripto Notario dicto nomine stipulanti et per me diete Luchine licet absenti 
antejaclum seu donacionem propter nuptias de libris sessaginta duabus soìdis 
decem Ianue sccundum formam capitulorum lamie ad habeudum tenenduin 
possidendum etc. — Actum lamie in contrada Valorie in aula domus habita- 
cionis diete Bennate: Anno Domin. Nativ. MCCCCXXII Indictione XIIII se- 
cunduin cursum Ianue die Mercurii quarta Felruarii in terciis: presentibus 
Oberto de Valletari lambaxiario et Aniìionio 3Iachavelo de Rapallo callcgano 
in latina tesUbus ad hec vocaHs et rogatis. (Atti del Not. Lorenzo Villa. — 
Fogliaz. 10 — 14.00 ed altri anni misti ). 



PITTURA £71 

( mercè del Belloro ) col mostrano in maggioro opera, 
vale a dire in dipinti eseguiti del 1434 nel Palazzo 
del loro Comune. Ebbe compagno alla- onorevole im- 
presa Giacomo Mazone alessandrino , pittore eli' io ser- 
bo a miglior luogo con quel Guirardo dello stesso casato 
che mi occorse non molte pagine addietro. Allorquan- 
do più nomi si stringono in società di famiglia , e 
quando (che più rileva) ci conducono a nobili esempj 
e non indegni di storia , il disgiungerli e quasiché 
inimicarli non può piacere a chi legge né profittare a 
chi studia. 

Seguendo gli anni e il migliorare dei metodi, non 
istimo che presso a Donato capitasse in Genova più 
valente maestro di Giovanni da Montorfano che ab- 
biam debito di rassegnare a Milano non altrimenti 
che quel primo a Pavia. Tal giudizio io non faccio 
dalle opere , che le molte per lui condotte o son pe- 
rite o son disperse o ignorate : ma bastano gli atti a 
levarlo in onore , punto che vi si affini la mente. 
Giovi anzi tutto avvertire com' egli da taluno o mal 
pratico o male accorto venisse scambiato con quel pit- 
tore che sotto nome di Gio : Donato di Montorfano si 
addita dalle Guide di Milano nel Refettorio delle Gra- 
zie presso il Cenacolo di Leonardo da Vinci (1). Potè 



(1) « Dans ce mème Refectoire on voit une autre peinture à fresque 
« mieux conservée, qui représente la Crucifixion avec plusieurs figures : 
« ouvrage assez mediocre de Jean Donai Montorfano Milanais . qu" y ap- 



272 CAPITOLO III. 

forse tirarli in fallo certa somiglianza nel nome; ma 
non merita scusa V aver sì poco atteso alle date che 
ci dan per più vecchio il Giovanni. Né dovea bastare 
nno sguardo al Lanzi, che non conobbe quest'ultimo, 
né un costui congiunto che incontreremo in Liguria, né 
un quarto da Montorfano appellato Battista che opera- 
va in Milano e in Pavia mentre il nostro operava in 
Genova (1). È condizione di quella età che molti d'un 
casato o d' un paese applicassero all' arte , ed è gran 
parte di critica il non confonderli. Poiché siam pri- 
mi a trattar di Giovanni con verità d' argomenti, co- 
niinceremo notando per lui due quasi periodi; nel pri- 
mo de' quali bazzicò in Genova anziché vi abitasse , 
neir altro v'ebbe ferma dimora o viaggiò la provincia. 
A raccoglierli in uno, ci darebbero un tratto di poco 
più che vent' anni , dal 1448 fin presso al 70. Di 
quel primo anno trovo distinta negli atti di Antonio 
inizio seniore una scritta , per la quale un Giovanni 
si obbliga ad un frate Ambrogio di costrurre e dipin- 
gere certa Maestà coll'imagine di s. Benedetto, desti- 
nata ad un altare de' Cisterciensi di s. Benigno a Ca- 
po di Faro. L'umidore e la muffa hanno consunte le 

« posa son nom et la date de 1495 : Johannes Donatus de Montorfano : 
« MCCCCLXXXXV. » (La Ville de Milan nouvcllemcnt descrite par le peintre 
Francois Pirovano. — ■ Milan, Silvestri). 

(1) V. le Notizie sulla vita e sulle opere dei principali architetti scultori e 
pittori che fiorirono in Milano durante il governo dei Visconti e degli Sforza, 
raccolte ed esposte da Girolamo Luigi Calvi — Milano, Agnelli, 1867; pag. 
248 in nota. 



PITTURA 273 

prime linee, e con esso ad un modo i cognomi dell'ar- 
tefice e del committente. Ma quando ali ri rogiti non 
sovvenissero a rivelare in Giovanni il Montorfano, pur 
basterebbe l'attendere che niun altro di tal battesimo 
può sospettarsi a quel tempo in Genova dal Fravega in 
fuori, e che ad escludere quest' ultimo soccorre la de- 
signazione di Pavia, laddove aveva a lavorarsi la ta- 
vola, e dove furono usi d'aver domicilio tutti quanti 
i Montorfani. Che poi il milanese fosse noto fra noi , 
e già prima d' allora desiderato e richiesto a cospicui 
lavori, n' è fedel testimonio il tenore medesimo della 
scrittura. Perocché frate Ambrogio che quivi si rico- 
nosce per Priore di s. Benigno, non vuole altrimenti 
accettare il dipinto se non agguagli od avanzi di per- 
fezione altra ancona che Giovanni avea condotta già 
prima per uno degli altari in s. Siro di Genova, e 
d' ordine d' Antonio Gentile patrono della cappella ; 
circostanza che loda del pari e la virtù del pittore 
ed il senno del monaco (1). Ora il tenersi eh' ei fa 



(1) , • ' 

• Prior Ecclesie seu monasterii 

Sancii Begninj de Capite Fari ex altera parte 

Videlicet quia ex causa dictarum promissionum et alioruvn infrascriptoritm dic- 
iùs Mag. Iohannes promisit et solemniter conventi dicto D. Fratti Amdrosio 
laborare in Papia Magestatem unam Beali Jeronimi ponendam in uno altare 
ut infra dicetur ipsamque Magestatem lene et diligenler laborare ad monstrara 
in majori perfectione alterius Magestatis per dictum Mag. Iohannem laboratam 
mandato Antonii Oentilis prò uno aliare in Ecclesia Sancii Siri de lamia et 
que sii majoris valoris et predi librarmi quindecim Zanne arbitrio dicti D. 



274 capitolo in. 

113I diritto di spsdir di Pavia , più che dipingerò in 
Genova , la tavola di s. Benigno , manifesta il Mox- 
torfano o ancor fermo alle prime stanze o implicato 
in altre opere. Comunque sia, vien chiamato abitatore 
di Genova sette anni di poi, quando Gxo : Pietro da 
Milano, pittore anch' esso e già per lo avanti notato, 
gli si confessa debitore di trentadue lire della nostra 
moneta (1). Segue un altro atto di ben maggior pre- 
gio, perchè e 1 insegna da quali scuole e da quali so- 
cietà si partisse per rendersi tutto de' nostri. E come 
tale io il considero da mezzo il 1457 eh' è la data del 
rogito, dacché lasciate in paese Margherita sua madre 



Prioris quarti dieta Magestas dicti Anlonil Gentllls: et que Magestas slt et esse 
debeat lavorata et fabricata ut supra et que conduci et conslgnarl debeat per 
ipswm Mag. lohannem in Ecclesia seu monasterlo Sancii Beguini Ianue de 
Capite Farli omnibus expensls ipsius Mag. Iohannis infra festum Pasce Re- 
surcctlonis Domini proxime venturum — Et ex adverso ex causa predieta dic- 
tus D. Fraler Ambrosius dare et solvere promlslt dlcto Mag. Iohanni presenti 
et stipulanti prò predo et valore diete Magestatls bonitatis suprascripte h- 
bras nonagintaquinque Ianue infra solucionem quarum d'ictus Mag. Iohannes 
confifetur Imbuisse et recepisse ab ipso D. Priore lihras trlginta Ianue. — 
Aduni lamie in contrada platee Bancorum silicei in apotecha seatarum Io- 
hannis de Adano seaterll: Anno Domin. Natio. MCCCCXXXXVIII Indictione 
HI seciMdum Ianue cursum die Lune XXI Octobris in terciis : presentibus 
testlbus lohanne de Adano suprascrlpto-* et Iacobo de Nicla seaterio dm- 
bus Ianue vocatls et rogatis. (Atti del Not. Antonio Fazio seniore — Fogliaz. 
11, 1548-49). 

(1) >J< MCCCCL V XI Septembrls : Iohannes Petrus de Mediolano pldor 
habltator in cimtate Ianue sponte etc. Rccognoolt Iohanni de Montorfano pie- 
tori habltatori diete civitatis lamie presenti et stipulanti prò se hereJibus et 
successoribus sùis se ab ipso lohanne de Montorfano Imbuisse et recepisse U- 
bràs trlginta tres Ianue etc. (Notaro suddetto, Fogliaz. 16. 1455-56 . 



PITTURA 275 

già vedova di Paolo da Montorfano , o Battistina sua 
moglie, lo cliiama procuratrici con insieme un Baimon- 
dino degli Scaranasii e un Beltramino Carrerio , a com- 
porre le sue ragioni e assestare ogni sua faccenda , 
quante gliene restavano nella sua Lombardia. Ma so- 
prattutto si vuole far capo a due parole di quel conte- 
sto , là. ove raccomanda in ispecie che si facciano i 
conti e si termini ogni dritto che rimanesse per sue 
fatiche con Cristoforo de' Moretti pittor cremonese (1). 
11 Moretto (come più volgarmente si nomina) è uno 
di quella schiera che il Lomazzo conduce a dipingere 
in corte de' Duchi di Milano, e a cui dà lode preci- 
pua d'aver trovate regole alla prospettiva in quanto 
ella serve al dipingere. Questi ebbe inoltre un vanto 
particolare, d'avere operato nel Duomo della sua patria 
in competenza del Bembo, l'ottimo de' pittori che a- 
vesse Cremona a quel tempo. De' maestri invitati e 



(1) In nomine Domini Amen: Iohannes de Montorfano jllins magistri Panli 
de Mediolano pinctor omni meliori modo jure via et forma qioibus meìius et 
validius potuti fecit constituit et solemniter ordinava sn-os certos nuncios et 
procuratores ac procuratrices dommam Margarita/m matrem suam et uxorem 
dicti q. mag. Paidi et Baptistinam uxorem ipsius Iohannis nec non Ragmon- 

diuum de Schar anaxiis et Bertramiuum Carrerium de Mediolano et 

specialiter ad faciendam rationem et carculum cum Christoforo de Moriti de 
Cremona pictore etc. — Aetum lamie in coniracta Sancii Braiicacii videlicet in 
studio domus habitacionis D. Uosme (Scalie): Anno Domin. Natio. MCCCCLYII 
Indictione XIIII secundum cursum Ianue die Veneris XV Julia in vesperis : 
Testes Iìolandus de Rosate ligator balarum q. Benedirti et BartholometiS de 
Bergamo tabernarius filius Petri cioes et habitatores lamie ad hec tocatis et 
rogatìs. (Aiti del Not. Cristoforo da Rapallo seniore — Fogliaz. 8, 1455-5'} ). 



276 CAPITOLO III. 

trattenuti dagli Sforzeschi visitarono parecchi e ono- 
rarono de' lor lavori le nostre contrade, e vi diffusero 
esempj del nuovo stile. Di Cristoforo non ve n' ha 
traccia ; ma se il Montorfano, a quel che pare dagli 
atti, ebbe ad associarsi con lui, possiam crederlo erede, 
o seguace almeno, o emulatore fors' anche della sua 
virtù. Le occasioni frequenti, e vorrei dire continue , 
che si offersero ind' innanzi al costui pennello, paiono 
confermarlo assai meglio d'ogni altro indizio. Due al- 
tari si scoprono eseguiti da lui al suo primo fermarsi 
in Genova ; 1' uno e 1' altro cagione di controversie le 
quali si chiusero per l'usato spediente dei compromessi. 
Già compiuto era il primo in febbraio del 1457 a ri- 
chiesta d'un Jacopo di Leone , del quale non può co- 
noscersi per qual chiesa od oratorio lo destinasse; l'al- 
tro rappresentava s. Beda , ed era una seconda com- 
missione dei monaci di s. Benigno. Insorta quistione 
sul prezzo d'entrambi , ne fu commesso 1' arbitrio in 
frate Ambrogio de Marini abate di s. Fruttuoso a 
Capodimonte , che volentieri crederemo di riconoscere 
in quell' Ambrogio che il tempo e 1' umido ci hanno 
sì male oscurato nella polizza suddetta del 1448 (1). 



(1) Questi due atti di compromesso fan parte eziandio de' rogiti d' An- 
tonio Fazio seniore, dai quali io trascrivo quel tanto eh' è necessario a co- 
noscersi : — MCCCCL VII XI Fedruarii : Jdcohus de Leone civis Ianue ex 
una parte et Iohannes de Monte Orfano pinctor in Imita ex parte altera: de 
et super omni differentia emù quolibet tertl posset causa et oceaxione cvjusdam 
altaris per dietimi Iokannem fabrkati ad instanciam dicti Iacobi in apretiaado 



PITTURA 277 

Che so la dignità di sì fatto chiese, e il ripetersi dolio 
richieste, e i piati medesimi sul quanto de' pagamenti 
sono segni non lievi della bontà di Giovanni , non mi- 
nore argomento ne porgo d'altra parte l'aver egli ser- 
vito a commissioni d'illustri patrizj, non soliti in co- 
tali bisogne d' appagarsi al mezzano. Le carte me ne 
danno opportuno esempio in Battista Spinola di Lue- 
coli dei signori di Cabella , il quale mise gli occhi 
sul Montorfano per compiacere d' una pregevole an- 
cona a sua sorella Speciosa, monaca eh' era nelle Ci- 
stercensi di s. Tommaso. Tal dipinto dovea figurare 
la Trinità, né mi par dubbio che la pia Suora noi de- 
stinasse alla chiesa del suo monistero , dacché le mi- 
sure di sette palmi per largo e d'altrettanti quasi in 
altezza accennano ad uso d'altare. E ci rafferma nel 
buon concetto il pattuito premio di lire sessanta, non 
comune a que' giorni per una tavola senz'altri fregi, 

et cognoscendo pretiim habeudum per ipsum Iohannem ab ipso lacobo causa 
et occasione dictl aitar is: et de et super omni eo et toto quod dicto respectu 
dictus Iohannes habere et recipere potest ab ipso lacobo causa et occasione diete 
fabrice ejusdem altaris : se se compromiserunt et plenum Uberum ac generale 
compromissum fecermt et faciunt in Rev. D. Fratrern Ambrogium de Marinis 
abatem monasterii Sancti Fructuosi de Capite Montis et Bernardum Regem 
pmctorem in Ianua. — ■ Cotesto Bernardo Re accoppiato con Fr. AJmbrogio 
per arbitro, ci attende ad altro luogo del capitolo. 11 compromesso che fu 
stipulato per 1' altro altare in data del 3 febbraio 1448 , poco si discosta 
nella forma dal precedente. Quel che fa al caso nostro son le parole se- 
guenti : causa et occaxione cujusdam Magestatis Sancti Sede constructe per 
clictum Iohannem (de Mediolano) prò quodam altari monasterii Sancti Begninj 
de Villa Clapele. iFogliaz. 17 del Not. summentorato). 

Voi. I. — Pittura. 41 



278 capitolo in. 

e d'altre dieci di soprammercato quando il pittore se ne 
spedisse con un tal soprappiù di bravura. La scritta 
fu stesa nelle case d' Eliano Spinola in contrada di 
Piccapietra , e segna il 5 maggio 1466 (1). La qual 



(1) In nomine Domini Amen : Battista Spinula de Lucuto ex dominis ca- 
stri Cabelle tanquam frater et conjuncta persona Sororis Speciose Spinule Mo- 
nialis Monasterii Sancti Tome lanuensis Dioecesis ex una parie: et Iohnnnes 
de Montorfano pictor ex parte attera: pemenerunt et sili ipsis ad invicem et 
vicissim presentibus stipulantibus et recipientibus prò se se et heredibus et suc- 
cessoribus suis confessi fuerunt et confilentur ad infrascripta (sic) pacta tran- 
sationes et compositiones hinc inde vallatas et vallata: Rennnciantes etc: Vide- 
licet quia ex causa dictorum pactorum transationum et compositionum dictus 
Iohannes promissit et se obligavit dicto Baptiste presenti et stipulanti ut supra 
et ad cautelam mihi Notario infrascripto tanquam publice persone officio pu- 
blico stipulanti et recipienti nomine et vice diete Sororis Speciose facere et com- 
piere bene legaliter et sufficienter Majestatem unam Sanctissime Trinilatis et 
cum aliis figuris Sanctorum prout dicentur de acordio bene laboratam et de- 
pinctam et cum bono et fino auro que sit latitudinis parmorum septem et in 
altitudine parmorum sex ab omni parte: et dictam Majestatem dare expeditam 
et complectam in et per totum mensem Julii proxime venturum incluxive : et 
in quantum dictus Iohannes non daret dictam Majestatem complectam dicto Bap- 
tiste sive diete Sorori Speciose intra dictum terminum promissit dare solvere 
et restituere dicto Baptiste omnem quantitatem pecunie quam dictus Iohannes 
tetigisset a dicto Baplista occaxione diete Majestatis : de qua pecunia dicto 
Baptiste credatur et credi debeai solo suo simplici verbo per pactum expres- 
sum. — Et versa vice dictus Baptista acceptans predicta promissit et se obli- 
gavit dicto Iohanni presenti et stipulanti ut supra dare et solvere seu dari et 
solvi facere realiler et cum effectv, dicto Iohanni sive alteri prò eo libras sexa- 
ginta lamie monete currentis postquam dictus Iohannes dederit et co?isignaverit 
dicto Baptiste sive diete Sorori Speciose dictam Majestatem complectam ut su- 
pra. — Acto eliam ut supra quod postquam predicta Majestas erit complecta 
debeat videri et inspici per duos bonos pictores elligendos per ipsas partes vi- 
delicet unum prò utraque parte et si judicatum fuerit dictam Majestatem esse 
majoris valoris dictis libris sexaginta aul minoris valoris quod tunc et eo casu 



PITTURA 270 

il.it a precorre ad altre opere del Milanese: se non che 
m' è giovato discernere quel eh' egli fece in Genova 
da quel che operò nelle terre più nobili della Riviera. 
E l'ordine del tempo mi vuole a Chiavari, là dove 
tre terrazzani, Lazzarino di Sanguineto , Francesco di 
.Soglio ed Antonio da Campodonico, s'accordarono con 
lui d' una Maestà colle imagini de' santi Crispino e 
Crispiniano, o sia per donarla ad alcuna chiesa, o per- 
chè deputati di qualche Consorzia, e (a quel che sem- 
bra dal titolo) di calzolari. Le condizioni somigliano 
tanto alla precedente, che si direbbono iterate a studio ; 
così fu stile d'allora che i meno chiari di nascita e di 
fortune, emulassero nelle cose del culto, e talora pre- 
venissero, la liberalità degli agiati. In questo rogito è 
cenno d' un altro pittore, Gio: Pietro Botto, eh' io 
farei chiavarese giudicando al cognome : oscuro del 
rimanente, né ripetuto per altri fogli. Costui s' ebbe 



dlctus Iohannes habere non possit ultra dictas Ubras sexaginta quam Ubras 
decem prò melioracione et prò peioramento minus librìs decem: sub pena fiore- 
norum decem lamie in quam penarti incidat pars non observans : Et proinde 
etc. ■ — Insuper prò dicto Iohanne et ejus precibxis et mandatis prò predictis 
omnibus per eum attendendis et observandis versus dictum Baptistam seu dic- 
tam Sororem Speciosam solemniter intercessa et fldejussit Iohannes de Sancto 
Slephano Notarius et se inde per proprium et principalem pagatorem et obser- 
valorem constituit: Sub etc. — Aduni lamie in contrada Pichapetrum videlicet 
in scriptorio domus Eliani Spinule de Lucuto: Anno Dornin. Nativ. millesimo 
quadringentesimo sexagesimo sexto Indicatone tcrciadecima secundum lamie 
cursum die Lune quinta Maij paulo post nonam : presentibus testibus Iacobo 
Pinello de Lecauto et Opicio Spinula de Lucido Ouirardi civibus Ianue ad 
hec vocatis et rogatis. [Atti del Not. Giovanni da Novi — Fogliaz. 2, 1466-Ì2). 



280 . CAPITOLO III. 

parte della somma assegnata al Montorfano ; non certo 
per aver mano nell'opera, ma forse a pagarlo dell'as- 
se che i tre committenti fornirono in pieno assetto a 
quest' ultimo , come afferma il notaio (1). Ma tolta la 
capitale , non è terra in Liguria che più di Savona 



(1) MCCCCLXIII die Martis XXX Augusti in terciis juxta apotecam lolian- 
nis de Berto de "Mediolano sartoris in contrada Putei Curii ■ — • Magister Io- 
hannes de Montorfo (sic) -piclor ex una parte: et Lazarinus de Sanguineto 
Francìscus de Solco et Antonius de Campodonego Fr. Dominici et omnes de 
Clavaro ex parte altera : Pervenerunt etc. Videlicet quia ex causa dictorum 
pactorum dictus magister Iohannes promissit dicto Lazarino et sociis suprascrip- 
tis et cuìlibet ipsorum facere et depingere quandam Majestatem sul vocàbulo 
Sanctorum Crispini et Crispiani (sic) et omnia necessaria circa perfectionem 
diete Majestatis apud cum sunt lignamina habita ab ipsis Lazarino et sotiis et 
hoc quam decentius possit — Et ex adverso dicti Lazarinus et Franciscus et 
Antonius et quilibet eorum in solidum ex causa predieta dictorum pactorum pro- 
misserunt et promittunt eidem dare et solvere perfecta dieta Majestate eis per 
ìpsum magistrum Iohannem dandam et consignandam prò mercede et debito seu 
obvenentia sua tantum quantum extimatum fuerit per dicos probos et peritos 
magistros diete artis piciores per juramentum ipsorum et seu alias personas pro- 
bas et venerabiles instructas de predictis ita ut cum ipsis intendaiur dictam 
Majestatem /ore fiendam predi librarum sexaginla : et sic disposuerunt et pro- 
misserunt eidem magistro Iohanni quod in quantum extimaretur plurìs predi 
quam librarum sexaginta eidem solvere ultra libras sexaginla usque in libras 
quìnque secundum quod fuerit extimata ut supra et non ìdtra adeo quod si fo- 
ret extimata ultra dictas libras LX et libras quinque intelligatur facta prò 
dieta pecunia et non ultra dieta Majestas. — Et futi etiam contentus idem ma- 
gister Iohannes eas acceptare et sic in presentiarum et prò predictis acceptat 
libras quinque Ianue ad extinctionem supradicte sue mercedis per eos datas 
lohanni Petro Botto pictori : Que omnia etc. — Et prò eis et quolibet ipso- 
rum intercessa et fldejussit Leonardus dictus de Sanguineto civis Ianue: Sub 
etc. — Testes predictus mag. Iohannes de Berto de Mediolano sartor et Bar- 
tolomei^ de Mafco Dominici, (Atti del ^otaro Giacomo di Recco Fogiiaz. 1. 
1459-68). 



PITTURA 281 

abbia dritto a gloriarsi di Giovanni Montorfano. Il 
Belloro noi dimenticò nel sno elonco, trovato che l'eb- 
be ne' cartnlarj del proprio Comune ; benché la per- 
versa scrittura ( disperazione de 1 più dotti e pazienti ) 
lo facesse ondeggiare fra la cifra del 1475 e quella di 
quattro anni più tardi. Per altre memorie del nostro 
archivio io lo veggo nondimeno in Savona assai pri- 
ma : e eh' egli sovente vi usasse mei provano un suo 
congiunto che se ne fé' cittadino, e non poche reliquie 
di quadri che paiono gridare il suo stile, o lo stile al- 
manco della sua scuola. 

A dir vero , per gli anni che abbiam corso finora 
sulle costui notizie, non avea Genova stabile maestro 
che valesse il Montorfano, nò la provincia altro luo- 
go che al par di Savona ambisse in privato ed in 
pubblico quella lode di gentilezza che suole prodursi 
dal favore delle arti. Spetta a quest' epoca un tesoro 
che avea di pittura la chiesa di s. Francesco, edificata 
in città fin dal 1259 pei Conventuali di quell'ordine, 
a ristoro d' un' altra che diceano fondata dal Santo 
stesso al di fuori, e in terreno mal difeso dalle acque. 
Partì il bello esempio da Marco Vegerio Vescovo di 
Noli e cittadin della terra ed alunno di quel Con- 
vento , il quale riparò del proprio e fece elegantissimo 
dì pitture il santuario già costrutto per 1' avanti dà 
un Pellegrino Catollo. Dopo le tristi rovine di sì ma- 
gnifico tempio divenne preziosa una cronaca che ne 
narra le sorti, e che la fortuna (non sempre maligna) 



282 CAPITOLO III. 

consegnò a mani zelantissime del custodirla (1). I venti 
e più altari che lo adornavano , a gara innalzati da 
pii Savonesi , non si può dire quanto splendessero di 
serici addobbi e d'aurei fregi , con gitti e cisellature 
di vario metallo, e quel che fa al mio proposito, con 
imagini e storie colorite a gran cura d'artefici. Delle 
quali il cronista o non seppe o volle tacere gli autori, 
ma come tocca le più cospicue , così non incresca a 
noi il riferirle. Primeggiava fra le altre una tal cap- 
pella dedicata a s. Nicolò da un Multedo di questo 
nome e dalla moglie di lui Saracina Vegeria : con- 
structa (soggiunge il testo) cum Majestate solemni et 
paramentis. Una seconda rifece e decorò d'un bel qua- 
dro Domenico Gentile col titolo di s. Benedetto, e una 
terza Giovanni de Ferrari con quella di s. Stefano. E 
non credo che men bella occasione porgesse ai pittori 
il gentilizio costume d'appendere che facevano devote 
tavole alle pareti domestiche , come trovo ad esempio 
aver fatto i marchesi del Carretto, fra le cui suppel- 
lettili registra un inventario Majestatem unam magnani 



(1) Dal citato MS. posseduto dal Rev. Cav. Caorsi basti desumere il bra- 
no che segue, eloquente nella sua brevità: Benefactores juvat recensere re- 
late ad Ecclesiam, in qua XXI numerabantur aitarla, quorum majus funda- 
tum expensis D. Peregrini Catollì, postea anno MCCCCXLIIII reparatum pictu- 
risque ornatumfuit per Reverendissimum Patrern et D. D. Fr. Marcum de Viger iis 
Fpiscopum Naulensem ejusdem Conventus filiuin. Il titolo della Cronaca che altre 
volte ci converrà menzionare è qui appresso : Pro Conventu Savonae et La- 
vaniolae — Notitiae excerptae ex antiquissimis manuscriptis in carta, pergame- 
na et ex diplomatibus Apostolicù. 



PITTURA. 283 

et Majestatem imam parvam (1). Le vicende dei secoli 
ci comportano a pena d'arguire a fuggevoli segni quanto 
addentro sentissero que' cittadini nell'amore del bello: 
e chi sa quanti nomi si potrebbero aggiungere, se ciò 
non fosse, ai pochi dipintori che ricordiamo per quella 
città non mai sazia di cose elette. E gran mercè che 
le antiche carte ci diano un altro estraneo benché i- 
gnoto per opere, dico un Luigi d'Embruno da Mondo- 
vì , la cui venuta in Savona lasciano i codici in forse 
tra 1439 e il 59. Eegistran pure, e fino dal 33 , un 
Pietro Pericone di patria Sardo , e non senza giusti- 
zia i Savonesi contrappongono ai due forastieri un 
Antonio Zerbi nativo di Spigno , contado vicino , e 
però tutto loro , e d' un decennio più addietro ne' libri. 
È anzi frequente che i terrazzani sentenzino nel costui 
nome delle opere o mal certe o di dubbia maniera, e 
talvolta con aperta mentita allo stile del tempo. 

Or di costoro , e con più ragione di Giovanni da 
Montorfano , chi oserebbe negare che si giovassero i 
Savonesi al bisogno di sì splendidi fatti ? Ma i manuali 
che ne rammentano i nomi tengono silenzio delle o- 
pere ; né. a noi rimane un esempio solo per condurci 
sulla via dei raffronti. Ben ci occorsero visitando la 
terra quadretti da riferirsi a quest' epoca , né certo a- 
lieni dal sentir dei Pavesi ; tra i quali non si vogliono 



1) Da un volume d' atti autentici che si conservano nella Cancelleria 
Vescovile di Savoca. 



284 CAPITOLO III. 

tacere due storie della Passione presso i Disciplinanti 
del Cristo Eisorto , riposte nella lor sacristia , la Fla- 
gellazione e la Morte del Eedentore. In tanto difetto 
di memorie scritte ha pregio singolare un documento 
de' nostri archivj , pel quale Giovanni mi si mostra in 
Savona non pur dipintore, ma valente maestro d' inta- 
glio, ed esempio fors' anche non infruttuoso ai pittori 
che di quel tempo esercitarono comunemente quest'arte 
così amica ai pennelli. Tenendo le orme di un tale 
atto, possiam dire sotto forma di narrazione come Egi- 
dio Lancia figliuol di Simone ( savonesi entrambi e 
"ben oltre nel magistero dell' orafo ) ordinasse al Mon- 
torfano una Croce ad opera d' intaglio sul legno, in 
nome della Consorzia di S. M. di Castello che officia- 
va in vicinanza del Duomo antico. Ultimato il lavoro 
seguirono dissidj, non so tra quali e perchè ; cer- 
to è bene che il Lancia, a provarne il valore chiamò 
in Genova dei più riputati vuoi nella facoltà del ci- 
sello, o vuoi dell' intagliare, o vuoi del mettere le co- 
se . intagliate a colori e ad oro. Furono d' innanzi al 
notaio Gio : Antonio Achino , Antonio Coccio e Gio- 
vanni di Valerio orefici, e periti di pittura e d' inta- 
glio Cosimo Re e Bartolommeo d' Amico, e Cristofo- 
ro della Torre fra il tarconiere e il pittore : tutta 
gente da rivedersi a lor luogo. E tutti sentenziarono 
ad una voce perfetto il lavorio della Croce, e il prez- 
zo ch'ella si meritava non meno di sedici ducati d'oro, 
e dei larghi. Non picciola somma per sì fatto arnese 



PITTURA 285 

e della materia elio ho dotto : tanto si volle darò alla 
squisitezza di mano maestra (1). E il tenore dell 1 atto 



(1) Estimàtio cuiusdam Crucis — In nomine Domini Amen: Ex tenore 
hiijtis instrttmenti cxmetis pateat quod ad instanciam et requisicionem Élligii 
Lancie fàbri civis Saone Simonis: interrogati fuerunt per me Notar ium infra- 
scriptum iiì, presentia testium infrascriptomm infrascritti: viclelicet Joliaines 
Antonius Achinus faber q. C-doni Antonius Cocius q.Petri etiamfaber Johan- 
nes de Varerio (sic; etiam faber q. Donati Cosmas Rex pictor et i/italiator li- 
gnamiimm q. Bernardi Bartholomeus de Amico de Castelacio q. Anionii e- 
tiam pictor et intaliator et Cristoforus de Turri etiam pictor et intaliator Bap- 
tiste: quanti predi valor is et extimacionis in conscientiis eorvm est queddam 
Critx Ugni deaurata in qua in mia parte est imago Crucijìxi in qua sunt i- 
magines qiialuor cum pclicano et ab alia parte imago Virginis Marie cum Pue- 
ro in brachio cum quatuor Ecangelislis : et in qua quidem Cruce circumcirca 
ab utraque parte cum certis figuris et foliaminis et cui Cruci est quidam ba- 
stonus etiam deauratus et intaliatus cum coloribus arzulis in quo reponitur li- 
gmm diete Crucis: Qui quidem Johannes Antonius Achinus Antonius Co- 
cius Johannes de Varerio Cosmas Rex Bartholomeus de Amico et Cristo- 
forus de Turri ipsa Cruce cum dicto ejus bastono dilligenter visa et -inspecta 
judicaverunt et judicant concorditer in conscientiis eorum dictam Crucem cum 
dicto ejus bastono juisse predi et estimacionis ducatonm sexdecim auri largo- 
rum et in tanta quantitate pecunie ipsam Crucem cum dicto eius bastono apre- 
ciw&trunt et extimaverunt. Et qttam Crucem cum dicto ejus bastono etiam ju- 
dicant fuisse et esse bene laboratam de botto auro fino et colloribns finis dic- 
tnmque bastonum fuisse et esse suficientem et condecentem predicte Cruci : Et 
que qtiidem Crux cum dicto ejus bastono dicitur per dictum Elligium fuisse 
factam in Saona per Johannem de Monte Offarno (sic) de Mediolano picto- 
rem et intaliatorem lignaminum prò ac nomine et vice et ad instanciam homi- 
num Domus disciplinatorum Sancte Marie de Castello Saone — Et de predictis 
dictus Elligius rogavit me dictum Notarium infrascriptum ut inde conficiam 
presens pnblicum instrumentimi in robur fidem et testimonium premissorum — 
Actum Janue in apotecha Nicolai batiloro Atamani posila in platea Campi fa- 
brorum sub domo Bartholomei Imperialis: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXX 
primo Tndictione ter eia semndum Janue cursihm die XV Madii in Vesperis : 
presentibus lestibus Antonioto de Plumbino bor datore q. Jacobi Petro de Pane- 
Vol. I. — Pittura. 42 



286 CAPITOLO III. 

mi darebbe altresì onde descrivere la Croce minuta- 
mente a cui piacesse scusarsi del leggerlo così com' è 
incondito e dettato alla grossa. Ma ragioni di scusa ho 
anch'io alla mia volta, perchè d'altre Croci, non pur 
somiglianti ma quasi ritratti di questa, mi converrà 
render vanto a Savona in processo de' miei volumi e 
a momento più adatto. Meglio calza al presente ch'io 
commendi il Montorfano siccome propagatore in Sa- 
vona ( e per fermo anche in Genova ) d' un gusto di 
comporre , di scolpire e di decorare , che parve imita- 
bile ai successori, ed anzi degnissimo a riprodursi in 
consimili imagini di pietà. Io mi veggo così ricon- 
dotto alle lodi che ho date al milanese da bel princi- 
pio : e le ragioni dell' opera mi esortano eh' io faccia 
fine. Quest'ultimo rogito ha il 15 maggio 1471, né 
punto ci lascia intendere se Giovanni vivesse mentre 
altri attendeva a stimare le sue fatiche. Ma vorrà du- 
bitarne chi ponga mente alla sua assenza da pratiche 
che il riguardavano così da vicino, e più e più quando 
sappia che da indi in poi non si ripete il suo nome 
né in carte private nò in pubbliche (1). 



zio fabro Antonii civibus Janue et Johanne de Neapoli textore cintorum cive 
Saoìie Bartholomei ad hec vocatis et rogatis. (Atti del not. Tommaso Duraci- 
no — Fogliaz. 14, 14*71.) 

(1) Il Montorfano è pur registrato ne' manuali del Comune con questa 
nota: MCCCCLX, II Januarii: Johannes de Monteorfano pictor debet nobis 
prò dicto cartulario l. Ili, sold. XIII, et prò eo Bartholomeus de Scalionibus 
cultellerius. — È anche memoria di lui sotto il 30 agosto 1463 nei Diverso- 
rum della Repubblica, per non so quale quistione ch'egli agitava con Ga- 



PITTURA 2S7 

I due pittori chiamati alla stima, siccome dell'epoca 
stessa benché più freschi d' età, non ricusano di se- 
guirlo da presso. Il lettore ha già forse nel Cosimo 
Re intrav veduta la discendenza di quel Giovanni da Ra- 
pallo che noi consegnammo al Trecento ; né può la 
distanza d'un secolo far contro alle congetture. E tanto 
di meno, s'io gli porrò innanzi un Bernardo che gli 
fu padre, e verosimilmente lo iniziò alla pittura, per- 
chè pittore egli stesso, e adoperato in faccende di gran 
rilievo. Non ho di costui fuorché un atto del 1462 ; 
ma se il figlio tre anni prima si dichiarava oltre i 
venticinque anni, convien dire che l'età di Bernardo 
rimonti ai primordj del secolo. Neil' anno sovraccen- 
nato, e così già maturo nella vita e nell'arte , lavo- 
rava ad un Gaspare Mainerò una tavola con figure in 
gran numero, tenendosi agli usi del tempo che vole- 
vano tre grandi imagini in fronte (e talvolta cinque) 
'con altre minori sovra ambe le parti e sulla cima 



sparino dall' Acqua d' innanzi ai Sindicatori. E come veniva contestata la 
competenza del magistrato, così venuta la pratica al Doge ed agli Anziani, 
ne usciva il decreto che segue : Reverendissimus Pater D. Archiepiscopi et 
Dux Ianuensiwm : Ulustr. et Magmi/. Consilmm DD: Antianorum in legilimo 
numero congregatum : Ad petitionem partium infrascriptarum deliberaverunt et 
decreverunt quod DD. Sindicatores possint determinare deffinire et declarare 
controversiam vertentem inter Gasparinum de Aqua pictorem una parte et ma- 
gistrum Iohannem de Montorfano pictorem ex altera que erat coram Consule 
Lomlardorum et jam fuerat per dicticm Considera pronunriatum : ita quod a 
sententia per ipsos DD: Sindicatores f erenda nequaquam possit appellari sed 
sententia ipsa valeat ac servetw perinde ac si dicti DD: Sindicatores fuisseut 
magistrati^ eompelens. 



288 CAPITOLO III. 

e nel grado , scompartite tutte quante da cornici e 
trafori a gran cura dorati. Or quivi le principali eran 
quelle di Nostra Donna col Putto, e i due s: Giovan- 
ni, il Precursore e l'Evangelista. Il notaio non accen- 
na né per qual chiesa né per quale uso , e per certo 
ad arguirlo senz' altro indizio è temerità ; nondimeno 
il pensiero vuol correre nostro malgrado alla chiesa 
do' Cavalieri, o ad alcuna Consorzia quivi eretta, dove 
i due Santi eran tenuti in egual devozione. Con tutta 
certezza apprendiamo da quella scritta che Bernardo 
ad un tempo con questo era dietro a lavorare un al- 
tro altare pei Conventuali di s. Francesco , rappresen- 
tante 1' apostolo s. Giacomo : e crederò che 1' opera 
si mostrasse ben felice dai primi tocchi , poiché il 
Mainerò metteva obbligo al pittore di conformarvisi al 
tutto nella tavola per sé commessa (1). Da canto mio 

(1) ►!< MCCCCLXII die 29 madli in terciis — « Haystro Bernardo Re ira- 
« pentore sì a promiso a Gasparo Maynero de fare una Maihestà longa 
« parmi VII et larga sexe de bony lignamy sechi et de boncheso [sic] cum 
« le ymagine o sia figure infrascripte : zioè prima in mezo la figura de 
« nostra dona Sancta Maria cum lo so fìglo in brazo: et de sopra io Cru- 
« cifixo : da la banda dricta San Zoane Evangelista : de sopra 1' Angelo 
« Gabiel : et la sponda Sancto Micliaele Santo Laurencio et Santo Marti- 
« no: da la parte senestra Santo Zoane Baptista : de sopra la Nunciata : 
« et da la sponda Santo Ambroxio Santo Gaudencio e Santo Steffano : et 
« in fondo la torà cum li Apostoli : et questa Maihestà tuta la debe fare 
« de colori fini zioè cum azuro et de oro fino cum le soe stelle de oro im- 
« perfecione (sic) et beleza de figure et richa d'oro corno è quella Magie- 
« sta de Santo Iacomo la quale fa a lo presente in la gesia de Santo 
« Francescho: et questo per prexio de libre treginta sive XXX de moneta 
« de Zenoa : et quella de dare livera et fabrichata corno se convegne de 



PITTURA 289 

soggiungerò che non è lieve onore a Bernardo aver 
fatta prova del proprio valore in un tempio che par- 
ve indegno di cose mediocri , e che ne' suoi dipinti 
contava, per così dire, i miglior maestri contempora- 
nei. Di Cosimo il figlio abbiam noti due quadri, l'uno 
del 1459, ch'è quanto a dir giovanile, del C8 l'altro: 
e niun riscontro di poi, fuorché gli èstimi per cagion 
del Montorfano. Non dee sfuggirci che nel secondo 
dei due contratti il nome paterno si ricorda col quon- 
dam; ond'è che la morte di Bernardo non si può an- 
ticipare al 62 , né posporsi al 68. Quanto porgon le 
carte de' dipinti del figlio , son cose lavorate per la 
provincia. A Voltri appartiene il più antico : ed è una 
Maestà che da lui volle un Pier Giovanni di quella 
borgata con figure ed istorie non so dir quante , ma 
specialmente con N. D. Incoronata nel campo mezza- 
no, coli' adorazione de' Magi sul destro , e sul manco 
lato colla Maddalena e s. Paolo (1). Se le somme pat- 



« sopra per tuto lo meize d'agosto proximo da venire: et per pagamento 
« de le dite libre XXX a lo prezente lo dito Gasparo a pagato a lo dito 
« Maystro Bernardo libre X et così restano de acordio li diti Maystro 
« Bernardo et Gasparo: et questo pena de libre XXV la quale pagase la 
« parte che non observase a la parte che observasse. — Actum lamie anno 
« M. et die suprascriptis in apoteca dirti Magistri Bernardi .• presentibus testi- 
« bus ad hoc vocatis et rogatis Gaspare de Aqua et Bartolomeo Bonino cul- 
« lelerio civibus lamie. — (Atti del Not. Battista Mainerò — • Fogliaz. 1, se- 
gnato 1464-91). 

(1) In nomine Domini Amen : Cosmas Rex pictor filius Bernardi major an- 
nis XXV ut dixit et qui negociatur patre suo sciente et non contraddente ex 
una parte: et Petrus lohannes de Yulturo ex altera: pervenerunt et pervenisse 



290 CAPITOLO III. 

tuite a compenso de' lavori fossero sicura guida al 
giudizio , dovremmo credere il Cosimo in egual con- 
cetto del padre: dacché in entrambi si pareggiano. Ed 
oltre alla modestia di quelle età, riesce strana l'angu- 
stia del tempo in che si mettevano gli artefici ; con- 
ciossiachè non parrebbe oggi bastante al più spedito 
maestro per una imagine quello spazio che stanziavasi 
allora per molte figure e per più d'una storia. Vero è 
che Cosimo non potè a questa volta tener patto , e i 
tre mesi accordati nel primo rogito, per altre stipula- 



confessi sunt et fuerunt sibi ad invicem et vicissim ad iìifrascripta pacta com- 
posicionem etc. — Videi icet quia ex causa diclorum pactorum et composicionis 

(due parole svanite ) Cosmas facere de opere bono et idoneo 

(una parola come sopra) .... mercantila in argumenio magistrorum .... 
(idem) .... pictorum confidentium ipsis pa?'tibics infra menses tres proxime 
venturos Majestatem imam Beate Marie Virginis Incoronate in medio diete 
Magestatis : a parte dextera figuram diete Sancte Marie in partii cum tribus 
Regibus: a parte sinistra figuras Sancte Marie Madalene cum capillis penden- 
tibus et Sancii Pauli: in alto diete Majcstatis figurami diete Virginis Marie et 
'Angeli Annonciantis et a sinistra in alto figuram Sancte Marie Virginis reci- 
pientis corpus Domini de cruce depositimi : in medio diete Magestatis in parte 
superiori Crucifixus cum Sancta Trinitate : a parte inferiori silicet in scabel- 
lo istoliam (sic) quandam Nostre Domine: in medio scabelli sivc banchete qua- 
liter Dominus Noster Ihesus Christus a parte desterà de monumento exit ita 
quod sit bonum opus : Et ab alia parte ex causa dictorum pactorumi et compo- 
sicionis complecta et perfecta dieta Magestate ut supra dictus Petrus Iohannes 
dare et persolvere promixit prò dicto laborerio prò ejusdem Cosme mercede 
eidem Cosme libras triginta Tanue omni exceptione remota. — Actum lamie 
in Dancis sub poriicu Communis Ianue : Anno Domin. Nativ, MCCCCL Villi 
ludictione sexta secundum cursum lamie die XXVI Februarii circa tercias: 
Testes vacati et rogati Ieronimus Castagnolla et Dominicus Salvaigus q. Cosine 
cives Ianue. — (Atti del Not. Damiano di Pastine — Fogliaz. 1, 1452-63,). 



PITTURA 291 

rioni si allungarono a cinque (1). Di maggior conto è 
il secondo ed ultimo lavoro che di costui si rammenti 
negli atti , ordinato da un tal Castellino Vignolo co- 
me sindaco e procuratore della Comunità di Rossiglione, 
che ha titolo di s. Caterina alla sua parrochiale. Da 
cotesta Beata dovea dunque pigliar soggetto l'ancona; 
e come usavasi allora di proporre all'artista alcuna ta- 
vola altrui, od anche sua propria, quasi a modello di 
stile o a misura di perfezione, così al nostro Cosimo 
fu posta regola con certo altare d' eguale argomento , 
ch'era in s. Siro sul primo entrar della chiesa a man 
dritta. Sì veramente che le altre figure variassero se- 
condo la particolare devozione di quel contado ; e do- 
vean'essere i ss. Battista e Giacomo e i ss. Pietro ed 
Antonio : quelli alla destra , questi a mancina della 
Beata in altrettanti capitoli. Lascio stare altre imagini 
che sormontavano o fiancheggiavano le principali , e 
la Triade sull'alto, e '1 Mistero dell'Annunziata che pa- 



(1) In nomine Domini Amen: Cosmas Rex pictor filius Bernardi sponte pro- 
misit et solempniter se obligavit Petro Iohanni de Vutturo presenti et stipulanti 
dare tradere et consignare eidem Petro Iohanni laborerium seu quandam Ma- 
gestatem completam de qua fit mentio instrumentp srripto manu mei Notarti 
infrascripti anno presenti die XXVI Febnarii sub modis et formis contentis 
in dicto instrumento omni exceptione remota et hoc infra menses duos proxime 
ventitros s%ib pena librarum viginti lamie in tantum taxata et principaliter pro- 
missa prò vero et justo damno dicti Petri lohannis. — Actum Ianue in Bancis vi- 
delicet ad bancum Rqffaelis de la Castagna: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXVIIII 
Iudictione sexta, secundum cursum lamie die IIII Maij circa tercias : Testes 
vocati et rogati Baptista de Benisia et Petrus Rex cives Ianue. (Notaro e Fo- 
gliaz. ut supra). 



292 CAPITOLO III. 

rea debito di ciascun quadro. Fu pur costumanza d'allora 
il comporre seduta in un quasi suggesto la figura del Santo 
a cui dedicavasi l'altare : le rimanenti pur ritte sui fian- 
chi come a farle corteggio. Né altrimenti era quivi , 
né altrimenti in s. Siro la santa Vergine Caterina , 
ond' è che negli accordi si mette special condizione 
alla Cattedra , che que' da Eossiglione , e per essi il 
lor sindaco , voglion tinta in azzurro ( con quanto 
senno non so ) riccamente broccata d' oro , e di tal' oro 
quale potea darlo migliore in Genova la miglior fab- 
brica d' un battiloro tedesco. Di lavorìo consimile , e 
disforme anch' esso dal tipo prefìsso, si volle il manto 
della Beata , cioè d' un color chermisino tempestato di 
dorature: consuetudine, quant'è del dorare, comunissima 
ai tempi (1). Non volse tutto intiero il secolo che cad- 



(1) In nomine Domini Amen : Cosmas Rex pictor in Tanna quondam Ber- 
nardi ex una parte et Castellinus de Vignolo sartor tanqnam sindicns et pro- 
curatoti et procuratorio nomine ac nomine et vice hominum et universitatis Ros- 
silioni ex altera : pervenerutit et pervenisse sili ipsis ad invicem et vicissim 
concessi fuerunt ad infrascripta pacta et promissiones ac conventiones solemni 
stipulatione vallatas et vallata ac firmata. — Videlicet quia ex causa dictorum 
pactorum convencionis et composicionis dictus Cosmas promisit et solemniter 
convenit dicto Castellino dicto nomine et ad caiilelam mihi Notarlo infrascripto 
tanquam persone pièlice affino puUico stipulanti et recipienti nomine et vice 
dictorum hominum et universitatis et seu Comunitatis Rossìlioni et per me ip- 
sis hominibus et Comunitati facere et seu construere et pingere in tabulis li- 
gneis unam Magestatem cum ymagine in medio majore ceteris circumpingendis 
Sancte Caler me: que qìtidem Majestas fieri et esse debeat ejusmodi magnitudi- 
nis et latitudinis cujusmodi est et apparet quedam Majestas exislens in Eccle- 
sia Sancii Siri lamie super altare et capella ommonime nuncupata et seu vo- 



pittura. 293 

de sì fatta, usanza, riprovata dalla ragiono e da studj 
più dotti ; ciò nondimeno d' innanzi a quo' panni or 

cadali Sancte Catarine que capello, est a latere dextro diete Ecclesie iti introytu 
et dieta est Capello, de Gentilibus: et in qua quidem Majestate fingere debeat 
a latere dextro diete ymaginis Sancte Catarine ymaginem Sancii Iohannis B ar- 
tiste et a latere sinistro ymaginem Sancii Petri et apud ymaginem Sancii lo- 
hannis Baptiste ymaginem Sancti Iacobi Apostoli apud vero Sanctum Petrum 
ymaginem Sancti Antonii: que omnes ymagines proporlionate fieri debeant se- 
cundum magnitudine-m Majcstatis et dictarum ymaginum diete Majcstatis Sancii 
Siri licet sint differenles aliarum ex parte Sanctorum : super ius vero ymaginem 
Sanctissime et Individue Trinitatis in medio prout est in dieta Majestate Ec- 
clesie Sancti Siri pietà et a lateribus ymagines Ammnciationis videlicet Bea- 
tissime Marie Virginis et Angeli Gabrielis prout est et hujusmodi cujusmodi 
est in Majestate predicta : et circum eas ymagines Sanctorum Martini et Ber- 
nardini: inferius ymagines Apostolorum in hujusmodi bancheta et sub bancheta 
ac intaliis similibv.s carum et eorum diete Majestatis Sancti Siri: et quod de- 
pictio Catrede esse debeat ex parte dissimilis ejus Sancii Siri voluerunt et 
ita promisit dicto Castellino dicto nomine facere dictam Catredam de colore ar- 
zuti bracati auro fino Alamanie ex ita fimo seu perfecto quam reperietur Urne 
in civitate lamie et color mantelli Sancte Catarine fieri debeat et ita promisit 
de colore bracati cremexi aùri: et démum facere promisit in ceteris ejusdem 
magnitudinis latitudinis et qualitatis cujusmodi est et esse apparet dieta Maje- 
stas existens in dieta Ecclesia Sancii Siri et in dieta eminenti Capella: et de- 
mum promisit dicto Castellino dicto nomine et per eum et per me dietim No- 
tarium dictis hominibus et Comunitati traddere et consigliare perfectam de omni 
opere et pictura dictam Majestatem infra festum Pascile Resurrectionis Domini 
proxime venturum inclusive. — Et ex adverso dictiis Castellinus dicto nomine 
promisit et solemniter conveuit dicto Cosme eidem dare et solvere prò opere 
predicto ut supra per eum conficiendo et mercede ejus prò dieta Majestate tet 
supra libras quinquaginla Ianuinorum ex quibus in presentiarum et hodie Tia- 
buit et habuisse confessus fuit libras vigniti Ianue in pretio et seu processu 
certarum pagarum locorum Comperarmi Sancii Georgii et residuum usque in 
dictas libras L semper et quandocumque perfecta fuerit dieta Majestas et con- 
sigliata ut supra: Salvo tamen quod cum debuerit aurificari Majestas teneatur 
dare et solvere ipsi Cosme libras decem Ianue ex predictis. — Etiam aduni 
est per et inter dictas partes quod occurrente casu impedimenti quod Deus 
V. I. — Pittura. 43 



294 CAPITOLO III. 

listati or fregiati or trapunti di dorature si compiac- 
ciono anch' oggi gli spettatori : con tanta e sì dilicata 
gradazione di luce, e destrezza di tratti, e maestria di 
giri reggevasi una tale meccanica posta in mano ai 
pittori. E fin qui dei due liguri , sortiti a lor volta a 
difendere di tratto in tratto la dignità della patria 
scuola fra un pugno di valorosi italiani : gli uni e gli 
altri confusi in silenzio ingiusto, degnissimi tutti che 
la memoria se ne rivendichi ai lor paesi e alla madre 
comune. 

Bartolommeo d' Amico si vuol rendere a Castellazzo 
di Monferrato, non più che borgata, e che pur mandò 
a Genova, e in un'epoca stessa, tre pittori valenti. Co- 
stui, che vedemmo pocanzi accoppiato ai due Ee, par 
cominciare le proprie notizie là ove que' due le con- 
finano; intendi dal 1471. Quinci prosegue non meno 
d'un diciottennio , e, sia fortuna de' documenti o pre- 
valenza di merito, con miglior ventura che i nostri. 
Ebbe moglie una figlia di Giovan di Costa da Gavi 

avertat ex quo non elligeret remorari in Zanna dictus Cosmas quod tunc et eo 
casu teneatur perficere dieta m Majestatem in dicto loco Rossilioni et seu in illis 
partibus ut commode eam habere possint. — Et quia forte contingere posset 
casus restitucionis dictarum Ubrarum viginti quod etiam Deus avertat ideo 
eo casu quo occurreret casics earum restitucionis promisit et jtdejussit prò dicto 
Cosma Angefas de Sancto Salvatore faber : Sub etc. — Actum Ianue juxta 
plateam Bancorum videlicei in apoteca Iohannis Brachi: Anno Domin. Natio. 
MCCCCLXVIII Indictione XV secundum Ianue cursum die Martis XII lanua- 
rii circa Ave Mariam serotinam: presentibus testibus Io. Antonio de Maris 
Stephani et Iohanne de Recho q. Christofori civibus Ianue vocatis et rogatis, 
(Atti del Not. Giacomo di Recco — Fogliaz. 1, 1459-68). 



r i t t u r a 295 

per nomo Maddalenetta , conio avvisa nna caria per 
la quale Antaniotto fratel della sposa gli si sdebita in 
tutto della doto promessa (1). Parecchi appunti elio 
qua e là ci verranno sparsamente sott'occhio, sembrano 
commendarlo per uomo d' autorità fra i colleghi , e 
tacile così ai servigi come all' amicizia dei più riguar- 
devoli. Ma sovra tutto il commendano le opere che 
il tempo non ha involate alle nostre indagini, e che, 
a computare dall' altrui penuria , noi lascian credere 
ozioso per difetto d 1 inviti , né costretto ad appagarsi 
di cose picciole. La prima che mi s' affaccia per ordine 
è una gran tavola di cui lo richiese Nicolò di Credenza 
nel 1473; la polizza ne parla brevissimo, ma quando 
scrive il prezzo di lire ottanta , la pone per gli usi 
d'allora fra le più rare. E non è di sì poco momento 
che a dargli norma pel suo dipinto gli si prefìgga 
un altare d' egual soggetto , già posto da Bendinelli 
Sauli nella chiesa di s. Domenico , vero albergo di 
cose insigni. Ciò in quanto alla Maestà principale ; 
che a' fianchi del suddetto mistero dovean essere i ss. 
Sebastiano e Francesco, e non povera d' altre figure 



(1) Bartholomeus de Amico de Castelactio pictor q. Antonii: Sponte etc. 
confessus fuit et in verltate publka recognovit Iohanni de Costa, de Gavio q. 
Raffaelis presenti se ab eo Imbuisse et recepisse libras sexaginta duas lamie 
et sunt prò resto et ad complementum dotitm Madalenete uxoris dicti Bartho- 
lomei et filie q. Iohannis de Costa de Gavio eidem Bartholomeo promisarum 
per Antoniotum fratrem diete Madalenete etc. etc. (Atti del Not. Nicolò Rag- 
ei. — Fog-liaz. 13, 1480 \ 



296 CAPITOLO III. 

la tavola , lunga ben dieci palmi ed otto in larghez- 
za (1). Non corse un anno da questa ad un' altra icone 
che gli commise un Francesco di Fres isolano di 
Corsica pel luogo di Calvi sua patria; della quale non 
dice il contratto né le forme né 1' argomento perchè i 
contraenti si rapportano ad un disegno ( o meglio 
dirò schizzo a penna) presentato già da Bartolommeo 
ed alligato alla scritta per più cautela d'entrambi. 

Singoiar caso è cotesto che anch'oggi ci rimangano 
que' tratti d'inchiostro, e quanto singolare altresì ven- 
turoso. Imperocché degli artefici di questa età non pos- 
siamo altro che argomentare lo stile per analoghi e- 
sempj , essendo ogni loro opera o perita co' secoli o 
venuta a noi senza nome. Or queste linee , sebbene 
incondite, del d'Amico, se non c'insegnano quanto va- 
lesse o disegnando o pingendo storie, ci mostrano al- 
meno il comporre degli ordini, degl'intagli, de' par- 



fi) MCCCCLXXVIIII — In nomine Domini Amen : Bartholomeus de A- 
mico de Castellacio pictor promisit egregio Nicolao de Credcntia facete et fin- 
gere imam Majestatem sub forma Ammutiate in forma illius D. BendìnelU 
Saldi constructe in Sancto Dominico cum illis coronelis intaliis et in ea boni- 
tate et munita auro arzuro et aliis in forma illius de mensura tamen de par- 
mis octo in, latitudine et longitudine parmorum decerti cum Jìguris utrimcpue 
Sancii Francisci et Sancii Sebastiani et aliis jiguris in aliis partibus proul 
voluerit dictus Nicolaus prò libris octuaginta dandis nunc ducatos decem et 
restum completo opere: acto et declarato quod si non eril illius modi cujusmo- 
di est dieta dicti Bendinelli solvi debeat minus in arbitrio dicti Nicolai : Re- 
nunciantes etc. — Testes lohannes Bosius de Petra et Bartholomeus de Sena- 
rega Cancellarius. (Atti del Noi Battista Parissola — Fogliaz. 12, 1479). 



PITTURA 207 

timenti che piacque a lui e non dispiacque per av- 
ventura a* suoi tempi. Guardando all'anno, ch'è il 1480, 
tien più dell' antico che non dovrebbe ; v' han cuspidi 
tuttavia sulla cima e spirali sul far del Trecento, ben- 
ché ne' capitoli a mezza sfera e nei castelli sporgenti 
e nei trafori fra un piano e l'altro del quadro, risenta 
le novità dei lombardi. Quivi son' anche segnati alla 
grossa i soggetti di ciascun campo; santa Caterina è 
nel centro sotto un triplice ordine d' archi : laterali a 
sinistra, ciascuno in lor nicchia , s. Vincenzo Ferreri 
e s. Francesco; nell'alto l'Annunciazione , i ss. Nicolò 
ed Antonio, e il Crocifisso entro il mezzo. Ne' due ri- 
parti principali di destra non è scritto alcun titolo. 
Pochi mi sapran dire se l'opera esista oggi in Calvi, 
terra popolosa a quel tempo di genovesi, e possessione 
delle Compere di S. Giorgio; né troppo importa all'i- 
stituto de' miei volumi il sudare in così fatte ricer- 
che, come pur si converrebbe ad una Guida. Ma ben 
posso con lieve fatica e con molto di utilità riferire 
la forma e le dimensioni e sovrattutto il contenuto di 
una o d' altra tavola , affinchè dove niuna sia uscita 
salva dal comune naufragio , si mostri più agevole a 
riconoscere, e riprenda il battesimo del proprio autore. 
Quel di Fres che commette l'altare , per altri riscontri 
ch'io n' ho dall' archivio è persona che naviga e traf- 
fica di Corsica a Genova ; e sì che il d' Amico sopra 
lire quaranta che trae del dipinto, non ricusa di tor- 
sene metà in tanto vino di Calvi e della vendemmia 



293 CAPITOLO III. 

avvenire (1). Bizzarra contentatura di quella età , a 
vedere dall' altra parte il quale dell' opera e il quanto 
delle fatiche, così come appaiono anche da un semplice 
abbozzo. E il- lavoro, non che appagasse 1' ordinatore, 
piacque anzi di modo, che un prete Eanuccio pievano 
di s. Maria pur di Calvi invaghì di Bartolommeo per 



(1) ►£< In nomine Domini Amen : Bartholomeus de Amico de Castelacio 
pictor q. Antonii ex causa pactorum et prò predo seu mercede infrascripta : 
Sponte etc. promisit et se obligavit Francisco de Fres de Calvi presenti et 
solemniter stipulanti eidem Francisco bene et dilligenter laborare construere 
faccre et pingere vendere tradere et consigliare infra Kaìendas novembris pro- 
xime venturi omnibus ipsius Bartholomei sumptibus et expensis Me lamie ta- 
bulimi unam seu Majestatem unius altaris bene depinctam et deauratam a,c boni 
lignaminis cum ymaginibus ac sub forma et modi? ac condictionibus denota tis 
in quodam appapirru deposito de voluntate dictarum partium penes me Nota- 
rium infrascriplum et que sit valor is et pretii librarum quadraginta Ianue et 
ultra in judicio et estimationc duorum 3/agistrorum pictorum lamie elligendo- 
rumper dictum Franciscum cnm sic procedat de voluntate dicti Bartholomei 
et stare debeant ac promiserunt diete p%rtes judicio et extimationi eorum. — 
Versa vice dictus Franciscus ex causa dictorum pactorum et promissionis pre- 
diete promisit et se obligavit dicto Bartholomeo presbiti et solemniter stipu- 
lanti dictam tabulam sic ut supra laboratam et fabricatam ac depinctam et de- 
auratam ac predi et valoris predicti accipere et emere ac solvere precium et 
valorem ejus predictum secundum judicium et extimacionem dictorum duorum 
pictorum ut supra elligendorum et hoc in metretis sex vini Corsi de Calvi ex 
mustis proxime nascendis ad rationem librarum trium et soldorum decem Ianue 
prò singula metreta Ianue et restum de numerato: et ex mine dictus Bartho- 
lomeus confessus fuit habuisse et recepisse a dicto Francisco libras duodecim 
Ianue infra solucionem in vino. — Actum Ianue in Fossatello ad bancum mei 
Notarli infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXX Indictione XII juxta 
morem Ianue die Veneris X Villi maij in Vesperis: Testes Franciscus de Potè 
de Calvi et Leonardus de Maxena formaiarius Antonii vocati et rogati. ( Atti 
del Not. Nicolò Raggi. — Fogliaz. 11, 1480;. 



PITTURA 299 

un altare della sua chiesa , e quindi a due anni se 
ne commise nel predetto Francesco, solito ad afferrare 
a Genova con sue navi di tratto in tratto. Quivi si 
dichiara per tema al dipinto la Passione di Cristo , e 
a quel eh 1 io penso in più storie ; voglionsi gli usati 
sporti delle rocche o castelli tutti messi a buon oro ; 
si pattuiscono le misure in sei palmi di largo e in 
debita proporzione 1' altezza , e tra vino e denaro si 
promettono lire cinquanta al pittore (1). Lavoro anche 
questo di molta lena, ma ch'io noterò brevemente, per 
non ripetere le cose innanzi, e perchè temo che dagli 



(1) ìfr In nomine Domini Amen: Bartholomeus de Amicho de Castelacio 
piclor q. Antonii ex causa pactorum et prò mercede et predo infrascriptis 
Sponte etc. promisit et se obligavit Francisco de Fres de Calvi presenti sti- 
pulanti et recipienti nomine et vice D. P. Ranucii Pleòatii Ecclesie Sancte 
Marie de Calvi licet absentis et miìii Notario infrascripto officio publico stipu- 
lanti et recipienti nomine et vice dicti D. P. Ranucii Plebani prò quo dictus 
Franciscus promisit et se olligavit suo proprio nomine infra Kalendas decern- 
bris proxime venturi construere et fabricare Majestatem unam sub ymogine 
Passionis D. N. Jesu Cìiristi flenda in tabula larga parmis sex et cum sua 
debita longitudine et in tnodum rocharum deaurata et depinta bene et dilligen- 
ter secundum quod dicunt esse concordes et eam intra dictum tempus consiglia- 
re dicio Francisco : et hoc prò predo et nomine predi librarum quinquaginta 
Ianue ex quibus libris quinquaginta quinque (sic) dictus Bartholomeus cou- 
fessus f-uit habuisse et recepisse libras quadraginta Ianue a dicto Francisco 

in vino et denariis et restum dictus Franciscus eidem Bartholomeo 

dare et solvere promisit consignata dieta Majestale. — Actum Ianue in Fossatello 
ad bancum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXII 
Indictione XIIII juxta morem Ianue die Veneris XXIIII maij in Vesperis : 
Testes Baptisla de Martignono q. Dominici et Petrus Andreas q. Christofori 
de Cunio habilator in Calvi vacati et rogati. (Atti del Not. Nicolò Raggi. • — 
Fogliaz. 12, 1482). 



300 CAPITOLO III. 

umili patti argomenti qualcuno o viltà d' ingegno o 
facilità nei clienti di contentarsi al mediocre. 

Numerosa e trarricca ed onesta era in Genova di 
quella stagione più che mai fosse l'arte de' setaiuoli, 
e con essa quella famiglia o collegio d' operai che di 
seta tessevano drappi a filo e ad opera , preziosissimi 
in grado di principesca magnificenza. Avevano co- 
storo una lor cappella agli Eremitani di s. Agostino , 
intitolata alla Croce ; ad ornar la quale non si può 
credere quanto mettessero di cure e di valsente. E 
gran parte del pietoso lor zelo fu la Maestà onde ne 
vollero superbo l'altare. Imperciocché, cominciando le 
opere e il dispendio sovr' esso il legname che dovea 
far luogo ai pennelli, nò stando paghi al pittore ben- 
ché spertissimo , per la faccenda del fabbricarlo e in- 
tagliarlo misero l'occhio in un Antonio del Pino, il 
più destro per avventura e il più dotto in cotal lavo- 
rìo , nò si volsero al dipintore se non quando ebbero 
tutte in buon pronto le membra della gran tavola. 
Questo Del Pino che negli atti d'allora fa numero co' 
mastri d' ascia, (che tale chiamavano ciascun legna- 
iuolo) non avrà in questo luogo che il nome, essendo 
egli materia d'altri capitoli, e degno che s'accoppj ad 
un suo figlio che visse in grido di valentissimo nel- 
l'arte medesima. Non tacerò del lavoro egualmente , 
come quello che cresce alcun lume alle cose della 
pittura , e quasi insegna a discernere quel che v'ebbe 
di proprio il pittore. Or questi fu appunto Barto- 



PITTURA. 301 

lommeo ; nò gli ò scarso onore o leggera fortuna 1' es- 
sere stato preposto a più artisti eccellenti che già eli 
quell'ora, siccome vedremo, operavano in Genova. Con- 
stava adunque l'altare di cinque parti fra loro distinto 
e da potersi scomporre, tutte finissimamente intagliate, 
e che il d'Amico prendeva carico di vestir tutte d'oro 
e di bei colori, oltreché del figurarle con ogni studio. 
La principale era il mezzo , a soggetto del quale gli 
venne commessa l' imagine della Pietà , ed altre due 
la chiudevano di fianco terminate in capitoli o nicchj, 
con sei Beati da lasciarsi in arbitrio di fra Nicola da 
Zoagli eremitano di quel convento. Tutte queste sor- 
montava un quasi architrave ricchissimo ad opera di 
scalpello, nel cui fregio ricorrevano un ordine di che- 
rubini sopra un fondo d' ottimo azzurro d'Allemagna. 
Per quinto ed ultimo levavasi in alto un cimiero, lar- 
go quanto il corpo della tavola, dove il manco di sto- 
rie e d' imagini parea compensato da fregi svariati e 
molti, brillantissimi d'oro, ai quali metteva riposo un 
bel fondo pur d'azzurro schietto , con trapunti di stelle 
dorate (1). E con questo, che a sol pensarlo c'invoglia 

(1) In nomine Domini Amen: Battista Sanctus et Antonìus de Petraclavina 
textores pannorum septe duo ex Consulibus diete Artis textormn eorum nomi- 
nibus et nomine et vice Francisci de Ferro eorum college et prò quo de rato 
promiserunt Sub etc. ex una parie : et Mag. Bartholomeus de Amicho de 
Castelatio piclor ex parte altera pervenerwnt et sibi ipsis etc. Renunciantes 
etc: Videlicet quia ex causa dictorum et infrascriptorum pactorum dictus Mag. 
Bartholomeus tenetur et promisit diclis Baptiste et Antonio dictis nominibus 
presentibus et ad cautelava mila Notano infrascritto tanquam publice persone 
Voi. I. — Pittura. 44 



302 CAPITOLO HI. 

di sé, fan suggello le pubbliche carte a 1 costui lavori; 
né vogliono però che il crediamo sì tosto sorpreso da 
morte perchè cel ricordano per altre cagioni sino al 
1489. È possibile che figliuolo o fratello gli fosse un 
Giovanni d'Amico ch'io trovo fra i consiglieri dell'arte 
nel 1485 sui primi giorni dell'anno : coperto indi in- 
nanzi di tenebre, e da lasciarsi nel volgo. 

Non può dirsi altrettanto dei due maestri che si co- 
noscono per conterranei di Bartolommeo dall'aggiunto 
di Castellazzo lor patria. Ed è cosa curiosa che le 



officio publico stipulantibus et reeipientibus nomine et vice diete Artis deaurare 
ex auro fino infrascripta petia lignaminum facto, etfabricata per Mag. Anto- 
nium de Pinu magistrum axie et existentia penes dictum Mag. Bartholomeum 
ponenda ad altare Sancte Crucis existente in Capella diete Artis posila iti Ec- 
clesia Sancte Tliccle ordinis Sancti Augustini: primo videlicet petia duo clicto- 
rum lignaminum que poni débent a laleribus dicti altaris in quibus tenetur de- 
pingere imagines et seu figuras sanctorum sex videlicet trium prò qiiolibet pedo 
ubi sunt spatia et seu loca dictarum figurar um dictorum sanctorum videlicet il- 
lorum, sanctorum quos sibi dixerit et nominaverit Reo. Mag. Fr. Nicola de 
Zoalio ordvnis Sancii Augustini: et quas figuras tenetur et promisit depingere 
et facere pulcras et bonas et deauratas de auro fino et sic deaurare tenetur et 
debet dieta duo pecia lignaminum ab una parte seu latere videlicet a parte de 
intus de auro fino a parte vero de extra de petra purfida ( sic ) et seu serpen- 
tina et capitulos ipsorum duorum peciorum deaurare tenetur ab omnibus parti- 
bus de auro fino ut supra. Item pariter tenetur et promisit dictus Mag. Bar- 
tholomeus deaurare alium pecium dictorum lignaminum qui poni debet super 
dictis duobus peciis de quibus supra: quem pecium deaurare debet de auro fino 
vi supra: videlicet dtios comixonos et seu inlaliaturas que sunt super dicto 
pedo : et in medio dictarum intaliaturarum tenetur depingere de arzuro fino de 
Alamania cum viginti uno cherubinorum. Item tenetur et promisit dictus Mag. 
Bartholomeus deaurare reliquam quartam partem dictorum lignaminum qui 
poni debent super dieta (ria lignamina de quibus supra et que deaurare debet 
omnes intaliataras et seu comixonos existentes in dicto Ugno de auro fi/io ttt 



FUTURA 303 

memorie d' ognuno ci si porgono di guisa sincrone , 
da torci affatto F accorgere qual di loro o precorresse 
o seguitasse in età. Chiamossi l'uno Galeotto Nebbia 
e fu degno pittore, ma troverà compagnia più gradita 
presso un esimio di cui fu ajuto e fors' anche discepo- 
lo : contento per ora d'avere un tal cenno fra i com- 
paesani. È 1' altro un Gio : Giorgio del cognome dei 
Pelati , frequentissimo allora per quel contado e per 
tutto l'alessandrino. Entro un anno medesimo, ch'è il 
1485 , lo veggo Console a prestar giuramento fra i 

supra. Et campo dirti lignamini (sic) dictus Mag. Bartholomeus accollorare de- 
bet de arzuro fino iit supra, cum stelis auratis : in medio depingere tenetur et 
débet unem Imaginem Beate Virginis cum im% Imagine et seu figura Pietatis 
in gremio pulcram et lene factam et làboratam : et etiam deaurare tenetur et 
debet omnia ornamenta facta et intaìiata per dietim Mag. Antonium et exi- 
stentia penes ipsum Mag. Bartholomeum : declarato semper quod teneatur pre- 
dieta omnia facere et laborare de auro pio et bono in discretione et judicio 
dirti D. Mag. Nicole ita quod si de hoc verterelur controversia inter ipsas 
paries teneantur parles ipse de ipsis stare judicio et discretioni cognitioni et 
terminacioni ipsius D. Mag. Nicole. Que omnia laboreria predìcta dictus Mag. 
Bartholomeus tenetur et promisit perficere et compiere et ipsa per/erta et com- 
plecta ponere ad dietim altare infra Kalendas mensis septembris prossime ven- 
turi. — Et ex adverso dicti Baptista et Antonius dictis nominibus acceptanles 
predicta promiserunt dicto Mag. Bartholomeo presenti et acceptanti dare et 
solvere prò dicto laborerio ut supra fiendo ac prò ejus mercede libras sexaginta 
quinque Ia%uc et plures usque in septuaginta judicio et discretioni dirti D. 
Mag. Nicole adjomatam et usque consignacionem dirti laborerii dictum sibi 
complementum facere : sub pena jtorenorum quindecim in quibus etc — Actum 
Ianue in platea Campeti videlicet in apotheca picture dirti Mag. Bartkolomei : 
Aimo a Nativ. Domin. MCCCCLXXXIH Indictione XV secundnm Ianue cw- 
sum die Lione XXIII Junii in Vesperis: presentibus testibus Lodisio Milliario 
de Turrilia pancogolo et Antonio Fiato calsolario q. lohannis. (Atti del Not. 
Giacomo Rondanina. — Fo°liaz. 10, 1482-86). 



304 CAPITOLO HI. 

cartafasci dei PP. del Comune, e Consigliere in certo 
atto di procura nei fogliazzi di Battista Muffola. Niun 
altro rogito o nota d' uffìzj gli cresce nome ; e certo 
rimarrebbe degli ultimi , o conterebbesi fra i pretti 
meccanici, se un' unica scritta noi chiarisse pittore, e 
piuttosto in disgrazia del caso che immeritevole di 
schierarsi coi buoni. Lavorò nell' 83 pel villaggio di 
Carmandino, come diceano in antico, o sia di Creme- 
no come i moderni scrivono , in Val di Polcevera , 
un' ancona votiva a s. Pietro eh' è titolo della parro- 
chia; e i patti dell'eseguirla corrono tra lui e un prete 
Benedetto di Semino Rettor della chiesa a que' giorni. 
Né perchè l'opera sia commissione di villa, o un mo- 
desto prete chi la commette , o in poca luce 1' artista 
che vi si accinge, dobbiamo aspettarci ad accordi che 
abbassino l'autore sotto le condizioni dell'epoca: vuoisi 
l'oro e l'azzurro fine, e adorna secondo il consueto la 
tavola, e pronto il lavoro; senza dire che il premio di 
lire cinquanta, per l' età che s' accenna, sale ben oltre 
il mediocre (1). Ma il lettore non crederà , nò vorrò 



(1) In nomine Domini Amen: Magister Iohannes Georgius de Pellatis de 
Castelacio pinctor quondam Danielis : Sponte eto. attentis infrascriptis pro- 
missit et solenniter se obligavit venerabili D. presi. Benedicto de Semino Rec- 
tori Ecclesie Sancii Petri de Clamandino (sic) de Pxdciffera presenti et stipti- 
lanti sili construere bene et decenler Majestatem unam sub titillo Sancii Petri 
prò altare diete Ecclesie curn Jiguris deauratis in auro fino arzuto fino et cim 
bonis coloribus cum omnibus necessariis in dieta Majestate debite fiendis et quam 
constructam bene et sufficienter et cmn omnibus predictis tradere et consignare 
promissit dicto D. presbitero Benedicto infra festum Sancii Petri proximeven- 



PITTURA 305 

creder io, che il poco o molto dei documenti sia giu- 
sta misura al valore degli artefici ; né il faticare che 
abbiam fatto a trovarli , ci assicura del tutto contra 
le iniquità di fortuna. La quale , se intieramente e 
quasiché a bello studio ha potuto distruggere le opere , 
se ha cancellati anche i nomi alla memoria degli uo- 
mini, io non so dire quel eh' abbia potuto eziandio 
nelle carte, dacché mai non ebbe contrasto da chi può 
solo confonderla : dallo scrittore , intendo , che racco- 
glie e che pubblica. 

Tornando a coloro ai quali non saprei negar lode 
d' aver migliorate le sorti della nostra pittura o inse- 
gnate e diffuse almeno le nuove massime dello stile 



lurum: et hoc prò predo librarmi quinquaginta Ianuinorum quos ipse D. presi. 
Bènedicttts solvere promissit dicto Mag. Iohanni Georgio presenti et aceplanti 
in fame modum : videlicet libras decem lamie incepto opere de predici is : li- 
bras quindecim infra diem octavum mensis Junii proxime venturum : libras de- 
cem per lotum mensem Junii proxime venturum: et reliquas libras quindecim 
qne faciunt complementum dictarum librarum quinquaginta infra et per totim 
mensem Julii proxime venturum sine aliqua exceptione : Renunciantes etc . — 
Acto et expresse convento inter contrahentes predictos solemui stipulatane va- 
iato quod si intra dictum terminum ipse Mag. Ioliannes Georgius non con- 
strueret dictam Majestatem in modum prout supra et eam non consignaverit 
intra dictum terminum eo casu cadat ipse Mag. Iohannes Georgius et ceci- 
disse intelligatur in penam ducalorum duorum auri quam penam in casu pre- 
dicto ipse Mag. Iohannes Georgius solvere promissit dicto D. presb. Bencdicto 
prò justo damno et interesse ipsius. — Actum lamie in Palacio Communis ad 
bancum mei Notarti infrascripti : Anno Bomin. Nativ. MCCCCLXXXIII In- 
dictione XV secundum cursum lanue die Jovis XVII aprilis in Vesperis: Te- 
sles Laurentius Marsanus q. Ioìiannis et Julius Rospinus q. Ambrosii ad hec 
vocati et rogati. (Atti del Not. Genesio di Rapallo. — Fogliaz. 1, 1481-83'. 



£06 CAPITOLO III. 

lombardo, darò luogo a Cristoforo de Motti, il quale 
potè attingerle nella sua patria medesima che fu Mi- 
lano. Se nel 1514 dipingeva costui con un Ambrogio 
da Vigevano certa chiesuola in Cantù , come è detto 
nel Calvi, o se la scritta che si legge in quel luogo 
non c'illude con un omonimo, è pur forza di credere 
che Cristoforo capitasse a Genova in età ben novel- 
la , dappoiché quarantasei anni più indietro non pur 
vi soggiorna, ma v'ha domicilio stabile e commissioni 
onorifiche. Già intorno al 1464 il nob. Ambrogio di 
Lorenzo de Marini avea dedicata all'Annunciazione di 
Maria una sua cappella nel Duomo che ancor vi esi- 
ste sotto altre forme, e decorata di marmi neri e bian- 
chi, e munita di bei cancelli, d'un gusto sì schietto e 
gentile da svegliarne emulazione ne' Fieschi , la cui 
cappella poco meno che attigua vediamo anch' oggi 
nelle prime sembianze. Di ciò ad altro luogo; ma sul- 
l'uscire del 68, già messo in assetto l'altare e rizzata 
un'ancona a figurarvi il Mistero, propose Ambrogio di 
storiare con egual dignità il dentro e il fuori della 
cappella, né a lavori sì fatti trovò maestro che valesse 
il de Motti. La somma di lire dugento venti attri- 
buita al pittore , le frasi di buona , d' onorevole e di 
suntuosa poste per condizioni dell'opera, l' importanza 
e la copia delle imagini disegnate a comporla , son 
forti indizj così di larghezza nel de Marini come di 
perizia in Cristoforo. Sovresso 1' altare campeggiava 
Maria coronata Regina dall' Eterno Padre fra cori 



r i t t u r a 307 

d'angeli , e quinci e quindi ai due lati di esso i duo 
primi Apostoli. La vòlta era tutta d' azzurro secondo 
il consueto , e seminata di stelle e di gigli d'oro , se 
non quanto da tondi che scendevano alle imposte spic- 
cavansi con bella varietà le figure de' Vangelisti. La 
destra parete gloriavasi poi di più vasta storia, ch'era- 
no i Magi in adorazione, e perchè la sinistra, per ca- 
gione del lume, era rotta in alto d'una finestra, vario 
forme di Beati ne tenevano i fianchi; ed erano s. Pie- 
tro martire , s. Dorotea e la Maddalena. Ultimamente 
all' infuori dell' arco sulle cui zone correvano tra il 
bianco e il fosco del marmo fogliami dorati, vedevasi 
1' Angelico Annunzio , quasi a dar titolo e argomento 
al santuario (1). Così in quell' anno già di sopra notato 



(1; >J< MCCCCLXVIII die Martis Villi febrmrii in Vesperis in Capello, 
infrascripta. — Cum sit quod Nob. Ànibroxius de Marinis quondam D. Lau- 
rentii construi fecerit in Ecclesia Majori Ianuensi quondam Capellam intendat- 
que eam adornar i facere picturis : hinc est quod ipse 'parte una et Christofo- 
rus de Mottia de Mediolano pictor ex altera: Sponte etc. pervenerunt ad in- 
frascripta poeta etc. : Videlicet quod virtute et ex causa dictorum pactorum et 
conposicionmn dictus Christoforus promisit et se obligavit eidem Ambroxio pre- 
senti et stipulanti etc. bene sumptuose oc honor ifice depingere dictam Capellam 
videlicet a capite in quo est altare super Majestatem pingere figuram Dei Pa- 
tris coronantis Beatam Virginem cum angelis circumstantibus auro arzurio et 
- aliis colloribus convenientibus : a latere vero Majestatis figuras Bcatorum Apo- 
slolorum Vetri et Pauli : super autem depmgere arzurio cum sttllis et ziliis 
deauratis: et in unoquoque circulo qui circum sunt figuram unam Evangelista- 
rum : in facie in longitudine historiam Epiplianie Domini : inferius in qua 
parte est fenestra videlicet ab una parte fenestre ymago s. Petri martiris et ab 
alia ymagines sanctorum Marie Magdalene et Dorotee martirum: de foris au- 
tem sit Annunciatio gloriose Virginis: et in singxdis petris arcus sit foliamen 



308 CAPITOLO III. 

il pittore milanese era noto ed applaudito fra noi , e 
come a mio avviso non era venuto per questi dipinti, 
così non ebbe cagione o volontà di partirsene. Diede 
anzi il nome alla vecchia matricola dell'arte; diche m'av- 
vertono per un lustro più tardi certi brandelli di carte 
al Comune , dov'egli apparisce Console con un Fran- 
cesco di Ruisecco antenato e ceppo a così dire di tar- 
conieri. E qui fermamente gli cresceva negli anni e 
nell'arte un figliuolo nominato Agostino, che in pri- 
mavera del 1474 confessava d' aver compiuti a pena 
i cinque lustri. Di quest'anno è distinto un rogito, per 
sé bastante a porlo in fila co' dipintori , o a mostrar- 
celo almeno come valido ajuto del padre. 

L' Arte de' fabbro-ferrai, stretta in collegio con quella 
de' corazzai , fece disegno sopra Agostino per la ta- 
vola d' una sua cappella , e deputarono a fermar- 
ne le convenzioni Lanfranco de Preti , -Francesco da 
Sori e Giovan da Finale in vece ed in nome dei 
Consoli. E in nome del padre e in suo proprio patteg- 
giava Agostino ; d'onde il lavoro mi si fa credere co- 



auri : et hec omnia depingere cum bono et fino arzurio ac auro et aliis collo- 
ribus bonis et lieo propriis sumptlbus et expensls ipsius Christofori. — Et 
versa vice dictus Ambroxlus ex causa predieta promisit eidem Christoforo ■ 
presenti et acepianti dare et solvere prò hnjusmodi laborerio et prò integra sa- 
tisfattone ipsius libras ducenlas viginti lauue monete currentìs dietim arbitrio 
et discreptione dicti Ambroxii : Acto etc. quodsipro Tmjusmodi opere oriretur 
aliqua controversia stetur judicio D. presi, lohanms de Torpiano una cum uno 
Magistro pletore- per ipsum presb. Iohannem eligendo. Que omnia etc. (Atti 
del Not. Oberto Foglietta giuniore. — Fogliaz. 13, 1468). 



r i t t u r a 309 

mune. Non era il dipinto men d'otto palmi per dieci, 
né meno di cinque le figure ne' tre spazj maggiori , 
nel mezzano de' quali primeggiava sant' Ampelio pa- 
trono de' due mestieri, e vedovasi la leggenda di lui 
istoriata nella predella, e poi sul vertice il Crocifisso 
e la Nunziata, e figure d'Apostoli nelle lesene: quanto 
insomma poteva desiderarsi a bella e suntuosa Maestà. 
Ma quanto rivaleggiassero le università degli artieri 
in sì fatte pompe già fu descritto da noi , e le cento 
volte ci avverrà di ripeterlo, nò senza lode al passato. 
Duole che l'atto non accenni alla chiesa; ma non sa- 
prei dubitare sul Santo Stefano , là dove è noto che 
costoro si fondarono un altare in antico, e sei tennero 
poscia, e dove anch'oggi rimane , mutate le fattezze 
e i dipinti, ma non già il titolo. A rifarci quasi di 
un tal silenzio esce fuori da quella scritta una grata 
novella: ed è d'un' ancona che Cristoforo medesimo 
avea già colorita per la chiesa di s. Salvatore in Sar- 
zano , e a quel che sembra dalle parole, per 1' aitar 
principale. A questa si rapportano i contraenti per la 
struttura del quadro, per la bontà delle imagini , per 
la copia e la finezza dell' oro , e Agostino mette pe- 
gno d' avvantaggiarlo in bellezza : espressione immo- 
desta per un figlio e temeraria per un novizio, se il 
lavoro non avesse anche atteso (e forse per la massi- 
ma parte) la mano paterna (1). 

(1) In nomine Domini Amen: Augustinus de Motis de Mediolano pictor in 
lanuafilius Christofori major annis vigintiquinqne ut confltetur suo nomine et 
Voi. I. — Pittura. 4.5 



310 CAPITOLO III. 

Quel che spetta alla minor pittura, vuoi pel lustro 
di stanze private, o di pubbliche usanze, o d'industrie 
cittadinesche, troveremo accolto per miglior ordine in 
distinto racconto, e come a conclusione del secolo. Quivi 
ci occorreranno Agostino e Cristoforo, e per l'ultima 
volta, né più tardi d'un biennio dal suddetto contratto. 
Del figlio svaniscono infìno alle orme , ma quanto al 
Cristoforo ci aiutano le notizie del Calvi a seguirlo 
nella sua Lombardia : e perciocché ninna carta ci tor- 
na a mente il suo nome in Genova, egli è a sospet- 
tare che ne uscisse per sempre. E però il costoro sog- 
giorno non ottiene certezza né innanzi al 68, né dopo 



nomine et vice (Lieti Christofori patrìs sui prò quo de solemni ratiliàbitioae 
promùit et promitfit sub ypoteca etc. et qui palam et publice negociatur (lieto 
Christoforo ejus patre sciente pallente et non contradicente ut asserii : Sponte 
etc. promisit et solemuiter convenit Zan/ranco de Pretis presenti et recipienti 
nomine et vice Antonii patris sui Consulis Mastri arlis ferrariorum et Fran- 
cisco de Sauìo et Johanni de Finario coyrasariis presentibvs et recipieniibus 
nomine et vice Johannis de Merea alter ius Consulis Mastri diete artis: facere 
et depingere unam Majeslatcm altitudinis parmorum decem et latitudinis par- 
'inorum orto cura dimidio : que sit magis dices auri fini quam sii Ma Saneti 
Salvatoris : cv.m figuris sen imaginibus quinque in tribus campis diete Majesta- 
tis: et ultra depingere unam banchetam sub dieta Majestate de istoria seu le- 
genda Sancti Ampelii : cum duobus sanctis in angulis diete Majestatis cum i- 
wagine Crucifixi in medio diete Majestatis in parte attiori cum figura seu ima- 
gine Sancte Marie Annunciate et cum figura Angeli in angulis diete Majestatis 
superioribus : et ultra promisit depingere imagines Aposlolorum in stantarohs 
seu pillis grossis diete Majestatis /adendo pulcìiriores imagines quam sunt ille 
quas fecit d ctus Christoforus ejus pater stia manu in Majestate sancti Salva- 
toris et /adendo intra maschetas et seu labulas diete Majestatis in eis slatu et 
gradv: prout sunt seu erunt ille Majestatis sancii Salvatoris de Sanano in Ta- 
nna: et in predictis lene et diligenler se habere ac assidue procedere ad con- 



riTTURA 311 

il 7G ; oli* è intervallo d' otto anni. Il predetto scrittore, nò 
alcun altro con lui, non han pur sentore dell' Agostino; 
e non sarebbe assurdo se alcun dubitasse che còlto da 
morte non rivedesse il paese da cui s' era tratto sul 
verde degli anni. Conduce per altro, siccome ho detto, 
il Cristoforo a 'vita tardissima, e il fa pittore segna- 
tamente di vetri : esercizio ch'io non posso attribuirgli 
in Genova. Ma il negargliene la facoltà mi uscirebbe 
del ragionevole , quando sappiamo che l'anno medesi- 
mo del 1476 avea mano in una invetriata della Cat- 
tedral milanese, e che è segnata del suo nome e del- 



structlonem et seu fabricam et plcturam diete Majestatls quam compiere promi- 
sit infra mcnses sex proxime venturos. — Ex adverso dicti Lanfrancns Fran- 
clscus et Johannes dictls nomlnibus acceptantes omnia et slngula suprascripta 
promisserunt et solemniter convenenmt dicio Augustino dare et solvere eidem 
Augustino presenti ex nunc libras vlglntiquinqtie lanue infra soluclonem du- 
catorum triginta prò predo hujusmodi altaris seu Majestatls et restum usque 
ad complementum dlctorum ducatorum triginta promisserunt dare et solvere (lie- 
to Augustino presenti et solemniter stipulanti completo laborerio diete 3Jajesta- 
tis: et ultra etlam promisserunt compiere cidem Augustino usque in summam 
llbrarum nonaglnta in dlscretione et arbitrio dlctorum dominorum Constdum : 
videlicet supra plus quod est a dictls ducatis triginta usque ad summam libra- 
rum nonaglnta lanue de qulbus supra in dlscrecione dlctorum dominorum Con- 
sulum: sub pena llbrarum vlgi?itlqulnque lanue in tantum taxata : Tnsuper prò 
dicto Augustino prò dictls librls vigintiquinqne respectu diete pene de qua su- 
pra solemniter intercesslt et fidejusslt Andreas de Auria q.m D. Bartholomel. 
— Actum lanue in claustro inferiori Ecclesie Majorls Ianuensìs: Anno Domln. 
Nativ. MCCCCLXX quarto Indictlone sexla secundum lamie cursum die Mar- 
tls decimanona Aprilis in vesperls: presentlbus D. Presb. Iohanne de Torpiano 
mansionario Ecclesie prediete Majorls Ianuensls et lacobo de Casinonibus cla- 
wnerio q. Iohannis elve lanue testibiis ad premissa vocatls specialiterque roga- 
tis. (Atti del Not. Battista Parissola — Fogliaz. 9, 14 W. 



312 CAPITOLO III. 

l'anno appresso una bella figura di s. Bernardo sopra 
una finestra della Certosa a Pavia. Quanto giovasse o 
potesse giovare alla nostra pittura il non lungo sog- 
giorno di Cristoforo, non è giudizio possibile in Ge- 
nova, dacché non sussiste vestigio del costui magiste- 
ro. Ma come le massime dell'arte non mutano dall' un 
genere all'altro del dipingere, così non è vano inten- 
der quello del Calvi, che loda in lui, più che il brio 
delle tinte, la fermezza nel disegnare, e lo fa seguace 
del Bramantesco in certi sfondi di prospettiva onde 
suol campire i suoi vetri. Ed è quanto potevano e vo- 
levano allora i lombardi sulle orme di quel caposcuola, 
non troppo conosciuto né lodato abbastanza in Italia , 
dal quale imparò la pittura ad illuder l'occhio dispo- 
nendo e degradando gli oggetti come in propria lor 
scena. 

Eimangono a soggetto del presente capitolo quegli 
esteri che da mezzo il secolo al suo tramonto o cor- 
sero la provincia o v'ebbero stanza brevissima : ignoti 
perciò alla matricola, né tali che molto potessero sulla 
indole o sui progressi dell'arte ligustica. Due sole ec- 
cezioni mi convien fare, e queste per render giustizia 
a due terre della Riviera, le quali ebbero un lor pit- 
tore per questi tempi , onorato e trattenuto in paese , 
e senza fallo meritevole di storia. Vantò Nizza più 
d' un pittore come vedremo in altro luogo : e nondi- 
meno sarebbero pochi verso il molto che veggiamo di- 
pinto per ogni chiesa e oratorio della Riviera. Dove 



PITTURA 31S 

se pur si guardassero eoa tanto amore gli antichi di- 
pinti, quant'è la facilità con la quale si gittano a ri- 
gattieri e a cialtroni , io so certo che ad ogni passo 
troveremmo argomenti d'onore; così molti ne rammentano 
i viaggiatori e in parole e in iscritto. Ma queste iconi 
la più parte campite d'oro e partite in più spazj, tutto 
dì son fuggiasche da' natii luoghi : ed è ragione che 
sì preziose anticaglie sdegnando di rimanersene oscure 
e neglette , vadano ad albergare con signori e con 
principi, A noi non è dato che salutarle con un so- 
spiro, e a quelle poche far festa che spiccate dal loro 
nido, non corrono per traffico a contrade straniere. Di 
due fra le quali teniamo obligo al Villa, per cui le 
conobbe 1' Accademia Ligustica e be' ebbe contezza il 
pubblico nella solenne esposizione del 1868. Riflettono 
entrambe lo stile tedesco. Nell'una che s'alza disugual- 
mente in due gradi e s'allarga in tre spazj ,- è Maria 
nel bel mezzo col Bambino in atto di socchiudere un 
libro e di attendere a due angioletti' che lo festeggia- 
no coll'arpicordo e col liuto; indossa una vesticciuola, 
e un corallo gli pende dal collo: vezzi consueti ai pit- 
tori alemanni. Alle forme della cattedra e del suppe- 
daneo che reggono la Vergine , non potrebbe negarsi 
che al maestro non fosser noti gli esempj de' nova- 
tori; ma le massime dell'eseguire & del comporre non 
muovon passo dal gusto oltramontano. Neil' imo della 
seggiola è scritto: Hoc opus fecit fieri V. P. Cristofo- 
rus Martinus prò voto ad laudem gloriose Virginis Ma- 



314 CAPITOLO III. 

rie: MCCCCLXXXX. Il possessore credette di far noto 
per giunta l'autore in un Pietro Guidi, il cui nome 
s' incontra in più tavole di quella Riviera , conformi 
in tutto allo stile. E come tale lo registra il catalogo 
di detta mostra , aggiungendo ( non so come ) che il 
Guidi operava intorno al 1530 , con manifesta ripu- 
gnanza alla scritta surriferita (1). A me par notabile 
che dai metodi pur ora accennati non ispira però quel 
tetro che fan sempre i teutonici : anzi le fattezze de' 
volti , e il gesto e 1' atteggiarsi delle figure mostrano 
abito e sentimento italiano. Negli scomparti di fianco 
sono i ss. Giovanni e Stefano, ne' superiori l'Ecce homo 
e l'Annunciazione. Comunque stia il fatto, io son lieto 
di poter confermare a quelle terre una gloria non pic- 
ciola, nonché in uno, ma in due Guidi, l'età de' quali, 
a cui giovassero le congetture, non male s'accorda alle 
date predette. Furono entrambi da Ranzo, e però li- 
guri, e usciti di luogo onde potevasi attingere la ma- 
niera di cui s' improntano. Del Pietro ho notizia per 
carte autentiche, e a suo tempo m'avverrà di chiarire 
com'ei visse anche in Genova e v'aperse bottega. Del- 
l'altro più vecchio denominato Giorgio mi rende pre- 
ziosi ragguagli un gentile e dotto uomo di que' luo- 
ghi medesimi, al quale com'è diritto abbandono l'uf- 



(l) V. il Catalogo dell' Esposizione arlistico-archeologico-industriàle aperta nelle 
sale dell'Accademia Ligustica la primavera del MDCCCLXVIII: Genova, co' 
tipi del R. I. de' Sordo-muti — Pag. 4L 



PITTURA 315 

fistio di ragionarne (1). Della Pieve del Tecco fu al- 
tresì un Pietro Berta, che dipingendo il capitolo nella 
collegiata di Trioni, vi lasciò memoria di sé e del la- 
voro : MCCCCLXXIIII: Tempore de Lavanìa 

Prepositi: Petrus Berta de Plebe pinxit hoc opus. Così 



J v È questi il signor capitano Angelo Guglie rame della nobil famiglia 
di Cosio presso la quale si conserva un archivio non isfornito d' antiche 
memorie locali storico-artistiche. Del costui favore mi professo pure obli- 
gato alla graziosa opera dell'egregio dott. Nicolò de Carolis , il quale pe- 
rorò presso quel gentile il bisogno mio e i diritti ad un tempo di quanti 
amano le patrie arti. — « Giorgio Guidi ( così il Guglierame ) pittore di 
« Ranzo viveva nel 1449. Si vedono ancora parecchi suoi dipinti , i quali 
« sebbene danneggiati dal tempo conservano tuttavia un bel colorito ed una 
« fresca carnagione. Dipinse la Loggia della chiesuola di s. Bernardo nella 
« borgata Ponti di Pornassio, e nella facciata di detta Loggia rappresen- 
« tava l'Annunciazione di Maria Vergine. Sotto i tre archi che sostenevano 
« la medesima dipinse varj affreschi o medaglie, ciascuna delle quali con- 
« teneva la testa d'un Profeta, e il tutto si manteneva in buon essere. Nel 
« vòlto era una medaglia con entro lo Spirito Santo ; v' eran poi le testo 
« di s. Apollonia e di s. Lucia : indi varie forme d' animali , come a dire Io 
« struzzo , il basilisco etc. ; ma la maggior parte delle pitture del vòlto 
« della Loggia e del muro di prospetto di detta chiesuola erano sparite 
« perchè una mano sacrilega osò intonacarle di bianco, forse per coprire 
« qualche scalcinatura che la trascuraggine e l'ignoranza avevan permes- 
« so che si facesse sui dipinti pregevolissimi per la loro antichità. Peggio 
« ancora: la Loggia sostenuta da colonne di pietra arenaria d'ordine to- 
« scano, con capitelli portanti scritto l'anno in cui furono fatti, minaccia- 
« va rovina , cui si sarebbe potuto rimediare con tenue spesa; ma in quella 
« vece si lasciò rovinare, saran tre o quattro t anni , e con essa scompar- 
« vero i dipinti. Anche la chiesa parrochiale di s. Dalmazio, gotica ed an- 
« tichissima, aveva il coro dipinto dal Guidi, ed io lo ricordo; ma trenta- 
« sei o più anni or sono, essendo stato ampliato il detto coro, si dovette 
« rifare il vòlto, e perciò scomparvero le pitture che furono sostituite da 
« ornati di stile moderno ». 



316 CAPITOLO III. 

in certo elenco eh e produsse Felice Isnardi d' uomini 
riguardevoli in que' contorni. E none vano a ricercare 
il come e il perchè ne' paesi accennati rimanessero 
più che altrove le impronte dello stile tedesco , non 
facili a confondersi con qualsiasi delle scuole italiane. 
Genova stessa ha vestigj di quella maniera , contutto- 
ché il soverchiare de' lombardi , e il prevalere d' un 
gusto più conforme al genio nazionale, impedisse di 
propagarne gli esempj. Potè del resto a certuni gra- 
dire la novità; potè gradire quella diligenza che tiene 
dello scrupolo nel seguire le minime parti sul vero 
e nel ritrarle in imagine , quel modo nell' esprimere 
gli affetti che spesso è grazia e affettazione talvolta , 
quello sfoggiare negli accessorj, soverchio forse ai bi- 
sogni dell'argomento, ma sempre accetto alle moltitu- 
dini, e aggiungerò quella ostentazione di gravità e di 
dottrina che sovente fan tedio ai dotti ma riscuotono 
meraviglia da molti. Negli usi poi del colorire piac- 
que agii alemanni di questa età metter di tinte pal- 
lide le carnagioni e farle quasi monocrome, o tutt 1 al 
più ravvivarle d'un roseo quanto dir si possa traspa- 
rente e leggero sul far dello smalto. Si verrebbe in 
sospetto che cotesta modestia nelle parti più rilevanti 
giovasse loro per più vaghezza nei panni che tingea- 
no o d'azzurri o di lacche, o a dar risalto a leggiadri 
accessorj che spesso avanzano di finitezza le figure 
medesime. Né troppo variano i metodi, o sia che di- 
pingano sull' arricciato o temprino colori sopra tavole 



TITTURA 317 

o telo ; che d* entrambi i generi ci rimangono saggi 
non dubbj. 

E con tali note, comuni a questi oltramontani, ho 
descritto più che a mezzo il più antico che di loro ci 
si mostri in Liguria, e per quest'epoca il più valente. 
Parlo di quel Giusto che istoriò l'Annunziata nel 
chiostro superiore di S. M. di Castello, segnandola 
della data e del nome : Justus de AUamagna pinxit : 
MOCCOLI. A sdebitarci del tutto con lui si vuole as*- 
giungere che dal sagace studio del naturale non i- 
scompagna gentilezza di forme uè decoro di gesti o 
proprietà d'espressioni : doti non ordinarie ne' coetanei 
né troppo frequenti ne' successori. Impareggiabile è 
poi nel condurre, tantoché diffiderebbero molti di ot- 
tenere miniando quel ch'egli può sull'intonaco. I Do- 
menicani di detta chiesa conobbero presto di qual te- 
soro fossero obligati alla posterità, e posero un'inve- 
triata a guardare il dipinto contra i sali del vicin 
mare. Ond' esso , tranne quel- che v'ha di dorato, se 
ne venne infino ad oggi pressoché intero , e quasi ci 
scusa quel tanto che i vetri nascondono all'occhio, che è 
un Dio Padre nel sommo in atto di benedire. S' io 
fido all' autorità d' un libro straniero , dipinse Giusto 
per Genova un' altra bella opera in tavola. Io la sco- 
pro in un catalogo dell' Imperiai Museo di Parigi , e 
vi leggo non senza rammarico com'ella, eseguita per 
non so qual confraternita, fu comprata di questo secolo 
da quell'infausto sig. Denon che venne per commis- 

Vol. I. — Pittura. 46 



318 CAPITOLO III. 

sione del- suo Governo a spogliarci del meglio. L' an- 
cona composta in tre facce, e grande nel mezzo d'un 
metro e 56 per altezza e d'uno con 7 per largo, rap- 
presenta a sua volta l'Annunciazione, ed apre anch'essa 
la scena in un bel fondo di paese. La significazione 
della storia non differisce ( quel eh' è della Vergine ) 
dal dipinto di Castello; se non che l'arcangelo discende 
a volo e campeggia nell'aria. Somigliantissime son le 
parti secondarie, somiglianti i partiti d'architettura che 
avanzano agli occhi dello spettatore e lasciano scoprir 
la campagna lontano. Gli spazj laterali han due santi 
ciascuno : a sinistra s. Agostino e s. Benedetto , a di- 
ritta s. Stefano e s. Angelo Carmelitano. Sceman que- 
sti nelle misure verso il quadro di mezzo , talché la 
tavola declina in figura d'arca dall'apice ai fianchi (1). 
Chi ha potuto vederla e a beli' agio considerarla in 
quelle magnifiche stanze ove si onorano le preziose 
anticaglie che noi gittiamo per vile moneta (arrossisco 
a dire quanto spendesse il Denon) la descrive per cosa 
finissima , e di tanto amabile schiettezza da vincer 
quella che ci è rimasta , e che a noi non pareva su- 
perabile in finitezza da umani pennelli. 

Del resto non è probabile che Giusto dimorasse a 
lungo fra noi , ss pure non vogliam credere che an- 
dasse perduta ogni memoria di lui , infìno alle mini- 



ti) V. Notlce des LbJeaux exposés dans Ics g alter ics du Musc'e Imperiai du 
Louvre par Frédéric Villot conservateti des peintures. Paris 1858. 



P ITTUR A 319 

me carte, infìno al più lìevole indizio. Udii d' altra 
parte di dotti viaggiatori che lo rividero in altre terre 
d'Italia, e con date non remote da questa. Ben ci ri- 
mase ad ogni segno e v'ebbe seguaci un Corrado pur 
d'Allemagna, contento per quel che sembra di correre 
da luogo a luogo l'occidentale Riviera, ove la penuria 
de' maestri potea dare occasioni al suo ingegno ed 
autorità al suo stile. Un'opera certa ne vive anch' oggi 
ai Predicatori di Taggia , preziosa anche in ciò , che 
rivela a un dipresso l'età in cui visse e operò l'arte- 
fice. La cronaca manoscritta del P. Calvi, desunta in 
gran parte agli archivj dell' Ordine , ci mostra Cor- 
rado a dipingere la vòlta del coro nel giugno del 
1477, eh' è quanto a dire sui primordj della chiesa già 
costrutta a buon dato ma non compiuta (1). Vi fece 
anch' egli il Saluto Angelico, componendo in sui fian- 
chi più beati di quella Regola. Così diede esordio a 
quella serie d'artisti che fecero del tempio e del ino- 



(1) Eodem anno 1477 (così il cronista) valde elaboratum est prò f dòrica hujns 
Conventus; nam lune aediflcabantur fomices et testudines supra ecclesiam et 
ipsa ecclesia cooperta futi. Facta pariter fuerunt pavimenta ex calce ubi ne- 
cesse erat, et ulterius empii libri multi; et nolantur eo anno prò fdòrica expo- 
sitae ultra praefatas librae qumgentae nonaginta novem et solidi quattuor cum 
denariis undecim. Eodem met anno et seguenti dealòdòatur ecclesia, fabrica- 
banturque lapides prò omatti majoris ecclesiae stiper forniciòus chori. lòi vi- 
delicet Annunciatio Dominica, et ad latera $. P. Dominicus. S- Petrus mar- 
tir, S. Vincentius confessor, S. Catìmrina Virgo Senensis, B. Mathaeus Ca- 
sierius Mantuanus; et pictor fuit magister Conradus de Alemania : et hoc de 
mense Junii. 



320 CAPITOLO III. 

nastero un museo di pregiati dipinti. Ma olii starebbe 
mallevadore che l'allemanno lasciasse quivi le sue pri- 
mizie, quando s'incontrano per quo' contadi più tavole 
di molti anni addietro , senza fallo improntate d' un 
gusto medesimo, e per lunga tradizione venute a noi 
col suo nome? Non ho quasi il coraggio d'attribuirgli 
un trittico con N. D. e i ss. Giorgio e Bernardo, che 
nella parrochiale di Camporosso è segnata del 36 : 
nondimeno si deve alcun credito alla fama che ne cor- 
re in paese. Senzachè v'han caratteri e forme speciali 
che usiamo derivare da lui o d'altro tedesco che a lui 
somigli : le teste chiomate in biondo , la profusione 
de' testi latini sui bindelli, sui libri, sui baltei, l'in- 
carnato biancastro e tendente al pallido, e gli abiti, e 
i fregi , e i vezzi fin' anche di certe figure tradotti 
quasi in precetto. Niun lavoro per altro è conosciuto 
per titolo ch'ei vi scrivesse o per memorie autentiche, 
salvo il tabiese. Siimi fare mi par riconoscere ai Do- 
menicani di Genova in quel tratto di chiostro ove 
Giusto trattò i pennelli; e son Profeti e Sibille com- 
poste in tondi formati da un intralciarsi di rami e di 
foglie non privo di grazia e di novità. In quel poco 
che i mali ritocchi non han travisato giudicheresti la 
mano di Corrado ; né sapresti recare ad altri certe 
imagini di chiaroscuro che coronano gli usci e consen- 
tono alla religione del luogo. A chi mi assentisse nelle 
ragioni dello stile vorrei rammentare per giunta che 
nel 1477 reggeva il convento di Castello fra Nicolò 



PITTURA 321 

Doria clie gli annali di Taggia contano per secondo 
priore : potè forse costui , dopo i dipinti del chiostro, 
condur Corrado alla nuova chiesa che la pietà dei 
Tabiesi innalzava ai benemeriti Padri (1). 

In questi passi della Riviera frequentarono altresì 
i subalpini, ai quali non vuoisi negare per questi tempi 
una scuola pittorica, tuttoché quasi ignota alla storia, 
e non facile ad esplorarsi sui monumenti. Nulladime- 
no è innegabile che risentono anch' essi della predetta 
maniera, o sia eh' ella penetrasse nelle terre del Pie- 
monte ,' o alcun piemontese ne contraesse i caratteri 
usando a quelle dell'alpe marittima. Abbiamo in pronto 



(1) Del medesimo stile s'informano quattro tele che corsero a vendita, 
sloggiate dal monastero che avevano in Finalborgo que' religiosi medesi- 
mi che trattennero in Taggia Corrado. Alludono alle virtù di Maria con 
Abigail che placa il re David , con Giuditta vittoriosa d' Oloferne e due 
storie d'Ester. Non mentiscono i volti e le parti nude a quello sparuto che tie- 
ne sembianza di chiaroscuro, ma in tanta parsimonia di colori è forza stupire 
l'evidenza, il rilievo, la finitezza di quelle membra. E giusta il costume 
dovettero i panni, benché sprezzati, brillare di tinte: se non che mal reg- 
gendo la tempera, sono esse dove illanguidite e dove offuscate dagli anni. 
Né gravi errori vi mancano , sia nel vestire ch'è pretto tedesco di quella 
età, sia ne' sembianti che ritraggono del volgo, e sia negli accessorj che 
danno in anacronismi. Basti ad esempio che la Donna di Betulia ha scom- 
posti e rovesciati a' suoi piedi, come trofei di vittoria, e cannoni e spin- 
garde. Malgrado sì fatte note, son preziose quelle tele perchè ricordano 
un artista, se non vuoisi una scuola, che lasciò tracce di se nella nostra 
Riviera. E godo all'intendere che sieno venute a mani del signor Brown 
Console Britannico in Genova, sia perchè stimo sicuro quanto cade in per- 
sona coltissima, e sia perchè il Brown (a quel ch'odo) già nostro da molti 
anni per affetto d'ospite, propone di non distrarle dai liguri, destinandole 
fra molte altre cose pregevoli ad ornare il suo castello di Portofino. 



322 CAPITOLO III. 

un esempio da certa tavola che il nostro Villa fé 1 pur 
conoscere all'Accademia , già esistente in Albenga , e 
devota anch'essa alle fogge tedesche in quel fiore tra 
le dita di N. D. , e in quel vezzo del cardellino che 
scioltosi pur allora d' un sottil refe viene imbeccato 
dal divin Pargoletto. La profusione dell'oro sulla prin- 
cipale figura e nel fondo per quanto è grande , una 
certa maggior durezza nel contornare , e i caratteri 
gotici segnati al basso , benché da luogo a luogo o 
screpolati o corrosi, mostrano l'arte in que' paesi più 
tarda che altrove , o inceppata ne' metodi stranieri. 
Rimangono della scritta le seguenti lettere : Tempore 
Francis ci mar .... Ambroxii Chazolini Masarii: per 
Thomam de Buzac . . . tore de Buscha: MCCCCLXXVIII 
die XV ma Lo Spotorno, veduta la tavola al- 
l'antico suo posto, la sospettò con ragione d'un pittore 
da Busca , eh' è grossa borgata sulla Maira tra Cuneo 
e Saluzzo, ma con assurda versione il chiamò Massari. 
Né sarebbe però così agevole a decifrarne il cognome 
su que' caratteri sperduti e monchi, se in buon punto 
non ci aiutassero le notizie d' Albenga raccolte in for- 
ma di storia dal benemerito Rossi. Il quale toccando 
la chiesa de' Minori Osservanti eretta a spese di quella 
città nel 1463 e consecrata dell' 80 sotto titolo di s. 
Bernardino , ci fa vedere il Tommaso della tavola in- 
teso a dipingere il presbiterio di detta chiesa, e ri- 
porta la soscrizione ch'ei vi lasciò in questi termini : 
MCCCCLXXIIII et die III maij : Ego Thomas Biaza* 



PITTURA 823 

cius de Bìischa pinxi. Vero è che la scritta del nostro 
quadro accenna più tosto a Busacio, ed anzi il dimo- 
stra con tutta chiarezza ; divario che potè nascere da 
meri retta lettura di chi vide in Albenga i dipinti, da 
tempo distrutti. Né fu solo Tommaso ad operare in 
quel luogo, nò sola una volta. L'ancona del coro mo- 
strava in coppia con esso un fratello per nome Mat- 
teo, e tacendo l'anno rapportavasi forse alla data degli 
altri lavori : Thomas Biazacius (così leggo nel Rossi) 
de Buscha et Matheus ejus frater pinxerunt die XIII 
Maij. Ma nel dentro d'una cappella che i due Busacci 
istoriarono in comune, eran cifre di nove anni più in 
qua: Thomas Biazacìus de Buscha et Matheus ejus fra- 
ter pinxerunt : MCCCCLXXXIII die III Junii. Serbo 
con tutta cura le tre scritte di que' maestri, come pre- 
ziose che sono oltremodo alla storia , e al Eossi do 
pubbliche grazie per averle confidate alla stampa. Ben 
mi par certo che i suddetti pittori non si debbano di- 
strarre dai fasti d'Albenga, gentil paese e tenerissimo 
delle arti belle; poiché il lor nome suona per due lu- 
stri in quella terra , né abbiam cognizione che suoni 
altrove. 

Nel contesto del volume 2.° fo cenno d' un valente 
da Pinerolo, che a somiglianza del Francino suo con- 
terraneo fregiò di pitture le circostanze di Nizza e i 
paesi alpini dell' estrema Liguria. Costui fu un prete 
Giovanni Canavesio : ed io gli do nome fin d'ora tra 
gli altri, perchè non si stette a quelle contrade , ma 



324 CAPITOLO III. 

par che corresse ben più in qua la Riviera , e vi la- 
sciasse grand' orma del proprio ingegno. Nondimeno 
è tenace anch' egli delle forme teutoniche , e tale ap- 
parisce in Pornasio nella parrochiale di s. Dalmazzo , 
dove una sua Madonna soprastante all'ingresso, e an- 
ch' oggi vittoriosa delle intemperie , mostra il solito 
scherzo dell'augello che vezzeggiato vezzeggia il Bam- 
bino. Quivi nel bel mezzo del campo segnò: Presbiter 
Johannes Canavesi jpinxit; ed altri caratteri al fondo 
ce ne dan 1' epoca e gli ordinatori : — Anno Domini 
MCCCCLXXXX die mg esima mensis Mariti: ad honorem 
Dei et gloriose Virginis Marie ac santi Dalmata : Co- 
munitas Pornaxii fieri fecit hoc opus : regente D.no 
Presi. Lazaro Bonanato Reciore dicli loci. Maggior o- 
pera è una tavola che lasciò il Canavese nel coro di 
quella chiesa con l'effigie del santo Patrono , soscritta 
anch'essa a chiare lettere dal dipintore. E ciò basti al 
risolvere di qual gusto e di quali esempj invaghisse 
quel tratto della nostra Provincia, laddove in altre parti 
dominava altro stile, più o meno conforme alle scuole 
limitrofe. Così sui confini oltre il Giogo , la pittura 
par riverbero della nostra, tutta piena della soavità e 
della grazia lombarda. Ne son quasi prototipo le mem- 
bra d'una gran tavola venute, non ha molto, dal ca- 
stello di Gavi ad arricchire la nostra Accademia. Molte 
figure di santi componevano la pala , che al presente 
fan parte per sé medesime : benché sia chiaro alle mi- 
sure e alle forme che in due quasi ripiani tenevano 



1' I T T U K A 325 

il mezzo l'effigie di N, 1). col rutto, e quella di et. 
Giacomo apostolo protettor della terra. La mole ed il 
pregio dell'opera fan credere ch'ella in antico apparte- 
nesse alla parrocliiale, e più ch'altro il nome dei com- 
mittenti che leggesi a' piedi del santo patrono : — 
3ICCCCLXXYIII die prima Decembris : Eoe opus fieri 
fecerunt Magìiijieus Bominus Anionius Guaschus Gavii 
dominiti; et Commi itas ipsa Gami: Manfredinus de Ca- 
stronovo pictor in Terdona pinaM. Al Varni che da più 
anni ne avea trovate le reliquie disperse e capitate in 
diverse mani , parve monumento da reggere al para- 
gone de' più chiari maestri (1) : e intenderei di quel 
tempo e di quella comarca. E sebbene questo Manfre- 
dino da Castelnuovo, che secondo la scritta avea stanza 
in Tortona, non possa contarsi tra i nostri , ciò nondi- 
meno a quel che pare d' altre opere , egli ebbe ad u- 
sare sì frequente su quel di Liguria , che gran torto 
sarebbe a negargli cittadinanza. Sussistono nel luogo 
d'Arquata vestigj della costui maniera, e alla Pieve di 
Novi se ne addita con nome certo una Madonna con 
santi. Quivi era scritto con quello della ordinatrice" il 
casato dell'artefice, dacché l'aggiunto a Boxilio non si 
vuol dare per patria a chi firmava de Castronowo (2). 



(1) V. il Michelangelo Giornale: anno I., N. 12. — Genova, 21 aprile 1855. 

(2) L'iscrizione esistente in addietro , e comunicata al Varni da un ca- 
nonico della Collegiata di Novi , era questa : Magnifica Domina de Campo- 
fregosio hanc Capeìlam fingi fecit in testimonium gratiarum : Manfredinus a 

Boxilio pinati: MCCCCLIIVIIII. 

V. I. — Pittura. 47 



326 capitolo ra. 

Alla qual congettura crebbero autorità certi indizj re- 
cati innanzi dall'erudito signor Wolf, cui dobbiamo la 
notizia necrologica di Manfredino registrata in Tor- 
tona del 1496 con analogo appellativo (1). Nò cadrà 
dubbio sulla identità de' due nomi, a chi non voglia 
sottilizzare oltre il debito contra il valore delle date 
che s' accordano in breve spazio di tempo , e contra 
il cognome che s' udiva in antico tra le famiglie di 
Castelnuovo di Scrivia. Sospetta il lodato Wolf che 
sien mano di Manfredino certi affreschi alla Pieve di 
Volpedo sul tortonese , nella cui soscrizione a metà 
cancellata non si nasconde il millesimo del quattro- 
cento ; più secchi del resto al disegno che non porti 
l'età , e d' un fare che odora il giottesco. La pala di 
Gavi che nelle stanze della Ligustica può essere a 
parte a parte osservata, non ci conforta a sì fatti giu- 
dizj : v' ha eleganza ne' panni, verità nelle teste, di- 
gnità nelle mosse , e nelle tinte armonia senza cru- 
dezza , o con meno di quella eh' è quasi comune al 
secolo. 

Savona, emula sempre di Genova e sempre solerte 
a invitarne i maestri, ha pure alcun nome ch'ella non 
divide • con alcuno, e che non puossi ripetere in altra 



(1) 1496 Junii 24 : In festo sancti Johannis .... mortuus est Manfredinus 
de Ubasilio pinctor. (Registrum litterarwm, etc: per me Laurentium de Opizo- 
nibus etc. quod incepi feliciter anno currente 1492. (M. S. nell'archivio della 
Mensa Arcivescovile di Tortona. V. Atti della Società Ligure di Storia Pa- 
tria. Voi. Ili, fascio. 1, pag. CXXXIII). 



PITTURA 327 

terra d'Italia. Tale è un Tuccro d'Andria, che v'ebbe 
soggiorno alcun tempo e vi lasciò alcun lavoro; uomo 
strano , a dir vero , e quasi selvaggio tra una fami- 
glia di Liguri e di Lombardi; ma pur degno che qui 
si registri così per ragione di tempo come per merito 
d'arte. Prima d'ora, e in più d'un libro, era cognito per 
una tavola che pose in s. Giacomo nella cappella Rai- 
mondi, così sottoscritta: Tucius de Andria de Apulia 
hoc pinxit opus: MCCCCLXXXYII. Nelle rapine del- 
l'Impero Napoleonico subì la fortuna delle cose prege- 
voli o rare: poi tornò di Parigi con ricca cornice, ma 
tronca della cimasa, e cotale si mostra al presente nella 
seconda cappella a man dritta nel Duomo consacrata 
a N. D. di Priamar. Raffigura le sponsalizie di s. Ca- 
terina vergine, benché poco visibile pel luogo alto e per 
la luce assai fioca. Congiurano anche a turbarne il sog- 
getto le molte figure che assiepano il campo; v'hanno 
i santi dottori Pier Damiano e Gerolamo, e s. Pietro 
1' apostolo, e quel da Verona, e Giovanni 1' evangeli- 
sta; e v'hanno al basso in contegno d'adorazione con 
un lor figliuoletto i consorti Raimondi padroni dell'an- 
tico altare e del quadro. E come a tanto non fosse ri- 
pieno lo spazio e soddisfatta la vista , v' ha pure certa 
mischia d'angioletti che volano, di fiori composti in 
ghirlande, e sentenze per giunta segnate in bindelli 
e dentro i nimbi di ciascun santo. Considerata parti- 
tamente, è in tutti quegli accessorj una cura che al- 
letta, in tutti que' volti un affetto che commuove, e 



328 CAPITOLO III. 

specialmente nei putti una grazia ed una ingenuità 
che innamora. I panni, e quant' è quadratura, si veg- 
gono dove fregiati e dove lumeggiati ad oro; diresti 
che un tal pittore precorra per ingegno al moder- 
no , ma impauri di romper fede all' antico. Il Ratti 
ciecamente seguito dal Torteroli , attribuisce a Tuccio 
d'Andria i dipinti, non so se a tempera o in fresco, che 
si vedevano già nell'anzidetta cappella a s. Giacomo, 
imbiancati o disfatti a ludibrio nel 1835. Io non ho 
dati a provarlo, né troppo m'abbandono ai costoro giu- 
dizj, e alcun disegno che ne vidi a stampa mi sente 
altro stile. Ma per crescere un nulla di certo alle no- 
tizie di questo pugliese, ripeterò ch'ei fu di presenza 
in Savona, e che l'opera suddetta non fu la sola ch'ei 
v'eseguisse, nò anche per avventura la più cospicua. 
Nell'archivio notarile di quella Comunità mi venne 
trovato fra i registri del Castrodelfi.no una polizza, ove 
Tuccio promette a Raffaele Sansone di tanto affaticar- 
si intorno ad una tavola o maestà, quanto meritassero 
( a stima di periti ) i quaranta ducati che il nobile sa- 
vonese gli aveva già in parte sborsati, e in parte gli 
sborsava d'innanzi al notaio. La qual bisogna il San- 
sone procurava in nome e vece dello Spedai Grande 
della Misericordia, e consta dall'atto che l'ancona do- 
vea prender luogo all'aitar maggiore della detta chiesa 
di s. Giacomo (1). Quivi non è libro o tradizione che 



(1) >$< MCCCCLXXXVIII Indictione V die XXIII Augusti : Cum sit quod 
magister Tussius de Anglia (sic) pictor de presenti moram habens Saotie fa- 



PITTURA 329 

la registri; ma come vorremo noi che andasse in vuoto 
la commissiono a denari già spesi ? Né par verosimile 
che quest'opera sia una cosa con quell'altra che ve- 
demmo nel Duomo e che un giorno vedevasi ai Ri- 
formati; mentirebbero il nome e la qualità degli or- 
dinatori, mentirebbe la data stessa, che negli atti del 
Castrodelfìno è posteriore d'un anno. E bello è il cre- 
dere che il pietoso Ospizio della Misericordia, ricove- 
ro dei pellegrini, sussidio a fanciulle povere, rimedio 
a francar gli schiavi, e vittima ultimamente alle ope- 
re della Fortezza, -portasse tributo di religione alla chie- 



cere seu fieri facere promisserit Raffaeli Sansono civi Saoue nomine Hospilalis ma- 
gni Misericordie de Saona majestatem unam ad aliare majus Ecclesie sancii Jacobi 
extra muros Saone proni lalius constai publico instrumento ut asseritur recepì» 
per Thomam de ZocTio notarium infra cujus sue mercedis solutionem liabuit ab eo 
Raffaele ducatos quindecim ut ex dicto instrumento constai ad quod etc : Itine 
est quod dictus magister Tussius sua sponte et per se et sitos heredes fuit con- 
fessa et contentus ac in validitate publice recognitionis recognoscit dicto Raf- 
faeli pi-esenti se ab eo imbuisse et recepisse de mandato infra solutionem pre- 
dictam ducatos quadraginta auri computatis dictis ducatis quindecim de quibus 
in dicto instrumento : de ipsis quibus ducatis quadraginta ipse magister Tussius 
promisit dicto Raffaeli presenti facere tantum laborerium circa dictam majesta- 
tem valoris et decoris estimati dictorum ducatorum quadraginta judicio duorum 
peritorum ex arte pictorum scilicet in pace : Renuncians etc. Et prò eo magi- 
slro Tussio suisque precibus et requìsilìonibus et mandato Bernardi de Mon- 
teorfano- pictoris civis Saone presentis et supradicti Raffaelis presentis prò 
premissis omnibus et singulis intercessa et solemniter fidejussit Franciscliinm 
Muzante fornarius civis Saone: Sub etc. Renuncians etc. (Archiv. Comunale 
di Savona: Manuale del Not. Castrodelfìno: Istrumenti 1488). È ovvio l'in- 
tendere come il de Anglia segnato in iscambio di de Andria in principio 
dell'atto sia per equivoco preso dal Notaio, od anche un suo arbitrio nel 
latinizzare la patria, se già non fu per errore dell'amanuense). 



330 CAPITOLO III. 

sa de' Francescani, pur allora ricostrutta per istudio 
de' privati e del pubblico. 

Né prima né dopo di questo biennio troviamo orma 
di Tuccio in Savona; e d'altro lato è probabile che 
venuto di sì lontana provincia, non fosse uomo da ri- 
posarsi dove che sia in paese altrui. Di simil fatta 
pittori, e di quelle bande che Tuccio, incontreremo più 
d'uno in Genova, e assai di corto. Ma nella scrittura 
che riguarda a quel d'Andria , troviamo un lombardo 
che stette in Savona lunghi anni, e che v'ebbe, se- 
condo il testo, cittadinanza. È questi un Bernardo da 
Montorfano, e quel tanto che de' costui lavori è ve- 
nuto a memoria nostra , appartiene al Palazzo, o me- 
glio alla Torre del Brandale, stanza a que' giorni de' 
magistrati e propria sede del Governatore) là ove due 
altri forastieri 1' avean precorso al dipingere. Però non 
incresca che a meglio ordinare la copiosa materia , io 
li raccolga in uno, anticipando i tempi un tal poco: 
senzachè le memorie di quel monumento ne trarranno 
più luce. Primi a dipingervi furono un Giovanni di 
Rezio pavese non ignoto alla nostra matricola , e un 
Daniele Fiorentino che fuor di Savona è incognito 
affatto. Il Belloro ne pone i lavori sotto il 1502 : e 
i cartolarj di quel Comune gli rendono fede. Io vi 
leggo che l'8 ottobre di detto anno manda vansi i due 
maestri all' opera : non piccola al certo , vuoi per 
la mole , vuoi pe' soggetti ch'erano a quel che pare 
d' istoria , né di schietti colori , ma lucenti di dora- 



PITTURA. 331 

ture (1). La gran Loggia del Brandale dovea splenderne 
non pure ognintorno per le pareti, ma fin sull'alto del- 
l'intravato. Poi su per le scale e nel ricetto degli ama- 
nuensi altre leggiadrie di pennello, e nella spaziosa 
sala ove sedevano i Signori, quivi di bel nuovo e il 
solaio e il procinto de' muri conveniva che sfoggias- 
sero d'imagini. S' io ben discerno in que' libri ( penosi 
a leggersi quant'altri mai) si accordavano ciascuno dei 
due per ottanta ducati, salvo il -dispendio dell'oro del 
quale si caricava il Comune; e questa somma da pa- 
garsi a diecine per ogni mese, purché Giovanni e 
Daniele durassero intenti al lavoro che aveva da com- 
piersi in mesi cinque, il rimanente a lavoro compiuto. 
La nota da me prodotta e che in que' registri è la 
prima fra molte, ci conferma la data d'ottobre, ma che 
si ultimassero le opere al tempo prescritto cel niega- 
no le seguenti scritturazioni, le quali si vanno succe- 
dendo fino al 23 settembre dell'anno appresso. Simile 
durezza nel porre i termini agli artefici, e simile con- 
tentatura in aspettare quanto portasse il bisogno, ve- 



ci) >i< MDII die Vili octobris: Magistri Johannes de Rezio et Daniel Flo- 
rentinus qui fingere habent iraoacliarn Lobie magne Blandalìs : mitros circum- 
quaque diete Loòie: scalas: saletam scriptorum et muros sale Qubernarie ac so- 
larium diete sale bonis coloribus et figuris excluso auro ponendo prò Communi 
Saone prò mercede ducatorum octuaginta de grossis quadraginta Pape singulo 
solvendorum singulo mense ducaios decem ipsis semper laborantibus : et didas 
pkturas finire habent intra menses quinque: et eis finitis débei fieri integrali^ 
solutio. Debent Communi Saone prò ducatis tribus ad dictam rationem prò Fe- 
derico de Castrodelfino etc. (Dai cartularj del Comune di Savona, 1502-1508;. 



332 CAPITOLO III. 

diamo per ciascun atto e ciascun dipinto d'allora: era 
forza di consuetudine. Al presente non rimane vesti- 
gio dei due pittori né anche in Savona, e il nome lo- 
ro non trova difesa fuorché nel ricordo di quest'unica 
dipintura che i documenti ci danno per vasta e per de- 
gna di prodi maestri. Infìno ad oggi così il fiorenti- 
no come il pavese eran nomi dubbiosi, l'uno presso il 
lielloro e l'altro nella matricola; tantoché il Torteroli 
che non conobbe o non consultò né pur questa , dal 
cognome di Rezio lepidamente sospettò un aretino. 

. Terrei di buon grado che costoro operassero ezian- 
dio sul muro esterno della Torre, allorché il Comune 
stanziò che campeggiassero quivi le insegne di Fran- 
cia, ordinando sopra tale opera tre officiali, Bartolommeo 
Fiorito, Battista del Carretto e Giulio di Castrodelfì- 
110 (1). L'epoca è a mezzo il 1502, quando le pitture di 
dentro eran già forse disegnate dalla Signoria, benohè 
non tolte ad eseguire; e però non è a credere che do- 
ve era in pronto una coppia di buoni artisti,, s'andasse 
in cerca d'un terzo. Ma poiché il dominio di Francia 
fu scalzato via di Liguria, il Brandale dei Savonesi 
ebbe desiderio d'un altro pennello che cassando gli 
stemmi facesse luogo ad imagini di religione. Fu scel- 
to adunque Bernardo di Montorfano, il cui dipinge- 
vi >J< MDII die XXVI [I Iulii : Bartholomeus Florltus Battista de Correlo 
et Julius de Castrodelfiiio officiales electi ad depinffi J acie aduni insignia Regalia 
ad fiirrim Blandalis debent Communi Saone prò Antonio de Samino de 78 
libras diieenium (Cartularj suddetti. 



PITTURA 333 

re è ricordato dal Belloro nel 1513, e le cui ragioni 
si continuano nei cartolar] dal luglio di quell'anno al 
febbraio del 15 (1). Questa città non era nuova ai 
Montorfani, gente ebe proveniva da Milano, siccome 
notai rammentando il Giovanni ch'ebbe piede in Sa- 
vona ed in Genova. É quasi ovvia la congettura che 
questo Bernardo gli fosse consanguineo, e computan- 
do dagli anni, più tosto figliuolo che fratello: dacché 
nella nuova matricola Giovanni non ha titolo , dove 
Bernardino (così vi è notato) tiene il luogo trenta- 
quattresimo. Bene è vero che la tardità del suo nu- 
mero, e il difetto d' ogni scrittura e d'ogni opera che 
lo mostrino fra noi, ci traggono a dubitare ch'egli vi 
fosse in età senile e con pochi lavori o di poco mo- 
mento. Crcscon peso a si fatto giudizio le formolo de- 
gli atti allegati, nell'un de'quali vien detto pittore in 
Savona, nell'altro con vieppiù di chiarezza cittadino sa- 
vonese. Questo titolo non gli valse né troppa stima né 
buono affetto dai conterranei, presso i quali invalse la 
fama (e anch'oggi perdura) che il dipinto onde ornò 
la torre si mettesse a terra come spiacente ed ingra- 
to, e che il Semino sottentrasse a miglior lavoro. 



(1) MDXIII die XX mensis Iulii: Bernardus de Monte Orfano piclor in 
Suona, debet Communi Saone prò Jacobo Panesio libras vigiliti monete Saone. 
— Item die XVII mensis Augusti prò Joanne Baptista Gentili Ritio libras vi- 
gintinovem, — ^ MDXV die prima Februarii: Bernardus de Monte Orfano 
pictor prò alia sua libri Fàbrice de 1493 libras XXX, s. V. (Archiv. di Savona: 
Manuale de' cartulari). 

VOL. I. — PlTTUBA. 48 



334 CAPITOLO III. 

Ma contra sì fatta ingiuria gridano i dati storici net- 
tamente recati dal Verzellino, e l'età stessa dei due 
maestri. La torre del Brandale, e quell'altra che dicean 
di Giustizia, e più altre ancora che sorgean nella ter- 
ra, furono raccorciate di cento palmi nel 1552 pei gelosi 
sospetti di Genova (1) ; e se cadde in frantumi il di- 
pinto, certo è pure ch'ei potè vivere sugli occhi di 
tutti pressoché gli otto lustri. Del 1584 rabboniti un 



(1) Giusta un documento eh' io trovo negli atti dell'Eccellentissima Ca- 
mera, il 10 ottobre del 1552 maestro Battista Sormano dichiaravasi soddi- 
sfatto della somma di 1. 170 pattuite per la demolizione della Torre del 
Brandale in misura di cento palmi. Riferisco di quest'atto il più curioso a 
sapersi, notando che la suddetta spesa, imposta prima dai Commissari del- 
la Fortezza ai Savonesi medesimi, fu poi condonata mercè dei richiami e 
delle suppliche che ne mosse il Comune. — In nomine Domini Amen: An- 
no salutifere Nalivitatis ejusdem millesimo quingentesimo quinquagesimo secun- 
do Indictione decima die X octdbris: Uum sit quod III. Dominatio ordinasset quod 
turris Brandalis Communis Saone demoliretur seu abassaretur adeo quod non, 
posset in/erre lesionem seu damnum Arci sive Fortilitio prefate III. Domina- 
tionis sitque etiam verum quod Magnifici DD: Commissarii diete Arcis ordinas- 
sent DD: Antianis Saone ut dictam lurrim demoliri et abassari facerent sum- 
ptibus et expensis dicti Communis- Saone et dicti DD: Antiani accordassent 
medio DD: Bernardi Corsi et Scipionis Berruti presente me Notarlo et Can- 
cellarlo infrascritto magistrum Baptistam Cormanum ad dictam demolitionem 
faciendam prò pretio librarum sex prò singulo godo fsic,/ et ultra quod at- 
t/actus ejusdem turris essent ejusdem mag. Baptiste . . et sit verum quod 
mag. Baptista demolivcrit paìmos centum diete turris frontispitio computato . . 
dichiara il Sormano d'averne ricevuto a più riprese il pagamento dal Po- 
destà di Savona nomine Excelse Reipublice Genuensis — Aduni Saone in sala 
inferiori Palata Car. Communis Saone in quo jura redduntur : presentibus te- 
stibus Bernardino Rastellino et Io: Antonio Scarella civibus saonensibus voca- 
tis et rogatis — Marcus Tullius de Laurentiis notarius et cancellar ius pu- 
bi icus Saonensis. 



pitturi 335 

tal poco gli animi, la torre di bel nuovo levò la te- 
sta, e in quell'anno medesimo Andrea Semino fu chia- 
mato a dipingervi la bella effigie (oggimai travisata 
dalle intemperie) di N. D. che cuopre del suo manto 
i fedeli. 

Sull'estremo della opposta Riviera, fra vestigj di ma- 
niera toscana, come portava il confinare delle due Pro- 
vincie, m'esce innanzi un pittor piacentino appellato 
Gottardo, o chiamato o venuto a sua posta giù di 
quello appennino , dacché noi riveggo né in Genova nò 
in altra villa o città del dominio. Lavorò costui per la 
chiesa di s. Terenzo un altare con N. D. titolare di 
essa, e a' suoi lati s. Nicola e s. Luca, e gli apostoli 
nella predella, e il solito mistero dell'Annunziata nel 
colmo. Le convenzioni fra Gottardo e gli Operai della 
chiesa han la data di Lerici e il 19 maggio del 1482, 
e il prezzo della pittura in lire 46 di genovini. (1) 



(ÌJ. >^ In nomine Domini Amen: Magister Cotaldus (sic) de Placentia pin- 
ctor promissit et soìempniter se oUigavit Tono de Cartotio et Tadeo Canale Pe- 
tri massariis ecclesiarum Illicis nec non Barnabe q. Iohannis Bonis de Sancto 
Renlio Baliste filio lohanacii Bartholomeo Fanelini Qasparis q. Petri Rugas 
et Iohanni Gato Jilio Ronchei omnibus de Sancto Rentio ac etiam Dominico Fer- 
reto q. Antonii Rati et Andrucio q. mag. Lazari presentibus et aceptantibus 
nomine et vice Ecclesie Sancle Marie de Sancto Rentio Jacere et depingere al- 
tare unum in quo ipse magister Gotardus promissit depingere in medio dicti 
altaris figuram et seu inmaginem Sancte Marie cum ejus Filio cum auro fino 
et anuli fino de Alamania: a parte destra dicti altaris imaginem Sancti Nico- 
lai et a parte sinistra figuram Sancii Luce cum auro et coloribus bonis et finis: 
in poncta videlicet dicti altaris Anuntiationem Beate Marie in medio Detim Pa- 
trem et cum angelo pironi moris est: et in bancheta duodecim Apostolos: pr.o 



33G CAPITOLO III. 

Null'altro che sia notabile: ond'egli come uomo ventu- 
riero ci si dilegua dagli occhi. La qual cosa non dee 
far meraviglia, se nel buio dei tempi si nascondono 
alla veduta anche i nostri. Non sapremmo d'un Giaco- 
mo da San Martiago che a metà del secolo operava nel 
Duomo di Pietrasanta, se il prof. Santini, degno illu- 
stratore di quella" terra, non gli facesse nome tra i no- 
stri littorani. (1) Aurelio di Robertello che per cer- 
te memorie coloriva in Savona nel 1499 la miracolosa 
effìgie di N. D. della Colonna, venerata anch'oggi in 
quella Cattedrale basilica, è uomo di patria incerta, e 
conosciuto per quest'unico esempio. E di cotali artefici 
così pellegrini, e sto per dire fuggiaschi, abbiamo più 
d'uno in Genova: altri de'quali mi conviene assegnare 
al luogo presente, ed altri mandare ad altro, come tali 



predo et nomine predi omnium suprascriptorum librarum XXXXVI Ianve dan- 
darum et solvendarum per suprascriptos cum pagis et terminis infrascriptis: 
Renundantes eie: Quas libras quadraginta sex Ianuinorum dicti Antonius et 
Tadeus et omnes suprascripti promisserunt dare et solvere dido magistro Go- 
tardo didas libras quadraginta sex (sic;: videlicet libras quindedm Ianuinorum 
infra dies quindedm proxime venturosi alias libras quindedm per totum men- 
sem Augusti: et reliquam terdam partem videlicet Libras XVI Ianuinorum in 
tradicione didi altaris: Que omnia etc. — Actum in Burgo veteri Illids vide- 
licet in platea Illicis: anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXII Indidione XII II 
secundum Ianve cursum die dominico XVIIII Maij paulo post nonam: presen- 
tibus testibus Sando de Castroncelo habilatore Illicis et Antonio Stefanini de 
Arada ad premissa vocatis et rogatis — (Atti del Not. Battista di Bonavei 
— Fogliaz. 1. 1472. 94.) 

(1) V. Commentarj storici sulla Versilia centrale di Vincenzo Santini 
maestro di scultura nella scuola di belle arti di Pietrasanta. Pisa , tipo- 
grafia Pieraccini, 1858-63. — Voi. VI, pag. 101. 



PITTURA 3LI7 

che si resero per aiuto a più stabili maestri. Fra Ge- 
nova e Corsica (possessione della Banca di S. Giorgio) 
si scambiarono pittori; che quinci v'andò un Giacomo 
da Milano, e a noi vennero da Calvi un altro Giaco- 
mo ed un Lanfranco. Il lombardo presa stanza in 
Murato ebbe occasione nel 1490 di dipingere la pub- 
blica sala in Bastia, e nel palazzo di Terranuova il 
portico, e nell'anno seguente di bel nuovo in Bastia 
colorì gli stemmi della Repubblica nel palazzo del Go- 
vernatore (1). Gli altri due saranno materia del seguen- 
te capitolo. Un Nicola Bonfante (2) , noto non più 
che per nome, ci si scopre nel 1487 pei rogiti di Da- 
vid di Stagliano, e nel 1492 per quelli di Biagio Fo- 
glietta. Ma questi ed altri nomi non deono tardarci la 
conoscenza d'alcuni artisti, o più curiosi pel luogo da 



(1) MCCCCLXXXX die Villi aprilis : Magister Jacobus de Mediolano 
pictor et habitator in Murato .... prò certis pincturis per ipsum factis vi- 
dellcet in sala Basiite et sub porticu domus Terrenove vigore apodixie magni- 
fici Domini Qv.bernatoris : prò dicto Jacobo L. XVI. 

MCCCCLXXXXI die XXVIII I novembris : Pro magistro Jacobo de Medio- 
lano piotare prò sua mercede pingendi armam magnani et parvam super came- 
ram caminate Bastite magnifici Domini Qubernatoris de commissione ejusdem : 
et dictus procapsia ipso accipiente presente Jacobo B errino Notar io et compii-. 
tatis sold. Ili datis imi laboratori qui eum adiuvavit ad faciendum punctem: 
L. VI, sold. HI. ( Archi v. di S. Giorgio : Officium Corsice : Masseria Basti- 
te. 1490-1491). 

(2) vj< Die Martis III Julìi in terciis in sala magna Palacii Sancii Georgii 
1487 : Nicolaus Bonfante q. Bernardi pictor fecit suum procuratorem lohan- 
nem Villarnarinum ampia ad quitandum vendendum etc. : Testes Joìianncs de 
Fregante Notariiis et Raphael Masolla q. Baptiste. 



338 CAPITOLO III. 

cui derivano, o più degni per lor valore, o più bene- 
meriti per l'efficacia de' loro esernpj. 

De' primi son certamente un pittore da Napoli e un 
Messinese, che l'epoca, e forse il gusto, o l'abito come 
diciamo del lavorare, par che accoppi o raffronti al Tuc- 
cio de' Savonesi. Eaimondo napoletano non fu ignoto 
al Lanzi che n'ebbe sentore da un manoscritto, e potè 
riconoscerlo a s. Francesco di Chieri in certa tavola 
a più spartimenti, nella quale tanto loda la prontezza 
de' volti e il vigore delle tinte , quanto riprova il so- 
verchio oro ne' panni: caratteri entrambi della natia 
scuola. Di date non fa cenno; ma stando alle sue pa- 
role, l'entrar di Raimondo in Piemonte precederebbe al 
soggiorno che fece in Genova. Io non ho documenti 
che vel trattengano più in là d'un triennio; somigliante 
anche in questo a quel d' Andria. Di costui posso ag- 
giungere il casato, che fu dei Caracciolo, non saputo 
né al Lanzi né ad altri. S' io non guardassi che ai 
committenti o all' uso de' suoi lavori , dovrei confi- 
narlo in un altro catalogo ; ma costui dipingendo per 
case private non fu meno perciò figurista , fu anzi 
pittor di storie, e di tali da non commettersi a me- 
schino inventore. Né vuole scadere nell'altrui stima per- 
di 'egli s'acconciasse a tali opere scambiando le proprie 
fatiche con merci venali ; allorché se ne venne fra noi, 
condottovi com' io credo dalla ventura, fioriva Genova 
di pittori eccellenti , non superabili così presto nella 
stima de' cittadini da uomo novello. Non per questo 



PITTURA 339 

vorrei negare eli' egli applicasse con certo studio a 
decorazioni di camere , sòlite di quel tempo a dipin- 
gersi in tela, quasi a tener conto d'arazzi : e gli atti 
per noi riportati lo fanno domestico d'altri pittori di 
simil genere. Per esercitare siffatto talento la fortuna 
guidò Raimondo a due orafi di nome non oscuro : Mar- 
tino de Ferrari e Bernardo Gatti. Fece al primo ben 
cinque camere in lunghezza di ventisei palmi, in due 
delle quali, vale a dire in sei campi assai vasti com- 
preso il solaio, volle Martino istoriate le imprese del 
Marchese di Saluzzo e del Conte di Barcellona (1). E- 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Reimondus Caracholus de Neapoli piclor 
habitator in lamia q. Antotiii ex una parte et Martinus de Axereto cims la- 
mie q. Jacobi ex parte altera sponte etc: pervenertent et pervenisse sibì ipsis 
ad invicem et vicissim presentibus et slipulantibus confessi fuerunt et confiten- 
tur ad infrascripta pacta transactiones et composiciones et alia de quibus infra 
solemnibus stipulationibus hinc inde intervenientibus : Benunciantes etc. Vide- 
licei quia ex causa dictorum pactorum et aliorum de quibus supra dictus Rei- 
mondus pnmissit et solemniter se obbligava facer e seu fieri facere eidem Mar- 
tino presenti et stipulanti ut supra : ac eidem vendidit et vendicionem fecit : 
Cameras quinque telle picte qnal'dalis et quantitatis ac predi ut infra: vide- 
licet unam cum istoria Illustris lune Domini Marchionis Saluciorum in petiis 
triùus computato cello (sic) et qui sint videlicet petii a capite et sponda in lon- 
gitudine de parmis vigintisex et in latitudine de parmis undecim et cellum de 
parmis tresdecim in longitudine et in latitudine de parmis duodecim : silicet 
predo librarum triginta Ianue : Duas in petiis sex computatis cellis istorie ma- 
gnif. tunc Domini Comitis Barchinonie longitudinis et latiludinis ut supra dieta 
prò predo librarum vigiliti duarum Ianue prò qualibet Camera: Duas eliam 
in pedis sex computatis cellis longitudinis et latitudinis ut supra diete que 
sint picte de viridura et cum duabus figuris in medio prò quolibel pedo et sic 
in tellis predictis et hoc predo librarum decem et odo Ianue prò qualibet Ca- 
mera: et qv.as quidem Cameras quinque dictus Reimoudus promissit eidem 



3^0 CAPITOLO III. 

rano gli esordj di quella pittura che un mezzo secolo 
poi si piegò così facile all'ornamento de' palazzi e al- 
F adulazione de' grandi. Ebbe compagno in quest'opera 
un Bertolino da Pavia che ci aspetta più oltre, e non 
senza torbidi e dissenzioni, come appare da un rogito 
di Genesio Rapallo. Vero è che l'orefice pagò il pittore 
o in tutto o in gran parte con polvere d'oro ad un 



Martino presenti et stipulanti facere et seu fieri facere bene fideliter et sine 
fraude bene laboratas ordinatas et de tellis noois et eas eidem Martino consi- 
gliare infra et per totum mensem augusti proxime venturum omni exceptione 
remota. — Et versa vice dictus Marlinus presens et acceptans predicta pro- 
missit et solemniter se obligavit eidem Reimondo presenti et stipulanti ac ac- 
reptanti prò predo suprascriplarum Camerarum dare et solvere eidem Reimondo 
semper ad ipsius Reimondi liberam voluntatem et simplicem requisiciouem: pre- 
stila prius fideiussione per dicium Reimondum erga dietimi Martinum de a~ 
dimplendo predicta ad que ipse Reimondus tenetur et obligatus est et qmm 
fideiussionem ipse Reimondus prestare tenealur erga dictum Martinum de 
adémpiendo predicta: barrile unum aurì punenti (sic) fini quod vidit et de quo 
hibet penes se monslram ipse Reimondus predo solidorum trium et dimidii 
prò libra dicti auri pimenti : barrilia tria pulveris auri punenti quod simi- 
liter et de quo habet penes se monstram ipse Reimondus predo denariorum vi- 
gènti prò qualibet libra diete pulveris : peciam unam panni de Lingoadocha (sic) 
predo quod valebat al baratam predictam et libras quatuor coralorum in lot- 
tonis similiter predo quo valebant ad diclam baratam omni exceptione remota: 
Intellecto et declarato inter dictas partes pacto expresso quod si predicte mer- 
ces ut supra dande ver dictum Martinum eidem Reimondo predo suprascripto 
et prò solucioue dictarum Camerarum ascenderent ad majorem summam quam 
sii precium seu preda dictarum quinque Camerarum teneatur et obligatus sit 
et sic promissit dictus Reimondus eidem Martino presenti et stipulanti ut su* 
pra ultra predictas quinque Cameras facere seu fieri facere eidem Martino to- 
tidem alias Cameras usque ad dictam summam quam valerent diete merces et 
seu precium earum illius qualitatis et conditionis prcut voluerit et ellegerit dic- 
tus Martinus et quas silicei super plus tameu consegnare promissit infra et 



PITTURA 31' 

tanto il barile, o v'aggiunse corallo in bottoni, e una 
pezza (più strano ancora) di panno di Linguadoca. ,. 
Bernardo Gatti accomodò i suoi pennelli per soddisfar] - 
di certe anella d'oro già innanzi comprate; e fu lavoro 
altresì d' una camera, del cui dipinto nella scrittura 
si tacciono gli argomenti, perchè lasciati in arbitrio di 
Bartolommeo Sale non ignobile cittadino di Genova (1). 



per totum raenscm Septembris prostime venturi ovini exceptione remota: Et casu 
quo dietus Reimondus non adimpleret predieta prò sua parte et tempore su- 
prascripto teneatur et obligatus sii ipse Reimondus solvere precium didarum 
mercium de 'numerato et de contantis transacto (Lieto termino semper ad liberam 
vohiutatem et simplicem requisicionemipsius Martini omni exceptione remota — ■ 
Actum lamie in contrada Banchorum in platea nóbilium de Nigro videlicet in 
Logia seu Camera Cabelle Censariarum: Anito a Natie. Dora. MCCCCLXXXIIII 
Indicarne prima secundtim cursùm lamie die lune XXII marcii hora XXII: 
presentibus testiòus Ióhanne de Attingano- q. Simonis Benedicto Ant. de Axe- 
relo q. Leonardi et Simone Brando Bariholomei cioibus lamie specialiter ad 
premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giovanni de Benedetti — Fogliaz. 
2. 1480-86). 

(1) In nomine Domini Amen: Reymondus de Neapoli pictor q. Antonii sponte 
etc. : confessus fuit et confitetur Bernardo Gatto Bertotini presenti stipulanti 
et recipienti prò se et sziis heredibus se dietim Reymondiun teneri et obliga- 
tum esse oc dare debere dicto Bernardo libras triginta odo lanuinoru/m prò 
■calore et predo certorum annulorum per dictum Bernardnm alias factorum 
cenditorum et consignatorum dicto Reymondo in qua summa peccunie compu- 
tate faerunt certe peccunie tradite eidem Reymondo per dictum Bemardum ut 
dietus Reymondus publice fatetur: prò quibus libris triginta odo ac prò earum 
solucione dietus Reymondus promisit dicto Bernardo ac eidem Bernardo face-re 
et depingere Camerata unam felle cum imaginibus dfiguris juxta ordinerà com- 
■missum dicto Reymondo per Bartholomeum tunc de Salle q. Ieronimi: quam 
Cameram depidam et figuratam juxta prediclum ordihèm et commiss ionem 
dicti Bartholomei tradere et consignare promissit dieta Bernardo infra festum 
Nativitatis Domini prossime ventwum: in cujus Camere pietùra et lavoratura 
Vol. I. — Pittura. 49 



342 CAPITOLO III. 

Ond 1 io congetturo che l'opera n'andasse ad abbellire 
le costui stanze più tosto che quelle del fabbro ; tanto 
più , che non aggiungendo il valor della camera al 
prezzo delle anella , il napoletano si legò con nuovi 
patti a Bernardo di spedirne una seconda in suo nome 
per le case d'Oberto Lercari , tanto ricca a figure ed 
accurata per magisterio che bastasse ad eguagliar le 
partite. Questo io raccolgo per altre carte eh' io non 
produco per brevità : basti che le due commissioni 
tennero occupato il Caracciolo dal 22 marzo del 1484 
al 19 gennaio dell' 87. Se dopo queste durasse in Li- 
guria , non so ; ben sarei lento al supporlo. Ma per i- 



excusentur et excusarl iebcant diete libre triginta octo Ianuinorum de quibus 
dictus Reymcmdus debitor est dicti Bernardi, et prò mercede cwjus quidem 
Camere sic picte et laborate per dictum Reymondum stari debeat judicio duo- 
rum hominum idoneorum artis pictorum ellgendorum unus per partem quorum 
judicio et declarationi dicti Reymondus et Bemardus stare promisserunt et se 
submittuni omni prorsus exceptione remota: Et si forte dictus Reymondus non 
fecerit et pinxerit dictam Cameram ut supra ac eam dicto Bernardo non tra- 
diderit et consignaverit intra dictum terminum ut supra promissit dicto Ber- 
nardo dare et solvere eidem Bernardo dictas libras triginta octo Ianuinorum 
de numerato omni exceptione remota: Renunciantes etc. — Insuper prò pre- 
dictis omnibus et singulls attendendis et effectualiter observandls per dictum 
Reymondum versus dictum Bemardum presentem et stipulantem ut supra et 
prò dicto Reymondo et ejus requisicione intercessa et fidcjusslt Bartholomeus 
de Podio pictor q. Francisci qui de predictis se primum et principalem etc. — 
Action lamie in Bancis videllcet ad bancum mei Notarli infrascrlptl : Anno 
Domin. Nativ. MCCCCLXXXsexlo Indictione quarta secundum lamie cursum 
die sabati decima octava novembrls hora XVII In circa : prcsentibus Martino 
Columbo fabro et Petro de Monsia Iacobi testlbus ad premissa vocatis et rogalis. 
(Atti del -\ot. Antonio Pastorino, — Fogliaz. 1, 1485-86). 



imttura 343 

spiare ogni passo di questi erranti, converrebbe ( ere- 
d' io ) che ogni terra d' Italia scotesse di foglio in fo- 
glio la polvere de' propri archivj. 

Del pittor messinese, toccato poc' anzi, e che venne 
alquanto più tardi se non ci fallan le date, non potrei 
giudicar meglio che narrandone coni' io farò i nudi 
fatti : tanto più che a me sembra tornarne non minor 
lode alla sua modestia che testimonianza al suo inge- 
gno. E qui m' incontra di trarre in aperto le pietose 
opere d' un 1 altra Consorzia, né men che pietosa ma- 
gnifica e quanto alcun'altra onorevole, qual si fu quella 
de' Forastieri istituita nella chiesa de' Servi sotto 1' in- 
vocazione di N. D. di Misericordia e di santa Barbara. 
Or questa nel 1507 ricostrusse la propria cappella , 
così alta e spaziosa come anch' oggi si vede cessato 
da lungo tempo il Sodalizio : e commettendosi per la 
fabbrica in maestro valente, gli metteano per patto 
eh' ella vincesse in bellezza e in capacità , o pareg- 
giasse per lo manco, queir altra di N. D. che un* altra 
Confraternita avea murata di fresco nel Duomo di s. Lo- 
renzo. Tanto affermano i rogiti del Pastorino : ne' quali 
sia che tu indietreggi od inoltri, avrai onde mara- 
vigliarti dello zelo che prima e dopo di quest' anno 
mostrarono in adornare il maestoso oratorio. Ma noi , 
lasciando a ciascun lavoro il posto che più gli conven- 
ga nelle presenti notizie , diremo intanto del ricchissi- 
mo altare che a quest' ora avean già collocato nella 
cappella, o meglio forse apparecchiato per essa : dovi- 



344 CAHTOLO III. 

zioso e superbo quanto per avventura non potrebbesi 
asseverare d'alcun altro a que' giorni. Era scritto ne 1 
ruoli della Consorzia un Leonoro Aquilano o dall'A- 
quila, come variamente è chiamato negli atti, non più 
pittore che faccendiero, nativo di Finale nella nostra 
Riviera, e da ripetersi in altro capo siccome inserito 
eh' egli è nella nuova matricola. Quel eh' ora importa 
a sapersi , i Priori del Sodalizio eh' erano del 1506 
Simon da Pistoja romano egregio maestro d' oriuoli , 
Giovanni d' Andrea francese e Ambrogio di Calimario 
lombardo, s' accordarono con lui per la fattura della 
ricchissima ancona, promettendo di computarne il va- 
lore, a stima di periti , sul prezzo di certa casa che gli 
cedevano in nome de' Confratelli, contigua al ben noto 
Palazzo di s. Tommaso posseduto a que' giorni da Papa 
Giulio II (1). Non isfugga al lettore, se gli occhigli 



(1) In nomine Domini Amen : Simon de Pistoia romanus Joliamies de An- 
drea gallus Ambrosius de Catenario lombardtis tres ex quatuor Prioribus Con- 
sortie Beate Marie Misericordie et Sancte Barbare situate in Ecclesia Beate 
Marie Servorum anni presentis de MDsexto absente tantunmodo Joìianne Ruch 
teutonico : necnon Johannes Viola teutonicus Nicolaus Parixetus gaìus (sic] sta- 
gnarius et Vincentius de Pistoia romanus tanquam omnes sindici et procuratores 
predicte Consortie Beate Marie Misericordie et Sancte Barbare ut apparet in- 
strumento procure in eos ac dietim Johannem Rudi ac Dominicum de Protis 
lombardum facto per liomines diete Consortie anno presenti die XVII lanuarii 
scripto marni Gregorii Ferri Not. per me notarium infrascriptum viso et lecto 
virtute C2ijus instrumenti prenominati odo sindici et procuratores diete Consortie 
site sex ex eis habent potestatem et baliam vendendi bona immobilia diete Con- 
sortie et alia faciendi ut ex dicto instrumento ìatius apparet suis nominibus 
quibus supra et ad cautelam quatenus expediat nomine et vice didorum Jolian- 



PITTURA 345 

corrano sui documenti, elio 1' ancona non era tanto a 
dipingersi quanto non pur cominciata ma forse in sul 
compiersi, e come da quest'atto all' elezione di coloro 
che doveano appreziarla, sien quattro mesi con pochi 
giorni, brevissimo spazio a tanta opera. Però eh' ella 
si componeva di sette parti distinte , due delle quali 
tenevano il mezzo , mostrando (sì come prime) a tute- 
lari della Consorzia le imagini di N. I). e di santa 
Barbara , ritta in piedi quest 1 ultima e la prima in 
suggesto : e ai pie della Vergine facean atto di devc- 



nis Buch et Dominici de Protis lombardi absentis etiam sindicorum et procu- 
ratorum diete Consortie et prò quibus Johanne et Dominico suis propriis no- 
minihis de rato promiserunt : Stcb etc. Sponte et eorum certa scientia nulloque 
jììtìs vel facti errore ducti vel aliqualiter circumvenii ac cmni modo fare via 
et forma quibus melius potuerunt et possunt fare proprio et in proprium ven- 
diderunt et titillo et ex causa tcndicionis dederunt cesseruut tradiderunt et 
mandaverunt seu quasi magistro Leonoro de Aquilla (sic) pictori q. Johannis 
Antonii uni ex hominibus diete Consortie presenti ementi stipulanti et recipienti 
prò se et ejus heredibus domum imam diete Consortie positam lamie in contraici 
seu biirgo Sancti Tome que alias fuit q. Iacobi Vencciani rebarolii cui coherct 
ante via publica retro viridarium domns Paludi Sancti Tome que seu quocl 
est jamdiu Beatissimi n'irne Pappe Nostri ab tino latere domns Jo: Angeli Bati 
textòris pannorum sete ab alio latere domus Abrae de Monlobio et si qui sunt 
seu esse consueverunt veriores conflnes : ad habendum etc. prò predo et no- 
mine veri et finiti predi librarum tricentarum lanuinorum niltidarum seu fran- 
cliarum dictis vendiloribus ab omnibiis et singulis cabellis et oneribus prove- 
nientibus et causatis occasione preseutis vendicionis ex quibus libris tricenlis 
predi diete domus dicti Simon Johannes et sodi dictis sindicis et procuratoriis 
nominibus confitentur ex mine Imbuisse et recepisse a dicto magistro Leonoro 
libras centum lanuinorum infra solucionem : reliquas vero libras ducentas dare 
et solvere promisit dictis Simoni et Jolianni et sociis infra sex menscs etc. — 
Hoc etiam declarato inter dictos contrahentes predictis non óbstantlbus quod 



846 CAPITOLO III. 

zione un 1 accolta di Confratelli , e sui fianchi della 
santa le ligure, genuflesse a lor volta, del Governatore 
in Genova pel Ee di Francia, Filippo di Cleves, e della 
Governatrice sua donna. Sorgevano, a quel che pare, 
di sopra in minor dimensioni quattro forme di beati, 
de' quali non nomina la scritta che i ss. Pietro ed 
Ambrogio; ultimamente si vedevano nella predella gli 
Apostoli che a sei per due lati fiancheggiavano il Re- 
dentore. Che avesse brillo di dorature accordate al di- 
pinto, direi che trapeli dagli atti ; certo è che il lavoro 



dktus magister Leonorus teneatur et debeat dare et solvere filiis et heredibus 
q. Tome de Franchis Julia omne id et totum quod et quantum dìcti filli et he- 
redes habere débent a dictis Simone et sociis dictis sindicis et procuratore no- 
minibus diete Consortie seu a dieta Consortia et sic promissil et promittit dic- 
tus magister Leonorus infra menses duo proxime venturos omne poslposita 
contradicione : et residuum si quod erit elicti Simon et sodi dictis nominibus 
teneantur et debeant et sic promisserunt et promithmt dicto magistro Leonora 
presenti et stipulanti %i supra eidem magistro Leonoro computare et compen- 
sare in eo quod ipse magister Leonorus habere debet seu debebit et ad liabe-ndum 
reslabil a dictis Simone et sociis dictis nominibus prò predo unius altaris diete 
Consortie quod fabricatur et conslruitur per dictum magistrum Leonorum et 
constructo et fabricato ac tradito dicto altare diete Consortie per dictum magi- 
strum Leonorum restabitur ad solvendum dictis Simoni et sociis dictis nomi- 
nibus sive per eos dictis nominibus dicto magistro Leonoro occasione dicti alta- 
ris sibi ad invicem debitum et solutum facere predictis non obstantibus %t su- 
pra omni contradicione remota. — Actum lamie in contrada Porte Auree in 
Hospitali infirmorum incurabilium vocato lo Reducto : videlicet in quadam Ca- 
mera existenti in dicto Hospitali : Anno Domiti. Nativ. MDsexto Indictione 
octava secimdum Ianue cursum die mercurii vigesima septima maij iti vesperis: 
presentibus Jacobo de Panexio q. Bencdicti Jacobo Carbonaria texiore panno- 
rum sete q. Tome et Dominico Fiorentino magistro marmorum q. Petri dei- 
bus Ianue testibus ad premissa vocatis et rojatis. (Atti del Not. Antonio Pa- 
storino - Fog-liaz. 25, 1506V 



r itt un \ 3 17 

era ad olio, novità per quegli anni ambita dai com- 
mittenti, come suolsi di costuma moderna e ricca. Ma 
il valore e l'importanza dell'altare si rileva più eh.' altro 
dalla sentenza de' due pittori prescelti a stimarla per 
atto del 15 ottobre 150G : i quali furono Lorenzo da 
Pavia e Luca da Novara, artefici illustri, o degni dirò 
meglio che a nostro potere si illustrino, come procac- 
ceremo nel capo seguente. Furono aggiunti a costoro 
Fra Nicola da Zoagli degli Eremitani, Fra Baldassare 
da Monpensier de' Conventuali e Fra Defendino de' 
Servi , tatti maestri in teologia , e un Bartolommeo 
Giustiniano per soprannome Pelliccia, i quali tutti per 
altro come si venne al giudizio lasciaron fare i mae- 
stri dell' arte. Costoro veduta e considerata sottilmente 
la gran tavola , il 24 del mese stesso pronunziarono 
eh' ella valeva per cento venticinque ducati, o per tre- 
cento settantacinque lire di genovini che dir si voglia: 
mercede che a quella stagione non trova esempio in 
verun' altra maestà. E come un tal prezzo fosse propria- 
mente quel meno che rendere si potesse a tanta opera, 
facevano caso di coscienza alla Consorzia de' forastieri, 
che riguardando alla fatica e alla bontà del lavoro, ve- 
dessero se non era da crescere di soprammercato a 
Leonoro un contante di dieci ducati (1). Tale era il 
quadro , e tale pareva a due prodi maestri. 

■ (1) ►$< In nomine Domini Amen: Nos Laurentius de Papia et Lucas de 
Novaria pictores suis nominibus et nomine et vice D. mag. Nicole de Zoalio 
artium Sacre Teologie magistri D. Baldassaris de Monle pessulano custodis 



348 CAPITOLO III. 

Ma converrà bene inarcare le ciglia quando un altro 
atto ci verrà persuadendo che l'ancona non era altri- 
menti del fìnalese, quanto almeno a pennelli, che sono 
il più nobile e il più difficile di quel magistero. Se la 
Consorzia ne avesse scienza o sentore almeno, ne fan- 
tastichi il lettore a sua posta : certo i due periti o non 



Conventus S. Franasti de natione gallonivi Bartholomei Justiniani dirti Pe- 
lissa et D. mag. Defendini artium sacre Teologie magistri in Convenlu seu Ec- 
clesia Sancte Marie Servorum collegarum suorum electorum et deputatorum In- 
ter Simonem de Pistoia magistrum oroloriorum Nicolaum de Parixeto et socios 
de Consortia S. M. de Misericordia et S. Barbare Servorum a quibus sociis 
suis predirti Laurentius et Lucas dicunt liàbere vohcntatem et consensum suum 
in ridendo et declarando ut infra parte una et magistrum Leonorum de A- 
quilla indorerà parte altera: de et super apponendo et declamando precium u- 
■nius aitar is farti conslructi et picti per dictum magistrum Leonorum diete 
Consortie sub picturis et jtguris diete S. M. de Misericordia et S. Barbare et 
aliis in dicto altari factis et depictis ut de predictis apparet instrumento balie 
nobis concesse et altribute per dictas partes scripto marni mei Notarli infra- 
scripti anno presenti die XV presentis mensis: et viso et inspecto et diligcnter 
reviso toto dicto altari et omnibus et singulis factis et pirtis in eo et omnibus 
visis consideratis circumspectis et examùiatis : volentes procedere ad declam- 
ilo non pretii dirti allaris: Ideo omni modo iure via et forma quibus melius 
possimi et potest (sic) ex potestate et balia nohis concessa et attributo, per dic- 
tas partes scripta marni mei Notarti infrascripti anno presenti die XV pre- 
sentis mensis ut supra : habito super-inde maturo examine et pensata animi de- 
liberatione dicimus declaramus et senlentiamus pretmm dirti aitar is esse duca- 
torum centum vigintiquinque auri sive librarum tricentarum septuaginla quiu- 
que prò valore dictorum ducatorum et sic dictum pretium apponimus dicto al- 
tari dictarum librarum tricentarum septuaginta quinque facto per dicium ma- 
gistrum Leonorum dirtis de Consortia S. Barbare quos seu quas libras prò 
pretto dirti altaris habere debeat dictus magister Leonorus de Consortia S. 
Marie: dicentes tamen et declarantes ultra predicta nos antedicti Laurentius 
' et Lucas nostris nominibus et non nostrorum collegarum ut supra quoti sii in 
voluntate et arbitrio dictorum de Consortia S. Barbare adhuc dare et solvere 



PITTURA 310 

seppero o dissimularono. Leonoro dall'Aquila cinque 
anni addietro patteggiava per 1' opera di questo altare 
con un Pietro Resaliba pittor messinese, ed è pregio 
dell'opera il raffrontare nelle forinole della scrittura 
non pur le fogge del dipinto, ma il Sodalizio a cui le 
istorie e le prescritte figure accennavano (1). Così quanto 



dicto magistro Leonoro prò pretto dicti altaris usque in dncatos deeem miri si 
cognowrìnt eorum conscientiis dietimi altare plus valere ci seu dietum magistrum 
Leoiiorum predo Sìiperius declarato- et apposito dicto altari quam cognilionem 
relinquimus eis et eorum conscientiis de vohmtale elicti magistri Leonori liic 
presenlis et consentientis : Et sic ut supra etc. — lanue in Baneis videlicet 
ad bancum mei Notarli infrascripti : Anno Domin. Nativ. MD sexto Indictione 
nona secundum lanue cursum die sabati vigesima quarta octobris i?i vesperis : 
prcsentibus Johanne Greco de CMo nanclerio et Ambrogio de Braida battiloro 
q. Bonifacii civibus lamie testibus ad premissa vocatis et rogatis. — (Atti del 
Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 25, 1506). 

(1) ^ In nomine Domini Amen : Petrus Resaliba de Messana pictor jìlius 
Johannis et Leonorus de Aquilla pictor q. Johannis Antonii: Sponte et eorum 
certa scientia pervenerunt sibi ad invicem ad infrascriptam compositionem pin- 
gendi et faciendi infrascriptam Majestatem sub modis formis pactis et conditio- 
nibns promissionum obligationum et solutionum pacta (sic) de quibus infra: Vi- 
delicet quia ex causa premisse compositionis diete Majestatis faciende et pin- 
gende el aliornm de quibus infra dictus Petrus Resaliba pictor promissit et 
promittit ac se obligat dicto Leonoro presenti el acceplanti ac stipulanti et re- 
cipienti prò se et suis Jieredibios depingere et facere eidem Leonoro Majestatem 
umm de peciis septem computata bancketa cum jlguris seu imaginibus infra- 
scriptis: in duobics peciis quorum videlicet in illis de medio depingere Jlguram 
gloriosissime Yirginis Marie cum ejus fllio Domino nostro Christo cum Con- 
sortia exterorum hominum videlicet sub pedibus Beatissime Virginis Marie et 
in altero pedo jlguram in pede Sante Barbare et ab utroque latere scilicet ab 
uno et ab alio latere imago seu forma retracta IUustris D. Filippi de Cleves 
Regii Gubematoris et IUustris Domine Gubernatricis ejus uxoris cum genibus 
flexis : et in aliis peciis quatuor depingere figuras sanctonm Pelri et Ambro- 
Vol. L — Pittura. 50 



350 CAPITOLO III. 

ne ho scritto finora, torna tutto in onore d' un sicilia- 
no che non ha nome nella storia, ed esce pur ora a 
veduta dei posteri. Se non che le stipulazioni fatte tra 



xii et duas alias figuras quas voluerit et dixerit dictus Leonorus dicto Petro: 
et in seplimo pedo videlicct bancheta depingere fìguram D. N. Jesu Christi 
cum dttodecim Aposlolis videlicet sex ab mia parte et sex ab alia parte: et to- 
tani dictam Majestatem depingere ad ottura (sic; pulcram et decoram qualitaiis 
bonitatis et intelligentie secvndum alias hujusmodi et*similes operas jam prius 
factas dicto Leonora et aliis personis et maxime uniti s pitture in tella Bea- 
tissime Virginis Marie cura ejus Filio D. N. Jesu Christo et potius meliores 
quam pares illis propriis sumptibus et expensis de omnibus dicti Petri Resaliba 
magistri salvo auro burnito si quidem apponendum erit ad quod aurum burni- 
tv.m dictus Leonorus teneatur et iìlud tradere debeat dicto Petra apponendv.ra 
in dieta Majestate libi fuerit necesse : et quara Majestatem dictus Petrus fa- 
cere teneatur et debeat et sic promissit et promittit dicto Leonora infra men- 
ses odo proxime venturos : Et prò dieta Majestate et opera ipsius facienda et 
mercede dicti Petri dictus Leonorus ex causa premisse composicionis dare et 
solvere promissit et promittit dicto Petro presenti et stipulanti prò se et suis 
heredibus ducatos quinq.uaginta auri sive libras centum quinquaginta prò va- 
lore eoriim omni postposita contradicione in dies et ad jornatam secundum o- 
pus et laborerium dietim faciendum in dieta Majestate ut supra: in quibus quidem 
libris centum quinquaginta Ianuinorum solvendis dicto Petro prò dieta Maje- 
state et opera ipsms dictus Leonorus compensare debeat dicto Petro et ex eis 
ipso Petro diminuere libras duodecim prò sua dimidia pensionis unius apole- 
che eidem Petro spedanti et pertinenti ad solvendum dicto Leonora cum quo 
dictam apotecam in societate tenet et aliam dimidiam diete apoteche solvere de- 
beat dictus Leonorus cum sic actum et conventum fuerit inter cos omni etiam 
postposita contradicione : Renunciantes etc. — Actum Ianue in contrada Ec- 
clesie Sande Marie de Vineis videlicet in povticu seu plasali (sic) doraus habi- 
tacionis Nob. Johannis Petri de Vivaldis : Anno Domiti. Nativ. millesimo 
quingetitesimo primo Indictione quarta secundum Ianue cursum die martis 
secunda novembris in vesperis : presentibus nob. Jacobo Grillo q. D. Guirardi 
et Antonio de Lexeto Stefani civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et ro- 
gatis. (Atti del Noi Antonio Pastorino — Fogliaz. 20, 1501, N. 2). 



P I T T V R X 35 1 

Pietro e Leonoro il dì do' merli del 1501, letto che 
sieno con attenta cura, non solamente ci daranno altri 
aneddoti , ma cesseranno in gran parte le meraviglie 
del nuovo caso. Siamo ad età, nella quale i foresi che 
capitassero in Genova eran posti fra due: o "s'accon- 
ciassero per aiuti in fatture altrui , o comprassero a 
denari ( quanti ne volea lo statuto ) e titolo e facoltà 
di maestro. A chi n'andasse colla ventura , la prima 
legge potea gradire più ch'altro : e ai maestri di bot- 
tega potea giovar molto avanzare in onore e in gua- 
dagni per le costoro fatiche. E così fatto mi sembra il 
caso del nostro Leonoro , nelle cui stanze erasi con- 
dotto il Eesaliba, rispetto a lui come socio , ma meno 
che nulla verso il Collegio dell'arte, alla cui matricola 
è ignoto. Crederei pure che ogni opera prodotta nelle 
stanze d' un maestro, di chi che si fosse , ne uscisse 
col nome di lui : onde l'errore o meglio il dissimulare 
dei due giudicanti. È poi strano a pensare che la co- 
noscenza di questo valente esca a noi da quest' unico 
rogito ; del quale doppiamente si vuol gratificare alla 
fortuna perchè in brevi termini ci vien ristorando di 
molti. Ivi è palese che il descritto lavoro non era il 
primo onde Leonoro s'affidasse al Resaliba, e che al- 
tri parecchi ne aveva spediti a richiesta d' altre per- 
sone, e che il dall'Aquila (notabile per un pittore ) 
alludeva nell' atto ed anzi si richiamava alla costui 
virtù nel dipingere. Altre cose vi noterà per sé stesso 
il lettore, le quali non potremmo noi, dovendo con pia 



352 CAPITOLO III. 

affetto seguire gli artefici sugli esempj de' quali ma- 
nifestamente avanzarono e le massime e il gusto della 
nostra scuola. 

Ed io non dubito di scrivere a capo di costoro un 
lombardo che niuno per l'addietro sospettò in Genova, 
e che ne 1 suoi paesi medesimi fu conosciuto assai poco 
o assai mal giudicato. E poco meno che tenebra è quel 
nulla che ne parlarono gli storiografi dell'arte italiana, 
vaneggiando tutti o nel nome o nelle opere o nella 
patria o nella età dell 1 artefice. Simile sventura tocca- 
rono in gran numero questi degni maestri della ci- 
salpina, costumati a vagare di terra in terra , né al 
pari de' toscani favoriti d'un biografo che ne esplorasse 
i lavori in patria o i vestigj al di fuori. Che se dopo 
morte fosse luogo a querele, non so chi tacerebbe fra 
quella schiera di valentuomini ch'ebbero da Bramantino 
gli esempj e dai duchi Sforza occasioni ad operare. E se 
la lor voce fosse intesa siccome è dritto , chi sa qual 
terra dell'Italia di sopra non avesse una qualche noti- 
zia da conferire alla costoro posterità ! A noi la ventura 
portò il debito di aggiungere nG'n poche cose alla vita 
di Vincenzo da Brescia: nò sarà l'unico. Ben vuol 
essere il primo, e per gli anni che segnò in Genova, 
e pel merito che gli dee la Liguria, perciocché io non 
veggo né innanzi né dopo di lui chi mettesse più 
fermi principj a rinnovare fra noi la pittura. 

Quel che intorno a Vincenzo Foppa mi offerse il 
caso, e quel di più che le mie ricerche e le altrui 



PITTURA 353 

grado a grado v'aggiunsero, non è sì leggero che ci 
convenga esser timidi d'entrare per mezzo agli oppo- 
sti pareri che alcuni scrittori recarono su questo egre- 
gio. Non dirò del Vasari che nella vita del Filarete 
ne altera il cognome in Zoppa, né del Ridolfì che no 
pone il fiorire nel 1407: anacronismo palese per quel 
che avverrà di soggiungere. Nò sull'epoca pure della 
morte consentono i dotti / che alla sentenza del Lanzi 
il quale lo fa vivo sui primi anni del Cinquecento fi- 
dandosi ad un testo del Calepino, contrasta la data del 
1492 scoperta dallo Zamboni nella epigrafe del suo 
sepolcro. Il recarsi che fece Vincenzo di provincia in 
provincia e di luogo in luogo, ha pur confuse le menti 
ad assegnargli una patria ; quindi le calde dispute fra 
Brescia e Milano, nelle quali città par che durasse più 
a lungo. È valido argomento ai bresciani l'uso costante 
delle sue soscrizioni, che sempre accoppiano al nome 
l'aggiunto di quella terra: ai milanesi l'antichità dei 
Poppa tra loro, la lunga stanza che v'ebbe Vincenzo , 
e 1' aver lui educato in Milano una prole di pittori. 
Non saprei dire il perchè nella contesa non entrasse 
per terza Pavia, dov'ebbe consuetudine negli anni più 
tardi, dove sposò certa donna di non mediocre fortuna, 
e dove ad ogni indizio trovò fine al suo vivere. La 
lite più acerba s' agitò sul primato che taluno gli as- 
segna come a maestro e scrittore di regole prospettiche, 
e trovatore della quadratura del corpo umano ; lite tut- 
tora indecisa, come accade fra passionati, essendo pia- 



354 CAPITOLO III. 

ciuto al Lomazzo affermarlo con lodi meravigliose, e 
all'ai). Lanzi disdirlo con parole che sentono quasi lo 
scherno. Fra tanta disparità di giudizj rispetto alle 
sorti dell'uomo, concordano tutti in riguardo al pittore ; 
e basti per tutti il biografo aretino, non facile all'en- 
comio de' forastieri, il quale ci mostra in Vincenzo il 
maestro migliore che vantasse a' suoi tempi la Lom- 
bardia. Lode amplissima nella brevità ond' egli ne ac- 
cenna ; ed è all'occasione delle pitture che fece il Foppa 
in Milano entro il palazzo testé donato dal duca Fran- 
cesco Sforza a Cosimo de Medici il vecchio. E ben 
parve da que' dipinti rigermogliare una scuola a de- 
coro di questa parte d'Italia, finché per opera di Leo- 
nardo da Vinci e per liberal favore del Moro non toccò 
l'arte all'ultima eccellenza dello stile moderno. Ora al 
tempo di questi lavori che voglionsi scrivere poco oltre 
a metà del secolo, dovette il Foppa fiorire di gioventù, 
però che il seguitammo sulle opere molti anni appresso, 
e non meno di tre decadi, sui documenti che ce lo ad- 
ditano a più riprese in Liguria. 

Primo fra questi è una polizza del 2 gennaio 14G1, 
per la quale si obligava ai Priori della Divozione di 
s. Giovanni Battista, Nicolò Adorno e Lazzaro Doria , 
di dipingere con istorie a lor grado tutta quanta di 
dentro la cappella nuovamente costrutta a questo santo 
nella Cattedrale di Genova (1). Condizioni durissime 



(1 ) ^ In nomine Domini Amen : Nicolaus Adurnus et Lazarus de Auria 
Prlores Devotionis almi Johannis Baptiste ac Antonius Gentilis et Lucianus de 



PITTURA 355 

lo stringevano in quel contratto, e sopra tutte (quasi 
incredibile) il quanto della mercede in arbitrio de" 
Priori , e la facoltà in costoro di accommiatarlo sen- 
z' altro, casochè si avvenissero in miglior dipintore pri- 
ma ch'egli desse mano al lavoro. Il perchè non vo 1 
credere ch'egli fosse chiamato a quest'opera dalle na- 
tive contrade, sembrandomi che patti colali non sieno 
accettabili fuorché ad uomini tirati dalla ventura , o 
costretti ad accattar commissioni. D'altra parte vedre- 
mo più volte il Foppa a bazzicare fra noi, e assai do- 
mestico ad alcuno de' molti lombardi che v'erano a 



Rocha Priores de vetero parie una : et magister Vicentius de Bressia parte 
altera sponte etc. pervenerunt ad infrascripta pacta etc. : Vidclicet quia dictus 
magister Vicentius promisit dictis Prioribus presentibus et stipulantibus dc- 
pingere Capellam Sancti Johannis Baptiste in Ecclesia lamiensi existentem tam 
in facie quam in cello ipsius Capette bene et de illis figuris et imaginibus prout 
dictis Prioribus placuerit in qua pictura promisit quoscis collores et alia con- 
vertere ex ipsius Vicentii pecunia exceptis argento et atiro que dicti Priores 
promisenmt tradere dicto magistro Vicentio in ea summa de qua eisdem pla- 
cuerit: Et prò cujus quidem picture pretto et mercede dicti Vicentii Jiabere 
debeat ijjse magister tantum quantum dictis Prioribus videbitur et placuerit et 
prò quo pretio dictus magister Vicentius se remisit eoritm discrezioni et 
arbitrio : et quod quidem laborerium promisit dictus Vicentius inchoare in Ka- 
lendis aprilis et ipsum perficere bene etc: Hoc acto quod casu quo dicti DD: 
Priores intra dictas Kalendas aprilis reperirent alium magistrum picloremqui 
eis magis idoneus videretur ipso Vicentio leneatur dictus Vicentius traddere 
et restiluere dictis Prioribus ducatos quindecim Uuri eidem solutos prò arra seu 
caparra dicti laborerii: et prò ipsis restituendis intercessit Gaspar de Aqua sub 
etc : — Millesimo quadringenlesimo sexagesimo primo die Veneris secunda Ia- 
nuarii in Ecclesia Ianuensi videlicet intra dictam Capellam: Testes Presbìter 
Bartholomeus de Pareto Prepositus Ecclesie S. Oeorgii Ianuens. et Baptista Ca- 
rena olim Carletus. (Atti del Mot. Oberto Foglietta: Fogliaz. 7, 1461). 



Ó-OO- CAPITOLO III. 

stanza. Seguitando della cappella, si stipulava eli 1 ella 
dovesse mostrare istorie e nella vòlta e di fronte; che 
se oggi lo sfondo e le pareti non paiono capaci d' al- 
cun dipinto, non vuoisi dimenticare che le statue per 
molti indizj, e il tiburio per fermi argomenti, sono cose 
posteriori. Quindici ducati d'oro venivano intanto sbor- 
sati a Vincenzo per arra, a condizione di renderli 
quando fallisse alle promesse ; col prossimo aprile si 
desse mano al dipingere. Ora seguitò egli alle parole 
l 1 effetto ? Moviamo per dense tenebre parlando d'uomo 
così nuovo alla nostra istoria ; ma stanno pel no troppo 
salde ragioni. E avvertirò fin d'ora che il tener fede 
alle convenzioni non fu sempre costume del Foppa , 
per quanto se ne raccoglie dai documenti. Ma due no- 
terelle snidate per sagacità del Belgrano da un ma- 
nuale delle Compere, poco è che noi nieghino ricisa- 
mente. E quel eh' è più strano, eran vòlti più che due 
lustri, quando Vincenzo ricompare fra noi, patteggian- 
do con altri Priori per le pitture medesime : e quivi è 
cenno d' un altro Notaio, Filippo di Bonaver , le cui 
carte per grave disdetta andarono preda alle fiamme. 
L'una di queste memorie porta il 12 luglio 1471 : e 
quel giorno stesso si rinnovavano i patti, quasiché di 
cappella e di dipinti non fosse mai corsa parola, e da- 
vansi pegno all'artefice non più i quindici , ma ben 
quaranta ducati (1). A solo dar occhio suLT altra ve- 



li) MCCCCLXXI die XII lulii: Vincentius de Fopa de Brisia pictor qui 
promisit pingere Capellam Sancii Ioannis Baptiste juxta compositionem captavi 



PITTURA 357 

eira il lettore clic a questa volta il bresciano non menti 
alla promessa , perch' ella ci avvisa d' altri dieci du- 
cati che gli si davano un quattro mesi appresso : e 
per qual' altra cagione se non perch' egli avea tolta 
a fare e condotta forse a buon termine 1' opera ? Sen- 
zadio quel Pietro Frevante che fa le parti di paga- 
tore , m' è cognito a molti altri riscontri per sindaco 
della devota Consorzia, e tal rimase molti anni (1). Ma 
torranno ogni dubbio altri rogiti eh' io debbo rimet- 
tere ad altro luogo; nei quali il dipinto della cappella, 
o alcuna parte di esso, vien recata ad esempio d'eccel- 
lenza imitabile. E questo è per verità singolare nelle 
costui memorie : che in Genova ebbe stima conforme 
all'ingegno, e a più d'un pittore, quantunque virtuoso, 
e per più d'un lavoro, si scrivea legge di non sotto- 
stare per bontà di pennello a tale o tal altro lavoro di 
Vincenzo. Frattanto la prima di queste note, e il do- 



vijore instrumenti hodie confecti manu Philippi de Bonaver et cui debent mu- 
tuavi ducatos (sic) quadrar/ iuta prontisti notar io stipulanti etc. resttiuere dictos du- 
catos quadraginta casii quo non adimpleret contenta in dicto instrumento: Sub 
etc. Et prò eo Bartholomeus Iustinianus quondam lohannis Ambrosii etc. Re- 
nunciantes etc. Quam promissionem facit dictus Bartliolomeus precibus Fran- 
cisci de Amigdala Laurentii presentis etc. (Arch. di S. Giorgio, Manuale de' 
decreti 1471-72\ 

(1) Ego Magister Vincentius de Fopa (sic) confiteor recepisse a domino Pe- 
iro Paulo de Marini soroente (sic) domino Petro Frevante die VI novembris 
ducìiatos decem sive libras 27 sold. 10 (Manuale suddetto). È quasi superfluo 
il dire che il Pietro Frevante era pur sindaco della Banca di S. Giorgio, 
e che probabilmente le note che noi riferiamo furono peste da lui dentro 
il manuale, anzi nell'ultima pagina appunto, per suo puro ricordo. 
Vol. I. — Pittura. 51 



358 CAPITOLO III. 

cumento clic la precede, mi riescono anche per questo 
pregevoli, che mettono alcun peso sulla bilancia per 
l'antica quistione della costui patria, difesa e dall' un 
lato e dall'altro con virile costanza. Or anche nella mag- 
giore incertezza dovremmo starcene a fede cogl' impar- 
ziali, come fu il Lanzi e il Carrara e il Ridolfi che il 
fanno da Brescia, anziché .col Lomazzo e col Moriggia 
e coll'Argellati, milanesi tutti, che il voglion de' loro. 
Ma sovra tutti è da credere a lui medesimo , che in 
queste carte di suo pugno sottoscritte, e quante volte 
segnò le tavole, ci si dà per bresciano. E pareano po- 
sate le controversie quando le rinfrescò, non ha molto, 
il Calvi ritornando all'assalto in favor di Milano. La 
qual città non veggo che per Vincenzo si nomini fuor- 
ché in un atto fra quelli eh' io ne scopersi; ma l' atto 
è rogato in assenza del Foppa, e chi il rammenta per 
milanese , v' aggiunge quasi dubitando un ut dicitur. 
Né il pregio grande in ch'io tengo il suddetto scrit- 
tore mi farà parer giusta l'interpretazione ch'ei fa di 
una scritta esistente in un quadro della pinacoteca di 
Bergamo , e così concepita : Vicencius brixiensis pùi- 
xit MCCCCLVI die .... mensis Aprilis. I caratteri 
qua e là sperduti e rotti a metà di parola, diedero a- 
nimo al Calvi di scindere in due quel Vicencius, e 
di leggere un civis nella seconda parte del nome, ri- 
putando la prima un accorciamento del suo battesimo. 
Se non che la ferma consuetudine dei Foppa in segnare 
Vicencius toglie ogni valore all' ingegnoso partito del 



PITTURA. 359 

Calvi : e dove pur si conceda, non veggo a che possa 
riuscire. Né anche gioverà eh' egli chiami in ajuto 
l 1 epigrafe del suo sepolcro ov' egli ha titolo di ci vis 
Brixie, onde argomenta l'erudito uomo che Vincenzo, 
milanese di nascita, si dicesse bresciano pel conferto- 
gli onore di cittadino. Cotale supposto , non confor-* 
tato di documenti o d' altra memoria sincrona , non 
regge : essendo prima comune il ciois a chi viva in 
paese suo che a chi v' acquisti cittadinanza. Ad ogni 
modo, quanto rileverebbe quel dubbio, appetto al de Bri- 
xia, ch'è indicazione d'origine e trovasi quasi in ogni 
atto ? v' ha egli veruna scritta da contrapporgli, ove 
l'artefice pur da lontano tradiscasi per milanese? Tal- 
volta gli piacque tacersi affatto, e non senza confusione 
nei posteri, siccome vedremo. E moviam oltre; che se 
a taluno paia troppo il già detto, mi difenda l'esempio 
del Lanzi, che avvezzo ( com'ei si protesta ) a schivar 
questioni di nazionalità , per questo caposcuola e pei 
i^ravi errori che ne turbano la conoscenza, si condusse 
a mutar pensiero. 

Se la cattedrale di Genova ricorda così la prima data 
del Foppa in Liguria, l'antica cattedrale di Savona ne 
registra 1' estrema : luoghi entrambi onorevoli alla fa- 
ma di qualsivoglia pittore. Vedrà chi legge quanto im- 
porti alla dignità de' Savonesi il possedere una costui 
tavola , e più ancora 1' averla campata dagli sbaragli 
della loro basilica, e guardata gelosamente infìno alia 
nostra età. Era questa all'aitar principale del vecchio 



360 CAPITOLO III. 

Duomo e quivi si stette poco più d'un mezzo secolo: 
un altro mezzo se ne giacque riposta non sappiam do- 
ve, finché l'ebbero i Disciplinanti di S. M. di Castello 
per poco valsente (siccome affermano) attribuito all'o- 
pera della nuova cattedrale. Quindi non fu mossa per 
volgere di tempi né di fortune : a gran lode di quella 
Consorzia, la quale può mostrare con giusto orgoglio 
onde incominciasse e con quali auspicj la pietosa lar- 
ghezza della sua terra e d' un suo illustre Pontefice. 
Perocché in quel dipinto si paiono i primi studj del 
Comune savonese e dei card. Giuliano della Rovere , 
a decorare di bei monumenti la madre chiesa, soggetto 
di lodi meravigliose eh' io verrò distribuendo di luogo 
in luogo ne' miei volumi. A questo punto la mia ma- 
teria mi fa soverchio , di guisa eh' io son costretto a 
divisarla per parti: scrivendo prima quel che sia l'opera, 
indi quanto mal giudicata in addietro , da ultimo ciò 
eh' ella debba credersi in fatto. 

Poche maestà ( per chiamarla col proprio stile dei 
tempi) verranno al paragone di questa, vuoi per am- 
piezza, o per copia d'imagini o per dovizia d' ornati. 
Lo spazio maggiore si parte in tre, nel cui mezzo che 
s' incorona d' un baldacchino sporgente è N. D. alla 
quale fan gloria angioletti indossati alla cattedra, do- 
v'ella siede cercando in un libro colla sinistra, in quella 
che un angelo presenta al Bambino celeste il cardi- 
nale suddetto , ginocchione a' lor piedi. I quadri late- 
rali hanno s. Giovanni 1' evangelista e il Precursore , 



PITTURA 3(11 

a' cui titoli rispondono i piccioli riparti della predella, 
coll'apostolo in Patmos , e quando è sottratto ai martirj , 
e col Battista decollato e col banchetto d'Erode. In un 
quinto che tiene il centro è storiata 1' adorazione de 1 
Magi, e quel che avanza per zoccolo è occupato dagli 
stemmi e dalle insegne cardinalizie del porporato. I 
principali tre campi finiscono in semicerchi sormontati 
d'un attico, nel cui vano per forma quasi di fregio si 
veggono in mezze figure quattro santi Monaci; e quinci 
si leva un altr'ordine, dove in un par di tavole sono 
composti i Dottori della chiesa latina in abiti pontifi- 
cali. Né qui si ferma la magnifica icone ; ma proce- 
dendo ali 1 insù tripartita, ha sui fianchi due altre inda- 
gini in tondo, e nel mezzo s' allunga in piramide ric- 
chissima a figure intagliate. E di statuine e d'intagli 
o messi d' oro o di varia tinta s'allegra ogni tratto del 
gran lavoro : e chi sa dirmi quanto ne rilucesse pri- 
ma che il tempo inesorabile lo venisse offuscando"? 
Ma ciò che non valse a scemare, dico le linee archi- 
tettoniche, e le cornici, e i riquadri, e gli archi, e le 
lesene e quant' è del prospettivo e dell'ornatista, ben 
mostra l'affetto nei committenti d'aver cosa quanto si 
potesse suntuosa, e l'ingegno nell'artefice non disuguale 
ai costoro propositi. Le quali tutte cose ritengono allo 
stile assai poco del vecchio, quant' è almeno degli or- 
dini ; se già non sentono il passato le forme spirali , 
e quello sporgere dei tabernacoli, tradizion bizantina. 
Un passo di giunta, e s'andrebbe alla classica eleganza 



362 CAPITOLO III. 

del Cinquecento. Sull'imo grado è lo scritto seguente 
in caratteri d'oro : Anno salutis MCCCCLXXXX die V 
Augusti : Julianus Episcopus Ostiensis Cardinalis Sancti 
Petri ad Vincula: Majora nitentem Vicencius pinxit. 

Delle imagini ond' è composta l'ancona, una ve n' ha 
sottoscritta d'altra mano e con nome più certo: inten- 
do del Brea, le notizie del quale si debbono ad altro 
capitolo. E la chiarezza del nome, e non so qual leg- 
giadria nel dipinto, sono state cagione che di questo 
si parlò molto e da molti ; dove 1' opera del principale 
ha pressoché sommersa 1' obblìo, o ritornò in sulle boc- 
che senza voce d'autore, e con lodi scarse, e quasi per 
aggrandir coi confronti il valore dell'altro. Del Vicencius 
o nessuno s'avvide, o s'infìnsero tutti, sia per pigrizia 
o per poca fiducia del ricercarlo fra più Vincenzi che 
la storia ci nomina intorno a quell'epoca. Primo a ten- 
tarlo fu il Torteroli pochi anni addietro, ma disgrazia- 
tissimo fermò l'animo in Vincenzo Catena pittor veneto, 
e posteriore, e di ben altro genere, e di tutt'altra ma- 
niera. E l'averlo pensato e scritto gli si potria perdo- 
nare, come ad uomo selvaggio ad ogni cognizione di 
pittura, eh' è unico sussidio per chi sentenzia allo stile. 
Ma non so chi vorrà difenderlo in questo, che pubbli- 
cando per disegni la tavola in un collo scritto scon- 
ciamente alterato, inserisse con danne vole audacia un 
Catena ove finisce il Vicencius. Strana cosa altresì che 
il Foppa contra ogni suo consueto tacesse quivi e la 
patria e il casato : e più se si pensi ch'egli era omo- 



r it tura 363 

nirno con Vincenzo Civerchio maestro contemporaneo, 
o d' una scuola medesima, né tale da vergognarsi alla 
prova di lui. Fu ella alterigia in tenersi per unico , e 
troppo al dissopra di ciascun altro per essere scambiati) 
con chicchessia ? fu dispetto e corruccio eli' ei pren- 
desse dai casi ch'io son per narrare? Il lettore ne fae- 
eia stima: ben so che duramente nel castigarono i po- 
steri con un silenzio che noierebbe del pari e allo 
sdegnoso e al superbo. 

Ora quest' opera del bresciano appartiene quind 1 in- 
nanzi alla storia, ed io godo che quel giudizio eh' io 
avrei pronunziato dubitando, mi sia reso certissimo 
per documenti autorevoli. Una lettera d' Erasmo Tri- 
vulzio governatore in Pavia pel duca Gio: Galeazzo 
Sforza, la quale si conserva nel pregevole archivio di 
s. Fedele, è venuta in buon punto a cessar le quistio- 
ni, e a schiarire più dubbj dai quali non era per dis- 
legarsi così presto il più sottile intelletto (1). Quanto 



(1) Riconosco sì prezioso documento dalla gentilezza del sig. Calvi testé de- 
funto, a cui sarebbe quasi un ricambio di gratitudine intender da noi che 
la gran tavola del Foppa non è altrimenti perita nelle rovine della Catte- 
drale savonese, ma dura intatta, e promette di durar lungamente per le 
cure e Festimazione in che la tengono i possessori. Trascrivo esattamente 
la lettera del Trivulzio , distinguendo in corsivo le parole non ben palesi 
per essere abrase o malcondotte dal tempo. E avverto che la premessa 
descrizione dell'ancona e il tenore di questa lettera, bastano per sé a di- 
mostrare P abbaglio del sig. Calvi che credette l'opera di Vincenzo un af- 
fresco, e le dà per soggetto un Dio Padre con angeli. — « Illus.. Sig. mio: 
« Intesi quanto mi ha scripto V. Sig. per il reclamo della Comunità di 



3G4 CAPITOLO III. 

valga quel nulla di carticella s'argomenti da . questo , 
eh' io posso esporre oggimai pianamente ciò eh' era pri- 
ma un confuso di congetture. La Comunità di Savona 
avea commesso il gran lavoro a Vincenzo da Brescia; 
e Vincenzo v' avea posta la mano in Savona medesima 
sugli ocelli dei committenti. Ma sul meglio dell'opera 
1' avea disertata, chiudendo orecchio agli Anziani che 
d' ora in ora lo venivano pressando di ritornare. A leg- 
gere il Calvi, si direbbe che i dipinti della Libreria 
di s. Barnaba lo spronassero a Brescia, ma consta che 
in novembre del 1489 avea piede in Pavia, e risapu- 
tone i Savonesi si volsero all' autorità del Duca acciò 
che di buona o di mala voglia lo stringesse a far l'ob- 
bligo suo. Come e fin dove compiacesse loro il Trivul- 
zio, e con che piglio ammonisse il pittore, lascerò che il 
dichiari la lettera. Se l'occhio non mi fallisce, la parte 
bassa , che dovette esser I' ultima , non risponde alla 
diligenza eh' è in alto. E se il Brea v' ebbe parte, in 
che altro ne cercherò le cagioni, fuorché nell' ansia 
del Comune ad aver compiuta la tavola, o dell'artefice 
per volarsene ad altri lavori? Corre in Savona la tra- 



« Savona di maestro Vincenzo Foppa il quale non le fornisce l'opra della 
* maestà principiata nel suo Domo: subito ho (fatto a me dicto maestro 
« Vincentio: ho fatto intender quanto V. S. ha scripto in questa materia 
« admonendolo che vadi a fornire dieta opera senza più dimora altrimenti 
« lo farà detenire e proceder contro per modo che si troverà male con- 
« tento non averlo fatto : Di che ho voluto avvisantar (sic) la Vostra Signo- 
« ria : alla quale di continuo mi raccomando. Papié : 3 novembre 14S9 — ■ 
« D. Brasmus Trimiìtius ». 



riTTURA. 365 

dizione che Costantino do Yaprio entrasse per terzo in 
[uesf opera. E quanto a me non ardisco negarlo: era 
costui d'un'età quasi col Foppa, ed altresì d'una scuola, 
e in certe bisogne dell' arte gli fu ancora compagno. 
Costò l' icone scudi d' oro quattrocento, come intendem- 
mo dal notajo Giordano (1), metà de' quali (ripiglia la 
fama) sborsò il Comune, metà il Cardinale. E non vorrà 
dubitarne chi ben legga lo scritto, là ove quel majora 
nitcntem sembra alludere a questa prima larghezza di 
lui, e a quelle altre troppo maggiori eh' era per usare 
alla sua patria da Vescovo, e poco poi da Pontefice. 

Segnati per tal modo i due punti estremi del con- 
dursi che fece il Foppa in Liguria, verrò spiandolo qua 
e là nel frattempo, aiutandomi di più atti che me lo 
additano, e mi consentono di supporre per giunta che 
egli vi usasse assai spesso. Produrrò più tardi una 
scritta, dal cui contesto si evince come innanzi al 1485 
Battista Spinola gli aveva ordinata una tavola che fu 
posta nella costui cappella in s. Domenico : cosa rara 
senza fallo, perchè proposta anch' essa alla imitazione 
d'altri maestri per l'opera di consimili altari. Abituato, 
specialmente in vecchiaja, a soggiornare in Pavia, poco 
che mettesse piede in Genova usava alle stanze d' al- 
cun pavese, de' quali non fu mai difetto tra noi , e a 
quelle più ch'altro di Bartolommeo, o Bertolino che 
voglia dirsi , della Canonica , da vedersi altrove fra 



(1) F. l'appendice al capitolo primo — pag. 87 del presente volume. 
Vol. I. — Pittura. 52 



366 CAPITOLO III. 

i primi della nuova matricola. Parca proprio di questa 
scuola raggentilire i dipinti coll'arte dello scalpello, e 
sarebbe gran torto negarne merito al Foppa per chi 
conobbe l'ancona de' Savonesi. Che se altri volesse in 
que' fregi e in quelle statuine sospettare altra mano , 
s'incontrerebbe in più aperta testimonianza; ed è un 
atto di Bertolino che a nome di Vincenzo prende ca- 
rico di quattro imagini da scolpirsi di tutto rilievo sul 
legno. Questo nel 1488 ; e tali figure si destinavano 
all' altare di s. Sebastiano entro il Duomo : altare nuo- 
vamente eretto per cura d' una illustre Consorzia , in 
nobile e suntuosa cappella che dovremo ricordare più 
volte per altri lavori di maggior lena (1). È singolare 



(1) In nomine Domìni Amen: Bertholinus de la Canonica de Papia pirtor 
q. Iohannis sponte et ex certa scientia conjessus fuit et conflietw in ventale 
publica et recognovit ac recognoscit nobili Marcilo de .Grimaldis civi Ianue q. 
Iuliani tanquam massario Societatis Sancii Sebastiani presenti dicto nomine sti- 
pulanti et recipienti prò se et heredibus suis ac nomine et vice diete Societatis 
et ad cautelam mihi notario infrascripto tanquam publice persone officio publico 
stipulanti et recipienti nomine et vice sociorum diete Societatis et per me dic- 
ium Notarium infrascriptum eisdem sociis seu Societati licei absenti se a dicto 
Marcho dicto nomine habuisse et recepisse in presentia mei notarii et testium 
infrascriptorum libras quindecim Ianue monete currentis in pecunia numerata 
et sunt prò magistro Vincentio de Fopa pletore : qui quidern Bertholinus pro- 
misit dicto Marcho dicto nomine et mihi dicto notario infrascripto stipulanti- 
bus ut supra construere seu construi facere in et per totum mensem oclobris 
proxime venturum anni presentis jiguras quatuor relevatas Ugni causa ponendi 
altari (sic) sancti Sebastiani Ianue diete Societatis bonas et suficientes: quod si 
non fecerit intra dictum tempus quod tunc et eo casu diclus Bertholinus te- 
neaiur et sic promisit dicto Marco dicto nomine et mihi dicto notario infra- 
scripto stipulantibus et recipientibus ut supra reddere et restituire dicto Marco 



PITTURA 307 

a questo valentuomo d' aver prestati i pennelli non 
altro che a gente patrizia, e fors' anche è un indizio 
del credito che godeva tra noi. Benevolenza non vorrei 
dire : perchè siccome in Savona, cosi nella nostra città 
si dio sempre per mancatore dei patti e sempre inco- 
stante al condurre i lavori. Checché paian dire le no- 
tizie del Calvi, a me non è dubbio che trattosi di Sa- 
vona nel modo già raccontato , se ne venne ad altre 
opere in Genova, e da Genova ricorse a Pavia, non pur 
rompendone a mezzo qualcuna, ma facendo difetto agli 
amici stessi, anzi allo stesso Bartolommeo che pur gli 
giovava di buoni uffizj. Una carta del 28 aprile del 
1489 e' insegna per altro quanto possano gli amici 
pure durare in pazienza, mostrandosi il Foppa seque - 
starto fra noi ad istanza del Canonica appunto, mercè 
la legge dei sospetti. La quale a chi desse alcun segno 
di voler fallire colla fuga a' suoi debiti, ingiungeva 
di comparire in certe ore al Cavallerio (così cliiaina- 
vano 1' ufficiale di Palazzo ) corno quasi per sicurtà che 
citato non canserebbe il giudizio. Finì la cosa, quant'è 
di Vincenzo , in un compromesso , il cui tenore non 



dicto nomine sioe persone legitime prò dieta Socielate dietas libras quindecini 
lamie monete currentis omni exceptione remota: Renunciantes etc. — Actum 
Ianue in Bancis sub porticu Magni/. Officii Sancti Georgii ad bancum resi- 
dentie mei nolarii infrascripti : Anno Domin. Natio. MCCCCLXXXVIII In- 
dictione quinta secundam Ianue cursum die lune XV septembris in vesperis: 
presentibus testibus Boniforte de Ceca de Cazerio q. Iacobi et Dominico de Ai- 
bara q. Baptiste civibus lamie ad hec vocatis et rogatis. /Atti del Not. Tom- 
maso Duracino. — Fogliaz. 27, 1488-89). 



308 CAPITOLO III. 

ini par vano che si riporti, come parte eh' egli è degli 
ultimi fatti di lui nel soggiorno di Genova (1). 

Perciocché la bizzarra fortuna così maligna a frau- 
darci di molte e preziose scritture, a questa volta s' è 
compiaciuta di serbarcene tante entro il giro d'un anno, 
da seguir passo a passo il bresciano, mentr' egli o dis- 
vogliato o sospettoso del rimanere, si disponeva a di^ 
sertare la Liguria. Dai Savonesi si trafugò certamente 
già innanzi al finire dell' 88, perocché tra il pendìo di 
quest'anno e i mesi primi dell'anno seguente, dipinse 
per Lazzaro Doria ( nome illustre a quel tempo ) una 
tavola che fu posta nella Certosa in Polcevera ad or- 
namento d' una cappella fondata quivi da quel patri- 
zio, che poco stante v'ebbe sepolcro e monumento or- 



(1) In nomine Domini Amen : Bertorinus de Papia pictor ex una parte et 
Vincentius de Fopa etiam pictor ex altera: de omnibus et singulis causis que- 
slionibus controversus etc. vertentibus et seu que verti possint inler ipsum 
Bertorinum et dictum Vincentium et de et super omni ilio et eo toto quicquid 
una pars ab altera et altera ab tona petere et requirere posset quavis de causa 
que modo aliquo vel ingenio dici vel exeogitari posset etc. : se se compromis- 
ssì'ùnt in Franciseum de Ferrariis pirtorem presentem et acceptantem etc. 
Et quia d'ictus Vicentius detentus fuerat ad inslanciam dicli Bertorini prò 
suspecto et prò eo intercesserat etfidejusserat Bartholomeus de Amico pictor: 
ideo attentis predictis dictum Bartholomeum liberava a predicta Jìdejussione 
adeo quod amplius non sit de celerò obligatus prò dieta Jìdejussione. — Actum, 
lamie in Palacio Communis in prima sala vocata Fraschea videlicet ad bancum 
mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXnono Indictione 
sexta secundum Ianue cursum die martis XXVIII aprilis in terciis : prese n- 
tibus Paulo Baio q. Petri et Christojoro de Framula q. lohannis civibus Ianue 
testibus ad premissa vocatis et specialiter rogxtis. ( Atti del Not. Leonardo 
Parisola. — Fogliaz. 2, 1488-91). 



l'IT TURA 309 

natissiino. Addì 23 di febbraio del 1489 Stefano Boria, 
il primo nato di Lazzaro, e Melchione Imperiale, come 
attori della costui successione , pagavano a Vincenzo 
la residua mercede con lire cento di genovini : val- 
sente che sarebbe già molto per premio intero d' un 
gran dipinto (1). E questo sia detto, perchè alle somme 
stipulate ad ogni opera di tal pennello, s' arguisca il 
concetto in cui era tenuto, e '1 desiderio ond'era chie- 
sto ai lavori. Egli è poi fuor di dubbio che assai poco 
pensoso della maestà di Savona, passava tosto dai Cer- 
tosini di Rivarolo ai Domenicani di Genova, che nella 
lor chiesa di Castello intendevano a fregiare di degna 



il) In nomine Domini Amen : Vincentius de Fopa pictor quondam Iohannis 
sponte etc. : Confessus fuit et confltetur Stefano de Auria q. Dom. Lazari tan- 
quam adori et actorio nomine una cum Melchione de Imperialibus Jìliorum et 
heredum dicti q. Dom. Lazari palris dicti Stefani presenti et stipulanti ac re- 
cipienti tam dicto sito nomine quam nomine et vice dictorum Jìliorum et here- 
dum dicti q. Lazari fralrum ipsius Stefani: se a dicto Stefano dicto nomine 
ac nominibus de quibus supra habuisse et recepisse libras centum lanuinorum 
in ducatis auri largis in presentia mei Notarii et testium infrascriptorum et 
§%nt ad complementum et prò complemento plenarie et integre solutionis et sa- 
tisfactionis unius Majestatis per ipsum Vicentium facte piote constructe et fa- 
bricate in Ecclesia sancti Bartolomei de Cartusia de Biparolio : et de dictis 
lìbris centum Ianuinorum ad complementum ac prò integra et plenaria solucio- 
ne predicte Majestatis ut supra dictus Vicencius se bene solutum contentum ac 
sibi integre satisfactum vocavit et vocat a dicto Stefano dicto nomine et seu nò- 
minibus de quibus etc. Renuncians ete. — Ictum Ianue in Bancis videlicet 
ad bancum mei Notarii infrascripti : Anno Do min. Nativ. MCCCCLIXXVIIII 
Indictione sescta secundum Ianue cursum die lune vigesima tercia februarii in 
vesperis : presentibus Stefano Lercario q. D. Accelini et Angustino de Francis 
Lodisii civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Mot. 
Antonio Pastorino — Fogliaz. 3, 1489). 



370 CAPITOLO III. 

ancona l'altare nuovamente eretto in onore di s. Vin- 
cenzo Ferrori dalla pia donna Brancaleona vedova di 
Bernardo Giustiniani per ultima volontà del marito. 
Avea preso il Foppa ad effigiarvi il suddetto Beato e 
con esso i ss. Battista ed Andrea, quand' eccoti una 
nuova diffalta, e tronca l'opera a mezzo, o interrotta a 
dir meglio sul bel principio. Tal caso apprendiamo da 
un atto consegnato nelle carte del Muffola, con questo 
di più, che il Padre Vicario del Monastero di Castello, 
ch'era fra Domenico da Taggia, avuti a sé due pittori, 
Francesco di Verzale e Giuliano Brenta, volle che 
d' innanzi a notaio e colla mano sui santi evangeli , 
stimassero quel nulla che Vincenzo avea fatto ; a qual 
fine non so, ma vorrei credere ad antivenire ogni ap- 
piglio o sopruso di quel bizzarro cervello. Ho detto 
quel nulla; e come no, se il costui lavoro non fu ap- 
prezzato più oltre che in dodici lire ? (1) Queste cose 



(1; In nomine Domini Amen : Magister Franciscus de Verzali de Papia q. 
Iohannis et Magister Julianus Brenta filius Mag. Petri ambo pictores in lamia 
requisiti per Fratres Monasterii Sancte Marie de Castello Ianue Ordinù Pre- 
dir atorum Observantie ad exlimandam quandam Majestatem videlicet fittwam 
sancti Vicentii sanciorum Iohannis Baptiste et Andree quam incepit depingere 
et non perfecit Magister Vincentius Fopa de Mediolano ut dicitur: Belato 
eisdem Magistris Francisco et Juliano corporali juramento per me Notarium 
iìifrascriptum de lene et legaliter estimando dictam Majestatem videlicet dic- 
tam picturam meliori omni modo et juris forma quibus melius potuennt et 
possunt : visa oculata fide dieta pictura et diligenter considerato làborerio di^te 
pirture : eorum juramento taclis corporalità" scripturis extimaverunt et exti- 
mant dictam picturam et ejus laborerium valere libras duodecim Iamuinonvm : 
De quibus omnibus et singulis suprascriptis Venerabilis Religiosus D. Frater 



P I T T U R A. 37 1 

si facevano ai 10 di luglio, quando è assai verosimile 
che il pittore se ne stesse tutto clieto in Pavia, senza 
darsi un pensiero al mondo né di Genova nò di Savona. 
Il rimanente è già noto ai lettori; né molto spazio 
è tra. il luglio e il novembre, quando Erasmo Trivulzio 
lo riscosse un tratto dalla sua negligenza con acerbe 
parole. Or siam noi certi che si rendesse a tai cenni, 
o di rintoppo movesse a Brescia sua patria sotto l'ala 
d" un'altra Signoria, e dove si morì poco dopo? Stanno 
per l'obedienza i caratteri segnati nella pala savonese, 
benché altra mano potesse scriverli ; ma paiono contrad- 
dire i pennelli del Brea nizzardo , chiamato a non 
picciola parte dell'opera, e nell'anno appunto in che 
si legge ultimata. D' altra parte io raccolgo che a mezzo 
del 1490 soggiornava tuttora in Pavia; voglio dire da 
un atto pel quale Bertolino della Canonica si com- 
metteva in suo fratello Agostino perchè in Pavia riti- 
rasse dalle mani del Foppa buon numero d' arnesi e 
non so che altro, a lui consegnati per cagion di de- 



Dominicus de Tobia Vicarius dicti Monasterii et Conventus rogavit me Nota- 
rium infrascriptum ut inde conficiam hoc presens publicum instrumentum in 
Jidem et testimonium veritatis quorumlibet premissorum. — Actum Ianue in 
dicto Monasteri*) videlicet in quodam claustro existente supra viridarium ma- 
gnum citrullorum: Anno Domin. Nativ. MCCCC octuagesimo nono Tndictione 
sexta secundum Janue cursum die Veneris decima Iulii parwm ante vesperas : 
Testes Venerai. D. Presi. Oliverius de Tobia capellanus Monasterii monialium 
Corporis Christi sancii Silvestri Ianue et noi. Henricus Pinellus q. Galeoti 
civis Ianue vocati et rogati. ( Atti del Not. Battista Muffola. — Fogliaz. 6 , 
1489-90;. 



ÓTZ CAPITOLO III. 

posilo (1). La cosa adunque si rimanga in ambiguo ; 
ma dicasi aperto che se Vincenzo da Brescia in Li- 
guria fu molesto per avventura a più d' uno , come 
bieco eh 1 egli era alle promesse e di costumi così di- 
verso, non resta per ciò che l'esempio del suo operare 
non avanzasse fra noi il magistero ne' professori e l'in- 
telletto dell' arte nei cittadini. Esordiscono da lui quelle 
pratiche di prospettiva che tanto giovano all'effetto delle 
istorie; della quale dottrina l'Italia di mezzo vendica 
i principj a Piero della Francesca , e i milanesi non 
senza dritto al lor Bramantino. Quando il Foppa venne 
prima alle nostre contrade, non era in Genova chi po- 
tesse emularlo ; ma surse assai presto un buon polso 
di valentuomini ( argomento al seguente capitolo ) de- 
gnissimi di stargli a fronte. Contuttociò, ritornando più 

(1) I termini della procura, contenuta nel fogliazzo 1. degli atti del ~Sot. 
Gregorio Ferro , son questi : ad petendum exlgendum recipiendum et recupe- 
randum a magistro Vicentio de Brexia pletore in dicto loco Papié certam 
quantltatem ameslum rerum et honorum penes ewm dlmlssorumjiomine custodie 
per ipsum conslltuentem. — ■ Actum Ianue in apotheca prenominati mag. Ber- 
tholini constituentis sita in contrada sive carrubeo recto Ortorum Sancii An- 
dree: Anno Domln. Natlv. millesimo quadringentesimo nonagesimo Indictione 
sepllma secundum Ianue cursum die mercurii quatuordecima aprllls hora duo- 
decima vel circa : presentibus Donato de Cassotana tomatore q, Andrioli et Sil- 
vestro de Ferrarlls de Mediolano q. Chrlstofforl magistro lautorum a sonando In 
lanua civibus Ianue testihus ad premissa vocatls speclaliterque rogatls. — Poiché 
fra i testirnonj a quest'utto è memoria d'un Silvestro de Ferrari da Milano 
fabbricatore di liuti in Genova, mi piace aggiungere che d'un altro mila- 
nese si fa cenno fra i rogiti del Ferro medesimo col nome di Franciscus 
de Magistrls de Mediolano q. Iacobi magister lautorum a sonando in lanua. 
(Fogliaz. come sopra). 



riTTURA 373 

volte, e più volte mettendo a prova la nostra pazienza 
per andar di sei lustri, non ebbe a desiderar commis- 
sioni, ed anzi incontrò le più illustri. Sola una disdetta 
gV incolse, 1' obblìo ne' posteri ; ma qual maestro d'al- 
lora potrebbe gloriarsi di miglior sorte ? 

Dopo il Foppa porrò a succedere un cremonese, che 
fece egual passo o maggiore verso il moderno stile : al 
par di lui caposcuola e maestro di prodi maestri , e 
malmenato ad un modo medesimo dagli errori de' bio- 
grafi e dalle opinioni dei critici. Boccaccino Boccacci 
senza fallo fu in Genova e vi operò ; e poniamo che 
brevemente vi soggiornasse , non crederei che il suo 
esempio tornasse vano ad erudire la nostra pittura , e 
forse ad incamminarla più oltre che il bresciano non 
avea fatto. Di costui mano non trovo negli atti che 
un solo dipinto, fattogli fare nel 1493 dal P. Battista 
Poggi degli Eremitani di s. Agostino , primo autore 
della costoro Riforma , e Prior Generale del novello 
Convento della Consolazione per lui fondato nel luogo 
d' Artoria in Bisagno. Questo pio Religioso, trattosi per 
molte fatiche e travagli d' animo a capo de' suoi dise- 
gni, non prima ebbe in assetto la chiesa che si volse 
a fornirla d' una nobile ancona che presentasse ai fedeli 
l'imagine del nuovo titolo. E non sarà senza maravi- 
glia il conoscere quanta e quale si volesse 1' ancona 
da un consorzio di frati che penuriando a denaro, sup- 
plicava di continuo alla pietà degli abbienti, come sap- 
piamo per molte carte d' allora. Perciocché 1' opera de- 

Vol. I. — Pittura. 53 



374 CAPITOLO III. 

stillata ai pennelli di Boccaccino e appreziata in cin- 
quanta ducati d' oro , non era che il campo mezzano 
d' una gran tavola ; la quale dovea poscia superiormente 
voltarsi in arco, e sui lati spaziare per altre figure , 
e posare sul fondo al consueto dorsale con altre ima- 
gini ed altre istorie. Potremo lagnarci della fortuna 
che e' involò le memorie degli altri maestri chiamati 
a dipingerla e ad arricchirla, com' ei pur fece , d' in- 
tagli, se non fosse già molto che a traverso di tante 
vicende reggesse infìno ad oggi la notizia eh' io metto 
innanzi del Boccaccino , avvalorata di scritti auten- 
tici (1). La quale, siccome ognun vede, non è per riu- 



(1) In nomine Domini Amen : Magister Bochacinus Bochatius de Cremo- 
na \>\eloT jtlius Magùtri Antonii sponte et ex certa scientia nulloque juris 
vel facti errore ductus sive aliqualiter circunventus prwmissit et solemniter con- 
venit Rev. Patri D. Fratri Baptiste de Podio Ordiuis Fratrum lieremitarum 
sancii Augustini Generalis Prior (sic) Congregationis Beate Marie de Consolatane 
ejusdem Ordinis de Observantia et D. Fratri Iohanni Evangeliste Priori Mo- 
nasterii ejusdem Beate Marie de Consolatione de Bisanne suburbiorum Ianue 
presentibus slipulantibus et recipientibus nomine et vice dicti Monasterii et 
Conventus prefati Beate Marie de Consolatione ac habentium et habiturorum 
ab eo vel eis causami se ipsum Magistrum Bochacinum depingere bene et su- 
ficienter ac bonis coloribus et suo auro petiurn de medio cum suis intaliis Ma- 
jestatis seu cane prò altari majus (sic) dicti Monasterii de Consolatione tra- 
dendum et consignandum per ipsum Rever. D. Fratrem Baptislam et lohannem 
Evangelistam sive alias prò eis eidem Magistro Bochacino non comprehensis 
sub banca et archo major i diete cone et etiam aliis tabulis a lateribus diete 
Majestatis sive cone infra et per totum mensem augusti proxime venturum ab- 
sque aliqua contradictione et exceptione. Versa vice dictus D. Frater Baptista 
Generalis Prior et Frater Johannes Evangelista Prior acceptantes predicta 
promisserunt et solemniter convenenmt dicto Magistro Bochacino presenti et 



PITTURA 37.") 

scire preziosa alla sola Genova, ma in tutta quanta 
l 1 Italia ; non essendo scrittore che nel fatto eli questo 
artefice non abbia malamente falsata la verità. Dico 
specialmente rispetto all' epoca, la quale nel giudizio 
di qualsiasi pittore è condizione principalissima, e che 
per istrana incuria è pur sempre la più neglètta dallo 
altrui penne. Postoci una volta sott' occhio il 1493 
della polizza per noi trascritta, che direm noi dell'Or- 
landi che mette a fiorire il Boccacci nel 1540, e che 
del Lamo che lo fa nascere sugli esordj del Cinque- 
cento, e del Baldinucci che il dà per vivo fino al 1558 ? 
Solo il Lanzi, accorto come suole, congetturando intor- 
no al 97 i lavori del Boccacci nel Duomo della sua 
patria, e' insegna almeno a non mischiarlo con altri 
tempi. Né anche della costui virtù parlano i libri con 

solemniter stipìilanti se se suo nomine et vice diete Congregationis dare et sol- 
vere eidem Magistro Bochacino ducatos qttinqioaginta auri et in auro largos 
prò dicto petto de medio diete Majestatis sioe cone cum stùis intaliis prò dieta 
mercede ipsius Magistri Bochacini eam depingendi ut supra sui modis et terminis 
infrascriptis : videlicet prese ntialiter ducatos quinque et ducatos decem designatis 
dictis figuris et alios ducatos decem in aposicione auri : et postquam fuerit me- 
diocriter completa tota dieta opera alio» ducatos decem et residmim usque in 
dictos ducatos quinquaginla in consignacione diete opere complete consignande 
per dictum Magistrum Bochacinum infra dictum mensem augusti ut supra: 
Rennnciantes etc. — Actum Ianue in contrada Crucis Caneli videlicet in me- 
diano domus egregii D. Nicolai de Podio artium et medicine doctoris : Anno a, 
Nativitatc Domini MCCCCLXXXXIII Indictione decima secundum Ianue cur- 
sum die . . Jebruarii in terciis : presenlihis testibus D. Presbitero Nicolao de 
Barberiis de Varicelo capellano in Ecclesia Sancti Petri de Banchis et Iacobo 
de Turri callegario filio lohannis ad premissa vocatis et rogoMs. (Atti del Not. 
Battista di Castelnuovo — Fogliaz. 1, 1490-93,1. 



376 CAPITOLO III. 

più di chiarezza , e il Vasari , che prima il confessa 
pittore eccellente e raro, si fa poscia a notarlo d'arrogante 
e pressoché di mediocre per ciò che in Roma osòmis- 
dire di Michelangelo. Di che veggasi l'onesto Lanzi, 
alenale io crederò volentieri che Boccaccino ritragga lo 
stile perùginesco, sopra tutti imitabile in quella stagione 
a chi usciva di Lombardia ed era cresciuto alle grazie 
di quella scuola. Arguto è pure il giudizio eh' ei ne pro- 
nunzia, chiamandolo pe' suoi Cremonesi il miglior mo- 
derno fra gli antichi e il miglior antico fra i moderni. 
Dubitai sulle prime di trovar Boccaccino medesimo 
in una scrittura dell' anno seguente o compresa alme- 
no fra gli atti che David di Stagliano rogava nel 1494. 
Se non che mi ritenne il nominarsi eh' ei fa Giovanni 
innanzi al cognome di Boccaccino , e in tutto final- 
mente me ne distrasse lo scoprirlo figliuolo d'un Ago- 
stino laddove quell'altro è d'Antonio. Bene è comune 
ad entrambi la patria, e a quel eh' io penso il casato. 
Onde a me pare difettosa l' istoria, e in parte fraudata 
Cremona del debito onore , quando stringiamo la lode 
dell' arte in Boccaccino suddetto e in quel suo figlio 
di lui più celebre eh' ebbe nome Camillo. Due altri 
s'accrescono alla famiglia per le nostre ricerche : l'An- 
tonio che dal testo recato in nota si chiarisce pittore 
e il Giovanni ch'io trovo in Genova contemporaneo a 
quel primo. A provare il costui magistero non ho con- 
forto d'opere né testimonianza d'uomini, ma il rogito 
che me lo svela , non m' è parco d' indizj a riputarlo 



PITTURA 377 

degno congiunto di quell'illustri. Vi leggo che il 3 
di marzo dell'anno accennato , raccoltisi quasi a deli- 
berare i consoli dell'arte con due consiglieri e sei al- 
tri del collegio , consentirono a questo Giovanni 1' e- 
sercizio della pittura in Genova , stipulando per altra 
parte che dovendo egli por mano a lavori di polso o 
bisognando d'ajuti, non avesse a cercarne di fuori, ma 
eleggerli dagl'inscritti nella matricola. Che se fra que- 
sti non trovasse uomo degno, se ne aprisse ai consoli 
e studiasse con loro al rimedio : e dove i nostrani ne 
movessero querele o litigj, pensasse a sgravarne i con- 
soli entrando di proprio a cessar le molestie (1). Adun- 

(1) \%< In nomine Domini Amen: Magister Christofforus de Turri et Magi- 
ster Bartholomeus de Podio consules Artis pictorum et Magister Iohannes 
Masonus de Alexandria et Magister Ioharmes Barbazelata consiliariorum 
diete Artis ac tocius (sic) vel quasi major pars artis pinctorum quorum no- 
mina sunt hec : videlicet Franciscus de Ferrariis : Iohannes de Vergiata de 
Papia: Iacobus Serfolius : Lucas de Novaria : Pantaleo de Castel eto : Bar- 
tholomeus de Castellacio : Franciscus de Cella peroenerunt etc . — et Io- 
hannes Bochacinus filius Augvislini de Cremona etc. : Actum quod dictus 
Bocacinus teneatur et debeat ac obligatus sit quod semper et quandocumque 
hàbuerit operam magnam in presenti civitate prò qua necesse erit adjutorium 
in dieta arte quod dictus Bocacinus teneatur et debeat accipere unum ex habi- 
tantibus vel depictoribus Artis cioitatis Ianue : et si non essent in presenti ci- 
vitate sujicientes quod tunc et eo casu teneatur habere regressum Consvlibus 
Artis predicte et cum consensu eorum providere de altero : Item actum quoti- 
si pictores ut supra alìqnam molestiàm dederint Consvlibus diete Artis quod 
dichis Bocacinus teneatur et obligatus sit eos relevare sine damno a dictis pic- 
toribus. — ^ Die lune tercia marcij in vesperis in apotheca Iohannis Bar- 
bazelate sub domum Enrici SquarsaUci : Tesles Nicolaus de Prato q. Luce 
speciarius et Johannes Antonius de Feo q. Petri ac Bernardus de Alberlis q. 
Francisco (Atti del Not. David di Stagliano — Fogliaz. 1, 1485-94'. 



378 CAPITOLO III. 

que (vorremmo dir noi) da cotesto forese non s'aspet- 
tavano i nostri sì picciole cose, né mettevano fra gl'im- 
possibili che in Genova, lietissima allora di buoni ar- 
tisti , mancasse un artista da secondarlo nelle opere. 
E qui s' arrestano le memorie dei due Boccaccini ; e 
quanto a noi non avremmo a soggiungere se altri ne- 
gasse loro una lunga dimora in Liguria. Ma se ces- 
sano in parte i documenti degli autori e delle opere , 
non è men vero cbe parecchi dipinti non attestino per 
la città e pel contado la presenza fra noi di valenti 
lombardi , 1' eccellenza de 1 quali sembra indicarci il 
maestro che primeggi insegnando fra un 1 eletta di stu- 
diosi discepoli. 

Di questo periodo , importantissimo alla nostra pit- 
tura , son quasi prototipi due ancone , non solamente 
riguardevoli per la mano che intese a storiarle , ma 
ben anche pel grazioso ingegno che le venne ador- 
nando di modanature e d'intagli. Vien prima di que- 
ste per pregio di antichità e di bellezza l'Annunziata 
eh' è in S. M. di Castello , eh' io supposi molti anni 
addietro di pittor ligure , quando il venire che fecero 
tanti valentuomini di fuori era un segreto per tutti 
noi. Tramutata la tavola dall' antico suo altare alla 
parete d'una cappella, e suntuosamente riforbita e ri- 
messa d'oro, ci mostrò quel ch'ella era allo stile, non 
possibile a derivarsi d'altronde che dal lombardo o dal 
veneto. Quella fermezza ne' contorni, quel succoso nelle 
tinte, quella perizia di sfuggimenti prospettici in ogni 



PITTURA 379 

spazio del trittico , e le fogge medesime di quel s. 
Giorgio in sulla destra, ricusano ogni altro giudizio. 
Taluni pronunziarono arditamente il nome de' Vivarini, 
ancorché ci stia lungi ogn'indizio che niun veneto si 
recasse di que' tempi in Liguria o lavorasse per Ge- 
nova. E indarno si vollero trovare le iniziali del nome 
in non so quali scalfìture di chiodo, passattempo o di- 
spetto d' un qualche ozioso. Il supposto de 1 Vivarini 
tirò con sé un veronese come autore degl' intagli e 
de' trafori che fan corona al dipinto ; né venne mai 
il dubbio se valenti intagliatori esistessero in Genova , 
da eguagliare quel magistero, come avremo occasione 
di far palese. Conosciuto a quest' ora il Foppa , non 
mancherà (credo) chi ricorra a lui colla mente : tanto 
più quando legga che a lui non fu ignota , né stra- 
niera a' suoi pennelli , la chiesa della quale si parla. 
Alieno, per l'istituto dell'opera mia, dal soverchio con- 
getturare, andrò oltre, contento del protestare che con- 
templata le mille volte quest'opera, le mille volte fui 
compreso d'una cotal meraviglia mista di compiacenza : 
che i nostri maggiori , così parchi al vantare le cose 
loro , fossero sì larghi ad un tempo delle loro facoltà, 
e tanto liberalmente magnifici nelle cose di reli- 
gione. E perchè non si creda piuttosto da vanità si- 
gnorile che da sincera pietà originato sì bel costume, 
non è raro che per contadi e per ville grandeggino 
sì fatte imagini , le quali come allora si maturavano 
coli' obolo di gente meschina ma salda in fede , così 



380 capitolo m. 

oggi fra più civili usanze o si mercano o si distrug- 
gono. 

Sorge al di là dell'Entella, un due miglia da Chia- 
vari, il villaggio di Cogorno, lieto di fertil collina, e 
ricco dirò altresì delle ardesie che si cavano dalla vi- 
cina montagna. E ricca è la sua chiesa , pur della 
icone eh' io produco a secondo esempio , trasportata 
dalla vecchia parrochiale in cotesta nuova, per merito 
in parte di mons. Giovanni Lercari arcivescovo , il 
quale ne fece caso di stretta coscienza ai moderato- 
ri (1). Partita quasi in tre nicchie decorate d'intagli e 
d'oro, ha più grande e più spiccata nel mezzo l'effi- 
gie di s. Lorenzo come patrono eh' egli è del luogo 
e titolo della parrochia. De' quattro santi composti la- 
teralmente, quello che tace il decreto trascritto in calce 
è un s. Giacomo apostolo , ed altri ben otto si contano 
in piccioli spazj all' intorno. Credo anticipata d'un se- 
colo la data che le attribuiscono comunemente del 10 



(1) Trascrivo il tenore del relativo decreto formulato dall'Arcivescovo in 
occasione della sua visita pastorale — De veteri Ecclesia, tabula antique 
picturoe satis ampia, reprcesenians sanctum Zaurentium patronam, et ss. Qo- 
tardum, Ioliannem Baptistam et Stephcinum in medio : superius Crucifixum et 
Annunciationem B. M. V. : inferius s. Salvatorelli cum duodecim Apostolis, in- 
tra sex menses ad aram majorem in fronte Ecclesice sancii Laurentii : aliter 
altare majus interdictum remaneat. — « Iohannes Lercarius Dei et Apostolica 
« Sedis gratia Archiepiscopus Ianuensis, Abbas perpetuus s. Syri, s. Sedis 
« Apostoliese Legatus transmarinus , utriusque signaturse Referendarius, 
« ss. Dom. Nostri Praelatus doanesticus , et Pontificio Solio assistens . ac 
« Visitator ». 



r I T T U R a 381 

luglio 1401, e con miglior voce della mia lo dichia- 
rano e gli ardii e i fregi e il tabernacolo sporgente dal 
mezzo , tutti pieni del bramantesco. Il dipinto abbonda 
di sovrane bellezze, non ostante quel tanto di durezza 
che in ogni terra d' Italia accompagnò la pittura fino 
agli albori del Cinquecento. Danno del resto nell'errore 
suddetto quanti son profani alle cifre di quella età , 
quando il cinque simulava a meraviglia le fattezze del 
quattro : e 1' attuale scritto nel fondo è moderno, e mal 
riprodotto ( come io stimo ) dal vecchio. 

È tempo di metter fine al capitolo, e di far luogo 
pel secolo XV a materia più copiosa e ordinata, e per 
noi più domestica. A questa porremo suggello, invitan- 
do i lettori a considerare quanta parte di merito s'ap- 
partenga ai lombardi negli avanzamenti e ne' caratteri 
della nostra pittura. La qual cosa uscirebbe più mani- 
festa se lo ingiurie de' secoli, e la incuria degli uo- 
mini e le pubbliche calamità non avessero a buon dato 
confusa così la memoria degli autori come delle ope- 
re , e per nostra sventura delle migliori. Noi contra- 
stando quant' era possibile alla invidiosa fortuna , 
confidiamo d' aver dimostrato come il genio che fece 
così belle e doviziose di monumenti le terre lombarde 
e tanto nobile la corte de' Visconti e degli Sforza , 
godesse spaziare di tratto in tratto per la nostra Li- 
guria , e preparare alla nostra Genova il gusto dili- 
cato e gentile dell'età susseguente. Per tal guisa, sic- 
come variamente si connettono i casi della nostra Re- 

Voi. I. — Pittura. 54 



382 CAPITOLO III, 

pubblica albi signoria di Milano, così ancora le vicende 
dell' arte, che seguono non di rado le civili e le poli- 
tiche ; e a me non ispiace riferire per ultimo un fatto 
occulto, ove le cose del disegno si mescolano alle for- 
tune di quella età soprammodo sinistra e calamitosa 
all' Italia. 

Il G novembre del 1495 i figli del q. Bendiuelli 
Sauli , riguardevoli cittadini in Genova e ricchissimi 
banchieri in Milano, consegnavano a Nicolò de' Gui- 
rardi soprastante alla nostra Zecca un medaglione tutto 
d' oro massiccio ; e ben valeva il pregio che la fede di 
pubblico notajo assistesse a quest' atto. La bilancia dello 
zecchiere , sopraccarica del medaglione, si pareggiò al 
grosso peso di libre ben cento tredici , col più d' un' 
oncia e dodici denari. Sfolgorava sul dritto del capace 
scudo i' effigie di Bona, cognata a Luigi XI di Fran- 
cia, e consorte a quel Galeazzo Maria Sforza già duca 
di Milano e signore di Genova , la cui vita , fino al 
pugnale de' congiurati , s* agitò fra lasso e tirannide. 
Sul rovescio si vedevano palmizj coi gigli di Francia, e ri- 
petuto con esso i titoli il ritratto di Bona. Fin qui la scritta 
del notaio , che quind' innanzi se ne stette sepolta ne' 
nostri archivj, non isperando forse o non temendo , a 
dir meglio, di riuscire come oggi fa in piena luce (1). 

(1) Sul dosso del rogito : Inlus est notatum instrumentum consignationis 
unius medaglie auri eons/gnate Nicolao de Quirardis suprastanti Seche Com- 
munis Ianuensis per Jllios heredes quondam Bendineli Sauli et socium B. — • 
ISel di dentro; Medaglia una anri in qua ab mia parte sadpta est imago ca- 



pittura ?>sx 

K pubblicata parrà un mistero, finché la storia non ci 
rammenti i tesori spediti a Genova dal Moro p^r aju- 
tare le male augurate imprese di Carlo Vili chiamato 
da quell' usurpatore in Italia per malanno d' Italia e 
suo. La medaglia poco stette per fermo a squagliarsi 
nei crogiuoli, e si squagliarono con essa i caratteri che 
dicevano anche il nome dell' artefice. Era questi Zan- 
netto Bugatto pittore: che il rogito li salvò fino a 
noi. Zannetto , valentissimo sopra tutti nel far di ri- 
tratto, per commissione di Galeazzo erasi nel 1467 re- 
cato in Francia a delineare le fattezze di Bona fidanzata 



pitis et ab humeris supra unius mulieris cum figura sancii Ambrosii super ca- 
put diete mulieris et circum circa litere legibiles que leguntw ut infra: BONA . 
VICECOMES . DVCISSA . MEDIOLANI . QVINTA . EIVS . VXOR . ab 
alia parte diete medagie (sic) sculte sunt arbores tres palmeiorum cum, ziliis 
quatuor: in capite arboris ex dictis tribus exislentis in medio litere que legun- 
tw ut infra: BONA: et in capite aliarum d'iarum arborum alie litere que 
leguntur etiam ut infra : VICE COMES : et in medio dictarum arborum alie 
litere que etiam leguntur ut infra: DVCIS A MO QVINTA: et infine: OPVS 
ZANETI . PICT, et ad pedes arborum predictarum litere que etiam leguntur 
ut infra . MIC . ZAIT . — Omnibus notum sit sicut in loco infrascriplo filli 
heredes q. D. Bendineli Sauli et socius B in presentia mei Notarli pnblici et 
testium infrascriptorum consignaverunt dictam medagiam Nicolao de Quirardis 
q Vincentii suprastanti Seche Excelsi Communis Ianue presenti et acceptanti 
dictam medagliam auri que ponderata per Bartholomeum de Plebe ponderato- 
rem diete Seche est in pondere libre centum terdecim uncia una et denarii duo- 
decima. — 1495 die veneris sexta novembris in terciis in platea nobilium de 
Marinis in domo Dominici de Marinis nunc solite habitacionù Ioannis Clot 
Atamani: Testes Ambrosius Picus q. Ieronimi dictus Ioannes Clot Petrus Bat- 
tista de Vercio q. Pauli Gregorius de Magnanis q. Baptiste et Ioannes de 
Illixet Alamanus juvenes dicti Ioannis Clot. (Atti del Noi Lorenzo Costa — 
Fogliaz. 16, 1494-95). 



384 CAPITOLO III. 

allo Sforza, e parve così mirabile dipinto che il duca 
lo trattenne in sua corte a consimili uffizj. Virtuoso 
qual ebbe a mostrarsi anche in cose di storia e in com- 
petenza de' più chiari maestri , non meritava di pas- 
sarsene ignoto al Lomazzo e a quanti scrissero dell'arte 
lombarda. Dall' ingiusta dimenticanza lo trasse testé il 
benemerito Calvi, al quale non dorrebbe d' aggiungere 
1' atto per noi rinvenuto a quegli altri che gli svela- 
rono il nome e i pregi del conterraneo. Se poi Y opus 
Zaneti pictoris della medaglia lo dia per coniatore del- 
l' opera, o accenni ch'ella fosse altrui stampo imitato dal 
costui dipinto, è tal giudizio che volentieri io rinunzio 
al lettore (*). 



(*) Non ho dubbio che l'attento lettore non siasi offeso d'una certa ri- 
petizione (che tale dee parere a me stesso) d'un'opera e d'un pittore me- 
desimo nel processo del presente volume. A pag. 158 è menzione d'un 
Pietro Berti della Pieve d'Albenga, e d'un Pietro Berta s'accenna a pag. 
315, per certi dipinti eseguiti in.Triora. Non accade che un mezzano ac- 
corgimento per giudicare che in questi due nomi si racchiude un artefice 
solo. Ma il Paneri da cui ci proviene la prima memoria lo fa del 1374, e 
Felice Isnardi che ci dà la seconda, lo indugia d'un secolo. Tal divario è 
da colpa dell'un dei due nel riferire la scritta e la data che si dicono ap- 
poste in antico al dipinto. L'opera è da tempo perduta, estinti l'Isnardi ed 
il Paneri da lunga pezza; come scrutare la verità? Resti intera ad entrambi 
la fede loro, ed abbia il lettore le due notizie nell'ordine che segnano le 
scritte : le quali per giunta non si eguagliano pure nel rimanente del te- 
sto. Così risolvetti di fare a cavarmi di briga : e fo augurio che alcuno 
mercè d'altri documenti si conduca a fissare l'età del pittore e a conoscere 
da qual parte sia il fallo. 



SUPPLEMENTO AL VOL. I. 



j^a materia del presente volume ci ha condotti dall'età 
più oscura dell' arte , né prima d' ora tentata , fino ai 
documenti della matricola : oscura anch' essa , ma co- 
gnita almeno per una serie di nomi. E quind' innanzi 
le notizie procedono più continue e pia larghe ; ma 
sul prender congedo dalle origini remote che fanno il 
tormento d' ogni storiografo, le nostre cure per quan- 
tunque solerti non ci lasciano soddisfatti nell' animo e 
nel giudizio. Ci parve sperabile di rinvenire, faticando 
sovra altre carte , alcuna giunta pel nostro testo , e 
pensammo che ogni nulla di soprappiù debba riuscire 
prezioso a ragionar di que' secoli ne' quali i più dili- 
genti fra gli scrittori a pena toccano e passano. Ma pur 
senza questo, non sarebbe vano il tornar collo sguardo 
a que' tempi, e tolteci in mano una volta le fila delle 



380 SUPPLEMENTO 

sortì pittoriche in Liguria , annodarle e come a dire 
costringerle al generale contesto della storia italiana. 
Perciocché, quant' è del nostro paese, il maggior vanto 
che gli si volle concedere è in ciò, che assai tardi co- 
nosciuto il dipingere, mostrossi prontissimo a coltivarlo : 
speciosa lode, ma degna in fatto che si ricusi. Fu già 
dimostrato che l'antichità del magistero fra noi a ben 
poco si rimane dal pareggiare i toscani, e che rispetto 
ad ogni altra terra non ha cagione d'invidia. Né prima 
compaiono in Genova maestri di fuori, che già sorgon 
nostrani d'eguale virtù: e proveremo più oltre come crolli 
la sentenza del Lanzi che lascia in mano degli estra- 
nei la nostra pittura fin quasi a mezzo il XVI secolo. 
Quel ch'ora intendo col sopraccrescere alle cose già 
esposte, egli è per l'appunto di porre la nostra Ligu- 
ria a fronte delle altre provincie, e mostrarne con rapidi 
trattile somiglianze, e di affermare viemmeglio con nuovi 
dati non pure gli anni, ma gli uomini stessi dai quali 
par giusto di ordire i principj della pittura ligustica 
con miglior mezzo che di vuote asserzioni o di con- 
getture. 

Se il puro titolo di plctor o d' inpinctor sopperisse 
ad accertare una scuola, le fortune della nostra ( come 
è credibile d'altre) si perderebbero nel buio de' secoli, 
né cesserebbero se non col cessare delle scritture. Ma 
quantunque sia verosimile che l'esercizio della pittura, 
comechè rozzo ed incondito , non restasse giammai del 
tutto né per barbarie di costumi né per ingiuria di 



SUPPLEMENTO 387 

tempi, vero è pur anco che la storia dell' arto moderna si 
vuole ordire per ogni popolo da certi uomini e da certi 
anni, dai quali ci vengano esempj di buon magistero 
e di massime tali che accennino a migliorarlo. 11 lungo 
esame degli atti m'ha raffermato nella credenza che 
il jpictor di ben tre secoli dopo il mille, sia nome co- 
mune a chi trattava il pennello sulle tele o sull'asse, 
come a coloro che figuravano o stendean tinta od oro 
non pur sugli scudi od altri arnesi guerreschi, ma so- 
vra cose altresì di maneggio domestico. Di che ripar- 
lerò ad altro luogo. Né anche potremmo negare al 
Lanzi che il mestiero de' fabbri, de' legnaiuoli, de 1 co- 
reggiai o d'altri collegj consimili, si mescolasse in quelle 
età ai dipintori : ed anzi vogliamo aggiungere che ba- 
stando taluni ad una pratica o ad altra, o a più pra- 
tiche insieme, soleano scambiarsi a vicenda e i servizi 
e il lavoro. Perch' io non soverchi di citazioni, mi valga 
per molte una scritta del 1222 (1) dove leggo di due 



(1) Nos Jacobus Alamanus et Garnerius ejus frater promltimus et conve- 
nimus tibi Henrico de Braida scutario dare et tradere tibi Janue usque ad 
annos quindecim proximos tot imblagaturas de corio grosso bene preparatas ad 
scutos quos poteris operari in tua apotheca in scutis tuis quarum medietatem 
debeamus et promitimus tibi dare rotundam et alteram medietatem quadratam 
dando et solvendo nobis denarios odo Ianue prò qualibet garnitura et septem 
denarios de quolibet scuto quem garnibis ex ipsis : et si forte garnituras vel 
imblagatvras de noslris volueris cariores vel viliores promitimus Ubi dare suf- 
flcienter et debeas tu nobis dare et solvere inde in laude duorum bonorum ho- 
minum artis scutarie: item promitimus libi dare duodenam de cufiis bonis de 
cacetis sicut solite sunt operari .... prò denariìs viginti sex lanue usque ad 
dietimi terminum quantum ex eis volueris operari in tua arte: item de stachis 



388 SUPPLEMENTO 

fratelli Alamanni, Garnerio e Giacomo, i quali ad En- 
rico Braida pittor di scucii forniscono onde guarnire 
di cuoio rotelle e palvesi innanzi al dipingerli, e gli 
ammaniscono gran numero di tasche e di cuffie, esse pure 
da colorarsi, pel mestiero delle armi. Abbandono per- 
tanto quel numero di pittori infinito che mi danno le 
carte, né già perch.' io discreda fra loro alcun maestro 
dello storiare, ma perchè mi diffido del poterli discer- 
nere. Basti che in tanta moltitudine non è paese di 
Liguria che non citi qualcuno de' suoi, né tra i liguri 



du odecim paria de corio cannisti prò denariis odo usque ad dicium terminum 
quantum volueris ex eis operavi in tua arte : item duodecim paria de stachis 
de montolinis camoxatis prò denariis septem: itera garnixon (sic) de scuetis de 
coriis montoninis prò soldis duobus prò qualibet duodeno, : item aliam duodenam 
de garnixon de scuetis de corio vacino grosso et nigro de foris prò denariis 
triginta duobus: item prò denariis triginta duobus quamlibet duodenam de gar- 
nixon de scuetis de corio montoline vivmilie de foris et intus et non sit de 
partex (sic) corium vevmilium ibi positum de predictis rebus quant umcumque 
operar i poter is vel op erari volueris in tua apotheca per te vel per alium prò te 
sicut superius dictum est et detevminalum et prò tanto predo supra dicto usque 
ad annos quindecim proximos promitimus et convenimus Ubi dare et vendere ut 
supra sufficietiter alioquin si in aliquo fuerit contrafactum vel contra fecerimus 
pcnam librarum quinque lanue rato manente pacto tibi stipulanti promitimus: 
propterea vero etc: quisque nostrum in solidum abrenundans legi dicenti si duo 
etc. : Et ego d'ictus Henricus versa vice promito et convento vobis diclis fra- 
tribus Iacobo et Garnerio dare et solvere vobis precium dictarum rerum sicut 
superius dictum est et determinatum et oxcipere de eis a vobis quantumcumque 
voluero operavi vel operavi faceve de eis in apotheca meo — Testes G-uillelmus 
de Pontori scutarius et Bonusliomo de Mortedo et Gandulfus de Stramadecio: 
Actum lanue juxta domum Canonicorum Sancti Laurentii in qua habitat Wil- 
lelmus de Feno die XVIII novembris (1222) inter nonam et vesperas. (Atti di 
Maestro Salomone not. — Cartul. 1222\ 



SUPPLEMENTO 3S9 

penuria di Lombardi , né Toscani vi mancano , come 
dimostra un accordo, eli' io produco per unico, fra un 
Giacomo di Giunta e un Betto di Segno pisani (1). 
Che pittori e scudai in confuso componessero quasi 
una sola famiglia , e piuttosto ordinata in società di 
lavori o in usanze di religione, che in consorzio di leggi 
o in tradizioni di scuola, verrà tempo che si chiarisca 
per documenti. Uscirà quindi in aperto siccome lo con- 
dizioni dell' arte nostra non differissero dalle altre terre 
italiane, sien' anche le più cospicue, e come le origini 
o i progressi della pittura in Liguria non movessero 
con altro piede o con altre sembianze. V ha poi chi 



(1) In nomine Domini Amen : Jacobus quondam Azute (sic) de Pissis depin- 
tor et habitalor lamie in Schudaria ex una parte et Betus quondam Segni de 
Pixis debintor (sic) et habitalor Ianue ex altera parte percenertmt sibi ad in- 
vicem ad pacta infrascripta et ad concordiam infrascriptam : Renunciantes etc. , 
Videlicet quia ipse Jacobus promissit et convenit dieta Bete- presenti et stipu- 
lanti secum et tn apotecha ipsius Beti laborare in civitate lamie vel in Pissis vel in 
Bresa (sic) tèi voluerit dictus Betus continue omni die non feriata usque ad 
duos annos proxime venturos et non alteri persone nec in alia apothecha et hoc 
prò salario quod dicet Androcius q. Simonis de Pisis et placuerit eidem. Versa 
vice dictus Betus promissit et convenit dicto Jacobo ipsitm Jacobum tenere 
*d laborandum et diclam artem secum faciendum usque ad dictum lempus com- 
pletum et dare sibi laborem de dieta arte omni die non feriata usque ad dic- 
tum tempus completimi et eidem Jacobo dare et solvere prò suo labore id quod 
dictum et declaratum fuerit per dictum Androcium: et predicta promissermt 
sibi ad invicem attendere. — Actum Ianue in contrata Sancti Oeorgii in an- 
gullo (sic) domus Danielis Venti: Anno Domin. Naliv. MillesimoCCCLX die XXX. 
madii circha nonam Indictione Xfl secundwm cursum Ianue: Testes lacopolus 
de Ancona civis Ianue Lucius de Senis q. Pimenoli et Franciscus de Carvano 
censarius in Ianua. (Atti del Not. Predone di Pignone. — Cartul. 1330). 
Vol. I. — Pittura. 55 



390 SUPPLEMENTO 

ordisce da' miniatori il primo ristorarsi dell'arte in To- 
scana ed altrove (e di questi è il Lanzi) e ne citano 
esempj che indietreggiano al mille dugento , e perciò 
rarissimi e quasiché singolari. Ma in questo eziandio 
la nostra Genova vuol mostrarsi consorte ad altre 
terre italiane, e nel 1262 ci addita un Matteo mi- 
niatore di libri, e lo contende per suo dacché non si 
noma per altro paese nell' unica scrittura che lo con- 
dusse attravverso di più secoli infino a noi. Tal memo- 
ria è sommamente preziosa alla nostra storia, tantoché 
la consegno nei fasti del principal magistero, distraen- 
dola dalle cose del minio che troveranno lor luogo in 
più tarde pagine. L' atto che in termini sì manifesti 
ci rivela cotesto Matteo e 1' esercizio eh' egli ebbe di 
alluminare le carte, non ha parola che tocchi al di- 
pingere : nulladimeno il trascrivo a sillaba , tanto mi 
giunge gradevole e tanto pesa sulla bilancia de' nostri 
meriti (1). 



(1) >J< In Christi nomine: Nos magister Matkeus miniator librorum ex parte 
ima et magister Percivalis de Slgestro : de omnibus litibus controversiis et que- 
stionibus que inter me dietim Matheum et te dictum mag. Percivalem verte- 
bantur et verse sunt vel verti sperabantur usque in odiernum diem et spenali- 
ter occasione quarumdarum rerum quas ego dictus mag. Matkeus sexiri feci 
apud Tavellanum' et Sigestrum de mandato D. Capitanei sicut in suis literis 
continebatur : confitemur inter nos de predictis litibus et questionibus ad pac- 
tum et concordiam pervenisse unde conoenimus et promittimus inter nos ad in- 
vicem et unus alteri quod firmarti pacem tenebimus et quod unus alterimi de 
celerò non offendei aliquo modo rebus vel personis nec occasione aliqua que in- 
ter nos usque nunc intervenerit nulla perquisitio fiet nec actio movebitur ex 
aliquibus suprascriptis de causis unius adversus alterimi apud quameumque Cu- 



SUPPLEMENTO 391 

SulV occaso di questo secolo e via sull'uscire del XIV 
prendono (se ben veggo) a sceverarsi l'una dall'altra 
le facoltà del pennello , dico il comporre a soggetti 
storiati dal colorire ad ufficio di mero ornamento : la 
qual cosa è un provarci che la virtù di significare i 
pensieri e gli affetti in acconce imagini cominciava a 
levarsi in onore e a tenersi in gran pregio : e paion 
dircelo parecchi maestri che temendo quasi d 1 andar 
confusi coi rotellai, non si scusano d' aggiungere al nome 
la qualità di pittori di storie, o di figure, o di santi. Da 
costoro vuol muovere per avventura il nostro albo pit- 
torico e farsi oltre con piena certezza ; e di quanti anni 
( a far buon computo ) ci precorrono i fasti altrui ? Ora 



riam seu Magistratum nec de rebus sexitis per me dietim Matheum immo de 
ipsis rebus tibi facio omnimodim finem et remissionem et pactum de non pe- 
tendo ulterius in dictis rebus aliquod jus sed ipsas res et quidquid jtcris in 
ipsis habere possem tibi dicto mag. Perticali penitus remitto et promitto etiam 
Ubi dare operarti et studium prò posse meo ad dictas res recuperando et expe- 
dicndas et tibi dandas et consignandas in.potestate tua sud pena librarum vi- 
gintiquinque. Reliqua omnia sicut superius scripta sunt inter nos ad invicem 
promittimus attendere compiere et observare et de cetero in aliquo non contra- 
venire sub pena librarum vig inliquinque inter nos ad invicem stipulata et pro- 
missa in quam penam cadat pars non observans parti observanti et a parte 
obscrvante ab ino bservante exigi possit cum effectu, : et proinde obligamus pi- 
gnori bona nostra inter nos ad invicem et %mus alteri jurantes nos predicti 
predicta omnia et singula sicut gradatim scripta sunt attendere compiere et ob- 
servare et in nullo tempore contra predicta vel aliquod predictorum venire. — 
Actum Tanue in domo Malocellorum qua inhabitat Otto de Plazenlia calegarius: 
Testes mag. Chilicus de Castro et Otto calegarius de Placentia: Anno Domin. 
Nativ. MCCLX1I Indictione quinta die XXIII marcii ante terciam. Duo in- 
strumenta ejusdem tenoris fieri rogaverunt : factum est per magistrum Matheum. 
(Atti del Not. Guidone da S. Ambrogio e d'altri — Cartul. 1253-87). 



392 SUPPLEMENTO 

di questi eh' io dirò egregi perchè si traggono fuori 
di tanta plebe , il Manfredino da Pistoia vien pur 
sempre alla testa, se stiamo all' ordine delle memorie. 
Ritornando sul frugare i contratti, non ho trovato chi 
lo prevenga con titolo espresso di pittura storiata. Né 
per questo ho a rimpiangere la fatica ed il tempo , co- 
tanto me ne ristora un nulla eh' io posso aggiunger 
di nuovo alle prime notizie. Avvezzi a penuriarne mi- 
seramente nel fatto di questi antichi, ci siam pure a- 
bituati a tenerli in conto d' erranti che a pena vedes- 
sero Genova, e in Genova toccando pennelli obedissero 
al caso. Una scrittura del 1293 che mi venne scoperta 
ne' fogliazzi di Giovanni di Corsio , non avanza per 
vero oltre un anno dalle pitture eh' ei condusse ai 
Canonici di s. Rufo a Fassolo, e che notammo super- 
stiti a gran ventura nella nostra Accademia. Ma vero 
è altresì che dichiarando quivi e la patria ed il nome, 
non tace Manfredino d' aver tolto ad abitare con noi, 
ed anzi ci conduce nelle proprie sue stanze in contra- 
da di s. Francesco e dentro alle case del nobile Vivai» 
dino Vivaldi. Ben so che ancor questo sarebbe poco a 
contarlo de' nostri ; ma la sustanza dell' atto e i dise- 
gni che ne traspaiono son forte rincalzo alla conget- 
tura. Il pittore ha un figliuolo di nome Oberto , che 
spesso negli usi d' allora si muta in Alberto, e in virtù 
del predetto istrumento lo pone al corazzalo per otto 
anni con un Ton da Firenze maestro in Genova di 
quel mestiere. Chi crederebbe un tal fatto per uomo che 



SUPPLEMENTO 393 

toccasse la nostra terra di volo, e quasi a modo di pe- 
regrino ? Che s' egli non si mostra no' rogiti nò prima 
né poscia, accusiamone le carte avare e la vicenda de' 
secoli, e gratifichiamo alla sorte che ad usura ce no 
rifa coi dipinti rimasti (1). E di lui finirò argomentando 



(1) In nomine Dei: Ego Manfredinus pictor figurarum de Pistorio qui lutò Un 
lamie in domo Vivaldini de Vivaldo in contrata Sancii Francischi promito Ubi 
Toh coracerlo de Florentia me facere et curare ila et sic qv.od Obcrlinus filius 
incus Me presens et consentiens usque ad odo annos tecum stalli occasione adi- 
scendi timm minisierium faciendi coracias et artem corazarie et Ubi domiti et 
familie tue servici et servicia tua faciet et tecum veniel quo iveris extra 
Tamtam prò dicto ministerio adiscendo et te et tua sibi commissa sahabit et 
cuslodiet et furtum de ipsis niiller modo committct et si siivcrit qvod aliqua 
persona de tuis furtum committere vellet id disturbabit et hoc in continenti ad 
tuam noticiam faciet pervenire nec a te recedei nec aliquid acipiet seti dispai- 
sabit. Versa vice ego dicttts Ton recipiens a te dicto Mrnfredino dictum /tinnii 
tmm Obertinvm promito' libi eum sanum et infirmum usque ad annos VII! 
mecum tenere et victum et vestitum bene et decenter sibi tradere et eum artem 
et ministcrium meurn bona fide et posse meo doccre nec superpositam seu vil- 
laniam sibi faciam tamen mihi liceat ipsvm corrigere proul de jure est nec 
ipsrm expeVam et dare et solvere Ubi vel sibi promito prò mercede sue perso- 
ne omni anno solidos V Ianue usque ad dictos annos Vili: predicta omnia 
et singula nos dicti Manfredinus et Ton promitimus inter nos ad invicem bo- 
na fide atendere compiere et obserzare et contra in aliquo non venire alioquin 
libras vigintiquinque Ianue nomine sortis et vro interesse inter nos ad invicem 
dare et solvere promitimus ratis nilùlominus mancntibus predictis promitentes 
inter nos ad invicem restitucionem expensartim et proinde omnia bona nostra 
habita et habenda pignori ad invicem obligamus: acto quodubique contrafaciens 
remaneat ubique possit convenivi etc. etc. — Actum lamie juxta dontum he- 
redum quondam Nicolai de Volta : Testes Tempii? Calonti Nicolai de Sancto 
Gimignano et Johannes de Rappalo lanerius et Paganus de Vulturo taliator : 
Anno Domin. Nativ. MCCLXXXXIII Indictione sexta die quinto novembris 
circa terciam : et piètica instrumenta ejusdem tenoris in fidem voluerunt. (Negli 
atti del Nat. Giovanni di Corsio — Cartul. 1287,98/ 



394 SUPPLEMENTO 

non vanamente che il battesimo del figlio ci confermi 
nel padre quel Manfredino che lo scritto del Ciampi 
fa discendere da un Alberto, a sua volta pittore, com'è 
detto più stesamente a suo luogo. 

Ma se il toscano precede nei documenti, gli va sulle 
peste un buon ligure , progenitore e capo d' una fa- 
miglia d' artisti. QuelF Opizzino Pellerano del cui no- 
me ci femmo accorti sul fogliazzo de' Notai , per pa- 
zienti ricerche d' archivio esce qui più palese , e ap- 
parecchiato ( starei per dire ) di conversare con noi. E 
fermamente sarà il bene accolto ; perocché non è arte- 
fice de' nazionali che gli entri innanzi per epoca, e con 
buona pace di Genova e della provincia, vorrà di buon 
dritto assicurare al nativo Camogli le prime glorie della 
nostra pittura. Vegga adunque il lettore se attendendo 
alle minime cose eh' ei saprà dirci col linguaggio degli 
atti, io mi discosti dal ragionevole, o non anzi io se- 
condi il comune affetto di spiar con più cura nelle 
cose più antiche e negli uomini più benemeriti. Che 
tale debba dirsi Opizzino, è manifesto già troppo, dac- 
ché il vedemmo esser principe nel suo magistero , e 
come maestro valente lasciò successori. La singolare noti- 
zia che ne avevamo ci costringeva nel 1303 : nel 
qual anno ci convien' ora mostrarlo per giovane d'anni 
o alla più trista virile. Ciò non di meno piangeva 
già estinta la moglie, della quale piacerà a noi cono- 
scere la fortuna e il casato , assai più di tante altre 
sposate a pittori di minor pregio e infeconde di sue- 



SUPPLEMENTO 395 

cessione ai pennelli. Era costei Giovannina del q. Mar- 
tino tV Olmetto , e mancava alla vita in febbraio del 
1302, un anno appunto dalla morte d' una sorella che 
nomavasi Brandellina. Una terza campava a quest' ora 
e si dicea 'Marmetta, consorte su quel di Piacenza ad 
un Pietro Dusio; figliuole tutte (a quel che sembra) 
o nipoti di certa Annina che le fé' eredi del prezzo 
di non so quai fondi venduti a due fratelli, Vivaldo e 
Bertorello da Sestri. Nel nuovo atto per me rinvenuto 
mi vien sott' occhio Opizzino come tutore di Gabriele 
fìgliuol minorenne rimastogli della sua Giovannina, ed 
inteso ad esigere le somme di dette terre per le due 
parti dovute alla moglie e alla cognata defunta , che 
fatta erede la suora, si raunavano entrambe in proprietà 
del pupillo (1). Seguitando, o dirò meglio avvolgendoci 



(1) In nomine Domini Amen: Ego Opecinus de Camulio pùictor pater et 
legitimus administrator Gabriella •■filli mei et filli quondam Iohannine ttxorls 
mee relieti heredis ab ipsa q. Iohannina in ejus testamento seu ultima tolun- 
tate scrlpto seu, scripta manzi, Oberti de Terralba Notarli MCCCII die XVII II 
februarii: tanquam legitimus administrator dicti filli mei et ejus nomine prò 
eodem volens me immiscere heredltatl diete q . Iohannine ac ellam hereditati 
quondam Brandellne sororls diete q. Iohannine ad Ipsam q. lohannlnam delate 
ut patei per teslamentum ipsius q. Brandellne scriptum marne Gullielml Boc- 
coni Notarli MOCCI die VI februarii ut de inventario facto a me de predlc- 
tls omnibus constai per instrumentum scriptum manu Enrlcl de Castello Nota- 
rli MCCCII die IIII Iunii : et etlam procuratorio nomine Marlnete fille quon- 
dam Martini de Ulmeto et uxoris Petrl Duxii de Tragla heredis prò tercia 
parte diete q. Anine ut patet de ipsa heredilate prò dieta tercia in testamento 
diete q. Anirte scripto manu Vivaldi de Armeto Notarli MCCLXXXXVIIII 
die XXIII novembrls et de dieta procura constai per instrumentum scriptum 



3DG SUPPLEMENTO 

nell' intricato di tante carte, troviamo Opizzino ancor 
vivo nel 1325, e quel eh' è raro nelle scritture di quella 
età, in occasiono di lavoro, e ciò che in tutto mi par 
singolare, per tal forma di pittura che non aspetta altro 
esempio. Né così tosto otterrebbe fede se il documento 
parlasse men chiaro, laddove il cerusico maestro Paolo 
di maestro Anselmo d 1 Incisa si compensa col camo- 
gliese di sei fiorini d' oro per una ruota di vetro che 



raanu Ioliannis de Botenciano Notarli anno ab Incarnatone B. N. Ihesu Chri- 
sti MCCC Indizione XIII die veneris primo mensis Iulii apud Placentiam in 
domo Petri Duxii: et que Iohannina et Brandelina Tieredes crani ut didimi 
est prò duabus partibus videlicet quelibet prò tercia diete q. Anine ut contine- 
tur in dicto testamento diete Anine: dictis nominibus preìiclorum et cujusHbel 
predictorum et prò quibus promitto de rato confiteor Ubi Berthorello de Via de 
Sigestro me dictis nominibus habm'sse et recepisse a te tibras tredecim lamie 
prò parte te contingente librarmi vigint> sex Ianue quas tu una cum Vivaldo 
Jratre tuo mihi dictis nominibus dare tenebaris in festo Pasce Resurrectionis 
Domini proxime preterito infra solucionem librarum centum octuaginta lamie 
quas predicti tu et dictus frater tuus dare promissistis et debebatis diete q. 
Anine de pretio terrarum ex forma instrumenti scripti manu Simonis Vatacii 
Notar ii MCC 'LXXXXVIIII die XXX Ianuarii: Renuncians dictis nominibus 
cte. Quare dictis nominibus et etiam prò quibus ut supra promitto de rato 
promitto et convenio Ubi quod nulla de cetero questio prò dictis libris tredecim 
te contingentibus de dieta paga que fieri debebat in dicto festo Pasce proxime 
preterito fiet vel lis tei requisitio contra te vel heredes vel bona tua per mt 
ncque per aliquem ex supradictis prò quibus promissi et confessus fui ut supra 
vel habentem causam a me vel eis vel aliqno corum in judicio vel extra sub 
pena dupli de quanto et quociens contrafieret solemniter promissa omni restitu- 
cione et omnium dampnorum et expensarum litis et extra que propterca fierent: 
Ratis manentibus etc. — Actum Ianue ante Ecclesiam Sancii Laurentii: Anno 
Bomin. Nativ. MCC'CIII Indictione XV die X madii inter nonam et vesperas: 
Testes Antonius Bardus clavigerus Communis et lohannes de Goano mersarius. 
(Atti del Not. Ambrogio di Rapallo — Cartul. 1303). 



SUPPLEMENTO 397 

quest' ultimo venia dipingendo di sua commissione a 
Giacomo Zaffurro notaio (1). Bella giunta e soprammo- 
do notabile, alla stima che vuol da' suoi liguri il Pel- 
lerano ; contuttoché la brevità dello scritto non lasci 
intendere né le forme né 1' uso dell' accennata fattura. 
Ma qual che foss' ella (ed era forse o taluna delle i- 
magini solite allora di parer sugli altari , od occhio , 
come dicono, a schiarar chiesa o cappella) certo è che 
in buon' ora ci si porge a conoscere, acciocché in nes- 
sun genere dell' arte ci confessiamo ignoranti colle altre 
scuole. Si traggano adunque da quel nido della Riviera 
e si ordiscano dal buono Opizzino i primi vanti del 
nostro dipingere : e via per successione di scuola scen- 
diamo al supposto figliuolo, se nuove testimonianze ci 
aiutino a conoscerlo meglio. 

Bartolommeo da Camogli che già vendicammo dagli 



(1) In nomine Domìni Amen : Ego magister Opecinus de Camulio pinctor 
confiteor Ubi magistro Iacobo magistri Ansermi de Incisa cirucigo me imbuisse 
et recepisse a te in flore nis sex auri libras septem et solido s quinque lama 
occasione rote vitree quam facere debeo Iacobo Saffuro Notario. Renuncians etc. 
quas Ubi solvere et restituere ^romito ad tuam voluntatem sub pena dupli diete 
quantitatis et obligacione honorum meorum. — Actum lanue ante Ecclesiam 
Sancii Laurentii: Testes Gullielmus faber de Incisa et Symon Mafonus de 
Vernacia: Anno Domin. Nativ. Millesimo CCCXXV Indictione VII die XIII 
marcii circha terciam. (E in margine) Cassatum est dietimi instrumentum de 
mandalo dicti magistri Iacobi quia compensava dicium debitum dicto Opeciao 
in eo quod recipere debebat occasione laboris et facture diete rote dicto Opeciao 
predicta confitente — Testes Dagnanus de Pinu speciarius et lacobinus de 
Mvlazano tabernarius : MCCCXXY die XXX octobris. (Atti del Not. Ugolino 
Cerrino — Cartul. 1322-25;. 

Voi. I. — Pittura. 56 



398 SUPPLEMENTO 

errori d' uno scrittor siciliano , ci conferma per nuove 
carte e la sua patria in Liguria e la sua stabile di- 
mora eniro Genova. Di questa luce che sopraccresce 
al valentuomo rinette alcun raggio sul Simonino Sme- 
raldo da Rapallo che gli demmo a cognato , e che 
per validi indizj vorrei fargli d' un tratto più giovane. 
Del 1339 numerava costui della sua età vent' un anno, 
e come pittore già fatto e' invita a crederlo iniziato 
nella scuola del suocero, e condiscepolo fors' anche a 
Bartolommeo. Non dovette per altro eguagliarlo in va- 
lore, e per quantunque sopravvivesse a quest 1 ultimo 
almen di tre lustri, la memoria che più V onori con- 
siste in ciò, che al cognato si die per compagno ed 
aiuto in dipingere. Lo attesta un contratto dell' anno 
suddetto, rogato il 2 di febbraio nella propria bottega 
di Bartolommeo presso il palazzo dell' Abate del Po- 
polo, siccome è scritto sulle ultime linee (1). Poco durò 



(1) In nomine Domini Amen : Bartholomsus Pelleranus de Camulio iapinc- 
tor ex una parte et Symoninus inpincior Jilius LanfrancM de Meraldo de 
Rappalo magistri axie ex alia Inter se ad inoicem conoenerunt et pepigerunt 
super infrascriptis ut infra: Videlicet quìa dictus Symoninus ex causa diete 
convencionis et pactorum prò infra scriptis promisit et convenit dicto Bartho- 
lomeo laborare cum dicto Bartholomeo de arte eorum bene et legaliter et bona 
fide et sine fraude in apolheca quam dictus Bartholomeus conducit et tenet 
lamie in centrata Palarti Abatis Populi et in quocumque alio loco quo voliterà 
dictus Bartholomeus in Ianua et districtu usque ad annos duos proxime ven- 
turos et ibidem omni die exceptis festis conlentis in Stalutis ac Capitulis diete 
artis ad standum et laborandum cum dicto Bartholomeo de arte predieta usque 
dictum tempus: res dicti Bartholomei et specialiter que (sic) ad ejus maaus 
vervenerint salvabit et custodiet nec fraudem tei dolum in eis committet a dicto 



SUPPLEMENTO 309 

cotal titolo alle pubbliche stanze : che in queir anno 
medesimo, in questa medesima piazza, levatosi il popolo 
a rumore, e gridato Doge Simonin Boccanegra, cambiò 
nome all'edifizio e reggimento alla terra. Ma il Pel- 
lerano non si mosse di quella officina mentre ebbe 
vita ; né 1' ebbe però così lunga che prendesse intieri 
i due lustri. Non tacerò a questo punto che un terzo 
dei Pellerani chiamato Antonio, e come i due altri 
pittore, ci si fa incontro nei cartularj ; congiunto di 
sangue a que' primi, ch'io non ne dubito, ma non 
sappiamo in qual grado per difetto delle scritture, con- 
giurate per tutti costoro a nascondere i nomi paterni. 



Bartholomeo seu (lieto laborerio non recedei usque dietimi tempus sine lizentit 
dirti Bartholomei et si Jalleret aliquo die de non veniendo ad, laborandum tunc 
, teneretur (sic) reficere duos dies vel dictus Bartholomeus retineret de saltarlo 
dicti Symonini prò duobus diebus. . . . Et predicta omnia et singulti, promisit 
dicto Bartholomeo attendere compiere et observare et in nullo contra facere 
vel venire et si in aliquo de predictis ipse Symoninus contrafecerit promisi!; 
et convenit dicto Bartholomeo dare et solvere nomine pene et interesse eidem 
Bartholomeo libras quìnquaginta lamie ad voluntatem dicti Bartholomei sine 
aliqua molestia et sine libello ac pignore dando ita quod predictus Bartholo- 
meus dictas libras quìnquaginta possil petere et.exigere et presens instrumen- 
tum executioni mandare sicut posset peti et exigì debitum obtinens omni hud') 
et quod capitulum de laudo et sentencia executioni dando, in predictis vendicct 
sibi locum in o;n?iibus et per omnia sicut inslrumento dbtinenti omni laido et 
ita ut supra dictus Symouinus voluit et consensit. Conjttetur dlctus Symoninus 
esse minorem annorum XXII: Et prò dicto Symonino ejus precibus et man- 
dato de predictis omnibus et singulis solemniter iutercesserunl et jìdejusseruut 
dictus Lanjranchus pater dicti Symonini et Iacobina jugales parentes dicti 
Symonini et unusquisque eorum in solidum versus dietnm Bartholomeum et 
se constituunt etc. : Renunciantes etc: Et versa vice dictus Bartholomeus pro- 
ntisti et convenit dicto Symonino dare et solvere eidem Symonino prò salario 



400 SUPPLEMENTO 

La data del 1341 par ragguagliarlo negli anniaBAR- 
tolommeo (1), e il tenore della scritta indicarcelo per 
confidente ed amico. Ma perchè ciascheduno di tal ca- 
sato scemi di luce in cospetto a quest'ultimo , son rare 
le notizie d' Antonio e assai scarse per levarlo in ono- 
re. Sappiamo soltanto che a questi giorni operava in 
certa bottega lungo il borgo Saccherio, concessagli a 
fìtto da un frate Giovanni da s. Ambrogio sindaco e 
procuratore del monastero di s. Marta, a cui si confessa 
per tal cagione debitore di due lire di Genova (2). E 



ac mercede persone dicti Symonini et prò dicto laborerio /adendo per die- 
tim Symoninum ut supra libras vigiliti quatuor Ianue omni anno dictorum 
annorwm duorum /adendo sibi solu^ionem de mense in mensem videlicet omm 
mense libras duas Ianue videlicet de ilio tempore quo dictus Symoninus labo- 
raret ut supra. Et predicla omnia et singula diete partes promiserunt inter se 
ad invicem attendere compiere ac observare in nullo contra/acere vel venire sui 
pena dupli ejus de quo contrafieret inter ipsas partes ad invicem solemniter 
promiserunt stipulantes etiam refectionem damnorum et expensarum litis et ex- 
tra: ratis manentibus stipradictis et sub obligacione bonorum suorum habitorum 
et habendorum. — Actum Ianue in contrata Palacii Abatis Populi Ianue in 
apotheca quam tenel dictus Bartholomeus : Tesles Leonardus Brondus et Ma- 
nuel Pélleranus de Camulio dictis Millesimo (T.339,) et Indictione die II /e- 
bruarii inter primam et terciam. (Atti del Not. Giorgio da Camogli. Cartul. 
1339 40). 

(1) Ego Antonius Pélleranus de Camulio inpinctor confiteor Ubi Bartholomeo 
Pellerano de Camulio inpinctor i me habuisse et recepisse a te de rebus tuis : 
Renuncians etc. prò pretto scilicel librarum odo Ianue ad tuam voluntalem. — 
Actum Ianue in contrata Palacii quo moratur Dominus Dux : Testes Gilius 
Iohannis scutarius habitator Ianue et Luchinus de Castiliono inpinc tor : dic- 
tis millesimo (1341) et Indictione die XVI fébruariì inter primam et terciam. 
(Atti del Not. Giorgio da Camogli — Cartul. 1339-40). 

(2) In nomine Domini Amen: Ego Antonius Pélleranus de Camulio inpinc- 
tor confiteor vobis fratri Iohanni de Sancto Ambroxio Sindico et procuratori 



SUPPLEMENTO 401 

però non ci dolga 1' abbandonarlo e tornare i pensieri 
a Bartolommeo, benché a dire di questo valente non 
ci avanzano che ricordi funesti. 

Ad altro luogo del presente volume, e dentro l'anno 
del 1358 , la fortuna degli atti ci trasse a conoscere 
due figli di Bartolommeo , Antonio e Giorgio , e in- 
tendemmo da loro come il padre era morto alla data 
predetta, la quale distava per anni dodici dalle ultime 
novelle de 1 suoi dipinti. Non sospettammo che ben due 
lustri eran vòlti dalla sua dipartita, come sopraggiun- 
ge a testimoniarci un doppio rogito segnato del 1349, 
e che accenna a più casi dell'anno addietro. A quest'ora 
i figliuoli dell' artefice viveano età da pupilli , e un 
Manuellu Pellerano , o consobrino che fosse o fratello 
al defunto, li avea presi in tutela. Costui per iscritta 
del notaio Pignone si sdebita pei minorenni del fìtto 
della casa tenuta già dal pittore nelle circostanze di 
Palazzo, proprietà d' un Bartolommeo Castagna da Vol- 
taggio ; e come il debito di locazione si chiude alle ca- 



Mónasterii Sancte Marthe de Iaima ut de sindicatu et procura apparet instn- 
mento scripto manti Leonardi . . . . ^ XIII I februarii recipienti dicto sindica- 
torio et procuratorio nomine me vobis debere dare Ubras duas lanue que vobis 
dicto nomine a me reslant habende de pensione preteriti mensis domus dicti 
Monasterii posile lanue in burgo Sacherio quam conduxi a te dicto nomine : 
Remmcians etc. promittens usque in festum Nativitatis Domini proxime ven- 
turum. Confiteor me esse majorem annis XXVI. — Actum lanue: Anno Domin. 
Nativ. MCCCXXXXI Indictione Vili die X februarii inter primam et ter- 
ciam. — Tesles Filippus de Pastino de danaro et Nicolaus de Maxerana de 
Quinto. (Atti del Not. Antonio de Gregorj — Cartul. 1318-41). 



402 SUI PLEMENTO 

lende di novembre del 48, così m' è probabile che il 
valentuomo cessasse in que' giorni appunto (1). Non 
però l'officina si rimase deserta; che presso alla quie- 
tanza de' Pellerani ecco un rogito in forza del quale 
Giovanni Re da Rapallo succede nella bottega e nelle 
condizioni del camogliese. E qui mi par degno a no- 
tare che mentre l'atto si stipula sui primi mesi del 
49, cionondimeno il novello inquilino entra in debito 
a cominciare dalle calende più sopra scritte, sì che di- 
resti che Giovanni vi avesse già stanza vivente Bar- 



(\) In nomine Domini Amen: Ego Bartliolomeus Castana de Yultabio coni- 
ieor Ubi Manueli Pelerano de Camuìio tutori jtliorum et lieredurn quondam Bar- 
tholomei Pelerani phictoris de Camulio me a le habuisse et recepisse libras 
viginti unam solidos X lamie que sunt ad complementum tocius ejus quod ipso 
quondam Bartholomeus seu ejus heredes mihi dare et solvere teneretur seu tc- 
nentur prò pensione cujusdam domus mee posite lamie in conlrala seu in pìa- 
thea Palacii quam conducebat a me ìpse quondam Bartholomeus videlicet de 
toto tempore preterito et finito in Kalendis novembris proxime preteriti de 
MCCCXXXXVIII : renuncians omni exceptioni non ìiabite et non recepte diete 
pecunie ad complementum ut snpra et omni juri: promiltens libi stipulanti dicto 
nomine qnod per me nel aliam personarn Icgilimam dictos heredes et Iona dicli 
quondam Bartholomei dipinctoris questlo prò dieta pensione preterita et ji- 
nita m usque ad tempus prediclum nulla Jiet lix (sic) questio peticio rei molestia 
in judicio vel extra faciens Ubi dicto nomine promissionem et pactum de tilte- 
rius non petendo etc. : et in quantum instrumentum diete locaciouis scriptum 
marni Bartholomei de Guasco de Gavio Not. quamvis tempus diete locarionis 
nonium flnihim erat tamen de voluntate dictorum Bartholomei et Manuelis tu- 
toris ut supra est quod ipsum instrumentum locacionis sit de cetero cassum et 
nullius valoris. — Actum Ianue in contrata Sancii Georgii in angulo domus 
Danielis Venti : Anno Domin. Nativ MCCCXXXXnono die lercia marcii In- 
dictione prima secundv.m cursum Ianue: Testes Antonius Gategarius de Tul- 
turo Nicholaus Peracius de Vulturo et Iohaimes de Rapallo pinctor. 'Atti del 
Not, Predone di Pignone — Cartul. 1346-50). 



SUPPLEMENTO 403 

tolommeo, e poco elio immaginando si ardisca, vorrem- 
mo farlo o compagno o discepolo al trapassato. Ma sia 
comunque, ò Giovanni senza alcun dubbio l'anello per 
cui s' incatena la successione de' nostri pittori , e per 
cui da Opizzino e Bartolomm<eo si discende ai tanti 
altri che fan serie non intercisa nel nostro racconto (1). 
E a cotale giudizio intende più ch'altro ciò che ag- 
giungo al volume : non curante del resto d'altri e d'al- 
tri pittori che mi occorrono a diecine rifrugando nelle 
scritture. Panni già d' aver detto, o lasciato intendere 
ai leggitori, come quell' aggiunto si accomuni il più 
spesso ai maestri scudai : laonde non si vuole far caso 
di ciascuno, ma sol di que' pochi ai quali la memoria 
delle opere od alcun titolo apposto al nome, danno ai- 



fi) In nomine Domini Amen: Ego Barlholomeus Castagna de Vultabio mer- 
sarius consensu et voluntate Manuelis Pellerani de Camulio tuloris jtUorum et 
lieredum quondam Bartholomei Pelerani de Camulio pictoris cui domus in- 
frascript'i locata, f aerai loco et titullo locacionis concedo Ubi Iohanni de Ra- 
pallo pittori storiarmi domum imam, quam habeo lamie in plaihea Palacii 
Communis cui coheret antea plaihea Palacii ab una parte carubeus et ab alia 
parte Guillelmi (sic) de Lisorio draperil quam locacionem Ubi facto usque ad 
annos quinque proxime complelos et inceptos in Kalendis novembris proxime 
preteriti de MCCCXXXX odano prò pensione librarmi qnindecim lamie in pace 
solvendorum de sex in sex menses prò rata promittens Ubi stipulanti dictam 
domum non Ubi sublraere nec abferre etc. : Ve rssa [sic) vice ego dictus loh&imes 
recipiens dictam locacionem promito et convento Ubi dicto Bartholomeo dictam 
domum a te tenere et conducere nomine locacionis et conducionis usque ad die- 
tim tempus completum et inceptum iti dietim est et ipsam domum non deterio- 
rare et Ubi dare et solvere nomine pensionis ipsius domus dictas libras XV 
Ianue de sex in sex menses prò rata etc. etc. — Actum Ianue in contrata 
Sancii Georgii in angulo domus Danielis Venti : Millesimo die hora et testibus 
ut supra. (Atti del Noi suddetto e Cartul. idem). 



404 SUPPLEMENTO 

cun dritto a prender luogo in istoria. Nel quale di- 
scernimento ci piacque esser parchi, contuttoché tra i 
pochissimi al cui valore affidammo la dignità dell'an- 
tica scuola non mancassero maestri ben più che vol- 
gari, e certamente da segregarsi dai tarconieri o d'altra 
gente di simil risma. Si noti per forma d' esempio un 
altro Matteo che negli atti è chiamato pittor di santi , 
e come tale educava discepoli, dacché nel 1347 si ri- 
chiamava ai Consoli della Ragione contra un Giovan- 
nino di Val d'Aosta che acconciatosi con lui per con- 
tratto venia disertando o mal curando la scuola (1). 



(1) Corani vobls DD. Consulibus Racionis dicit et exponit magister Matheua 
piclor Sanctorum quod Petrus de Saviro Vallis Auguste concordava lohannem 
ftlium suam cum dicto mag. Matheo et promixit et conventi dicto mag. Matheo 
facere ita et taliter quod dictus lohannes slabit prò famulo et discipulo cum 
dicto mag. Matheo usque ad annos odo tunc proxime venturos /adendo servi- 
eia die notuque (sic) dicti mag. Mathei que ad artem dicti mag. Mathei spec- 
tant prestando dictus Petrus infra dictum tempus necessaria et opportuna dicto 
lohanni circha victum et vestitum ejus : et versa vice dictus mag. Matheus 
promixit et convenit dictum lohannem tenere ad dictum tempus prò famulo et 
discipulo et causa adiscendi artem predidam : que omnia promisentnl sioi ad 
invicem attendere et observare sub pena librarum X lamie ut de predidis om- 
nibus apparet publico instrumento scripto manti Manuelis Aymerii de Levanlo 
Notarli MCCCXXXXV die XXIIH marcii. Qui Petrus multocies tenet et im- 
pedit dictum lohannem quominus teniat ad apothecam dicti Mathei horis debitis 
et congrais et qui semper in diebus festivis quid'.es magis sunt necessarii dic- 
to lohanni ad adiscendum dibisari (sic) ut dictus lohannes faciat servicia dicti 
Petri et quod pejus et deterius est dictus Petrus denegai et recusat prestare 
victum et vestitum dicto lohanni /ìlio suo et multocies opportuit dictum mag. 
Matheum pietatis causa aliqua prestare alimenta dicto lohanni ne fame pereat: 
propter quod et quidlibet predictorum dictus Petrus in penam (sic) predidam 
dictarum librarum deam lanue. Qv.are petit et rogat dictus mag. Matheus a 



SUPPLEMENTO h 05 

Oltreché a leggere come e quanto costui si lagni , 
crescerà lume alle antiche usanze onde s' informarono 
quandochessia gli statuti che più tardi regolarono l'ar- 
te. Vero è che né questo nò altro pennello contem- 
poraneo si vuol mettere a paro con Bartolommeo a 
cui basta un' opera per vendicarsi un bel nome , né 
con Giovanni che la copia delle memorie e la stima 
del pubblico mettono in grado di principe per la sua 
età. Un terzo argomento può aggiustarvi il lettore ; ed 
è quel rendersi eh' ei fece tributar] quasi e inferiori 
quanti capitavano fra noi di Toscana, come e' incontrò 
di avvertire nel testo addietro. A quest'ora m' accorgo 
di soprappiù che anche il Barnaba da Siena si recò 
a' suoi salarj, ancorché lavorasse di proprio, ed aprisse 
officina in Iscurreria, e si nomasse cittadino di Genova. 
Anche quest'atto abbia luogo nelle nostre pagine, né 
parrà senza pregio : tanta è la stima che dobbiam fare 
dell' uomo (1). E basti il fin qui detto per supplemento, 



vobis dictis DD. Consulibus dietim Petrwm condempnari ad dandtim et sohen- 
dum dicto mag. Matheo dictas libras decerti lamie et ipsi Petro per vos pre- 
cipi ut de celerò sementar que promixit vigore instrumenti predirti ne de ce- 
tero incidat in dictam penarti. — MCCCXXXXVII die VImadii. 'Atti delNot. 
Antonio di Levanto — Cartul. 1346\ 

(1) Pn nomine Domini Amen: Ego Bernabe de Senis pintor civis et habita- 
tor Ianue in contrata Solitarie promito et cunvenio (sic) Ubi Iohani Regi pin- 
tori presenti et stipulanti me stare tecum in domo et in apotheca tuis vel quo 
etiam loco volueris vel extra prò tuo disipulo (sic; et laboratore artis tue pin- 
torie usque ad menses sex proxime venturos incipiendos die XV mensis aprilis 
proxime venturi anni presentii et Ubi bene et legaliter et secundum meum scire- 
Vol. I. — Pittura. 57 



40G SUPPLEMENTO 

affinchè il nostro studio in ischiarare queir epoca o- 
scura non si torca in soverchia vaghezza di perseguire 
le cose minimo. A chi sognò nei rozzi bizantini le o- 
rigini della nostra pittura non s'ha quasi a rispondere, 
che troppo risponde per sé la materia di questo volu- 
me. Di tanti pittori o scudai che ci vennero di mille 
paesi, non m' incontro che in un sol greco : ed è un 



et juxta posse promito lavorare in dieta tua arte die et notuque (sic) secun- 
dum morern diete artis tue prò precio et stipendio infrascripto videlicet cujus- 
libet jornate lavorative quam Uhi lavorato de dieta tua arte usque ad dicium 
tempus note (sic) computata soldorum quinque lanue a te nec a dieta tua arie 
recedere sòie tua licentia et mandato nec laborare in civitate lanue vel districhi 
usque ad dicium tempus cum aliqua persona quocumque nomine apeletur sine 
tua liceìitia vohmtate et mandato. Versa vice d'ictus Iohannes promixit et con- 
venit eidem Bernabe ipsum tenere prò suo discipulo et lavoratore usque ad 
dictum tempus et eidem dare ad laborandum de dieta sua arte et ipsum usque 
ad dictum tempus non dimittere et eidem dare et solvere dictum sunm stipeti- 
dium ad racionem supradictam de soldis quinque lanue prò quolibet die tali 
modo in principio dictorum mensium sex libras decem I-anue et finitis duobus 
mensibus primis in principio secundorum duorum mensium alias libras decem 
lanue et dictis duobus secundis finitis in principio ultimorum duorum mensium 
alias libras decem lanue: Que omnia et slngulu suprascripta diete partes sibi 
ad invicem et una pars alteri et altera alteri promisscrunt attendere compiere 
et observare et in nulo contra facere vel venire aliqua demum racione occasione 
vel causa sub pena librarum decem, lanue in quam penam incidat pars non 
observans parti observanti: ratis manentibus supradictis : et proinde et ad sic 
observandum sibi ad invicem omnia bona ipsorum pignori obligaverunt. — Ac- 
tum lanue in apotheca domus dicti Iohannis posita in Putheo Curii : Anno 
Domin. Natio. MCCCLJ. Indictione duodecima secundum cursum lanue die pe- 
nultima martir hora paulo post Completorium : Tcstes Ioliannolus et Laurentius 
de Mediolano fratres et calegarii in dieta contrata et filiorum (sic) q. Carle- 
varii et Johannes Peroxelus Notarius. { Atti del Not. Antonio Capello. — 
Cartoli. 1359-60). 



SUPPLEMENTO 407 

Marco da Costantinopoli del 1313 (1). Ma convien 
bene aguzzare la vista per iscoprire cotesto omiciatto 
per mezzo ad un folto de' suoi somiglianti, e presso ad 
una schiera di valentuomini. 

'Lietamente do termine a questa giunta oon poche 
novelle su quel Giusto d'Allemagna o.he , mal cono- 
sciuto per libri, ammirammo nella Nunziata a Castello: 
poche sì , ma d' assai prezzo se guardiamo al valore 
dell'artefice ed alla oscurità che ne avvolse le sorti. È 
già molto che tre documenti d' ignoto notajo ce ne 
rivelino la patria in Ravensburgo, picciola terra di Sve- 
via, in quel tratto di paese sopra il lago di Costanza 
che direbbon' oggi del Wurtemberg , e propriamente 
dicevano allora Lamagna. Il 1451, che dal marzo al 
settembre comprende i tre rogiti, risponde (come ognun 
vede) alla data del suo dipinto, e però non m'invita a 
disdire il soggiorno brevissimo ch'io supposi per Giusto 
e in Liguria ed in Genova. Ho sospettato di lui quel 
che d' altri fiamminghi e tedeschi : un correre di terra 
in terra a discrezione di fortuna, e con certa bramosia 



(1) In nomine Domini Amen: Ego magister Marchus Greeus fintar qui fui 
de Constantinopoli confìteor Ubi Pagano de Sauro lanerio de Domoculta me a 
te habuisse et recepisse integram solucionem et satisfacionem de illis libris 
quìnqxiaginta latme de quibus dico esse instrumentum scriptum manti Nicolini 
Andorie Notarti etc. — ■ Actum Zanne in, domo Guiìlelmi Cafarini q. Henrici: 
Anno Domin. Natie. MCCCTIII die Villi februarii prope nonam Indi'tione 
Vili: Testes Guillelmus Cafarinus predictus et lohannes Gu llehni de Zancto 
Stephano et lohannes Ceregarius filius Guidonis corigiarii. (Atti del Not. Vi- 
valdo di Sarzano — Cartul. 1311-13. 



408 SUPPLEMENTO 

di lucrare: né in questo pure i tre atti mi contraddi- 
cono. Perciocché dal tenore di essi parrebbe a gran 
pena maestro del dipingere dove il notaio noi dicesse 
col nome ; e quant' è delle convenzioni, son 1 esse piut- 
tosto di persona che traffichi che non d'artista che in- 
tenda ad operare. E si direbbe che i migliori guadagni 
aspettasse dal battiloro; del qual mestiero era grandis- 
sima copia fra noi, e (ch'è degno di nota) per uomini 
specialmente venuti di Germania e di Fiandra e d'al- 
tri luoghi d' oltremonte. Dei più affaccendati (se svolgo 
le carte) mi pare un Leone da Bruggia che visse a 
lungo e morì in casa nostra: col quale s'accordò Giusto 
pel mercimonio d'argento e d'oro estenuati in foglie 
così pel dipingere come anche ad altri usi; e con patti 
colali: che 1' uno fornisse i denari e che 1' altro met- 
tesse l'opera, rendendo le ragioni ad ogni otto giorni, 
e computando le foglie dell'oro a ventotto soldi per 
centinaio, e quelle d'argento a metà. I guadagni della 
vendita dispari e con varia fortuna : dai soldi ventotto 
ai trentadue si dovessero a Giusto, e Leone si tenesse 
il dippiù se riusciva a spacciar più cara la merce (1). 

(1) In nomini Domini Amen: Magister Justus de Ravansburga pictor ha- 
bitator lamie parte una et mag. Leo de Bruges batiloro parte ex altera : sponte 
et eorum et uiriusque ipsorum certa scientia et nullo juris nel facti errore 
dudi confessi fuerwnt et in meritate publica recognoverunt videlicet una pars 
alteri et altera uni inter eoi amicabi'iler sibi invicem et vicissim pervenisse ad 
infrascripta pacta: Primo videlicet quia diclus Leo confessus fuit et in ventate 
publica recognovit prefato magislro Jnsto presenti et stipulanti se ab eo ha- 
buisse et recepisse in pecunia numerata occasione mùtui et sub lege et conditio- 



SUPPLEMENTO 409 

Simili convegni fermò poco appresso con un Giovanni 
Ji Piccardia, mercè d'una scritta dalla quale raccolgo, 
o presumo almeno, ch'egli fosse a bottega in Campetto 
mescolato ai tanti altri pittori che abbiamo descritti in 
quel secolo. E il piccardo o giungeva pur allora di 



nibus infrascriptis libras quatti ordecim lanuinorum causa Iaborandi et seu la- 
borari faciendi folla auri battiti prò picturis aut prò alio laborerio quibus libris 
XII II fusis in dicto laborerio idem magister Justus virtute predictorum tene- 
tur et obligatus est successive snplere eidem mag. Leoni causa Iaborandi aurum 
et argentum de quibus in presenti instrumcnto continciur usque in libras cen- 
tnm Ianuinorum ita et taliter quod semper videatur dictum mag. Lconem ha- 
bere de dicto magistro Justo libras quatuordecim usque ad predictam summam 
librarum centum et non ultra sane intelligendo donec et quousque idem magister 
Justus exbursaverit de libris XIIII in libras quatuordecim usque ad predictam 
summam librarum centum et non ultraeteas tradideritetseu exbursaverit dicto Leoni 
presentì et acceptanli. Versa vice idem Leonus (sic) predicta omnia et singula 
acceptans et requirens paclo expresse convento inter celerà promisit et se so- 
lemniter obligavit prefato magistro Justo presenti et stipulanti balere seu bati 
facete ab hodierna die in anthea in ejus domo sive apotheca aurum batutum fi- 
num et aurum partitum nec non argentum batutum et ab inde in anthea sin- 
gulis diebus orto proxime venturis reddere racionem dicto magistro Justo de 
predicto auro et argento ex quibus auro et argento debent fieri foUa batata sub 
kac lege et conditione videlicet aurum finum sic batutum ad rationem soldorum 
XXVIII prò quolìbet centanario foliorum et duo centanaria argenti batuti in- 
telligantur prò uno centanario auri partiti quod pactum ut supra intelligatur 
positum per dictum Leonem ipsi magistro Justo presentì et acceptanti: et casti 
quo dictum atemm jtnum venderei usque in soldos XXXII II prò centanario et 
aurum partitum usque in soldos XXVII et sic pari modo duo centanaria ar- 
genti cedat et cessisse intelligatur comodo et utilitati dirti magistri Justi et ab 
inde supra comodo et utilitati dirti Leonis. Arto quod idem Leo diverte nel in- 
durrete nullactenus possit seu valeat battere ncque facere bati aliquod aurum 
sive argentum qualitalis predicte coniunctim vel divisim nisi donec et quousque 
completum fuerit laborerium predictorum auri et argenti usque ad sommam (sic) 
predictarum librarum centum de quibus profertur et etiam donec et quousque 



410 SUPPLEMENTO 

fuori, o irova vasi male in arnese , quando leggo che 
Giusto gli assegna per grazia un posticcino in bot- 
tega, e una stanzuccia in sua casa con una coltre e 
con due lenzuola per posarvi la notte (1). Di Gerraa- 



dictum aurum et argentum sic fabricaium realiter et cum ejfeclu et sine /rande 
vendil/um fuerit et expedìtum : Que omnia etc. — Actum Ianue in contrada 
platee Moduli videlicet in Caminata ad disami cvjusdam domus luliani de Gro- 
palo peixarii habitacionis mei notarli infrascripti : Anno Domili. Nativ. MCC- 
C'CLprimo ludictione tercia decima secundum lamie cursum die XXVIlfl mar- 
cii in vesperis: Testes Baptista de Capriata q. Lodisii, et Antonius de Opicelo 
filius lohannis vacati et rogati. (Fogliaz. d'anni diversi e di Notari ignoti». 

(1) In nomine Domini Amen: Magister Justus de Ravensburga pictor in 
lamia ex una parte et lohannes de Picardia de Tome batilaurum rcsidentiam 
fac'ens Ianue causa Iaborandi parte ex altera confessi fuerunt et in vergate 
piètica recognooeru.nl sibi inoicem et vicisim (sic; videlicet una pars alteri et 
altera uni concorditer Inter se ipsos pervenisse ad infrascripta pacta promis- 
siones obligationes et alia de quibus infra dicitur : Rcnunciantes etc. Primo, vi- 
delicet quia vigore predictorum pactorum idem magister Justus promisit et se 
solemniter obligavit diclo Iohanni de Tome presenti sibi dare in pecunia nu- 
merata et non super bancho libras tredecim Ianuinorwm causa Iaborandi aurum 
quas libras tredecim jam confessus j'uit habuisse et recepisse a dicto magistro 
«Fusto sub hac lege et couditione quod idem lohannes tenetur et obligatus est 
battere aurum bonum et mercliantille (sic) xidelicet unum miliare infra odo dies 
proxime venturos et sane intelligendo quod de auro sic laborato et sic laboran- 
do singulis diebus odo quod idem magister Justus adoperare volucril prò labor 
rcriis suis tcneatur solvere prò quolibet cenianario prcdidi auri sic batuli sol- 
dos triginla et casu quo dicium aurum venderetur per dicium lohannem vide- 
licet a soldis XXVI usque in soldos XXXII inclusive veniat ad comodum dicti 
magislri Justi solum et a soldis XXXII supina cedat et cessisse intelligatur ex 
mine prout ex fune comodo et utilitati dicti lohannis et non dicii magislri Ju- 
sti cum hoc fuerit per padum et expresse conventum Inter eos et quod cen- 
lanarium ut supra videtur positum sold. XXVI Ianuinormn et sic expensis 
seu cumsvmptis (sic) diclis libris XIII jam habitis ut supra idem magister 
Justus tenetur et debet et sic promissit de tresdecim in tresdecim libras suplere 



SUPPLEMENTO /» 1 1 

nia provenivano ancora a qnel toinpo i fabbricatori di 
pannolini tessati ad opera per servizio delie mense, e 
mille volte fra gl'inquilini di Genova mi torna innanzi 
un Corrado d' AUeiuagna , peritissimo di quest' arte, 
ed anche buon pratico di lizzi e telai. Pei Savonesi si 
vuol conoscere un Alamanno Lupo di Francofobe tes- 
sitor di tovaglie ; il quale o caduto in disgrazia della 
fortuna, o impaziente di rimanere in un luogo, trovò 
nel pittor nazionale chi gli die mezzo d'uscire il paese 
in cerca di migliori negozj. Ed ecco Giusto nel set- 
tembre di queir anno a provvederlo d' un fardello di 
mercanzia pel valsente di lire settanta di genovini , 

usque in libras octuiginta Ianuiriorum sub lege et condidonè premissis redita 
prhis racione singulis diebus orto per ipsum lohannem dicto magistro Justo. 
Item parto expresse quod idem magister Justus tenealur suis propriis expensis 
procidere et dare apotecam eidem Iohanni Ianue videlicet in Campeto prò men- 
sibus tribits proxime venturis et concedere unum par linteaminum et unam tran- 
spontam (sic) prò dicto tempore: item quod dictus Iohannes nullattenus infra 
dictos menses tres videlicet durantibus dictis tribus mensibus possit seu valeat 
dircele vel mdirecte laborare aliquod aurum et casa quo finitis dictis tr'obus 
mensibus non fuisset venditum dimidiùm dicti nitri illui dimidiùm teneatwr 
vendere dictus Iohannes nec laborare idem Iohannes aliud aurum nisi finitum 
(sic; prius dimidiùm dicti auri et aliud dimidiùm restare dicto magistro Justo 
ad rationem soldorum triginta prò centanario ut prelicitur : Que omnia etc : 
Sub pena librar um viginliquinque in tanta quantitate taxata . etc. : in qnam pe- 
nam incidat pars non observans parti observanti prò jtislo danno et interesse 
partls observantis etc. — Actum Ianue in contrata platee Moduli videlicet in 
Caminata ad discum cujusdam domus Juliani de Gropalo peixarii: Anno Domin. 
Nattv. MCCCCLprimo Indictione tercia decima secundum Ianue cursum die VI 
Iulii in terciis : Testes M. Colinus de Fome magister birretorum et mag. Leo 
de Bmges batilaurum Ianue habitalores vocali et rogati. (Fogliaz. suddetti di 
ìsot. ignoti). 



412 SUPPLEMENTO 

metà delle quali cedute a mutuo ponessero il Lupo in 
condizione di socio, comechè le sorti volgessero o propizie 
od avverse all'impresa (1). 

(1) In nomine Domini Amen : Alamanns Lupus de Francafone de Alamania 
textor toaliarum habitator Saone sponte et ex sui certa scientia et nullo juris 
vel facti errore duclus confessus fuit et in veritate publica recognovit magistro 
Justo de Ravansburga pictori habitatori la/tue presenti et solemniter stipu- 
lanti se a dicto magistro Justo habuissc et recepisse libras septuaginta Lanui~ 
norum in certis rebus mercibus et mercanciis datis traditis et consignatis per 
ipsum magistrum Justum eidem Atamano ut jam idem Alamanus confessus fuit 
et coìifitelur in presentia notarli et teslmm infrascriptorum ad hoc specialiler 
vocatorum et rogatorum sub lege conditione promissionibus obligacionibus clau- 
solis ac aliis solemnitatibus de quibus infra dicitur : Renuncians etc. Sane in- 
telligendo vigore presentis quod idem Alamanus confessus fuit et conjttetur jam 
predicto magistro Justo ut supra stipulanti ex dictis libris septuaginta lanui- 
norum habuisse et recepisse a dicto magistro Justo mutuo gratis et amore li- 
bras trigintaquinque Ianuinorum quas libras XXXV Ianuinorum idem Alama- 
nus dare solvere et restituere promisit dicto magistro Justo ut supra stipulanti 
vel prò eo legitime persone semper et quandocumque ab inde in anthea ad om- 
nimodam voluntatem et simplicem requisicionem jam predicti magistri Justi vel 
cujus prò eo intererit. Sane intelligendo virtute presentis salvis premissis et si- 
ne prejudicio premissorum videlicet sine prejudicio dictarum librarum XXXV 
Ianuinorum concessarum per ipsum magistrum Justum dicto Atamano et ipsis 
libris XX XV semper salvis eidem magistro Justo heredibus et successoribus 
suis vigore presentis quod idem Alamanus possit et valeat ire et traflgare ad 
quascumque hujus mondi (sic) partes cum predictis rebus mercibus et mercan- 
ciis ac de ipsis disponere prout sibi melius placuerit et de omnibus dictis ad 
usum suprascriptum risico periculo ipsorum Atamani et Justi videlicet utriu- 
sque eorum prò dimidia in quibus rebus mercibus et mercanciis ut veritati con- 
tinue sit lovus idem Alamanus partecipai prò dimidia et prò reliqua dimidia 
idem magister Justus prò qua partecipatane diete dimidie idem Alamanus ha- 
buit ut profltetur mutuo gratis et amore dictas libras XXXV Ianuinorum prò- 
missas per eundem Alamanum dicto magistro Justo ut premittitur. Que libre 
XXXV ut supra concesse per ipsum magistrum Justum dicto Almano (sic) 
nullum in futurum pati possint neque debeant risicum periculum sive damnum 



SUPPLEMENTO 413 

Ma per mia parte non terrò dietro a sì picciole cose; 
ed è anzi a dolere che il valentissimo artefice da Ra- 
vensburgo non ci si mostri di qua del detto anno nò 
in coso di pittura nò in altra qualsiasi. Che so, com'io 
stimo, s' invogliò d'altro cielo, io fo voti che per altre 
ricerche e per altri ricercatori si faccia maggior luce so- 
pra un maestro che tanto meritò dell'arte e può recar 
tanto onore alla sua scuola. Di che non mi sarà sco- 
noscente la dotta Allemagna, registrando il nome e la 
virtù di Giusto nei fasti della propria sua terra. 



respectu ipsius magistri Justi nec non prontisti idem Alamanus tatn de sorte 
quam de lucro si quod Deus dederit oonam veram et legalem rationem quod lu- 
cram et damnnm quod Deus avertat intelligatiir equaliler prò dimidia inter ip- 
sos Alamanum et magistrum Justum. Acto quod prò predictis omnibus et sin- 
gulis idem Alamanus et Iona sua quecuinque (sic) realiter et personalìter Ianue 
Saone etc. : Renuncians etc. et juravit idem Alamanus ad cautelam, etc. — 
Actum Ianue in platea Moduli in apotheca Leonardi de Strata speciarii: Anno 
Domiti. Nativ. MCCCCLprimo Indictioue XIII semndzcm Ianue cursum die X 
septembris in lerciis: Testes prenominatus Leonardus de Strata spedar ius et 
31. Gabriel Benejauu de Maioricis barba- ius ambo habitalores Ianue vocali et 
rogati. (Fogliaz. suddetti di Not. ignoti;. 



Vol. I. — Pittura. 58 



INDICE DELLE MATERIE 
CONTENUTE IN QUESTO VOLUME 



A S. M. VITTORIO EMANUELE II . ■ . . Pag. in 
Disegno generale dell'Opera .... » nt 

SEZIONE PRIMA 
PITTURA. 

CAP. I. — Introduzione — Se pittori greci operassero 
in Liguria — Monumenti di pittura bizantina 
e loro provenienza — I mestieri degli Spadai, 
de' Corazzai, de' Tarconieri e de' Battifogli di 
Genova — Esempj di pittura latina innanzi al 
secolo XIV in città e nella provincia — Cospicue 
antichità in Savona — Di una tavola nel sob- 
borgo di Lavagnola — Oscurità che avvolge 
le cose d'arte savonesi, e loro importanza per 
la storia artistica della Liguria — Man/reclino 
da Pistoia in Genova — Primi esordj della 
pittura ornativa nel Duecento. . . . » 3 

Appendice al Capitolo Primo » 59 



416 INDICE 

GAP. II. — Passaggio al secolo XIV — Esempj di pit- 
tura toscana in Liguria — Maestro Tura sa- 
nese in Genova — Donato fiorentino e Vanni 
pisano in Savona — Angelo e Michele Picconi 
savonesi — Altre notizie di quella terra — 
Nicolò da Voltri • — Di Francesco Neri supposto 
voltrese e di Bartolommeo da Camogli — Mo- 
numenti di pittura nella Capitale — Francesco 
di Oberto e Giovanni da Rapallo — Barnaba 
da Modena — Pittura ornamentale — Giovanni 
da Padova ed altri pittori — Dei vecchi ca- 
pitoli dell'arte Pittorica e Scutaria — Digres- 
sione sui medesimi — Negligenza di chi ne 
scrisse in addietro — Loro dispositivo nella 
sustanza — Taddeo di Bartolo pittore sanese 
più volte in Genova. .... Pag. 89 

Appendice al Capitolo Secondo » 191 

CAP. III. — Nicolò da Voltri e sue opere — Collegio 
de' pittori in Genova sui primordj del quattro- 
cento — Riforma per loro introdotta nello 
Statuto dell'arte — Cenno di molti forastieri, 
e in ispecie di Turino di Vanni da Pisa e di 
Agostino Sarrino messinese — Dei nostri pre- 
vale Giovanni Fravega da Nervi: suo merito e 
suoi lavori — Domenico da Vemio e Ughelto 
da Pisa chiudono la serie de' Toscani, ai quali 
in processo del secolo succedono i Lombardi 
con altro stile — Loro angustie pei tempi si- 
nistri — Donato e Boniforte de' Bardi pavesi 
— Distinta memoria di Tommaso Bugo da Na- 
poli — Altra riforma portata ai Capitoli in 
favore degli esteri — Triplice partizione della 



INDICE 417 

copiosa materia del secolo XV — Milanesi e 
Pavesi dan forma sopra tutti alla nostra scuola 

— Giovanni da Montorfano e quanto operasse 
in Savona ed in Genova — Bernardo e Cosimo 
Re genovesi — Tre ragguardevoli pittori da 
Castellazzo di Monferrato — Segue de' Lom- 
bardi che poterono meglio giovarci coll'esempio ' 

— Cristrforo ed Agostino de' Molti milanesi — 
Esercizio della pittura nella Riviera Ligustica 
occidentale — Giusto d' Allemagna in Genova 

— Taccio d' Andria ed altri esteri in Savona 

— Un altro Napolitano e un altro Messinese 
ad operare con noi — Fra quanti Lombardi 
usano in Genova primeggia Vincenzo Foppa da 
Brescia — Digressione su questo artefice, e 
suoi dipinti in Liguria — Insigne sua pala tut- 
tora esistente in Savona — Boccaccino Boccacci 
cremonese trattenuto anch'esso in Genova ad 

alcun lavoro. Pag. 201 

Supplemento al Volume I » 385 



INDICE ALFABETICO 

DEI PROFESSORI MENZIONATI IN QUESTO VOLUME 
CHE FURONO ED OPERARONO IN LIGURIA. 



Achino Gio : Antonio, orefice - 284. 

Amerio da Como, pittore - 120. 

Alessandro da Bruges fiammingo, pittore - 225. 

Ambrogio da Pavia, pittore - 214. 

Angelo da Firenze, pittore - 130, 153. 

Antonello da Fabriano, pittore - 269. 

Antonio da Bologna, pittore - 269. 

Antonio da Pisa, pittore - 216. 

Antonio di Valdistafora, pittore - 152. 

Averardo da Cremona, pittore - 214. 

Baldo da Pisa, pittore e scudaio - 211. 

Bardi (de' Conti) Boniforte da Pavia, pittore - 236, 247, 249, 

258. 
Bardi ( de' Conti ) Donato da Pavia, pittore - 242, 247, 249, 

251, 256, 269. 
Barnaba da Modena, pittore - 119, 129. 
Barnaba da Siena, pittore - 405. 
Barone Giovanni da Perugia, pittore - 215. 
Bartolo (di) Taddeo da Siena, pittore - 176. 
Bartolommeo di Langasco, pittore - 120. 



420 INDICE 

Bartolommeo da Piacenza, pittore - 215. 

Baudo Luca da Novara, pittore - 347. 

Belizone Giovanni d'Albenga, pittore - 158. 

Benedetto d'Albenga, bandieraio - 179. 

Berta (o Berti) Pietro da Pieve del Teco, pittore - 158, 315. 

Bertolino da Pavia, pittore - 340. 

Bertolino della Canonica pavese, pittore - 365. 

Betto di Segno da Pisa, pittore - 389. 

Biazacio (o Buzacio) Matteo da Busca, pittore - 322. 

Biazacio (o Buzacio) Tommaso da Busca, pittore - 322. 

Bicorno Giambattista da Savona, pittore - 40. 

Bissone (di) Tommaso, pittore - 268. 

Boccacci Boccaccino cremonese, pittore - 373. 

Boccaccino Giovanni cremonese, pittore - 376. 

Bonaventura Raffaele, pittore - 211. 

Bonfante Nicola, pittore - 337. 

Botto Gio: Pietro da Chiavari (?) pittore - 279. 

Brenta Giuliano, pittore - 370. 

Bruno (di) Barnaba da Siena, pittore - 131, 139, 156. 

Bugatto Zanetto, pittore - 383. 

Bugo Tommaso da Napoli, pittore - 244. 

Canavesio Giovanni da Pinerolo, pittore - 323. 
Caracciolo Raimondo da Napoli, pittore - 338 
Coccio Antonio, orefice - 284. 
Corrado d'Allemagna, pittore - 319. 

Dall'Acqua Gaspare da Lodi, pittore e scudaio - 236, 269. 

Dall'Aquila Leonoro finalese, pittore - 344. 

D'Amico Bartolommeo da Castellazzo, pittore e intagliatore - 

284, 294 
D'Amico Giovanni "da Castellazzo, pittore - 302. 



INDICE 121 

Daniele fiorentino, pittore - 330. 

David Giovanni d'Alba, pittore - 224. 

De Ferrari Francesco da Verzate pavese, pittore - 370. 

Della Torre Cristoforo da Rezzonico, pittore, intagliatore o 

tarconiere - 284. 
Del Pino Antonio, legnaiuolo - 3o0. 
Demetrio da Pera, pittore - 157. 
De Motti Agostino da Milano, pittore - 308. 
De Motti Cristoforo da Milano, pittore • 306, 
D'Oberto Francesco, pittore - 116. 
Domenico da Vernio, pittore - 236, 246. 
Donato da Firenze, pittore - 97. 

Embruno (di) Luigi da Mondovì, pittore - 283. 

Faxolo Lorenzo da Pavia, pittore - 347. 

Foppa Vincenzo da Brescia, pittore - 352. 

Fornari Benvenuto, pittore - 57. 

Francesco (di Michele) da Firenze, pittore - 157. 

Francesco da Siena, pittore - 210. 

Francino Giovanni da Pinerolo, pittore - 205. 

Fravega Giovanni da Nervi, pittore - 210, 227. 

Gallo Pietro d'Alba, pittore - 184, 221. 
Gerardo, scudajo - 31. 
Giacomo da Calvi, pittore - 337. 
Giacomo di Giunta da Pisa, pittore - 389. 
Giacomo da Milano, pittore - 337. 
Giacomo da S. Martiago, pittore, 338. 
Giacomo da Pisa, pittore - 216. 
Giacomo di Val di Taro, pittore - 226. 
Giannino di Francia, pittore - 160. 

Vol. I.t=— Pittura. 59 



422 INDICE 

Gio: Giorgio da Pavia, pittore - 256. 
Gio: Pietro da Milano, pittore - 260, 274. 
Giordano da Rapallo, scudaio - 29. 
Giovanni da Milano, pittore - 226. 
Giovanni da Modena, pittore - 157. 
Giovanni da Padova, pittore - 119, 146, 163 
Giovanni da Pisa, pittore - 210, 224. 
Giovanni Ungaro, pittore • 260. 
Giovannuccio da Firenze, pittore - 139, 153. 
Girardo da Piacenza, pittore -. 120. 
Giusto d'Allemagna, pittore - 317, 407. 
Gottardo da Piacenza, pittore - 335. 
Gritta Barnaba da Milano, pittore - 216. 
Guglielmo, pittore - 36. 
Guido d'Alba, pittore - 120. 
Guido da Borcano, pittore - 260. 
Guidi Giorgio da Ranzo, pittore - 314. 
Guidi (o Ghio) Pietro da Ranzo, pittore - 314. 
Guiffredo, pittore - 32. 

Lancia Eligio da Savona, orefice - 284. 
Lancia Simone da Savona, orefice - 284. 
Lanfranco da Calvi, pittore - 337. 
Leonardo da Pavia, pittore - 261. 
Luchbtto da Savona, pittore - 107. 
Luchino da Milano, pittore - 267. 

Manardo da Piacenza, pittore - 120. 

Manfredino da Pistoia, pittore - 54, 392. 

Manuele d'Albenga, pittore - 160. 

Marchiano Paolo Gerolamo da Savona, pittore e miniatore • 40. 

Marco Greco, pittore da Costantinopoli - 407. 



INDICE 423 

Mariano da Pisa, pittore - 211. 

Matteo, miniatore di libri - 390. 

Matteo da Pisa, pittore - 216. 

Matteo, pittor di santi - 404. 

Mazone Giacomo d'Alessandria, pittore -271. 

Mazone Guirardo d'Alessandria, pittore - 226. 

Mazoni (de') Giletto da Pavia, pittore - 235, 2»2, 247. 

Mezzabarba (di) Marco, pittore - 261. 

Michele da Piacenza, pittore - 215 

Montorfano (di) Bernardo, pittore - 333. 

Montorfano (di) Giovanni da Milano, pittore e intagliatore - 271 

Moretti (de') Cristoforo da Cremona, pittore - 275. 

Mostino, scudaio - 29. 

Muto Antonio da Firenze, pittore - 224. 

Nanni da Pisa, pittore - 212, 216. 

Nebbia Galeotto da Castellazzo, pittore - 303. 

Nicolò da Voltri, pittore - 192, 201, 211. 

Obertino da Piacenza, pittore - 120. 
Oberto da Moneglia, pittore - 160. 

Pasquale, pittore - 32. 

Pelati (de') Gio: Giorgio da Castellazzo, pittore - 303. 

Pellerano Antonio da Camogli, pittore - 399. 

Pellerano Bartolommeo da Camogli, pittore - 119, 122, 397. 

Pellbrano Opizzino da Camogli, pittore - 7, 91, 120, 394. 

Pericone Pietro di Sardegna, pittore - 283. 

Piccone Angelo da Savona, pittore - 102. 

Piccone Michele da Savona, pittore - 102. 

Pietro da Como, pittore e intagliatore - 240. 

Pietro da Pavia, pittore - 214, 260. 



424 INDICE 

Raimondo da Mondovì, pittore - 235. 

Re Bernardo, pittore - 277, 287. 

Re Cosimo, pittore e intagliatore - 284, 289 

Re Giovanni da Rapallo, pittore - 119, 135, 287, 402 

Rebaudo Bernardo d'Albenga, pittore - 159. 

Resaliba Pietro da Messina, pittore - 349. 

Rezio (di) Giovanni da Pavia, pittore - 330. 

Robertello (di) Aurelio, pittore - 336. 

Roccatagliata (di) Antonio, pittore - 159. 

Roccatagliata (di) Francesco, pittore - 159. 

Roccatagliata (di) Giovanni, pittore - 159, 184. 

Roselle Alfonso da Murcia, pittore - 268. 

Ruisecco Francesco da Rapallo, tarconiere - 308. 

Sano (o Ansano) da Siena, pittore - 156. 
Sarrino Agostino da Messina, pittore - 220. 
Smeraldo Simonino da Rapallo, pittore - 121, 398. 

Tuccio d'Andria in Puglia, pittore - 327. 
Tura (o Bonaventura) da Siena, pittore - 91. 

Vacca Antonio, pittore - 160. 
Valerio (di) Giovanni, orefice - £84. 
Vanni (o Vano) da Pisa, pittore - 217. 
Vanni (maestro) da Pisa, pittore - 97. 
Vanni (di) Turino da Pisa, pittore - 217. 
Viale (di) Francesco, pittore - 159. 

Ubasiglio (di) Manfredino da Castelnuovo, pittore - 325. 
Ughetto da Pisa, pittore e intagliatore - 238. 

Zerbi Antonio da Spigno, pittore - 283. 



REPERTORIO 

DELLE COSE PIÙ' NOTABILI CONTENUTE 
NEL PRIMO VOLUME 



:o 



Bizantini (pitture dei) in Liguria, recate di fuori, non lavo- 
ìate fra noi — 6, 27. 

— trafugate da Pera espugnata dai Turchi, e come il Gover- 
no di Genova provvedesse a conservarle — 13. Presso quali 
Ordini religiosi depositate — 15 

O 

Chiesa abbaziale di S. M. del Piano in Albaro — Dipinto anti- 
chissimo di N. I). entro l'ogiva della porta d'ingresso — 34. 

— abbaziale di S. Salvatore a Lavagna — Tavola commessa 
nel 1441 dagli Operai di essa chie;a. — . 232. 

— cattedrale di N. D. Assunta in Savona — Cassa del B. 
Ottaviano, monumento di vetusta pittura già quivi esisten- 
te — 39. Processo sulla relativa antichità — 40. Catte- 
drale antica — Sua dovizia in cose d'arte — 51. Descri- 
zione fattane dal Not. Ottobono Giordano — 83, 87. Ta- 
vola d'un pittore pugliese quivi traslocata dalla soppressa 



426 INDICE 

chiesa di S. Giacomo — 327. Imagine di N. D. della Co- 
lonna, proveniente dall'antico Duomo distrutto — 336. 
Chiesa Cattedrale di Nizza — Lavoro d'un gran tabernacolo 
eseguito per ornamento del suo coro sugli esordj del XV 
secolo — 204. 

— di S. Agostino (soppressa) in Genova — Ancone del Tre- 
cento esistenti nella tribuna, ed una in ispecie diversamente 
riferita dagli scrittori — 112, 137 — Cappella dell'arte dei 
setajuoli e ancona da loro ordinata — 300. 

— di S. Agostino in Savona — Sue notizie , sue preziosità , 
e sue moderne traformazioni — 105. 

— di S. Ambrogio in Genova — Consorzia quivi stabilita col 
titolo di esso Santo: tavola commessa per l'altare nel 1369 

— 114. 

— di S. Bartolommeo degli Armeni in Genova — Pala antica 
tuttora esistente nel coro, quando e da chi fabbricata — 217. 

— di S. Bartolommeo della Certosa in Polcevera : cappella 
quivi eretta da Lazzaro Doria, e dipinti eseguiti in essa 

— 369. 

— di S. Benigno a Capo di Faro: ancona ordinata per que- 
sta chiesa da Fr Ambrogio Priore nel 1418 — 273 — ed 
altra rappresentante S. Beda — 276 

— di S. Bernardo di Peraldo — Tavola ordinata per essa da 
Enrico di Negro nel 1303 — 93. 

— di S. Bernardo nella borgata Ponti di Pornassio ; dipinti 
del secolo XV esistenti in addietro nella sua Loggia — 315. 

— di S. Bernardino de' PP: Minori Osservanti in Albenga — 
Quando eretta e per chi: pittori che quivi operarono poco 
dopo la fondazione — 322. 

— di S. Colombano in Genova — Tavoline del secolo XIV 
esistenti nel capitolo di essa, e congetture sul loro artefi- 
ce -- 182. 



INDICE 427 

Chiesa di S. Dalmazio in Pornasio: affresco ed ancona lavorata 
per questa chiesa nel 1490, e da qual pittore — 324. 

— di S Dalmazio nel borgo di Lavagnola — Antiche tav.de 
riposte nella sua sacristia, e controversie sulla loro anti- 
chità — 41, 43. 

— di S. Domenico in Genova — Tavole in essa del secolo 
XIV — 111. — Tavola della Nunziata ivi locata da Bendi- 
nelli Sauli — 205. 

— di S. Domenico in Savona, in qual luogo eretta, e quando 
e perchè demolita — 49. 

— di S. Francesco di Castelletto in Genova (distrutta): tavola 
ivi posta da un Francesco di Giardina nel 1443 — 241 — 
Lar~he indulgenze concesse da Pp: Eugenio IV a questa 
chiesa, e in quale occasione 243 — Ancona di S. Antonio, 
postavi da Zaccaria Negror.e 244 — ed altra di S. Giacomo 
ordinata nel 1462. 

— di S. Francesco in Nizza (distrutta) — Splendidi fregi ad 
essa procurati nel 1410 dal Vescovo Giovanni Barla — 204. 

■ — di S. Francesco in Savona — dove prima fondata, indi rie- 
dificata e ultimamente distrutta — 49. Sua ricchezza in di- 
pinti ed altri oggetti pregevoli d'arte — 281. 

■ — de' Genovesi in Palermo intitolata a S. Giorgio, e cappella 
quivi preesistente, e sue decorazioni — ■ 123. 

— di S. Giacomo in Savona — In qual' epoca soppressa e a 
qual uso ridotta — 50. Tavola quivi esistente in passato, 
ed ora nella Cattedrale Basilica di Savona — 327. 

— di S. Lorenzo Cattedrale di Genova — Tavola per la cap- 
pella di N. D. ordinata nel 1400 dal Canonico Giovanni da 
S. Stefano 221 — Altra tavola con S. M. Maddalena pro- 
curata dal Canonico Oderigo da Cremona 252 — Cappella 
d' Ambrogio de Marini e suoi dipinti 306 — Primi dipinti 
nella cappella di S. Giov. Battista 354 — Cappella di S. Se- 



428 INDICE 

bastiauo: statua in legno ordinata per la medesima — 3GG, 
Chiesa di S Lorenzo in Cogorno — bellissima ancona traspor- 
tata dall'antica nell'attual chiesa — 390. 

— di S. Luca in Genova — Altari fatti fare per questa chie- 
sa nel 1393 da Cattaneo Spinola — 178. 

— della Maddalena in Genova — Grande ancona dipinta e in- 
tagliata per la cappella maggiore — 240. 

— di S. Marco in Genova: ivi cappella consorziale sotto l'in- 
vocazione di N. I). dell'Umiltà — 125 

— di S. M. in Calvi — Ancona ordinata per questa chiesa 
dal pievano Prete Ranuccio — 298. 

— di S. M. di Castello in Genova — L'Annunciazione colori- 
ta da Giusto d'Allemagna nel 1451 nel chiostro superiore 
del monastero — 417 Ancona cominciata e non finita per 
questa chiesa — 37 0. Stupenda tavola dell'Annunziata che 
in essa si conserva — 378. 

— di S. M. di Consolazione in Bisagno — Tavola commessa 
per questa chiesa dal P. Battista Poggi Priore degli Ere- 
mitani — 373. 

— di S. M. de' Servi in Genova — opere fatte quivi per la 
cappella della Consorzia de' forastieri — 343. 

— di S. M. delle Vigne in Genova — Sua antica tavola delia 
Annunziata — 202. 

— di S. Michele a Fassolo (distrutta): dipinti di rara antichità 
clie ne ornavano l'abside: e dove attualmente custoditi — ■ 55. 

— di S Olcese in Val di Polcevera — Ancona del santo tito- 
lare dipinta per questa chiesa nel 1417. — 207. 

— ■ di S. Pier di Cremeno in Polcevera — Quadro del titolare 
ordinato nel 1483 dal Rettore Benedetto di Semino — 304. 

— de' SS. Pietro e Marziano , Collegiata in Triora : Sue pit- 
ture ora distrutte, variamente attribuite al XIV e al XV 
secolo — 158, 315. 



INDIC E 429 

Chiesa eie' PP. Predicatori in Taggia: quando costrutta, e suoi 
primi dipinti eseguiti da Corrado tedesco — 319. 
- di S. Salvatore in Genova — Maestà lavorata pel suo ai- 
tar maggiore intorno al 1470 — 309. 

— di S. Siro in Genova: ancona ordinata per un suo altare 
da un Raffo di Tommaso nel 134G — 127. Altra per An- 
tonio Gentile nel 1448 — 273. 

— di S. Stefano in Genova — Cappella dell'arte dei fabbro- 
ferrai e de' corazzai : tavola del titolare ordinata pel suo 
altare nel U70 — 308. 

— di S Terenzo nella Riviera Orientale: tavola commessa 
dagli Operai della chiesa a un pittore piacentino — 335. 

— di S. Tommaso — Tavola commessa verosimilmente per 
questa chiesa da Speciosa Spinola monaca cistercense in 
detto monistero — 277. 

— di S. Tommaso in Pigna (or distrutta) — Sue pitture at- 
tribuite al secolo XIV — 95. 

— Parrochiale di Camporosso: di ima notabile ancona ivi con- 
servata colla soscrizione del 1436 — 320. 

— Parrochiale di S. Caterina in Rossiglione — Tavola della 
Santa Patrona ordinata dal Sindaco di essa Comunità l'an- 
no 1468 — 291. 

— Parrochiale di Gavi: gran pala creduta appartenente già a 
quella chiesa, le cui membra si custodiscono ora nell'Acca- 
demia Ligustica — 324. 

— Suburbana di S. Dalmazio in Savona: imagine del Santo pa- 
trono dipinta sul vetro — 216. 

Crocifisso dipinto nel 1138 esistente in antico nella Cattedrale 
di Luni ed ora in quella di Sarzana — 36. Da chi collo- 
cato in apposita e nobile cappella — 37. 

— nel chiostro di S. M. delle Vigne in Genova, bellissimo fra 
le nostre reliquie di pittura del secolo XIV — 91. 

Vol. I. — Pittura. 60 



430 INDICE 

Crocifisso nella sacristia degli Agostiniani di S. M. di Con- 
solazione in Savona: monumento anch'esso della pittura nel 
Trecento — 91. 

Gaffa (difesa di) Legazione al Pontefice per parte dei Pro- 
tettori di S. Giorgio affine di ottenerne soccorsi — 257. 
Bandiera dipinta pel P. Adeodato de' Servi che andava 
predicando a tale effetto una quasi crociata — ivi — 

Camere o tele dipinte a storia per ornamento di stanze private 
— D' un pittore napoletano che trattò questo genere fra 
noi — 338. 



o 



Greci (pittori) Se operassero in Liguria, e quanto si debba 
credere a chi tenne l'affermativa — 5. 



Imagine Edessena o il S. Sudario a S. Bartolommeo degli Ar- 
meni da chi recato a Genova — 7 — Quando e da chi 
rubato, e come restituito — ivi — Suoi caratteri — 8. 

— di N. D di Montallegro in Rapallo : epoca in cui .fu sco- 
perta — 9 — Sua descrizione — 11 — Congetture sulla 
provenienza di essa — 12. 

— bizantina di Maria Vergine ai PP. Predicatori di Castello: 
Con quanto onore tenuta e venerata in antico — 17. 

— di S. Nicolò Mirense che si conserva in Savona nella par- 
rochiale di S. Andrea: da chi donata alla chiesa — Zi. 

— della Madonna della Tosse all'Acquasela — 33 — Quanto 
debba stimarsi per antichità — 34 — Suoi casi — ivi — 

— di S. Cristoforo antichissima, e d'altri cimelj di pittura iu 
Savona ed in Noli — 38. 



I X D I C E 431 

1MAGINB bizantina di Maria, bel dipinto su tavola nella chiesa de' 
SS. Cosma e Damiano in Genova, da riferirsi ad alcun 
giottesco — 91 — 181. 

Inventario delle suppellettili esistenti nella sacristia della Cat- 
tedrale di Genova nel 1549 — 64, 82. 



Loggia de' Mercanti: Sua tavola antica, e quando e da chi ri- 
dipinta — 133 



M 



Matricola dell' Arte pittorica e scutaria in Genova: da chi ri- 
trovata, e quanto si profittasse di tale scoperta — 1G2 — 
Avvertenze da proporsi nell'esame di essa — 163 — Quan- 
to debban credersi antichi gli statuti dell'arte fra noi — 
165 — Istituzione di quattro deputati sopra i Consorzi del- 
le arti e mestieri — 168 — Riassunto de' 20 capitoli com- 
ponenti l'antico Statuto — 170 — Conferito agli stranieri 
il diritto ad esser Consoli — 209 — Giunta fatta ai ca- 
pitoli per ammettere gli estranei ad aprir bottega sia in 
Genova che nei sobborghi e nelle tre Potesterie mediante 
il tributo di lire 10 a titolo di entrata — 263. 



o 



Oratorio di S. Bernardo nella valle di questo nome in Savo- 
na — Rarissima tavola ivi esistente in addietro e barba- 
ramente venduta testé dai Confratelli — 97. 

— . de' SS. Crispino e Crispiniano dell'arte de' calzolai in Sa- 
vona — Ancona da costoro ordinata nel 1360 — 143. 



432 INDICE 

Oratorio del Cristo Risorto in Savona : due tavoline della 
Passione conservate nella sua sacristia — 284. 

— di S. M. di Castello in Savona (distrutto) — Bella Croce 
ad opera d'intaglio in legno commessa da questa Consor- 
zia verso il 1470 — 284 — Gran pala d' altare esistente 
in antico nella Cattedrale di Priamar, ed ora nell'attuale 
oratorio — 3G0. 

Ospitale eretto in Savona dall'arte degli Untori sotto l'invo- 
cazione di S. Cristoforo — 38. 

— di S. Stefano in Genova — Dipinto del 1369 sul prospetto 
di esso, da chi ordinato e da chi eseguito — 148. 

— Civico di S. Paolo in Savona — Preziosa tela d' un Cro- 
cifisso ivi conservato in onore — : 253. 

— Grande della Misericordia in Savona: tavola donata dall'O- 
pera di esso alla chiesa de' Francescani di S. Giacomo — 
228. 



Pallio (bizantino) nelle sale del Municipio di Genova — 21 
— Sue forme — 22 — Varie congetture sulla sua prove- 
nienza — 23, 27. 

— mandato in dono al duca di Milano; quando e da chi di- 
pinto — 136. 

— commemorativo , solito offrirsi annualmente dal pubblico 
nella chiesa di S. Tecla — 138, 165. 

Palazzo Ducale: adorno di pitture verso il 1360 — 132, 
135. 

— del Comune a S. Tommaso di Fassolo — quando e perchè 
atterrato — 159 — Sue notizie cronologiche e documenti 
relativi — 194. 



INDI C E 433 

Palazzo pubblico in Savona — quando dipinto e da quali 
maestri — 271. 



S 



Scutarj e Rotellarj — Goffa opinione di chi derivò da co- 
storo le origini della pittura in Liguria — 5, 6 — Esem- 
pj antichissimi — 28 — Dan nome alle contrade di Sal- 
tarla là dove abitavano frequenti e promiscuamente ai pit- 
tori — 28, 386. 

Savona — Suoi dipinti d'insigne antichità sulla Porta della 
Quarda recentemente atterrata — 38 — Suo zelo lodevole 
nell'adornarsi di bei monumenti, e quel ch'è più nel con- 
servarli — 45, 52 — Preziose notizie sulla pittura savo- 
nese conservateci dall'archivista Gio: Tommaso Belloro, e 
breve elogio di lui — 95 — Quanto fossero pronti i Sa- 
vonesi alle arti e alle industrie ne' tempi antichi — 96 — 
Pittori toscani adoperati in Savona nel secolo XIV — 97 
— ed altri dipinti quivi esistenti da recarsi all' età mede- 
sima — 104 — Lodevole zelo de' suoi Consorzi laicali a 
conservare i lor necrologj — 106. 

Statuti dell'arte pittorica — Quanto si voglian credere anti- 
chi — 54. 



T 



Tabernacolo delle Ceneri di S. Giovanni Battista in Genova: 
a qual pittore si possano plausibilmente recare i modelli 
di tutte o parte delle storie lavorate a CÌ39II0 per essa 
— 555. 

Torre del Brandale in Savona — decorata tutta dentro di 
pitture, e per opera di quali maestri — 330 — Istoriata 



434 INDICE 

all'esterno con imagini sacre, cassate le insegne del domi- 
nio francese — 332 — Mutilata, come ciascun'altra di quel- 
la città, dopo i nuovi lavori della Fortezza — 334 — Nuo- 
vamente rialzata, e fattavi nuova pittura nel 1584 — 334. 



PROSPETTO CRONOLOGICO 

de' documenti 
contenuti nel presente volume 



1222, 18 novembre. — Giacobo e Garnerio Alamanni prendono 
obbligo di fornire ad Enrico di Braida scudaio quanto gli 
possa indi innanzi abbisognare per guarnire più generi d'ar- 
matura, e specialmente rotelle e palvesi, come altresì tasche 
e cuffie a dozzina per l'uso della milizia - 387. 

1245, 7 settembre. — Anselmo Feta patteggia per anni cinque 
con parecchi scudai la provvista di scudi catalaneschi e pi- 
sani, di targhe e rotelle di varia forma, per cagione della 
guerra contra Pisa e l' Imperator Federigo - 28. — Altri 
atti consimili di sèguito - 29, 30, 31, 32. 

1250, 16 ottobre — Benvenuto Fornari pittore si confessa 
d'un debito a Giacomo Riccio drappiere, e promette dipin- 
gergli la caminata e una camera a rose bianche e vermi- 
glie - 57. 

1262, 23 marzo. — Matteo miniatore di libri e maestro Per- 
civale da Siestri compongono le reciproche questioni in ri- 
guardo di certe robe fatte sequestrare dal primo fra Siestri 
e Tavellano - 390. 



43G INDICE 

1293, 5 novembre. — Manfredino da Pistoia pittore pone suo 
figlio Obertino per anni otto all' arte del corazzalo con un 
Ton da Firenze, il quale giusta gli usi d' allora si obbliga 
di fornirlo a vitto e a vestito con un soprappiù di soldi 5 
per ogni anno - 393. 

1-303, 9 febbraio. — Maestro Tura pittore sanese si conviene con 
Enrico Di Negro di dipingergli un'ancona coll'effigie di S. M. 
Maddalena , destinata probabilmente alla chiesa di s. Ber- 
nardo di Peraldo - 93. 

1303, 10 maggio. — Opizzino Pellerano da Camogli pittore, 
come legittimo amministratore di Gabriele suo figlio mino- 
renne , fa quietanza a Bertorello e Vivaldo della Via da 
Siestri sul pagamento di certe terre dovuto a Giovannina 
sua moglie e alla cognata Brandellina testé morta, l'eredità 
delle quali erasi raccolta per disposizioni testamentarie nel 
suddetto Gabriele - 395. 

1313, 9 febbraio. — Notizia d'un Marco Greco pittore da Co- 
stantinopoli, il quale si dichiara soddisfatto di certa somma 
da un Pagano da Sori lanaiuolo nelle contrade di Domo- 
culta - 407. 

1325, 30 ottobre. — Maestro Giacomo d'Ansalmo d'Incisa ce- 
rusico , si chiama quieto verso Opizzino Pellerano da 
Camogli pittore della somma di sei fiorini d'oro, dichiarando 
d'averli compensati sul prezzo d'una ruota di vetro che O- 
pizzino avea lavorato di sua commissione ad un Giacomo 
Zaffurro notaio - 397, 

1339, 2 febbraio. — Slmonino Smeraldo da Rapallo pittore ac- 
comoda F opera sua a Bartolommeo Pellerano p ittor da 
Camogli suo cognato per due anni successivi mediante il 
salario d'annue lire 24 - 398. 

1341, 10 febbraio. — Il predetto Antonio Pellerano si confessa 
debitore di 2 lire di Genova a fra Giovanni da s. Ambrogio 



INDI C E 437 

sindaco e procuratore del Monastero di S. Marta, sul 
Atto d' una casa situata nel borgo Sacherio o tolta a loca- 
zione da que' Religiosi - 400. 

1341, 16 febbraio. — Antonio Pellerano da Camogli pittore si 
confessa debitore di lire 8 di Genova a Bartolommeo Pel- 
lerano altresì pittore per robe somministrategli - 400. 

1346, 30 marzo. — Bartolommeo Pellerano da Camogli pit- 
tore si obbliga a Raffo di Tommaso dell'opera d'una maestà 
da collocarsi nella chiesa di s. Siro entro una cappella già 
fondata da un Matteo nominato dal titolo di essa chiesa - 
126. 

1347 , 6 maggio. — Maestro Matteo pittore (come afferma) 
di Santi, si richiama ai Consoli della Ragione, perchè un 
Pietro da Saviro di Val d'Aosta dopo aver posto a' suoi 
servigi il proprio figlio Giovanni , fallisca alle condizioni 
stipulate nell' istrumento - 404. 

1348, 5 settembre. — Giovanni Re da Rapallo pittore consente 
a Pier da Brugnale abitante in Levanto di costrurgli un 
altare colle figure di più santi e formato a tre colmi con 
dorature - 141. 

1349, 3 marzo. — Bartolommeo Castagna da Voltaggio, come 
padrone d'una casa in piazza della Signoria, si chiama sod- 
disfatto da Manuele Pellerano tutore dei figli ed eredi del 
testé defunto Bartolommeo da Camogli pittore, della pigione' 
dovutagli dal defunto fino alle calende di novembre del- 
l' anno addietro - 402. 

1349, 3 marzo. — Il suddetto Castagna da Voltaggio mereiaio, 
coli' assenso del tutore de' figli ed eredi del q. Bartolommeo 
Pellerano da Camogli pittore, concede in locazione per anni 
cinque a Giovanni Re pittore da Rapallo la sua casa in vi- 
cinanza di Palazzo condotta per lo innanzi dal defunto 
Bartolommeo - 403. 
Vol. I. — Pittura. 61 



438 INDICE 

1354-66. — Tre registrazioni di pagamenti fatti al pittore 
Giovanni Re da Rapallo pel lavoro d' un pallio spedito 
a Milano e per certi dipinti condotti in Palazzo Pub- 
blico - 136. 

1357, 24 marzo. — Prima memoria d' Angelo pittore fioren- 
tino , al quale un Guidetto Trombetta fa quitanza di certa 
somma in cui era stato condannato per sentenza dei Con- 
soli della Ragione - 153. 

1358, 18 agosto. — Antonio e Giorgio Pellerani figliuoli del 
q. Bartolommeo da Camogli pittore protestano contra i so- 
prastanti alla Malapaga della poca severità esercitata sopra 
un Luciano Cattaneo lor debitore soprattenuto in quelle 
carceri - 127. 

1358 , 29 dicembre. — Giovannuccio da Firenze pittore s' ac- 
corda con GiovANiNi da Rapallo di durare in suo aiuto al 
dipingere, per quel salario che verrà giudicato conveniente 
da maestro Barnaba di Bruno da Siena - 139. 

J360, 30 marzo. — Barnaba da Siena pittore s'acconcia a 
servizio nella bottega di Giovanni Re da Rapallo in contrada 
di Pozzodicurlo per mesi sei , dandoglisi per discepolo e 
ajuto, e patteggiando un salario di soldi 5 per ciascuna gior- 
nata di lavoro - 405. 

1360, 30 maggio. — Giacomo di Giunta da Pisa pittore in Iscur- 
reria si accorda con Betto del q. Segno pur esso pittore 
da Pisa di lavorare a costui servizio per due anni avvenire, 
e per quel salario che verrà giudicato da un Androccio del 
q. Simone da Pisa - 389. 

1360, 9 settembre. — I Consoli dell'arte de' calzolai in Savona 
contrattano con Giovanni da Rapallo per la fattura d' un'an- 
cona rappresentante i SS. Crispino e Crispiniano da col- 
locarsi nell' oratorio dell' arte suramentovata - 142. 

1361, 13 ottobre — Barnaba da Modena pittore prende per tre 



INDICE 430 

mesi a salario Angelo da Firenze corno suo ajuto in lavori 
spettanti al suo magistero - 130. 

1362, 18 luglio. — Barnaba di Bruno da Siena pittore s' ac- 
concia a lavorare per due mesi col suddetto Barnaba da 
Modena mediante la retribuzione di sei soldi genovesi a 
ciascuna giornata di lavoro - 131. 

1364, 26 aprile — Scritturazione a favore di Barnaba da Modena 
per certe pitture e per 1' opera d' un'ancona da lui ese- 
guita per la cappella del Palazzo Ducale - 132. 

1367, — Prima notizia di Giovanni da Padova pittore abitante 
in Genova nella contrada di Portoria - 148. 

1367 — Angelo da Firenze compra da un Antonio di Torriglia 
laniere un edifizio già in parto costrutto e contiguo ad una 
casa di sua proprietà in contrada di Portoria lungo il vi- 
colo chiamato di Pagano Musso - 154. 

Ic67, 7 dicembre. — Gino Scrosaccio milanese massaio della 
Consorzia di s Ambrogio in Genova si conviene con Gio- 
vanni da Rapallo per la fabbrica d' una magnifica ancona 
figurante il Santo Arcivescovo e i principali suoi gesti, da 
collocarsi sull'altare de' Confratelli nella chiesa del mede- 
simo titolo - 146. 

1368, 3 maggio. — Indicazione di parecchi dipintori chiamati 
a fregiare il Palazzo del Comune che andavasi ricostruendo 
in vicinanza della chiesa di s. Tommaso , donato poco ap- 
presso alla famiglia dei Fregosi - 150. 

1369, 8 maggio. — Giovanni del q. Giorgio da Padova s'inca- 
rica verso un Antonio di Rossano di colorire sul prospetto 
dello Spedale di s. Stefano una maestà colla imagine di 
Maria e con istorie della Passione e parecchie figure di 
beati - 149. 

1369, 9 maggio. — Simone di Smeraldo da Rapallo pittore e un 
Domenico Nesiolo compromettono in due cittadini per le 



440 INDICE 

quistioni di certa casa in contrada del Molo concessa da 
Simone in affitto al Nesiolo - 122. 

1370, 31 maggio. — Nota di pagamento a Barnaba da Modena 
per aver rifatta un' ancona alla Loggia de' Mercanti in 
Banchi - 133. 

1371, 14 febbraio. — Demetrio pittore da Pera con un Rolando 
Veneziano, assicurano certo Antonio di Morazzo d' una mal- 
leveria contratta ad istanza loro per Michelino da Vene- 

• zia - 157. 

1378, 25 novembre. — Francesco spaccalegna di Valdist afora 
acconcia per anni cinque suo figlio Antonio in qualità 
di fattorino e discepolo col pittore Giovanni da Padova 
- 152. 

1379 e 80. — Memorie dalle quali consta d'una storia di s. Ra- 
nieri dipinta da Barnaba modenese entro il Campo Santo 
di Pisa - 134. 

1383 , 13 marzo. — Ultima notizia di Barnaba da Modena 
pittore, il quale agisce come curatore di un Leonardo figlio 
del q. Cristoforo di Guano - 134. 

1384, 16 settembre. — Note di pagamento che mostrano I'An- 
gelo pittore da Firenze in una delle botteghe sotto l'Epi- 
scopio di spettanza della Mensa , e propriamente sotto la 
cappella -di S. Gregorio esistente allora in detto Palazzo 
Arcivescovile - 154. 

1384. — Varie scritturazioni indicanti le botteghe nelle quali 
stette operando Sano da Siena pittore , e prima di lui un 
altro pittore, Giovanni Da Modena - 157. 

1386, 4 aprile. — Prete Melchione da Moneglia sindaco del- 
l'Arcivescovo Fiescbi concede in affitto ad Angelo da Firenze, 
o meglio conferma, la suddetta bottega appartenente alla 
Mensa Arcivescovile - 155. 

1391. — Notizia d' un Francesco Di Michele da Firenze pit- 



INDICE 441 

tore , desunta da certa confessione di debito da lui fatto 
verso un Giovanni Gara savonese - 157. 

1392. - Varie note riguardanti a Turino di Vanni pisano, 
desunte dall' opuscolo del Ciampi sulla Sacristia di Pi- 
stoia - 219. 

1393 , 13 marzo. — Taddeo di Bartolo di Mino da Siena 
prende obbligo col patrizio Cattaneo Spinola di fabbricargli 
e dipingergli due altari, entrambi colla imagine di N. D , per 
la sua chiesa gentilizia di s. Luca - 178. 

1393, 18 luglio. — Taddeo di Bartolo suddetto si obbliga a 
Benedetto D' Albenga maestro di bandiere di tenerlo in- 
denne della fldejussione per lui prestata verso fra Simone 
di Vercelli a cagione delle due tavole da eseguirsi come 
sopra per la chiesa di s. Luca - 180. 

1393, 16 agosto. — Taddeo di Bartolo si confessa debitore a 
Benedetto D' Albenga bandieraio di lire 60 di Genova da 
lui tolte a grazioso imprestito - 177. 

1395, 15 febbraio — Maurizio calzolajo fratello del q. Giovanni 
Roccat agliata pittore , nella sua qualità di curatore alla 
eredità giacente di detto Giovanni, vende a Pietro D'Alba 
uno schiavo tartaro per nome Rainaldo , già posseduto dal 
fratello, per prezzo di 1. 75 di Genova - 185. 

1397, 25 aprile. — Bando del signor Giudice ed Assessore del 
Podestà per assegnare un curatore contro una lite presso 
ad esser mossa per Giovanni da Padova pittore verso gli 
eredi del q. Giacomo de' Temporali milanese - 150. 

1398, 29 maggio. — Il Regio Luogotenente e il Consiglio degli 
Anziani facendo luogo alle suppliche di Pietro D'Alba , lo 
assolvono da gravissima accusa intentatagli da Taddeo di 
Bartolo da Siena , e lo prosciolgono da una sentenza già 
pronunziata dal Podestà - 187. 

1398, 17 settembre — Taddeo di Bartolo istituisce suo man- 



442 INDICE 

datario e procuratore Benedetto D'Albenga sul punto (come 
sembra) d' allontanarsi da Genova - 189 
1398, 18 settembre — Taddeo di Bartolo, menata a nozze Si- 
monina figlia d' un Antonio del Monte tavernaio in Ge- 
nova, le costituisce in dote del proprio la somma di 1. 300, 
e metà di queste a titolo d* antefatto o donazione - 190. 

1400, 17 maggio — Agostino Sarrino pittore messinese accetta 
da Giovanni da S. Stefano canonico della Cattedrale di Ge- 
nova l' allogazione di una maestà con N. D. e misteri della 
Passione di Cristo , da porsi nella cappella della Vergine 
esistente nella chiesa predetta - 222. 

1401, 1 giugno — Francesca vedova del pittore Pietro D'Alba 
fa compromesso in Pietro di Navo e Matteo di Vernazza 
pel conseguimento delle sue ragioni dotali e per la sommi- 
nistrazione degli abiti vedovili - 184. 

1401, 16 giugno. — Il suddetto Giovanni da S. Stefano ca- 
nonico a nome della Sacristia del Duomo compra da Carlo 
di Napoleone Lomellino varj paramenti sacerdotali per 
prezzo di ducento sessanta fiorini - 221. 

1401 , 14 dicembre. — Nicolò da Voltri pittore stipula con 
Antonio di Bonifazio priore claustrale del Duomo di Nizza 
di lavorare un gran tabernacolo a pittura e ad intaglio da 
collocarsi nel capitolo di essa chiesa - 206. 

1407, 5 aprile. — Francesco pittore sanese riconosce il paga- 
mento fattogli di cento fiorini d' oro , come retribuzione 
d' un' ancona da lui eseguita per commissione di Manfredina 
de Carli - 214. 

1408 , 10 luglio. — Atto di procura che fa Giovanni David 
d'Alba pittore, nel quale s'ha notizia d'un altro maestro 
abitante in Genova, Alessandro da Bruges fiammingo - 224. 

1411, 18 gennaio — Giovanni Barone pittor perugino condotta 
a nozze Chiaea d' Antonio Fontana d' Andora , confessa 



INDICE 443 

d' averne esatta la dote e pattuisce la solita donazione 
nuziale della metà - 215. 

Ilio. - I Consoli dell' arte pittorica e scutaria , adunati con 
altri del Collegio nella bottega di Giovanni da Nervi, fanno 
deliberazione die i maestri forastieri domiciliati in Genova 
da anni dieci sieno ammessi a dar voto nella elezione dei 
Consoli, e possano a lor volta essere nominati a tal carica 
-210. 
1417, 8 marzo - Bartolomraeo Zerbarino e Pietro di Giubega 
Operai della chiesa di s. Olcese in Val di Polcevera com- 
mettono a Nicolò da Voltri un'ancona per l'aitar maggiore 
di detta chiesa rappresentante il santo titolare - 207. 

1418, 25 aprile. — Giovanni da Milano pittore rende quietanza 
e stipula la solita donazione per cagion di nozze alla sua 
sposa Eliana, figliuola del q. Anselmo di Sale - 226. 

1418, 20 dicembre. — Mariano e Baldo Pisani, pittore il pri- 
mo, e l'altro tavolacciere si acconciano in Nanni da Pisa e in 
Battista di Pernio per l'assetto delle loro ragioni - 212. 

1419, 30 gennaio. — Memorie di Giovanni da Pisa chiamato 
per compromesso a dirimere certe vertenze fra Baldo e Ma- 
riano da Pisa - 212. 

1421, 21 novembre. — Giovanni di Pietro pittore da Pisa con- 
fessa a Raffaele Bonaventura d'aver ricevute le doti della 
costui nipote Pomellina sua moglie, facendo a lei donazione 
o antefatto della metà secondo gli Statuti del Comune di 
Genova - 213. 

1422, 4 febbraio. — Antonio da Bologna pittore riceve da Ben- 
nata del q. maestro Lotto da Varagine lire 125, patrimonio 
dotale della sua sposa Luchina, figlia del q. Bentivoglio da 
Bologna - 270. 

1423, 21 marzo. — Notizia di Giovanni di Matteo dipintore 
pisano eletto a definire certe controversie - 217. 



444 INDICE 

1428, 17 luglio. — Bartolommeo Capra arcivescovo di Milano 
Governatore ducale in Genova e il Consiglio degli Anziani, 
condiscendono alle suppliche di maestro Tebaldo pittore pa- 
vese il quale chiede d' essere alleggerito delle avarìe del 
Comune — 247. 

1429, 5 febbraio. — Giovanni da Nervi si accorda con Nico- 
losino e Brunetto da Capocorso pel lavoro d'un' ancona fi- 
gurante Maria Vergine con varj santi a prezzo di lire 28 
e soldi 15 di genovini - 230. 

1432, 27 marzo. — Confessione di debito che fa Giovanni da 
Nervi a Cassano Spinola, dalla quale apparisce che il sud- 
detto pittore attendeva pure al magistero dei coffani - 232. 

1433, 20 marzo. — Maestro Donato de' Bardi pavese si obbli- 
ga ad Oderico da Cremona canonico del duomo a lavorare 
di pittura e d'intaglio una tavola di S. M. Maddalena con 
altri santi ed istorie, da collocarsi verosimilmente in essa 

chiesa cattedrale - 252. 

1433, 18 ottobre. — Nicolosia figlia d'Antonio di Cesano bat- 
tifogli e vedova di Pietro da Siena pittore concede a fitto 
una sua bottega con pozzo presso il cimitero di s. Ambro- 
gio - 214. 

1435, 29 gennaio. — Giovanni di Fravega da Nervi pittore 
acconcia al calzolaio suo figlio Domenichino con un Gio- 
vanni da Pollanesi - 228. 

1437, 16 maggio. — Giovanni di Fravega si chiama soddisfatto 
della dote di Maria Ungara da Zagi'a già sua concubina ed 
ora leggittima sposa - 229. 

1438, 7 luglio — Boniforte da Pavia rassegna fedelmente al- 
cuni oggetti trovati in casa d' un prete Araldo de' Sordi 
pavese morto nel contagio deli' anno sovra indicato, e per- 
venute in sue mani — 258. 

1440. — Nota di pagamento ad un maestro Tebaldo da Pavia 












NOTIZIE 






DEI 






PROFESSORI DEL DISEGNO 






IN LIGURIA 






DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 






FEDERIGO ALIZERI 






DEDICATA 






A So Uff. 






IL RE D'ITALIA 






VOL. I. 






PITTURA 






GENOVA 






TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 






WDCCCLXXIII. 











UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 




3 0112102186258 









gag 



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